Alcuni dubbi sull'attuale situazione politica e le leggi razziste approvate in parlamento.
Mi sembra chiaro: dai risultati delle ultime elezioni, il governo e, in conseguenza, l'intero paese, è nelle mani di un partito come la Lega Nord...e già per questo solo fatto, ci sarebbe da migrare.
Cosa sia la Lega Nord, è sotto gli occhi di tutti: un coacervo di razzisti, post-neo-quasi-ultra fascisti, fondamentalisti cristiani e separatisti.
Ora, il dubbio più grande che mi è venuto è il seguente: ci sono eggi, come quella Scelba che, attuando la XII disposizione transitoria e finale della Csotituzione, vietano la ricostituzione del disciolto partito fascista. Però abbiamo, diversi partiti dichiaratamente fascisti che si presentano pure alle elezioni -anche Hitler prese il potere vincendo le eleizioni e nessuno dice nulla.
La stessa Costituzione afferma che l'Italia è una Repubblica indivisibile. Se ne deduce che qualunque partito che voglia l'indipendenza di una sua parte, persegue fini eversivi. Il nome ufficiale della Lega Nord è Lega Nord per l'Indipendenza della Padania. Quindi, se il sillogismo funziona, la Lega Nord è un partito eversivo (...al governo, con tanto di ministri e una cospicua presenza di deputati e senatori, per non paralre di amministratori locali...).
Qualcosa non funziona, evidentemente. E' vero come scriveva Hans Magnus Enzensberger che quando il camaleonte va al potere, cambia colore all'ambiente...però...
Giuliano
giovedì 2 luglio 2009
CI SIAMO BEVUTO, IN UN SOL COLPO, IL CUORE E IL CERVELLO...
===============================================
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
===============================================
Supplemento straordinario de "La nonviolenza e' in cammino" del 2 luglio
2009
In questo numero:
1. Appello al Presidente della Repubblica contro il colpo di stato razzista
2. Appello degli intellettuali contro il ritorno delle leggi razziali in
Italia
3. Appello dei giuristi contro l'introduzione dei reati di ingresso e
soggiorno illegale dei migranti
1. APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO IL COLPO DI STATO RAZZISTA
Il colpo di stato razzista compiuto dal governo Berlusconi con la
complicita' di una asservita maggioranza parlamentare puo' e deve essere
respinto.
E' nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallare
l'introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto con
la Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminali e
criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l'ordinamento
giuridico della Repubblica.
Al Presidente della Repubblica in prima istanza facciamo ora appello
affinche' non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i
fondamenti stessi dello stato di diritto e della civilta' giuridica, che
viola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 2 luglio 2009
2. APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CONTRO IL RITORNO DELLE LEGGI RAZZIALI IN
ITALIA
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una
straordinaria influenza sulla intera societa' europea, dal Rinascimento
italiano al fascismo.
Non sempre sono state pero' conosciute in tempo.
In questo momento c'e' una grande attenzione sui giornali europei per alcuni
aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, pero', un
dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione
pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni
passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si
riuscira' ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far
arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al
Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme
discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si
vedevano dai tempi delle leggi razziali.
E' stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non piu' gli
ebrei bensi' la popolazione degli immigrati "irregolari", che conta
centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti
previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalita', l'esercizio di
un diritto fondamentale quale e' quello di contrarre matrimonio senza
vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene
sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' e della stessa qualita'
umana, e' stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in
condizioni di irregolarita' amministrativa, di riconoscere i figli da loro
stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una
maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere "irregolari"
diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri
e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi
razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei
loro figli, ne' le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro
bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravita' di queste
misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse
una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune
umanita'. L'Europa non puo' ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori
regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi
internazionali e i principi garantisti e di civilta' giuridica su cui si
basa la stessa costruzione politica europea.
E' interesse e onore di tutti noi europei che cio' non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che
viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la
propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame,
Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
3. APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI DI INGRESSO E
SOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varie
innovazioni che suscitano rilievi critici.
In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione della
discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e
il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma
che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso
simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e
presenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.
La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la sua
sfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quella
dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta
irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema
ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,
nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altri
strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Ne' un fondamento giustificativo del nuovo reato puo' essere individuato
sulla base di una presunta pericolosita' sociale della condizione del
migrante irregolare: la Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti
gia' escluso che la condizione di mera irregolarita' dello straniero sia
sintomatica di una pericolosita' sociale dello stesso, sicche' la
criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si
rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non
rappresentano, di per se', fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale,
ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione di
migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato
discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di
eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia
penale, in base alla quale si puo' essere puniti solo per fatti materiali.
L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme
di ineffettivita' del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di
ulteriori processi privi di reale utilita' sociale e condannato per cio'
alla paralisi. Ne' questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione
della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali
criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e
magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest'ultima): da
un lato perche' la paralisi non e' meno grave se investe il settore di
giurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema
complessivo delle impugnazioni, gia' in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche "regolare la materia
dell'immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa
coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati"
(Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell'adempimento di tali compiti il
legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei principi
fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di
discrezionalita' che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di
razionalita' finalistica.
"Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu'
avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (...) non si
puo' non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, o
anche soltanto tentazioni, volte a 'nascondere' la miseria e a considerare
le persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Le parole
con le quali la Corte Costituzionale dichiaro' l'illegittimita' del reato di
"mendicita'" di cui all'art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995)
offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella
dell'immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria
complessita' e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla
Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano
Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia,
Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio
Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi,
Stefano Rodota', Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo
Zagrebelsky
===============================================
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
===============================================
Supplemento straordinario de "La nonviolenza e' in cammino" del 2 luglio
2009
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request@peacelink.it?subject=subscribe
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
===============================================
Supplemento straordinario de "La nonviolenza e' in cammino" del 2 luglio
2009
In questo numero:
1. Appello al Presidente della Repubblica contro il colpo di stato razzista
2. Appello degli intellettuali contro il ritorno delle leggi razziali in
Italia
3. Appello dei giuristi contro l'introduzione dei reati di ingresso e
soggiorno illegale dei migranti
1. APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA CONTRO IL COLPO DI STATO RAZZISTA
Il colpo di stato razzista compiuto dal governo Berlusconi con la
complicita' di una asservita maggioranza parlamentare puo' e deve essere
respinto.
E' nei poteri del Presidente della Repubblica rifiutare di avallare
l'introduzione nel corpus legislativo di misure palesemente in contrasto con
la Costituzione della Repubblica Italiana, palesemente criminali e
criminogene, palesemente razziste ed incompatibili con l'ordinamento
giuridico della Repubblica.
Al Presidente della Repubblica in prima istanza facciamo ora appello
affinche' non ratifichi un deliberato illegale ed eversivo che viola i
fondamenti stessi dello stato di diritto e della civilta' giuridica, che
viola i principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana.
Il "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 2 luglio 2009
2. APPELLO DEGLI INTELLETTUALI CONTRO IL RITORNO DELLE LEGGI RAZZIALI IN
ITALIA
Le cose accadute in Italia hanno sempre avuto, nel bene e nel male, una
straordinaria influenza sulla intera societa' europea, dal Rinascimento
italiano al fascismo.
Non sempre sono state pero' conosciute in tempo.
In questo momento c'e' una grande attenzione sui giornali europei per alcuni
aspetti della crisi che sta investendo il nostro paese, riteniamo, pero', un
dovere di quanti viviamo in Italia richiamare l'attenzione dell'opinione
pubblica europea su altri aspetti rimasti oscuri. Si tratta di alcuni
passaggi della politica e della legislazione italiana che, se non si
riuscira' ad impedire, rischiano di sfigurare il volto dell'Europa e di far
arretrare la causa dei diritti umani nel mondo intero.
Il governo Berlusconi, agitando il pretesto della sicurezza, ha imposto al
Parlamento, di cui ha il pieno controllo, l'adozione di norme
discriminatorie nei confronti degli immigrati, quali in Europa non si
vedevano dai tempi delle leggi razziali.
E' stato sostituito il soggetto passivo della discriminazione, non piu' gli
ebrei bensi' la popolazione degli immigrati "irregolari", che conta
centinaia di migliaia di persone; ma non sono stati cambiati gli istituti
previsti dalle leggi razziali, come il divieto dei matrimoni misti.
Con tale divieto si impedisce, in ragione della nazionalita', l'esercizio di
un diritto fondamentale quale e' quello di contrarre matrimonio senza
vincoli di etnia o di religione; diritto fondamentale che in tal modo viene
sottratto non solo agli stranieri ma agli stessi italiani.
Con una norma ancora piu' lesiva della dignita' e della stessa qualita'
umana, e' stato inoltre introdotto il divieto per le donne straniere, in
condizioni di irregolarita' amministrativa, di riconoscere i figli da loro
stesse generati. Pertanto in forza di una tale decisione politica di una
maggioranza transeunte, i figli generati dalle madri straniere "irregolari"
diverranno per tutta la vita figli di nessuno, saranno sottratti alle madri
e messi nelle mani dello Stato.
