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giovedì 13 dicembre 2007

Edmund Dene Morel e la denuncia del colonialismo

L’amico Davide Delbono mi ha inviato questo testo sulla vita e l’opera di Edmund Dene Morel (1873 - 1924). Lo pubblico integralmente, ringraziandolo.

Nel Febbraio del 1885, poco più di centoventi anni fa, si concludeva la conferenza di Berlino, uno dei più importanti incontri diplomatici del XIX secolo. La conferenza - ricordata ancora oggi come Kongokonferenz - fu indetta dal cancelliere tedesco Bismarck per risolvere le controversie coloniali tra le potenze europee in Africa. Al tavolo delle trattative presero posto i rappresentanti e delegati di Francia, Germania, Inghilterra, Spagna, Portogallo, Olanda, Belgio, Austria-Ungheria, Italia, Danimarca, Svezia, Norvegia, Russia, Stati Uniti e un visir dell’Impero Ottomano; tra i partecipanti non figurò alcun rappresentate degli stati africani. Le potenze europee stipularono diversi trattati, per ristabilire la libertà di commercio nelle colonie africane e affidarono al neonato regno del Belgio l’amministrazione del Congo, un paese vastissimo esplorato da est a ovest soltanto pochi anni prima della conferenza.
Il re del Belgio, Leopoldo II ossessionato sin da giovane dal dare al suo piccolo regno una colonia (Leopoldo era solito ripetere negli incontri pubblici il leit motiv “Il faut à la Belgique une colonie”) aveva finanziato le esplorazioni di Sir Henry Morton Stanley in Congo, paese ricco di materie prime come gomma e olio di palma. Leopoldo II ottenne l’amministrazione coloniale in cambio della promessa di combattere gli schiavisti arabi che da tempo razziavano il territorio del Congo e rapivano uomini, donne e bambini. Il commercio degli schiavi era stato formalmente abolito dalle potenze europee, ma la proposta di Leopoldo fu accolta alla conferenza con grande entusiasmo da parte di tutti i rappresentanti dei paesi presenti. Il re del Belgio passò quindi agli occhi degli europei come il paladino dei diritti umani e il difensore dei popoli oppressi. Leopoldo II da tempo aveva infatti iniziato un’opera, diremmo oggi di disinformazione, per ottenere riconoscimenti sul Congo, un paese grande ottanta volte il piccolo regno Belgio. Dall’Europa agli Stati Uniti, Leopoldo creò incontri ed associazioni ad hoc (come la Conferenza Africana del 1876 da cui nacque l’Associazione Africana Internazionale che poi fallì e prese il nome di Comitato di Studi dell’Alto Congo e poi di Associazione Internazionale del Congo, per arrivare alla Conferenza Antischiavista del 1889) assunse diversi “faccendieri”, come Henry Shelton Sanford, ottenendo così il beneplacito del presidente degli U.S.A. Chester A. Arthur a gestire quello che lui stesso battezzò “État Indépendant du Congo”. Ma fu proprio la conferenza di Berlino il momento fondamentale in cui Leopoldo coronò il suo sogno di sempre: egli infatti avrebbe dovuto gestire il territorio congolese combattendo la schiavitù e garantendo il libero accesso di tutti i mercanti europei in Congo, come se il territorio fosse una zona di libero scambio.
I risultati furono assai diversi: grazie al sostegno di realtà commerciali europee (come alcune camere di commercio britanniche), dei missionari cattolici e di funzionari belgi, Leopoldo istituì un regime moderno in Congo; un sistema che oggi si potrebbe definire “socialismo di stato”, e citando letteralmente le parole di Bertrand Russell, “il più spinto che sia mai esistito”. Infatti il monarca gestì in piena autonomia il territorio come fosse una sua proprietà privata.
