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sabato 13 ottobre 2007

Per la fine del Ramadan.


Termina il mese sacro per tutti i fedeli musulamni e, dal sito http://www.islam-online.it/ , traggo l'articolo Il dialogo nel Corano scritto dall'amica Patrizia Khadija dal Monte


“Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite [loro]: « Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo.” (Corano XXIX,45-46)


L’esigenza di dialogare con la gente della Scrittura trova dunque le sue radici, per il musulmano, nel Corano stesso. Eppure, causa di una disinformazione generalizzata, anche in ambito religioso, leggiamo spesso, da parte di studiosi, affermazioni come queste….
“Il Vaticano è alla ricerca di dialogo con le religioni e specialmente con l’Islam, non mi sembra una via feconda che dia risultati. Come religione l’Islam non ammette il dialogo, il Dio del Corano non è il Dio della Bibbia. sono possibili mediazioni politiche con gli Stati musulmani ma la via del dialogo tra le religioni è una via preclusa, il dialogo è un'invenzione cristiana che nè ebrei nè islamici accettano.”
(www.capperi.net/baget_bozzo.html)

Invece:
“Crediamo nel Dialogo, e dialoghiamo perché crediamo in Dio, e nel momento in cui ci dice: “ E non discutete con la gente del Libro se non con le migliori maniere” ebbene egli ci chiede e ci richiama all’obbligo di avere dei buoni rapporti anche pratici oltre che teorici, con le religioni rivelate. Rapporti teorici e teologici forti, infatti le prime cose che ci vengono insegnate sono le storie di tutti i profeti di Dio, raccontate nel Corano. Nei principi della fede, tra i quali credere nei Libri e nei Profeti, “Il Iman (fede, credo) è credere in Dio, nei suoi angeli, i suoi Libri, i suoi profeti, la fine del Mondo, e il destino sia esso bene o male”( Hadith del profeta Muhammad, pace e benedizione di Dio su di Lui)… (AbdallahKabakebbji, Presidente GMI,
www.edscuola.com/archivio/interlinea/islam_in_dialogo.htm)


