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giovedì 8 novembre 2007

riflessioni

Prima riflessione:
Se Berlusconi non ha emesso il l'editto bulgaro,
io non sto scrivendo e voi non state leggendo nulla.
Come la mettiamo?
Forse vive in un mondo parallelo,
di quelli descritti da Philip K. Dick,
e qualche androide, molto simile a lui, fa affermazioni che spesso,
poveretto, è costretto a smentire.
Seconda riflessione:
Quando un romeno commette un assassinio,
invocano la cacciata di tutti i rumeni.
A Perugia, c'era anche una americana.
Ora invocheranno la cacciata di tutti gli americani?
Terza riflessione:
Già don Milani, quarant'anni fa, scriveva, con i suoi alunni,
nella Lettera ai Giudici,
che la vita di un bianco vale molte volte più di quella di un 'negro'
(per la stampa bianca).
Domenica scorsa, ho sfogliato il quotidiano La Nazione:
una mezza dozzina di pagine sullo sgiagurato romeno
che ha ucciso quella poveretta a Roma e una mezza pagina
sul quel disgraziato che ha ucciso la moglie a martellate.
Indovini il lettore di che nazionalità erano la vittima e l'uccisore...

L'ACCOGLIENZA E' IL SUPERAMENTO DELL'IDENTITA'

Terra di esploratori e di immigrazioni il Portogallo. Un luogo emblematico dunque per confrontarsi sull’emigrazione la sfida che coinvolge oggi il nostro contesto europeo. «In che modo l’emigrazione cambia il volto delle nostre chiese», su questa tema, dal 13 al 16 settembre a Lisbona, si sono confrontati una trentina di rappresentanti di chiese europee nell’ambito di un convegno organizzato dalla Conferenza delle chiese protestanti dei Paesi latini d’Europa (Cepple), dalla Chiesa riformata di Francia (Erf) e dalla chiesa della Renania (Ekir). Presente come osservatrice una delegazione della chiesa evangelica greca.

Partendo dalle situazioni locali i rappresentanti hanno riferito e discusso, stimolati da alcune introduzioni di carattere politico, sociologico e teologico. Per la parlamentare svizzera Ruth-Gaby Vermont-Mangold, del Consiglio d’Europa, le chiese possono svolgere un ruolo fondamentale di pressione e vigilanza sulle istituzioni politiche riguardo a quei diritti inalienabili di cui ogni essere umano è titolare. Forse più discutibile la sua osservazione, almeno nel nostro contesto italiano, che questo legittimo impegno per le chiese – nel richiedere leggi rispettose o a essere stimoli verso l’indifferenza delle istituzioni – possa tradursi in una sorta di lobby. L’esportazione della «merce umana» senza diritti alla partenza e all’arrivo, in particolare per categorie più sfavorite delle donne o dei bambini, presuppone un nuova civiltà del diritto capace di opporsi a una visione del mondo fondata unicamente sulla legge del profitto. «State pur certi – ha ricordato la parlamentare – che quando ci si occupa di queste cose si dà sempre molto fastidio».

Un apporto sociologico è venuto da Joël Le Billan, della Commissione delle chiese per gli immigranti in Europa, il quale, attraverso molti spunti critici, si è soffermato in particolare sulla situazione francese prendendo in esame alcuni risvolti del-l’emigrazione, vissuti e subiti come senso di colpa verso il passato coloniale.

Per il teologo Ermanno Genre, la questione delle frontiere interroga l’universalità della chiesa, mentre l’esigenza di giustizia non può che spingerci verso l’altro. L’accoglienza è superamento dell’identità caratterizzata dal sangue e dalla terra che producono chiusura e razzismo. Genre ha insistito particolarmente sul rapporto tra biografia e liturgia, che nel culto ricompongono una nuova identità. Diversi i riferimenti alla nostra esperienza italiana: «Essere chiesa insieme», la formazione teologica dei pastori, temi etici, e lo spazio dedicato nelle chiese ai bambini.

