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domenica 13 dicembre 2015

Perchè non si ripeta. Bibliografia e sitografia minima sulla Shoah. Materiali per la Giornata della memoria





Perché non si ripeta.
Bibliografia e sitografia
minima sulla Shoah

Comprendere è impossibile,
conoscere è indispensabile

(Primo Levi)













Premessa

Questa breve rassegna di materiale di varia natura viene proposta nell'intento di aiutare gli Insegnanti ad affrontare un tema come quello della Shoah estremamente difficile, soprattutto nella Scuola Primaria. Difficile da affrontare per l'orrore che comporta: la distruzione voluta e scientificamente compiuta di milioni di esseri umani. Un disumano progetto che ha radici lontane ma che è stato potuto concepire e attuare solo nel secolo scorso “grazie” ai progressi della tecnica, della chimica e della logistica.
Parlare della Shoah non vuol dire dimenticare gli altri crimini commessi in quel secolo fortunatamente breve: iniziato con il genocidio degli Armeni e terminato con i massacri in Africa nelle guerre post o neo coloniali. Parlare della Shoah non vuol dir obliterare i crimini compiuti dai colonialisti (per l'appunto) o tacere dei morti staliniani.
Un'ultima annotazione: si preferisce utilizzare il termine ebraico Shoah (che rimanda al biblico «tempesta devastante») in quanto il termine “Olocausto” richiama l'idea di un sacrificio inevitabile.
Giuliano Falco





Bibliografia

1. Sulla storia


Marc Bloch, Apologia della storia o Mestiere di storico, Einaudi, Torino, 1969
Uno dei maggiori storici francesi del '900 -fucilato dai nazisti nel 1944- scrive in campo di prigionia quest'opera che diverrà un classico. Lucien Febvre, storico a sua volta, afferma nel profilo di Marc Bloch che una delle sue lezioni più significative è che «la storia non è “la scienza del passato”» ma una delle scienze umane legata al presente. Suo oggetto sono gli Uomini: «ci sono i campi, gli strumenti, le macchine, e gli Stati e le nazioni, e le leggi, i sistemi giuridici, le morali, le istituzioni: ma, dietro a tutto questo, le persone umane» (p. 5).
Questo bel libro nasce con intenti pedagogici: nell'introduzione Bloch riporta una domanda posta da un bambino al padre storico: «Papà spiegami a che serve la storia». Questa è la risposta...

Stefano Pivato, Vuoti di memoria, Laterza, Roma-Bari, 2007
L'autore analizza l'utilizzo della storia da parte della politica italiana del dopoguerra, con un'occhiata ai nostri giorni: non a caso il sottotitolo parla di “usi e abusi della storia”. Storia che quanto riguarda il Ventennio fascista, la Guerra Mondiale e la Shoah si è cercato di riscrivere ad uso e consumo dei potenti di turno. Le riflessioni di Pivato sono importanti soprattutto oggi che si sono “dimenticati” tanti episodi della storia recente del nostro paese e dell'Europa.

Piero Bevilacqua, L'utilità della storia; Donzelli, Roma, 2007
«L'insegnamento della storia -di questo discutere del passato che è una delle più antiche forme di conoscenza umana- si rappresenta con un centralità difficilmente eludibile nel progetto di fornire alle nuove generazioni una formazione dotata di orientamento e di senso». L'insegnamento della storia e, in particolare, le riflessioni sulla Shoah, contrastano l'andamento generale, «l'imperativo cui le nuove generazioni debbono assoggettarsi sia non la conoscenza, ma l'informazione, non la costruzione di sé , cognitiva ed etica, ma il possesso di tecniche strumentali, immediatamente spendibili, per un fine operativamente utile» (p. VII). Poco dopo aggiunge: «è la storia, proprio la storia inutilizzabile nel processo di produzione, che non dà luogo a merci, che si occupa di ciò che non è più producibile, è certamente una delle poche discipline in grado di mostrare il carattere transeunte, storico per l'appunto, delle ossessioni del nostro tempo, e insieme la straordinaria molteplicità di fini, ideali e passioni che ha mosso gli uomini,da quando esistono su questa terra. Essa può continuare a dirci ciò che gli uomini sono stati e ciò che potrebbero essere rispeto a quello che oggi sono» (p. VIII).

