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domenica 30 settembre 2007

La nonviolenza e i monaci buddisti

Da NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO Numero 228 del 30 settembre 2007, Notiziario telematico a cura Centro di ricercaper la pace di Viterbo (Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it) traggo questo editoriale dedicato alla nonviolenza dei monaci buddisti birmani scritto da Mao Valpiana, esponente del Movimento Nonviolento e alcune indicazioni per chi voglia approfondire il discorso.

A questo poposito volevo ricordare che la Carta dei Principi del Movimento Nonviolento è stata redatta, a suo tempo, da Aldo Capitini.

IL METODO NONVIOLENTO DEI MONACI BUDDISTI BIRMANI

Ringraziamo Mao Valpiana (per contatti: e-mail: mao@sis.it o ancheazionenonviolenta@sis.it, sito: www.nonviolenti.org) per questo intervento.

Mao (Massimo) Valpiana e' una delle figure piu' belle e autorevoli dellanonviolenza in Italia; e' nato nel 1955 a Verona dove vive ed opera come assistente sociale e giornalista; fin da giovanissimo si e' impegnato nel Movimento Nonviolento (si e' diplomato con una tesi su "La nonviolenza come metodo innovativo di intervento nel sociale"), e' membro del comitato di coordinamento nazionale del Movimento Nonviolento, responsabile della Casa della nonviolenza di Verona e direttore della rivista mensile "Azione Nonviolenta", fondata nel 1964 da Aldo Capitini. Obiettore di coscienza al servizio e alle spese militari ha partecipato tra l'altro nel 1972 alla campagna per il riconoscimento dell'obiezione di coscienza e alla fondazione della Lega obiettori di coscienza (Loc), di cui e' stato segretario nazionale; durante la prima guerra del Golfo ha partecipato ad un'azione diretta nonviolenta per fermare un treno carico di armi (processato per"blocco ferroviario", e' stato assolto); e' inoltre membro del consiglio direttivo della Fondazione Alexander Langer, ha fatto parte del Consiglio della War Resisters International e del Beoc (Ufficio Europeo dell'Obiezionedi Coscienza); e' stato anche tra i promotori del "Verona Forum" (comitatodi sostegno alle forze ed iniziative di pace nei Balcani) e della marcia per la pace da Trieste a Belgrado nel 1991; nel giugno 2005 ha promosso il digiuno di solidarieta' con Clementina Cantoni, la volontaria italiana rapita in Afghanistan e poi liberata.

Un suo profilo autobiografico, scrittoc on grande gentilezza e generosita' su nostra richiesta, e' nel n. 435 del 4dicembre 2002 di questo notiziario.

