Pagine

venerdì 28 settembre 2012

SULL'ORA DI RELIGIONE...

* - Politica Italiana - Chiese e Religioni - Scuola e educazione -*


politica italiana - chiese e religioni - scuola

Il ministro Profumo potrebbe degnamente condidarsi nel PD. Un giorno, senza clamore, firma un accordo con il Cardinale Bagnasco sull'insegnamento della religione nelle scuole. Il giorno dopo, con enorme clamore, dice che è contrario all'insegnamento della religione. Della serie "lo faccio ma non lo dico", anzi, "lo faccio ma dico tutto il contrario".

**La libertà a occhi aperti**

Articolo di Adriano Prosperi pubblicato su la Repubblica, il 26/09/12

L’Avvenire per la penna autorevole di Giuseppe Dalla Torre l’ha definita «sorprendente»: e ha fatto presente che il ministro aveva appena firmato un accordo col presidente della conferenza episcopale italiana cardinal Bagnasco relativo proprio a tale insegnamento.
Questo porrebbe il problema di quello che i ministri pensano come singoli e quello che fanno come ministri: un problema che non è certo limitato a questo tema ma che è troppo vasto per essere affrontato qui. Ricordiamo che, mentre leggiamo l’esternazione del ministro Profumo, si avanza nelle viscere del Parlamento la legge sul fine vita: e che da tempo l’Europa attende misure fiscali adeguate per i beni della Chiesa in Italia.
Quando questo governo è nato ci si è posti la domanda se fosse il governo dei cattolici seri, scesi in politica per rimediare ai disastri provocati dal collateralismo della Chiesa gerarchica e della Santa Sede col governo Berlusconi. Oggi abbiamo molti elementi per rispondere: e non possiamo dire che la risposta sia positiva. Ma intanto all’argomento dell’Avvenire – che l’insegnamento della religione è “l’anima d’Italia”, quell’anima che dovremmo imporre soprattutto ai figli degli immigrati, la risposta la dà lo
spettacolo offerto in questi giorni dal governo della Regione Lazio: un governo nato dalla battaglia contro il rischio della vittoria di una esponente radicale, Emma Bonino, vista di malocchio e variamente osteggiata dai politici cattolici e cinici d’ogni partito, spaventati dalla semplice possibilità che la città del Papa vedesse all’opera un governatore dichiaratamente e fattivamente laico.
Allora si scelse la salvezza dell’anima d’Italia: e quell’anima si è rivelata nel suo fondo clerico fascista e nell’immoralità impudente e contenta di sé di cui abbiamo quotidianamente tante fiorite esternazioni. Davanti a cui perfino il cardinal Bagnasco si è stracciato le vesti e ha gridato all’urgenza di un risanamento morale della classe politica.
Ma intanto l’esternazione del ministro ha offerto una zattera ai naufraghi del defunto berlusconismo: la Lega ha tuonato che l’ora di religione non si tocca, il ciellino Maurizio Lupi ha detto che bisogna difendere gli italiani dal pericolo del relativismo (rieccola la bestia nera della Chiesa ratzingheriana, a deludere chi sperava che le parole di apertura e di tolleranza del discorso papale in Libano valessero anche per l’Italia). Insomma la difesa dell’ora di
religione ricompone lo scenario e ridà parvenza di unità ai brandelli di quello che fu un partito. Vorremmo mettere in guardia il mondo cattolico dal cadere ancora in questa trappola: soprattutto perché troviamo intollerabile la condizione di totale assenza di informazione religiosa e di consapevolezza dello stato del mondo che segna chi attraversa i percorsi scolastici avvalendosi
dell’insegnamento suddetto. E riteniamo che nella confusione tra religione e morale e nella zuppa della religione scolastica fatta di buoni sentimenti e di ignoranza dell’esistenza e delle ragioni di altre culture stia una radice non minore dell’immoralità rampante e impunita e del malgoverno della cosa pubblica in Italia. Basterà richiamare l’opera di uomini come Piero Calamandrei e Arturo Carlo Jemolo, che partendo da una profonda sensibilità verso il fatto religioso si batterono per il rispetto della libertà di ogni individuo e per un’educazione all’integrità morale dei cittadini contro la tradizione di dominio di un’unica Chiesa accampata nello spazio pubblico italiano, preoccupata di ogni finestra spalancata sul mondo, sulle fedi altrui, sulla ricchezza di altre culture. La battaglia per la libertà religiosa è stata la prima in ordine di tempo e resta la prima in ordine d’importanza nel processo di nascita dell’Europa moderna. L’Italia uscita dall’abiezione del fascismo non riuscì a liberarsi dall’assuefazione a considerare “religione” la scipita minestra unica distribuita nelle scuole sotto controllo dei vescovi. Di fatto i principi di uguaglianza e di pari dignità degli italiani espressi nella Costituzione repubblicana furono invalidati col semplice inserimento dei Patti Lateranensi: da quella porta come da un cavallo di Troia entrarono nella vita del paese continue e sistematiche lesioni di quei diritti. E l’insegnamento della cosiddetta religione nelle scuole pubbliche è nello stesso tempo la radice e la bandiera degli abusi. Vogliamo forse dimenticare lo statuto alieno degli insegnanti di religione, nominati col placet dell’autorità ecclesiastica? Si tratta di una specie di “fuori sacco” del corpo docente, un’infrazione al principio
fondamentale che governa dal ’700 in poi la selezione e la promozione dei capaci e meritevoli nel moderno sistema dei diritti.
Quanto al fantasma dell’identità italiana evocato dall’Avvenire, fino ad ora ha trovato corpo soltanto in una normativa sulla cittadinanza che non è definibile se non col termine di razzismo, fondata com’è sulla successione di sangue.
Ma si aprano gli occhi sul mondo una buona volta: si guardi a come l’ultimo fascicolo di “Le Monde des religions” in edicola in questi giorni informa l’opinione pubblica di un paese laico sullo stato delle religioni nel mondo, sui fantasmi dell’islamismo politico, sui progressi di culti e devozioni nell’universo di un cristianesimo sempre più florido in Africa e sempre più asfittico e demotivato in Europa. E pensare che tra ’500 e ’600 fu un autore
italiano, Giovanni Botero, a informare i lettori di tutta Europa sullo stato delle religioni nel mondo. A noi oggi, testimoni dello stato morale del Paese, non resta che masticare fra i denti le parole di un altro italiano: quel Niccolò Machiavelli che accusò la Corte di Roma di aver reso gli italiani: «Sanza religione e cattivi».