Remo Bodei, Se la Storia ha un senso, Moretti & Vitali, Begamo, 1997
Libro sulla storia pubblicato non da uno storico ma da un filosofo. Scritto con passione per riaffermare la necessità di una storia di un discorso cioè che rifletta su ciò che accade e su ciò che è accaduto: «invece di chiederci “se la storia abbia o no un senso”, poniamo piuttosto l'interrogativo: “come siamo arrivati a ritenere che la storia abbia un senso?» (p. 19). Dalla lettura di questo volume possono dipartire interessanti riflessioni, al di là della Shoah, su cosa intendiamo per storia e come si possa costruire (e perché) un sapere storico.

2. Sul Novecento

Eric J. Hobswbam, Il secolo breve 1914/1991, BUR, Milano, 2003
Uno degli storici più famosi del Novecento racconta la storia di quello che egli stesso ha definito “il secolo breve” che inizia con la fine della Prima Guerra Mondiale e termina con la caduta dell'URSS.
«La distruzione del passato, o meglio la distruzione dei meccanismi sociali che connettono l'esperienza dei contemporanei a quella delle generazioni precedenti, è uno dei fenomeni più tipici e insieme più strani degli ultimi anni del Novecento. La maggior parte dei giovani alla fine del secolo è cresciuta in una sorta di presente permanente, nel quale manca ogni rapporto organico con il passato storico del tempo in cui essi vivono. Questo fenomeno fa sì che la presenza e l'attività degli storici,il cui compito è di ricordare ciò che gli altri dimenticano siano ancor più essenziali alla fine del secondo millennio di quanto lo siano mai state nei secoli scorsi» (pp. 14-15).



Paolo Viola, Il Novecento, Einaudi, Torino, 2000
Agile manuale per affrontare la storia del secolo scorso. Sulla scia de Il secolo breve, parte dalla Prima Guerra Mondiale per giungere alla caduta del comunismo reale. Ai fini di questa bibliografia è utile in particolare il cap. V dedicato a La Seconda Guerra Mondiale e lo sterminio degli ebrei.

Fulvio De Giorgi (ed.), Approfondire il Novecento. Temi e problemi della storia contemporanea, Carocci, Roma 2001
Il volume raccoglie una serie di saggi su temi diversi che tracciano una mappa tematica e una guida storica del Novecento.
Di particolare interesse, ai nostri fini, il capitolo 4 dedicato a Totalitarismi e democrazie: in poche pagine l'autore ricostruisce la genesi e l'epilogo del secolo iniziato con il massacro degli Armeni e terminato con le diverse stragi che hanno oscurato la sua fine.

Scipione Guarracino, Il Novecento e le sue storie, Edizioni Scolastiche Bruno Mondadori, Milano, 1997
«Il Novecento cos'è stato? La risposta è difficile: in parte perché abbiamo appena cominciato ad uscirne, dopo che è stato considerato , universalmente o quasi, come finito con una decina d'anni di anticipo sulla sua scadenza naturale». E prosegue: «Non sappiamo bene come il Novecento verrà percepito […] da chi in futuro potrà guardarlo con sufficiente distacco, almeno attraverso un bilancio delle sue numerose e instabili personalità».

Nuto Revelli, La guerra dei poveri, Einaudi, Torino, 1993
La Seconda Guerra Mondiale vista dal basso in un bel libro di uno dei maggiori storici italiani del Novecento. Revelli ha vissuto direttamente la Guerra e la disfatta della Campagna di Russia: da queste tragiche esperienze prenderà coscienza del dolore e dell'inutilità della guerra.
Nuto Revelli, Le due guerre. Guerra fascista e guerra partigiana, Einaudi, Torino, 2003
Anche questo libro nasce dall'esperienza diretta dell'autore, partito convinto per il conflitto, tornato dalla Russia pacifista e antifascista.

3. Sul razzismo
Pierre-André Taguieff, Il razzismo. Pregiudizi, teorie, comportamenti, Raffaello Cortina Editore, Milano, 1999
Lo studioso francese analizza la nascita dei meccanismi che portano a una mentalità segregazionista e quindi razzista. Come scrive nella prefazione, la domanda «cosa sia il razzismo?» è solo apparentemente semplice. Come semplice non è affrontare le risposte, a volte inquietanti, che l'autore propone.
Interessante ai fini didattici il glossario che correda il libro. Parallelamente alla domanda sul razzismo, l'autore risponde a quella sul «perchè essere antirazzisti».

