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domenica 30 marzo 2008

CAMPAGNA ELETTORALE, TIBET E UN APPELLO

Come sovente accade, riprendo alcuni testi da

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 410 del 30 marzo 2008
Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100Viterbo,
tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Sommario di questo numero:
1. Il pagliaccio e l'assassino
2. La Fondazione Alexander Langer sostiene l'appello degli intellettualicinesi "Dodici idee sulla situazione in Tibet"
3. L'appello degli intellettuali cinesi: "Dodici idee sulla situazione inTibet"
4. Adriana Cavarero: Per una fenomenologia e un'ermeneutica dell'orrorismo
5. Il 5 per mille al Movimento Nonviolento
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di più1.

EDITORIALE. IL PAGLIACCIO E L'ASSASSINO
Mentre la guerra infuria e stronca vite, una campagna elettorale frivola e ridanciana, smorfiosa e grottesca, narcotica e demente. Mentre la guerra infuria e stronca vite.
*I nudi fatti.
1. La Costituzione della Repubblica Italiana ripudia la guerra.
2. L'Italia sta partecipando a una guerra terrorista e stragista per responsabilità dapprima del governo Berlusconi, poi del governo Prodi, e con il voto favorevole di tutti i partiti politici dell'arco incostituzionale che va dalla destra neonazista alla ex-sinistra arlecchina.
3. Gli stessi partiti corresponsabili della morte in Afghanistan di afgani e italiani e persone di altri paesi, gli stessi partiti che hanno violato e violato e violato la legalità costituzionale e il diritto internazionale, stanno conducendo ora una campagna elettorale in cui si tace di ciò che più conta: l'illegalità, la barbarie, la criminalità assoluta dellaguerra; l'orrore delle stragi di innocenti; la violazione della legalità costituzionale. Peggio ancora: non é mancato chi (il leader dalla ex-sinistra arlecchina) ha dichiarato la politica estera del governo Prodi essere stata la parte migliore della legislatura (complimenti vivissimi per l'esibizione di cinismo; a quando l'elogio dell'omicidio come una delle belle arti?).
I nudi fatti.
Ma quasi nessuno vuole vederli. Quasi nessuno vuole parlarne. E così vince la menzogna, l'irresponsabilità, il crimine, l'orrore.*Poche liste vi sono a sinistra del superpartito della guerra. Liste che ben difficilmente potranno ottenere dei seggi in parlamento. Ma solo per esse é possibile votare senza sporcarsi le mani di sangue. Solo per esse votare é necessario.
*Chi oggi non difende la legalità costituzionale abdica alla propria dignità di cittadino, favoreggia l'illegalitarismo dei potenti, si fa complice della violenza dei potenti, spalleggia l'eversione dall'alto, avalla l'abbattimento dello stato di diritto e della repubblica democratica. Chi oggi non si oppone alla guerra e alle stragi rinuncia alla sua propriaumanità, contribuisce all'uccisione di altri esseri umani.
*Per opporsi alla guerra, alle stragi, al razzismo, alla violazione del diritto internazionale e della legalità costituzionale, occorre votare.Votare per una delle liste a sinistra della ex-sinistra che al superpartito della guerra e del golpe si oppongono. Votare per una delle liste a sinistra della ex-sinistra che si impegnino in difesa della Costituzione, dellaciviltà giuridica e della democrazia politica, del diritto alla vita di ogni essere umano.Votare occorre, poiché non votare equivale ad esprimere un passivo consenso per il superpartito della guerra e del razzismo, per il superpartito del golpe e delle stragi; non votare equivale a votare per il superpartitodell'illegalità al potere, il superpartito degli assassini, il superpartito della barbarie.*Non era il maggiordomo l'assassino, ma il pagliaccio.