Le relazioni e altri contributi delle delegazioni si potranno trovare quanto prima sul sito della Cepple http://www.cepple.eu. Del sito si è anche parlato nella riunione dell’équipe, che garantisce la continuità tra le varie assemblee della Cepple, che ha preceduto il convegno. In preparazione una scheda con un profilo storico accompagnato da vari documenti di particolare interesse che riguardano le chiese che aderiscono alle Cepple. Si è inoltre continuato la riflessione sulla latinità in rapporto al Protestantesimo. Il presidente della Chiesa presbiteriana del Portogallo ha riferito del cammino che porterà nel 2010 all’integrazione con la Chiesa metodista, mentre le delegazioni svizzere e francesi hanno informato delle prossime iniziative che si svolgeranno per ricordare la nascita del riformatore Giovanni Calvino.

In ultimo si desidera segnalare il contributo della Cepple nel favorire la traduzione di un Dvd1, Bibbia e opere d’arte a confronto, a cura del Servizio Meromedia, inviato in questi giorni ai pastori e pastore delle chiese battiste, metodiste e valdesi. Dodici testi biblici vengono posti accanto a un’opera d’arte realizzata da artisti appartenenti a confessioni diverse. Uno strumento che potrà essere utilizzato per la catechesi e gli studi biblici nelle nostre chiese.

Coloro che fossero disponibili per traduzioni dall’Italiano al francese possono contattare il pastore Italo Pons tramite e-mail ipons@chiesavaldese.org; oppure telefonando al seguente numero: 010/887238

tratto da un articolo di Italo Pons pubblicato su riformainrete, settimanale delle Chiese Evangeliche, Battiste, Metodiste e Valdesi (http://www.riforma.it/)

SGUARDI INCROCIATI SULL'AFRICA, SAVONA

L'associazione ONLUS "Savona nel cuore dell'Africa", in collaborazionecon il Comune di Savona, l'Istituto Tecnico Commerciale "Boselli", il Liceo Artistico "A. Martini", il Liceo "Della Rovere", il Liceo Classico"G. Chiabrera", CESAVO, CSI Savona, Associazione "Melisandra", Associazione "Malaki Ma Kongo", Centro di Documentazione "LIBROMONDO", presenta

"Sguardi incrociati sull'Africa - II EDIZIONE".

L'iniziativa consta di 3 appuntamenti rivolti agli studenti delle scuole medie superiori, di cui 2 aperti al pubblico.

*Programma:

venerdì 9 novembre ore 15,00 Liceo Artistico "A. Martini", via Aonzo 2, Savona"La settima arte in Africa"relatrice Daniela Ricci

mercoledì 12 dicembre ore 15,00 Liceo Artistico "A. Martini", via Aonzo 2, Savona"Patrice Lumumba: un omicidio di Stato"relatore Davide Delbono

per informazioni rivolgersi a: patrizia.cattaneo@csiliguria.it

"LIBROMONDO"Campus Universitario di Savona Palazzina Branca Via Cadorna
17100 Savona tel: + 39 019 263087email: libromondo@aifo01.191sito: www.campus-savona.it

mercoledì 7 novembre 2007

CONTRO GLI OGM: finalmente anche il Comune di Albenga si schiera!

SABATO 10 Novembre dalle 15 alle 19
TUTTI davanti alla Coop di Albenga per concludere la campagna nazionale LIBERI DA OGM

Nella sera di lunedì 29 Ottobre è stata approvata ( con i voti della maggioranza di centro-sinistra) dal Consiglio Comunale di Albenga la delibera promossa da 29 sigle di grandi organizzazioni produttive del sistema agroalimentare, dell'ambientalismo e del consumierismo ( Acli, Cia, Coldiretti , Federconsumatori, Coop, Lega Ambiente WWF ed altri) riuniti nella coalizione Italia Europa LIBERI DA OGM.
I partiti del centro - destra ( la Lega Nord non era presente ) hanno abbandonato l'aula al momento del voto.Vogliamo stigmatizzare questo comportamento fazioso, culturalmente confuso , contraddittorio e irresponsabile del centro-destra di Albenga.
Contraddittorio nel ricordare che fu proprio la coalizione regionale di centro-destra di Biasotti a dichiarare la Liguria OGM - Free.
Irresponsabile nel pensare che 42 mila municipalità e 29 regioni in Europa hanno approvato quasta delibera.
Irresponsabile se si pensa al danno ai prodotti legati al territorio (quali il carciofo, l'asparago violetto, i vitigni ed altri) se la piana di Albenga non fosse libera da OGM. Ci rammarichiamo che la stampa non abbia denunciato questo comportamento fazioso e irresponsabile di fronte allo sforzo che tutta la Comunità Europa sta producendo sull'argomento per evitare che i grandi interessi delle holding delle multinazionali che producono OGM facciano breccia nei territori agricoli europei.

