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sabato 24 marzo 2012

risposte alla proposta: le mail di Paolo Bertagnolli, Nuniza e Aldo

Da bambino ho avuto fiducia nella mamma e nel papà. Un po’ più grande ho cercato fiducia in qualche amico col quale litigavo… più grande ho avuto fiducia in qualche maestro professore ecc. da adulto ho certificato fiducia nella donna che amo… da adulto ho trovato fiducia in qualche grande maestro, professore ecc… ho avuto fiducia nei figli, in qualche parente… ho cercato, ho tentato fiducia nell’uomo dei vangeli (soprattutto dopo il concilio), tuttora ho grande fiducia (maturata) negli uomini (non tutti) della mia chiesa, quella grande (il popolo del regno), che mi riportano sempre a quell’uomo della risurrezione! A quell’uomo risorto (così fu visto da quegli uomini che col passare del tempo meritano fiducia). Ora che ho tanti lustri vissuti, mi pare di sentire ancora quell’Uomo che mi dirà:"non preoccuparti, fidati di me". E sono felice, perché mi ha toccato il cuore e la mente.
Grazie dell’attenzione
Aldo


Caro Giuliano,
hai invitato gli amici a dichiarare le ragioni perché si sentono credenti, atei, agnostici o altro.
Il tuo invito mi è giunto alcuni giorni orsono e, in un primo momento, avevo deciso di non rispondere: troppo difficile, personale, una risposta esaustiva; oggi mi sono detto che quanto chiedi ha un senso, almeno un senso per coloro che vorranno risponderti: potranno, forse, interrogarsi sul proprio essere in rapporto con il religioso, quindi cercherò, nel mio piccolo, di esporre la mia posizione.
Mi sento di definirmi "credente", credente in un Dio che, per educazione, ma anche per scelta, definisco (il vocabolo è, in sè, una bestemmia: come si può pretendere di "definire il divino?) quello Cristiano, ma mi si confà molto di più il termine usato da un amico, quello di "GESUANO".
Il Gesù dei Vangeli, molto più di quello delle lettere paoline, mi avvicina al divino: un uomo che in tutta la sua vita ha predicato e vissuto l'attenzione per l'altro, lo ha saputo amare profondamente, ha fatto una scelta radicale per gli ultimi, gli emarginati, per tutti coloro che la cultura, la "religione" dei suoi tempi escludevano dal consesso civile: ciechi, storpi, lebbrosi, ecc. E non ha mai condannato alcun uomo, ma ha condannato il male che da loro promanava, ebbene, quest'uomo ha, secondo me, una grandissima aurea di divinità.
In noi, secondo me, c'è una forte aspirazione per il perfetto, il divino, appunto, e la mia educazione, ma anche tutta la cultura di cui sono impregnato, mi fanno preferire il cristianesimo come strada per tendere al divino.
Capisci che questo non mi fa assolutamente dire che " la mia religione è quella vera": in ogni religione, in ogni scelta profonda dell'uomo, c'è il divino, anche nell'ateo. Forse mi viene da pensare, manca nell'indifferente, in colui che, per una qualche sua ragione non prende partito.
Vedi, nel cristianesimo, forse in modo più evidente, si trova l'attenzione verso l'altro, non, naturalmente, nella curia romana o nelle varie situazioni di molti, troppi, episcopati "cattolici" che scelgono di riconoscersi in quei poteri temporali che garantiscono loro ed i loro benefici, ma in tutti quelli che fanno scelte radicali a favore degli ultimi: coloro che denunciano le sperequazioni esistenti nella società umana, coloro che gridano quotidianamente contro le ingiustizie, che non si riempiono la bocca di termini quali "valori non negoziali", ma poi si dimenticano di denunciare il commercio delle armi, le spese militari sempre più alte, il mercato come unico dio e, invece, tacciono di fronte all'impoverimento dei più deboli, non si alzano per denunciare il peccato dei respingimenti, non denunciano, definendolo peccato grave, l'appropriarsi dei beni comuni, siano questi l'acqua, il disboscamento selvaggio di intere zone del pianeta: hanno sì fatto un bellissimo documento su Pace, Giustizia e Salvaguardia del Creato, ma, purtroppo, si sono fermati all'enuciazione di pricipio e troppo spesso, appunto, si sono dimenticati di denunciare i cento, mille comportamenti contrari, ebbene, i cristiani in cui mi riconosco sono quelli che, appunto, non si fermano ai grandi annunci, ma lavorano perché l'attenzione all'uomo divenga primaria.
Rileggendo quanto ti ho esposto, mi chiedo: son stato abbastanza chiaro? Ho risposto alla tua domanda? Non lo so, ma so che la mia posizione sul tema Fede si riconosce in queste parole. Forse potrei meglio esprimere la mia posizione, ma temo che ti annoierei.
Paolo Bertagnolli
 


Provo a raccogliere l'invito con le parole più semplici ed essenziali che ho trovato.
Per me credere è stato sperimentare che c'è una libertà, quella di poter amare.
Senza temere di perdere la propria identità, perchè il nostro nome è già stato pronunciato:figli di Dio.
L'ho scoperto quando mi pareva di averla persa ed ho dovuto cercarla...quella che ero stata.. quella che avrei voluto essere...quella che ero diventata.......
Ne è venuto che è passata la paura.. di vivere
Nunzia
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