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mercoledì 21 novembre 2007

Le donne musulmane: "Siamo state troppo zitte o siamo state zittite, adesso parliamo!"

Dal sito www.islam-online.it, traggo questo articolo di Amina Salina.

C'è un grosso equivoco di fondo quando si parla di multiculturalismo. Quando si affrontano problemi scottanti, come quello della violenza sulle donne, o altri come la questione del hijab, gli stereotipi si palesano davanti ai nostri occhi di musulmani europei abbastanza navigati per capire dove vuole andare a parare l'interlucutore istituzionale o meno.
Mentre la destra cavalca vecchi stereotipi da "cultura superiore" alla quale le culture "altre” dovrebbero inchinarsi con deferenza, come se il colonialismo non fosse stato abbastanza cruento e genocidi, la sinistra rispolvera vecchi arnesi da femminismo salottiero - come la pretesa distruzione dei ruoli all'interno della famiglia -un vecchio cavallo di battaglia del femminismo più deteriore che fa a pezzi decenni di separatismo per mettere d'accordo, nella laude al "monoteismo di mercato", la donna-manager mascolinizzata o perennemente glamour col senso comune.
Si dimentica che il peso del lavoro domestico e di quello fuori casa è aumentato con l'inserimento delle donne ai più bassi livelli ed ai più bassi salari nel mondo produttivo.Si dimentica che esso ha comunque favorito le donne ricche piuttosto che le povere in un paese in cui la mobilità sociale è zero e che molte donne operaie se potessero se ne ritornerebbero a casa. Si dimentica che il basso salario del capofamiglia e non la voglie di carriera delle donne hanno strappato le donne dal focolare, sconvolgendo sovente le famiglie e creando il presupposto per cali di natalità divorzi e separazioni. E che la pace familiare è oggi un ricordo essendo la famiglia ridotta spesso ad un albergo dove ognuno rientra quando gli pare, dove i componenti di ignorano a vicenda e dove la donna è sempre la serva di tutti, mentre nella famiglia islamica non è affatto così. Si dimentica che la violenza sulle donne è una costante del mondo moderno e che solo in Italia il trenta per cento delle donne italiane ne è stato vittima nel corso della vita. Quello stesso mondo moderno che genera violenza ingiustizia e guerra ritenuto l'unico possibile ed auspicabile dopo la vittoria del monoteismo del denaro sul comunismo.
Se un altro mondo è possibile che sia almeno diverso da questo altrimenti la violenza non ce la toglieremo mai di dosso. Se un altro mondo è possibile consideri l'anima e non solo il corpo, il cervello e non solo il denaro, valuti l'uomo e la donna per il coraggio l'onore e la fede e non per efficacia ed efficienza.
Gli stessi musulmani non si accorgono di essere proprietari di un tesoro. Mi ha detto un giorno Mohammed Nour Dachan che in una famiglia musulmana praticante la violenza non entra nemmeno per scherzo e che il massimo grado possibile può essere uno schiaffo. Se pensate che il Profeta Mohammed* riteneva una grave mancanza di educazione anche l'alzare la voce davanti ai propri familiari capirete che ovunque c'è Dio non può esistere violenza nè' sopraffazione.
Questo tesoro che è la famiglia islamica non esce allo scoperto ma sui media esce un ritratto dei musulmani assolutamente caricaturale e non corrispondente alla realtà: immagini di padri-padroni- magari col fiasco di vino in mano- contrabbandati per musulmani, gente con precedenti penali gravi i cui guai vengono imputati alla religione e non alla loro cattiva condotta. Donne ignare della religione intervistate come esperte solo perchè si chiamano Fatima e sono nate a Khouribga , altre che di islamico hanno veramente poco che chiedono la rappresentanza di una comunità di credenti mentre confondono l'islam con la tradizione. L'immagine della donna islamica è di una donna muta che rifiuta l'occidente, di bassa estrazione sociale, povera oppressa e che chiede aiuto alla Chiesa. Se ci sono donne musulmane velate che parlano e rivendicano diritti esse devono essere ridotte al silenzio per dare spazio alle non praticanti ed alle non credenti. Per fortuna ultimamente questa strategia ha mostrato la corda e finalmente è stato riconosciuto il ruolo dell'UCOII e delle moschee anche a livello istituzionale come unici rappresentanti nazionali dei musulmani in Italia. Siamo state troppo zitte o siamo state zittite, adesso parliamo.
Tornando al multiculturalismo è necessario superare l'approccio che vede le culture contrapposte tra loro, fisse ed immutabili. Nei nostri rapporti con gli attori sociali, enti locali, governo, associazioni femministe, associazioni di immigrati, sindacati e partiti noi possiamo portare valori come la stabilità delle nostre famiglie, il nostro spirito di sacrificio, la nostra responsabilità verso gli altri,il nostro riconoscimento del merito, la nostra disciplina.Questi valori mancano in Italia per una serie di ragioni che sarebbe troppo lungo spiegare qui. Questi valori uniti alla nostra spiritualità e al rispetto per le altre fedi e gli altri modi di vita- secondo il principio coranico per cui "non c'è costrizione in materia di fede"possono e devono arricchire la cultura occidentale migliorare la società in cui viviamo.
L'Islam, senza nessuno spirito di egemonia e rivalsa verso nessuno, può essere una via per gli spiriti inquieti d'occidente. I musulmani possono e devono essere amici delle persone di buona volontà nella lotta contro guerra fame, violenza e ingiustizia. È necessario che sia la cultura tradizionale islamica sia la cultura occidentale- laica o cristiana -entrino in contatto e si fecondino reciprocamente.
Nessuna cultura è ferma in un mondo in trasformazione continua. Allah (gloria a Lui l’Altissimo) crea continuamente le nostre condizioni di esistenza, sta creando un mondo nuovo e noi non dobbiamo temere di perdere noi stessi facendone parte. L'Islam come fede primigena ed universale si adatta a qualsiasi tempo luogo e condizione.Costruire l'Islam in Europa significa salvaguardare la Sunna cambiando alcune forme in cui questa viene trasmessa per adattarsi ad un diverso contesto.
Lo stesso concetto di italianità è un qualcosa di multiforme e mutevole e forse l'unica cosa in cui ci riconosciamo tutti è la Costituzione, peccato che i diritti sociali siano ormai ridotti a carta straccia. Costruire una cultura condivisa contro la barbarie significa costruire anche le condizioni per la dawa in Italia ed in Europa sconfiggendo la destra ed i neocoon ma anche quella parte della sinistra che ormai è preda del monoteismo del mercato e non vede altro al di fuori del presente.
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