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mercoledì 9 settembre 2009

LA FECONDA INQUIETUDINE DELLA RICERCA. IL SINODO VALDESE
A CONFRONTO CON L’ATTUALITÀ POLITICA ED ECCLESIALE


35173. TORRE PELLICE-ADISTA. Nessuna autorità, politica o ecclesiastica, può decidere del problema della verità e imporre una soluzione senza alternative. È questa “feconda inquietudine della ricerca” – come la chiamava Vittorio Subilia, pastore e teologo valdese scomparso nel 1988 – che ha accompagnato i lavori del Sinodo delle Chiese valdese e metodista, svoltosi nella consueta cornice di Torre Pellice dal 23 al 28 agosto scorsi.
Una ricerca che ha toccato i temi più caldi del panorama politico-sociale del nostro Paese, passando dal Pacchetto Sicurezza di recente approvazione alla sentenza del Tar del Lazio del luglio scorso sulla questione del credito per chi frequenta l’ora di religione cattolica (v. Adista n. 86/09), fino a lambire le sponde della complessa questione della ricerca sulle cellule staminali embrionali.
La prima lezione di laicità l’ha impartita nella sua predicazione, durante il culto di apertura, il pastore Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma. Prendendo spunto dal testo biblico di Geremia, “Cercate il bene della città .... Voi mi cercherete e mi troverete ... e io mi lascerò trovare da voi”, Garrone ha ricordato che “il bene comune non coincide con le visioni particolari di questo o quel gruppo, ma è inteso come uno spazio di eguale libertà e diritti per ognuno, qualunque sia la sua visione religiosa, morale o ideologica”. “Cercare il bene della città significa dunque sentirsi solidali con gli altri in una ricerca che non ha ricette date in partenza, ma che richiede una faticosa ricerca”: “Il bene della città - ha aggiunto quindi Garrone - non può mai essere il Bene con la b maiuscola, realizzato in base alla Verità con la V maiuscola, ma solo il bene che può risultare da una umanissima ricerca di giustizia”.
Garrone ha affrontato anche quello che si è rivelato poi il nucleo centrale di questo Sinodo, la questione dei migranti: anziché negare con “irrealistici schemi ideologici” che questi nuovi esuli “vengono a cercare il loro bene e contribuiscono al nostro”, ha esortato il teologo, “dovremmo avere l’umiltà di andare ad interpellare queste persone e chiedere a loro di farci l’esegesi di ‘dal suo bene il vostro dipende’”.
La questione è stata posta con grande forza anche dalla Commissione d’esame incaricata di istruire il dibattito sinodale che, richiamando i fondamenti teologi dell’accoglienza allo straniero, ha invitato il Sinodo a condannare le politiche migratorie promosse dal governo, sottolineando al contempo la rilevante presenza di migranti all’interno delle Chiese valdesi e metodiste che da anni partecipano a un programma della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) denominato “Essere Chiesa insieme” (Eci). “Non è uno slogan - ha spiegato Paolo Naso, coordinatore del progetto e docente di Scienza Politica all'Università di Roma La Sapienza - ma una rete di Chiese che hanno scelto la strada della condivisione, dell'incontro e dello scambio”. “La Chiesa di Cristo è una - ha proseguito - e non può accettare le divisioni determinate dalle diversità linguistiche, etniche o culturali: da qui l'impegno a costruire percorsi comunitari e formativi comuni. Ma oggi, nel particolare contesto politico italiano, Eci è anche un grande laboratorio di integrazione, un modello ed una scuola di intercultura”.
I partecipanti al Sinodo hanno deciso quindi di indire, il 27 agosto, una giornata di digiuno, esprimendo così la loro “indignazione per le conseguenze che la legge 15 luglio 2009, n. 94 (il cosiddetto Pacchetto Sicurezza, ndr) ha, non soltanto sugli immigrati, ma anche sui cittadini italiani, sulla qualità della nostra democrazia e sul grado di legittimità del nostro ordinamento”. Una forma di protesta che il Sinodo aveva adottato già nel 1972 per dichiarare la solidarietà agli obiettori di coscienza incarcerati a causa del rifiuto di svolgere il servizio di leva e che ha ricevuto molte adesioni: dal segretario di Rifondazione Comunista, il valdese Paolo Ferrero, al senatore del Pdl, Lucio Malan, unico valdese presente in Parlamento in questa legislatura.
Il 25 agosto invece la Commissione bioetica della Tavola Valdese - che dalla sua nascita, nel 2000, segue i problemi connessi con lo sviluppo delle scienze biologiche e le loro ricadute nell'ambito sociale - ha presentato al Sinodo il documento sulle cellule staminali elaborato all’inizio del luglio scorso allo scopo di fornire da base al dibattito sinodale. Persuasi della necessità di “rinunciare ad ogni atteggiamento pregiudizialmente difensivo”, ritenendo “preferibile guardare al progresso scientifico in una prospettiva laica”, i membri della Commissione si sono espressi a favore della “possibilità che la ricerca si avvalga di embrioni ‘sovrannumerari’, altrimenti destinati alla distruzione”. “La direzione di ricerca sulle cellule staminali embrionali - ha affermato nel corso del dibattito sinodale Luca Savarino, coordinatore della Commissione e docente di Filosofia Politica all'Università del Piemonte orientale -, solleva grandi speranze, in ragione delle possibilità terapeutiche che essa dischiude, per combattere patologie che affliggono l’umanità e che attualmente sono giudicate inguaribili o incurabili”. Tale ricerca tuttavia “si colloca all’incrocio di enormi quesiti teologici, antropologici, etici ed economico-sociali”, ha proseguito, sottolineando la complessità dei fattori in gioco: libertà di ricerca, tutela della salute, equità nell’allocazione delle risorse sanitarie, salvaguardia dell’embrione: “valori tutti egualmente difendibili che entrano, talora, in aperto conflitto”.
La laicità, storico cavallo di battaglia della Chiesa valdese (al punto da divenire lo slogan della campagna otto per mille di quest’anno) è stata tra i temi più sentiti del Sinodo. Viva soddisfazione è stata espressa per la sentenza del Tar del Lazio dello scorso luglio, che, accogliendo il ricorso presentato da una serie di associazioni e Chiese (tra le quali anche quella valdese), ha stabilito che gli insegnanti di religione non possono intervenire nell’attribuzione del credito scolastico (come invece prevedeva un’ordinanza del ministro Fioroni prima e della Gelmini poi). “Crediamo - ha affermato in merito Adriano Bertolini, membro della Tavola valdese - si debba cogliere l’occasione di questa sentenza per aprire un grande confronto culturale su come la religione debba essere presente nel percorso formativo degli studenti italiani. Al di là della dimensione confessionale, infatti, vi è una rilevanza culturale delle religioni che deve essere riconosciuta e valorizzata”.
I lavori del Sinodo si sono conclusi con l’elezione delle cariche che hanno visto la riconferma per il quinto anno consecutivo di Maria Bonafede a moderatora della Tavola valdese. Prendendo spunto dal sermone sulla montagna (Mt 6,26-29), nel suo discorso conclusivo la Bonafede ha sottolineato come “con Gesù il Regno di Dio si è fatto vicinissimo, riconoscibile come amore che ci incontra: il Regno e la giustizia di Dio fanno della nostra vita una vita veramente umana, una vita che ha un centro, una vita che sa che ogni giorno è il giorno della partecipazione, della condivisione, dell’amore che si può spendere senza riserve”. (ingrid colanicchia)

tratto da Adista :: Archivio anno 2009 :: Adista Notizie n. 88
www.adistaonline.it

martedì 8 settembre 2009


ULISSE o ABRAMO??
Da Korogocho…a Gerusalemme…in Sud Sudan!