Neanche il fascismo si era spinto fino a questo punto. Infatti le leggi
razziali introdotte da quel regime nel 1938 non privavano le madri ebree dei
loro figli, ne' le costringevano all'aborto per evitare la confisca dei loro
bambini da parte dello Stato.
Non ci rivolgeremmo all'opinione pubblica europea se la gravita' di queste
misure non fosse tale da superare ogni confine nazionale e non richiedesse
una reazione responsabile di tutte le persone che credono a una comune
umanita'. L'Europa non puo' ammettere che uno dei suoi Paesi fondatori
regredisca a livelli primitivi di convivenza, contraddicendo le leggi
internazionali e i principi garantisti e di civilta' giuridica su cui si
basa la stessa costruzione politica europea.
E' interesse e onore di tutti noi europei che cio' non accada.
La cultura democratica europea deve prendere coscienza della patologia che
viene dall'Italia e mobilitarsi per impedire che possa dilagare in Europa.
A ciascuno la scelta delle forme opportune per manifestare e far valere la
propria opposizione.
Roma, 29 giugno 2009
Andrea Camilleri, Antonio Tabucchi, Dacia Maraini, Dario Fo, Franca Rame,
Moni Ovadia, Maurizio Scaparro, Gianni Amelio
3. APPELLO DEI GIURISTI CONTRO L'INTRODUZIONE DEI REATI DI INGRESSO E
SOGGIORNO ILLEGALE DEI MIGRANTI
Il disegno di legge n. 733-B attualmente all'esame del Senato prevede varie
innovazioni che suscitano rilievi critici.
In particolare, riteniamo necessario richiamare l'attenzione della
discussione pubblica sulla norma che punisce a titolo di reato l'ingresso e
il soggiorno illegale dello straniero nel territorio dello Stato, una norma
che, a nostro avviso, oltre ad esasperare la preoccupante tendenza all'uso
simbolico della sanzione penale, criminalizza mere condizioni personali e
presenta molteplici profili di illegittimita' costituzionale.
La norma e', anzitutto, priva di fondamento giustificativo, poiche' la sua
sfera applicativa e' destinata a sovrapporsi integralmente a quella
dell'espulsione quale misura amministrativa, il che mette in luce l'assoluta
irragionevolezza della nuova figura di reato; inoltre, il ruolo di extrema
ratio che deve rivestire la sanzione penale impone che essa sia utilizzata,
nel rispetto del principio di proporzionalita', solo in mancanza di altri
strumenti idonei al raggiungimento dello scopo.
Ne' un fondamento giustificativo del nuovo reato puo' essere individuato
sulla base di una presunta pericolosita' sociale della condizione del
migrante irregolare: la Corte Costituzionale (sent. 78 del 2007) ha infatti
gia' escluso che la condizione di mera irregolarita' dello straniero sia
sintomatica di una pericolosita' sociale dello stesso, sicche' la
criminalizzazione di tale condizione stabilita dal disegno di legge si
rivela anche su questo terreno priva di fondamento giustificativo.
L'ingresso o la presenza illegale del singolo straniero dunque non
rappresentano, di per se', fatti lesivi di beni meritevoli di tutela penale,
ma sono l'espressione di una condizione individuale, la condizione di
migrante: la relativa incriminazione, pertanto, assume un connotato
discriminatorio ratione subiecti contrastante non solo con il principio di
eguaglianza, ma con la fondamentale garanzia costituzionale in materia
penale, in base alla quale si puo' essere puniti solo per fatti materiali.
L'introduzione del reato in esame, inoltre, produrrebbe una crescita abnorme
di ineffettivita' del sistema penale, gravato di centinaia di migliaia di
ulteriori processi privi di reale utilita' sociale e condannato per cio'
alla paralisi. Ne' questo effetto sarebbe scongiurato dalla attribuzione
della relativa cognizione al giudice di pace (con alterazione degli attuali
criteri di ripartizione della competenza tra magistratura professionale e
magistratura onoraria e snaturamento della fisionomia di quest'ultima): da
un lato perche' la paralisi non e' meno grave se investe il settore di
giurisdizione del giudice di pace, dall'altro per le ricadute sul sistema
complessivo delle impugnazioni, gia' in grave sofferenza.
Rientra certo tra i compiti delle istituzioni pubbliche "regolare la materia
dell'immigrazione, in correlazione ai molteplici interessi pubblici da essa
coinvolti ed ai gravi problemi connessi a flussi migratori incontrollati"
(Corte Cost., sent. n. 5 del 2004), ma nell'adempimento di tali compiti il
legislatore deve attenersi alla rigorosa osservanza dei principi
fondamentali del sistema penale e, ferma restando la sfera di
discrezionalita' che gli compete, deve orientare la sua azione a canoni di
razionalita' finalistica.
"Gli squilibri e le forti tensioni che caratterizzano le societa' piu'
avanzate producono condizioni di estrema emarginazione, si' che (...) non si
puo' non cogliere con preoccupata inquietudine l'affiorare di tendenze, o
anche soltanto tentazioni, volte a 'nascondere' la miseria e a considerare
le persone in condizioni di poverta' come pericolose e colpevoli". Le parole
con le quali la Corte Costituzionale dichiaro' l'illegittimita' del reato di
"mendicita'" di cui all'art. 670, comma 1, cod. pen. (sent. n. 519 del 1995)
offrono ancora oggi una guida per affrontare questioni come quella
dell'immigrazione con strumenti adeguati allo loro straordinaria
complessita' e rispettosi delle garanzie fondamentali riconosciute dalla
Costituzione a tutte le persone.
25 giugno 2009
Angelo Caputo, Domenico Ciruzzi, Oreste Dominioni, Massimo Donini, Luciano
Eusebi, Giovanni Fiandaca, Luigi Ferrajoli, Gabrio Forti, Roberto Lamacchia,
Sandro Margara, Guido Neppi Modona, Paolo Morozzo della Rocca, Valerio
Onida, Elena Paciotti, Giovanni Palombarini, Livio Pepino, Carlo Renoldi,
Stefano Rodota', Arturo Salerni, Armando Spataro, Lorenzo Trucco, Gustavo
Zagrebelsky
===============================================
APPELLO AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA ITALIANA
===============================================
Supplemento straordinario de "La nonviolenza e' in cammino" del 2 luglio
2009
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
nonviolenza-request@peacelink.it?subject=subscribe
IRAN, SCIOPERO GENERALE, CORTEI, SANZIONI E AMBASCIATA DI PACE
Milano, 2 luglio 2009
Manifestiamo, anche in Italia; e firmiamo l'appello per non lasciare sola l'Onda Verde...
(Il messaggio di adesione si lascia sulla URL:http://ambasciatadipaceteheran.blogspot.com/ )
La ribellione iraniana non si ferma. Il "colpo di Stato" clerico-fascista non ha ancora chiuso la partita. Il Consiglio dei guardiani ha convalidato la (dubbissima e sicuramente truffaldina) vittoria di Ahmadinejad, ma lo sfidante Mousavi, divenuto suo malgrado leader di una contestazione democratica, non riconosce legittimità al suo governo. Mousavi chiede di "ristabilire il corso della legge": mettere fine alla militarizzazione della società, rivedere le leggi elettorali, onorare l'art. 27 della Costituzione (la libertà di associazione) e la libertà dei media, riattivare i siti web censurati.Io penso, con tutti i limiti di chi guarda le cose da lontano e senza un adeguato approfondimento di conoscenza, che le "armi finali" contro il regime, in via di ulteriore degenerazione militarista, potrebbero essere, nell'ordine:1- disertare le moschee il venerdi (ma associato, per chi vuole, a forme alternative di preghiera: l'iniziativa non deve essere presentata come un attacco alla religione in quanto tale, ma contestazione della sola "Guida Suprema");2- lo sciopero generale;3- la disobbedienza fiscale.Lo sciopero generale pare sia stato proclamato per i giorni dal 5 all'8 luglio (vedi articolo di "Repubblica").Si discuterebbe anche di una grande manifestazione di piazza a Teheran e di cortei in tutto il Paese.L'occupazione continua e massiccia delle piazze funziona solo in presenza di contraddizioni interne agli apparati repressivi: vedi Germania Est (esperienza che ho vissuto direttamente).Altrimenti questa modalità offre il facile destro all'uso sanguinoso della forza fisica, il terreno in cui il potere autoritario è più attrezzato e sempre più vincente, mano mano che progredisce la tecnologia distruttiva.Le divisioni interne al sistema di potere iraniano sono in corso di svolgimento.Mi sembra che Khameini si sia alleato con Ahmadinejad per eliminare lo "squalo" Rafsanjani, il quale presiede l'organismo ("assemblea degli Esperti) che teoricamente può deporre la "Guida Suprema". Resta da capire chi dei due (tra Khameini ed Ahmadinejad) sia oggi il "socio di maggioranza"...Alla festa per la vittoria di Ahmadinejad si sono presentati solo 105 su 290 deputati del Parlamento iraniano. Il primo tra gli assenti: il portavoce del Parlamento, Larijani.La figura religiosa più stimata, l'Ajatollah Montazeri (che avrebbe dovuto succedere a Khomeini), ha proposto il lutto nazionale in omaggio alle vittime delle violenze, ed ha affermato, rivolto alle Autorità: “Tornate a ragionare e non allontanate il popolo dallo Stato e dalla religione islamica. Sicuramente la vostra condotta non giova all'Islam e macchia la nostra religione. Saranno tante le persone che, osservando il vostro operato, sotto il nome dell'Islam, si allontaneranno dalla religione. Riflettete prima che sia troppo tardi”. Ma anche molti altri grandi Ajatollah si sono pronunciati contro Ahmadinejad. Lo "strappo" da lui compito all'interno dell'establishment islamico è sicuramente lacerante.Se non gli si dà l'occasione per fare piazza pulita manu militari, contraddizioni interne, in ebollizione, potrebbero esplodere anche tra i gradi alti ed i gradi medi dei Basji...
