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venerdì 2 luglio 2010

Il terrorista e la martire

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di AISHA – L’ho scritto, detto, ripetuto fino alla nausea. La stragrande maggioranza dei media Occidentali fanno passare e amplificano unicamente le notizie che fanno comodo a loro o ai governi ai quali spesso e volentieri sono asserviti.

Una donna musulmana viene picchiata dal marito musulmano.
Ecco cosa leggiamo e ascoltiamo in giro dopo gli avvenimenti:

“Terrorista, vergogna, guarda cosa ti fa diventare l’Islam, religione dell’odio!” e via di seguito.

Una donna musulmana viene uccisa da un occidentale solo per il fatto di essere tale e di indossare l’hijab, il velo islamico.
Ecco cosa leggiamo e ascoltiamo in giro dopo gli avvenimenti:

“ “

No, non è un errore di battitura. Non leggiamo e non ascoltiamo un bel niente, perché nessuno o quasi lo sa, nessuno ne scrive e nessuno ne parla.
E che schifo, aggiungo.

Ve ne parlo io oggi, quindi, di un episodio simile, ad un anno dalla scomparsa di Marwa El Sherbini, farmacista, uccisa appunto da un razzista islamofobo davanti agli occhi del suo bambino di tre anni e del marito.

Questa donna, musulmana praticante, viveva e lavorava in Germania. Aveva una trentina d’anni, era di origini egiziane. Aveva una famiglia composta da un marito, anch’esso arabo, e da un bel bambino di tre anni. Lavorava come farmacista, quindi una cosiddetta donna “perfettamente integrata nella società”, o come si dice.

Ad un certo punto della sua vita un tizio, suo vicino di casa, tedesco, ha iniziato ad insultarla reiteratamente in maniera pesante. La chiamava “Terrorista”, “Prostituta islamica” (utilizzando un termine meno pulito ma che io non voglio utilizzare, perciò lavorate di immaginazione…), continuando a tormentarla intimandole di togliersi il velo.

Questa donna, stremata dalle continue ingiurie, alla fine ha deciso di denunciare quest’uomo. Visto? Non ha detto al marito di mettergli una bomba in casa… Ha seguito la legge, contrariamente a quello che avrebbero potuto immaginare persone che ragionano come questo giovane terrorista occidentale, probabilmente di estrazione cattolica, che ha ucciso una pacifica madre di famiglia egiziana e musulmana…

Già, il terrorismo non ha paese né religione. Lo avreste mai detto?

Dunque, dicevamo che ha denunciato questo bell’esempio di crudeltà, ignoranza e stupidità umana.
Il giorno del processo lei e la sua famiglia si sono recati in tribunale. La prima testimonianza è stata quella del ragazzo tedesco, il quale, durante la sua difesa, ha ben pensato di chiedere al giudice per quale motivo ai musulmani fosse permesso di essere in Germania, perché non fossero stati deportati dopo l’ undici Settembre del 2001 esprimendo al contempo la sua opinione, ovvero che li riteneva essere dei mostri…

Successivamente ha reso testimonianza Marwa, che, al termine della sua deposizione, ha scelto di andarsene a casa senza attendere oltre assieme alla sua famiglia.

Quando stavano per uscire dalla porta, l’imputato è improvvisamente balzato addosso alla donna, ferendola mortalmente con più di 15 coltellate sulla parte superiore del torace e alle braccia. Il marito, tentando di difenderla, ha ricevuto a sua volta 16 coltellate. Non c’erano inoltre guardie presenti, quel giorno.
Quando la sicurezza è stata allertata, è sopraggiunta una guardia che, vedendo la scena senza sapere come erano andati i fatti, pensò bene di sparare al marito di Marwa, perché vedendolo straniero, e (ai suoi occhi) peggio, musulmano, ha immaginato che fosse stato lui ad aggredire la donna. Anche il bambino è stato ferito durante le varie colluttazioni.

Marwa è morta in tribunale pochi istanti dopo, il giorno 1 Luglio 2009. Il marito è rimasto in coma per due giorni, e successivamente ha dovuto curarsi per svariato tempo a causa della gravità delle ferite infertegli dall’assalitore e da chi doveva, fra l’altro, difendere lui e la sua famiglia.
Alla fine il tedesco è stato condannato per omicidio, tentato omicidio e gravi lesioni personali; inoltre il Procuratore della Repubblica ha citato fra le cause dell’accaduto la perfidia e la cattiveria basate sull’odio contro i non europei e i musulmani.

Conclusioni?
Il giovane tedesco è un terrorista, la giovane Marwa una martire dell’Islam, uccisa unicamente per il fatto di essere una musulmana praticante.
Sì, una martire. Perché per l’Islam significa essere martiri quando si viene uccisi in questa maniera, quando si combatte in guerra nella triste e consueta nonché universalmente praticata maniera per difendere il proprio paese, quando si muore per una malattia o durante un parto… Visto? Il martirio nulla a che fare con il tanto sbandierato “terrorismo suicida”, che non è tale ma soltanto, appunto, terrorismo suicida… Ma ha a che fare con un terrorismo omicida invece, in questo caso da parte di un occidentalissimo giovane.

Gente, imparate a discernere il buono dal cattivo indipendentemente dal loro paese di provenienza e dalla religione che professa. Imparate a scegliere la notizia che è da considerarsi attendibile e quella meno, spaziate fra le fonti di informazione, internet compresa, che è un grande aiuto, visto che, almeno fin’ora, è ancora libera e liberale… Non bevete tutto quello che vi dicono, pensate con la vostra testa, e andate oltre il pregiudizio. Non fate la consueta, superficiale e infondata equazione Islam=Terrorismo. Sarebbe come dire Pace=Guerra, come scrisse Orwell in “1984″…
Ma non è il nostro caso, credetemi. La nostra realtà di musulmani è davvero ben diversa da come viene dipinta.

Chissà, forse il poliziotto che ha sparato al marito di Marwa ha imparato ad andare oltre gli stereotipi, ora. Il giovane tedesco non si sa, ma di sicuro ne avrà di tempo per provare a farlo, dato che ha avuto l’ergastolo.
Sì, ha rovinato la vita di due famiglie, la sua e quella di Marwa, semplicemente perché non poteva sopportare di vedere la sua vicina di casa con il velo.

Però la morte di Marwa può servire a qualcosa, se la si osserva con gli occhi dell’intelligenza e del cuore. A capire che il male non è costituito dal “diverso”, e che “diverso” non è sinonimo di male, ma è solamente… Diverso.

Marwa El Sherbini, 7 Ottobre 1977 – 1 Luglio 2009
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