Castiglione Olona, 18 Settembre 2009
S.Giuseppe da Copertino

Carissimo, Carissima! Jambo!
Shalom! Amani! Salaam! Pace! Peace!
Che strani casi della vita! Quasi un anno fa ti scrivevo la mia ultima lettera da Korogocho proprio da Mapourdit, una missione in Sud Sudan. Ero andato a Juba, la capitale del Sud Sudan per una settimana per offrire un momento formativo sul tema Leadership ai miei confratelli giovani di quella provincia comboniana. E poi ero andato per una settimana a Mapourdit dove ero andato in visita ad un mio amico e compagno comboniano fratel Rosario Iannetti, medico chirurgo che lavorava nell’attiguo ospedale, con un centinaio di posti letto, proprio di fianco alla missione.-
E guarda caso, dopo il tempo vissuto in Palestina, studiando e visitando i luoghi di Gesù e dei discepoli, e un paio di settimane in Turchia in quella che è considerata la Terra Santa della Chiesa, ricevo la mia nuova destinazione di missione: il Sud Sudan. E dove? Mi hanno chiesto in tanti. E’ notizia proprio delle ultime ore che dopo qualche giorno a Juba, sarà proprio a Mapourdit La Provvidenza ha i suoi percorsi! Per il momento per cominciare ad imparare la lingua Denka e fare un po’ di ministero e poi si vedrà. Comunque desidero avere un buon tempo per imparare bene la lingua Denka perché la lingua è sempre la chiave per ogni rapporto con la gente: per conoscere la cultura, tradizioni, costumi e per fare comunione.
A dire il vero avevo chiesto di andare in Sudafrica (sempre sud è…) per continuare se fosse stato possibile un’eventuale missione in città e magari d’inserzione in una delle realtà di baraccopoli-townships che esistono in quel grande stato a sud del continente. Ma la provincia finora non è preparata a questo tipo di proposta. Così sono rimasto in attesa di nuove proposte.
Ero certo che il Signore mi conduceva in questo nuovo cammino e così è stato. Quando ricevetti la proposta di padre Teresino, il nostro padre generale, mi trovavo proprio a Tarso in Turchia, il villaggio di San Paolo. Ho chiesto di poterci pregare su un po’ e che avrei dato la mia risposta. Gli ho risposto positivamente qualche giorno dopo da un’altra importante tappa del nostro viaggio sulle orme di S.Paolo: Antiochia sull’Oronte cioè dove i cristiani vennero chiamati così per la prima volta.
Ho “intuito e letto” questi avvenimenti come fossero un segno importante per la mia vita e per la missione. La missione ti viene donata da Dio e ci “usa per amare di più”. Credo fermamente che sia la scelta giusta per me in questo tempo della mia vita. Certamente non nego nulla di ciò che ho vissuto fino ad ora. Negli ultimi ventanni la mia riflessione, studio e missione è stata quella di inserzione e di baraccopoli. Dai tempi di padre Alex quando ci andò per la prima volta nel 1988, al mio vivere in Kenya per quattro anni studiando teologia e pastorale con i baraccati, ma anche nel lavoro pastorale con i giovani in Italia per i successivi cinque anni, la realtà delle baraccopoli è stata un punto di riferimento importante per la mia vita missionaria. E poi i 7 stupendi anni vissuti a Korogocho. Tanto lavoro, studio, riflessione e visione per un’Africa che cambia e va verso le città. Continuerò per quanto mi sarà possibile a sviluppare questo interesse e orientamento della missione. Noi non possiamo fermare la storia e i fenomeni sociali ma leggerla insieme e trovare soluzioni ai problemi e attrezzarci meglio. Possiamo accoglierla e discernere insieme come Chiesa e missionari per coglierne le potenzialità.
Non “tradirò” certo il lavoro e lo stile che mi ha caratterizzato in tutto questo tempo. Il Sudan offre nuove sfide grandi e interessanti che sento di accogliere gioiosamente. Ti scrivevo proprio l’anno scorso in quella lettera:
“Ti sarai accorto/a che ti sto scrivendo dal Sud Sudan e non da Korogocho o dal Kenya. No...non sono fuggito da Koch anzi!!Sono venuto qui per un paio di settimane invitato dai miei confratelli comboniani giovani a Juba, la nuova capitale del Sud Suan. Abbiamo condiviso qualche giorno formativo sul tema “leadership” nella nostra vita quotidiana e nel nostro istituto. E’ anche un momento di gioia per me! E’ la prima volta che vengo in Sudan la terra tanto amata da San Daniele Comboni, il nostro fondatore che ha donato interamente la sua vita per questa gente che a quel tempo veniva chiamata “Nigrizia” e non veniva ancora considerata parte della Chiesa Universale. Una grande sfida che ancora oggi si presenta a noi con sfumature diverse ma con la stessa intensità!! Grazie Daniele Comboni di averci aperto il cuore e la nostra vita a questa grande missione per l’Africa!!”
Questa nuova assegnazione mi sembra una grande opportunità e continuità della mia vita missionaria. Non avevo scelto io di andare in Sudan l’anno scorso ma ero stato invitato. Ed ora non sono stato io a scegliere di andarci ma mi è stato proposto dai miei superiori e sono certo anche dal Signore. Sento già di voler bene alla missione e alla gente che il Signore mi vuole affidare. Cercherò come sempre di donare il meglio di me stesso e se non ce la farò come piace a me, Lui farà il resto.
Il Sudan è la terra di san Daniele Comboni che egli ha tanto amato. Questo è un motivo in più per continuare il mio pellegrinaggio missionario di vita nelle grandi Terre Sante (Palestina per Gesù, Turchia per la Chiesa, Sudan per Comboni). Ho sempre considerato questa terra un “luogo privilegiato” perché da qui tutto è partito. E per i Comboniani e la Chiesa é ancora missione difficile e dura. Ed ora che mi appresto ad andarci mi sento onorato di poter continuare a viverla sulle orme di Comboni, un uomo che ha dato tutto sé stesso per gli africani, fino alla morte con un grande cuore universale.
L’anno scorso nella mia visita di due settimane rimasi molto impressionato di Juba, la capitale del Sud Sudan. Dicono che sia già un milione di persone ma ciò che mi impressionò era la velocità della sua estensione dopo soltanto 4 anni dal trattato di pace firmato nel 2005. E questa non è l’unica città che ha visto l’incremento della sua popolazione soprattutto giovane. Anche quelle secondarie sono cresciute a dismisura. Un fenomeno urbano che conosco troppo bene venendo dal Kenya e avendoci speso decenni di studio e di lavoro.
Ma il Sudan presenta realtà e situazione politica diverse dal Kenya. Nel 2005 si è firmato un accordo di pace tra il Nord (musulmano e arabo) e il Sud Sudan (Africa Nera, cristiano ed animista) dopo 20 anni di guerra e milioni di morti e rifugiati. Il Sud, era un paese allo sfascio: tanta povertà, analfabetismo, mancanza di infrastrutture, fame, malattie e marginalizzazione. Lo è ancora oggi ma sta tentando di risalire la china con uno sviluppo veloce e selvaggio che porta le consuete problematiche. Un Popolo che è stato espropriato di tutto: dalle risorse petrolifere e minerarie a quelle umane, religiose e di dignità. Al riguardo voglio farti conoscere la situazione attuale proprio per aiutarti a collocarci insieme in questo nuovo contesto di presenza e missione.
Sudan: tempi difficili
Quello che segue è un’analisi estrapolata dal nostro bollettino Famiglia Comboniana del mese di settembre 09 sulla situazione del Sudan:
Durante le trattative che portarono nel 2005 alla firma del Comprehensive Peace Agreement (CPA), il National Congress Party (NCP), al potere a Khartoum aveva richiesto un periodo di transizione di dieci anni. Al Sudan People’s Liberation Movement (SPLM) sembrò eccessivamente lungo. Alla fine convennero su sei anni.
Punto chiave dell’accordo era il referendum con il quale a gennaio del 2011 il Sud dovrà scegliere se continuare a restare unito al Nord o separarsi. Ma prima del referendum l’accordo prevedeva alcuni passi importanti, con scadenze precise: la demarcazione del confine tra Nord e Sud, il censimento, le elezioni e la questione del territorio di Abyei.
Sei anni sembravano tanti. Invece ne sono già passati quattro e di cose da fare ne restano ancora molte. Il NCP, il partito di Omar Hasan Ahmad al-Bashir (il presidente che è stato condannato dal Tribunale Internazionale dell’Aja per genocidio in Darfur), che aveva digerito male l’accordo, mise in atto ogni mezzo per farlo fallire o svuotarlo dei suoi contenuti, così come aveva fatto con decine di accordi precedenti. Tra le tattiche usate: dilazione nell’esecuzione degli impegni presi, tentativi di dividere lo SPLM in modo da indebolirlo, sfruttare i casi di malgoverno nel Sud per dimostrare che i Sudisti non sono in grado di governarsi da soli.
Dei maggiori impegni presi e l’unico finora realizzato, anche se con ritardo, è stato il censimento (Aprile 2008). I risultati sono stati pubblicati più di un anno dopo e sono subito apparsi come inaffidabili. Il Sud li ha rifiutati, insistendo che per le elezioni è preferibile fare riferimento ai dati del 1956.
Per quanto riguarda il territorio di Abyei, il 22 luglio 2009 la corte internazionale di arbitraggio ha definito la zona che va sotto questo nome, limitandola a circa 10.600 Km quadrati. Ha innescato però una polemica sulle aree escluse a Est e a Ovest, aree ricche di petrolio. Khartoum ha subito dichiarato che queste aree sono parte del Nord (Kordofan), mentre i Sudisti hanno dichiarato che sono parte del Sud (Upper Nile). Questo spinoso problema è di competenza della commissione che deve definire dove passa il confine tra Nord e Sud ma questa commissione non ha ancora iniziato il suo lavoro.
Un’altro problema sono le elezioni. Si sarebbero dovute tenere a luglio 2009. Sono state rimandate a febbraio 2010, poi ad aprile 2010. In agosto 2009 è stata pubblicata la lista dei distretti elettorali, basata sui dati offerti dal censimento (Aprile 2008) ma rifiutata dallo SPLM. Secondo questa lista, i distretti elettorali sarebbero in tutto 450, di cui solo 88 nel Sud. Lo SPLM non ha accettato questi numeri, dichiarando senza mezzi termini che non vuole essere parte di un programma che nasce da un imbroglio. E ha ribadito la richiesta che per stabilire i distretti elettorali si devono usare i dati del censimento del 1956. È opinione comune, infatti, che la popolazione del Sud Sudan sia un terzo della popolazione a livello nazionale e non soltanto un quinto, come indicherebbe il censimento di aprile 2008.
Un punto sul quale lo SPLM non pare disposto a cedere è il referendum. Salva Kiir, presidente del Governo semiautonomo del Sud, ha dichiarato pubblicamente l’11 agosto a Juba che chiunque avesse tentato di spostare la data del referendum a dopo il 9 gennaio 2011, dovrà assumersi la responsabilità delle conseguenze che ne potrebbero derivare. Ha addirittura accennato all’eventualità di possibile spargimento di sangue, cioè di una guerra.
Anche per il referendum, il Nord sta cercando di imporre dei meccanismi per rendere impossibile la vittoria dei separatisti. Due sono già emersi chiari: il primo, pretendere che per la separazione sia necessario raggiungere il 75% dei voti, mentre lo SPLM aveva proposto il 50% più uno; il secondo, limitare il voto solo ai cittadini fisicamente presenti nel Sud Sudan al tempo del voto, escludendo così quelli residenti al Nord e all’estero.
In questa situazione piuttosto tesa, prende piede l’idea che il Sud possa proclamarsi indipendente unilateralmente, senza aspettare il referendum. La minaccia, ventilata per la prima volta circa un mese fa durante una sessione del parlamento di Juba, è stata riproposta a metà agosto da personalità di spicco nello SPLM, addirittura sotto forma di ultimatum e come reazione al modo in cui il National Congress Party di Omar al Bashir vuole condurre il Referendum.
Alla situazione del paese ha fatto riferimento anche il Sudan Council of Churches (SCC), che raggruppa undici denominazioni ecclesiali, tra cui la Chiesa Cattolica, nella sua 17° Assemblea Generale tenutasi a Khartoum dal 10 al 14 agosto 2009. Il SCC ha lanciato un urgente appello: “Uniamoci tutti insieme per salvare la pace del nostro popolo”. Dopo aver ricordato l’impegno delle Chiese a sostegno dell’Accordo di Pace, il SCC ha espresso la sua preoccupazione per i rischi che la pace sta correndo a motivo dei vari conflitti in atto nel Sud e in altre parti del paese, la corsa agli armamenti e la mancanza di sicurezza. Ha fatto un appello accorato ai due partner del governo, NCP e SPLM, a risolvere le loro differenze e a non mancare all’appuntamento delle elezioni e del referendum, dalle quali dipende il destino del paese.
Purtroppo la situazione politica, economica e sociale non è certamente delle migliori. Ma te la racconterò prossimamente in qualche altra lettera agli amici. E proprio per questo ti chiedo di pregare per me e per i miei confratelli e la gente del Sudan. Perché davvero trionfi la Pace, la Giustizia e la Verità.


