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domenica 19 ottobre 2008

MAESTRO PONTE

“Oltre il ponte che è in mano nemica….” diceva il ritornello di una canzone partigiana ripresa nel film “C’eravamo tanto amati” e mi è tornata in mente quando ho sentito che il Parlamento ha impegnato il Governo ad istituire le classi ponte. E’ un ragionamento che non fa una piega per chi sta approvando una legge nella quale si prevede di aumentare gli alunni per classe e portare ad una sola le maestre. Con 30/32 alunni per classe come volete che possa la maestra unica riuscire ad insegnare l’italiano agli stranieri? E, responsabilmente si sono risposti: l’unica è fargli l’esame e chi sa l’italiano può restare e chi non lo sa va nella classe ponte. Una maestra ieri sera a Ravarino ad una assemblea sui temi della scuola si chiedeva: ” Ma cosa c’è di là dal ponte? Si sono dimenticati di dirci dove porta quel ponte” Sono d’accordo mi sembra fondamentale rispondere a questa domanda prima di dire se è la strada giusta. Un’altra cosa non ci hanno detto. Chi insegnerà nella classe ponte? La maestra che sa le lingue? Potrebbe essere utile perché nella stessa classe ci saranno marocchini, albanesi, romeni, ghanesi, indiani, serbi, moldavi, cinesi, filippini…..

Verrà fatta una graduatoria? Ma sarà una graduatoria di merito? Per cui ai primi posti andrà la maestra laureata in lingue, quella più brava in italiano, quella che fa imparare a memoria l’inno nazionale. Oppure la classe ponte verrà considerata un reparto di confino (o confine?) una specie di Guantanamo in cui mandare le maestre che hanno avuto contatti con musulmani, quelle che fanno spesso viaggi all’estero e che amano le letterature dei paesi ex colonie europee? Se verrà scelta la strada di mandare nella classe ponte le maestre che dopo i tagli resteranno senza classe ma non potranno essere licenziate perché già di ruolo, insomma gli scarti che rischierebbero di rimanere improduttivi. In questo caso presento la mia autocandidatura per diventare maestro ponte, per insegnare in quelle classi. Infatti non voglio lasciare solo Patric che è appena stato adottato e parla portoghese, Hilal che è un anticipatario, cioè è venuto in prima elementare a cinque anni senza aver frequentato la scuola dell’infanzia, Lin che si illumina tutto solo quando giochiamo con il vocabolario illustrato italo-cinese, Lydia che ha frequentato la scuola dell’infanzia ma che difficilmente supererebbe un esame scritto di italiano.

Il mio sogno sarebbe quello di diventare un maestro passeur, come dicono i francesi, il traghettatore, colui che aiuta a passare di nascosto il confine o le linee nemiche(come traduce il vocabolario per chi non sa il francese). Non mi vergognerei ad essere inserito in una classe di clandestini, di bambini contrabbandieri delle culture e dei giochi. Assicuro che io e loro ci impegneremo al massimo per poter tornare di là insieme agli altri, però dovete dirci con precisione cosa volte che impariamo e non alzarci l’asticella ogni volta che vogliamo saltare dall’altra parte. Speriamo solo che ci lascino giocare in cortile insieme agli altri durante la ricreazione. Perché ho sentito qualcuno dire: la ricreazione è finita.

Arturo Ghinelli
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