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giovedì 3 novembre 2011

4 novembre: con don Milani contro la guerra

Perché non ho mai amato il 4 novembre?



Forse perché mi è sempre sembrata una brutta idea festeggiare una carneficina. Una delle prime di un secolo che sarà anche stato breve, ma, che quanto a stragi, non si è certo risparmiato. Da un lato abbiamo gli stati che mandano al massacro la propria gioventù (anche un Papa ha definito questo conflitto una “inutile strage”, dimenticando che c'erano preti che benedicevano le truppe e che le rassicuravano sul fatto che Dio fosse con loro! Purtroppo il movimento operaio e libertario si divise tra pacifisti e bellicisti, ahimè, e personalità insospettabili, aderirono a quest'ultima fazione.


Dall'altro, i soldati che non sentivano per nulla questa guerra, che pensavano ai loro campi, alle loro mucche, alle loro famiglie (c'era un bel libro, edito da Mursia, mi pare, sulle lettere che i soldati, dal fronte, scrivevano al Re, per esprimere, come potevano e sapevano, disappunto e contrarietà). Purtroppo la loro opposizione si manifestava in genere con l'autolesionismo (ad esempio si sparavano ad un piede) o con la diserzione. I disertori erano talmente tanti che i dispacci militari, al momento di scegliere la salma del Milite Ignoto da tumulare a Roma nell'altare della patria, precisavano che doveva essere scelta una salma non colpita alla schiena perché questa era la punizione per i disertori, in quanto essere colpiti alla schiena è segno e simbolo di chi fugge davanti al nemico. A onor del vero, ci sono stati anche casi di reazione armata contro gli ufficiali che ordinavano l'attacco...


Un nuovo capitolo della lunga storia della stupidità militare...


Ma per me, nato sul finire degli anni '50, tutto ciò resta incomprensibile. Anche a scuola, il maestro ci insegnava che la Prima Guerra Mondiale era, per l'Italia, il proseguo del Risorgimento e che la parola “mamma!” era l'ultima pronunciata dal soldato colpito a morte...La mia simpatia è sempre andata verso non chi le guerre le combatteva, verso i disertori o gli obiettori totali.


Per ragioni anagrafiche, oltre che ideologiche, sono stato obiettore di coscienza al servizio militare (in base alla legge 772 del 1972). Non sono stato obiettore totale per vigliaccheria: non ho la stoffa dell'eroe. Finire in galera non mi è mai piaciuto...in compenso, ho aderito allo sciopero in difesa dell'obiezione di coscienza (in tutto il Belpaese, ha aderito a questo iniziativa circa il 10 % degli obiettori in servizio...), rischiando il deferimento al tribunale militare...


E quest'anno, il 4 novembre cade in un momento storico in cui la violenza e la mentalità bellicista improntano la politica, l'educazione e l'economia. Occorre fare un'operazione sistematica e capillare di controinformazione su quanto ci costa a livello politico, sociale, economico e umano l'esercito e gli armamenti. Quante case, posti di lavoro, scuole, ospedali ecc. si potrebbero realizzare con i soldi che ogni anno spendiamo per le armi, per tutte le guerre cosiddette umanitarie che combattiamo in tutto il mondo (dalla Libia all'Afghanistan). Occorre informare le persone delle spese inutili e dannose che paghiamo per i bombardieri, spese inutile e dannose che paghiamo, non solo in vile pecunia ma in distruzione del territorio e della salute di chi vi abita. Ad esempio, quanto ci costano le servitù militari (dai poligono di tiro all'installazione di radar -che a volte servono ai militari, spesso per controllare i processi migratori; in ogni caso, per controllo del territorio).


Ma torniamo al 4 novembre. È fin troppo facile ricordare Durrenmat che scriveva “Quando lo stato si prepara ad ammazzare si fa chiamare Patria”... C'è un bel libretto che costa pochi euro e che consiglio a tutti di leggere (o di rileggere): sono i Documenti del Processo di don Milani . Il titolo riprende una sua famosa frase: L'obbedienza non è più una virtù. Purtroppo, non tutti sanno che prosegue definendo l'obbedienza come la più subdola delle tentazioni. È più facile obbedire che seguire la propria coscienza, il proprio pensiero critico.


Don Milani credeva nella pedagogia dell'occasionalità e ne aveva fatto il filo conduttore della sua scuola. Anche questo scritto nasce da un 'occasione': il 12 febbraio 1965 viene pubblicato sul quotidiano La Nazione, un'ordine del giorno dei cappellani militari in congedo della Toscana. Il documento si conclude affermando che i suddetti cappellani militari in congedo “considerano un insulto alla patria e ai suoi caduti la cosiddetta “obiezione di coscienza” che, estranea al comandamento cristiano dell'amore, è espressione di viltà”.


Del libro ne riporterò solo alcune citazioni, rinviando il lettore alla fonte originale per una lettura più approfondita.


Don Lorenzo rivolgendosi ai cappellani militari scrive:


“non discuterò qui l'idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.