George L. Mosse, Il razzismo in Europa. Dalle origine all'olocausto, Laterza, Roma-bari, 1983
L'autore è stato uno dei maggiori storici del nazismo e del fascismo. In questo volume, fondamentale per capire quella parte del Novecento che, ahimè, non si è conclusa con la Shoah. Mosse ripercorre la storia del razzismo europeo a partire dalle sue origini settecentesche. Afferma che «interpretare correttamente la storia del razzismo significa anche meditare sulla storia dell'Europa con la quale esso è così strettamente intrecciato». Un'avvertenza: «forse il razzismo è stato in ultima analisi, tanto efficace proprio perché era così banale ed eclettico, e perché. Più di ogni altro sistema del secolo XIX, si è adoperato con tanto successo a fondere il fattore visivo con quello ideologico. È avvenuto allora come se le stesse banalità di una vita morale e virtuosa, solo perché basate sul razzismo e protette da esso, acquistassero improvvisa vitalità sino ad assumere nuove e orrende dimensioni» (p. 232). Poco dopo formula un auspicio: che «il primo passo verso la vittoria su questo flagello dell'umanità consiste nel rendersi conto di quali aspirazioni e speranze esso abbia suscitato nel passato. Questo libro intende contribuire alla formulazione di una diagnosi del cancro del razzismo nelle nostre nazioni e persino in noi stessi» (p. 233).

George L. Mosse, Le origini culturali del Terzo Reich, Il Saggiatore, Milano
Lo storico tedesco di origini ebraiche ripercorre le ragioni dell'adesione di molti intellettuali e persone colte al nazionalsocialismo. Qui ripercorre le tappe attraverso cui questa bieca ideologia, anche attraverso l'arte e la letteratura, ha pervaso la società tedesca in un vasto e terribile movimento di massa: «questo saggio ha per oggetto individuo a tal punto prigionieri di un'ideologia, da perdere di vista le leggi della civiltà e i relativi atteggiamenti verso i loro simili. Possiamo solo sperare che in nessuna parte del mondo l'ideologia nazional-patriottica serva più da soluzione a una crisi del pensiero e della politica».

Donatella di Cesare, Heidegegr e gli ebrei. I Quaderni neri, Bollati-Boringhieri, Milano, 2014
L'autrice, uno dei maggiori filosofi italiani contemporanei ricostruisce il percorso culturale di Heidegger (definito dalla Harendt il sovrano nascosto della filosofia). Purtroppo questo grande filosofo si è macchiato indelebilmente con l'adesione al nazionalsocialismo, mai ripudiata. L'autrice ripercorre la storia dell'antisemitismo dalle sue origini medievali ad oggi. Ilq udro che emerge è sconfortante: come è possibile che dal cuore dell'Europa, nella patria di Goethe, sia nata un'ideologia distruttrice di ogni valore? Ideologia che ha contaminato anche gran parte dell'intellighenzia non solo tedesca, cui ben pochi sono sfuggiti (tra questi Karl Jasper) .

Annali della Pubblica Istruzione 5-6 1998, A sessant'anni dalle leggi razziali, Le Monnier, Firenze
Il doppio numero della Rivista alcuni saggi interessanti ma soprattutto i documenti: La dichiarazione sulla razza del Gran Consiglio del Fascismo, Provvedimenti per la difesa della razza nella scuola fascista, Istituzione di scuole elementari per fanciulli di razza ebraica, Provvedimenti per la difesa della razza italiana, Integrazione e coordinamento in unico testo delle norme emanate per la difesa della razza nella scuola italiana, Dispense dal servizio di personale universitario di razza ebraica, Personale insegnante ebraico dispensato dal servizio. Si tratta di parte del nostro contributo alla Shoah che sfata il mito degli “italiani, brava gente”.

4. Sul nazismo
Simon Wiesenthal, Gli assassini sono tra noi, Garzanti, Milano, 1967
Recita il sottotitolo: «Come sono stati presi Eichmann e tutti gli altri carnefici nazisti sfuggiti alla cattura nel 1945». Com'è noto già prima della fine della guerra, alti gerarchi nazisti avevano cercato di trattare con gli Alleati per cercare di sopravvive allo sfascio del regime. Molti di loro riuscirono a fuggire in sud America con complicità politiche, economiche e culturali. Wiesenthal è stato uno dei maggiori cacciatori di nazisti ed ha costituito a Linz un Centro di Documentazione tra i più importanti.