Carlo Tonarelli per I VERDI DEL PONENTE

Sono felice di questa delibera. Personalmente mi ritengo un antesignano del fatto: una decina di anni or sono, circa tre amministrazioni comunali or sono, ebbi un colloquio con l'assessore alla cultura al quale chiesi perchè l'Amministrazione non adottasse una delibera del genere, come del resto avevano già fatto altre amministrazioni comunali, tra cui Savona.
In risposta, mi chiese: "ma cosa sono gli OGM?"
Non commento.

martedì 6 novembre 2007

FINANZIARIA E SPESE MILITARI

FINANZIARIA 2008: ANCORA UN’IMPENNATA DELLE SPESE MILITARI

34122. ROMA-ADISTA.

L’Unione si impegna “a sostenere una politica che consenta la riduzione delle spese per armamenti” scrivevano Prodi e i suoi alleati nel “Programma di governo 2006-2011”. Eppure, nella Finanziaria 2008, che il Parlamento ha appena cominciato a discutere, queste spese non solo non diminuiscono, ma aumentano sensibilmente: per i grandi sistemi d’arma (quindi non le dotazioni ordinarie delle Forze Armate che pure sono previste, ma per aerei caccia e navi da guerra), l’Italia spenderà più di un miliardo e 200 milioni di euro, e si impegna a spenderne almeno altri cinque nei prossimi tre anni. Ma non solo quella per i sistemi d’arma: è l’intera spesa militare (cioè il funzionamento ordinario delle quattro Forze armate, le missioni all’estero e il finanziamento pubblico al comparto militar-industriale) che, secondo la legge Finanziaria varata dal governo, dovrebbe crescere di oltre l’11% rispetto allo scorso anno – quando già c’era stato un incremento dell’11,3% rispetto al 2006 (v. Adista nn. 83/06 e 2/07) –, aumentando di oltre 2.341 milioni di euro e raggiungendo la cifra record di 23 miliardi e 352 milioni di euro (di cui 20.928 milioni dal bilancio preventivo della Difesa e 2.424 aggiunti dalla Finanziaria).
A lievitare è soprattutto la “funzione Difesa” – le spese per il mantenimento di esercito, aeronautica e marina – che assorbe buona parte del finanziamento complessivo, oltre 15 miliardi di euro. E il 60% di questa cifra viene impiegato per pagare gli stipendi del personale. “Il problema nasce quando, con il congelamento della leva obbligatoria ed il passaggio a Forze Armate esclusivamente reclutate su base volontaria – si legge nel rapporto della campagna Sbilanciamoci sulla Finanziaria 2008 (v. Adista n. 73/07) – si è deciso, per non scontentare troppo i vertici militari, di portare le nostre Forze armate ad una consistenza di 190mila uomini”, dei quali attualmente oltre 100mila sono ufficiali e sottoufficiali. Un esercito, quindi, in cui i ‘comandanti’ sono più numerosi dei ‘comandati’, tanto che lo stesso Capo di Stato Maggiore della Difesa, l’ammiraglio Giampaolo Di Paola, in un’audizione alla commissione Difesa della Camera, ha ammesso che nelle Forze Armate italiane ci sono 39.120 marescialli e 2.813 ufficiali in più rispetto a quelli stabiliti.
Quasi 5 miliardi e mezzo di euro vengono destinati ai carabinieri – che dall’ottobre del 2000 sono la quarta Forza Armata italiana, soprattutto per volontà dell’ex premier Massimo D’Alema – e i restanti 3 miliardi, tolte alcune spese ‘secondarie’ (come il pagamento delle pensioni provvisorie o l’accisa sui carburanti), vengono impiegati per il finanziamento delle missioni militari all’estero, per i sistemi d’arma e per l’industria della Difesa. Sono 27, attualmente, le missioni all’estero (in 19 Paesi), che coinvolgono quasi 8mila militari e che costeranno, in base a quanto previsto dalla Finanziaria, 1 miliardo di euro. Le spese sono assorbite soprattutto dalle tre missioni principali: Isaf in Afghanistan, 2.290 militari e 310 milioni di euro di costo; Unifil in Libano, 2.400 soldati e 380 milioni di euro; infine la missione nei Balcani, dove ci sono ancora 2.600 militari per un costo di 190 milioni di euro.
