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lunedì 9 aprile 2012

UNA PROPOSTA: ACCELERARE I TEMPI PER UN NUOVO INCONTRO A SINISTRA

Le note che seguiranno, assolutamente schematiche e insufficienti, contengono la proposta di accelerare i tempi per un nuovo incontro a sinistra e sono rivolte agli esponenti del Circolo Rosselli di Milano, del Network per il Socialismo Europeo, della Lega dei Socialisti, del Nuovo Partito d’Azione, di Democrazia e Legalità e a singoli, politici e intellettuali, facenti riferimento a PD, SeL, FdS oppure non legati ad alcuna soggettività politica presente.
Da diverso tempo si discute della necessità di porre in discussione la formazione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana, giudicando del tutto insufficienti le attuali formazioni presenti nell’arena dello scontro: non elenco qui le ragioni per le quali è stato formulato questo giudizio che appare, però, alla luce degli ultimi avvenimenti sempre più fondato.
Nel corso di questo dibattito si era assunto un obiettivo: quello di utilizzare la ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori, avvenuta a Genova nel 1892 (poi trasformato l’anno successivo, 1893, a Reggio Emilia in Partito Socialista) per lanciare l’idea del “ricominciamo da capo”.
E’ indispensabile oggi, almeno a mio giudizio, rilanciare quell’ipotesi e formulare un’ipotesi di tempi adeguata al precipitare degli eventi.
La situazione politica non consente (se mai lo avesse permesso in passato) indugi e attese, anche di adesioni particolarmente illustri e significative.
Occorre partire adesso.
L’obiettivo da ribadire, nello sviluppo di questa iniziativa, è quello di arrivare a proporre – appunto – una nuova soggettività politica per la sinistra italiana, capace di affondare le radici nelle sue più importanti tradizioni storiche, superando divisioni ormai obsolete, recuperando il perduto respiro internazionale, intrecciando – nei contenuti e nelle forme – le diverse realtà venute avanti con l’evidenziarsi, accanto alla contraddizione principale capitale/lavoro (cui è necessario continuare a riferirsi: tanto più che questa ha assunto, nelle ultime vicende, un’evidente rinnovata centralità) di contraddizioni post-materialiste e nuove forma di comunicazione e di richiesta di partecipazione delle quali è assolutamente indispensabile tener pieno conto.

Su questi argomenti sono state prodotte, comunque, negli ultimi tempi fior di riflessioni analitiche, da diverse parti, alle quali – per assolute esigenze di economia del discorso – mi permetto di fare riferimento, limitandovi, a questo punto, a ritornare all’elenco degli interlocutori , molti dei quali sono stati, appunto, capaci di elaborazioni importanti e pregevoli che possono rappresentare la base teorica e di contenuto programmatico di questa proposta che sto cercando di avanzare.