ULISSE O ABRAMO? Alla ricerca della Vera Vita…..
Questo stralcio dal racconto Con o senza biglietto di ritorno del filosofo ebreo Emmanuel Levinas è un’icona sapienziale del cammino della vita. Mi piace dedicarlo a te e a questa mia nuova missione. perché ora più che mai, dopo aver vissuto un tempo di riflessione, silenzio, preghiera, studio nelle Terre Sante del Cristianesimo sento di vivere più in pienezza la spiritualità del pellegrino, così necessaria in un tempo così complesso di questo mondo:
“Ulisse parte. Abramo parte. Un viaggio e un esilio. L’uno con la speranza di ritorno, l’altro verso un’altra terra, una terra straniera che diventerà sua. Uno ritorna, l’altro non cessa di camminare. Uno a casa sua, l’altro altrove. Uno verso l’ambiente famigliare dell’isola natale, l’altro verso l’incognita di un paese di cui non è originario. L’uno e l’altro certamente trasformati dalla strada, la polvere, le prove e gli incontri. Tuttavia, il loro cammino può essere identico? Il primo fa l’esperienza del ritorno alle stesse cose,e il secondo l’esperienza di un’alterità infinita che, alla fine, non è tanto quella della meta quanto quella di Dio. Due partenze. Poi, un ritorno e una chiamata.
Non si valuta allo stesso modo quello che si è lasciato, né il cambiamento avuto lungo il cammino, rispetto a un ritorno o rispetto a Dio. Perché Abramo, più di Ulisse,richiama la figura del pellegrino? Il viaggio di Ulisse è circolare; egli ritorna a quello che conosce, ed è appagato da questo ritorno. Abramo è libero riguardo ai luoghi: qui o là, quello che importa è Colui che guida. Il cammino di Abramo è desiderio; non ha mai finito di lasciarsi sorprendere dall’inaudito di Dio, e non vuole un luogo dove fissare Dio. Il cammino di Abramo ci insegna che Dio stesso è nomade, giacchè non si lascia delimitare da nessuna nostra parola o rappresentazione: non si può dire “eccolo qui” o “eccolo là”. Dio chiama altrove. Abramo è condotto al di là di quello che pensava, di quello che avrebbe potuto prevedere ascoltando la promessa che l’ha messo in cammino. Poiché Dio stesso è sempre ancora al di là di quanto scopriremo su di lui in tal luogo o in tale passaggio: Dio è sempre più grande.
Sui passi di Abramo, il cammino ci trasforma veramente se ci lasciamo condurre al di là delle nostre attese – buone o giuste che siano -. Se non cerchiamo di tornare al già conosciuto, né di ripetere quello che fu bello in altre occasione. Partire è perdere, perdere senza aspettare un contraccambio, senza sapere quello che si troverà o che sarà dato. Osare di essere sconfitto, rischiare di perdersi, per lasciarsi plasmare da Colui che sorprende, piuttosto che preferire la comodità delle certezze, delle tracce segnate dalle boe.
Perdere ciò che si era previsto, lasciare quello che si conosce senza la volontà di tornare indietro: è forse la condizione necessaria per “guadagnare il mondo intero”: guadagnarlo non per sé, ma lasciarsi offrire da Colui che invia. Lasciarsi inviare, per esplorare la terra intera, per cercarvi, in ogni cosa, in ogni incontro, Colui che ha promesso la sua presenza su tutta la terra. Facendo eco alla promessa che mette in cammino Abramo, il pellegrino, oggi, ascolta l’appello di Gesù “ad andare per il mondo intero” amando questo mondo come lo ama Dio.”
Personalmente mi sento molto attratto dalla figura e vocazione di Abramo. Un uomo senza terra che si sente chiamato a “camminare” come un pellegrino. Ma non è una proposta di vita soltanto per me. Schierarsi con Ulisse o Abramo, preferire il viaggio o l’esilio, con o senza biglietto di ritorno non basta. Non è sufficiente. Occorre andare alla radice del nostro modo e stile di “camminare nella vita e sceglierne la direzione”. Per fare questo ci possono aiutare tre prospettive:
la prospettiva del desiderio, del lasciarsi guidare da una “stella” che porta con sé una promessa, un dono…come i re Magi.
la prospettiva del Magis, del di più, del metterci in cammino animati da un di più di ricerca, di amore, di servizio, da un al di là che continuamente ci stana dalle nostre sicurezze e pigrizie…come il racconto del pellegrino russo;
la prospettiva del perdere, del camminare leggeri e liberi dalle tante pesantezze o sicurezze…come il samaritano.
In queste prospettive i cammini di Ulisse e di Abramo non si contrappongono, ma si completano, non si escludono ma si integrano. Diventano percorsi pedagogici di crescita, di ricerca, di conversione per una maturità personale libera e responsabile. Sono percorsi intensi e a volte difficili ma che valgono la pena di essere tentati per riscoprire quotidiniamente la propria Libertà e la Vita in pienezza.
SALUTANDOTI….

