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domenica 25 marzo 2012

RISPOSTA ALLA PROPOSTA: dottor MAURIZIO BENAZZI

Caro Giuliano,



spero di non deluderti se non ti scrivo il pensiero di base (più che dottrina) di chi, come me, si ritiene semplicemente vicino (ma non iscritto) alla Società degli Amici. Per fare bella figura ovviamente cerchiamo di presentare un ordinamento sistematico delle nostre convinzioni come nel caso recente di un intervento propostomi da inserire in una tesi di Laurea di un valdese critico sulla sua chiesa evangelica. Tu hai fatto una domanda strettamente personale e in termini personali ti rispondo.


Non posso farne a meno di non aver fiducia in Dio. In qualche modo mi tiene
avvinghiato a sé ed è come se non potessi fare altrimenti; se nei primi anni
dopo la morte di mio padre - avvenuta nel 1991 -riscoprii la necessità di avere
una roccia sulla quale poggiare dopo i trent'anni di età, come ricerca di senso
della vita dopo una giovinezza all'insegna dell'evasione da qualsiasi
preoccupazione, la situazione oggi non è più la stessa. La paura del vuoto è
scomparsa, allora invece era predominante. Forse verosimilmente è la roccia
che non può fare più a meno di me?


Ci ho provato più volte ad allontanarmi ma non ci sono proprio riuscito ed
ho cercato di fare di tutto per raggiungere almeno una distanza.
Se in una fase iniziale cercavo come "credente" nel sacramentalismo (e forse
anche nell'aspetto miracolistico) del cattolicesimo popolare una via per
inserirmi in una comunità parrocchiale, anche come persona impegnata nel
sociale, non riuscii proprio ad aprirmi con gli altri frequentatori delle Acli. Sull'omosessualità non ne feci cenno a nessuno, salvo al confessore. Proprio l'aspetto della mia omosessualità mi portò poi a cercare delle risposte sui libri, che i culti non riuscivano a darmi. Sapevo, anzi ne avevo la certezza, che non potevo modificare il mio orientamento sessuale così come era indicato nella dottrina e dai preti nelle omelie domenicali. Un po' meno dai frati, ma non più di tanto. C'era sempre qualche un "genio" bizzarro da indagare nel DNA.


Dunque sperimentavo un'esperienza di impotenza spirituale di relazione col
divino, che mi ha creato non pochi periodi di astinenza sessuale nonsenso e
soprattutto di impaccio col mio corpo fisico. Ad esempio la ricerca del buio
era una costante durante i rapporti sessuali. Come un voler nascondersi.
Quando mi sono avvicinato al luteranesimo, ove rimasi per circa 5 anni con
difficoltà significative a livello linguistico, cercavo in buona sostanza una risposta alla mia incapacità di cambiare per come ero in realtà e affidare a Dio soltanto la mia limitatezza umana. Oggi non penso che sia un limite. Anzi.
Incontrai la prima volta che varcai il tempio in zona Turati a Milano una
transessuale che in sacrestia mi accolse, forse intuendo la mia ricerca. Io non sospettavo assolutamente della sua situazione e che stava per realizzare nel diventare una donna. Non so se per mia ingenuità maquando altri amici e amiche italiane mi raccontarono della sua operazione, rimasi sorpreso. Nemmeno il suo stare in sacrestia durante il passaggio (funzione liturgica simile alla confermazione) mi aveva fatto sorgere il dubbio. Diceva che non voleva creare curiosità.Era anche un ragazzo comunista con qualche impegno pubblico e ho al momento pensato che la sua dimensione sociale poteva temere una conflittualità ideologica. Cosa non desueta negli ambienti del Partito della  Rifondazione Comunista. Lui, divenuta poi lei, non aveva evidentemente in gioco delle ricerche di risposte nella propria sorte ultraterrena. Gli piaceva la pomposità delle liturgie luterane, il gran effetto scenico della tradizione sostanzialmente cattolica. Il partito di Lutero a mio avviso era ed è cattolico, soprattutto nelle (ex) chiese di stato del nord Europa. Il pronunciamento della Chiesa di Danimarca a favore dei matrimoni religiosi
non è affatto uno strappo dalla tradizione: l'etica non appartiene alla materia dell' ortodossia liturgica. Semmai può essere un'opportunità per adeguarsi ai tempi e resistere storicamente, laddove i cattolici non sono più riusciti con la loro evangelizzazione a recuperare il consenso popolare. Nemmeno con ingenti campagne finanziare per il sostegno dell'obiettivo.


E' stato un contrasto di natura pastorale sul vecchio vizio degli ecclesiastici (in quella chiesa si chiama Vicario, nella tua Vescovo) di voler imporre la sua visione delle cose sulla realizzazione di un ufficio ecumenico itinerante (allora pensai a una sorta di dialogo non solo fra le confessioni cristiane ma anche con la radice ebraica) che nonostante l'approvazione del Sinodo (che è il massimo organo decisionale evangelico) mi disse a distanza di un'ora dalla delibera e alla sola presenza del vicedecano che potevo scordarmelo. Nulla poteva in sostanza passare senza il controllo delle chiese tedesche, da cui proveniva. La questione della partecipazione del pastore di Milano alle celebrazioni del ricordo nel cimitero di Costermano (ove sono seppelliti non solo soldati tedeschi ma anche criminali nazisti) fu la goccia che fece traboccare il vaso. Cercavo un Dio che non parlasse più la lingua germanica. Sebbene lo svizzero tedesco sembri molto simile, finché non conoscete il carattere di quelle terre.


