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sabato 7 luglio 2007

Don Milani, Veltroni e i Templari

Gli eventuali lettori si tranquillizzino: non ho nessuna intenzione di indagare fantasiosi quanto inesistenti rapporti fra il Priore di Barbiana e l’Ordine Militare di medievale memoria. L’unico tratto che accomuni il sacerdote toscano ai frati (e forse anche a Veltroni) è l’estate. La connessione fra le due cose non è chiara? Basta dare un’occhiata al palinsesto televisivo: puntuali come l’estate (che può essere bella o brutta, poco importa), su qualche canale c’è sempre un film (o un programma di approfondimento), si fa per dire, dedicato ai Templari. Con una frequenza molto più bassa, diciamo che fra un’apparizione televisiva e l’altra devono trascorrere un po’ di anni, c’è qualcosa su don Milani, solitamente a ore un po’ eccentriche, per amatori del genere. Ricordo una volta, saranno sei o sette anni fa, che, avendo acceso la televisione per puro caso, una domenica d’agosto, verso le 18, ho visto un servizio, lungo e bello, sulla Scuola di Barbiana.
Quest’anno è andata un po’ meglio: al Priore e alla sua Scuola è stato dedicato un servizio, onesto e ben fatto, di un’oretta. Si è trattato di uno Speciale TG1 andato in onda domenica 17 giugno, alle ore 23.30. Interviste a ex alunni, alcuni spezzoni di filmati originali con don Lorenzo, altri spezzoni di un’intervista a don Bensi, il suo direttore spirituale, notizie biografiche.
Si vede che quest’anno è l’anno buono, per il Priore (anche perché ricorre il quarantennale della sua scomparsa), ma la sua figura è tornata, prepotentemente a campeggiare sulle pagine dei quotidiani. Citerò solo alcuni articoli apparsi su Il Corriere e su La Repubblica. Il 6 giugno Il Corriere della Sera pubblica in prima pagina un articolo che riporta una richiesta di Michele Gesualdi, ex alunno di Barbiana e presidente della Fondazione don Milani. Cosa chiede Michele? Che la Chiesa, la Ditta come la chiamava il Priore, ritiri la condanna emessa dal Sant’Uffizio contro il libro Esperienze pastorali. Ricordo che il volume, il primo scritto da don Milani, e che voleva essere un manuale di tecnica pastorale, è stato messo all’indice appena uscito, è stato accolto malissimo dal mondo cattolico di allora: ricorderò solo un articolo apparso su La Civiltà Cattolica, a firma di Padre Perego e l’affermazione di Giovanni XXIII che l’autore doveva essere un matto, scappato dal manicomio... Per fortuna, l’editore e i lettori non hanno rispettato la condanna e il libro è divenuto un successo editoriale con continue ristampe. Ma la condanna permane.
Gesualdi mi è simpatico, ma trovo che la sua richiesta sia ingenua e, soprattutto, non tenga conto dei tempi dell’Istituzione ecclesiastica: se papa Giovanni Paolo II ha riabilitato Galileo non tanti anni or sono, Lorenzo Milani verrà perdonato fra qualche secolo. Che fretta c’è? Intanto il libro è stato stampato, venduto e, soprattutto, letto. E, a quanto mi risulta soprattutto letto da chi proprio credente non è (come chi scrive). Invito caldamente gli eventuali lettori di questo blog a comprare il libro, alla faccia del Sant’Uffizio! È edito dalla Libreria Editrice Fiorentina di Firenze. Leggano e riflettano: non si facciano spaventare dalle 600 pagine, perché si legge d’un fiato. Post scriptum: il libro non ‘puzza di sacrestia’, come ebbe a scrivere Pasolini in una recensione…
Ma torniamo alla stampa e all’apparizione di articoli che citano don Lorenzo. Su La Repubblica del 23 giugno si parla di don Lorenzo grazie a Giorgio Bocca e a Walter Veltroni…Che ci azzeccano (direbbe un ex PM) questi due personaggi con don Milani? Poco, a mio avviso. E vediamo perché.