Lo Stato Indipendente del Congo non era un vero e proprio possedimento coloniale, dal punto di vista strettamente giuridico, ma una potenza autonoma, con bandiera propria, che avrebbe potuto esercitare in Africa tutti i diritti internazionali di uno Stato europeo. Nel Luglio 1885 Leopoldo II emanò un decreto che affermava la sovranità dello Stato Indipendente del Congo sulle terre limitrofe ai confini prestabiliti, che non fossero occupate dagli indigeni. Il mese successivo con un altro decreto Leopoldo dichiarò che l’amministrazione dello Stato Indipendente del Congo veniva affidata al re del Belgio. Leopoldo II si vedeva riconosciuto in questo modo il potere legislativo ed esecutivo su di un territorio immenso, “perpetuallement neutre”, con diritti assoluti di vita e di morte sulle popolazioni indigene, senza controlli parlamentari ed internazionali di alcun tipo. I successivi decreti, promulgati da Leopoldo II nel 1886, 1887 e 1888, ridussero al limite i diritti dei nativi, con il risultato che gli oltre un milione e mezzo di chilometri quadrati di terre dello Stato Indipendente del Congo, ad eccezione di una parte infinitesimale di territorio comprendente villaggi e fattorie indigeni, diventavano “terres domaniales”. Altri decreti reali estesero i confini della sovranità belga sulle cosiddette “terre vacanti”, ovvero quei territori non coltivati e dove non c’erano insediamenti indigeni: praticamente Leopoldo ormai aveva diritto di vita e di morte sull’intero territorio del Congo.
Negli stessi anni il re divise il territorio in distretti che venivano dati in appalto ad alcune imprese e società concessionarie: i più importanti erano il Domaine Privé e il Domaine de la Couronne, amministrati come riserva reale, dalle imprese Katanga Trust, Mongalla Trust, Lopori-Maringa, Kasai Trust. Si deve ricordare inoltre che in questi anni in Europa veniva inventato il pneumatico e la gomma era la risorsa principale del Congo e lo Stato Libero del Congo uno dei maggiori fornitori di caucciù al mondo.
In brevissimo tempo Leopoldo II trasformò l’amministrazione coloniale in un regno di terrore e morte. Per sfruttare a pieno le risorse del paese, inviò in Congo burocrati e soldati, in modo tale che nell’arco i pochi anni la schiavitù e lo sfruttamento della popolazione divenne il cardine su cui posava il sistema dell’amministrazione belga. I nativi furono costretti dai funzionari belgi e dagli agenti della “Force Publique” al lavoro forzato e subirono un’infinità di torture e violenze che costarono al vita a milioni di congolesi. Tutto questo accadeva nel più assoluto silenzio o quasi…
Leopoldo II aveva vietato ai giornalisti di entrare in Congo, perciò le prime richieste di aiuto arrivarono all’orecchio degli europei degli americani grazie a missionari evangelici e a personaggi del calibro di George Washington Williams, avvocato e difensore dei diritti dei neri d’America, che scrisse una lettera aperta al re esortandolo a cessare il regime schiavista in Congo. La lettera di Williams venne stampata come libello conoscendo una larga diffusione prima in Africa, poi in Europa e negli Stati Uniti d’America, suscitando le ire di Leopoldo. Il sovrano del Belgio e i suoi collaboratori cercarono di dimostrare le falsità delle accuse mosse da Williams, tramite la pubblicazione di articoli faziosi sulle maggiori testate europee, ma non riuscirono ad arrestare il flusso di notizie dal Congo all’Europa. Missionari evangelici svedesi e americani infatti, accusarono il regime leopoldiano, seguendo la strada intrapresa da Williams. Queste prime denunce attirarono l’attenzione di un solerte impiegato della Elder Dempster & Co., un’agenzia marittima di Liverpool, con l’hobby per il giornalismo coloniale, di nome Edmund Dene Morel.
Da tempo questo giovane, nato in Francia nel 1873 e trasferitosi in giovane età in Inghilterra per completare gli studi, si interessava delle questioni commerciali e coloniali dell’Africa centrale. Insieme all’antropologa Mary Kingsley e a John Holt, uno spedizioniere di Liverpool, aveva combattuto contro l’imposizione della tassa sulle capanne in Sierra Leone da parte dell’amministrazione coloniale britannica. Morel, si deve ricordare, non era mosso da uno spirito umanitario, ma da “buon figlio” del neoliberismo qual’era, si batteva affinché le potenze coloniali garantissero libertà di commercio anche ai nativi dell’Africa. Il giovane giornalista credeva fortemente nelle teorie cobdeniane, senza mettere mai in discussione la colonizzazione, e soprattutto riteneva che l’applicazione della teoria della “open door” fosse lo strumento cardine finalizzato allo sviluppo economico sociale degli indigeni africani.