Per quanto riguarda le politiche di riarmo, l’Italia partecipa a due grandi programmi internazionali, finalizzati alla costruzione di aerei da guerra: il caccia europeo Eurofighter (consorzio formato da Italia, Germania, Gran Bretagna e Spagna) e il cacciabombardiere Nato Joint Strike Fighter (consorzio Italia, Usa, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Canada, Danimarca, Norvegia, Australia e Turchia). Per l’Eurofighter – di cui l’Italia acquisterà 121 esemplari – la Finanziaria 2008 stanzia 968 milioni di euro (e, fino al 2012, l’impegno di spesa previsto è di 5 miliardi e 400 milioni di euro), mentre per il Jsf – l’Italia ne vorrebbe acquistare 131, in parte assemblati nell’aeroporto di Cameri (No), dove il 4 novembre si è svolta una manifestazione promossa dalla rete Disarmiamoli – verranno spesi oltre 100 milioni di euro (ma i costi del programma, che durerà non meno di 40 anni, potrebbero raggiungere cifre al momento imprevedibili). Poi ci sono 155 milioni di euro per le navi da guerra Fremm (Fregata europea multisessione) e 20 milioni di euro per altri sistemi di difesa.
Si tratta – soprattutto l’Eurofighetr e il Jsf – di programmi di lunghissima durata, di costo spropositato e viziati da un poco noto conflitto di interessi: infatti molte aziende armiere italiane sono guidate da ex generali che fino a qualche anno fa erano ai vertici della Difesa; in quella veste proponevano e sostenevano i progetti di riarmo che, approvati dai governi, ora vengono realizzati da quelle stesse aziende di cui sono presidenti o consiglieri di amministrazione. Come, per esempio, l'ammiraglio Guido Venturoni, Capo di Stato maggiore della Marina dal 1992 al 1993 e della Difesa dal 1994 al 1999, e ora membro del Cda di Finmeccanica e presidente di Selex Communications (gruppo Finmeccanica: si occupa di sistemi per le telecomunicazioni militari); il generale Mario Arpino, Capo di Stato Maggiore dell'Aeronautica dal 1995 al 1999 e della Difesa dal 1999 al 2001, attualmente presidente della Vitrociset (sistemi aerospaziali, radar e telecomunicazioni); l'ammiraglio Umberto Guarnieri, Capo di Stato Maggiore della Marina dal 1998 al 2001, adesso presidente di Orizzonte Sistemi Navali (gruppo Finmeccanica: si occupa di unità navali militari); il generale Sandro Ferracuti, capo di Stato maggiore dell'Aeronautica dal 2001 al 2004, ora presidente di Ams (gruppo Finmeccanica: si occupa di radar e apparati elettronici militari); l'ammiraglio Marcello De Donno, capo di Stato maggiore della Marina dal 2001 al 2004, attualmente presidente di Agusta (gruppo Finmeccanica: costruisce elicotteri); e il generale Giulio Fraticelli, capo di Stato Maggiore dell'Esercito dal 2003 al 2005, adesso presidente della Oto Melara (gruppo Finmeccanica: produce artiglierie navali), fra l’altro in palese violazione della legge 185/90 che vieta ai generali di assumere incarichi dirigenziali nelle industrie armiere se non sono trascorsi almeno tre anni dal loro congedo.
L’unico taglio degno di nota – segnala il rapporto di Sbilanciamoci – arriva dalla riduzione dei tribunali militari che passano da nove a tre, con il conseguente trasferimento di 50 magistrati alla Magistratura ordinaria e un risparmio di 848 milioni di euro nel 2008 (e poco più di 2.800 milioni nei due anni successivi). Risparmi che però, come si è visto, sono stati abbondantemente assorbiti dalla crescita delle spese in tutti gli altri comparti (luca kocci).