L’occasione per l’articolo di Bocca (Nel nome di don Milani) è stata fornita dalla salita a Barbiana del buon Walter, in predicato di divenire, se non lo ‘bruciano’ prima, segretario del futuro Partito Democratico. Bocca spiega che Veltroni è un ‘milaniano’ di vecchia data tant’è che aveva fatto della famosa scritta che ancora campeggia nell’aula di Barbiana, I Care (mi preoccupo, mi prendo cura, il contrario del fascista me ne frego), il suo motto (e, nel 2000 lo slogan del Congresso DS di Torino). Dei potenti che si fregiano della figura di don Milani, diffido sempre. Non sarà una delle tante appropriazioni indebite di questa figura scomoda ma prestigiosa? del resto anche la Moratti cercò di far passare il Priore per un antesignano della sua riforma…
Ma il buon Bocca, dice che Veltroni è quello giusto, che darà una strigliata al centro sinistra e, con Chiamparino, sindaco di Torino, è la persona che farà scoppiare la pace fra centrosinistra (non ricordo mai se si scrive così o staccato, o con trattino, ah che dilemma!) e il nord, dopo la batosta elettorale. Scrive Bocca: “il viaggio a Torino di Veltroni è il segno di voler riaprire il dialogo con il Nord. E di cambiare un’ampia parte della società italiana e più avanti del modo di far politica in Italia e il Partito democratico dovrà aiutare il cambiamento, favorire i confronti”. Bellissimo! aggiungerei…se non fosse che il Nostro così continua: “Ci sono temi come l’alta velocità ferroviaria e le riforme più urgenti che possono essere affrontati, in pratica, liberi dalle ideologie. Nell’atto di accettare la grande scommessa Veltroni si è ricordato di don Milani e del suo "I Care".
È un vero peccato che, fra i grandi temi citati non ci sia, ad esempio, la pace e la smilitarizzazione dell’economia. Peccato che invece di continuare a parlare di TAV non ci si preoccupi di far viaggiare i treni come in un paese normale. Peccato che non si sia parlato di ecologia e di energia (dal momento che Repubblica sembra essere diventata il foglio ufficioso dei neo-nuclearisti…). Per rimanere solo a quest’ultimo punto, ricordo che la Finlandia ha più pannelli solari e fotovoltaici di noi, italici abitanti. Forse non tutti sanno che invece di puntare sulle energie rinnovabili (vento, sole, ecc. ecc.) non solo si riparla di nucleare ma si installano centrali a legna (?) che sfruttano, come combustibile legname proveniente dalla Russia o dalla Cina…Peccato! Ci penserà forse _Veltroni a risolvere questi problemi? Peccato!
Ma torniamo a Bocca e al suo finale rossiniano, che riporto per intero: “Ci sono temi come l’alta velocità ferroviaria e le riforme più urgenti, che possono essere affrontati in pratica, liberi dalle ideologie” –cioè solo se si è d’accordo, nota mia- “Nell’atto di accettare la grande scommessa Veltroni si è ricordato di don Milani e del suo I Care.
Su don Milani si possono avere opinioni diverse, se fosse possibile e utile la sua scuola elitaria, le grandi ambizioni che creava nei suoi allievi, se fosse giusta la vena sessantottina della sua missione ma certamente era aria nuova e generosa che si alzava nel pigro mondo cattolico. Questo sindaco di Roma e romano di modi e di abitudini che viene a incontrare il Nord per rimettere assieme una sinistra che non ha neppure più la coscienza della sua forza intatta e rinnovatrice, è un uomo di buona volontà e di buone intenzioni che il Nord deve accogliere fraternamente”.
