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martedì 6 settembre 2011

IL SILENZIO DEI PACIFISTI UCCIDE. E QUELLO DI TUTTI GLI ALTRI?

C'è stata una piccola querelle su un presunto silenzio pacifista a proposito della Libia. Pubblico dapprima il pezzo di Marinella Correggia che ha dato il via alla disputa; poi la risposta di Mao Valpiana e infine una mia piccola noterella.

“LIBIA, IL SILENZIO DEI PACIFISTI HA UCCISO”



GUERRA, COSA SI SAREBBE DOVUTO FARE E NON SI E' FATTO


di MARINELLA CORREGGIA


Mentre gli alleati locali della Nato (i cosiddetti ribelli) qualificano di "atto di aggressione" l'accoglienza che l'Algeria avrebbe dato a moglie e alcuni figli e nipoti di Gheddafi, e mentre tutte le foto della famiglia sterminata dalla Nato in luglio a Sorman e diventata un simbolo dei crimini di guerra sono sparite dagli hotel e sono state sostituite dalla bandiera monarchica, e mentre a Tripoli NON si contano i morti degli ultimi giorni (sotto i bombardamenti che hanno spianato la strada agli alleati locali, e per l'eliminazione fisica di lavoratori africani con il pretesto che erano "mercenari", e con l'epurazione di libici vicini all'ex regime e di quelli in precedenza fuggiti dall'Est), e mentre nessuno conterà mai i morti civili di 20.000 raid aerei condotti da piloti mercenari occidentali (mercenari, visto che appoggiavano una fazione libica) sulla base di un mandato Onu per proteggere i civili stessi,...
...e meno che mai nessuno conterà i morti fra i soldati, nel tiro al piccione dai cieli, e mentre l'Italia NON accoglierà e mentre prosegue una medioevale caccia all'uomo degna del miglior far west (di nuovo il "wanted" sulla porta del saloon, ha ricordato il presidente del Venezuela) adesso mi rendo conto che l'unica cosa utile da fare in tutti i modi sarebbe stata una campagna A MARZO per appoggiare la proposta di Chavez e dei paesi dell'Alba, accettata dalla Libia: MEDIAZIONE FRA LE PARTI E INVIO DI OSSERVATORI ONU i quali avrebbero visto che non c'erano affatto i diecimila morti fra i manifestanti (mesi dopo, Amnesty International parlava di 209 morti accertati, su entrambi i fronti visto che molti poliziotti e custodi erano stati uccisi dai manifestanti) togliendo la scusa per l'intervento. Invece non si è fatto.
Dopo che un giorno il Manifesto forse solo casualmente non mi aveva pubblicato un pezzo su appunto questa iniziativa venezuelana (e anzi aveva pubblicato un pezzo di Wallerstein in cui praticamente qualificava di idiota il povero Chavez), agli inizi di marzo, sdegnata mi sono allontanata da loro non scrivendo quasi più in merito. Idiota. Occorreva insistere. Se il Manifesto - l'unico quotidiano che dal 1991 è sempre stato contro le guerre - avesse fatto una simile campagna, dicendo qualcosa ogni giorno in merito, appoggiato da altri media alternativi e trascinando per esempio gli antiguerra superstiti che non sapevano che fare, l'iniziativa di Chavez avrebbe avuto qualche chance, come chiedeva Fidel ai paesi e ai popoli del mondo.
Un'altra guerra, e niente di efficace da parte dei pacifisti. Che comunque non esistono più. Non parlerei più di pacifisti; meglio usare il termine "oppositori alla guerra". Arci, Acli, Cgil e componenti (mai un minuto di sciopero contro nessuna guerra dal 1991 in avanti), Tavola della Pace, per non dire di Attac Francia, dei vari aderenti di di punta al Forum Sociale Mondiale, dei vari Sullo, delle Ong varie e di chi aveva sempre altre urgenze umanitarie da seguire. Urgenze più urgenti dei massacri della Nato e dei loro alleati libici.
All'ipocrita Marcia Perugia Assisi che si svolgerà il 25 settembre avrei voglia di andare con un cartello: "Libia. Il silenzio dei pacifisti ha ucciso". Molti del "movimento" e della "società civile" adesso arriveranno, a fare il business umanitario laggiù, parallelamente al business della ricostruzione e del petrolio. Vincono sempre gli scrocconi di guerra che sono tanti e su tutti i fronti. Ce n'è di che voler stracciare il passaporto e non rifarlo.
Marinella Correggia
30.08.2011

GUERRA IN LIBIA: I SILENZI, LE PAROLE, I FATTI DEI PACIFISTI


Una risposta a Marinella Correggia, di Mao Valpiana.


Cara Marinella Correggia,


non sono d’accordo. Sulla guerra in Libia dici che “il silenzio dei pacifisti ha ucciso”, lasciando intendere che se avessero parlato le cose sarebbero andate diversamente. Ma purtroppo non è così.


