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giovedì 8 maggio 2014

APPELLO PER LA LISTA "L'ALTRA EUROPA CON TSIPRAS"

Chi, dopo aver letto l'appello, lo condivide, è pregato di diffonderlo capillarmente
e, se vuole, di darne notizia al mittente (Enrico Peyretti enrico.peyretti@gmail.com)

Noi, che firmiamo e diffondiamo questo Appello per votare e sostenere la Lista “L'Altra Europa con Tsipras”, siamo persone di sensibilità e pensiero laici, cristiani, democratici, sociali, di sinistra, per la pace e la giustizia, per l'incontro positivo delle civiltà e culture umane.
In questo spirito ci rivolgiamo ai nostri concittadini che, pur con differenze culturali tra loro, si uniscono intorno ai valori civili essenziali, al dovere di giustizia e ai diritti democratici in Europa.
L'Europa ha bisogno di un ordine politico nuovo, e di politiche che riuniscano quel che è stato disunito e disfatto. Non bastano i partiti conservatori di questa Unione, che umilia e impoverisce i popoli, favorendo banche e speculatori. Ancor meno i partiti che prospettano il nazionalismo e la xenofobia, o gridano un disagio reale, ma con sbocchi populistici oscuri.
Il progetto della Lista “L'Altra Europa con Tsipras” è quello di dare all’Unione una Costituzione democratica e federale, scritta dai popoli, e di dotarla di una politica estera autonoma dal condizionamento statunitense.
La Lista con Tsipras mette decisamente in discussione il Fiscal compact, e contesterà in Parlamento l'applicazione dell'obbligo del pareggio di bilancio (purtroppo inserito nell'articolo 81 della Costituzione italiana, senza che l'Europa ce l'abbia mai chiesto).
La cultura neoliberista ha impedito all’Europa di essere quell’istanza superiore in grado di proteggere le democrazie, erose dai mercati incontrollabili e dalla prevaricazione di superpotenze che usano lo spazio europeo per estendere i loro mercati e la loro potenza geopolitica.
In questo scenario, vediamo nella Lista “L'Altra Europa con Tsipras” una dozzina di vie politiche da percorrere, alternative all’attuale status quo:
1 - Un’Europa più solidale viene prima del mettere a posto i conti con le riforme strutturali. L’economia e l’Europa unita in democrazia devono andare insieme e non l'una prima dell'altra. Con l’Euro si è fatta prima la moneta, per attendere poi un’Europa politica solidale. Ma così s’impone lo Stato più forte.
2 - Solo un’Europa federale è la via aurea nella globalizzazione. Nell'Europa federale, Grecia o Italia (come la California per gli Usa) non pensano l'uscita dall'euro, perché le strutture federali e un bilancio comune non puniscono gli Stati più deboli.
3 - In un’Europa federata e multietnica, Lampedusa è una porta per i profughi da guerre e oppressioni, non una delle tante muraglie del mondo.
4 - La difesa dell’interesse di tutti i cittadini europei deve essere prioritaria sulla difesa dell’«interesse nazionale», perché, se salta un anello, tutta la catena salta.
5 – La Lista con Tsipras non è un movimento minoritario di protesta, ma avanza queste proposte precise:
a) Una Conferenza sul debito che, come nel 1953 furono condonati alla Germania i debiti di guerra, europeizzi la parte dei debiti che eccede il fisiologico 60 per cento del pil;
b) Un Piano Marshall per l’Europa, che avvii una riconversione produttiva, ecologicamente sostenibile e ad alta occupazione, finanziato dalle tasse sulle transazioni finanziarie e sulle emissioni nocive, oltre che da project bond e eurobond.
6 – La Lista esige non soltanto l’abbandono delle politiche che impongono austerità ingiusta e diseguale, ma le modifiche dei Trattati che le hanno rese possibili.