Morel dopo essere venuto a conoscenza delle denunce provenienti dal Congo, si recò in Belgio per lavoro. Il suo datore, Alfred Jones, gestiva un servizio di vaporiere da Anvera al Congo, e Morel era l’unico alla Elder Dempster a parlare il francese.
Alla fine dell’Ottocento in Congo si trovava un esercito di ventimila soldati regolari ed alcune migliaia di mercenari, due linee ferroviarie erano state costruite, e una era in via di ultimazione; la costruzione di infrastrutture necessitava un’ingente quantità di manodopera e di materiali, perciò una flotta di quaranta navi a vapore solcava le acque del fiume Congo giornalmente, trasportando pezzi di ricambio, catene e materiale per le riparazioni. L’amministrazione belga aveva costruito numerose stazioni militari che necessitavano di materiali continuamente per poter portare avanti i lavori.
Morel quando si recò in Belgio, agli inizi del secolo, passò in rassegna le statistiche commerciali scoprendo una discrepanza decisamente rilevante: mentre nelle altre colonie inglesi e francesi l’ammontare delle importazioni superava di gran lunga le esportazioni, nello Stato Indipendente del Congo accadeva il contrario: su 3.529.317 di sterline spesi per le importazioni, solo 2.636.000 di sterline erano spesi per i beni necessari al mantenimento dell’amministrazione, a pagare i soldati e gli indigeni. Sottraendo questa somma al totale, restano solo 893.317 sterline per “pagare” ben 7.360.130 sterline di esportazioni (delle quali 6.146.973 di sterline rappresentano il valore della gomma esportata). Il Congo esportava quindi ingenti quantità i gomma e avorio e i nativi non ricevevano praticamente nulla in cambio, sia per i prodotti, che per le prestazioni lavorative. La prova decisiva per dichiarare guerra all’amministrazione belga in Congo, arrivò con la scoperta sul campo: osservando le navi che venivano caricate sulle banchine di Anversa, Morel si accorse che le vaporiere di linea fra Belgio e Congo trasportano migliaia di fucili, cartucce e altre armi letali.
Morel, dopo essere tornato in Inghilterra, continuò le sue indagini e decise di raccogliere documentazione per denunciare la gestione del Congo da parte del sovrano belga. Per questo motivo si inimicò il suo datore di lavoro e dopo essersi licenziato iniziò una campagna contro Leopoldo II pubblicando articoli sulle maggiori testate nazionali inglesi. In questi anni Morel scrisse un’ingente quantità di articoli per diverse testate britanniche, dalla “Pall Mall Gazette” al “Daily Chronicle”, dal “Manchester Guardian” al “Labour Leader”, dallo “Speaker” al “Daily Herald”, e molti suoi interventi vennero tradotti dalla stampa europea. Inoltre curò l’edizione della rivista da lui fondata “West African Mail”, dal 1903 al 1915, investendo la maggior parte delle sue risorse fisiche e finanziarie, attraversando periodi di grande difficoltà economica.
Grazie alle confessioni e alle prove raccolte, Morel denunciò che gli agenti delle società concessionarie belghe in Congo ogni anno uccidevano migliaia di indigeni, tagliavano mani, rapivano e crocifiggevano donne e bambini, impalavano i resti degli organi genitali degli uomini sulle staccionate dei villaggi dove i nativi ammassavano la gomma raccolta per incitarli a lavorare sempre di più. Tutte queste nefandezze furono dimostrate ulteriormente dalle foto che i collaboratori missionari di Morel gli inviavano segretamente dal Congo.