Fin qui l'articolo di Luca Kocci pubblicato da www.adistaonline.it di oggi, 6 novembre. Che altro si può aggiungere? Se non il fatto che questo aumento delle spese militari, in misura tale che neanche il governo Berlusconi aveva osato (il che è tutto dire) è semplicemente vergognoso...
Per tutto il resto (sanità, pensioni, scuola, servizi) non c'è una lira: come mai?

lunedì 5 novembre 2007

Riflessioni sul 4 novembre

La retorica militarista, patriottarda e nazionalista festeggia il 4 novembre come festa della vittoria. L’unico giorno di vittoria che festeggeremo sarà quello in cui avremo fermato una guerra…

Don Milani ha scritto e pubblicato pochi volumi e non molti articoli. Ma penso che ciascuno vada letto e meditato con attenzione. Per ‘festeggiare’ (molto fra virgolette) il 4 novembre, riporterò alcuni brani da Risposta di don Loreno Milani ai cappellani militari toscani che hanno sottoscritto il comunicato dell’11-2-1965 e altri dalla Lettera ai Giudici, scritta collettivamente da don Lorenzo e i suoi alunni della Scuola di Barbiana in risposta a un comunicato stampa di alcuni cappellani militari nel quale questi denigravano gli obiettori di coscienza (che allora venivano incarcerati).

“Non discuterò qui l’idea di Patria in sé. Non mi piacciono queste divisioni.
Se però voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni son la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta di mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere,mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto”.

E, poco oltre, aggiunge:

“Se vedremo che la storia del nostro esercito è tutta intessuta di offese alle Patrie degli altri dovrete chiarirci se in questi casi i soldati dovevano obbedire o obiettare qualche dettava loro la coscienza. E poi dovrete spigarci chi difese la Patria e l’onore della Patria: quelli che obiettarono o quelli che obbedendo resero odiosa la nostra Patria a tutto il mondo civile? Basta coi discorsi altisonanti e generici. Scendete nel pratico. Diteci esattamente cosa avete insegnato ai soldati. L’obbedienza a ogni costo? E se l’ordine era il bombardamento dei civili,un’azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l’esecuzione sommaria di partigiani, l’uso di armi atomiche, batteriologice, chimiche, la tortura, l’esecuzione di ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le decimazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere timore ad altri soldati della Patria), una guerra di evidenti aggressioni, l’ordine di un ufficiale ribelle al popolo sovrano, le repressioni di manifestazioni popolari?
Eppure queste cose e molte altre sono il pane quotidiano di ogni guerra. Quando ve ne sono capitate davanti agli occhi o avete mentito o avete taciuto;

“I nostri figli un giorno rideranno del vostro concetto di Patria, così come tutti ridiamo della Patria Borbonica".

Non potendo pubblicare tutto il testo, passo a estrapolare alcuni brani dalla Lettera citata. Dopo la Risposta don Lorenzo venne denunciato per apologia di reato.
Già gravemente malato, scrive la Lettera ai Giudici, datata Barbiana, 18 ottobre 1965.

