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sabato 10 marzo 2012

UNA BRUTTA E TRISTE STORIA DI UN SACERDOTE ALLONTANATO DALLA SUA PARROCCHIA

Perego: don Mario costretto a lasciare la sua comunità

"Il Vicario Episcopale della Zona Pastorale di Lecco comunica al Direttivo, al Consiglio Pastorale e ai fedeli della Comunità Pastorale San Antonio Abate costituita tra le parrocchie di Rovagnate, Sant’ Ambrogio in Monte, Perego e Santa Maria Hoè che a far data dal primo marzo 2012 si è conclusa la convenzione tra le Diocesi di Milano e di Ales Terralba in forza della quale dal primo ottobre 2007 don Mario Bonfanti era stato nominato Vicario della suddetta Comunità. A lui si esprime riconoscenza per il ministero svolto in questi anni e l'augurio per i nuovi compiti pastorali che il suo Vescovo gli affiderà". Con queste parole, affidate ad una nota di mons. Bruno Molinari, vicario episcopale per la zona pastorale di Lecco, la comunità parrocchiale di Perego è stata informata della decisione proveniente direttamente dalla Curia di Milano.
Le dure reazioni dei fedeli non sono mancante: numerosi striscioni in favore del parroco sono stati esposti sulle case e per le strade del paese, e un gruppo aperto su facebook dal nome “Io sto con Don Mario” ha raggiunto in pochi giorni più di 700 membri.
Ma andiamo con ordine. Il 14 Febbraio don Mario Bonfanti aveva condiviso sul popolare social network un link di Amnesty International che recitava: ogni giorno, anche in Europa, alle persone lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate viene negato il diritto alla libertà di espressione, di riunione e di manifestazione" , aggiungendovi un commento personale che denunciava l’arretratezza dell’Italia ed in particolare della Chiesa su questo tema.
Questa libertà di pensiero è risultata intollerabile ai vertici della Diocesi milanese; ora guidata dal cardinale Angelo Scola che, fra gli altri ruoli, è esponente di spicco di Comunione e Liberazione.


Le posizioni aperte e progressiste del sacerdote brianzolo, nato a Pagnano 41 fa, erano conosciute da tempo. Più volte si era espresso a favore dell’integrazione da parte della Chiesa verso certe categorie ora emarginate, quali gli omosessuali e le persone divorziate. Tuttavia la grande tolleranza che il cardinal Tettamanzi ha sempre dimostrato verso le “voci dissidenti” pare essere stata accantonata con il cambiamento alla guida della Diocesi.
Dal 1 Marzo la Curia di Milano ha ufficialmente sciolto la convenzione con la Diocesi di Ales Terralba (in Sardegna) che permetteva a don Mario Bonfanti di svolgere la propria attività nella comunità di Perego. La comunicazione è stata formalizzata dal vicario generale di Milano Mons. Redaelli Martedì 28 Febbraio durante la convocazione in Curia del sacerdote meratese.


Sempre dal 1 Marzo, a Don Luca Pozzi, sacerdote originario di Lecco, è stato dato l’incarico di occuparsi della parrocchia di Perego e la mattina ha tenuto la sua prima messa, cercando di stemperare il disorientamento dei fedeli.
Don Mario, invece, ha chiesto ed ottenuto un periodo di tempo per riflettere e riprendersi dall’accaduto. In ogni caso non è prevista alcuna sospensione dal ministero ecclesiastico.
La Curia milanese non è riuscita a far passare sotto silenzio il discutibile provvedimento. Come detto la comunità dei fedeli di Perego è in rivolta e la vicenda è passata agli onori delle cronache nazionali, con spazio sui siti del Tg3 e del Corriere della Sera.
Gli stessi genitori e famigliari del giovane parroco hanno voluto far sentire la propria voce indirizzando una forte lettera alle autorità ecclesiastiche. Eccola per intero:
“Siamo i familiari di don Mario. Non possiamo tacere davanti a questa ingiustizia subita da nostro figlio! Neanche il peggior criminale viene condannato negandogli il diritto di difendersi e voi uomini di Chiesa dovreste essere ben lungi da questi comportamenti. Avete, invece, tramato alle sue spalle; lo avete trattato come un cane senza rispetto e dignità.


