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giovedì 21 agosto 2008

Aldo Capitini: lettera di religione n. 9

IL RINNOVAMENTO NON E’ AFFIDATO
ALLE VECCHIE ISTITUZIONI RELIGIOSE

Lettera di Religione n. 9

Forse mai con la chiarezza di oggi fu possibile vedere la differenza tra le istituzioni e gl'individui; e su questa differenza è bene richiamare l'attenzione, proprio per esigenza religiosa, soprattutto per queste due ragioni:

1. che anche le vecchie istituzioni religiose subiscono questa squalifica;

2. che solo vivendo quella differenza si reagisce alla tentazione di distruggere, con le istituzioni (come si deve) gl'individui (perché anzi, la vita religiosa come la vengo esponendo, li vede tutti esser anche altro che la istituzione a cui appartengono, e li conduce tutti alla liberazione, e perciò attua la nonviolenza).

Non ci si può preparare ad una nuova vita religiosa se non riducendo al minimo i fatti istituzionali di qualsiasi genere...

Le istituzioni, quanto piú si ergono superbe e totalitarie (cioè con la pretesa di abbracciare tutto), tanto piú sono lussuria di potenza e ostacolo diabolicissimo, o storico o umano o mondano che si voglia dire, all'emergere di quella compresenza pura o realtà di tutti, che solo amore e valore ha per confine, e che ha per fondamento incrollabile l'intimità e la libera apertura: spiritus ubi vult spirat (lo spirito soffia dove vuole).

… Perciò tanto piú stona religiosamente che uno che si dice il capo dell'istituzione cattolica (ma io penso che il rinnovamento religioso non sarà opera di un capo, bensí di tutti gli esseri) diffonda parole di soverchio vanto dell'istituzione, come istituzione, e pretenda, nientedimeno, di restaurare cosí lo spirito evangelico, di dare inizio a rifare il mondo dalle fondamenta, e al cambiamento di rotta da tanti desiderato: sono queste frasi del discorso di Pio XII del 10 febbraio 1952. In séguito a questo discorso il capo dell'Azione cattolica scrive commentando e svolgendo: " Siamo caduti molto in basso durante cinque secoli della ribellione protestante ".

Vediamo dunque confermata la tante volte ripetuta autoesaltazione della Chiesa di Roma, l'irreligioso e disgustoso vanto della propria durata nei secoli (come se esso non possa esser fatto ugualmente da tante altre istituzioni storiche, alte e meno alte, e basse, dalla religione ebraica ed altre orientali alla specie dei lupi e degli elefanti e a tanti costumi che durano da millenni), il pagano mito della salvezza di Roma per opera di Maria; e, cosa piú importante, l'accusa alle correnti cristiane non cattoliche; poiché, se si fa una considerazione di costume civile e di moralità, è ben visibile che paesi formati, si può dire, dalla riforma o "ribellione" protestante, come l'Inghilterra, la Svizzera, la Svezia e Norvegia, la Danimarca, l'Olanda, nulla hanno da invidiare alle nazioni cattoliche e particolarmente alla Spagna, dove la Chiesa romana è onnipotente e Maria invocata come patrona.

E se si fa una considerazione di riforma sociale si ha lo stesso risultato, o, per lo meno, una nuova socialità è da raggiungersi e da paesi protestanti e da paesi cattolici (ed anche da altri); se si fa infine una considerazione religiosa, gravissime sono le insufficienze di cattolici ed anche di protestanti, sebbene bisogni dire che questi ultimi si sono in cinque secoli talvolta travagliati piú dei cattolici, romanamente orgogliosi dell'istituzione, per portare avanti o riprendere autentici motivi cristiani, interiorizzandoli con purezza e con un prezioso senso della libertà altrui: insolito questo nei cattolici; i quali, inoltre, per il peso istituzionale del fatto dell'autorità troppo spesso dànno prova di muoversi verso posizioni che dichiarano giuste, anche se tenute da non cattolici, e poi le abbandonano ripiegando all'ubbidienza dell'autorità che li richiama.

Chi legge queste Lettere sa in quali modi si tende ad impostare una riforma religiosa, anche se Pio XII dica, nello stesso discorso, che " non è questo il momento di discutere, di cercare nuovi principi ". Il fatto è che i principi di cui parlo, lavorando per una riforma religiosa, sono nuovi appunto perché il mondo cristiano ha abbandonato quelli originari cristiani a cui, in parti essenziali, questi della riforma di cui parlo sono tanto vicini, e senza dubbio piú vicini che a quelli che tanto mondo cattolico e protestante ha accolto in sé, come quelli della guerra (condotta anche da Papi), della ricchezza, dell'oppressione e uccisione per ideologia (non dice S. Tommaso che l'eretico è a mundo exterminandus per mortem? e Calvino non fece giustiziare Serveto?).

Fate, fate penitenza, cosí come noi tutti la facciamo per tanti peccati ed errori; lasciate andare coteste vecchie denominazioni di cattolico e di protestante o altro che sia, cariche di boria, di colpe e di liti letterali e istituzionali; lasciate i mille particolari giuridici e gli stemmi e i sigilli e le diciture, perché solo il vostro essere interiore dirà a Dio ciò che voi siete, e solo il vostro agire esteriore lo dirà agli uomini.

Scegliete forme modeste e aperte, e perciò discutete (cosí come vorrei fare io, che pur sono peccatore, eretico, e non mi dico cristiano), e se lavorate con altri, prendete il nome di centro (che vuol dire qualche cosa di aperto, che si aggiunge a tutti, e non esclude e non danna nessuno).

… E un'altra prova dell'irreligiosa ostentazione di potenza è l'indicare la complessità e solidità e totalità delle dottrine possedute, dei princípi, dei dogmi, delle soluzioni, ecc. ecc. Che c'entra questo con la religione nella sua purezza? nei suoi inizi di alba e di mattino? non è piuttosto questa la caratteristica delle istituzioni prossime a sfasciarsi (oltre il fatto dei risultati di un esame di quelle "soluzioni" ad una ad una)? Non bastano pochissimi profondi principi a mutare il mondo?

E’ vero che qualche volta incontriamo i sorrisetti cinesi dei rivoluzionari politici; ma in religione è piú grave la baritonale esclamazione dell'assolutezza e grandezza e totalità.

Religioso pare che sia (io ne sono convinto, e vorrei che fosse cosí anche per voi) l'atto del pubblicano peccatore che non si mette nelle prime file e non osa fare il nome di Dio, come fanno i farisei; e forse anche l'atto di chi, parte in silenzio, parte parlando, fa il suo servizio per il rinnovamento della realtà, della società, dell'umanità, ma si sente molte volte, come individuo, di ostacolo al bene che è compiuto dalla intima compresenza di tutti gli altri esseri, nell'unità del creare valori.

Perugia, 13 febbraio 1952

Aldo Capitini, Lettere di religione, in Il Potere di tutti, Firenze, La Nuova Italia, 1969, pp. 221-224

Tratto dal sito www.citinv.it/associazioni/ANAAC/letterereligiose/base9.htm. L’ANAAC è l’Associazione Nazionale Amici di Aldo Capitini il cui sito è ospitato da Città invisibili

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