I primi mesi del 1904 furono segnati da un avvenimento senza precedenti: nel mese di febbraio, in Inghilterra, veniva pubblicato il Casement Report. Roger Casement era un ufficiale del consolato di sua Maestà che aveva vissuto vent’anni in Africa lavorando per società private e per il governo britannico. Il ministero degli Esteri britannico, che era stato sensibilizzato dalle accuse di Morel alla gestione belga del Congo, richiese a Casement di condurre un’inchiesta sulla situazione nell’Alto Congo. Questi per due mesi e mezzo aveva raccolto prove inconfutabili dei delitti compiuti dal regime leopoldiano. Nel suo testo, Casment raccolse le prove di torture, mutilazioni, massacri e violenze di ogni tipo, perpetrati sistematicamente dagli agenti dello Stato Indipendente del Congo e delle compagnie concessionarie, nei confronti dei nativi senza alcuna distinzione di sesso o età in tutto il Congo. Tutto ciò veniva giustificato dagli aguzzini, come lecita difesa dei loro interessi nel commercio della gomma.
Morel, dopo aver incontrato Casement e con l’aiuto di alcuni parlamentari, il 23 Marzo 1904, durante un’azione dimostrativa alla Philarmonic Hall di Liverpool, annunciò la creazione della Congo Reform Association. Gli scopi dell’associazione erano il ristabilimento delle garanzie stabilite dal Trattato di Berlino per i diritti dei nativi del Congo e l’intento di coinvolgere l’opinione pubblica europea e statunitense nella campagna contro il regime di Leopoldo II. All’associazione aderiscono importanti uomini dell’alta società britannica e numerosi politici e letterati del calibro di Sir Arthur Conan Doyle e Bertand Russell. Morel iniziò una campagna di sensibilizzazione pubblica in tutta Europa, nonostante i tentatici di Leopoldo di confutare le accuse che gli venivano rivolte. L'autore fu addirittura invitato a portare il suo messaggio negli Stati Uniti, dove venne fondata una sezione della Congo Reform Association grazie all’impegno di Mark Twain. Il presidente americano Theodore Roosevelt ricevette Morel e, dopo averlo ascoltato, si impegnò a far luce su quanto stava accadendo in Congo.
Questo fu solo l’incipit della campagna di Morel contro Leopoldo II: la produzione di scritti e l’attività di Morel in questi anni si fecero incessanti e l’autore diventò non solo il capo propagandistico della lotta contro il regime di Leopoldo II, ma anche il teorico, lo stratega e l’organizzatore di una protesta che coinvolse sempre più persone di ogni provenienza e classe sociale. Tra il 1902 e il 1906 Morel pubblicò diversi volumi, tra i quali: Affairs of West Africa del 1902, The Congo Slave State. A Protest against the new African Slavery; To the Public of Great Britain, of the United States, and of the Continent of Europe del 1903, King Leopold’s Rule In Africa del 1904, Red Rubber. The Story of the Rubber Slave Trade Flourishing on the Congo in the Year of Grace 1906 del 1906.
Per diversi anni, Morel combatté una lotta senza sosta contro il regime di Leopoldo II, parlando davanti a migliaia di persone in conferenze pubbliche, sensibilizzando la gente comune e le autorità sul problema della schiavitù e dello sfruttamento dei popoli africani, senza arrestarsi di fronte ai numerosi tentativi operati dal sovrano belga per boicottare la sua attività riformatrice.
Nonostante l'impegno di Morel nel dicembre del 1907 il parlamento belga approvò un trattato di trasferimento, nel quale si proclamava la ferma determinazione del governo belga ad identificare il Belgio con la politica africana del proprio re. La pubblicazione del trattato fu accolta da un’esplosione di polemiche e indignazioni. Inoltre Leopoldo II, pochi giorni prima della firma del trattato, ordinò di bruciare gli archivi coloniali. Grazie alla sua determinazione e al sostegno delle autorità politiche e religiose, Morel continuò la sua campagna contro il Belgio e visitò diversi paesi europei per tenere incontri pubblici e conferenze sulla questione congolese. Grazie all'aiuto fornito dal governo britannico e dalle chiese d'Inghilterra, Morel aumentò le pressioni politiche nei confronti del belgio: il 12 ottobre del 1908 il parlamento belga, ormai alle strette, abolì la "Fondazione della Corona", promulgando una "Carta coloniale" che delineava i principi ispiratori dell'amministrazione del Congo, ormai annesso al Belgio. Dopo meno di un anno, il 17 dicembre 1909, morì Leopoldo II, fons et origo di tutti i mali: il suo successore, il principe Alberto, appena salito al trono, firmò i decreti di abolizione della schiavitù e ristabilì la libertà di commercio in tutte le regioni del Congo. Le riforme sulla carta furono però implementate nel corso di molto tempo e ancora oggi molti congolesi possono testimoniare come alla vigilia dell’indipendenza dal Belgio nel 1960, venisse ancora praticato in alcune aree il lavoro forzato e usata la famigerata chicotte, la frusta di ippopotamo creata apposta per dilaniare le carni dei poveri indigeni.