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
Manifestiamo, anche in Italia; e firmiamo l'appello per non lasciare sola l'Onda Verde...
(Il messaggio di adesione si lascia sulla URL:http://ambasciatadipaceteheran.blogspot.com/ )
La ribellione iraniana non si ferma. Il "colpo di Stato" clerico-fascista non ha ancora chiuso la partita. Il Consiglio dei guardiani ha convalidato la (dubbissima e sicuramente truffaldina) vittoria di Ahmadinejad, ma lo sfidante Mousavi, divenuto suo malgrado leader di una contestazione democratica, non riconosce legittimità al suo governo. Mousavi chiede di "ristabilire il corso della legge": mettere fine alla militarizzazione della società, rivedere le leggi elettorali, onorare l'art. 27 della Costituzione (la libertà di associazione) e la libertà dei media, riattivare i siti web censurati.Io penso, con tutti i limiti di chi guarda le cose da lontano e senza un adeguato approfondimento di conoscenza, che le "armi finali" contro il regime, in via di ulteriore degenerazione militarista, potrebbero essere, nell'ordine:1- disertare le moschee il venerdi (ma associato, per chi vuole, a forme alternative di preghiera: l'iniziativa non deve essere presentata come un attacco alla religione in quanto tale, ma contestazione della sola "Guida Suprema");2- lo sciopero generale;3- la disobbedienza fiscale.Lo sciopero generale pare sia stato proclamato per i giorni dal 5 all'8 luglio (vedi articolo di "Repubblica").Si discuterebbe anche di una grande manifestazione di piazza a Teheran e di cortei in tutto il Paese.L'occupazione continua e massiccia delle piazze funziona solo in presenza di contraddizioni interne agli apparati repressivi: vedi Germania Est (esperienza che ho vissuto direttamente).Altrimenti questa modalità offre il facile destro all'uso sanguinoso della forza fisica, il terreno in cui il potere autoritario è più attrezzato e sempre più vincente, mano mano che progredisce la tecnologia distruttiva.Le divisioni interne al sistema di potere iraniano sono in corso di svolgimento.Mi sembra che Khameini si sia alleato con Ahmadinejad per eliminare lo "squalo" Rafsanjani, il quale presiede l'organismo ("assemblea degli Esperti) che teoricamente può deporre la "Guida Suprema". Resta da capire chi dei due (tra Khameini ed Ahmadinejad) sia oggi il "socio di maggioranza"...Alla festa per la vittoria di Ahmadinejad si sono presentati solo 105 su 290 deputati del Parlamento iraniano. Il primo tra gli assenti: il portavoce del Parlamento, Larijani.La figura religiosa più stimata, l'Ajatollah Montazeri (che avrebbe dovuto succedere a Khomeini), ha proposto il lutto nazionale in omaggio alle vittime delle violenze, ed ha affermato, rivolto alle Autorità: “Tornate a ragionare e non allontanate il popolo dallo Stato e dalla religione islamica. Sicuramente la vostra condotta non giova all'Islam e macchia la nostra religione. Saranno tante le persone che, osservando il vostro operato, sotto il nome dell'Islam, si allontaneranno dalla religione. Riflettete prima che sia troppo tardi”. Ma anche molti altri grandi Ajatollah si sono pronunciati contro Ahmadinejad. Lo "strappo" da lui compito all'interno dell'establishment islamico è sicuramente lacerante.Se non gli si dà l'occasione per fare piazza pulita manu militari, contraddizioni interne, in ebollizione, potrebbero esplodere anche tra i gradi alti ed i gradi medi dei Basji...
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
martedì 30 giugno 2009
LE RIVISTE SAVERIANE COMUNICANO
Questo mese, le riviste saveriane pubblicano un editoriale congiuntodedicato a quanto accaduto a Milano a Mohamed Ba.
Inoltro per diffusione.
Giusy
-------Messaggio originale-------
Da: http://mail.google.com/mail/h/1i9alvy508x1h/?v=b&cs=wh&to=missioneoggi%40saveriani.bs.it Data: 30/06/2009 10.54.15
Oggetto: Missione Oggi - giugno luglio 2009
EDITORIALE: A Milano nella notte - Il canto di Ba "Si chiamava/ Moammed Sceab": così ha inizio una famosa poesia di GiuseppeUngaretti, intitolata In memoria, composta quasi un secolo fa e dedicata adun amico arabo che "non aveva più/ Patria./ Amò la Francia/ e mutò nome". Il protagonista di questo editoriale si chiama invece Mohamed Ba, che -venuto dal Senegal molti anni fa - ha trovato una nuova patria in Italia,amando questo Paese e non sentendo il bisogno di cambiare nome. È unartista e un mediatore culturale apprezzato, capace come pochi di fare dellironia sulle difficoltà dell'integrazione in un'Italia che sta cambiandopelle, e che vive con paura le trasformazioni di una società plurale. Lavorapresso l'Ufficio Educazione Mondialità del PIME di Milano è ha spessopartecipato ai convegni del CEM, dimostrando una straordinariadisponibilità a mettersi in gioco: come traduttore o dando una mano allaboratorio degli adolescenti. Lo conosciamo bene, perciò, come un uomogiusto e impegnato contro ogni forma di discriminazione e a favore deldialogo e della convivenza pacifica. È per questo - anche per questo - che non possiamo tacere su quanto gli èaccaduto il 31 maggio, quando è stato oggetto di una vile e insensataaggressione. Mentre, verso le ore 19, Mohamed aspettava un tram a Milano, èstato accoltellato allo stomaco da un uomo che parlava perfettamenteitaliano, indossava occhiali scuri e teneva in una mano un casco damotociclista: così, senza alcuna ragione. Si badi: non c'è stato un alterco,né una provocazione di sorta. Freddamente, l'uomo ha impugnato il coltellovibrando due colpi contro Ba. Poi, come per mettere la propria firma aquanto aveva compiuto, gli ha sputato addosso, e se ne è andato passeggiandoindisturbato, mentre la gente attorno, impaurita, scappava. E a Mohamed,incredulo e sanguinante, non è rimasto che trascinarsi verso il centrodella strada, per cercare di muovere a compassione qualche automobilista. Un momento di follia? Un raptus? Mentre attendiamo che qualche indaginefaccia luce su come ciò sia potuto accadere, ci tormenta il pensiero chequesto grave episodio si inserisca in un clima di razzismo e di ostilità perqualsiasi forma di diversità che da tempo si respira in Italia, senza che laclasse dirigente si renda conto dell'estrema pericolosità di talesituazione. E dobbiamo anche sottolineare la scarsa copertura mediatica cheesso ha ricevuto, immaginando cosa si sarebbe scritto "a colori della pelleinvertiti". Per quanto ci riguarda, questa triste vicenda ci spinge acontinuare a operare a favore del dialogo, dell'educazione interculturale edella fratellanza tra i popoli, cercando di far sì che tali aggressioni nonabbiano a ripetersi. E da queste pagine gli rinnoviamo la nostra vicinanza eamicizia, cogliendo l'occasione per ringraziarlo - una volta di più - pertutto ciò che ci ha regalato in tanti anni. Augurandoci che le tanteattestazioni di solidarietà ricevute possano aiutarlo a superare, non solola convalescenza, ma anche il dramma psicologico che sta attraversando. Di Sceab, Ungaretti concludeva la sua poesia scrivendo che "forse io solo/so ancora/ che visse". Di te, caro Mohamed, per fortuna siamo in tanti asapere che ancora vivi, e a esser certi che non verrà meno la tua fiducianell'uomo. Nonostante tutto.
MISSIONE OGGI – CEM MONDIALITA’ – MISSIONARI SAVERIANI – MISSIONE GIOVANI
Per una visione completa del numero potete cliccare il sito http://www/saverianibrescia.com/missione_oggi.php
Centro Saveriano Animazione Missionaria
sede legale in via G. Piamarta n. 9 - 25121 Brescia - Tel +39 030 3772780 - Fax +39 030 3772781
Inoltro per diffusione.