Le ragioni per le quali appare assolutamente urgente accelerare risultano le seguenti:
1)      Sul piano europeo, appare diventare sempre più forte e pesante quello che abbiamo definito “deficit democratico”. Un “deficit democratico” che consente, alle istituzioni monetario-finanziarie dell’Unione, di scaricare completamente i costi della crisi da esse provocata e accompagnata, sui lavoratori. Ciò che sta accadendo in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Italia è la dimostrazione concreta di questo dato di fatto. In Italia è necessario essere pronti ad accogliere la possibilità di un collegamento tra tutte le forze che intendono battersi per l’obiettivo dell’Europa Politica: un obiettivo che, certamente, non è dietro l’angolo ma che, in questa fase, può rappresentare il collante per un’opposizione e un’idea alternativa al monetarismo liberista e anti-democratico che sta dominando la scena del nostro Continente (è evidente, in questo, l’attenzione e l’impegno da porre nelle elezioni francesi e tedesche, con l’auspicio di un esito favorevole che potrebbe imprimere una svolta in positivo):
2)      L’idea del monetarismo liberista anti-democratico si è, in questa fase, saldamente installato al potere in Italia, succedendo a un governo di destra populista e irresponsabile. L’attuale governo sta attuando una feroce politica anti-popolare, di chiara ispirazione classista, al riguardo della quale non esiste opposizione adeguata per via della crisi generale del sistema politico. Una crisi verticale che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria “caduta libera” che si situa all’origine della grande situazione di difficoltà del nostro Paese. Alla caduta del governo Berlusconi non si è proceduto, per diversi motivi compreso quello dell’esistenza di una legge elettorale del tutto esecrata dalla gran parte dei cittadini, alla conseguente, logica, apertura immediata delle urne. Questo fatto ha causato un vero e proprio corto circuito istituzionale: la “maggioranza” che regge il governo Monti è una “maggioranza” del tutto deleteria ai fini del procedimento democratico, ed è del tutto irresponsabile da parte del PD continuare a sostenerla, facendo finta di non accorgersi dei guasti che si provocano quotidianamente sul tessuto democratico;
3)      Nel frattempo si è evidenziata, con grandissimo rilievo, una nuova fase dell’eterna “questione morale”. Questa volta, però, gli effetti di questa vicenda potranno essere ben più dirompenti di quella, analoga, verificatasi al tempo di “Tangentopoli”. Questo perché siamo di fronte ad un caso che riguarda direttamente il delicatissimo tema del finanziamento pubblico dei partiti. Dal fronte dell’intero “partito di cartello” (da sinistra a destra, lo scrivo senza alcun timore di essere tacciato di qualunquismo) si è compiuta una gravissima violazione delle regole: si è tentato, riuscendoci, di scambiare i rimborsi elettorali con il finanziamento pubblico dei partiti, abolito tramite referendum nel 1993 (non faccio qui la storia dell’altro referendum in materia, quello del 1978, che meriterebbe comunque un ritorno d’analisi). Su questo punto è necessario ammettere che gli elettori sono stati turlupinati .
4)       Personalmente mi ha fatto impressione l’assoluta inadeguatezza delle argomentazioni contenute nell’intervista rilasciata dal segretario del PD, Bersani, apparsa ieri 8 Aprile sul “Corriere della Sera”, laddove  vi si recitava la logora solfa del “altrimenti arriva il pifferaio con i miliardi”: il problema è che da Lusi a Belsito i pifferai con i miliardi hanno ritenuto opportuno alimentare le casse proprie e dei propri sodali. Altro che l’idea dell’austerità della politica che presiedeva alla proposta originaria di Ugo La Malfa che, nel 1974, pensava attraverso il finanziamento pubblico di fronteggiare la crisi morale derivante dallo scandalo dei petroli. Mi limito, in questo caso, a considerare le cifre a dimensione nazionale, senza conteggiare quelle incassate a livello locale. Sotto quest’aspetto l’attuale sistema dei partiti farà fatica, se ci riuscirà mai, a recuperare un minimo di credibilità. Renato Mannheimer è arrivato a calcolare, per la prima volta, un potenziale del 50% di astensioni. Eppure la riflessione appare del tutto vacua e un po’ irridente e si sbandierano sondaggi con percentuali, come se appunto l’evidente fenomeno della disaffezione non esistesse. Su questo punto, della “questione morale” che riguarda direttamente i partiti e non soltanto – come nel caso classico – l’intreccio “affari/politica” (la novità, se tale potrà essere considerata, è quella che sono i partiti adesso a promuovere affari), è indispensabile porre anche l’accento sulle cifre. Cifre al di fuori da ogni immaginazione, milioni di euro ammonticchiati senza alcun obbligo di resoconto e senza alcun riscontro pratico nella realtà. Anche in questo caso non temo il rischio dell’accusa di qualunquismo, ma un blocco immediato nell’erogazione dei fondi e la previsione di un “taglio “ del tutto drastico dovrebbero rappresentare proposte da portare immediatamente al tavolo del Presidente della Repubblica, tentando di farlo riflettere sulla clamorosa discrasia tra le cifre dei tagli imposti alle condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini attraverso le varie manovre da lui caldeggiate e le cifre – assurde, ripeto, del tutto fuori mercato – incassate dai partiti;
5)      Ciò nonostante i partiti sono indispensabili al funzionamento della democrazia. Ed è proprio in base a quest’assunto che mi sono permesso di rivolgere quest’appello ad accelerare i tempi nella ricerca, a sinistra, di una nuova capacità di proposta politica. Sono apparsi, in questi giorni, nuovi tentativi: da quello che riassumo sbrigativamente del “benecomunismo" (incautamente adottato, a mio giudizio, dalla redazione del “Manifesto” ma sulle stesse colonne analizzato criticamente nella dimensione dovuta da un intervento della compagna Rossanda) e altre ipotesi del tipo di quella di un rinnovato “partito dei sindaci”, del resto già abbondantemente fallito in passato. Si tratta di ipotesi che hanno in sé, al di là della negativa matrice meramente “movimentista” in conseguenza della quale finisce con lo sparire la realtà del conflitto sociale, una richiesta urgente di partecipazione dal basso che deve essere raccolta e portata avanti positivamente, ma ponendo nuovamente il tema di cosa deve essere oggi una formazione politica di massa.
6)      In conseguenza sono tre i temi che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione: Europa politica, opposizione e alternativa al liberismo, nuova forma politica in grado di fronteggiare l’evidente e clamorosa crisi del sistema dei partiti in Italia. Temi da affrontare con un grande dibattito unitario, prefiggendosi l’obiettivo di costruire un soggetto politico adeguato al livello dello scontro, con una forte livello di partecipazione e di interscambio culturale tra soggetti diversi posti nella condizione di riconoscersi e di lavorare assieme.

 Grazie per l’attenzione
Savona, li 9 aprile 2012 Franco Astengo
P.S. Se qualcuno dei destinatari, giudicando interessanti gli argomenti qui sostenuti, volesse allargare la cerchia degli interlocutori avrà il mio sentito ringraziamento.
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