Salutandoti in amicizia e fraternità ti auguro ogni bene. Continuerò a pregare per te e per la tua famiglia e per i tuoi sogni nascosti. Che il Signore della Vita ti accompagni sempre! Teniamoci in comunicazione di preghiera e di amicizia. Le tue preghiere ed amicizia le ho sentite sempre durante il tempo vissuto a Korogocho durante le lotte e le difficoltà che incontravamo. Devo confessare che la gente di Korogocho mi manca molto. Così come la pastorale e i ministeri che vivevamo come comunità fraterna verso i malati, i poveri, i lebbrosi, bambini di strada e tanto altro. Ma quando si ama veramente si è capaci anche di saper lasciare crescere le persone che tu ami anche senza la tua presenza e con altri confratelli. In questi ultime settimane ho ricevuto sorprendentemente diverse emails da parte di diversi giovani e adulti di Korogocho. Mi esprimevano il loro rammarico di non avermi più tra loro ma allo stesso tempo un ringraziamento al Signore perché tornavo in Africa, in Sud Sudan. E scrivevano: “You belong here….to Africa! We have prayed a lot for you to come back to our Continent!” “Tu appartieni all’Africa! Abbiamo pregato tanto perché tu tornassi nel nostro Continente!”. Davvero un bellissimo augurio per la nuova missione davanti a me espresso da persone che ho amato e che continuerò ad amare. Dio è davvero grande!
Mungu akubariki! Dio ti benedica! Ti auguro un mondo di Pace!
Padre Daniele Moschetti
Missionario Comboniano

P.S. 1: PER CHI RICEVE LA LETTERA AGLI AMICI VIA POSTE ITALIANE: nel caso tu avessi un tuo indirizzo email mandalo al mio indirizzo email così che ti invierò le prossime lettere agli amici via posta elettronica. Risparmieremmo soldi e tempo!

P.S. 2: IL MIO INDIRIZZO EMAIL rimane lo stesso nonostante cambi di missione quindi: daniele@korogocho.org .
Invece per la posta cartacea il mio nuovo temporaneo indirizzo sarà:
P.DANIELE MOSCHETTI - COMBONI MISSIONARIES - P.O.BOX 1 - JUBA – SUDAN
Tel. 249 – 811-822385 di Juba

