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domenica 3 giugno 2012

ASPETTANDO GODOT E LA CONFUSIONE SOTTO IL CIELO

Al centro di una crisi di sistema dalle dimensioni del tutto inedite i protagonisti della vicenda politica italiana continuano a fornire scarsi segnali di vitalità, ormai sovrastati da una sfiducia complessiva espressa dall’insieme dell’opinione pubblica che ha raggiunto vette impressionanti nelle sue più diverse espressioni di giudizio.


Emerge anche un totale distacco tra le opinioni, un muoversi convulso e contraddittorio nelle espressioni di giudizio e nella valutazione delle gravissime fratture sociali che si sono aperte sul terreno dell’economia, della convivenza sociale e civile: non certo colmabili con i reiterati inviti all’unità che rasentano ormai l’espressione di un vieto e antistorico nazionalismo; tanto più che il tema dell’Europa, del tutto decisivo, ci vede praticamente spettatori sul piano politico e dalla parte delle vittime dell’efferatezza sociale del neo-liberismo sul terreno economico.


L’occasione, però, è buona per sottolineare un dato che emerge oggi dalla lettura dei giornali (la “preghiera dell’uomo moderno” scriveva Hegel, anche se, oggi come oggi, una preghiera piuttosto sconsolante).


Il riferimento è alle “Mappe” settimanalmente curate da Ilvo Diamanti per “Repubblica” (Repubblica che, per scritto del suo guru di riferimento Eugenio Scalfari smentisce la nascita di un proprio partito: è il momento delle smentite, sotto quest’aspetto. 24 ore prima era arrivata quella della FIOM): in questo frangente Diamanti espone e commenta i sondaggi elettorali svolti dal suo istituto “Demos” e proprio da questa lettura emergono alcuni elementi di contraddizione molto importanti, cui facevo riferimento poco sopra:


1) Il quadro dei partiti registra il PD nettamente come partito di maggioranza relativa al 27,5%, seguito da un PDL in discesa libera al 17,4% ormai incalzato dal Movimento 5 Stelle collocato al 16,5%. Tengono UDC e IDV, cala SeL, evapora FLI, s’inabissa la Lega Nord. Questi i dati esposti sul piano specificatamente numerico;


2) Il primo elemento di forte contraddizione, all’interno delle valutazioni sviluppate da Diamanti, riguarda il gradimento degli uomini/donne politici: ai primi posti Monti e i suoi ministri Fornero e Passera, con l’inserimento di Montezemolo. Dunque un’indicazione netta: il voto ai partiti prescinde dalla fiducia nei leader, ed è questo un segnale, in tempi di fortissima ascesa nel meccanismo della personalizzazione della politica, da valutare con grandissima attenzione;


3) Diamanti non enfatizza, nell’espressione grafica delle sue tabelle, il dato dell’astensione. In un angolino però si comprende come quota 40% sia ormai considerata stabile. Se aggredibile o aumentabile dipenderà, probabilmente, da alcuni fattori non ancora chiari: in particolare, in vista delle politiche, da una nuova legge elettorale;


4) Ancora sorprendente il titolo del servizio: “Il Partito che non c’è”. Con l’articolo di commento così titolato: “Il vento del cambiamento e la sordità delle oligarchie: così l’Italia resta sospesa”.






Il messaggio conclusivo sembra essere assolutamente chiaro: il 27% assegnato al PD non se lo fila nessuno, si tratta di un dato del tutto provvisorio, non identificabile nella possibilità di costruire su di esso una concreta alternativa politica.


L’attesa è per ben altro, insomma: si direbbe, davvero, per un “Partito del Governo”, un nuovo centro di riferimento capace di occupare lo spazio lasciato libero dalle ormai tramontate velleità centriste e dal disfacimento del centro-destra, relegando il PD alla minoranza della “foto di Vasto”.


Il rischio, insomma, è quello di un’operazione di notevole portata capace di condurre a legittimazione il meccanismo di affrontamento della crisi da “destra” portato avanti in questi mesi nella logica della “macelleria sociale”: questo nonostante i tentativi di legittimazione dei Democratici senza identità, e i colpi di coda dell’ormai “Cavaliere Inesistente”.


La mia opinione è quella di una sostanziale necessità di un’operazione di discesa nel campo elettorale da parte del Governo, anche perché la politica non ammette vuoti, e il riempimento possibile di una parte del vuoto che potrebbe essere svolto dal Movimento 5 stelle resterebbe comunque di tipo marginale, anche se elevato sul piano dei numeri, alla doppia cifra percentuale.


Proprio perché esiste questa necessità di misurazione dell’impatto politico portato dal Governo Monti anche sul terreno elettorale, il tema della legge elettorale diventa ancora più scottante: è necessario un sistema proporzionale, proprio perché così configurato il quadro politico non potrebbe che essere di tipo “costituente”, uscito da un evidente processo di riallineamento generale.


La forzatura del “bipolarismo italiano” ormai appare superata nei fatti e l’idea delle “coalizioni per forza” ha fornito davvero cattiva prova.


A sinistra sarebbe bene, a mio modestissimo giudizio, fare due cose, assieme ad una necessaria forte opposizione sociale di cui non si vedono tracce consistenti: dismettere l’idea della personalizzazione e della concessione al maggioritario proponendo una qualità dell’agire politico del tutto controcorrente rispetto a ciò che offre questo mercato oggi e ripensare alla forma della soggettività politica, in una dimensione unitaria e di forte tensione verso un’autonomia vera, fondata su nette istanze e opzioni, senza divisioni fasulle tra leader improponibili e, per di più, divisi tra loro da ruggini antiche e antistoriche.


Una “Costituente per la Sinistra ‘Alternativa” al fine di costruire un “Programma comune”: frasi vecchie che, oggi come oggi, potrebbero davvero tornare di buona attualità.


Savona, li 3 giugno 2012 Franco Astengo
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