Tra i primi interventi: 1) una Iniziativa dei Cittadini (art. 11 del Trattato sull’Unione europea) per la ridiscussione a fondo del Fiscal Compact, che, in Italia e in altri Paesi, distrugge lo Stato sociale e impoverisce un paio di generazioni; 2) un’indagine conoscitiva e giuridica del Parlamento Europeo sulle responsabilità della Commissione, della BCE e del FMI nell’imporre un tipo di austerità ingiusta, che ha gravemente danneggiato milioni di cittadini europei.
7 – La Lista con Tsipras non solo condanna gli scandali della disoccupazione e del precariato, ma propone un Piano Europeo per l’Occupazione (PEO): provvedimenti possibili per dare lavoro ad almeno 5-6 milioni, tanti quanti hanno perso il lavoro dall’inizio della crisi.
Il PEO dovrà: 1) dare la priorità a interventi che rispettino gli equilibri ambientali, non alle Grandi Opere che devastano il territorio e creano poca occupazione; 2) agevolare una drastica riduzione di consumo di combustibili fossili; un’agricoltura biologica; il riassetto idrogeologico dei territori; la valorizzazione non speculativa del patrimonio artistico; il potenziamento dell’istruzione e della ricerca.
8 – È pericoloso l’accordo sul Partenariato Transatlantico per il Commercio e l'Investimento (Ttip): condotto segretamente, senza controlli democratici, il negoziato è in mano alle multinazionali, che fanno prevalere i propri interessi su quelli collettivi dei cittadini. Il welfare è sotto attacco. Acqua, elettricità, educazione, salute saranno esposte alla libera concorrenza, contro i referendum e tante lotte sui “beni comuni”. Il Ttip riduce il contrasto alla produzione degli OGM e alla penalizzazione delle imprese inquinanti, riduce l’etichettatura dei cibi, la tassa sulle transazioni finanziarie e sull’emissione di anidride carbonica. La lotta contro la corruzione e le mafie è essenziale per resistere alla commistione mondializzata fra libero commercio, violazione delle regole, abolizione dei controlli democratici sui territori.
9 - “L'Altra Europa con Tsipras” vuole cambiare ed aggiornare così la natura delle istituzioni europee:
1) La lista vuole un Parlamento costituente, che dia ai cittadini dell’Unione una Carta in nome del popolo europeo; 2) in luogo dei vertici dei capi di Stato o di governo, propone che il Parlamento europeo diventi davvero democratico, che legiferi, che nomini la Commissione e il suo Presidente, e che imponga tasse europee in sostituzione di quelle nazionali in un bilancio europeo finalmente adeguato.
10 - “L'Altra Europa con Tsipras” critica radicalmente la gestione dell'euro, e la impotenza della Banca centrale ad essere prestatrice di ultima istanza, ma è contro l’uscita dall’euro: sarebbe pericoloso economicamente (aumento del debito, dell’inflazione, dei costi delle importazioni, della povertà), non restituirebbe ai paesi il governo della moneta, ci renderebbe più che mai dipendenti da mercati incontrollati, dalla potenza Usa o dal marco tedesco. Soprattutto segnerebbe una ricaduta nei nazionalismi autarchici, e in sovranità fasulle. Vogliamo un’Europa politica e democratica che faccia argine ai mercati, alla potenza Usa, alle tentazioni nazionaliste e xenofobe. Una moneta «senza Stato» è un controsenso politico, prima che economico.