Se voi però avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall'altro- gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto […] ammetterete che la parola Patria è stata usata male molte volte. Spesso essa non è che una scusa per credersi dispensati dal pensare, dallo studiare la storia, dallo scegliere, quando occorra, tra Patria e valori ben più alti di lei.


Non voglio in questa lettera riferirmi al Vangelo. È troppo facile dimostrare che Gesù era contrario alla violenza e che per sé nemmeno la legittima difesa.


Mi riferirò piuttosto alla Costituzione”






Don Lorenzo si riferisce agli articoli 11 (“l'Italia ripudi al guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli”) e 52 (“La difesa della Patria è sacro dovere del cittadino”). Certo, il suo linguaggio è semplice (ma la sua missione era quella di farsi comprendere da tutti, dai colti come dagli incolti, parteggiando per questi ultimi), il suo classismo è elementare. A volte si sente che sono trascorsi 46 anni da quando è stata scritta la lettera...ma, don Milani è sempre don Milani e ci offre in continuazione spunti e motivi di riflessione. Infatti, il Priore prosegue:


“Misuriamo con questo metro le guerre cui è stato chiamato il popolo italiano in un secolo di storia.


Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in quei casi i soldati dovevano obbedire o obiettare quel che dettava la loro coscienza. E poi dovrete spiegarci chi difese più la Patria e l'onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L'obbedienza ad ogni costo? E se l'ordine era il bombardamento dei civili, un'azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l'esecuzione sommaria dei partigiani, l'uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimiche, la tortura, l'esecuzione d'ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore negli altri soldati della Patria), una guerra di evidenti aggressioni, l'ordine d'un ufficiale ribelle l popolo sovrano, le repressioni di manifestazioni popolari?


Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto. O volete farci credere che avete detto la verità in faccia ai vostri «superiori» sfidando la prigione e la morte? Se siete ancora vivi e graduati è segno che non avete mai obiettato a nulla...”


Don Lorenzo ripercorre la storia degli ultimi cento anni, a partire dal 1860. Per amore di brevità, riporterò solo alcuni brani relativi alla Prima Guerra Mondiale:


“L'Italia aggredì l'Austria con cui questa volta era alleata.


Battisti era un Patriota o un disertore? È un piccolo particolare che va chiarito se volete parlare di Patria. Avete detto ai vostri ragazzi che quella guerra si poteva evitare? Che Giolitti aveva la certezza di poter ottenere gratis quello che poi fu ottenuto con 600.000 morti ?


Che la stragrande maggioranza della Camera era con lui (450 su 508)? Era dunque la Patria che chiamava alle armi? E se anche chiamava, non chiamava forse a una «inutile strage»? (l'espressione non è d'un vile obiettore di coscienza ma d'un Papa).


Era nel '22 che bisognava difendere la Patria aggredita. Ma l'esercito non la difese. Stette a aspettare gli ordini che non vennero. Se i suoi preti l'avessero educato a guidarsi con la Coscienza invece che con l'Obbedienza «cieca, pronta, assoluta» quanti mali sarebbero stati evitati alla Patria e al mondo (50.000.000 di morti). Così la Patria andò in mano a un pugno di criminali che violò ogni legge umana e divina e riempendosi la bocca della parola Patria, condusse la Patria allo sfacelo. In quei tragici anni quei sacerdoti che non avevano in mente e sulla bocca che la parola sacra «Patria», quelli che di quella parola non avevano mai voluto approfondito il significato, quelli che parlavano come parlate voi, fecero un male immenso proprio alla Patria (e, sia detto incidentalmente, disonorarono anche la Chiesa)”.


Ma al di là di queste parole, ciò che vale ancora oggi, per il presente, in questo quotidiano sempre più segnato da disperazione e violenza, dopo i fatti di Roma e la nuova guerra di Libia e la sua conclusione (?) è la dimensione pedagogica in cui questo scritto nasce. Innanzitutto, don Lorenzo condivideva con i suoi ragazzi ogni evento, dal più semplice al più complesso. Figuriamoci una querela. Quello che lo preoccupa non è tanto ciò che potrà accadergli (al momento del processo, il Priore non potrà essere presente, perché gravemente malato) ma quale insegnamento potranno ricavarne i suoi ragazzi:


“Ora io sedevo davanti ai miei ragazzi nella mia duplice veste di maestro e di sacerdote e loro mi guardavano sdegnati e appassionati. Un sacerdote che ingiuria un carcerato ha sempre torto. Tanto più se ingiuria chi è in carcere per un ideale. Non ne avevo bisogno di far notare queste cose ai miei ragazzi. Le avevano già intuite. E avevano anche intuito che ero ormai impegnato a dar loro una lezione di vita.






Dovevo ben insegnare come il cittadino reagisce all'ingiustizia. Come ha libertà di parola e di stampa. Come il cristiano reagisce anche al sacerdote e perfino al vescovo che erra. Come ognuno deve sentirsi responsabile di tutto.


Su una parete della nostra scuola c'è scritto grande «I care» . È il motto intraducibile dei giovani americani migliori. «Me ne importa, mi sta a cuore». È il contrario esatto del motto fascista «Me ne frego».