Philippe Lacoue-Labarthe, Jean-Luc Nancy, Il mito nazi, Il Melangolo, Genova, 2013
«Dalla fine del Terzo Reich ad oggi il mito nazi ha continuato a persistere nella xenofobia, nel razzismo e nell'antisemitismo contemporanei. Questo mito -ossia “la potenza che riunisce le forze e le direzioni fondamentali di un individuo o di un popolo, la potenza di un'identità sotterranea, invisibile e non empirica”- permane come una minacciosa presenza sulla storia dell'Europa e nella formazione dell'uomo europeo. Il nazismo» scrivono i due autori «non è stato un mero incidente della storia, ma il tentativo riuscito e sempre presente di fare del “sangue” e della “terra” la giustificazione estetico-politica per la più distruttiva mitopoiesi antiumanistica dell'Occidente» (dalla quarta di copertina).

Mirella Pizzolini, Bruno Bandini, Scuola e pedagogia nella Germania nazista, Loescher, Torino, 1981
Un viaggio nella Germania nazista alla ricerca delle basi 'pedagogiche' della fabbrica del consenso nazista. Il partito di Hitler aveva posto molta attenzione al condizionamento della gioventù, al fine di preparare non uomini ma automi per il regime. «La teoria e la prassi pedagogica nazionalsocialista si presentano intimamente connesse all'organizzazione dello stato nazionale-etnico. L'educazione si definisce come uno strumento in grado di saldare il singolo alla totalità, la parte al tutto sulla base di una teoria razziale che pone all'apice delle virtù civili la difesa del patrimonio etnico ed il suo miglioramento eugenetico. Il razzismo [...] informa di sé l'intera opera di educazione e di formazione individuale e collettiva, che vede nella scuola un semplice momento, e forse nemmeno il più significativo, della complessiva “nazionalizzazione delle masse”» (dalla quarta di copertina). Di particolare interesse, il cap. II dedicato a Teoria e pratica della “Scienza dell'educazione” nazionalsocialista e il cap. V riservato a I libri di testo adottati nelle scuole tedesche.

Theodor W. Adorno, L'educazione dopo Auschwitz in Anna Kaiser (ed.), La Bildung ebraico-tedesca del Novecento, Bompiani, Milano, 1999
Uno dei maggiori filosofi del Novecento riflette su come sia possibile parlare ancora di educazione dopo i sei anni di stermini programmati e scientifici, partendo dal un'esigenza: che Auschwitz non si ripeta. Purtroppo «quell'atrocità non è stata capita dagli uomini, e ne è sintomo il continuare a sussistere dalle possibilità della sua reiterazione» (p. 303). Indaga quali possano essere le ragioni di tanta barbarie individuando almeno una causa nella «resurrezione del nazionalismo aggressivo che dalla fine del XIX secolo ha trovato modo di attuarsi in molti paesi» (p. 304). Ma è l'educazione una delle concause dell'affermazione e della realizzazione del genocidio: «si devono riconoscere i meccanismi che rendono gli uomini tali da essere capaci di simili azioni, si devono indicare loro proprio questi meccanismi, e cercare di impedire che essi diventino così un'altra volta, suscitando in loro una generale consapevolezza di quei meccanismi stessi». Ma chi sono i colpevoli se non «coloro che, infranta ogni barriera della coscienza hanno dato sfogo sfrenato al loro odio e al loro furore aggressivo sulle vittime» e l'educazione «avrebbe un senso in generale, solo allorché fosse un'educazione all'auto-riflessione critica» (p. 305).

Giovanni Gozzini, La strada per Auschwitz. Documenti e interpretazioni sullo sterminio nazista, Bruno Mondadori, Milano, 1996
La Shoah è uno degli argomenti più studiati della storia contemporanea «eppure nella coscienza collettiva questo lavoro non sembra lasciare traccia: Auschwitz rimane sinonimo di un male tanto assoluto quanto incomprensibile». Per questo motivo «è necessario comprendere come il progetto politico sotteso allo sterminio degli ebrei sia drammaticamente vicino a noi nel tempo e nello spazio. Il libro porta l'attenzione del lettore proprio sulla “modernità di Auschwitz, mettendo in luce la metodologia tecnico-burocratica dello sterminio, così come la strumentalità politica implicita nella logica della pulizia etnica» (dalla quarta di copertina).