11 – L’Europa della Lista con Tsipras è l'Europa della Resistenza e della promozione attiva della pace: contro il ritorno dei nazionalismi, contro chi calpesta le Costituzioni e svuota i Parlamenti, contro i capi plebiscitati da popoli ridotti a massa amorfa e non cittadini consapevoli. La pace in Europa non è un fatto acquisito: le politiche di austerità hanno diviso gli Stati e i popoli, e oggi viviamo una sorta di guerra civile dentro un’Unione che secerne di nuovo partiti fascistoidi. All’esterno, poi, siamo impegnati in guerre decise dalla potenza Usa, a cui gli Stati dell’Unione partecipano senza discuterle. La Lista Tsipras vuole un progetto di disarmo, una politica estera e di difesa comune pacifica (la disunione costa 120 miliardi all'anno di spese militari). Perfino ai confini orientali dell’Unione sono gli Stati Uniti d’America a decidere quale ordine debba regnare. Vedi Appendice: L'Europa come forza di pace
12 - L’Europa che questa Lista vuole è quella del Manifesto di Ventotene: chi lo scrisse non pensava a “compiti a casa”, ma ad un comune compito rivoluzionario. Facciamo rivivere quella presa di coscienza: la proposta è di stare nel Parlamento europeo con Tsipras, non con i socialisti o con coloro che già pensassero a Grandi Intese con i conservatori.
Noi non dimentichiamo il Novecento: l’Europa delle nazioni portò ai razzismi, allo sterminio di ebrei, Rom, malati mentali. L’Europa della recessione sfociò nella presa del potere di Hitler. 
I valori civili, umanistici, culturali e spirituali più profondi della storia europea, ai quali, per vie concomitanti, noi sottoscritti ci ispiriamo, ci suggeriscono linee politiche giuste, come quelle qui accennate. Sappiamo bene che quei valori, contraddetti e negati in momenti neri e tragici dell'Europa, sono tuttavia vivi e resistenti in tante coscienze e tradizioni, che possono responsabilmente rimettere l'Europa in un cammino di umanizzazione avanzata, nella comunità più partecipe di tutti i popoli umani, che è l'impresa assegnata alle nostre generazioni nell'attuale temperie storica.
Appendice
L’Europa come forza di pace
L'Europa non ha ancora sviluppato una sua reale Politica Estera e di Difesa per ragioni storiche (basti pensare al grande numero di basi statunitensi ancora ospitate sul territorio europeo) e per mancanza di autorevolezza e unità politica. I paesi più forti nella Ue, o che si sentono tali, quali Germania, Francia e Inghilterra tendono a costruire un loro sistema di relazioni economiche, finanziarie e militari che non intendono mettere in comune; dal canto suo l’Italia non è da meno con il suo attivo presenzialismo militare in tragiche situazioni di conflitto di cui favorisce di fatto la cronicizzazione, dovuta alle politiche inefficaci o negative nel cui quadro esso si inserisce.
Ma soprattutto in ambito europeo ha pesato e ancora pesa enormemente la presenza della NATO, che ha sempre svolto un ruolo importante per orientare e determinare il coordinamento della politica estera e di difesa dei Paesi europei. Di fatto la Nato ha rappresentato un potente strumento ideologico e pratico di surroga/supplenza di un’autonoma politica europea. La Nato ha determinato i modi del rapporto dell’Europa con il suo lato orientale, dopo la fine dell’Unione sovietica e lo sbriciolamento del sistema delle ex Repubbliche legate al Cremlino. Lo stesso Henry Kissinger ha recentemente, in occasione della crisi ucraina, apertamente criticato la politica di annessione alla Nato dei paesi dell’est europeo. L’idea di “un ordine stabile e giusto in Europa” affidato alla Nato e all’esclusiva alleanza con gli Stati Uniti ha una storia antica (Rapporto Pierre Hermel 1967) e continua a svolgere un ruolo fondamentale.
Questo stato di cose non può continuare. L’Europa può e deve promuovere un processo di superamento della Nato, la cui persistenza come strumento particolare ed esclusivo di sicurezza appare sempre meno giustificabile quasi un quarto di secolo dopo la fine della divisione dell’Europa e del mondo in blocchi contrapposti, mentre rischia proprio di suscitare nuovamente e in nuove forme una tale pericolosissima contrapposizione. All’interno dei suoi attuali confini e nel mondo, l’Europa deve esigere il disarmo nucleare, una drastica riduzione di ogni forma di armamento convenzionale e delle spese militari, misure severe per la limitazione e il controllo del commercio delle armi, la conversione dell’industria bellica. Per la sicurezza europea non c’è alcun bisogno di costruire un nuovo esercito europeo, fonte di nuove spese (basti pensare agli F35 il cui acquisto da parte dell’Italia vogliamo bloccare), ma soprattutto di una visione militarista che lo qualificherebbe come il braccio armato della “Fortezza Europa”.
