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lunedì 17 novembre 2008

LETTERA ALL'ONOREVOLE CARLUCCI di Teresa Proia

Onorevole Carlucci,

Le scrivo dopo aver letto l'intervista che Lei ha rilasciato alla giornalista Giorgia Camandona (http://magazine.libero.it/lifestyle/generali/gabriella-carlucci-onorevole-stipendio-ne8974.phtml).

Tra le Sue risposte leggo:
"(...) sai quante ore al giorno lavoro io? 24 su 24. Dormo tre o quattro ore per notte perché io da Montecitorio mi porto il lavoro a casa! Devo studiare, devo leggere. Faccio delle interpellanze? Ebbene, mi devo preparare, mica posso scrivere delle stronzate! Se no mi ridono dietro. Metti in conto tutto! Allora adesso tu dimmi: quanto paghi il mio straordinario a casa? Perché il mio orario di lavoro ufficiale è finito. Quanto costo io il sabato e la domenica?(...)io voglio sapere quanto dai alla tua cameriera di straordinario. Chiunque lavori delle ore in più viene pagato. Noi no. E nessuno considera mai che nel nostro stipendio è incluso tutto il lavoro extra.(...)" Perché io voglio sapere quanto dai alla tua cameriera di straordinario. Chiunque lavori delle ore in più viene pagato. Noi no. E nessuno considera mai che nel nostro stipendio è incluso tutto il lavoro extra.(...)

Sono un'insegnante, e Le scrivo innanzitutto per farle sapere che anche gli insegnanti si portano il lavoro a casa: devono studiare, preparare le lezioni, correggere i compiti, stilare documenti. Anche noi ci dobbiamo preparare quotidianamente per poter tenere la lezione del giorno dopo, se no ci sarebbe da ridere (o meglio da piangere). Anche noi spesso svolgiamo questi compiti dopo cena, col marito che ti guarda strano e ti dice "ma chi te lo fa fare per quei 2 soldi che ti danno", oppure il sabato e la domenica. Anche io perciò, come Lei, vorrei sapere quanto costo io il sabato e la domenica. Aggiunga che tutto questo lavoro (che si chiama "funzione docente" e che non è pagato a parte) viene svolto utilizzando strumenti di nostra proprietà, oggetti privati: il nostro computer, la nostra stampante con l'inchiostro delle nostre cartucce, la nostra connessione ad Internet, i libri che compriamo con i nostri soldi. Spesso ci fermiamo oltre l'orario di servizio per rispondere a richieste legittime ed illegittime dell'utenza e della scuola stessa, partecipiamo a riunioni ed attività varie non retribuite, rispondiamo al cellulare (nostro privato) anche a ferragosto, perchè il bambino X non ha capito bene come si fa il tale esercizio del compito delle vacanze. A volte compriamo con i nostri soldi oggetti che servono alla classe e qualcuna di noi persino mette di tasca sua l'aggiunta alla quota della gita per il bambino che ha la famiglia che economicamente non ce la fa. Come vede, ci sono parecchie analogie. Analogie che certamente però non si riflettono nelle nostre rispettive buste paga...D'altra parte la cronaca politica di ogni giorno ci ricorda quale peso viene dato dal Governo del nostro Paese alla scuola e alla cultura.
Un'ultima considerazione da cittadino: nell'intervista citata Lei sostiene in sostanza di essere malpagata rispetto al lavoro che svolge. Mi chiedo in che mondo Lei viva e con quale coraggio rilasci certe dichiarazioni: se ancora non lo sapesse, Lei vive in un Paese in cui le famiglie faticano ad arrivare a fine mese, un Paese in cui i pensionati devono escogitare trucchetti come andare al mercato poco prima della chiusura per comprare a metà prezzo delle banane ammaccate.
Tutto ciò detto, Lei ha promesso alla giornalista di inviarle via mail la Sua busta paga, al netto delle spese: Le lascio la mia mail, quando riceverò la Sua Le invierò la mia. Scommetto che ci faremo due risate!
Restando in fiduciosa attesa, porge distinti saluti

Teresa Proia teresa.proia@libero.it
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