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lunedì 24 settembre 2007

Religioni, pace e dialogo

Pubblichiamo un testo di Brunetto Salvarani, teologo laico e saggista

1- Dopo l’11 settembre, culture e religioni alla ribalta
2- La pace-shalom, dono di Dio e progetto umano
3- Educare al dialogo interculturale e interreligioso

1- I tempi stanno vorticosamente cambiando: dopo la stagione della morte di Dio e dell’eclissi del sacro si parla sempre più spesso di rivincita di Dio e di ritorno alla spiritualità, spesso in chiave fondamentalistica o di supermarket del sacro. Gli scenari del dopo 11 settembre (tra cui va situata la guerra in Iraq) l'hanno ulteriormente posto in luce, mostrandone gli aspetti più contraddittori e drammatici. Guardando al nostro paese, poi, stiamo vivendo con palese fatica la fase di passaggio dalla religione degli italiani (quella cattolica, ovviamente, se crocianamente non possiamo non dirci cristiani) all’Italia delle religioni.

2- In un simile contesto, a quarant'anni dalla profetica Pacem in terris il problema della pace appare sempre più fragile e problematico ma nel contempo decisivo per il futuro della specie umana: quella pace che, per i credenti nel Dio di Abramo e di Gesù Cristo, non è innanzitutto un tema di ordine etico o sociale, bensì un tema di ordine rivelativo, che sta nello spazio della fede. Anzi, proprio sulla dottrina della pace la chiesa misura la sua fedeltà al Signore e la sua capacità di testimoniare l’evangelo nella compagnia degli uomini (E.Bianchi). La pace biblica è vita piena, è shalom, e il suo opposto – più che la guerra – è la violenza in genere: quella radicata nel cuore dell’uomo e purtroppo in grado di ferire l’ordine delle relazioni intraumane, tra l’umanità e le cose, il creato tutto, e tra l’umanità e Dio. La pace per le chiese cristiane resta dunque, in primo luogo, dono divino, al quale conducono, peraltro, scelte concrete nel quotidiano quali la pratica della giustizia, la liberazione dell’oppresso, la difesa dei poveri.

3- Il nuovo pluralismo in atto è destinato, prevedibilmente, a porre a dura prova la nostra tradizionale ignoranza in campo biblico e religioso, costringendo il mondo della scuola, dell’informazione e della formazione permanente ad un impegno davvero serio e approfondito verso un'inedita pedagogia interreligiosa. Come tutte le novità, una simile situazione potrà recare paura e indurre a chiusure identitarie, ma anche stimolare ad un vero e proprio salto di qualità: occorrerà innanzitutto un cambiamento di mentalità, maggiore disponibilità all’ascolto delle ragioni degli “altri”, una conoscenza diretta a partire non solo da una documentazione più articolata ma altresì dall’incontro nella quotidianità e nello scambio dialogico interpersonale. Ci sarà bisogno di un nuovo vocabolario del dialogo, basato sull’identità, l’empatia, il decentramento, l’ascolto, l’accoglienza. Dovremo investire, ecclesialmente e civilmente, sull’educazione al dialogo, interculturale e interreligioso: una scommessa tanto ardua quanto assolutamente necessaria.

Tratto dal sito: http://www.cittaeducativa.it/pace2005/salvarani.htm
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