Don Mario è una persona ben consapevole del suo ruolo di prete e come tale si è sempre comportato. I suoi parrocchiani gli vogliono bene e lo stimano perché è coerente nelle opere e nei fatti al Vangelo. La domanda che ci facciamo è: perché non avete parlato con lui? Le persone civili parlano dei loro problemi a 4 occhi e insieme cercano la soluzione migliore.
Non capite che agendo così seminate solo astio, malumore e odio, anche tra i parrocchiani, che da un giorno all'altro si trovano davanti un'altra persona, senza avere la possibilità di capire il motivo di tutti questi cambiamenti? Le persone non hanno più le fette di salame sugli occhi.


Si interrogano; si fanno idee e opinioni e traggono le loro conclusioni e, così, voi uomini di potere ne restate screditati. Se il vostro comportamento si rifà al Vangelo - come voi dite, spiegateci voi cosa vuol dire amare il prossimo, praticare la fratellanza, l'umanità, la giustizia, la carità e la tolleranza? Dimostrate di non avere neanche un briciolo di rispetto e coscienza umana!
Don Mario si è sempre adoperato con serietà, professionalità, amore e dedizione, cercando di coinvolgere i parrocchiani in attività di crescita spirituale e comportamentale e ora voi calpestate senza rispetto la dignità di un vostro simile solo perché ha avuto il coraggio di esprimere le sue idee. Sono queste motivazioni sufficienti per un trattamento così ingiusto e doloroso?”
http://leccoprovincia.it/index.php?option=com_content&view=article&id=3082:perego-don-mario-costretto-a-lasciare-la-sua-comunita


e una mail, sullo stesso tema, al gruppo sullasoglia@yahoogroup.com:


Caro don Mario…


don Franco Barbero


Si avvicinava intanto la Pasqua dei Giudei e Gesù salì a Gerusalemme. Trovò nel tempio gente che vendeva buoi, pecore e colombe, e i cambiavalute seduti al banco. Fatta allora una sferza di cordicelle, scacciò tutti fuori del tempio con le pecore e i buoi; gettò a terra il denaro dei cambiavalute e ne rovesciò i banchi, e ai venditori di colombe disse: «Portate via queste cose e non fate della casa del Padre mio un luogo di mercato». I discepoli si ricordarono che sta scritto: "Lo zelo per la tua casa mi divora". Allora i Giudei presero la parola e gli dissero: «Quale segno ci mostri per fare queste cose?». Rispose loro Gesù: «Distruggete questo tempio e in tre giorni lo farò risorgere». Gli dissero allora i Giudei: «Questo tempio è stato costruito in quarantasei anni e tu in tre giorni lo farai risorgere?». Ma egli parlava del tempio del suo corpo. Quando poi fu risuscitato dai morti, i suoi discepoli si ricordarono che aveva detto questo, e credettero alla Scrittura e alla parola detta da Gesù. Mentre era a Gerusalemme per la Pasqua, durante la festa molti, vedendo i segni che faceva, credettero nel suo nome. Gesù però non si confidava con loro, perché conosceva tutti e non aveva bisogno che qualcuno gli desse testimonianza su un altro, egli infatti sapeva quello che c'è in ogni uomo. (Giovanni 2,13 -25)






Caro don Mario Bonfanti


Più volte ho commentato queste righe del Vangelo di Giovanni rilevando le concordanze e le discordanze con gli altri vangeli, i suoi significati simbolici ed il suo messaggio pregnante. Qui oggi il brano evangelico ha suscitato in me un immediato collegamento con un recente fatto di "cronaca ecclesiale". Un giovane prete di Lecco si è dichiarato disponibile e favorevole alla benedizione delle coppie gay e lesbiche credenti. E' scattata immediatamente la reazione della curia ed è stato allontanato dalla sua comunità che, con la sua famiglia, ha solidarizzato con lui. A parte il fatto che la gerarchia non conosce né garbo né democrazia, qui il contrasto segnalato dal Vangelo trova una chiara esemplificazione. Mentre nella chiesa-tempio si accolgono volentieri ladri e sporcaccioni, corrotti e puttanieri, mafiosi e sfruttatori, si allontanano le persone che con coraggio profetico manifestano idee e vivono la tensione verso una comunità più respirabile ed accogliente.
Non hanno sbarrato le porte a don Verzè o a Berlusconi, a Formigoni e alla sua cricca, a cardinali ladroni come Marcinkus, ma hanno rimosso questo giovane prete che, Vangelo nel cuore, vuole fare della chiesa una comunità calda, non discriminante.