Proseguendo, don Lorenzo affronta temi rilevanti, per giungere a parlare della nonviolenza (che lui scrive con il trattino). Il testo è interessante, ma non è possibile in questa sede analizzarlo per intero. Per cui salterò alle conclusioni. Come suo solito, il suo linguaggio è esplicito («Bisogna dire pane al pane e culo al culo» affermava, da bravo toscanaccio) e i temi affrontati sono scottanti. Ad esempio a un certo punto affronta il problema delle morti dei civili nelle guerre.


Abbiamo letto a scuola su segnalazione del «Giorno» un articolo del premio Nobel Max Born (Bullettin of the Atomic Scientists, aprile 1964).


Dice che nella prima guerra mondiale i morti furono 5% civili 95% militari (si poteva ancora sostenere che i civili erano morti «incidentalmente»).


Nella seconda 48% civili 52% militari (non si poteva più sostenere che i civili fossero morti «incidentalmente»).


In quella di Corea 48% civili 16% militari (si può sostenere che i militari muoiano«incidentalmente».


Sappiamo tutti che i generali studiano la strategia d'oggi con l'unità di misura del megadeath (un milione di morti) cioè che le armi attuali mirano direttamente ai civili e che si salveranno forse solo i militari.


Che io sappia nessun teologo ammette che un soldato possa mirare direttamente (si può ormai dire esclusivamente) ai civili. Dunque in casi del genere il cristiano deve obiettare anche a costo della vita. Io aggiungerei che mi pare coerente dire che a una guerra simile il cristiano non potrà partecipare nemmeno come cuciniere.


Gandhi l'aveva già capito quando ancora non si parlava di armi atomiche.


«Io non traccio alcuna distinzione tra coloro che portano le armi di distruzione e coloro che prestano servizio di Croce Rossa. Entrambi partecipano alla guerra e ne promuovono la causa. Entrambi sono colpevoli del crimine di guerra».


A questo punto mi domando se non sia accademia seguitare a discutere di guerra con termini che servivano già male per la seconda guerra mondiale.


Eppure mi tocca parlare anche della guerra futura perché accusandomi di apologia di reato ci si riferisce appunto a quel che dovranno fare o non fare i nostri ragazzi domani.


E, don Lorenzo conclude amaramente con un appello ai Giudici:


Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l'idea di andare a fare l'eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino a ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura.


Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d'ogni religione e d'ogni scuola insegneranno come me.


Poi forse qualche generale troverà ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l'umanità.


Non è un motivo per non fare fino in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l'umanità ci salveremo almeno l'anima.


Epilogo


Don Lorenzo Milani morì prima della fine del processo d'appello e, come ricorda Neera Fallaci in un altro bel volume , il reato si estinse per la morte del reo...Luca Pavolini, allora direttore del periodico del Partito Comunista, Rinascita (don Lorenzo aveva inviato copia della Lettera alle riviste dell’area cattolica e a quelle di sinistra: con suo grande rammarico, quelle cattoliche la ignorarono), venne condannato a cinque mesi e dieci giorni…


Conclusioni


A mio parere dobbiamo intervenire non solo in occasione del 4 novembre, ma ogni giorno dell'anno e su più fronti (tanto per usare una metafora militare...):


- controinformazione: cos'è stata in realtà la Prima Guerra Mondiale, quali sono stati i suoi costi, le sue conseguenze; quanto costa l'apparato militare al paese in termini di repressione, controllo del territorio, danni alla salute e via dicendo; quanto costano le guerre e gli armamenti, anche in tempo di 'pace';


- pedagogico: intervenire nelle scuole, sul posto di lavoro, ovunque sia possibile, su cos'è la guerra e cos'è la pace, ammesso che da qualche parte sia esistita; cos'è la violenza e cos'è la nonviolenza; aiutare giovani e insegnanti a contrastare la violenza nelle scuole organizzando focus group, seminari ecc.


- politico: invitare a non votare per coloro che non si sono impegnati contro le missioni militari, ecc. denunciare le varie iniziative militariste apparentemente innocenti, dalle frecce tricolori all'esercito nelle scuole; contrastare e controinformare .su quanto il 'militare' pesi sul territorio, sulla salute, sull'economia e sulla politica






Lo so: il lavoro da fare è molto e i mezzi sono pochi. Ma la nonviolenza è l'unica strada da percorrere...


Giuliano Falco




Note


1. Documenti del processo di don Milani, L'obbedienza non e' piu' una virtu', Libreria Editrice Fiorentina, Firenze.
2. Nel frattempo il movimento nonviolento ha sviluppato altre "armi" nobili e incruente (per usare un linguaggio donmilaniano).
3. Solo per quanto riguarda l'Italia... (nota mia).
4. Motto che verra' utilizzato, impropriamente, da Walter Veltroni...
5. Questo era l'oggetto della querela che aveva colpito don Lorenzo. Il reato era quello di apologia dell'obiezione di coscienza.
6. Neera Fallaci, Vita del prete Lorenzo Milani. Dalla parte dell'ultimo, Rizzoli, Milano.


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OGNI VITTIMA HA IL VOLTO DI ABELE
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Numero 21 del 26 ottobre 2011
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