Il radicalismo di Morel nel combattere apertamente la sua causa contro Leopoldo II del Belgio riuscì, non solo a porre la parola fine ai soprusi e ai massacri compiuti dai belgi nei confronti della popolazione congolese, ma anche ad arginare il rischio che un sistema basato sulla schiavitù e sulla totale negazione dei diritti umani si allargasse a macchia d’olio e venisse adottato in altre colonie oltre a quella del Congo. L’amministrazione belga costò al Congo oltre dieci milioni morti e centinaia di migliaia di persone torturate e mutilate. La popolazione del Congo riacquistò la propria libertà a caro prezzo e le ferite inflitte dal regime di Leopoldo II sono sicuramente alla base della tormentata esistenza che il Congo ha vissuto e continua a vivere dopo la sua indipendenza.
Edmund Dene Morel fu per la Gran Bretagna e per il mondo intero, un esempio di moderno David che senza nessun compromesso riuscì ad abbattere il Golia dell’epoca coloniale, Leopoldo II e con lui l’ultimo baluardo della schiavitù. Morel continuò per tutta la vita il cammino intrapreso sulla strada del riformismo, denunciando le catastrofi umane generate dalle guerre e sottolineando l’importanza della pace, come unico mezzo per raggiungere la concordia fra i popoli.
Dopo aver ottenuto il trasferimento del Congo dalle mani di Leopoldo II al Belgio, tra il 1911 e il 1912 si recò prima in Nigeria, per studiare da vicino la colonizzazione britannica poi, ritornato in patria, si dedicò alla questione del Marocco e alle strategie politico-militari attuate dalle potenze europee in Africa. Alle soglie della prima guerra mondiale, Morel prese le distanze dal partito liberale britannico, troppo interessato a mantenere inalterato lo stato delle cose per poter ascoltare le sue richieste, e fondò l’Union of Democratic Control, con l’intento contrastare l’uso spregiudicato della diplomazia segreta nella conduzione della politica estera britannica ed europea.
Prima di essere arrestato per le sue dichiarazioni contro i responsabili della grande guerra, denunciò con veemenza la politica espansionistica attuata dai governi che aveva trascinato il mondo nella catastrofe della prima guerra mondiale. La forte presa di posizione contro la visione unilaterale delle origini del conflitto mondiale e contro l’attribuzione della responsabilità di questo alla sola Germania, scatenò una campagna denigratoria nei suoi confronti orchestrata dagli organi di stampa favorevoli ai partiti della guerra, che costò a Morel sei mesi di prigionia e l’aggravarsi delle sue già precarie condizioni di salute.
In seguito alle rivelazioni sui trattati segreti, rese pubbliche durante la sua prigionia, il mondo politico e l’opinione pubblica britannica ritornarono sui propri passi, riconoscendo la validità delle tesi sostenute da Morel. Ciò gli permise di candidarsi alle elezioni del 1922 nelle fila del partito laburista ed ottenere una vittoria schiacciante sul suo rivale Winston Churchill. La sua attività politica coinvolse i rappresentati della middle class progressista e dei movimenti laburisti legati alla working class britannica, spostando l’assetto politico del partito laburista dal liberismo ottocentesco al socialismo internazionalista del XIX secolo. Negli ultimi due anni di vita Morel condusse una strenuamente campagna contro il trattato di Versailles, che gli impedì di entrar a far parte del gabinetto laburista e di attuare la riforma per istituire il controllo parlamentare sulla politica estera. Nel 1924, all’epoca della sua morte, Morel lasciava un’eredità inestimabile alla storia del pensiero politico mondiale.