Giusy
-------Messaggio originale-------
Da: http://mail.google.com/mail/h/1i9alvy508x1h/?v=b&cs=wh&to=missioneoggi%40saveriani.bs.it Data: 30/06/2009 10.54.15
Oggetto: Missione Oggi - giugno luglio 2009
EDITORIALE: A Milano nella notte - Il canto di Ba "Si chiamava/ Moammed Sceab": così ha inizio una famosa poesia di GiuseppeUngaretti, intitolata In memoria, composta quasi un secolo fa e dedicata adun amico arabo che "non aveva più/ Patria./ Amò la Francia/ e mutò nome". Il protagonista di questo editoriale si chiama invece Mohamed Ba, che -venuto dal Senegal molti anni fa - ha trovato una nuova patria in Italia,amando questo Paese e non sentendo il bisogno di cambiare nome. È unartista e un mediatore culturale apprezzato, capace come pochi di fare dellironia sulle difficoltà dell'integrazione in un'Italia che sta cambiandopelle, e che vive con paura le trasformazioni di una società plurale. Lavorapresso l'Ufficio Educazione Mondialità del PIME di Milano è ha spessopartecipato ai convegni del CEM, dimostrando una straordinariadisponibilità a mettersi in gioco: come traduttore o dando una mano allaboratorio degli adolescenti. Lo conosciamo bene, perciò, come un uomogiusto e impegnato contro ogni forma di discriminazione e a favore deldialogo e della convivenza pacifica. È per questo - anche per questo - che non possiamo tacere su quanto gli èaccaduto il 31 maggio, quando è stato oggetto di una vile e insensataaggressione. Mentre, verso le ore 19, Mohamed aspettava un tram a Milano, èstato accoltellato allo stomaco da un uomo che parlava perfettamenteitaliano, indossava occhiali scuri e teneva in una mano un casco damotociclista: così, senza alcuna ragione. Si badi: non c'è stato un alterco,né una provocazione di sorta. Freddamente, l'uomo ha impugnato il coltellovibrando due colpi contro Ba. Poi, come per mettere la propria firma aquanto aveva compiuto, gli ha sputato addosso, e se ne è andato passeggiandoindisturbato, mentre la gente attorno, impaurita, scappava. E a Mohamed,incredulo e sanguinante, non è rimasto che trascinarsi verso il centrodella strada, per cercare di muovere a compassione qualche automobilista. Un momento di follia? Un raptus? Mentre attendiamo che qualche indaginefaccia luce su come ciò sia potuto accadere, ci tormenta il pensiero chequesto grave episodio si inserisca in un clima di razzismo e di ostilità perqualsiasi forma di diversità che da tempo si respira in Italia, senza che laclasse dirigente si renda conto dell'estrema pericolosità di talesituazione. E dobbiamo anche sottolineare la scarsa copertura mediatica cheesso ha ricevuto, immaginando cosa si sarebbe scritto "a colori della pelleinvertiti". Per quanto ci riguarda, questa triste vicenda ci spinge acontinuare a operare a favore del dialogo, dell'educazione interculturale edella fratellanza tra i popoli, cercando di far sì che tali aggressioni nonabbiano a ripetersi. E da queste pagine gli rinnoviamo la nostra vicinanza eamicizia, cogliendo l'occasione per ringraziarlo - una volta di più - pertutto ciò che ci ha regalato in tanti anni. Augurandoci che le tanteattestazioni di solidarietà ricevute possano aiutarlo a superare, non solola convalescenza, ma anche il dramma psicologico che sta attraversando. Di Sceab, Ungaretti concludeva la sua poesia scrivendo che "forse io solo/so ancora/ che visse". Di te, caro Mohamed, per fortuna siamo in tanti asapere che ancora vivi, e a esser certi che non verrà meno la tua fiducianell'uomo. Nonostante tutto.
MISSIONE OGGI – CEM MONDIALITA’ – MISSIONARI SAVERIANI – MISSIONE GIOVANI
Per una visione completa del numero potete cliccare il sito http://www/saverianibrescia.com/missione_oggi.php
Centro Saveriano Animazione Missionaria
sede legale in via G. Piamarta n. 9 - 25121 Brescia - Tel +39 030 3772780 - Fax +39 030 3772781
giovedì 25 giugno 2009
a fianco dei manifestanti iraniani
link e immagini su http://www.politicamentecorretto.com/index.php?news=13933
I testi che inoltro sono entrambi di Patrizia Fiocchetti, attiva nelCisda di Roma,Coordinamento italiano Sostegno Donne Afghane. Il primoche vi allego è un commento-reazione sull' analisi di George Friedmandirettore di “Stratfor”.Chi sia Patrizia Fiocchetti, lo racconta lei neltesto che segue, sicuramente più informata di noi italiane come lei.Vorrei solo precisare che non si tratta di un copia-incolla casuale, madi un passa parola tra donne, come questi testi che mi ha inviatoCristina Cattafesta, che spesso neanche si conoscono nella realtà, chesono sposate, single,vedove, lavorano, in pensione, precarie, affannatee a volte anche serene, giovani o meno. Costa fatica, molta, comunicare.A volte le lingue differenti richiedono tempi di traduzione, esopratutto interpretazione di ciò che porta una di noi a tavolino,gettandosi nella mischia della scrittura in Rete: "già perchè anche leparole hanno un sapore".A volte non si ha neanche il tempo di deglutire, che siamo fatte fuori euccidono ciò che abbiamo di più caro, compresa la Libertà.Prendetevene un po' di tempo, donne e uomini, per leggere quanto segue,senza fretta.Se vi arriva il ponte...
Doriana Goracci
Ho letto l'articolo e sono rimasta senza parole. Non risponderò puntoper punto a questa sorta di analisi della situazione iraniana per ilsemplice motivo che non ne è ho voglia: da troppo tempo sono stanca diquesti sostenitori del "relativismo culturale" che comodamente sedutinella loro poltrona si leggonoarticoli e commenti lontano dai fatti, non coinvolti mentre ci sonopersone reali che fanno una scelta e scendono in piazza a lottare perdiritti *fondamentali *di cui, i tipi di cui sopra, hanno dimenticato ilvalore se non addirittura il sapore (e già perchè le parole hanno ancheun loro sapore). Risponderò invece mettendo me stessa, la mia storia eparte della mia vita a confronto a cotante tesi.Mi chiamo Patrizia Fiocchetti. Mio marito era iraniano, un rifugiatosotto l'egida dell'UNHCR, membro della resistenza armata al regime diKhomeini dei Mojaheddin del Popolo Iraniano. Mio marito è stato messosulla lista dei condannati a morte di Rasht (capoluogo della regionenord-occidentale dell'Iran, Ghilan) ed è fuggito prima di esserecatturato agli inizi degli anni 80. Per anni ha fatto parte della partepolitica dell'organizzazione qui in Italia, finchè nel 1990 non èpartito per l'Iraq dove ci sono le basi militari dei Mujaheddin. E inIraq è morto a fine marzo del 2003, ucciso durante uno scontro a fuococon un drappello dei pasdaran entrati nel suolo iracheno approfittandodei bombardamenti anglo-americani sull'Iraq. In tutto questo periodo, misono occupata della situazione iraniana damolto vicino e soprattutto non dall'esterno ma partecipando a ciò cheerano gli sviluppi ed entrando nel merito in prima persona di quella cheera la realtà così di difficile lettura, non solo storico-politica, masoprattutto sociale e culturale dell'Iran. E' stato un insegnamento euna scuola per me: vedere l'altro ed imparare a rispettare le differenzereciproche. Ma soprattutto, e dico soprattutto, a trovare i punti dicomunanza e condivisione che ci avvicinavano come esseri umani. E ilrispetto dei sacri diritti dell'individuo alla libertà, dei dirittiumani, civili, di sesso, della libera scelta, erano le richiesteprincipali dei molti esuli iraniani che avevano deciso di battersi perla liberazione del proprio paese. (Quali erano quelli che muovevano icombattenti della resistenza al nazi-fascismo?).Ora, in Iran, sta succedendo qualcosa che non è paragonabile nè a quantosuccesso in altri paesi (vedi piazza Tienamenn) nè alla rivoluzione del1979 che tanti cambiamenti ha portato a questo paese. Tante analisi,parole, ma la domanda vera e reale è cosa succederàadesso? Fino a che punto si spingeranno? Chi è in piazza sono i giovani,coloro che hanno meno di 30 anni, lamaggioranza della popolazione iraniana. Ma sono innanzitutto studenti,intellettuali, docenti universitari. Sono loro ad infiammare le piazzeal grido di "libertà", "morte al regime", "democrazia". E sonoloro che hanno colpito nel vivo - mai successo fino ad ora - lalegittimità dellaguida spirituale, quella che tiene in piedi tutto l'attuale sistema, ilfondamento della "Qanun-e-asli", la Costituzione. E i ranghi dellanomenclatura si sono serrati, hanno espresso - finora ignorato dai paesioccidentali che tuttora si muovono in maniera morbida - la loro ferociaal mondo, quella che i più pensavano finita, ma che era semplicementetaciuta nonostante le istanze di condanna, le prove più volte sottoposteall'opinizione pubblica mondiale da parte di chi contro di loro sono 30anni che si batte incessantemente. Non esiste più una facciata dadifendere nè da mostrare per avere il beneplacito di democrazieoccidentali che hanno continuato nel corso di tutto questo periodo afare affari con questo regime. L'unica emergenza a cui bisognarispondere ora, è salvare il fondamento del Velayat-e-faghih, senza ilquale questo sistema e tutte le sue varie espressioni, Rafsanjani,Khatami, Ahmadinejad, Musavi (sì lui, uomo del regime da sempre) e tuttigli altri non rimarrebbe in piedi neanche una settimana. E la storia celo ha dimostrato più volte. Questo è l'ordine, e questo va eseguito, nonimporta cosa il mondo pensi. In piazza non si sono visti ad oggi, mentrescrivo, non so poi, i potenti bazari, gli operai e i religiosi stessi. Non ci sono in Iran formazioni politiche, sindacati che diano a questomovimento spontaneo e travolgente una forma, una via entro cui muoversi.Quindi il rischio che tutto ciò finisca in un bagno di sangue è veramentealto.Tre le opzioni:1 - che il movimento venga represso, con tanti altri morti, o shahid(martiri, spinta così viva nel mondo musulmano sciita. Anche Musavi hadetto di essere pronto al martirio. Ma dov'è Musavi?). Comunque, avràottenuto il merito di creare una breccia nel sistema, di aprire unpercorso da cui non si potrà tornare indietro. Ma quanto tempo ancoradovrà passare? Perchè la reazione della macchina repressiva del regimesarà sempre più dura e terribile;2 - che il movimento venga in qualche modo riquadrato da personaggi dellaestablishment (mi sembra la meno plausibile), e riportato, quindi,nei termini accettabili dal sistema della repubblica islamica, facendoloin qualche modo rientrare nei ranghi e cioè in una ribellione contro ilsistema stesso;3 - che questo venga invece, preso per mano da una forza di opposizionereale organizzata e soprattutto che abbia la capacità di prenderne leistanze e portarle fino alle estreme conseguenze; il crollo dellarepubblica islamica, la fine della superiorità della guida islamica equindi un rifarsi alle istituzioni, queste sì, democratiche che dovrannoessere create.Al momento, la risposta di ciò che accade in Iran è di difficile letturae previsione. E bisogna seguire e leggere tra le sfumature di tutto ciòche accade e ci arriva come notizia.Un'ultima cosa:Mia figlia, la mia ragazza metà iraniana, ieri mi ha chiamato dallaSpagna, dove sta facendo l'erasmus, preoccupata dopo aver parlato con lacugina, figlia del fratello del padre, con cui si era sentita attraversofacebook.Questo quanto lei ha detto:I morti sono più di 200. Questi sono molto forti. Questo regime fa schifo(già proprio così, apertamente). Loro sono venuti da noi, per viadel nostro cognome... Sì, perchè queste sono le modalità in cui si èsempre mosso questo regime. Appena scattano i giri di vite, ecco imorti, gli arrestati e iperseguitati per un cognome, per le scelte di un altro.