Mi fu proposto da un pastore riforamto, al termine di uno studio universitario triennale presso i valdesi, un periodo trimestrale di sostituzione di un pastore di Locarno, che aveva assunto incarichi sui media svizzeri. Accettai in quanto nel tempio luterano era più il tempo che trascorrevo con la minoranza riformata svizzera che parlava solitamente la lingua italiana che la componente tedesca. Conoscevo non solo gli usi ma soprattutto la loro dottrina: mi interessava soprattutto la pneumatologia zwingliana e l'etica del prof. Leohnard Ragaz. Al mio rientro in Italia la frequentazione della comunità valdese è stata assolutamente negativa. Non mi ritrovavo quasi in niente. Avevo in qualche modo assorbito, interiorizzato il mondo che avevo frequentato. Non è quindi una sorpresa a me stesso la mia contestazione e la conseguente richiesta di disiscrizione dalla lista dei membri di chiesa milanese fatta ad un aspirante pastore, che amava parlare nei sermoni di anticomumismo, in funzione pro partito ecologista.


Il rapporto coi pastori locali non è stato dei migliori: nonostante la concordia di Leuenberg e gli studi presso i valdesi a Roma mi fecero rifare il periodo dottrinale per la con Confermazione. Loro ora sono a Roma, capitale di tutti i peccati. E' comunque una questione, come puoi intuire, di carattere strettamente personale, nel senso che riguarda la mia persona e la mia dignità spirituale, che può evidenziare solo la natura etnica di quella chiesa, che è un porto di mare per gli africani ma non per gli italiani. Sono fiero di aver un cognome bergamasco (anche se potrebbe sembrare emiliano ai più) e non me ne vergono. Anzi!


Con la morte mio padre aveva sperimentato, solo all'ultimo respiro, la
riconciliazione in una speranza eterna. Feci esattamente quello ma decisi di
farlo subito, senza aspettare la chiusura della porta dell'esistenza umana. Le altre frequentazioni assidue o sporadiche di templi (ADI, Fratelli, Avventista, Battista), della sinagoga riformata Lev Chadash (esclusivamente ai tempi della rabbina, che fu fatta poi sgomberare dai maschi ebrei), di certe forme meditazione buddista (non esiste un solo buddismo come saprai e quello che è prevalente in Italia non è affatto raccomandabile per un cristiano adulto) sono stati dei passaggi importanti per conoscere le persone in primis e scambiarsi le rispettive esperienze. Il legame di amicizia con gruppo ebraico Etz Cahol continua tutt'ora nonostante i fondatori abbiano sciolto l'associazione. Il legame di amicizia col Vicario dei sufi milanese è stato interrotto dal comune padre celeste. Non viaggio nel sud Italia per scelta anche se in Calabria continua i suoi studi su marrani e dintorni la rav Barbara Aiello. Ci vorrebbe forse un compagno della Calabria a stimolarmi verso quelle terre... per me troppo tradizionaliste e incompatibili con le mie idee.


Ritornando alla tua richiesta forse il fatto di non aver avuto un "approdo"
sicuro, certo, programmato (anche da me stesso) con una confessione
religiosa mi ha portato a sperimentare l'Amore di Dio che evidentemente è di
gran lunga percepibile nel quotidiano rispetto a una relazione diciamo
ordinaria. Forse è anche l'effetto di una idealizzazione ma sono certo di
sperimentare personalmente le continue prove della sua vicinanza nella mia
vita: dal lavoro, ai rapporti affettivi nel mondo, al mio corpo, alla
manifestazioni varie dello Spirito, ecc.


So bene che non posso contare sempre su queste e proprio per questa ragione
non amo parlarne. Non sono proprio un missionario e non saprei proprio cosa
dire come suggerimento pratico per la scelta di una confessione. Sperimento la libertà di Dio. Avverto la sua libertà nella mia vita. La Fede non è per me un'ideologia o un gruppo di dogmi a cui far riferimento. E' l'ascolto e la sperimentazione della relazione fra persona e la Misericordia. Non uso
volontariamente l'articolo indeterminativo e nemmeno un riferimento ad un
preciso testo c.d. sacro. Io leggo volentieri anche il tuo blog quando posso
e non lo ritengo un dono di Dio inferiore ad altri.


Non posso farci niente ormai se la penso così. E' Lui che non può fare a meno dei miei occhi che leggono il mondo. Anche se la vista dopo i 48 anni tenderà a diminuire. Grazie dell'accoglienza e buone cose nella tua vita. Sollevo le mani giunte al viso come segno di saluto. Peccato che lo shalom nei templi cristiani non crei delle varianti come queste per esprimere il segno di pace.


A proposito ho mantenuto il gesto di Zwingli di mangiare carne di maiale il
venerdì prima di Pasqua. Non saprei dirti ma quell'approfondimento dello
studio sullo Spirito (che oggi considero Universale e non solo cristiano) mi
ha consentito di parlare perfino con gli ortodossi, nonostante le visioni etiche che ci separano inevitabilmente.


Come è bello il mondo. Io non ho dubbi o incertezze. Così come non li aveva
mia madre morta santa, secondo le linee di Santa Romana Chiesa. Diciamo che pur non essendo montari siamo una famiglia un po' testarda che ha fiducia
nell'unico Creatore.


Dott. Maurizio Benazzi
Nota mia: ringrazio l'amico Maurizio per la sincerità dello scritto e la simpatia dimostrata.
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