Dopo aver spiegato le motivazioni dell’assenza, don Lorenzo spiega che “come maestro anche se è un reato avevo il dovere morale di parlare”.
Dapprima racconta qual è stato il motivo occasionale (le offese dei cappellani agli obiettori di coscienza) e in seguito qual è stato il motivo profondo. Quest’ultimo non può che avere le radici nella scuola (e, per chi conosce don Milani non poteva essere altrimenti):

“A questo punto mi occorre spiegare il problema di fondo di ogni scuola.
E siamo giunti, io penso, alla chiave di questo processo perché io maestro sono accusato di apologia di reato cioè di scuola cattiva. Bisognerà dunque accordarci su ciò che è scuola buona.
La scuola diversa dall’aula del tribunale. Per voi magistrati vale solo ciò che è legge stabilita.

La scuola invece siede fra il passato e il futuro e deve averli presenti entrambi.
È l’arte delicata i condurre i ragazzi su un filo di rasoio: da un lato formare in loro il senso della legalità (e in questo somiglia alla vostra funzione), dall’altro la volontà di leggi migliori cioè di senso politico (e in questo si differenzia dalla vostra funzione).

La tragedia del vostro mestiere di giudici è che sapete di dover giudicare con leggi che ancora non son tutte giuste.
Son vivi in Italia dei magistrati che in passato han dovuto persino sentenziare condanne a morte. Se tutti oggi inorridiamo a questo pensiero dobbiamo ringraziare quei maestri che ci aiutarono a progredire, insegnandoci a criticare la legge che allora vigeva.
Ecco perché, in un certo senso, la scuola è fuori dal vostro ordinamento giuridico.

"Il ragazzo non ancora penalmente imputabile e non esercita ancora diritti sovrani, deve solo prepararsi a esercitarli domani ed è perciò da un lato un nostro inferiore perché deve obbedirci e noi rispondiamo di lui, dall’altro nostro superiore perché decreterà leggi migliori delle nostre.
E allora il maestro deve essere per quanto può profeta, scrutare i ‘segni dei tempi’, indovinare negli occhi dei ragazzi le cose belle che così vedranno chiare domani e che noi vediamo solo in confuso.

Anche il maestro è dunque in qualche modo fuori del vostro ordinamento pure al suo sevizio. Se lo condannate attenterete al processo legislativo.

"In quanto alla loro vita di giovani sovrani domani, non posso dire ai miei ragazzi che l’unico modo d’amare la legge è d’ obbedirla.

Posso solo dire che essi dovranno tenere in tale onore le leggi degli uomini da osservarle quando sono giuste (cioè quando sono la forza del debole). Quando invece vedranno che non sono giuste (cioè quando sanzionano il sopruso del forte) essi dovranno battersi perché siano cambiate.

Non potendo riportare tutto il volume, che invito il lettore ad acquistare, riporto solo l’ultimo paragrafo:

"Spero di tutto cuore che mi assolverete, non mi diverte l’idea di andare a fare l’eroe in prigione, ma non posso fare a meno di dichiararvi esplicitamente che seguiterò a insegnare ai miei ragazzi quel che ho insegnato fino ad ora. Cioè che se un ufficiale darà loro ordini da paranoico hanno solo il dovere di legarlo ben stretto e portarlo in una casa di cura.
Spero che in tutto il mondo i miei colleghi preti e maestri d’ogni religione e d’ogni scuola insegneranno come me.
Poi forse qualche generale troverò ugualmente il meschino che obbedisce e così non riusciremo a salvare l’umanità.

"Non è un motivo per non fare in fondo il nostro dovere di maestri. Se non potremo salvare l’umanità ci salveremo almeno l’anima.


Che don Milani abbia scritto che “l’obbedienza non è più una virtù”, l’hanno citata in molti. Pochi aggiungono quello che segue: “ma la più subdola delle tentazioni”


Il volume è il seguente:

Documenti del processo di don Milani, L’obbedienza non è più una virtù, Firenze, Libreria Editrice Fiorentina, 1991
La Libreria si trova a Firenze, in via Giambologna 5, 50132 Firenze (tel. 055 579921)
http://www.lef.firenze.it/ www.lef.firenze.it/
editrice@lef.firenze.it editrice@lef.firenze.it


PER SAPERNE DI PIU': SITO SUI ROM







dare la parola a tutti non perchè tutti diventino artisti

ma perchè nessuno sia schiavo

(Gianni Rodari)


CHI NON VUOLE FERMARSI ALL'ISTERIA DELLA DESTRA

E ALLA SINISTRA INCAPACE DI DAR VITA A UNA SERIA POLITICA SULL'IMMIGRAZIONE

DEVE INFORMARSI PER DIFENDERSI E DIFENDERE CHI NON HA PAROLE.


