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domenica 15 gennaio 2012

Moschea? Sì!

Di Lara Aisha Bisconzo


Il punto è che le moschee in Italia servono. Eccome. La stima dei musulmani presenti sul territorio infatti si aggira intorno al milione e 200.000 persone ed è in continuo aumento, date le numerose e costanti conversioni di cittadini italiani che decidono di sposare questo credo e il fatto che i figli nati da immigrati musulmani sono spesso molto numerosi.


Il musulmano infatti prega doverosamente 5 volte al giorno se è realmente praticante, perché la religione dell’Islam lo considera un dovere imprescindibile, così come il digiuno di Ramadan, il Pellegrinaggio alla Mecca almeno una volta nella vita (se se ne hanno le possibilità economiche) e il versamento della quota annuale di un’elemosina prelevata da coloro che sono più abbienti.


Ed è consigliato fra l’altro farlo in comunità, non da soli quindi, perché il valore spirituale in questo caso aumenta esponenzialmente, in particolare durante il Venerdì che in un certo qual modo corrisponde alla Domenica cristiano-cattolica.


Nelle città di tutta Italia difatti molto spesso durante questa giornata si vedono decine di musulmani che, non avendo un luogo di culto sufficientemente dignitoso e ampio per poterli ospitare tutti, sono costretti a prendere il loro tappetino e a spostarsi in strada, nelle piazze, sui marciapiedi adiacenti alla sala di preghiera.


Perché sì, quelle esistenti fra l’altro (a parte due eccezioni che si trovano a Roma e a Milano) non sono nemmeno vere e proprie moschee, ma centri islamici gestiti alla meno peggio per far fronte alle crescenti esigenze della popolazione musulmana della zona in cui si trovano.


Centri islamici molto piccoli, inadeguati, spesso ricavati da sottoscala o da ex magazzini che tutto sembrano tranne che luoghi ove si loda il Nome di Dio.


E purtroppo questa situazione, oltre a creare disagio alla popolazione musulmana stessa, lo crea anche ai residenti delle zone limitrofe ad essi non musulmani, che si vedono talvolta costretti ad aggirare l’ostacolo dei fedeli in preghiera o a “scavalcarli” dato che il marciapiede ove talvolta si estende il gruppo degli oranti si trova proprio nei pressi della loro abitazione.


Ed è questa una situazione infelice per tutti.


Quindi, nuovamente, perché, come sta accadendo a Genova in questi giorni, ci sono ancora intoppi, ostacoli e ritardi da parte sia della popolazione residente che delle forze politiche che impediscono di costruire una vera e propria moschea che, tra l’altro, in questo caso si verrebbe a trovare in una zona pressoché deserta e che verrebbe addirittura grandemente rivalutata e riqualificata permettendo finalmente ai fedeli musulmani di sentirsi considerati come in realtà sono, ovvero cittadini con pieni diritti e dignità (senza dimenticare ovviamente i doveri) come tutti gli altri? Genova in cui, non dobbiamo dimenticarlo, era già presente nell’anno 1700 un luogo di culto dell’Islam dal quale veniva addirittura diffuso il richiamo alla preghiera fino al secolo successivo, dato che mercanti, schiavi e viaggiatori musulmani spesso si trovavano sul territorio ed avevano perciò bisogno di far fronte alle loro necessità religiose, senza mai subire vessazioni da parte dei genovesi di allora molto più, a quanto pare, abituati di oggi alla diversità e – perché no? – alla globalizzazione…


E’ davvero triste infatti, basta dare un’occhiata a questi centri attualmente esistenti durante le giornate festive di “Aid” (due all’anno, una in occasione della fine del digiuno nel mese di Ramadan e l’altra per ricordare il sacrificio del comune Profeta Abramo), vedere questa gran massa di persone letteralmente gettata a terra in piazze, palestre o capannoni talvolta freddi e fatiscenti, con mogli, figli talvolta neonati costretti a “festeggiare” in un luogo che nemmeno lontanamente emana spiritualità, figli che tra l’altro essendo nati in Italia e magari non essendo stati ancora in paesi islamici iniziano a credere che la moschea propriamente detta sia effettivamente quella.


Che poi non è che se non se ne costruiscono i musulmani spariscono.Tutt’altro. La loro presenza sarebbe, al contrario, sempre più evidente, sempre più dipendente dallo Stato italiano perché costretta a richiedere ogni volta che lo ritiene necessario luoghi provvisori ove volta per volta potersi riunire, pregare, festeggiare. Sempre più evidente perciò sempre più percepita come negativa da chi già non li vede ahinoi di buon occhio.


E’ ora di rendersene conto, per avere meno fastidi e permettere finalmente a degli esseri umani di vivere la loro vita secondo il proprio credo che, esperienza insegna, se correttamente praticato non arreca danno a nessuno, anzi, di fatto sostiene la società con valori morali sani e forti, è necessario non ostacolare il progresso spirituale di una comunità che altrimenti continuerà a vedersi costretta pregare in mezzo ai marciapiedi cittadini, dando magari fastidio alla signora Pina che, con le borse della spesa in mano, vorrebbe salire a casa ma alla quale tocca aspettare il termine della funzione religiosa.


Pensare che invece sarebbe tanto più semplice ed umano poter vedere laggiù, all’orizzonte della periferia cittadina, un grazioso minareto con una curvilinea e colorata cupola sotto la quale si raccolgono i fedeli glorificando il Nome dell’Unico Dio.


tratto da: http://giornaleilreferendum.com/2012/01/14/moschea-si/

nota mia: sogno una città ove ognuno possa pregare il Dio (o gli Dei) come preferisce e magari vi sia anche un tempio civico, per tutti gli altri...
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