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lunedì 8 febbraio 2010

ALL’OMBRA DEL “CASO BOFFO”,
PROSEGUE LA RESA DEI CONTI TRA SEGRETERIA DI STATO E CEI

35425. ROMA-ADISTA. Quella che si sta consumando in queste settimane è l’ennesimo episodio dello scontro tra Bertone e Ruini. Il primo, da quando è divenuto Segretario di Stato, ha cercato di avocare a sé, togliendola alla Cei, la gestione dei rapporti con le istituzioni e i partiti italiani. Il secondo, non più vicario del papa né presidente dei vescovi italiani, non si rassegna a cedere il passo e tenta di mantenere le posizioni di potere acquisite all’interno della gerarchia restando a fare da architrave dei rapporti Stato-Chiesa. Il nuovo round tra i due porporati si è consumato il 20 gennaio scorso, quando il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ed il sottosegretario alla presidenza del Consiglio (grande tessitore dei rapporti con le gerarchie della Chiesa) Gianni Letta, sono andati a trovare Ruini nella sua residenza romana.
Durante la cena (ce n’era stata una anche nel luglio 2009), Ruini ha benedetto la “santa alleanza” tra Pdl e Udc nel Lazio per contrastare la possibile vittoria di Emma Bonino nella corsa alla presidenza della Regione, sferrando un nuovo colpo alla leadership di Bertone. Non pare quindi del tutto casuale che appena il giorno successivo alla cena, il 21 gennaio, la Santa Sede abbia reso nota la lettera con cui il papa prorogava Bertone (dimissionario poiché ha da poco compiuto i canonici 75 anni di età) nella carica di Segretario di Stato Vaticano (del resto, anche Ruini ha avuto la sua “proroga”, da quando nel 2008 è stato nominato alla presidenza di un Comitato per il Progetto Culturale creato ad hoc per lui in seno alla Cei). Un modo per sostenere Bertone e la sua cordata. Ma fino a un certo punto. Nella missiva infatti Ratzinger sottolineava “il sensus fidei, la preparazione dottrinale e canonista” e l’“humanitas” di Bertone. Tuttavia sulle qualità politico-diplomatiche del porporato nemmeno una parola.

Al “colpo” messo a segno da Ruini ha fatto seguito pochi giorni dopo un altro “sgambetto” al cardinale Segretario di Stato. Il primo febbraio infatti, a Milano, da Berti, uno dei ristoranti più frequentati dal jet set politico cittadino, si sono incontrati a pranzo il direttore del Giornale, Vittorio Feltri, l’editorialista del quotidiano (e deputato Pdl in quota Cl), Renato Farina, e l'ex direttore di Avvenire, Dino Boffo. Proprio quel Boffo, fedelissimo del card. Ruini, costretto alle dimissioni dalla campagna di stampa del quotidiano della famiglia Berlusconi.

Un incontro di chiarimento, quello tra i due ex nemici. Che non poteva passare inosservato. Anche per la scelta del tavolo, ben visibile, vicino all’entrata del locale. Un incontro utile a far luce sui punti controversi della vicenda scoppiata alla fine di agosto 2009. Pare infatti che Feltri abbia ribadito a Boffo ciò che aveva appena detto in un’intervista al Foglio di Giuliano Ferrara (31/1), e cioè che la copia del decreto penale (vera) e la velina (di oscura provenienza) su Boffo proveniva da ambienti istituzionali del Vaticano: “Una personalità della Chiesa di cui ci si deve fidare istituzionalmente mi ha contattato e fatto avere la fotocopia del casello giudiziale dove veniva riportata la condanna a Boffo e, assieme, una nota informativa che aggiungeva particolari sulla notizia”. Feltri non svelava il nome della fonte, ma insisteva su un punto: era una persona di cui ci si doveva “istituzionalmente fidare”, perché “non si poteva dubitare di lei”. “Il suo emissario arrivò da me per portarmi la fotocopia, poi mi lasciò un foglietto che era un riassunto degli atti processuali, almeno così mi fu detto. In questa velina era scritto che chi aveva fatto questa molestia era un omosessuale”. Velina anonima, che il ministro degli Interni Roberto Maroni escluse potesse essere stata redatta da fonti investigative o allegata ad alcun fascicolo giudiziario.

“La botta velenosa finisce su Giovanni Maria Vian, direttore dell’Osservatore Romano”, ha ipotizzato il vaticanista Marco Politi. E con lui diversi altri commentatori di cose vaticane. Il 2 febbraio il Foglio di Ferrara (vicinissimo al card. Ruini) ha rincarato la dose: “Al Foglio risulta da buona fonte che alcune telefonate fatte con lo scopo di avvalorare il documento falso sono arrivate a Feltri dal direttore dell’Osservatore Romano Gian Maria Vian”. Da tutta la vicenda Feltri esce come la vittima di un tranello messo in atto a livelli molto alti della gerarchie vaticane (in un editoriale datato 4 dicembre 2009 aveva già ammesso di aver preso una cantonata. Tutti elementi che giocheranno a suo favore nella causa che pende contro di lui presso l’Ordine dei Giornalisti di Milano). Boffo (e Ruini attraverso di lui) lancia invece un segnale nei confronti della Segreteria di Stato. Come a dire: il gioco è stato scoperto. E adesso lo rendiamo di pubblico dominio.

Infine, la vicenda dell’Istituto Toniolo, architrave dell’Università Cattolica di Milano. “Cosa sta succedendo all’istituto Toniolo, cassaforte culturale, oltre che economica dell’Università Cattolica?”, si è chiesto il Corriere della Sera (3/2). Il pezzo, firmato da Elisabetta Soglio, ricostruisce le dinamiche di potere che negli ultimi anni hanno contrapposto la vecchia gestione legata a Emilio Colombo e Oscar Luigi Scalfaro alla cordata Ruini-Boffo-Ornaghi, che ha ottenuto il controllo dell’Ateneo. La Soglio racconta che “a breve distanza dall’esplodere del caso Boffo” sarebbero arrivate “sulla scrivania di Tettamanzi” “sei pagine di una lettera firmata dal professor Alberto Crespi, 87 anni, penalista di fama”; “un nome che negli ambienti finanziari e cattolici gode di stima e rispettabilità”. Nel documento, di cui sarebbero a conoscenza “anche l’ex segretario di stato Angelo Sodano (allora in sintonia con le gestione Colombo e osteggiatore della nomina di Ornaghi) e il suo successore Tarcisio Bertone, si contesta l’attuale gestione del Toniolo”. I vertici del Toniolo (all’interno del cui Comitato permanente di controllo siede anche Dino Boffo, che ne è segretario e che guida la cordata che fa riferimento al card. Ruini e a Cl), starebbero preparando “una risposta dettagliata all’elenco di gravi inesattezze in cui si confuta punto per punto ogni accusa, si conferma la stima totale alla persona e al lavoro svolto dal presidente Mazzotta”. (valerio gigante)

www.adistaonoline.it, lunedì 8 febbraio 20101, adista notizie n. 12

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