Le parole del Corano che abbiamo citato sul dialogo sono parte della Sura XXIX, Al-'Ankabût, Il Ragno, che prende il nome dal versetto 41:
“Coloro che si sono presi patroni all'infuori di Allah assomigliano al ragno che si è dato una casa. Ma la casa del ragno è la più fragile delle case. Se lo sapessero!”
Il tema della Sura è la distinzione tra i credenti e miscredenti, che si vede nel momento della prova, là crollano le fragili costruzioni…
“ Gli uomini credono che li si lascerà dire:« Noi crediamo» senza metterli alla prova ?
Già mettemmo alla prova coloro che li precedettero. Allah conosce perfettamente coloro che dicono la verità e conosce perfettamente i bugiardi.” (2-3)
La sura sembra suggerire che ci siano credenti veri falsi in ogni comunità, che la distinzione tra fedeli veri o ipocriti travalichi le tradizioni religiose, infatti è detto:
“Coloro ai quali abbiamo dato il Libro credono in esso e anche tra loro c'è chi crede . Solo i miscredenti negano i Nostri segni….”(47)
Mentre c’è tra coloro che dicono di credere in Allah chi manca di fede sincera… Per paura delle difficoltà, mancanza di pazienza, è nel profondo dei petti che sono celate le vere intenzioni umane:
“Fra gli uomini vi è chi dice: « Noi crediamo in Allah »; ma non appena subiscono [per la causa di] Allah, considerano la persecuzione degli uomini un castigo di Allah. Quando giunge poi l'ausilio del loro Signore, dicono: «Noi eravamo con voi!». Forse che Allah non conosce meglio cosa c'è nei petti delle creature?”(10)
O per amore del piacere, per il benessere, che fa sentire l’uomo autosufficiente, pieno di se stesso:
“Quando salgono su una nave, invocano Allah rendendoGli un culto sincero. Quando poi Egli li mette in salvo sulla terraferma, Gli attribuiscono dei consoci,
per disconoscere quel che Noi abbiamo concesso loro e per effimeri godimenti : ben presto sapranno.” (65-66)
Esaminiamo più in profondità il versetto citato:
v Dialogate con belle maniere (Allatī Hiya 'Aĥsan) con la gente della Scrittura:
è un invito a parlare con i credenti di altre religioni, e ci viene suggerito prima di tutto il modo: se si vuole parlare all’altro si deve farlo con rispetto e bontà… La sfera affettiva non è mai completamente disgiunta da quella cognitiva, un modo di parlare buono, oltre ad essere un segno di rispetto dall’altro rende più disposta la mente a comprendere.
La parola apre un varco, uno spazio tra noi e l’altro in cui si può intrufolare colui che è nemico del bene, e causare grandi danni, come recita un altro versetto:
“Di' ai Miei servi che parlino nel modo migliore (ahsan), poiché Satana si intromette tra loro . Satana, per l'uomo, è un nemico manifesto.” (XVII, 53).
Perché la parola è importante:
“ Non hai visto a cosa Allah paragona la buona parola? Essa è come un buon albero, la cui radice è salda e i cui rami [sono] nel cielo,
e continuamente dà frutti, col permesso di Allah. Allah propone metafore agli uomini, affinché riflettano.
La metafora della parola cattiva è invece quella di una mala pianta sradicata dalla superficie della terra: non ha stabilità alcuna.” (XIV,24-26)
- “Del resto, senza empatia, senza comunanza di sentimenti, non si dovrebbe condurre alcun dialogo interreligioso…” (H. Kung, Islam, passato presente e futuro, Rizzoli)
v eccetto quelli di loro che sono ingiusti (Al-Ladhīna Ďalamū Minhum):
dalamu significa coloro che hanno agito iniquamente o ingiustamente, leso i diritti di qualcuno, vessato gli altri, oltraggiato, usato violenza e offeso … se una persona è abitata da cattive intenzioni è inutile affannarsi a parlare, qui il Corano ci indica un altro atteggiamento:
“Il Signore dell'Oriente e dell'Occidente: non c'è dio all'infuori di Lui. Prendi Lui come Protettore.
Sopporta con pazienza quello che dicono e allontanati dignitosamente.” » (LXXIII, 9-10).
“I servi del Compassionevole : sono coloro che camminano sulla terra con umiltà e quando gli ignoranti si rivolgono loro, rispondono: « Pace! »…”(XXV;63-65)
Il versetto prosegue poi indicandoci cosa dire:
v Dite [loro]: « Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su di voi…
Sta qui uno dei nodi fondamentali della rivelazione islamica, essa infatti non si concepisce come qualcosa di nuovo ed unico rispetto alle tradizioni religiose precedenti, ma invece come il loro naturale completamento, ponendosi nei loro riguardi in una funzione di conferma e di discrimine, in un movimento che va da Adamo, pace su di lui, primo profeta per l’islam, fino a Muhammad, pace e benedizione su di lui, Khatim, sigillo della profezia (nei due sensi di fine e autenticazione).
“E su di te abbiamo fatto scendere il Libro con la Verità, a conferma della Scrittura che era scesa in precedenza e lo abbiamo preservato da ogni alterazione. Giudica tra loro secondo quello che Allah ha fatto scendere, non conformarti alle loro passioni allontanandoti dalla verità che ti è giunta.
Ad ognuno di voi abbiamo assegnato una via e un percorso.
“Se Allah avesse voluto, avrebbe fatto di voi una sola comunità. Vi ha voluto però provare con quel che vi ha dato. Gareggiate in opere buone: tutti ritornerete ad Allah ed Egli vi informerà a proposito delle cose sulle quali siete discordi.” (V,48)
“ Dite:"Crediamo in Allah e in quello che è stato fatto scendere su di noi e in quello che è stato fatto scendere su Abramo, Ismaele, Isacco, Giacobbe e sulle Tribù , e in quello che è stato dato a Mosè e a Gesù e in tutto quello che è stato dato ai Profeti da parte del loro Signore, non facciamo differenza alcuna tra di loro e a Lui siamo sottomessi".(II,136)
Perciò nel Giorno del Giudizio ognuno verrà valutato in rapporto a ciò che ha fatto e a ciò che ha ricevuto:
“ E vedrai ogni comunità genuflessa. Ogni comunità sarà convocata davanti al suo libro : « Oggi sarete compensati per quello che avete fatto».
Ecco il Nostro Libro che rivela la verità su di voi: sì, abbiamo tenuto nota di [tutto] ciò che facevate.
Quanto a coloro che avranno creduto e compiuto il bene, il Signore li accoglierà nella Sua misericordia. Questo è il successo evidente! (XLV,28-30)
Se nella storia dei popoli musulmani, a volte ha prevalso un’interpretazione apologetica di questo versetto e di altri, maggiori difficoltà in campo cristiano a riconoscere il giusto posto dell’islam, però notevoli passi in avanti sono stati fatti con i documenti conciliari, che superano la vecchia concezione extra ecclesia nulla salus, attraverso il concetto di libera azione dello Spirito di verità nel mondo…
“Da quattordici secoli, per il cristianesimo “l’altro” religioso per eccellenza è l’islam e viceversa, tuttavia il rapporto tra queste due fedi non è mai stato simmetrico. Perché? Proprio perché il Corano asserisce e proclama che il cristianesimo fa parte dell’islam, in quanto l’islam non solo si è innestato su ebraismo e cristianesimo, ma ne è la più autentica espressione: l’islam si considera dunque la continuazione autentica della rivelazione di Gesù “profeta dell’islam”…Per i cristiani, invece, l’islam non si può inglobare nel cristianesimo, resta una realtà esterna ad esso, in un certo senso non necessaria ed estranea: per questo, a lungo è stato letto come un’eresia rassomigliante all’arianesimo che nega la divinità di Gesù e l’unicità della salvezza in lui. L’islam per i cristiani resta un “enigma” con la sua pretesa di profezia successiva al pieno compimento della rivelazione di Dio in Gesù Cristo.
(Enzo Bianchi monasterodibose.it/index.php/content/view/813/114/lang,it )