2. SOLIDARIETÀ. LA FONDAZIONE ALEXANDER LANGER SOSTIENE L'APPELLO DEGLIINTELLETTUALI CINESI "DODICI IDEE SULLA SITUAZIONE IN TIBET"
[Da Edi Rabini (per contatti: edorabin@fastwebnet.it) riceviamo e volentieri diffondiamo il seguente comunicato della Fondazione Alexander Langer dal titolo completo "Lettera aperta in 12 punti al governo cinese sullasituazione in Tibet. Tra i promotori i premi Langer 1999 Ding Zilin e Jiang Peikun. Il sostegno della Fondazione".Edi Rabini, che é stato grande amico e stretto collaboratore di Alex Langer, é impegnato nella Fondazione Alexander Langer (per contatti: e-mail: info@alexanderlanger.org, sito: www.alexanderlanger.org), di cui éinfaticabile e generosissimo animatore.Alexander Langer é nato a Sterzing (Vipiteno, Bolzano) nel 1946, e si è tolto la vita nella campagna fiorentina nel 1995. Promotore di infinite iniziative per la pace, la convivenza, i diritti, l'ambiente. Per una sommaria descrizione della vita così intensa e delle scelte cosi generose di Langer rimandiamo ad una sua presentazione autobiografica che é stata pubblicata col titolo Minima personalia sulla rivista "Belfagor" nel 1986 (poi ripresa in La scelta della convivenza). Opere di Alexander Langer: Vie di pace. Rapporto dall'Europa, Arcobaleno, Bolzano 1992 esaurito). Dopo la sua scomparsa sono state pubblicate alcune belle raccolte di interventi: La scelta della convivenza, Edizioni e/o, Roma 1995; Il viaggiatore leggero. Scritti 1961-1995, Sellerio, Palermo 1996; Scritti sul Sudtirolo,Alpha&Beta, Bolzano 1996; Die Mehrheit der Minderheiten, Wagenbach, Berlin 1996; Più lenti, più dolci, più profondi, suppl. a "Notizie Verdi", Roma 1998; The Importance of Mediators, Bridge Builders, Wall Vaulters andFrontier Crossers, Fondazione Alexander Langer Stiftung - Una Città, Bolzano-Forlì 2005; Fare la pace. Scritti su "Azione nonviolenta" 1984-1995, Cierre - Movimento Nonviolento, Verona, 2005; Lettere dall'Italia, Editoriale Diario, Milano 2005; Alexander Langer, Was gut war Ein Alexander-Langer-ABC; inoltre la Fondazione Langer ha terminato la catalogazione di una prima raccolta degli scritti e degli interventi (Langer non fu scrittore da tavolino, ma generoso suscitatore di iniziative e quindi la grandissima parte dei suoi interventi é assai variamente dispersa), i materiali raccolti e ordinati sono consultabili su appuntamento presso la Fondazione. Opere su Alexander Langer: Roberto Dall'Olio, Entro il limite. La resistenza mite di Alex Langer, La Meridiana, Molfetta 2000; AA. VV. Una vita più semplice, Biografia e parole di Alexander Langer, Terre di mezzo - Altreconomia, Milano 2005; Fabio Levi, In viaggio con Alex, la vita e gli incontri di Alexander Langer (1946-1996), Feltrinelli, Milano 2007. Sivedano inoltre almeno i fascicoli monografici di "Azione nonviolenta" di luglio-agosto 1996, e di giugno 2005; l'opuscolo di presentazione della Fondazione Alexander Langer Stiftung, 2000, 2004; il volume monografico di"Testimonianze" n. 442 dedicato al decennale della morte di Alex. Inoltre la Casa per la nonviolenza di Verona ha pubblicato un cd-rom su Alex Langer (esaurito). Videografia su Alexander Langer: Alexander Langer: 1947-1995:"Macht weiter was gut war", Rai Sender Bozen, 1997; Alexander Langer. Impronte di un viaggiatore, Rai Regionale Bolzano, 2000; Dietmar Hoess, Uno di noi, Blue Star Film, 2007. Un indirizzo utile: Fondazione Alexander Langer Stiftung, via Latemar 3, 9100 Bolzano-Bozen, tel. e fax: 0471977691;e-mail: info@alexanderlanger.org, sito: www.alexanderlanger.orgSu Ding Zilin e Jiang Peikun cfr. i testi loro dedicati nel sito www.alexanderlanger.org, apparsi anche su "Nonviolenza. Femminile plurale" nn. 18 e 19]
La Fondazione Alexander Langer segnala e sostiene con convinzione la lettera aperta firmata da intellettuali, giornalisti, scrittori ed artisti cinesi, che chiedono al loro governo di sospendere immediatamente la repressione inTibet, di aprire un dialogo con il Dalai Lama e consentire alla stampa cinese e internazionale di recarsi in Tibet per verificare la situazione e il rispetto dei diritti umani.Tra i coraggiosi promotori dell'appello sono anche i professori Ding Zilin e Jiang Peikun, destinatari del premio internazionale Alexander Langer 1999, che si battono dal 4 giugno 1989 perché vengano restituiti verità eonore alle vittime del massacro di Tienanmen, dove rimase ucciso anche il loro unico figlio Jang Jelian.