***********************************************************************************************************************Molte sono le analisi fatte questi giorni in merito al risultatoelettorale in Iran, alla più o meno differenza tra i due contendenti,Ahmadinejad e Musavi, all'impatto che l'uno o l'altro potevano averein merito alla politica internazionale iniziando dalla questione delnucleare.Molto si è detto sulle manifestazioni, volute, spontanee, cancellate,represse nel sangue e che soprattutto non accennano a finire. Al di làdella volontà dei vari leader religiosi o laici che siano, riformisti oconservatori come vengono ingenuamente definiti da un'analisi tuttaoccidentale ma che non rispecchia la realtà iraniana, i giovani hannocontinuato a scendere in piazza, e nel corso dei giorni, da che laribellione è esplosa, gli slogan sono andati mutando. Qualcuno l'hanotato? "Dov'è il mio voto?" è stata la partenza, ma ora si gridalibertà, democrazia e lo stesso Musavi si è trovato a gestire qualcosapiù grande di lui, che lo prevaricava. Musavi è uomo della nomenclatura,ricomparso sulla scena politica da pochissimo che ha condotto unacampagna elettorale con il sostegno non tanto di Khatami, ma quanto delpotente Rafsanjani, uomo del regime, colui che meglio di qualsiasi altroha portato avanti la linea ideologico-politica dell'Ayatollah Khomeini.E Rafsanjani non ha esitato un attimo a tirarsi indietro dall'appoggiosubito dopo la dichiarazione di sconfitta alle elezioni, dato al suocandidato, ma soprattutto alla piazza, quando ha colto prima degli altricosa la piazza stava realmente contestando: il Velajat-e-Faghih,l'infallibilità della guida spirituale, il perno intorno a cui ruota lasopravvivenza stessa della Repubblica Islamica dell'Iran.La piazza, i giovani, poco politicizzati - non ci sono partiti némovimenti politici veri e propri in Iran - due terzi della popolazioneiraniana al di sotto dei 30 anni, nati dopo la rivoluzione e di cui nonconoscono le motivazioni, ma spinti da un'irrefrenabile voglia dicambiamento, di democrazia di libertà di scelta, continuando lemanifestazioni, le proteste e scontrandosi con i basiji e i pasdaran,hanno disobbedito all'ayatollah Khamenei che aveva riconosciuto nelcorso dell'ultima preghiera del venerdì che Ahmadinejad era ilvincitore. Con questo gesto, hanno aperto una crepa in un apparato giàin crisi da lotte intestine per il potere in atto da diversi anni, mache mai, neanche nel periodo Khatami, erano arrivate a mettere indiscussione la prerogativa dell'Uno, di colui che è paragonatoall'Imam Alì, perché ciò avrebbe significato la fine stessa del sistemadi cui loro erano gli uomini rappresentativi e che quel sistema avevanocontribuito a costruire.La scommessa adesso è chi prenderà in mano questa ribellione, chi inqualche modo riuscirà a portarla al suo ideale obiettivo quello dellafine di una Costituzione che toglie al livello esecutivo la gestionereale dello stato, unica possibilità per un vero, radicale cambiamentoin un paese martoriato da 30 anni di una delle più feroci dittatureconosciute nella storia e su cui troppo le diplomazie occidentali e iloro organi di stampa hanno taciuto per gli enormi interessi economiciin cui erano coinvolte.Un suggerimento: perché Khamenei ha tuonato contro la Gran Bretagna?Contro gli Stati Uniti sarebbe sembrato normale, ma questo ha sorpresotutti. Qualche mese fa la Corte Suprema Britannica ha imposto al governodi cancellare il nome dei Mujaheddin del Popolo Iraniano - il movimentodi resistenza armata al regime - dalla lista delle organizzazioniterroristiche.Una domanda: dov'è Massud Rajavi, leader della suddetta organizzazione?Non è più in Iraq, dove ormai i combattenti dei Mujaheddin del Popolosono stati disarmati dall'esercito americano; e non è a Parigi, sedepolitica della resistenza dove si trova la moglie nonché Presidente delConsiglio nazionale della resistenza iraniana Maryam Rajavi.
Patrizia Fiocchetti
I testi che inoltro sono entrambi di Patrizia Fiocchetti, attiva nelCisda di Roma,Coordinamento italiano Sostegno Donne Afghane. Il primoche vi allego è un commento-reazione sull' analisi di George Friedmandirettore di “Stratfor”.Chi sia Patrizia Fiocchetti, lo racconta lei neltesto che segue, sicuramente più informata di noi italiane come lei.Vorrei solo precisare che non si tratta di un copia-incolla casuale, madi un passa parola tra donne, come questi testi che mi ha inviatoCristina Cattafesta, che spesso neanche si conoscono nella realtà, chesono sposate, single,vedove, lavorano, in pensione, precarie, affannatee a volte anche serene, giovani o meno. Costa fatica, molta, comunicare.A volte le lingue differenti richiedono tempi di traduzione, esopratutto interpretazione di ciò che porta una di noi a tavolino,gettandosi nella mischia della scrittura in Rete: "già perchè anche leparole hanno un sapore".A volte non si ha neanche il tempo di deglutire, che siamo fatte fuori euccidono ciò che abbiamo di più caro, compresa la Libertà.Prendetevene un po' di tempo, donne e uomini, per leggere quanto segue,senza fretta.Se vi arriva il ponte...