P.S. 3: PARTIRO’ VENERDì 18 SETTEMBRE

lunedì 7 settembre 2009

Roma, sabato 19 settembre
manifestazione nazionale per la libertà d'informazione


Il 19 settembre: il giorno in cui ciascuno farà la differenza
Ci sono momenti in cui bisogna essere presenti. In prima persona. Ci sono momenti in cui se decidi di restare a casa o scegli di fare altro ti assumi una grande responsabilità. Sono i momenti in cui si rende necessaria una mobilitazione vasta delle persone, della gente, dei cittadini e non solo dei più accorti. Sono i momenti difficili in cui è indispensabile una reazione forte, civile, estesa. Sono i momenti in cui, davanti ad una grande minaccia, bisogna vincere ogni scetticismo e riscoprire il potere vitale della partecipazione personale. Sono i momenti in cui, letteralmente, ogni persona può fare la differenza.
La manifestazione che si terrà a Roma sabato 19 settembre per la libertà d'informazione è uno di questi momenti.
La libera comunicazione dei pensieri e delle opinioni è uno dei diritti più preziosi dell'uomo e noi lo stiamo perdendo senza reagire. Se fossimo sul punto di perdere i soldi in banca, la casa o il lavoro ci scateneremmo senza batter ciglio. Ma se qualcuno ci impedisce di conoscere, di capire o di parlare ci limitiamo a borbottare. Non è per caso che siamo giunti a questo punto. Perché davanti alla lunga sequenza di attacchi a giornalisti e giornali, di illegalità, di abusi e di manipolazioni che hanno stravolto il sistema italiano dell'informazione e il servizio pubblico radiotelevisivo non c'è stata un'adeguata reazione politica, culturale e sociale.
Per questo, la manifestazione del 19 settembre è estremamente importante (e dobbiamo essere grati alla Federazione Nazionale della Stampa, ad Articolo 21 e a tutti quelli che l'hanno promossa). Perché deve scuotere chi ancora dorme. Perché deve spingere i responsabili della politica e delle istituzioni ad intervenire efficacemente, a fare quello che non hanno ancora fatto in difesa della Costituzione, della legalità e dei nostri fondamentali diritti. Perché deve segnare in ciascuno di noi un cambio di mentalità e una nuova assunzione di responsabilità.
Il problema non è solo difendere i giornalisti e i giornali sotto attacco per non aver accettato il guinzaglio ma difendere il nostro diritto di parlare e di essere ascoltati, di operare e di non essere oscurati, di informare e di essere informati.
La manifestazione del 19 non è per qualcuno. E' per tutti noi. E anche per gli altri. Ci sono persone, popoli, problemi, tragedie umane, guerre, conflitti, ma anche storie positive, idee, valori, progetti e proposte che non passano attraverso un mondo mediatico che li oscura e li cestina sistematicamente. Non passano e non passeranno fino a che ci limiteremo a brontolare.
Lo stesso discorso vale anche per la Rai. Noi abbiamo il diritto di avere un servizio pubblico radiotelevisivo degno del nome che porta, un servizio pubblico di qualità, aperto e plurale, attento alla vita delle persone e alla realtà del mondo, aperto ai costruttori di pace, di giustizia e di speranza e non solo ai killer e agli illusionisti, ai mercanti di menzogne e finzioni. E' un nostro diritto. Nessuno ce lo può togliere. Ma nessuno lo riconoscerà se non saremo noi ad esigerlo.
Diamoci da fare. Non ci saranno altri tempi supplementari. Il 19 settembre è ora.


Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace

Perugia, 7 settembre 2009
Tavola della pace
via della viola, 106122 Perugia
Tel. +39 075 5736890
Fax +39 075 5739337
segreteria@perlapace.it
www.perlapace.it

domenica 6 settembre 2009

98 preti diocesani, suore e religiosi si impegnano a praticare la disobbedienza nei confronti della legge sulla sicurezza

Pubblicato il 03 Agosto 2009 (dal sito www.noisiamochiesa.org)



Onoriamo i poveri
Come scelta e impegno di vita siamo stati chiamati e mandati a dare edessere buona notizia per i poveri. La legge-sicurezza, emanata dal Governoin questi giorni, discrimina, rifiuta e criminalizza proprio i piu' poveri ei piu' disperati. Riteniamo strumentale e pretestuosa la categoria dellaclandestinita' loro applicata. E' lo Stato che rifiuta il riconoscimento.Per chi perde il lavoro a causa della crisi, e' lo Stato che induce allaclandestinita', decidendo arbitrariamente l'interruzione dellaregolarizzazione. Di null'altro sono colpevoli queste persone se non diessere troppo bisognose. Per lo Stato italiano oggi e' questo checostituisce reato.
Molti di noi provengono da una situazione di indigenza.Con i fatti e non solo a parole ci riconosciamo nella umanita' e nelladignita' di tutte le persone che vengono colpite da questa legge iniqua;intendiamo onorare i poveri. Se non lo facessimo negheremmo le nostrepersone e la nostra missione e tradiremmo le nostre comunita'. Percio'dichiariamo in coscienza la nostra obiezione pubblica. Vale anche per noi"bisogna obbedire a Dio, invece che agli uomini" (Atti 5, 29).Siamo incoraggiati in questa decisione, non solo in riferimento alla fede,ma anche come comuni cittadini, in ottemperanza alle leggi sottoscritte evincolanti per lo Stato italiano: dalla Dichiarazione universale dei dirittiumani, alla Convenzione sullo stato dei rifugiati, alla Convenzione suidiritti dell'infanzia e alla nostra stessa Costituzione, che questalegge-sicurezza non ha tenuto in considerazione.Percio' la nostra disobbedienza non riguarda soltanto il nostrocomportamento individuale, ma faremo quanto e' in nostro potere perche' unnumero sempre crescente di cittadini metta in atto pratiche di accoglienza,di solidarieta' e anche di disobbedienza pubblica, perche' nel tempo piu'breve possibile questa legge venga radicalmente cambiata.
*Prime adesioni: don Albino Bizzotto, mons. Giovanni Nervo, don GianfrancoZenatto, don Romano Frigo, don Maurizio Mazzetto, don Giuliano Giacon, suorLucia Bizzotto, don Tiziano Dal Soglio, don Umberto Sordo, don FernandoComi, don Agostino Rota Martir, fra Ettore Marangi, fra Francesco Zecca,padre Fabrizio Valletti, don Pierpaolo Peron, fra Salvatore Mancino, donGiordano Remondi, don Romeo Penon, don Franco Scarmoncin, fra Antonino M.Clemenza, fra Jacopo Pozzerle, don Adriano Peracchi, don Fulvio Falleni, donFernando Fiscon, padre Gabriele Ferrari, don Giorgio De Checchi, padreFilippo Rota Martir, don Giovanni Cecchetto, don Giacomo Tolot, padreAdriano Sella, padre Diego Pelizzari, suor Donatella Lessio, padre GiovanniPiumatti, padre Giorgio Antonino Butterini, don Severino Alessio, fra SimoneBauce, don Lorenzo Baccin, padre Giorgio Padovan, padre Filippo Ivardi,padre Rosario Giannattasio, padre Antonio Germano Das, padre NicolaColasuonno, padre Alberto Lanaro, padre Piergiorgio Lanaro, padre GiuseppeVeniero, padre Luigi Zucchinelli, don Antonio Pizzuti, padre AntonioTrettel, don Luca Facco, don Gianfranco Formenton, padre GianalfonsoOprandi, don Giuseppe Zanon, padre Giovanni Gargano, padre Francesco Lenzi,padre Primo Silvestri, padre Loris Cattani, padre Gino Foschi, padre FrancoBordignon, padre Luigi Lo Stocco, don Gianni Gambin, fra Alberto Maggi, donMatteo Menini, padre Antonio Santini, padre Giampietro Baresi, CommissioneGiustizia e Pace dei Missionari Comboniani del Brasile Sud, don LuigiTellatin, padre Rino Benzoni, Direzione Generale dei Missionari Saveriani,padre Valentino Benigna, Comunita' delle Suore delle Poverelle di S. Chiaraa Vicenza, padre Livio Passalacqua, don Biagio Podano, suor Debora Contessi,don Mario Costalunga, don Rocco D'Ambrosio, don Daniele Vencato, suorGigliola Tuggia, suor Ornella Ciccone, suor Giordana Bertoldi, don EmanueleBenatti, suor Maria Teresa Ricci, suor Liliana Aquilina, suor GiulianaTosetto, fratel Arturo Paoli, padre Angelo Cupini, suor Maria Pia Bizzotto,suor Tina Primon, don Fabio Ferrari, padre Alex Zanotelli, don FeliceTenero, don Andrea Turchini, don Gianmario Baldassarri, don CristianSquadrani, suor Graziella Grazian, suor Maria Regina Ranzato, don ErminioPozzi, padre Paolo Costantini, don Paolo Farinella, don Antonio Ruccia, donTarcisio Giungi, don Alessandro Crescentini...*

