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martedì 29 luglio 2008

UN CONVEGNO


Viterbo, 25 - 29 agosto



La politica e la nuda vita
È ancora possibile educare oggi?


RELATORI


Salvatore Natoli

E' docente di filosofia teoretica presso l’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Insegna, inoltre, filosofia della tecnica e teoria dell’azione presso l’Università Vita-Salute San Raffaele. di Milano


Armido Rizzi

E' entrato nella Compagnia di Gesù a vent’anni. Si è laureato in teologia all’Università Gregoriana e in filosofia all’Università di Genova, ha insegnato per alcuni anni filosofia della religione, ermeneutica filosofica e teologia sistematica nelle facoltà italiane della Compagnia di Gesù.



Aluisi Tosolini

E' filosofo e pedagogista. Dirigente scolastico, insegna nella Facoltà di Scienze della Formazione dell’Università Cattolica (sede di Piacenza) e presso la Scuola di Specializzazione (SSIS) dell’Università di Parma.


Il tratto di strada che abbiamo già percorso, interrogandoci sulla sfida che il post-umano rappresenta per l’educazione, ci sollecita a estendere la nostra ricerca sulle responsabilità della politica nei confronti delle tecnoscienze e delle trasformazioni che esse producono sull’uomo, sia sul piano biologico e corporeo, sia sul piano psichico e mentale. Vogliamo ora analizzare questo rapporto tra tecnoscienze e «bios» umano sul versante della «biopolitica», come politica della vita che si è già mostrata come monopolio sulla vita che distruggere e annienta.Perché si parla sempre più spesso di biopolitica? Perché tanti libri, dibattiti e ricerche si moltiplicano sui temi di biopolitica e di bioetica? Perché il prefisso «bio» precede un numero crescente di parole come bio-potere, bio-tecnologie, bio-scienze, bio-diritto, bio-pedagogia, bio-medicina, bio-agricoltura, bionica, bio-pirateria, bio-massa, bio-architettura, bio-prodotti, o espressioni come casa-bio, fino al testamento biologico, al punto che si registra una vera inflazione del bio?

Il potere politico si è fatto «biopolitico» nel senso che esso si esercita sull’uomo anche in quanto essere vivente, ossia come vita biologica o nuda vita. Il potere di vita o di morte che già in passato la politica ha rivendicato, oggi diventa il potere di far vivere o di lasciar morire ed è un potere che viene esercitato sui principali processi della vita: la nascita, la morte, la riproduzione, la malattia, i trapianti.Liberarsi dal totalitarismo e riconoscere che la vita umana è un bene indisponibile significa non solo che essa non può essere manipolata, distrutta o fabbricata come una semplice cosa, ma che essa è da considerare un «miracolo», qualcosa di sacro e d’intangibile e, in quanto tale di «non disponibile» e «non negoziabile». Per questo riteniamo fondamentale che la scuola e l’educazione invitino i giovani a riflettere su interrogativi come questi: chi governa il futuro dell’uomo? Chi prende decisioni sulle nostre vite e sui nostri corpi? Chi stabilisce quali siano le regole del nascere, del formare una coppia, del mettere al mondo dei figli, di sottoporsi ad un trapianto, di ricevere una protesi, di lasciarsi espiantare un organo, di staccare la spina per lasciarsi morire?Sono numerosi i pensatori che offrono stimoli sui molteplici aspetti della biopolitica e sulle sue connessioni con il post-umano e (ciò che più ci interessa) con l’educazione e il futuro dell’umanità.Tutti coloro che hanno un ruolo educativo devono sentirsi interpellati da una tecnoscienza e da una biopolitica che hanno già messo le mani sulle nostre vite. Non è con la paura che si affrontano le sfide, né con un’informazione basata sul sensazionalismo, ma con gli strumenti della conoscenza, della progettualità competente e dell’educazione al futuro come amore per la vita.


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