CHI VOLESSE CONOSCERE UN PO' IL MONDO DEI ROM, PUO' CLICCARE SU


CACCIARE I ROMENI. E POI?

Dalla lista dw-intercultura, riporto questo articolo di Sorin Cehan, direttore di Gazeta Roman

Poteva forse cominciare prima la cacciata dei romeni. Se l'aggressore di Lamberto Sposini fosse stato romeno. Era un napoletano, ma i giornali avevano già scritto "Sposini aggredito da romeni". È incominciata invece dopo il crimine orrendo commesso da Romulus Mailat. Tutto era pronto comunque. Prima dell'orrore, il prefetto Mosca aveva gia dichiarato ai giornali, commentando l' approvazione del disegno di legge sulle espulsioni, che era pronto un elenco di 20.000 comunitari (quasi tutti romeni) da espellere. Mancava solo il via.

La politica deve dare alla gente le risposte che la gente si aspetta. E dopo la campagna stampa contro i "criminali romeni", cosa poteva chiedere la gente? Un tempo si diceva "Piove, governo ladro". Adesso se piove, è colpa del romeno.
Difficilmente l'etichetta di nemico pubblico numero 1 sarà cancellata. La difesa dei romeni non può inventarsi niente, oltre alle solite "banalità", tipo "siamo per la stragrande maggioranza persone per bene, che lavorano sodo in Italia". Macchè... Fuori tutti! Fatti abominevoli succedono tutti giorni, in tutto il mondo. Ma Lombroso e' stato smentito, e anche Hitler. Le cause dell' abisso di coscienza che si manifesta in alcune persone non hanno niente a che fare con la loro etnia o il loro passaporto. Con il loro modo di vivere sì. E cosi, la colpa può essere data anche ai comuni italiani, Roma in primis, che hanno permesso la sistemazione in baraccopoli di migliaia di rom, cosa che per esempio in Romania non succede. Siamo d'accordo tutti che i delitti devono essere puniti. Ma senza usare due pesi e due misure. L'essere rom o romeno è diventato un' aggravante per un delitto.

L'immagine dei romeni in Italia è in picchiata. Forza Nuova chiede le ronde, la Mussolini chiede di mandare via l'ambasciatore, Storace vorrebbe dare "in pasto" alla gente il criminale, mentre la Lega Nord ha trovato finalmente carne per i suoi denti. Cominceranno le espulsioni di quelli che commettono reati e di quelli che non possono dimostrare di avere un reddito legale, senza possibilità di opporsi. E non mancheranno gli abusi. Sui lavoratori irregolari, per esempio. I Romeni che non per colpa loro lavorano senza contratto, sono soggetti a queste nuove misure. Cosi aumenterà il potere di ricatto dei datori di lavoro nero e dei caporali.
(2 novembre 2007)
Sorin Cehan direttore di Gazeta Roman Sorin Cehan direttore di Gazeta Roman

PS: Quello che è successo a Roma è tremendo, nessuno lo nasconde. Come orribile è stata la storia, per cambiare nazionalità, di Hina, quella ragazza pakistana sgozzata dal padre e dallo zio perchè di costumi troppo occidentali...
Sono crimini che vanno condannati. Però...C'è sempre, come suol dirsi, un però.

Avete mai visto le condizioni in cui vivono i rom? Lo sapete che anche vicino a voi, ci sono lavoratori romeni, rgolari e bravi, che vengono pagati pochi spiccioi all'ora?
Lo sapete che, tanto per fare un esempio, quel simpatico giornale La Nazione, DOMENICA SCORSA DEDICAVA 6 PAGINE ALLA VICENDA DI GIOVANNA e una paginetta a quel marito (italiano) che ha ammazzato la moglie (italiana) a martellate. E questo non è far due pesi e due misure?