Donatella Di Cesare, Se Auschwitz è nulla. Contro il negazionismo, Il Melangolo, Genova, 2012
L'autrice, una delle principali filosofe italiane, indaga chi siano i negazionisti cioè quelle persone, gruppi o partiti che negano ogni realtà alla Shoah. Il volume «offre una prima riflessione politica e filosofica su un fenomeno, di dimensioni internazionali, radicato e diffuso» anche nel nostro Paese. Ma il negazionismo non è un'opinione come un'altra: «il nesso di complicità tra annientamento e negazione rende problematico il concetto di opinione. I profanatori della cenere perseguono la “verità” di Hitler, ne vogliono portare a termine il progetto politico. Attraverso le bassure della negazione, dai nuovi hitleriani fino a Mahmoud Ahmadinejad, emerge la minaccia di una negazione che non si limita al passato, ma vorrebbe reiterarsi nel futuro. È in tale contesto che va ripensata la “singolarità” di Auschwitz» (dalla quarta di copertina). Leggere questo libro per non permettere il reiterarsi di quello che Adorno (citato) definisce “Il principio di Auschwitz”.

Umberto Eco, Protocolli fittizi, in Sei passeggiate nei boschi narrativi; Bompiani, Milano, 1995
Si tratta dell'ultimo capito del volume nel quale Eco ripercorre e ricostruisce la storia cosiddetti Protocolli dei Savi di Sion, testo che tutti gli antisemiti citano nei loro giornali, libri, opuscoli e ora siti internet a riprova del “complotto ebraico”. Si tratta in realtà di un falso creato ad arte dalla polizia segreta zarista in cui si stratificano diverse fonti in genere di bassa lega. Nonostante sia stata dimostrata la loro falsità, godono di un incredibile successo negli ambienti neo nazisti, antisemiti o dell'oltranzismo islamico. Vedi anche il volume della Pisanty citato oltre.

5. testimonianze e documenti

Marcel Reich-Ranicki (ed.), Andavo a scuola nel Terzo Reich. Ricordi di scrittori tedeschi, Il Melangolo, Genova, 2008
«Com'era realmente l'epoca in cui ovunque sventolavano le bandiere con la croce uncinata e marciavano le SA “con passo tranquillo e sicuro?» (p. 9). Vale la pena ricordare che le SA erano corpo “scelto” nazista in seguito sterminato dalle SS. Venti autori tedeschi raccontano la loro infanzia vissuta nel periodo hitleriano., il “dodicennio nero”. Anna Kaiser, nella postfazione, analizza le ragioni che hanno portato all'affermazione di un regime brutale e dispotico come quello nazista. Ma più ancora si interroga sulla dignità di chi ha visto e ha taciuto, di chi sapeva e non ha reagito: «Responsabilità civile, libertà di scelta, rispetto pe rla diversità e la differenza sono tratti fondamentali che costituiscono l'essere umano in quanto umana dignità. Educare ad essi impedisce che ogni forma di autoritarismo, imposizione e costrizione. Educare alla cieca obbedienza, al fanatismo, all'ideologia depaupera il soggetto della propria dignità. Su cosa si basava, allora, l'educazione scolastica di quegli anni? Chi insegnava? Quali rapporti educativi venivano intrecciandosi tra le giovani generazioni e quelle precedenti? E soprattutto, quale tipo di percezione della realtà politica potevano sviluppare i bambini e gli adolescenti? Assorbivano quanto il regime imponeva in maniera passiva o in modo critico?» (p. 276).
Louise Jacobson, Lettere. Dal Liceo ad Auschwitz, L'Unità, 1996
«Ogni testimonianza che viene alla luce e che riguarda l'Olocausto è come aggiungere una nuova tessera al grande mosaico della tragedia che ha colpito il popolo ebraico». Mosaico che «non potrà mai essere completato perché tanto grande è stata la dimensione della sofferenza che è impossibile riuscire a descrivere compiutamente l'offesa recata ad ognuna dei sei milioni di vittime». Le lettere di Louise, aggiunge il rabbino Toaff, «sono piene di delicatezza e di drammaticità; esse riportano il pensiero e il dramma di tanti bambini e adolescenti che hanno mantenuto il sorriso della loro innocenza e il loro ottimismo anche sulla soglia dell'orrore e della fine prematura. La dimensione dell'Olocausto non si esaurisce nel tempo e tanto meno nella testimonianza dei superstiti. È un evento che è parte della storia e dell'essenza stessa dell'umanità» (dalla Presentazione di Elio Toaff).

