Pagine

lunedì 21 aprile 2008

IL 'VUOTO' UTILE

Dal sito www.adistaonline.it riprendo questo articolo, chiedendo agli amici di Adista se hanno avuto sentore dell'esistenza di liste come Per il bene comune…e cosa si aspettassero dalla sinistra ‘ufficiale’...


IL "VUOTO" UTILE di Valerio Gigante e Claudia Fanti


Siamo all'anno zero.

Berlusconi non ha solo vinto. Ha trionfato. Per la terza volta. Solo che nelle prime due occasioni (1994 e 2001) aveva avuto diverse difficoltà a tenere in piedi la sua maggioranza, e i numeri parlamentari erano traballanti. Questa volta invece - riprendendo la celebre frase pronunciata da Previti nel ‘94 - la destra non farà prigionieri. Perché ha i numeri, perché gode di un consenso popolare molto più ampio di quello che tutte le più infauste previsioni potevano ipotizzare. E perché ha costretto la sinistra all'angolo. Anzi, l'ha letteralmente fatta uscire dal ring. Attaccata dall'esterno, la sinistra si è però anche logorata dall'interno, con la litania del voto utile. Perché - nonostante le rassicurazioni alla borghesia industriale, mercantile e clericale, rappresentata dalle facce di Binetti, Calearo, Del Vecchio, Colaninno, ecc. - nonostante un programma moderato sul versante sociale e monetarista come su quello del contenimento della spesa, il Partito Democratico non ha sfondato né a destra né al centro. Ha solo dissanguato la sinistra.

Ci aspetta così un Parlamento bipartito, in perfetto stile Usa. Ma senza quel diritto di "tribuna" che i sistemi anglosassoni "magnanimamente" concedono - all’interno del bipartitismo - alle minoranze. Così, tutta una fetta della società italiana, anche quella che - paradossalmente - ha sacrificato le proprie convinzioni sull'altare del voto utile, non sarà rappresentata. E il "vuoto utile" che la sinistra ha lasciato nelle aule parlamentari non potrà che rendere ancora più facile l'approvazione di una dolorosa litania di provvedimenti sul mercato del lavoro, gli sgravi alle imprese, l'immigrazione, i servizi sociali, la scuola, la pace, i diritti. Ma nei peggiori incubi di questi giorni torna anche lo spettro della riforma costituzionale, magari stavolta concordata con l'opposizione perché - la retorica politica degli ultimi anni ce lo ha insegnato - le "grandi scelte strategiche" del Paese vanno fatte insieme.

Qui però finisce il necessario - e magari liberatorio - lamento.

Perché la sinistra, questo è forse l'unico utile insegnamento che questa débâcle può aiutarci a ricordare, non può e non deve essere solo quella istituzionale e parlamentare. Senza nemmeno il bisogno di ricordare il rischio del "cretinismo parlamentare" paventato da Marx ed Engels, è necessario riconoscere che le cause del disastro non stanno tanto e solo nell'aver perso seggi (anche in virtù di una legge elettorale contrabbandata come proporzionale ma che, oltre che essere assurda, è soprattutto anticostituzionale ed antidemocratica, perché vanifica l'espressione di milioni di elettori); la questione è che la sinistra ha perso credibilità, radicamento sul territorio, capacità di leggere, interpretare e farsi carico delle esigenze profonde di quella parte della società italiana che dovrebbe rappresentare. E se la classe operaia - e non da oggi - vota Berlusconi Fini e Bossi, oppure non vota e basta, una riflessione toccherà farla. E toccherà anche riflettere sull’opportunità di tornare a considerare necessaria quella scelta di classe, della rappresentanza cioè degli interessi degli esclusi e degli oppressi, che è evangelica ancor prima che operaista. E ci toccherà, di conseguenza, interrogarci sul perché una gran parte del mondo cattolico, invece di avvertire l'urgenza di costruire opposizione a sinistra, invece di credere al progetto veltroniano della grande alleanza tra laici e credenti, si sia sentito invece irresistibilmente attratto dalle derive autoritarie e identitarie della destra, in tutte le sue componenti: quella vandeana, particolaristica e xenofoba della Lega, quella populista e spregiudicata del Popolo della Libertà, quella cattolica vetero-democristiana e reazionaria dell'Unione di Centro.

E la gerarchia cattolica come reagirà? Passerà all'ennesimo incasso in termini di nuovi finanziamenti delle scuole private, di 8 per mille, di ulteriori sgravi fiscali, aborto, fecondazione assistita, di una rinnovata ingerenza legislativa dello Stato laico.

Alla fine del viaggio fatto da Adista tra gli umori, i desideri, le speranze di questa campagna elettorale, formulavamo l'auspicio che la "sinistra che sarà" anzitutto "fosse", cioè continuasse ad esistere. Invece, passato il temporale del voto, è ormai chiaro che non spunterà l'arcobaleno. Ma qualcosa è necessario che nasca. E nel travaglio del difficile parto sarà importante per ciascuno non chiamarsi fuori e impegnarsi a fare la propria parte. Quella di Adista sarà di mettere a disposizione le sue pagine per continuare a far ragionare, riflettere, discutere le tante anime del mondo cattolico progressista e della sinistra. Non è molto. Ma è quello che ad una testata come la nostra spetta di fare. Ed è quello che prioritariamente serve per ricostituire quel bacino di analisi, idee, progetti e passioni senza il quale il termine "sinistra", oltre ai seggi, perde anche totalmente senso.



* della redazione di Adista
Posta un commento