La cacciata dei mercanti dal tempio oggi non avviene più: il tempio-chiesa nei suoi momenti più ufficiali invita nei primi posti, con tanto di comunione, ladri ed assassini, criminali e signori del capitale. Non dimenticherò mai le complici mani di Wojtyla che diede la comunione al dittatore Pinochet, stimato e proclamato allora come "difensore della fede". Questa è una storia che purtroppo continua e crea scandalo, sconcerto, allontanamento in tanti uomini e donne che pensavano alla chiesa come testimone della vita e del messaggio di Gesù. Caro don Mario, ora ti hanno "spedito" via con argomenti farisaici. Vorrei dirti che hai gettato un seme fecondo. Nella preghiera e nel confronto, nella vicinanza e nel sostegno di una grande quantità di cristiani, di teologi e di teologhe, a partire dalla comunità di Perego, troverai la forza e la fiducia necessarie per proseguire il tuo cammino.


La barbarie delle strategie gerarchiche può essere affrontata senza perdere di mira che la chiesa è ben altro dalla gerarchia. Con mitezza e con coraggio si può continuare un ministero dalla parte di chi è escluso. Penso alla mia piccola esperienza personale e comunitaria: quando la gerarchia credette di avermi chiuso la porta, mi si aprì un portone e il mio ministero ricevette da Dio il dono di numerosissime nuove relazioni con ersone, gruppi, comunità. Una "maledizione gerarchica" può trasformarsi in una benedizione di Dio.
Quanti preti, teologi, cristiani e cristiane hanno compreso, proprio a partire da una "sanzione"ecclesiastica, che l'obbedienza al Vangelo è l'unica vera "obbedienza" del cristiano adulto e consapevole. Senza rabbia, senza
violenza si apre spesso un sentiero nuovo perchè ci sono molti figli e figlie di Dio che attendono chi abbia il coraggio di mettere al centro il Vangelo e le persone.


Non potrò mai dimenticare


La vicenda di don Mario di Lecco mi ha richiamato alla memoria una esperienza personale di molti anni fa.


Era il 7 settembre 1965. Prete da pochi anni, ero già marchiato come "prete rosso". Di tanto in tanto nei vari "fogli" o settimanali o bollettini compariva qualche "noterella" non proprio elogiativa nei miei confronti... Mi addolorava soprattutto il fatto che i miei genitori, cattolici di stampo tradizionale ma non bigotti, avessero a soffrirne.
L'ultima volta che vidi mia madre (morirà d'infarto quattro giorni dopo), prima di partire per un corso di "esercizi spirituali", ebbi da lei parole che non potrò mai dimenticare: "Franco, so che si dice che sei... comunista e fai cose
strane, ma io so perchè tu ti comporti così... Io sono d'accordo con te...". Da quel giorno compresi ancora meglio che potevo fare a meno del plauso degli addetti alla istituzione e della benedizione del vescovo.


Un cristianesimo molecolare


Oggi una gerarchia espulsiva ha creato una situazione nuova: sono molto più numerosi i credenti in Dio "fuori del tempio". Per questo forse dobbiamo rifarci fiduciosamente ed appassionatamente alla prassi di Gesù: non
malediceva e non disertava la sinagoga, ma incontrava le persone lungo i sentieri profani della vita quotidiana e lì annunciava e testimoniava il regno di Dio.


Il cuore del problema è qui: scoprire che Di non è prigioniero di una chiesa faraonica, gerarchica, ridotta a casta, ma raggiunge i cuori dentro la piccolezza dei sentieri quotidiani.
E' proprio l'esperienza di oggi: c'è una chiesa viva fuori dall'ufficialità che cresce e si ramifica nutrendosi di Vangelo in percorsi di gruppi e di comunità. Il "sacro recinto del tempio" è sempre più freddo e vuoto, popolato da gelide statue marmoree, da madonne di gesso e da cardinali carrieristi. Quella chiesa "immobile" ha poco in comune con gli uomini e le donne che camminano nella storia cercando un Dio amico ed accogliente.
C'è più chiesa fuori dal tempio che dentro le istituzioni religiose. E' questo il fiorire del Vangelo di Gesù di Nazaret.


don Franco Barbero


9 marzo 2012


http://donfrancobarbero.blogspot.com/2012/03/commento-alla-letturabiblica_09.html
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