Doriana Goracci
Ho letto l'articolo e sono rimasta senza parole. Non risponderò puntoper punto a questa sorta di analisi della situazione iraniana per ilsemplice motivo che non ne è ho voglia: da troppo tempo sono stanca diquesti sostenitori del "relativismo culturale" che comodamente sedutinella loro poltrona si leggonoarticoli e commenti lontano dai fatti, non coinvolti mentre ci sonopersone reali che fanno una scelta e scendono in piazza a lottare perdiritti *fondamentali *di cui, i tipi di cui sopra, hanno dimenticato ilvalore se non addirittura il sapore (e già perchè le parole hanno ancheun loro sapore). Risponderò invece mettendo me stessa, la mia storia eparte della mia vita a confronto a cotante tesi.Mi chiamo Patrizia Fiocchetti. Mio marito era iraniano, un rifugiatosotto l'egida dell'UNHCR, membro della resistenza armata al regime diKhomeini dei Mojaheddin del Popolo Iraniano. Mio marito è stato messosulla lista dei condannati a morte di Rasht (capoluogo della regionenord-occidentale dell'Iran, Ghilan) ed è fuggito prima di esserecatturato agli inizi degli anni 80. Per anni ha fatto parte della partepolitica dell'organizzazione qui in Italia, finchè nel 1990 non èpartito per l'Iraq dove ci sono le basi militari dei Mujaheddin. E inIraq è morto a fine marzo del 2003, ucciso durante uno scontro a fuococon un drappello dei pasdaran entrati nel suolo iracheno approfittandodei bombardamenti anglo-americani sull'Iraq. In tutto questo periodo, misono occupata della situazione iraniana damolto vicino e soprattutto non dall'esterno ma partecipando a ciò cheerano gli sviluppi ed entrando nel merito in prima persona di quella cheera la realtà così di difficile lettura, non solo storico-politica, masoprattutto sociale e culturale dell'Iran. E' stato un insegnamento euna scuola per me: vedere l'altro ed imparare a rispettare le differenzereciproche. Ma soprattutto, e dico soprattutto, a trovare i punti dicomunanza e condivisione che ci avvicinavano come esseri umani. E ilrispetto dei sacri diritti dell'individuo alla libertà, dei dirittiumani, civili, di sesso, della libera scelta, erano le richiesteprincipali dei molti esuli iraniani che avevano deciso di battersi perla liberazione del proprio paese. (Quali erano quelli che muovevano icombattenti della resistenza al nazi-fascismo?).Ora, in Iran, sta succedendo qualcosa che non è paragonabile nè a quantosuccesso in altri paesi (vedi piazza Tienamenn) nè alla rivoluzione del1979 che tanti cambiamenti ha portato a questo paese. Tante analisi,parole, ma la domanda vera e reale è cosa succederàadesso? Fino a che punto si spingeranno? Chi è in piazza sono i giovani,coloro che hanno meno di 30 anni, lamaggioranza della popolazione iraniana. Ma sono innanzitutto studenti,intellettuali, docenti universitari. Sono loro ad infiammare le piazzeal grido di "libertà", "morte al regime", "democrazia". E sonoloro che hanno colpito nel vivo - mai successo fino ad ora - lalegittimità dellaguida spirituale, quella che tiene in piedi tutto l'attuale sistema, ilfondamento della "Qanun-e-asli", la Costituzione. E i ranghi dellanomenclatura si sono serrati, hanno espresso - finora ignorato dai paesioccidentali che tuttora si muovono in maniera morbida - la loro ferociaal mondo, quella che i più pensavano finita, ma che era semplicementetaciuta nonostante le istanze di condanna, le prove più volte sottoposteall'opinizione pubblica mondiale da parte di chi contro di loro sono 30anni che si batte incessantemente. Non esiste più una facciata dadifendere nè da mostrare per avere il beneplacito di democrazieoccidentali che hanno continuato nel corso di tutto questo periodo afare affari con questo regime. L'unica emergenza a cui bisognarispondere ora, è salvare il fondamento del Velayat-e-faghih, senza ilquale questo sistema e tutte le sue varie espressioni, Rafsanjani,Khatami, Ahmadinejad, Musavi (sì lui, uomo del regime da sempre) e tuttigli altri non rimarrebbe in piedi neanche una settimana. E la storia celo ha dimostrato più volte. Questo è l'ordine, e questo va eseguito, nonimporta cosa il mondo pensi. In piazza non si sono visti ad oggi, mentrescrivo, non so poi, i potenti bazari, gli operai e i religiosi stessi. Non ci sono in Iran formazioni politiche, sindacati che diano a questomovimento spontaneo e travolgente una forma, una via entro cui muoversi.Quindi il rischio che tutto ciò finisca in un bagno di sangue è veramentealto.Tre le opzioni:1 - che il movimento venga represso, con tanti altri morti, o shahid(martiri, spinta così viva nel mondo musulmano sciita. Anche Musavi hadetto di essere pronto al martirio. Ma dov'è Musavi?). Comunque, avràottenuto il merito di creare una breccia nel sistema, di aprire unpercorso da cui non si potrà tornare indietro. Ma quanto tempo ancoradovrà passare? Perchè la reazione della macchina repressiva del regimesarà sempre più dura e terribile;2 - che il movimento venga in qualche modo riquadrato da personaggi dellaestablishment (mi sembra la meno plausibile), e riportato, quindi,nei termini accettabili dal sistema della repubblica islamica, facendoloin qualche modo rientrare nei ranghi e cioè in una ribellione contro ilsistema stesso;3 - che questo venga invece, preso per mano da una forza di opposizionereale organizzata e soprattutto che abbia la capacità di prenderne leistanze e portarle fino alle estreme conseguenze; il crollo dellarepubblica islamica, la fine della superiorità della guida islamica equindi un rifarsi alle istituzioni, queste sì, democratiche che dovrannoessere create.Al momento, la risposta di ciò che accade in Iran è di difficile letturae previsione. E bisogna seguire e leggere tra le sfumature di tutto ciòche accade e ci arriva come notizia.Un'ultima cosa:Mia figlia, la mia ragazza metà iraniana, ieri mi ha chiamato dallaSpagna, dove sta facendo l'erasmus, preoccupata dopo aver parlato con lacugina, figlia del fratello del padre, con cui si era sentita attraversofacebook.Questo quanto lei ha detto:I morti sono più di 200. Questi sono molto forti. Questo regime fa schifo(già proprio così, apertamente). Loro sono venuti da noi, per viadel nostro cognome... Sì, perchè queste sono le modalità in cui si èsempre mosso questo regime. Appena scattano i giri di vite, ecco imorti, gli arrestati e iperseguitati per un cognome, per le scelte di un altro.
***********************************************************************************************************************Molte sono le analisi fatte questi giorni in merito al risultatoelettorale in Iran, alla più o meno differenza tra i due contendenti,Ahmadinejad e Musavi, all'impatto che l'uno o l'altro potevano averein merito alla politica internazionale iniziando dalla questione delnucleare.Molto si è detto sulle manifestazioni, volute, spontanee, cancellate,represse nel sangue e che soprattutto non accennano a finire. Al di làdella volontà dei vari leader religiosi o laici che siano, riformisti oconservatori come vengono ingenuamente definiti da un'analisi tuttaoccidentale ma che non rispecchia la realtà iraniana, i giovani hannocontinuato a scendere in piazza, e nel corso dei giorni, da che laribellione è esplosa, gli slogan sono andati mutando. Qualcuno l'hanotato? "Dov'è il mio voto?" è stata la partenza, ma ora si gridalibertà, democrazia e lo stesso Musavi si è trovato a gestire qualcosapiù grande di lui, che lo prevaricava. Musavi è uomo della nomenclatura,ricomparso sulla scena politica da pochissimo che ha condotto unacampagna elettorale con il sostegno non tanto di Khatami, ma quanto delpotente Rafsanjani, uomo del regime, colui che meglio di qualsiasi altroha portato avanti la linea ideologico-politica dell'Ayatollah Khomeini.E Rafsanjani non ha esitato un attimo a tirarsi indietro dall'appoggiosubito dopo la dichiarazione di sconfitta alle elezioni, dato al suocandidato, ma soprattutto alla piazza, quando ha colto prima degli altricosa la piazza stava realmente contestando: il Velajat-e-Faghih,l'infallibilità della guida spirituale, il perno intorno a cui ruota lasopravvivenza stessa della Repubblica Islamica dell'Iran.La piazza, i giovani, poco politicizzati - non ci sono partiti némovimenti politici veri e propri in Iran - due terzi della popolazioneiraniana al di sotto dei 30 anni, nati dopo la rivoluzione e di cui nonconoscono le motivazioni, ma spinti da un'irrefrenabile voglia dicambiamento, di democrazia di libertà di scelta, continuando lemanifestazioni, le proteste e scontrandosi con i basiji e i pasdaran,hanno disobbedito all'ayatollah Khamenei che aveva riconosciuto nelcorso dell'ultima preghiera del venerdì che Ahmadinejad era ilvincitore. Con questo gesto, hanno aperto una crepa in un apparato giàin crisi da lotte intestine per il potere in atto da diversi anni, mache mai, neanche nel periodo Khatami, erano arrivate a mettere indiscussione la prerogativa dell'Uno, di colui che è paragonatoall'Imam Alì, perché ciò avrebbe significato la fine stessa del sistemadi cui loro erano gli uomini rappresentativi e che quel sistema avevanocontribuito a costruire.La scommessa adesso è chi prenderà in mano questa ribellione, chi inqualche modo riuscirà a portarla al suo ideale obiettivo quello dellafine di una Costituzione che toglie al livello esecutivo la gestionereale dello stato, unica possibilità per un vero, radicale cambiamentoin un paese martoriato da 30 anni di una delle più feroci dittatureconosciute nella storia e su cui troppo le diplomazie occidentali e iloro organi di stampa hanno taciuto per gli enormi interessi economiciin cui erano coinvolte.Un suggerimento: perché Khamenei ha tuonato contro la Gran Bretagna?Contro gli Stati Uniti sarebbe sembrato normale, ma questo ha sorpresotutti. Qualche mese fa la Corte Suprema Britannica ha imposto al governodi cancellare il nome dei Mujaheddin del Popolo Iraniano - il movimentodi resistenza armata al regime - dalla lista delle organizzazioniterroristiche.Una domanda: dov'è Massud Rajavi, leader della suddetta organizzazione?Non è più in Iraq, dove ormai i combattenti dei Mujaheddin del Popolosono stati disarmati dall'esercito americano; e non è a Parigi, sedepolitica della resistenza dove si trova la moglie nonché Presidente delConsiglio nazionale della resistenza iraniana Maryam Rajavi.