Denise Holstein, Non vi dimenticherò mai, bambini miei di Auschwitz, Il Melangolo, Genova, 2006
«Per mezzo secolo sono rimasta in silenzio. Non volevo somigliare a quei soldati di Verdun che irritavano i giovani con i racconti della loro guerra. Tuttavia sul mio braccio, in quel punto, c'era sempre il tatuaggio: A 16 727. Il numero di matricola di Auschwitz. Auschwitz-Birkenau per l'esattezza. È il nome di quell'acquitrino polacco dove fu costruito il peggiore tra i campi di sterminio. Con la camera a gas e il forno crematorio. Io tornai. I bambini con i quali sono partita, loro, duecento piccoli orfani ebrei, non tornarono, furono gassati subito dopo il loro arrivo al campo, erano troppo giovani per lavorare. Io avevo diciassette anni. I miei genitori neppure hanno fatto ritorno dalla deportazione. Papà aveva cinquantatré anni, mamma ne aveva quarantuno. Agli occhi dei tedeschi erano troppo vecchi»

Valentina Pisanty, Educare all'odio: “La Difesa della Razza” (1938-1943), L'Unità (ora Feltrinelli, Milano)
La Difesa della Razza era la rivista teorica dei razzisti italiani, ed è stata diretta anche da Giovanni Spadolini... L'autrice, che ha pubblicato anche L'irritante questione delle camere a gas (Bompiani, Milano, 1998), ripercorre la storia della «rivista più nota del razzismo fascista, uscita con cadenza quindicinale dall'agosto del 1938 al giugno 1943 sotto gli auspici del Ministero della Cultura Popolare». Ad essa collaborarono anche Giorgio Almirante e Julius Evola. Il volume «analizza le intenzioni propagandistiche del progetto editoriale, volto alla definizione di una “scienza” e di una “cultura della razza”. L'osservazione di questo tipo di persuasione risulta estremamente utile per riconoscere gli analoghi meccanismi che agiscono anche nella società contemporanea» (dalla quarta di copertina)

Augusto Cherchi, Enrico Manera (eds.), Meditate che questo è stato. Storia e memoria della deportazione e dei campi di sterminio, L'Unità/Giorni di storia 17, Roma, 2004
Il documentatissimo volume è arricchito da un apparato iconografico notevole come notevole è l'apparato documentaristico. Il libro studia l'apporto italiano all'universo dei campi di sterminio, apporto che spesso è stato minimizzato e sottovalutato ed iniziato con l'avventura coloniale in Africa dove il Regio Esercito si era macchiato di crimini contro l'umanità (come l'utilizzo di gas venefici contro la popolazione civile. Le contraddizioni interne al regime fascista (che giunse a non utilizzare per motivi razziali la stessa Faccetta nera) non diminuiscono le responsabilità tacciute.
Interessanti i capitoli sui Bambini nei lager e Ragazzi ebrei in fuga come lo scritto di Enrico Manera La pedagogia dopo Auschwitz.

Gregor Ziemer, Educazione alla morte. Come si crea un nazista, Città Aperta, Troina, 2006
Il volume è stato definito «uno dei più significativi libri sul modello scolastico, l'educazione, i riti e l'inquadramento dell'infanzia e della gioventù tedesca durante il Terzo Reich». L'autore ottenne il permesso, poco prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, «di visitare le scuole tedesche dei diversi gradi nonché le varie associazioni della gioventù e le organizzazioni assistenziali. Ne emerse un racconto drammatico quanto realistico quanto realistico della struttura interna delle varie scuole e istituzioni». Venne utilizzato nell'ambito del processo di Norimberga quale prova a carico del Ministro dell'Educazione, Baldur von Schirach.