Per adesioni e comunicazioni: e-mail: beati@libero.it,
fax: 0498070699,
tel.: 0498070522.

sabato 5 settembre 2009

comunicato stampa di noisiamochiesa sulla vicenda Boffo/IlGiornale

NOI SIAMO CHIESA
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Via Bagutta 12 20122 Milano
Tel.3331309765
+39022664753
E-mail vi.bel@iol.it
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Comunicato Stampa

“Giornale/Boffo” : una vicenda oscura si concluda ora con la nomina di un nuovo Direttore che segni una svolta nel giornalismo cattolico e indichi la possibilità di una nuova linea pastorale della Chiesa italiana”

Il portavoce di “Noi Siamo Chiesa” Vittorio Bellavite ha rilasciato la seguente dichiarazione :
“Il caso “Giornale/Boffo”presenta molti lati oscuri. Si intuisce l’esistenza di rapporti fondati anche su ricatti, in atto o potenziali, di contrasti ai vertici della Chiesa e di un inizio di difficoltà nei rapporti col governo.
C’è di tutto meno che l’evangelico “SI,SI, NO, NO, il resto viene dal maligno”; questo insegnamento è stato disatteso dal quotidiano della Conferenza episcopale nei confronti della legge sulla sicurezza e degli scandali che hanno coinvolto il Presidente del Consiglio. In questi due episodi, i silenzi durati settimane, le reticenze, le mezze parole sono stati eticamente e professionalmente censurabili tanto da determinare la reazione vivace di una parte consistente del mondo cattolico. Questo abbiamo denunciato da tempo con convinzione, anche se il troppo poco che è stato poi tardivamente scritto in merito è stato sufficiente per scatenare la reazione del potere politico che governa il nostro paese che cerca di manomettere le istituzioni democratiche, non tollerando alcun spazio di critica .
Ora bisogna nominare il nuovo Direttore. “Noi Siamo Chiesa”, come già più volte in passato, propone e chiede una svolta. Chiede che l’Avvenire sia guidato da una personalità indipendente e che diventi espressione di tutto il mondo cattolico nelle sue pluralistiche espressioni (per esempio anche dei tanti si sono autonomamente ritrovati a Firenze il 16 maggio per discutere delle prospettive della nostra Chiesa). Il pluralismo e il legittimo dibattito non sono mai esistiti con la gestione Boffo, tanto che una parte dei cattolici attivi nella Chiesa non legge più da tempo l’Avvenire. Il quotidiano in particolare non deve essere affidato, direttamente o indirettamente, a gruppi organizzati. Questa svolta ho chiesto, con molta determinazione, in un incontro che avuto col Card. Bagnasco tempo fa. E’ quindi il momento in cui il Consiglio Episcopale permanente della CEI si prenda le sue responsabilità di fronte alla base cattolica ed inizi così, con questa decisione, una svolta che porti i Vescovi italiani a una linea più pastorale, lontana dalle “campagne” e dai “progetti culturali” di questi anni e più vicina invece, nel proporre il Vangelo di Gesù, ai problemi veri, alle sofferenze, alle gioie ed alle ricerche eticoesistenziali dell’uomo di oggi nel nostro paese, bisognoso di semplici parole di verità e di accoglienza.”
Roma, 5 settembre 2009

venerdì 4 settembre 2009



"Conta le stelle se puoi", una saga ebraica al premio Campiello


Intervista alla scrittrice Elena Loewenthal


Il 3 settembre del 1962 il romanzo La Tregua di Primo Levi si aggiudicava il Campiello nella prima edizione del premio voluto dagli Industriali veneti. Quasi mezzo secolo dopo il mondo ebraico torna alla ribalta del più prestigioso riconoscimento letterario italiano che sarà assegnato domani sera con una cerimonia alla Fenice. Nella cinquina dei finalisti siede infatti Elena Loewenthal (nell'immagine), che ha conquistato il cuore di tantissimi lettori con il suo Conta le stelle se puoi (Einaudi, 263 pagine, 17.50 euro) in cui la scrittrice, traduttrice e studiosa torinese, grande esperta di cose ebraiche, narra la saga di una famiglia ebraica piemontese partendo dal giovanissimo Moisè che a fine Ottocento lascia il paesino con il suo carretto di stracci. Una saga, quella dei Levi, che sfugge al destino della storia grazie a uno scarto surreale dell’autrice che immagina la morte del Duce donando così alla famiglia lunga vita e prosperità.
La traiettoria da La Tregua, che narrava il ritorno a casa di un reduce dai campi di sterminio, a Conta le stelle se puoi, che per lo spazio di un romanzo estromette dalla Storia la Shoah, descrive un arco di grande suggestione (e non a caso il riferimento di Loewenthal all’opera di Primo Levi è costante). Snodo centrale di questo percorso, la diffusione in Italia della cultura ebraica e della letteratura israeliana, fenomeno di cui Elena Loewenthal è stata una dei grandi protagonisti. "Venticinque anni fa – racconta – i libri israeliani non arrivavano nemmeno sui tavoli egli editori. Poi c’è stato l’exploit com’era avvenuto in precedenza anche in altri paesi europei e negli Stati Uniti. Pensiamo ad esempio cos’hanno significato per la letteratura americana autori come Bellow, Malamud o Roth".
Perché l’Italia si è accorta della letteratura israeliana più tardi degli altri?
Abbiamo forse una vocazione più provincialistica. Poi conta il fatto che la nostra realtà ebraica è numericamente piuttosto ridotta.
Come si spiega il boom editoriale degli scrittori israeliani? Una moda passeggera o qualcosa di più profondo?
E’ un bisogno culturale. Vi è un forte interesse del pubblico per la realtà ebraica, percepita al tempo stesso come vicina e lontana. Quando il lettore si avvicina alla Bibbia o a certi autori scopre infatti delle affinità profonde perché la cultura ebraica è alla base della nostra civiltà quanto la cultura classica. Con l’unica differenza che la Bibbia di solito non viene insegnata nelle scuole. Questa familiarità si accompagna a una sensazione opposta perché il mondo ebraico risulta, in certo suo modo di ragionare o in certe espressioni, portatore di estraneità.
Il suo lavoro e la diffusione della cultura ebraica in Italia sono strettamente intrecciati.
Sono due percorsi paralleli. Sono cresciuta in una totale integrazione con la società circostante. Finché a 12 anni ho sentito il bisogno di recuperare la mia identità ebraica. Ho iniziato a chiedere ai miei e a studiare. E’ stato un impulso forte e doloroso che nel corso del tempo mi ha portato alla scoperta della cultura ebraica, allo studio dell’ebraico biblico e alle traduzioni, perché per me il tramite è stata la lingua, all’attività di divulgazione e alla narrazione. Ho sempre avuto modo di lavorare spinta da una profonda motivazione.
Il che è una fortuna immensa.
Senz’altro. La mia vita professionale, le mie riflessioni, sentimenti ed emozioni s’intrecciano in modo profondo. Dei ragazzi mi hanno chiesto un giorno cosa succede se capita di fare esattamente ciò che si desidera. Ho risposto che a me accade ogni giorno, con gioia e divertimento.
Che rapporto c’è fra tradurre e narrare?
Sono due aspetti diversi della scrittura che per me procedono in parallelo e mi piacciono egualmente. La traduzione mi dà grande slancio. Quand’ho finito di tradurre "Storia di amore e di tenebra" di Amos Oz ho pianto. Avevo la certezza che mai mi sarebbe capitata di nuovo un’esperienza così profondamente coinvolgente. Poi fra traduzione e narrativa vi è un rapporto osmotico. Devo molto alla scrittura di traduzione nella ricerca di una non sciatteria della lingua.
Cosa c’è ancora da scoprire della letteratura ebraica?
Molto. Tutto Agnon, ad esempio. O gli autori che compongono il background della scrittura ebraica, ad esempio Bialik.
Veniamo a "Conta le stelle se puoi" che al Campiello ha ottenuto l’unanimità della giuria dei letterati. Perché la decisione di eliminare la Shoah dalla storia?
Noi generazioni successive non possiamo darne una testimonianza diretta. L’unica via per fuggire da questa nostra inadeguatezza è rassegnarsi al silenzio, il che non vuol dire eliminare la Shoah dalla memoria e dall’educazione. Basta però con le testimonianze indirette e con la teoria. Per avere un sussulto emotivo o emozionale è sufficiente Primo Levi. Negli ultimi anni quando mi invitano a parlare di quanto è accaduto propongo proprio la rilettura di alcune sue pagine.