Patrizia Fiocchetti
mercoledì 24 giugno 2009
non lasciamo sola tehran!!!
Telefonando stamattina alla Fondazione Langer, abbiamo appreso che, nonostante l'intervento del Presidente della Camera, ancora il regime iraniamo non ha concesso a Narges Mohammadi, stretta collaboratrice del Premio Nobel Shirin Ebadi, di venire in Italia a ritirare il premio Langer 2009.
Vedi articolo di stampa sotto riportato.
Il numero di questo mese di "Azione Nonviolenta" ha un articolo dedicato alla figura di Narges ed illustra l'attività dei due organismi di cui è vicepresidente: il «Centro dei difensori dei diritti umani» e il «Consiglio nazionale della pace». Ragion di più da parte nostra per sollecitare la sottoscrizione dell'appello "per non lasciare sola Tehran". Oggi - a quanto ne sappiamo, ci sono iniziative per sostenere la civile ribellione dell'Onda Verde a Roma e a Palermo. Domani si manifesta a Firenze. Diamoci una mossa!.
APPELLO - NON LASCIAMO SOLA TEHRAN!
Le notizie che giungono da Tehran sono drammatiche. Queste giovani e questi giovani, queste persone comuni che, rischiando la vita, sognano più libertà e chiedono il rispetto della volontà popolare (con un voto regolare), meritano tutta la nostra ammirazione ed il nostro sostegno. Non è questo il momento dei distinguo accademici sul tasso di democraticità e laicità dell'attuale opposizione politica.E' il momento, invece, di mobilitarsi subito, insieme!E' necessario che, anche in Italia, ci uniamo alle proteste davanti all'Ambasciata di Roma, ai vari consolati, nelle diverse piazze, per fare sentire che Tehran non è sola!La pressione dell'opinione pubblica internazionale potrà, forse, evitare all'umanità tutta la vergogna di una "Tehran-men" annunciatrice di nuovi lutti e nuove guerre. Primi firmatari individuali: Don Luigi Ciotti - Francesco Lo Cascio - Alberto L'Abate - Alfonso Navarra Associazioni, gruppi, movimenti: Gruppo Abele - LDU - Libera - Riconciliazione.it - Coordinamento Nord Sud del Mondo - Centro Internazionale Helder Camara - FIM-CISL nazionale (appena pervenuta)
Per informazioni e adesioni Coordinamento "Fermiamo che scherza col fuoco atomico"c/o Campagna OSM/DPN via M. Pichi, 120143 Milano
e mail: locosm@tin.ittel. 02-58101226 cell. 349 5211837
Premio Langer, si muovono le ambasciate. Ritirato il passaporto a Narges Mohammadi. Intervento diplomatico di Fini (Alexander Langer, politico e eurodeputato dei Verdi, tra i fondatori del movimento ambientalista, è morto a Firenze nel luglio del 1995 )
BOLZANO — Dall'8 maggio il suo passaporto è nelle mani della polizia iraniana. Narges Mohammadi, premio Langer 2009, rischia di non riaverlo in tempo per venire a Bolzano ai primi di luglio e quindi a Roma, dove è attesa nella sala del Cavaliere della Camera per un incontro con il presidente Fini. E nei giorni scorsi l'ex leader di An, in accordo con la Farnesina, ha deciso di muovere la diplomazia a Roma e Teheran con l'obiettivo di far riottenere alla leader «femminista» iraniana il documento necessario per l'espatrio.
«Quella di muoversi prima del voto - —conferma la bolzanina Grazia Barbiero, da molti anni nell'ufficio presidenza della Camera, dove sostiene le varie cause in favore delle donne e della nonviolenza — è una scelta precisa. Per l'Italia è indifferente chi vincerà (si vota oggi, ndr). La questione va risolta al più presto, perché sarebbe gravissimo se Narges non potesse venire in Italia. Siamo comunque fiduciosi».
La fiducia è in parte riposta nelle discrete relazioni diplomatiche fra i due Paesi. L'Italia è probabilmente lo Stato europeo che ha i rapporti migliori con la Repubblica islamica guidata dal tandem Ahmadinejad (presidente uscente) - Ali Khamenesi (guida suprema). Qualche settimana fa una missione diplomatica del ministro Frattini — guardata con moltissima attenzione dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e con leggera apprensione da Israele — saltò all’ultimo momento perché lo stesso giorno il «dottore » diede l’ok al test di un nuovo missile in grado di raggiungere lo Stato ebraico (la motivazione ufficiale della Farnesina fu comunque la richiesta di prevedere l’incontro fuori Teheran).
L’Iran preelettorale — come racconta, nell’articolo sotto Sabri Najaf e come è possibile verificare pure dai videoreportage di Andrea Nicastro su www.corriere.it — è un Iran insolitamente libero: gente per strada di notte, sberleffi ad Ahmadinejad, la possibilità di raccogliere firme ... . L’autoritario presidente iraniano cerca voti in tutte le fasce della popolazione. Il problema è che un mese fa le briglie non erano ancora sciolte.
L’8 maggio Narges Mohammadi stava per salire su un aereo per raggiungere il Guatemala dove avrebbe parlato del ruolo delle donne nella democrazia in Iran. «Il portavoce della forza giudiziaria iraniana Alireza Jamshidi - si legge in un lancio del 22 maggio — ha detto alla agenzia di stampa iraniana Irna che la attivista dei diritti umani Narges Mohammadi, la stretta collaboratrice di Nobel per la pace Shirin Ebadi, è stata accusata di 'propaganda contro il regime iraniano'». Per questo le è stato ritirato il passaporto. Qualche settimana prima la Fondazione Langer di Bolzano aveva annunciato che avrebbe dato il premio intitolato all’ex eurodeputato verde proprio alla «femminista » iraniana.
Narges Mohammadi è vicepresidente e portavoce del «Centro dei difensori dei diritti umani» e presidente del comitato esecutivo del «Consiglio nazionale della pace». Quel giorno si trovava insieme a Soraya Izadpanah un'altra collaboratrice del consiglio della pace. Per entrambe è scattato il divieto di espatrio e dovranno presto presentarsi davanti ad un tribunale. Qualche giorno dopo la diffusione della notizia Mohammadi ha dichiarato: «Questo modo di dare la notizia è sorprendente. È contro i diritti civili di ogni cittadino. Il portavoce della forza giudiziaria, infatti, ha dato la notizia di un’accusa contro di me prima alla stampa. Non accetto questa accusa fino a quando non ne saranno chiari i motivi. Sono un attivista dei diritti umani e nient’altro ». «Ci auguriamo — afferma Grazia Barbiero — che la vicenda si sblocchi al più presto ». L’incontro alla Camera è fissato per il 7 luglio alle 16. Il premio le sarà consegnato a Bolzano il 2 luglio.
Fonte: Corriere dell'Alto Adige da 12/06/2009
--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "sempre contro la guerra". Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a semprecontrolaguerra@googlegroups.com
Vedi articolo di stampa sotto riportato.
Il numero di questo mese di "Azione Nonviolenta" ha un articolo dedicato alla figura di Narges ed illustra l'attività dei due organismi di cui è vicepresidente: il «Centro dei difensori dei diritti umani» e il «Consiglio nazionale della pace». Ragion di più da parte nostra per sollecitare la sottoscrizione dell'appello "per non lasciare sola Tehran". Oggi - a quanto ne sappiamo, ci sono iniziative per sostenere la civile ribellione dell'Onda Verde a Roma e a Palermo. Domani si manifesta a Firenze. Diamoci una mossa!.
APPELLO - NON LASCIAMO SOLA TEHRAN!
Le notizie che giungono da Tehran sono drammatiche. Queste giovani e questi giovani, queste persone comuni che, rischiando la vita, sognano più libertà e chiedono il rispetto della volontà popolare (con un voto regolare), meritano tutta la nostra ammirazione ed il nostro sostegno. Non è questo il momento dei distinguo accademici sul tasso di democraticità e laicità dell'attuale opposizione politica.E' il momento, invece, di mobilitarsi subito, insieme!E' necessario che, anche in Italia, ci uniamo alle proteste davanti all'Ambasciata di Roma, ai vari consolati, nelle diverse piazze, per fare sentire che Tehran non è sola!La pressione dell'opinione pubblica internazionale potrà, forse, evitare all'umanità tutta la vergogna di una "Tehran-men" annunciatrice di nuovi lutti e nuove guerre. Primi firmatari individuali: Don Luigi Ciotti - Francesco Lo Cascio - Alberto L'Abate - Alfonso Navarra Associazioni, gruppi, movimenti: Gruppo Abele - LDU - Libera - Riconciliazione.it - Coordinamento Nord Sud del Mondo - Centro Internazionale Helder Camara - FIM-CISL nazionale (appena pervenuta)
Per informazioni e adesioni Coordinamento "Fermiamo che scherza col fuoco atomico"c/o Campagna OSM/DPN via M. Pichi, 120143 Milano
e mail: locosm@tin.ittel. 02-58101226 cell. 349 5211837
Premio Langer, si muovono le ambasciate. Ritirato il passaporto a Narges Mohammadi. Intervento diplomatico di Fini (Alexander Langer, politico e eurodeputato dei Verdi, tra i fondatori del movimento ambientalista, è morto a Firenze nel luglio del 1995 )
BOLZANO — Dall'8 maggio il suo passaporto è nelle mani della polizia iraniana. Narges Mohammadi, premio Langer 2009, rischia di non riaverlo in tempo per venire a Bolzano ai primi di luglio e quindi a Roma, dove è attesa nella sala del Cavaliere della Camera per un incontro con il presidente Fini. E nei giorni scorsi l'ex leader di An, in accordo con la Farnesina, ha deciso di muovere la diplomazia a Roma e Teheran con l'obiettivo di far riottenere alla leader «femminista» iraniana il documento necessario per l'espatrio.
