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giovedì 3 maggio 2012

RILEGITTIMARE IL SISTEMA POLITICO ITALIANO: SISTEMA PROPORZIONALE ED ELEZIONI SUBITO



Queste brevi note rappresentano il testo di un possibile appello che pregherai i miei cortesi interlocutori/trici di diffondere, se condiviso, attraverso le loro reti di comunicazione: in particolare, se fosse possibile farlo pervenire ai dirigenti di SeL, della FdS, del nuovo soggetto ALBA, dei diversi gruppi socialisti, del nuovo Partito d’Azione, proprio perché ritengo che sia necessario, da parte dei soggetti politici fuori dal Parlamento e collocati (spero coerentemente) all’opposizione cercare di delineare, prima di tutto, una linea di orizzonte sul piano politico complessivo, prima ancora delle pur importantissime assunzioni programmatiche su questioni specifiche.


La questione prioritaria che emerge dalla realtà del nostro sistema politico, in tempi di così grande difficoltà dovuti a una crisi finanziaria internazionale usata dai ceti dominanti per ristabilire – a livello internazionale, e in particolare europeo- condizioni “ideologiche” di antico dominio di classe, è quella di una vera e propria rilegittimazione democratica.


Andiamo per ordine: il sistema è retto in questo momento da una diarchia, formata da un Presidente della Repubblica eletto, dal punto di vista politico, da un Parlamento la cui composizione di allora corrisponde agli attuali orientamenti, del corpo elettorale più o meno quanto corrisponderebbe il Parlamento del 1861 che votò la fiducia a Cavour e da un Presidente del Consiglio, nominato senatore a vita il sabato, incaricato di formare il governo il lunedì, mai passato attraverso una competizione elettorale come tutti i suoi ministri, capace, per di più, di nominare in posizione di totale deresponsabilizzazione commissari straordinari a temi delicatissimi e di grande rilievo, senza alcun passaggio parlamentare (un rimpasto mascherato al di fuori dal voto di fiducia).


Questo governo è stato legittimato da un parlamento di “nominati”, con la maggioranza assoluta dei suoi componenti nominato proprio dall’ex-leader di un governo di destra populista, personalmente implicato – da tempo – in una vicenda di gigantesco conflitto d’interessi e da una serie infinita di procedimenti giudiziari con alcuni capi d’imputazione che possono essere, a ragione, definiti come implicanti temi particolarmente “scabrosi”.


Non è stata avanzata alcuna proposta alternativa, sia sul piano della dinamica politica, sia dei contenuti programmatici e ci si è adagiati in una sorta di “limbo”: mentre il segretario del PD proclama la propria indisponibilità a promuovere un governo basato sulla forza e le competenze degli esponenti del suo Partito (non vogliamo vincere sulle macerie: davvero una frase infelice).


Tutto ciò avviene mentre a livello europeo si sta delineando soprattutto attorno all’esito delle elezioni presidenziali francesi uno scontro di grandissima portata, all’interno del quale le forze politiche italiane sembrano voler mantenere un ruolo del tutto subalterno, lasciando proprio a questo tipo di Governo il compito di rappresentare, insieme, la dimensione europea e la rappresentanza delle nostre istanze specifiche.


Il Governo addirittura invita i cittadini alla delazione e questo Parlamento si permette di modificare la Costituzione Repubblicana .


Il sistema elettorale delle liste bloccate è il vero punto di inquinamento nella vita democratica della Repubblica, l’elemento attorno al quale s’intrecciano oggettivamente sfiducia e disincanto da parte dei cittadini: fonte tra l’altro della più evidente manifestazione di trasformismo parlamentare mai verificatisi nella storia (sotto quest’aspetto pur sempre molto articolata) del Parlamento Italiano.


All’interno di questo quadro di vera e propria “delegittimazione democratica” è stata imposta una crescita esponenziale della pressione fiscale, aumentata la disoccupazione, sono stati tagliati servizi, peggiorata la condizione materiale di vita dei cittadini mentre emergono, dalla vicenda, della “questione morale” legata al finanziamento dei partiti e da altri scandali di varia natura (pensiamo alla Regione Lombardia) che legano assieme questione morale e questione politica, cifre da capogiro distolte per corrispondere a manovre finanziarie di una gravità inaudita: una situazione, ormai, del tutto insostenibile, della quale pare non si voglia cogliere fino in fondo l’assoluta gravità.


Verificheremo, lunedì prossimo, quanto questo stato di cose, pur sommariamente descritto, avrà pesato sull’esito dell’importante competizione elettorale amministrativa in programma, soprattutto dal punto di vista della partecipazione al voto.


Qualunque possa essere, comunque, l’esito della tornata elettorale è necessario ribadire con grandissima forza l’esigenza, urgente, indifferibile, di una rilegittimazione democratica dell’intero sistema.


Sono due i passaggi politici necessari allo scopo di ottenere, in questo senso, un primo risultato positivo:


1) Modifica del sistema elettorale. Deve essere questo l’ultimo atto di questa fase se albergasse un minimo di senso civico all’interno del Parlamento. Chiudere con dignità riportando il sistema elettorale a quello del 1946, comprese le tanto vituperate preferenze, proprio per fornire l’idea di una necessità “costituente” per l’intero sistema politico e costringere i partiti a uscire dallo schema del personalismo, riportando in campo i temi dell’identità e del programma. Certo, non esiste in questo senso, alcuna bacchetta magica e tutto, come nei film di Frank Capra, non accadrà in una notte ma un primo segnale importantissimo sul piano del metodo lo si dovrà pur dare, rispettando la Costituzione impostata su di un ruolo del Parlamento in senso “rappresentativo”;


2) Elezioni legislative generali in tempi brevissimi, al fine di rilegittimare (certo parzialmente) il sistema e consentire la formazione di un governo scelto comunque dal corpo elettorale attraverso la propria rappresentanza parlamentare.






Infine: perché mi rivolgo alla sinistra? Perché in questo momento la sinistra ha bisogno di un indirizzo politico concreto, di un obiettivo, di un’idea che traguardi la fase, consenta di raccoglierne le forze esistenti e quelle “latenti” o “in sonno”, ponga tutti direttamente davanti alle difficili ma ineludibili, esigenze della politica.


Savona, li 3 maggio 2012 Franco Astengo


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