Sai bene che milioni e milioni di persone che nel febbraio del 2003 sono scese in piazza contro la guerra in Iraq “senza se e senza ma”, non hanno ritardato di un giorno l’inizio dei bombardamenti.


Illudersi di fermare una guerra quando i motori degli aerei sono già accesi, è una sciocchezza immane, imperdonabile per un movimento che dovrebbe aver raggiunto una certa maturità.


La Marcia Perugia-Assisi, che tu bocci come “ipocrita”, ha cinquant’anni di storia alle spalle, ed ha attraversato la guerra d’Algeria, del guerra del Viet-nam, la guerra fredda, la guerra nel Golfo, la guerra nei Balcani, la guerra in Cecenia, la guerra in Iraq e la guerra in Afghanistan.


Aldo Capitini, ideatore della prima marcia, era un “oppositore integrale alla guerra” (e spero che tu non voglia mettere in dubbio anche questo), ma non si è mai posto l’obiettivo velleitario di fermare una guerra in corso (nemmeno quelle scellerate volute dal fascismo), ben sapendo che le radici delle guerre sono forti e profonde e possono essere debellate solo con un ampio movimento di resistenza e non collaborazione nonviolenta. Alla costruzione di un Movimento Nonviolento, che è il frutto principale della prima marcia Perugia-Assisi, Aldo Capitini ha dedicato gli ultimi anno intensi della sua vita, proprio per avere a disposizione uno strumento di “opposizione integrale alla guerra”.


Il punto decisivo, cara Marinella, per me è proprio questo: se vogliamo contrastare efficacemente la guerra, noi dobbiamo distruggere gli strumenti che le guerre rendono possibili, cioè le armi e gli eserciti. E su questo i pacifisti integrali, cioè i nonviolenti, non hanno mai taciuto, e quindi non sono accusabili di silenzi complici, nemmeno per la guerra in Libia.


L’errore madornale in cui spesso cade il movimento per la pace, è quello di chiedere ad altri (all’Onu, all’Europa, ai governi – cioè ai responsabili primi) di fermare la guerra, di ritirare le truppe. E’ una dichiarazione di impotenza. Il compito del movimento pacifista, invece, dovrebbe essere quello di mettere in atto campagne di reale dissociazione dalla guerra (obiezione alle spese militari, obiezione di coscienza, boicottaggi, ecc.) e nel contempo avviare le alternative ai conflitti armati (corpi civili di pace).


Se vogliamo davvero evitare la prossima guerra (Iran o Siria?) dobbiamo da oggi combattere il militarismo in casa nostra, tagliare le spese militari, non pagare per le missioni belliche all’estero, fare obiezione di coscienza ad ogni manifestazione militare, contestare l’esercito. Il lavoro della nonviolenza è soprattutto preventivo, anche se non fa chiasso.


Stiamo attenti a non confondere il movimento con l’agitarsi a vuoto, e il silenzio con il lavoro umile.


Cara Marinella, il Movimento Nonviolento è co-promotore della marcia Perugia-Assisi “per la pace e la fratellanza dei popoli” per farne un’occasione importante di crescita di tutto il movimento pacifista verso la nonviolenza. Spero di trovarti al mio fianco mentre cammini con il tuo cartello. Il mio dirà: “Contro la guerra di domani, disarmiamoci oggi”.


Mao Valpiana


Presidente del Movimento Nonviolento

Verona, 6 settembre 2011


Nota mia:


Cara Marinella,


troppo facile fare di ogni erba un fascio! E' vero che il movimento pacifista non è mai riuscito a fermare una guerra. E' anche vero che non abbiamo a disposizioni giornali, tv e altro quanto i bellicisti, di ogni razza e colore. Tu dici che il manifesto (che non leggo più da anni) non ti ha pubblicato un pezzo sulla proposta di Chavez? Bè? Perchè il manifesto è nonviolento? E un sindacalista della CGIL che avevo criticato in una assemblea a Milano contro la I Guerra del Golfo, lo sai cosa mi ha risposto? "Che il pacifismo non ha mai fatto parte della storia del Movimento Operaio".


Ma veniamo alle cose serie: hai letto i siti pacifisti e nonviolenti? Il mio piccolissimo blog (http://giulianofalco.blogspot.com) ha sempre pubblicato notizie contro la guerra (tutte le guerre) e anche la controinformazione sulla Libia. Certo, rispetto al Manifesto, il mio blog è nulla: per fortuna ci sono gli altri: Peppe Sini, il sito nonviolenti.org, Peacelink ecc. Hai mai provato a leggere loro?


Quando sento dire da qualcuno "Ma voi cosa fate contro la guerra?" Gli rispondo "Perchè tu cosa hai fatto?".


Ancora un'ultima cosa: mi risulta che solo i siti pacifisti e nonviolenti abbiano parlato dell'acquisto degli F 35 bombardieri che costano barcate di soldi, in quest'ora in cui il governo taglia su tutto perchè non ci sono soldi per nessuno se non per i militari. Tu cosa hai fatto a questo proposito?


Cordialmente


Giuliano Falco



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