Si può procedere all’integrazione degli eserciti nazionali, con un loro snellimento e una consistente riduzione di spesa, che possono diventare un corpo capace di intervenire in aree a rischio con i criteri e gli strumenti della prevenzione pacifica, della tutela dei diritti umani, della gestione politica dei conflitti, sempre e solo sotto l'egida e la legittimazione delle Nazioni Unite. Accanto a questi possono agire corpi civili di pace, costituiti anche su base volontaria.
La sicurezza europea, come dei suoi cittadini, comporta una lotta senza quartiere alla grande criminalità organizzata, al traffico di armi, preziosi, stupefacenti (cui è funzionale la liberalizzazione dell’uso delle droghe leggere) e alle nuove forme in cui si organizza l’economia criminale, in stretto rapporto con la finanziarizzazione del mondo economico.
La dimensione internazionale della Mafia e delle sue molteplici varianti, delle organizzazioni criminose costruite sulla base di affiliazioni segrete hanno invaso il mondo. Sono tra le prime ad avere capito le leggi della globalizzazione. È contro queste che va rivolta l’azione dei servizi di intelligence e di polizia. Presso il Parlamento europeo si è costituita una commissione (la Crim) con il compito di mettere ordine nelle legislazioni degli Stati membri per giungere alla prima normativa comune per il contrasto alla criminalità organizzata e alla corruzione. È un passo avanti che va sostenuto e incrementato. Il Parlamento di Strasburgo ha varato un Rapporto contro la criminalità organizzata e la corruzione, che rappresenta il primo concreto piano d’azione dell’Ue per contrastare questi fenomeni a livello transnazionale e per superare quelle barriere legislative anche grazie alle quali, purtroppo, le mafie hanno potuto alimentare il proprio immenso giro di affari. Per esempio, il rapporto introduce il reato di associazione mafiosa a livello Ue, un reato sconosciuto finora alla maggior parte dei paesi europei.
Il Parlamento ha varato anche la direttiva sulla confisca dei beni che sono provento di reato. La direttiva dovrebbe essere formalmente approvata dal Consiglio nelle prossime settimane e introduce per la prima volta un testo unico europeo in tema di sequestro dei beni della criminalità organizzata. La necessità di leggi transnazionali per combattere il crimine organizzato è nota da tempo. E uno degli strumenti più efficaci è proprio quello della confisca dei beni. Secondo la direttiva approvata a Strasburgo, i beni potranno essere confiscati a seguito di una condanna penale definitiva, ma anche nel caso di procedimenti che non possono giungere a conclusione.
Le nuove norme consentiranno agli Stati membri di confiscare beni ottenuti mediante attività criminali, tra cui ad esempio corruzione, partecipazione a un'organizzazione criminale, pornografia infantile o criminalità informatica. Secondo il testo, i 28 stati membri dovrebbero adottare misure che consentano l'utilizzo dei beni confiscati per interesse pubblico e ne incoraggino il riutilizzo sociale. Oggi, meno dell'1% dei proventi di reato in Europa sono confiscati.
Il lavoro fatto finora al Parlamento, però, non basta. Il rapporto sulla criminalità organizzata, per diventare operativo, deve ancora passare dalle forche caudine di Commissione e Consiglio. E la stessa direttiva sulla confisca va migliorata (purtroppo molte delle indicazioni del Parlamento sono state stralciate dagli stati membri). Il nostro impegno è quindi pieno per ribadire ancora una volta che senza una lotta alla mafia realmente globale, oltre che europea, la criminalità organizzata continuerà a proliferare in tutta l’Ue.





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