«Quella di muoversi prima del voto - —conferma la bolzanina Grazia Barbiero, da molti anni nell'ufficio presidenza della Camera, dove sostiene le varie cause in favore delle donne e della nonviolenza — è una scelta precisa. Per l'Italia è indifferente chi vincerà (si vota oggi, ndr). La questione va risolta al più presto, perché sarebbe gravissimo se Narges non potesse venire in Italia. Siamo comunque fiduciosi».
La fiducia è in parte riposta nelle discrete relazioni diplomatiche fra i due Paesi. L'Italia è probabilmente lo Stato europeo che ha i rapporti migliori con la Repubblica islamica guidata dal tandem Ahmadinejad (presidente uscente) - Ali Khamenesi (guida suprema). Qualche settimana fa una missione diplomatica del ministro Frattini — guardata con moltissima attenzione dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e con leggera apprensione da Israele — saltò all’ultimo momento perché lo stesso giorno il «dottore » diede l’ok al test di un nuovo missile in grado di raggiungere lo Stato ebraico (la motivazione ufficiale della Farnesina fu comunque la richiesta di prevedere l’incontro fuori Teheran).
L’Iran preelettorale — come racconta, nell’articolo sotto Sabri Najaf e come è possibile verificare pure dai videoreportage di Andrea Nicastro su www.corriere.it — è un Iran insolitamente libero: gente per strada di notte, sberleffi ad Ahmadinejad, la possibilità di raccogliere firme ... . L’autoritario presidente iraniano cerca voti in tutte le fasce della popolazione. Il problema è che un mese fa le briglie non erano ancora sciolte.
L’8 maggio Narges Mohammadi stava per salire su un aereo per raggiungere il Guatemala dove avrebbe parlato del ruolo delle donne nella democrazia in Iran. «Il portavoce della forza giudiziaria iraniana Alireza Jamshidi - si legge in un lancio del 22 maggio — ha detto alla agenzia di stampa iraniana Irna che la attivista dei diritti umani Narges Mohammadi, la stretta collaboratrice di Nobel per la pace Shirin Ebadi, è stata accusata di 'propaganda contro il regime iraniano'». Per questo le è stato ritirato il passaporto. Qualche settimana prima la Fondazione Langer di Bolzano aveva annunciato che avrebbe dato il premio intitolato all’ex eurodeputato verde proprio alla «femminista » iraniana.
Narges Mohammadi è vicepresidente e portavoce del «Centro dei difensori dei diritti umani» e presidente del comitato esecutivo del «Consiglio nazionale della pace». Quel giorno si trovava insieme a Soraya Izadpanah un'altra collaboratrice del consiglio della pace. Per entrambe è scattato il divieto di espatrio e dovranno presto presentarsi davanti ad un tribunale. Qualche giorno dopo la diffusione della notizia Mohammadi ha dichiarato: «Questo modo di dare la notizia è sorprendente. È contro i diritti civili di ogni cittadino. Il portavoce della forza giudiziaria, infatti, ha dato la notizia di un’accusa contro di me prima alla stampa. Non accetto questa accusa fino a quando non ne saranno chiari i motivi. Sono un attivista dei diritti umani e nient’altro ». «Ci auguriamo — afferma Grazia Barbiero — che la vicenda si sblocchi al più presto ». L’incontro alla Camera è fissato per il 7 luglio alle 16. Il premio le sarà consegnato a Bolzano il 2 luglio.
Fonte: Corriere dell'Alto Adige da 12/06/2009
--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "sempre contro la guerra". Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a semprecontrolaguerra@googlegroups.com
martedì 23 giugno 2009
sit in per l'Iran
da un volantino della LOC Lega Obiettori di Coscienza
LOC locosm@tin.it
Si sta organizzando un sit in al politema di Palermo per giovedi prossimo (ore 16-19), quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle donne di Teheran.
Il MIR degli USA (http://www.forusa.org/ ) già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma nucleare iraniano.
In internet ( http://www.iniziativanonviolenta.wordpress.org/) abbiamo iniziato una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni parlamentari sia alla camera che al senato.
Si è in oltre riusciti a far si che anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/ ). Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in Tehran:http://bit.ly/WC3Fh; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Anche la LOC e gli obiettori fiscali propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico ).
Naturalmente ci si muove liberi dalla paranoia che "torni il Sig. Jones". La gente veramente libera, nell'intelligenza e nel cuore, sa "riconoscere dai frutti" i "buoni" dai "cattivi" (e dai "cattivissimi" pagati dalla CIA).
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "sempre contro la guerra". Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a http://www.blogger.com/post-create.g?v=b&cs=wh&to=semprecontrolaguerra@googlegroups.com
LOC locosm@tin.it
Si sta organizzando un sit in al politema di Palermo per giovedi prossimo (ore 16-19), quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle donne di Teheran.
Il MIR degli USA (http://www.forusa.org/ ) già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma nucleare iraniano.
In internet ( http://www.iniziativanonviolenta.wordpress.org/) abbiamo iniziato una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni parlamentari sia alla camera che al senato.
Si è in oltre riusciti a far si che anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/ ). Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in Tehran:http://bit.ly/WC3Fh; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Anche la LOC e gli obiettori fiscali propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico ).
Naturalmente ci si muove liberi dalla paranoia che "torni il Sig. Jones". La gente veramente libera, nell'intelligenza e nel cuore, sa "riconoscere dai frutti" i "buoni" dai "cattivi" (e dai "cattivissimi" pagati dalla CIA).
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
--~--~---------~--~----~------------~-------~--~----~
Hai ricevuto questo messaggio in quanto sei iscritto al gruppo Gruppo "sempre contro la guerra". Per mandare un messaggio a questo gruppo, invia una email a http://www.blogger.com/post-create.g?v=b&cs=wh&to=semprecontrolaguerra@googlegroups.com
venerdì 19 giugno 2009
un grande ritorno: iran e votare centrosinistra...
Con il pensiero e il cuore rivolto all'Iran, torno a scrivere qualcosa sul blog da cui, causa riparazione computer, mi sono distaccato per ben quattro giorni.
Faccio notare che nonostante le proteste, l'Iran è invitato al G8 che si terrò a Trieste...e che, se non ricordo male, l'Italia è uno dei maggiori partner economici del 'simpatico' leader iraniano...
notizia per i leghisti: sapete chi è il massimo produttore di zafferano al mondo? Non lo saprete di certo perchè, come dicevano in un film di cui non ricordo il titolo, certe notizie le nascondono nei libri...comunuqe ve lo dico lo stesso: l'Iran...per cui mi sa che nel vostro risotto ci sia qualcosa di iraniano...ah ah ah...mangiate cous cous che è meglio!
Giuliano
PS: visto che salto di palo in frasca: domenica e lunedì votate per il centrosinistra (tappatevi quel che volete)...non consegnamo a questa destra quello che ancora non ha. lo so il centrosinistra è un po'...così...ma la destra fa paura...
dimenticavo: i referendum vanno boicottati (senza ritirare la scheda...) sarei tentatodi votare solo al terzo -scheda verde- per impedire all'attivissimo presidente di presentarsi ovunque, come candidato, dico...
Faccio notare che nonostante le proteste, l'Iran è invitato al G8 che si terrò a Trieste...e che, se non ricordo male, l'Italia è uno dei maggiori partner economici del 'simpatico' leader iraniano...
notizia per i leghisti: sapete chi è il massimo produttore di zafferano al mondo? Non lo saprete di certo perchè, come dicevano in un film di cui non ricordo il titolo, certe notizie le nascondono nei libri...comunuqe ve lo dico lo stesso: l'Iran...per cui mi sa che nel vostro risotto ci sia qualcosa di iraniano...ah ah ah...mangiate cous cous che è meglio!
Giuliano
PS: visto che salto di palo in frasca: domenica e lunedì votate per il centrosinistra (tappatevi quel che volete)...non consegnamo a questa destra quello che ancora non ha. lo so il centrosinistra è un po'...così...ma la destra fa paura...
dimenticavo: i referendum vanno boicottati (senza ritirare la scheda...) sarei tentatodi votare solo al terzo -scheda verde- per impedire all'attivissimo presidente di presentarsi ovunque, come candidato, dico...
Iscriviti a:
Post (Atom)