Daniela Gross


tratto da L'Unione informa, periodico telematico dell'UCEI - Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (per contatti info@ucei.it)

giovedì 3 settembre 2009

Lettera dell'International Women Commission a Hanan Ashrawi, eletta nell'esecutivo OLP

Ciao, vi invio la lettera che come International Women Commission (palestinesi, israeliane ,internazionali), abbiamo inviato ad Hanan Ashrawi, eletta nell' Esecutivo dell' OLP. La lettera non è solo di congratulazioni ad Hanan ma anche l'affermazione di punti precisi che portiamo avanti come ICW, in primo luogo e come urgenza la cessazione di ogni attività per i settlement sia a Gerusalemme che nella West Bank, molto importante visto che da Obama - Michtell - Solana si parla di cessazione temporanea della costruzione di settlement. Come donne diciamo la nostra.
Un saluto.
Luisa Morgantini
luisamorgantini@gmail.com
tl. 3483921465

1 Settembre 2009 Dott.ssa. Hanan Ashrawi Membro del Comitato Esecutivo dell’OLPAl-Masayef StreetRimawi Building, 3rd floorRamallah, Palestina

Cara Hanan,
a nome di tutte le componenti della Commissione Internazionale di Donne (IWC) per una pace giusta e sostenibile in Palestina e Israele, vogliamo porgere le nostre più sentite congratulazioni per la tua elezione al Comitato Esecutivo dell'OLP. In quanto autorevole componente all’interno della IWC, la tua vittoria è anche la nostra. La tua elezione come prima donna nella storia dell’OLP ad essere votata dal Consiglio Nazionale Palestinese nell’ambito dell’organo decisionale più importante dell’OLP è prima di tutto la testimonianza del tuo personale risultato in qualità di formidabile leader palestinese.
Tuttavia, tale risultato è anche motivo di festa per tutte le donne leader che continuano a lottare contro la loro esclusione dalle principali arene politico-decisionali, comprese quelle relative alle decisioni di peace making e peace building. Per le donne palestinesi, israeliane e internazionali della IWC, unite nella loro causa per porre fine all'occupazione all’insegna del raggiungimento di una pace giusta e durevole per Israele e Palestina, la tua elezione segna indubbiamente una svolta.
Il sostegno ricevuto per la tua elezione dalle donne palestinesi di ogni ambito, testimonia il potere che la solidarietà delle donne può svolgere nel tradurre in realtà lo spirito della risoluzione 1325 (2000) del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite su donne, pace e sicurezza, fonte d'ispirazione per le donne di tutto il mondo.
Come sai, nel mese di agosto l'IWC si è riunita per tre giorni al fine di rivalutare i propri obiettivi alla luce della mutata situazione politica dopo la guerra di Gaza, le elezioni israeliane, il Congresso di Fatah, così come il cambiamento di governo negli USA. Siamo state in grado di sviluppare un piano d'azione mirato che ci guida nel lavoro del prossimo anno in Palestina e Israele, come pure nel rafforzato lavoro di alto-livello politico di advocacy a livello internazionale. Quanto emerso da questi intensi incontri e la notizia della tua elezione rappresentano un incoraggiamento enorme alla nostra fiducia e offre fiducia nel credere che la leadership delle donne può e deve dar forma ad una soluzione giusta e sostenibile del conflitto. Inoltre, il piano di azione IWC si trova a sostenere i tuoi obiettivi che sono comuni ai nostri. In particolare, il piano dell’IWC si concentra sulle seguenti priorità:
* Responsabilità per l'attuazione del diritto internazionale e delle decisioni e risoluzioni delle Nazioni Unite che sono cruciali per la fine dell'occupazione israeliana e la creazione di uno Stato palestinese accanto a quello di Israele sui confini del 4 giugno 1967. L'obiettivo immediato è quello di concentrare le nostre attività e l’advocacy non su un arresto temporaneo, ma su una totale cessazione di tutte le attività di costruzione degli insediamenti in Cisgiordania, compresa Gerusalemme, con l'intento del loro smantellamento e della fine dell'assedio di Gaza.
* Protezione delle donne nell'interesse della sicurezza umana, l'attuazione della risoluzione ONU SCR1325 e il raggiungimento della pace, così come il riconoscimento del ruolo di leadership che le donne hanno svolto e svolgeranno nella risoluzione del conflitto.
* Avvio di un diverso approccio nell’ambito dei negoziati: traendo insegnamento dai fallimenti passati, l’IWC offrirà analisi e proposte per un processo di pace in grado di fornire risultati tangibili immediati attraverso un focus su tempi e scadenze chiare per un miglioramento concreto sul terreno; per la mitigazione delle asimmetrie di potere tra le parti negoziali, anche attraverso la riformulazione delle questioni in relazione alle radici del conflitto, nonché per garantire l'inclusione delle donne e di prospettive di genere.
Concludendo, Hanan, nel tuo nuovo ruolo di importante leadership, intravediamo un’occasione per te al fine di svolgere un ruolo particolare nella promozione degli obiettivi della IWC, in collaborazione con le nostre componenti onorarie, e in particolare a fianco delle nostre co-presidenti onorarie, Presidente della Finlandia, Tarja Halonen e Ellen Johnson-Sirleaf, Presidente della Liberia.
Ci auguriamo di poterti al più presto incontrare per discutere su come portare avanti la nostra comune agenda.
Mabruk ancora una volta, a nome di tutta la Commissione Internazionale delle Donne:
Il Direttivo della ICW:
Ines Alberdi (Presidente)
Ingibjorg Solrun Gisladottir
Luisa Morgantini
Sylvia Boren
Simone Susskind Maha Abu Dayyeh
Wafa Abdel 'Rahman
Lama Houraniaa
Amal Kreisheh
Naomi Chazan
Anat Saragusti
Aida Touma Sliman
Galia Golan

martedì 1 settembre 2009

IMMAGINARE IL FUTURO, NOVELLARA 12 E 13 SETTEMBRE

Carissima/o,
sono lieto di invitarti e di allegarti il programma,dell'evento, "Immaginare Futuro",che si terrà a Novellara il 12 e 13 settembre 2009. Come vedrai dal programma, il giorno 11 ci sarà un'anteprima con due importanti momenti dedicati a Novellara che rifletteranno sull'orizzonte comunitario.
ImmaginareFuturo,è il secondo appuntamento ideato e messo in rete dal motore "Uguali_Diversi", inaugurato nel 2008 con il Festival delle Culture in occasione dell'Anno Europeo del dialogo Intercullturale.
Immaginare futuro è l'occasione per cercare di conoscere la portata globale della crisi, in quanto non solo crisi economico-finanziaria, ma crisi dei modelli di sviluppo, crisi etica, crisi delle coscienze, crisi sociale, per scrutare,per capire e cercare possibili vie d'uscita e nuovi orizzonti....per immaginare un futuro insieme.
Ti invito a consultare il sito www.ugualidiversi.org, dove troverai tutte le informazioni necessarie.
Ti aspetto e Ti chiedo di far conoscere l'evento a tuoi amici e conoscenti.
In attesa di incontrarti, un caro saluto
Brunetto Salvarani