Sebbene le sue modeste origini e la sua limitata educazione l'avessero tenuto al di fuori degli ambienti diplomatici e dai circoli politici, egli riuscì a ritagliarsi un ruolo di outsider per osservare dall’esterno e comprendere al meglio le problematiche del mondo politico, legate alla mancanza di coinvolgimento pubblico nel processo decisionale. Il pensiero di Morel si basò su una ricerca della verità in tutti i campi: tramite lo studio di semplici statistiche commerciali scoprì i crimini commessi da Leopoldo II in Congo e, in seguito, con l’analisi delle strategie politico-militari attuate dalle potenze europee in Africa, riuscì a mettere in guardia l’opinione pubblica sul rischio di un possibile conflitto mondiale. Anche in quest’ultimo caso Morel centrò il bersaglio e continuando la sua denuncia contro l’uso spregiudicato della diplomazia segreta nelle relazioni internazionali, nel primo dopoguerra formulò tesi profetiche che hanno potuto trovare un riscontro effettivo negli anni seguenti alla sua morte. Bertrand Russell, uno fra i più importanti filosofi politici dell’età contemporanea, nonché stretto collaboratore di Morel, si riferiva a quest’ultimo, affermando: “nessun altro uomo da me conosciuto dimostrò altrettanto eroica semplicità nel perseguire e proclamare la verità politica”.

Davide Delbono


Breve nota di presentazione del dott. Davide Delbono

Delbono Davide, 28 anni, savonese, nel 2004 consegue il titolo di Dottore Magistrale in Scienze Internazionali e Diplomatiche - indirizzo “Studi Europei”, presso l’Università degli Studi di Genova, con una tesi dal titolo: “Politica coloniale, diritti dei popoli e cooperazione internazionale nell’opera di Edmund Dene Morel (1873 - 1924)”.
Nel 2005 ha conseguito il titolo di Master di I livello in “Gestione dei conflitti interculturali e interreligiosi”, istituito dall’Università di Pisa e dalla fondazione I.E.RA.M.G. di Livorno, e partecipa al corso di specializzazione in “Cooperazione allo sviluppo”, istituito dalla Camera di Commercio Italo-Belga di Bruxelles e dalla Regione Liguria (sede di Bruxelles).
In questi anni si è dedicato all’attività giornalistica, con particolare attenzione alla storia delle istituzioni africane e al dialogo interreligioso e interculturale, scrivendo articoli per il sito web “Equilibri.net” e per il mensile savonese “Il Letimbro”.
Dal 2005 collabora con l’Ufficio Cooperazione Internazionale della Provincia di Savona. Per la Provincia di Savona è responsabile del Centro di Documentazione “Libromondo”. All’interno del programma di cooperazione decentrata e di educazione alla pace e alla mondialità della Provincia di Savona ha tenuto conferenze pubbliche sulla storia dei paesi dell’Africa centrale, corsi di formazioni sull’intercultura per insegnanti e studenti delle scuole medie superiori.
Nel 2006 vince il concorso per il dottorato di ricerca in “Istituzioni, idee, movimenti politici nell’Europa contemporanea. Curriculum Costituzioni e Amministrazioni” all’Università degli Studi di Pavia, per il quale attualmente sta conducendo una ricerca dal titolo “Le istituzioni e la pubblica amministrazione dell’ex Congo belga e dell’ex Congo francese nelle costituzioni dell’indipendenza”. Dal 2007 è Cultore della Materia in “Storia delle Istituzioni Politiche” all’Università di Pisa.
A dicembre 2007 è uscita la sua prima monografia “L’espansione europea in Africa e prime voci critiche sul colonialismo. Edmund Dene Morel 1873-1924” per l’Harmattan Italia.
Ha condotto ricerche in Italia e negli Stati Uniti per reperire documentazione edita e inedita per la tesi di laurea e per il progetto di ricerca di tesi di dottorato
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