“Papa Paolo VI, dice: "La religione musulmana merita la nostra ammirazione per tutto quello che c’è di vero e buono nell’adorazione di Dio", e di nuovo, nel suo discorso a Kampala, in Uganda, ha espresso il suo profondo rispetto per la fede che i musulmani hanno, ed ha auspicato la speranza che "ciò che noi possediamo in comune possa servire a unire cristiani e musulmani, sempre più strettamente, in una autentica fraternità" …
Giovanni Paolo II, a più riprese parla chiaramente della presenza dello Spirito Santo anche nelle altre religioni. E, nell’Enciclica "Redemptor Hominis", afferma chiaramente la presenza dell’opera dello Spirito oggigiorno persino fuori del Corpo Visibile della Chiesa". Questa affermazione è da intendersi nel senso che, "secondo Giovanni Paolo II, l’azione dello Spirito della verità è limitata a ciò che vi è di buono nella vita dei musulmani e nella loro religione".(198.62.75.1/www1/ofm/sbf/dialogue/IslamoCristiano)
v il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo.”
Termina così il versetto, ricordando l’unità della rivelazione trova ragione nel fatto che esiste un solo Dio rivelatore, Egli è Uno, e a Lui solo ci sottomettiamo. L’unità divina è la base della molteplicità dell’esistente…
In altri versetti del Corano, invece, troviamo espressa chiaramente quella che è la sua funzione di Discrimine (al-Furkhan) nei confronti delle precedenti tradizioni, semplificando potremmo dire che verso i cristiani il Corano denuncia gli eccessi nell’interpretazione della figura di Gesù, pace su di lui, così verso gli ebrei richiama all’universalità della figura di Abramo, i cui figli sono tutti coloro che sono hanif e obbedienti a Dio, cioè musulmani (senso letterale). Dicono: "Siate giudei o nazareni, sarete sulla retta via". Di': "[Seguiamo] piuttosto la religione di Abramo, che era puro credente e non associatore .”II, 124;135)
“O Gente della Scrittura, non eccedete nella vostra religione e non dite su Allah altro che la verità. Il Messia Gesù, figlio di Maria non è altro che un messaggero di Allah, una Sua parola che Egli pose in Maria, uno Spirito da Lui ...” (IV,171)
“In verità, per Allah Gesù è simile ad Adamo che Egli creò dalla polvere, poi disse: "Sii" ed egli fu.
[Questa è] la verità [che proviene] dal tuo Signore. Non essere tra i dubbiosi…
A chi polemizza con te, ora che hai ricevuto la scienza, di' solo:
Di': "O gente della Scrittura, addivenite ad una dichiarazione comune tra noi e voi: [e cioè ] che non adoreremo altri che Allah, senza nulla associarGli, e che non prenderemo alcuni di noi come signori all'infuori di Allah".
Abramo non era né giudeo né nazareno, ma puro credente e musulmano. E non era uno degli associatori.
I più vicini ad Abramo sono quelli che lo hanno seguito [così come hanno seguito] questo profeta e quelli che hanno creduto. Allah è il patrono dei credenti.” (III,64-68)
Nella vasta terra di Allah, l’essere credenti è per ognuno adorare Dio, a Lui affidarsi e sforzarsi di compiere il bene:
“O Miei servi credenti! In verità è grande la Mia terra! AdorateMi !”(XXIX,56)
“ Quanto a coloro che fanno uno sforzo per Noi, li guideremo sulle Nostre vie. In verità Allah è con coloro che fanno il bene.”(XXIX,69)
A Lui noi chiediamo la guida, promessa fin da Adamo, Lui che guidò Abramo e tutti i profeti, pace su di loro, e che guida ogni uomo e donna che lo cercano con cuore sincero, poiché Egli è la Luce, Luce su luce…
“Allah è la luce dei cieli e della terra. La Sua luce è come quella di una nicchia in cui si trova una lampada, la lampada è in un cristallo, il cristallo è come un astro brillante; il suo combustibile viene da un albero benedetto, un olivo né orientale né occidentale, il cui olio sembra illuminare senza neppure essere toccato dal fuoco. Luce su luce. Allah guida verso la Sua luce chi vuole Lui e propone agli uomini metafore. Allah è onnisciente .” (XXIV,35)

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