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venerdì 21 settembre 2007

Lettera ai fratelli cristiani di Hamza Piccardo

Dopo il testo di Carlo Maria Martini, pubblichiamo questa Lettera ai fratelli cristiani, scritta dall'amico Hamza Piccardo al quotidiano telematico ilNuovo.

Lettera ai fratelli cristiani nel nome di Dio di Hamza Roberto Piccardo

Uno studioso del Corano ha scritto questa lettera a Igor Man. Il grande giornalista e studioso di cultura islamica ha deciso di metterla a disposizione dei lettori de IlNuovo e di commentarla per far comprendere quanto Islam e Cristianesimo siano religioni sorelle.

Cari fratelli e sorelle di Adamo, Iddio ci insegna nel Suo Libro chiaro che i cristiani sono tra le Genti della Scrittura, quelli più vicini ai musulmani. Egli dice “ ... troverai che i più prossimi all’amore per i credenti sono coloro che dicono: ‘In verità siamo nazareni’, perché tra loro ci sono uomini dediti allo studio che non hanno alcuna superbia”. (Corano V,82). Giovanni Paolo II, rivolgendosi a decine di migliaia di giovani musulmani nel grande stadio di Casablanca il 19 settembre del 1985, disse: “Cristiani e musulmani, generalmente ci siamo malcompresi, e qualche volta in passato, ci siamo opposti e anche persi in polemiche e in guerre. Io credo che Dio c’inviti oggi, a cambiare le nostre vecchie abitudini. Dobbiamo rispettarci e anche stimolarci gli uni gli altri nelle opere di bene sul cammino. Voi sapete, con me, quale è il prezzo dei valori spirituali. Le ideologie e gli slogan non possono soddisfarvi né risolvere i problemi della nostra vita. Solo i valori spirituali e morali possono farlo, ed essi hanno Dio per fondamento. Auspico, cari giovani, che possiate contribuire a costruire un mondo in cui Dio abbia il primo posto per aiutare e salvare l’uomo. Su questo cammino siate certi della stima e della collaborazione dei vostri fratelli e sorelle cattolici, che io rappresento tra voi questa sera”.Se le parole del Papa non sono solo propaganda, e di questo siamo certi, ci piacerebbe che i nostri rapporti tenessero in debito conto quanto da lui espresso. Purtroppo ci pare che si continui a mal comprendersi. La nostra specificità e la nostra difficile omologazione a un sistema che ha calpestato la maggior parte dei diritti di Dio sul mondo e sulla Sua creatura preferita, sono ben note e non faremo niente per dissimularle pur continuando ad esercitare la pazienza e la perseveranza dei credenti.Facciamo tutto quello che ci è possibile per mettere in pratica l’indicazione che Iddio ci dà nel suo Libro Sublime: “Dialogate con belle maniere con la gente della Scrittura, eccetto quelli di loro che sono ingiusti. Dite (loro): “Crediamo in quello che è stato fatto scendere su di voi, il nostro Dio e il vostro sono lo stesso Dio ed è a Lui che ci sottomettiamo” (Corano XXIX,46).La predicazione di Gesù (pace su di lui) travolse tutto il sistema dei valori dominanti nell’Impero romano. Alcuni storici hanno ritenuto che essa sia stata la causa principale della fine della potenza ingiusta di Roma in Occidente e anche noi musulmani siamo fieri di essere portatori della prosecuzione di quel messaggio proveniente da Dio e disposti a lottare e a soffrire affinché la Sua parola sia la più alta, affinché si contribuisca, come ha detto Giovanni Paolo II a “costruire un mondo in cui Dio abbia il primo posto”.
Cari amici, ogni credente conosce bene “qual è il prezzo dei valori spirituali”: diffidenza, ostilità, oppressione, persecuzione; contro tutto questo abbiamo dovuto lottare in ogni tempo. E poi l’ipocrisia degli scribi e dei farisei contro i quali scagliò la sua invettiva Gesù figlio di Maria (pace su di loro). Le ideologie non ci soddisfano, quella liberale, figlia dell’illumismo e della deificazione della ragione, meno che tutte. Ci stiamo impegnando in questo mondo secolarizzato e materialista per riportare la religione con il suo patrimonio di valori etici e le sue implicazioni normative al centro dell’umana esistenza e chiediamo, su questo cammino, ricordando ancora l’ispirata parola del Papa, la stima e la collaborazione dei nostri fratelli e sorelle cristiani. Crediamo in tutta buona fede che sia ormai giunto il momento di riempire di contenuti e di metodologie di percorso le tanto conclamate volontà di dialogo che da tante parti si sono levate in questi ultimi dieci anni. Al di là di un imprescindibile libertà di esporre con la massima chiarezza i nostri rispettivi punti di vista dottrinali a tutti coloro che siano disposti ad ascoltarli, siamo convinti che si possano individuare terreni e temi di confronto reale tra noi e voi che ci siete più “vicini”.Per far ciò sarà necessario uno sforzo serio e costruttivo che c’impegni e v’impegni in un dibattito sincero e rispettoso delle peculiarità che ci contraddistinguono. La nostra comunità è composta da due gruppi distinti che ritroviamo nella storia dell’Islam sin dai tempi della prima emigrazione, quella gloriosa del Profeta Muhammad (pace e benedizione su di lui), i muhajiron e gli ansar: gli Emigranti e gli Ausiliari. Governati per lo più da tiranni nemici dei loro popoli, i musulmani si presentano all’Occidente e alla cristianità con le vesti dell’immigrato che spesso non ha neppure una valigia di cartone, profughi economici di Paesi ridotti allo stremo dalle conseguenze congiunte del colonialismo e del neocolonialismo, dall’impoverimento e dalla latitanza delle loro borghesie nazionali, dal tradimento e la malversazione delle caste militari, da guerre civili fomentate da interessi tanto inconfessabili quanto evidenti. Si presentano con la speranza ostinata e impaurita dei clandestini che assediano le nostre coste e le nostre montagne, con il volto triste dei rifugiati, ma tutti con la ferma volontà di sopravvivere ad ogni costo. Eppure, non appena riescono minimamente a stabilizzarsi, a mangiare a sufficienza, a mettere sulle loro teste un tetto che non sia quello di un’automobile abbandonata o di una vecchia fabbrica in disuso, molti di loro danno corpo alla loro più profonda e sentita realtà esistenziale, quella che l’Altissimo ricorda nel Suo Libro di verità: “Non creammo gli uomini e demoni se non perché Ci adorassero”, pensano cioè all’esigenze del culto, organizzano un luogo di preghiera, una moschea, fondano un’associazione, si preoccupano di avere qualcuno che li guidi nell’adorazione, che insegni ai loro figli la Parola di Dio e la Sunna del Suo Inviato (pace e benedizioni su di lui). Questa insistenza sulla loro realtà religiosa e culturale sembra tanto dispiacere a una parte rilevante dell’Occidente che allo stesso tempo li utilizza ma non li vorrebbe, o almeno li accetterebbe in mobilità, se ci è permesso questo termine dell’attuale organizzazione del lavoro: quando servono, solo quelli che servono, pronti a partire appena non servono più, pronti a tornare quando servono di nuovo.Cari fratelli e sorelle, la persecuzione nei confronti dei credenti (di tutti i credenti), è acuta in molti di quei Paesi che vengono identificati come paesi islamici mentre in altri la popolazione soffre a causa di embarghi ingiusti o guerre interne.In alcuni la polizia pattuglia i quartieri popolari spiando le finestre dalle quali trapela luce al primo mattino, probabile segno di qualcuno che si è alzato per la preghiera dell’alba, qualcuno da convocare in commissariato, da intimidire, da torturare. In altri sono ancora migliaia i desaparecidos durante e dopo un’insurrezione conclusasi da quasi vent’anni, sepolti vivi in prigioni che mai nessuno ha potuto visitare, mantenuti in vita solo perché siano monito a chi volesse mettere un’altra volta in discussione quel regime al potere e per taglieggiare le loro famiglie in cambio di una notizia, di una lettera, per far arrivare un farmaco, un pacco. In stati di antica, grande tradizione culturale e spirituale, sono oggi centinaia gli intellettuali, medici, ingegneri, i migliori esponenti della borghesia nazionale imprigionati da anni con fantasiose accuse di cospirazione contro lo Stato accreditati da tribunali asserviti al potere.In alcune monarchie del petrolio molti tra i più eminenti sapienti sono stati e sono perseguitati per aver denunciato l’ingiustizia del potere e la pesante discriminazione attuata nei confronti dei lavoratori immigrati (in stragrande maggioranza musulmani). Dal canto loro negli Stati che hanno fatto della modernizzazione la loro bandiera più ostentata, le nostre sorelle devono lottare per poter entrare con il velo nell’Università così come nella “laica” Francia. Il laicismo ahinoi è il peggiore degli integralismi!Non vogliamo più insistere su questo cahier de doléances che potrebbe disgraziatamente comprendere molte altre pagine, volevamo solo tentare di correggere un singolare strabismo che talvolta affligge chi osserva una realtà e ne vede solo una parte. Vorremmo solo che si istituisse un autentico tavolo di dialogo in cui mettere a fuoco problematiche, individuare iniziative, metodologie e percorsi affinché musulmani e cristiani possano operare insieme nel comune intento della pace, della giustizia e della solidarietà tra tutti i popoli.Cominciare dall’Italia non sarebbe certo un segnale trascurabile.
La lode appartiene a Dio Signore dei Mondi.
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