Tutte le attività sono gratuite e si svolgeranno presso la tensostruttura opportunamente allestita in Piazza Unità d’Italia a Novellara. E’ disponibile il servizio per disabili. (Per informazioni contattare il Comune di Novellara ai numeri che elencati nella pagina dei Contatti).
Attestato di partecipazioneI partecipanti alle conferenze ed alle tavole rotonde potranno richiedere, presso il punto informativo e di registrazione, l’attestato di partecipazione.
Venerdi 11 Settembre


18.30

Presentazione progetto"Novellara vista dai novellaresi. La comunità a confronto su: spazi pubblici, rapporti intergenerazionali, integrazione e solitudine sociale"Introduce Raul Daoli, Sindaco di NovellaraPresentazione del rapporto finale del progetto "Sviluppo di Comunità" Sintesi di parole ed immagini dal progetto a cura di Emiliano De MaioA seguire dibattito e presentazione del video delle interviste realizzato tra i cittadini intervenutiCollaborazione artistica di Nove Teatro
21.30

Tavola rotonda "Riqualificazione solidale del Territorio Progettare la Comunità".Walter Baricchi, Presidente Ordine degli architetti di Reggio E.Roberto Frega, filosofo Università degli Studi di BolognaAndrea Oliva, architettoSergio Zanichelli, Rivista Architettare Conduce: Gianluca Cristoforetti, urbanista
Sabato 12 Settembre


9.30

Inaugurazione: Spettacolo "Life is beautiful"Francesca Canova, pianoforteEnzo Crotti, chitarraValentina Vanini, voceIntervengono: Paolo Branca, Università Cattolica – MilanoRaul Daoli, Sindaco di NovellaraMarzio Iotti, Sindaco di Correggio
10.00

Intervento: Verso un nuovo modello di sviluppo mondiale: l’attività economica tra profitto, etica e utilità socialeRomano Prodi, Presidente Gruppo di lavoro ONU – Unione Africana
11.30

Intervento: La crisi nella prospettiva cristianaFranco Mosconi, Priore camaldolese dell'Eremo di S. Giorgio di Bardolino
11.30

Visita guidata al Museo Gonzaga. Ritrovo presso il Cortile della Rocca dei Gonzaga, ore 11.15
Dalle 15.00

presso la biblioteca O. Malagoli all’interno della Rocca dei Gonzaga, esposizione di libri "Immaginare futuro" (Bibliografia disponibile al punto informazioni)
Dalle 15.00

presso il museo dei Gonzaga, all’interno della Rocca, Laboratori didattici per ragazze e ragazzi dal titolo "Il futuro nel cibo" (su prenotazione al numero 0522.655426)
15.30

Intervento: L’Europa di Domani avrà le mura?Alberto Melloni, Università degli Studi di Modena e Reggio EmiliaDavid Sassoli, giornalista ed europarlamentare
17.00

Intervento: Il mondo che verrà. Educazione: sfida per il futuroPaola Bignardi, Pedagogista, direttrice della rivista "Scuola Italiana Moderna"
17.00

Visita guidata al Museo Gonzaga. Ritrovo presso il Cortile della Rocca dei Gonzaga, ore 16.45
18.00

presso la Rocca dei Gonzaga."L’atelier dell’errore come infermeria della bellezza.Progetto atelier di attività espressive per la Neuropsichiatria Infantile AUSL Reggio Emilia" a cura di Luca Santiag
18.30

Intervento:L’uomo dopo l’uomo. Il destino della specie tra natura e artificioSalvatore Natoli, Università degli Studi Bicocca, Milano
21.00

Tavola Rotonda: Crisi delle coscienze e futuro delle religioniMaria Bonafede, Moderatora Tavola ValdesePaolo De Benedetti, Università degli Studi di Urbino e TrentoLuciano Manicardi, Monaco della Comunità di BoseConduce: Alberto Melloni, Università degli Studi di Modena e Reggio Emilia
22.30

Concerto acustico di Marco Sforzapresentazione nuovo Lp "Laiv" al Materia offFresco vincitore del concorso "Augusto Daolio" 2009 www.marcosforza.it
Domenica 13 Settembre


8.30

presso Bar L’angolo di via Veneto, Colazione in gioco.Lucio Bigi, enigmista crea giochi come strumento di comunicazione
10.00

Intervento: Come uscire dalla crisi giovanile in ItaliaMassimo Livi Bacci, Università degli Studi di Firenze
11.30

Tavola Rotonda: Immaginare futuroTonio Dell’Olio, Responsabile settore internazionale di LiberaSergio Manghi, Università degli Studi di ParmaBruno Segre, Storico, saggista e direttore della Rivista KeshetConduce: Paolo Naso, Università La Sapienza Roma
15.30

Intervento: La qualità della vita tra crescita e decrescitaMaurizio Pallante, Fondatore del Comitato per l’uso razionale dell’energia
17.00

Intervento: Il sogno potenza di realtàGabriella Caramore, Giornalista RAI, Radio 3
18.30

Intervento: Il futuro del cibo, opportunità per un nuovo rinascimentoRoberto Burdese, Presidente Slow food Italia
20.00

Presentazione programma attività culturali 2009/2010 Circolo Omnibuspresso Caffè Roma, Laboratorio del gusto di Slow Food, "Biodiversità, una risorsa per il futuro dell'agricoltura"Conversazioni e assaggi sulle antiche varietà e razze dell'agricoltura reggiana.Conduce il Laboratorio Mirco Marconi, Fiduciario Slow Food Reggio Emilia. Interverranno:Roberta Rivi, Assessore all’agricoltura provincia di Reggio EmiliaStefano Tellarini, tecnico agroambientale esperto di antiche varietàL’iscrizione e la partecipazione al laboratorio sono totalmente gratuite. Il laboratorio è a numero chiuso e la registrazio obbligatoria all’indirizzo mail: info@ugualidiversi.org Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo.
21.00

Giochi sul palco. Premiazione concorso Parole in gioco e SMS pensieriLucio Bigi, enigmista crea giochi come strumento di comunicazione
21.30

Proiezione del Film 'Terra Madre' di Ermanno Olmi, Cineteca di BolognaPresenta Roberto Burdese, Presidente Slow Food Italia
Tutto il giorno presso Piazza Unità d’Italia – portico lato sud Futuro_Presente – Esposizione di prodotti e progetti per una comunità consapevole.
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PER INFORMAZIONI GENERALI
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UFFICIO STAMPA
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