3. APPELLI. L'APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CINESI: "DODICI IDEE SULLASITUAZIONE IN TIBET"[Da Edi Rabini (per contatti: edorabin@fastwebnet.it) riceviamo e volentieri diffondiamo. La traduzione, purtroppo, é inadeguata]Al momento, la propaganda che i media ufficiali cinesi stanno diffondendo, senza lasciare spazio a niente altro, sta facendo divampare sempre più le fiamme dell'odio interetnico ed aggravando la drammaticità di una situazione già molto tesa. Questo ha effetti estremamente deleteri per la salvaguardia a lungo termine dell'unità nazionale, e noi sottoscritti lanciamo un appello affinché questo tipo di propaganda cessi.*Appoggiamo l'appello alla pace del Dalai Lama, e speriamo che il conflitto interetnico possa essere affrontato seguendo i principi della pace e della nonviolenza. Condanniamo ogni tipo di azione violenta contro cittadiniinnocenti, e chiediamo con urgenza al governo cinese di sospendere la violenta repressione in Tibet e lanciamo un appello anche al popolo tibetano di non lasciarsi andare ad azioni violente.*Il governo cinese ha affermato che "vi sono chiare prove che quest'incidente é stato organizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama". Speriamo che il governo possa mostrare prove diquesta affermazione, e, per poter modificare l'atteggiamento di sfiducia e la visione negativa degli attuali incidenti che vi é nella comunità internazionale, suggeriamo al governo cinese di invitare in Tibet la Commissione dei diritti umani delle Nazioni Unite, affinché possa portare avanti un'inchiesta indipendente sulle prove menzionate dal governo, sul modo in cui gli incidenti si sono svolti, sul numero dei morti e feriti, eccetera.*Nella nostra opinione, il linguaggio da Rivoluzione Culturale del tipo "il Dalai Lama é un lupo travestito da monaco buddista, e uno spirito maligno con volto umano e cuore di bestia", utilizzato dalle autorità del Partito Comunista Cinese nella Regione Autonoma del Tibet non é di nessun aiuto nel risolvere la situazione, e non é nemmeno d'aiuto all'immagine del governo cinese. Dal momento che il governo cinese é intenzionato ad integrarsinella comunità internazionale, siamo dell'opinione che dovrebbe dunque cercare di mostrare uno stile di governo che si conformi agli standard della civiltà moderna.*Notiamo che il giorno stesso in cui le violenze sono scoppiate a Lhasa (il 14 marzo), le autorità della Regione Autonoma del Tibet hanno dichiarato che "ci sono chiare prove che mostrano che quest'incidente é statoorganizzato, complottato e meticolosamente portato avanti dalla cricca del Dalai Lama". Questo mostrerebbe che le autorità del Tibet sapevano con anticipo che ci sarebbero stati disordini violenti, e non hanno fatto nullaper prevenirlo. Se vi sono state inadempienze da parte delle autorità, è necessario portare avanti una severa inchiesta, in modo che i responsabili possano essere puniti di conseguenza.*Ma se non può essere provato che questi incidenti siano stati "organizzati, premeditati e meticolosamente portati avanti", ma si trattasse invece di una rivolta popolare causata dall'evolversi degli eventi, le autorità dovrebbero promuovere un'inchiesta per determinare chi sia responsabile nell'aver incitato la popolazione alla rivolta e per aver diffuso informazioni false volte a ingannare il Governo Centrale ed il popolo, e dovrebbero anche riflettere con attenzione su che cosa si possa imparare da questo evento in modo da non intraprendere nel futuro lo stesso tipo di azioni.*Chiediamo con la massima forza al governo cinese di non sottomettere ora ogni tibetano all'inquisizione e alla vendetta politica. I processi delle persone che sono state arrestate devono essere portati avanti seguendoprocedure giudiziarie aperte, giuste e trasparenti, in modo da assicurarsi un risultato giusto ed imparziale.*Richiediamo che il governo cinese autorizzi i media nazionali e internazionali a recarsi liberamente in Tibet in modo da poter portare avanti in modo indipendente interviste e inchieste per poter informare ilpubblico. Siamo dell'opinione che l'attuale blocco dell'informazione non può servire a far acquistare credibilità sia nei confronti della popolazione cinese, sia con la comunità internazionale, e che sia quindi dannoso per la credibilità del governo cinese. Se il governo ha davvero una buona comprensione della situazione, non può aver timore della presenza dei giornalisti. Solo adottando un atteggiamento di apertura possiamo sperare dimodificare la mancanza di fiducia della comunità internazionale nei confronti del nostro governo.*Lanciamo un accorato appello al popolo cinese e al popolo cinese all'estero affinché si mantenga calmo e tollerante, e perché sappia riflettere con profondità su quanto sta avvenendo. Adottare atteggiamenti di aggressivonazionalismo non può fare altro che suscitare l'antipatia della comunità internazionale, e danneggiare l'immagine internazionale della Cina.*Negli anni Ottanta, gli incidenti in Tibet si erano limitati alla città di Lhasa, mentre in questa occasione notiamo che si estendono a molte aree tibetane. Questo deteriorarsi delle cose mostra che sono stati fatti gravi errori rispetto al Tibet. I dipartimenti governativi responsabili devono rifletter coscienziosamente su questa questione, esaminare il loro fallimento, e modificare in modo radicale le politiche nei confronti delle minoranze etniche nazionali.*Per impedire che simili incidenti possano aver luogo nuovamente in futuro, il governo deve rispettare i principi di libertà religiosa e di libertà di parola esplicitamente garantiti dalla Costituzione cinese, garantendo ai tibetani la piena libertà di esprimere le loro speranze e la loro insoddisfazione, e permettendo ai cittadini di tutte le etnie di esporre critiche ed esprimere liberamente le loro idee rispetto alle politiche nazionali nei confronti delle minoranze etniche.*Siamo dell'opinione che si debba eliminare l'animosità e lavorare per la riconciliazione nazionale, non continuare a rendere più profonda la divisione fra diversi gruppi etnici. Per questo, lanciamo un accorato appello ai leader del nostro paese affinché aprano un dialogo con il Dalai Lama. Ci auguriamo che cinesi e tibetani possano eliminare le incomprensioni che li separano, e sviluppare un tipo di interazione positiva che aiuti a creare maggiore unità. I vari dipartimenti governativi, così come le organizzazioni popolari e i leader religiosi, dovrebbero impegnare tutte le loro forze verso questo obiettivo.