Hannah Arendt, Banalità del male. Eichmann a Gerusalemme, Feltrinelli, Milano, 1992
L'autrice, nota filosofa tedesca e allieva di Martin Heidegger, segue il processo di uno dei maggiori responsabili dello sterminio non solo degli ebrei ma di tutti gli “asociali” (omosessuali, comunisti, anarchici, disabili, malati di mente, zingari, testimoni di Geova). Eichmann preparò l'aspetto logistico dello sterminio, curando che tutto avvenisse secondo la legalità e i regolamento previsti dalla burocrazia nazista. Il volume suscitò notevole scandalo anche perché fa emergere le corresponsabilità delle varie comunità ebraiche. La banalità del male è incarnata in questo piccolo e insignificante burocrate (che, caduto il Reich si lamenta di non aver più ordini da seguire e regolamenti da applicare!): «il Male che Eichmann incarna appare alla Arendt “banale”, e perciò tanto più terribile, perché i suoi servitori più o meno consapevoli non sono che piccoli, grigi burocrati». Emerge anche la trama soggiacente all'ideologia dello sterminio. Di questo si sono occupati ben dodici uffici diversi, ciascuno con i suoi uomini armati, la sua burocrazia, le proprie competenze. Un intreccio davvero diabolico che permetteva agli operatori di morte di non sentirsi coinvolti...

Sitografia

1. http://archivio.pubblica.istruzione.it/shoah/didattica/
Sito del Ministero in cui è possibile rintracciare molto materiale utile:
a) il testo della lezione tenuta dal professor Sarfatti sulla persecuzione degli ebrei in Italia. Indirizzo: http://archivio.pubblica.istruzione.it/shoah/didattica/sarfatti_torino08.pdf;
b) link al sito http://archivio.pubblica.istruzione.it/shoah/didattica/promoforma2008.pdf che offre altro materiale interessante;
c) la testimonianza di un reduce dai campi di sterminio, reperibile all'indirizzo http://www.rai.it/dl/portaleRadio/media/ContentItem-09379682-4223-4c33-8b2a-67d585a70426.html.
È possibile inoltre scaricare il seguente materiale, sia in formato pdf che rft:
- Perchè insegnare l'Olocausto;
-Cosa insegnare sull'Olocausto;
Come insegnare l'Olocausto a scuola.
Inoltre, una nutrita rassegna stampa è scaricabile all'indirizzo
http://archivio.pubblica.istruzione.it/shoah/biblio/libri.shtml è rinvenibile una notevole bibliografia e una nutrita serie di audio libri.

È il sito ufficiale dell'Associazione degli Insegnanti e Ricercatori sulla didattica della storia. Ospita accurata bibliografia e sitografia. Vi è un link a Materiali per il giorno della memoria del Gruppo di didattica della storia dell'Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, via Villafranca 1 60122 Ancona, didattica@istitutostoriamarche.it

Su questo sito è possibile reperire molto materiale informativo e storico che copre le diverse epoche. Possono essere utili laboratori didattici e testimonianze dirette (sia per la Shoah che per altri argomenti storici).

Dal primo sito si può accedere alla mostra La persecuzione degli ebrei in Italia (1938-1945) attraverso i documenti dell'epoca allestita dal Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea (v. oltre). La mostra fornisce materiale iconografico e informativo estremamente interessante e utilizzabile dal punto di vista didattico.

Sul sito del Centro di Documentazione Ebraica Contemporanea si può accedere a materiale di vario genere. Vi è anche il link al testo Shoah: testimonianze per meditare realizzato a fini pedagogici e didattici (http://www.cdec.it/home2_2.asp?idtesto=891&idtesto1=891.
Leggi i testi presenta una rassegna di testimonianze da varie fonti scritte;
Documenti e risorse sulla Shoah in Italia: fonti storiche, studi e proposte di lettura sulla Shoah e per la memoria della Shoah in Italia. Da questa sezione si può accedere a:
- La Shoah in Italia. Inquadramento storico e documenti;
- La Shoah in Italia. Letture di approfondimento;
- La Shoah in Italia. Bibliografia e sitografia;
- La Shoah in Italia. Strumenti per la didattica;
- La Shoah in Italia. Fondo Israel Kalk.

6. http://digital-library.cdec.it/

Sezione del precedente sito. Ospita la digital library che fornisce altro materiale informativo tra cui, molto interessante, quello reperibile all'indirizzo http://digital-library.cdec.it/cdec-web/audiovideo
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