E no, caro Bocca, c’è qualcosa che non torna. Per carità, ognuno può scrivere quello che vuole, ci mancherebbe siamo o no in uno stato di diritto? Oddio, dopo il G8 di Genova qualche dubbio ce l’avrei…
Ognuno può leggere la figura di don Milani e l’esperienza di Barbiana come meglio crede. Però c’è un limite a tutto: don Lorenzo aveva compiuto una scelta radicale, quella di vivere fra gli ultimi, con gli ultimi e per gli ultimi. La decisione di relegarlo a Barbiana è stata un regalo (dopo l’esperienza di San Donato a Calenzano e la Scuola Popolare) fatto a questo prete da una gerarchia ecclesiastica ottusa e arrogante rappresentata dal cardinale Florit. Lorenzo è riuscito a trasformare quello che Giorgio Pecorini ha definito un “penitenziario ecclesiastico” in un momento di liberazione della classi subalterne, in un capitolo della storia della pedagogia, in un’esperienza sì unica, ma che può essere presa a modello per essere superata, come auspicava lo stesso don Lorenzo. Ma definire Barbiana una scuola elitaria significa non aver compreso don Lorenzo nei suoi insegnamenti, nel suo essere uomo e prete. Elitario, se mai, è l’uso strumentale di certi politici, che vogliono crearsi ‘antenati’ giusti, che sappiano attirare l’attenzione e risvegliare emozioni in ahimè non molte persone…
Pestalozzi diceva che si impara con il cuore, la mano e il cervello e don Milani ha portato questo insegnamento alle estreme conseguenze, sia pure per poco, è riuscito a ribaltare la storia e ha trasformato un non luogo dell’Appennino toscano in un’occasione di risarcimento sociale, dando tutto a chi aveva nulla. Se questo è essere elitario, ben vengano le elite! Veltroni sarà anche un buon sindaco e un politico in buona fede (ce ne sono? Qualcuno, Eschilo o Sofocle, non ricordo bene e cito a memoria, diceva che “Chi cerca potere beve acqua salata”, che non solo non toglie la sete, ma la fa aumentare…). Veltroni dicevo, sarà anche una brava persona, ma che c’entra con don Milani? Quest’ultimo non aveva forse consigliato ai suoi alunni di far strada ai poveri senza farsi strada? Forse come pochi altri, non aveva lasciato una famiglia agiata, una carriera sicura, una vita da ricco e intellettuale per schierarsi con i diseredati di San Donato prima e di Barbiana poi?
Il giorno dopo, sulle pagine dello stesso quotidiano (Pd, Veltroni con Franceschini il ticket parte da don Milani, articolo di Alessandra Longo, p. 10), apprendiamo che Dario Franceschini e Walter Veltroni si sono recati in pellegrinaggio a Barbiana. Walter confessa di essere un milaniano da tempo e che la lettura di Lettera a una professoressa è stata una vera folgorazione…ma l’articolo merita un po’ più di attenzione.
A Barbiana, i due politici hanno incontrato Gesualdi che racconta loro com’era la vita della scuola “Veltroni ne è affascinato: ‘le frasi di don Milani mi ronzano nell’ orecchio da anni’. Frasi come questa: ‘Uscire da soli da un problema è avarizia, uscirne insieme è politica’. È come se cercassero, lui e Franceschini, un filo per il futuro, e lo cercassero volutamente qui, fuori dal mondo, in un luogo non contaminato dal cinismo. Questa volta è il numero due che parla ed evoca addirittura una chiamata: “Penso che Don Milani non si aspetti da noi solo che veniamo a ricordarlo, ma ci chieda di rimboccarci le maniche in una società piena di ingiustizie e disuguaglianze”.
E via foto con i due leader sotto lo storico cartello con scritto I CARE, che ancora campeggia in quell’unico locale che fu la scuola.

Che c’azzecca tutto questo, per riprendere la citazione iniziale, con don Lorenzo?
Che c’azzeccano i templari? Nulla! Solo che questi sono più fortunati: ogni estate c’è qualche palinsesto televisivo che ci ripropone l’ennesimo film, in libreria esce il miliardesimo romanzo su di loro…mentre per don Lorenzo, l’oblio si dilegua solo ogni tanto…anche se in questi anni il numero dei volumi e degli articoli scritti su di lui e sulla sua scuola è impressionante…
D’estate si sa, mancano gli argomenti e la politica è così povera…e di altre cose è meglio tacere.
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