Tutto il mondo guarda alla prova di forza tra il regime e le preghiere di migliaia di monaci che lungo le strade di Rangoon, in Birmania, sfilano chiedendo il diritto alla vita per una popolazione affamata e sofferente. La loro preghiera e' per la democrazia e la liberta'. Ci sono molti insegnamenti nelle manifestazioni dei monaci e dei cittadini che si sono svolte nelle citta' birmane in questi giorni. Per solidarizzare concretamente con la lotta del popolo birmano (evitando la moda politica del momento e il rischio autoreferenziale che emerge da alcune iniziative partitiche ed istituzionali italiane) e' bene comprendere il senso profondo del metodo che i monaci hanno attuato (nel mezzo, diceva Gandhi, e' gia' insito il fine che si vuole raggiungere). I monaci dicono che non si puo' realizzare ne' ottenere nulla di buono se non si ha sufficiente pace nell'anima e che agli attacchi dei militari del generale Than Shwe, si puo' rispondere solo con la preghiera. I monaci vogliono "pregare per il bene di tutti". E' con questo spirito che essi hanno la certezza di farcela e di conquistare la pace e la democrazia. "Ci vorra' tempo, ma il bene porta solo bene", assicurano."Offrire aiuto ad un intero popolo senza abbracciare le armi e' un dovere", affermano, "ogni monaco deve essere partecipe e sapersi sacrificare per lenire le sofferenze del popolo dove vive e pratica. Preghiamo perche' tutto questo finisca e la Birmania possa contare su di un governo democratico". Marciano a piedi scalzi, perche' hanno fatto voto di poverta', e perche' il loro metodo e' quello di assumere su di se' le sofferenze, non di caricarle sulle spalle altrui. Hanno simbolicamente rovesciato le loro ciotole, perche' non vogliono accettare l'elemosina dai militari; anche questa e' una rinuncia alla collaborazione con il male. E' una sorta di digiuno, di sciopero, un modo di dire: "Io ti rispetto come persona, ma non accetto nulla dalla tua struttura di violenza". Manifestano senza bandiere di parte, solo quella con il pavone, simbolo di liberta' e democrazia. Hanno rinunciato ai loro segni distintivi, alla singola individualita', per riconoscersi tutti nell'identita' nazionale birmana, si sono completamente identificati nella sofferenza del popolo. Dai loro cortei non si levano slogans e proclami, ma una sola frase, inf orma di preghiera: "viva la democrazia". Non portano cartelli, ne' striscioni, perche' il loro corpo disarmato e' il messaggio. Se vengono picchiati, bastonati, arrestati, torturati, non regiscono, subiscono, se possibile con il sorriso sulle labbra. La loro e' la nonviolenza del forte, non del debole. Pace interiore, preghiera, sacrificio, poverta', noncollaborazione, digiuno, tenacia, serenita': e' fatta di questo la nonviolenza dei monaci buddisti birmani. Sono gli stessi valori vissuti e trasmessi da due maestri della nonviolenzache ci prepariamo ad onorare nei prossimi giorni: Mohandas Gandhi (il 2 ottobre, anniversario della nascita, si celebra la "Giornata internazionaledella nonviolenza" indetta dall'Onu) e San Francesco d'Assisi (il 4 ottobre, anniversario della morte, e' la festa del patrono d'Italia). Nella memoria di Gandhi e di Francesco siamo vicini ai fratelli monaci birmani, e li ringraziamo per la loro lotta che fa tanto bene anche a noi, che dobbiamo trovare la forza per liberarci dalle basi militari e dalle bombe atomiche ancora pesenti sul nostro territorio, e per uscire dai conflitti armati nei quali il nostro paese e' coinvolto. Solo con la nonviolenza l'umanita' si potra' salvare.
Mao Valpiana

LA "CARTA" DEL MOVIMENTO NONVIOLENTO
Il Movimento Nonviolento lavora per l'esclusione della violenza individuale e di gruppo in ogni settore della vita sociale, a livello locale, nazionale e internazionale, e per il superamento dell'apparato di potere che trae alimento dallo spirito di violenza. Per questa via il movimento persegue lo scopo della creazione di una comunita' mondiale senza classi che promuova il libero sviluppo di ciascuno in armonia con il bene di tutti.
Le fondamentali direttrici d'azione del movimento nonviolento sono:
1. l'opposizione integrale alla guerra;
2. la lotta contro lo sfruttamento economico e le ingiustizie sociali, l'oppressione politica ed ogni forma di autoritarismo, di privilegio e di nazionalismo, le discriminazioni legate alla razza, alla provenienza geografica, al sesso e alla religione;
3. lo sviluppo della vita associata nel rispetto di ogni singola cultura, el a creazione di organismi di democrazia dal basso per la diretta e responsabile gestione da parte di tutti del potere, inteso come servizio comunitario;
4. la salvaguardia dei valori di cultura e dell'ambiente naturale, che sono patrimonio prezioso per il presente e per il futuro, e la cui distruzione e contaminazione sono un'altra delle forme di violenza dell'uomo. Il movimento opera con il solo metodo nonviolento, che implica il rifiuto dell'uccisione e della lesione fisica, dell'odio e della menzogna, dell'impedimento del dialogo e della liberta' di informazione e di critica. Gli essenziali strumenti di lotta nonviolenta sono: l'esempio, l'educazione, la persuasione, la propaganda, la protesta, lo sciopero, la noncollaborazione, il boicottaggio, la disobbedienza civile, la formazionedi organi di governo paralleli.

PER SAPERNE DI PIU'
sito del Movimento Nonviolento: www.nonviolenti.org; per contatti: azionenonviolenta@sis.it
sito del MIR (Movimento Internazionale dellaRiconciliazione), l'altra maggior esperienza nonviolenta presente in Italia:www.peacelink.it/users/mir; per contatti: mir@peacelink.it,luciano.benini@tin.it, sudest@iol.it, paolocand@libero.it
Indichiamo inoltre almeno il sito della rete telematica pacifista Peacelink, un punto di riferimento fondamentale per quanti sono impegnatiper la pace, i diritti umani, la nonviolenza: www.peacelink.it; percontatti: info@peacelink.it
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