*Wang Lixiong (Beijing, scrittore)Liu Xiaobo (Beijing, scrittore indipendente)Zhang Zuhua (Beijing, studioso costituzionalista)Sha Yexin (Shanghai, scrittore, appartenente al gruppo etnico Hui,musulmano)Yu Haocheng (Beijing, giurista)Ding Zilin (Beijing, professoressa)Jiang Peikun (Beijing, professore)Yu Jie (Beijing, scrittore)Sun Wenguang (Shangdong, professore)Ran Yunfei (Sichuan, editore, etnia Tujia)Pu Zhiqiang (Beijing, avvocato)Teng Biao (Beijing, avvocato e studioso)Liao Yiwu (Sichuan, scrittore)Wang Qisheng (Beijing, studioso)Zhang Xianling (Beijing, ingegnere)Xu Jue (Beijing, ricercatore)Li Jun (Gansu, fotografo)Gao Yu (Beijing, giornalista)Wang Debang (Beijing, scrittore freelance)Zhao Dagong (Shenzhen, scrittore freelance)Jiang Danwen (Shanghai, scrittore)Liu Yi (Gansu, pittore)Xu Hui (Beijing, scrittore)Wang Tiancheng (Beijing, studioso)Wen Kejian (Hangzhou, freelance)Li Hai (Beijing, scrittore freelance)Tian Yongde (Mongolia Interna, attivista dei diritti umani delle minoranze)Zan Aizong (Hangzhou, giornalista)Liu Yiming (Hubei, scrittore freelance)
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