Avvenire, 25 settembre 2012

LA SINGOLARE ESTERNAZIONE DEL MINISTRO

Quell’insegnamento che offre a tutti l’anima d’Italia

Ha ancora una ragione l’insegnamento di religione cattolica nelle scuole? L’interrogativo nasce a seguito di una sorprendente esternazione del ministro dell’Istruzione, secondo il quale tale ragione sarebbe sostanzialmente venuta meno col volgere della nostra società nelle forme della multietnicità, e quindi del pluralismo religioso, seguente al consistente fenomeno immigratorio che
caratterizza la nostra storia più recente.
L’esternazione è sorprendente non solo, e non tanto, perché dinnanzi ai molti e gravissimi problemi che assediano il Paese, e anche il dicastero governato dal ministro Profumo, la questione dell’ora di religione appare davvero del tutto marginale; non solo, e non tanto, perché lo stesso ministro ha appena firmato un accordo con il presidente della Conferenza episcopale italiana, cardinale
Bagnasco, relativo proprio a questo insegnamento; non solo, e non tanto, perché la questione investe profili di diritto internazionale, che quindi esulano dalle competenze del Ministero della Istruzione. Si tratta di una esternazione che in particolare sorprende per almeno due ordini di ragioni. La prima riguarda i contenuti e i destinatari dell’insegnamento. Al riguardo occorre ricordare che esso, previsto dall’articolo 9 del Concordato, non è catechesi, non ha la finalità di preparare alla recezione di sacramenti, come il battesimo, la comunione, la cresima o il matrimonio; non presuppone un atto di fede da parte dei destinatari e non è, quindi, riservato ai credenti. Esso ha invece lo scopo di presentare oggettivamente ciò che il cattolicesimo crede e professa, con una precisa finalità culturale. Tanto è vero che l’insegnamento di religione cattolica è offerto a tutti, seppure la disposizione concordataria garantisca
il diritto di scegliere se avvalersene o non avvalersene.

La seconda ragione è di profilo più propriamente culturale. Nel senso che, ancorché investita dalla secolarizzazione, la nostra società – per usare la nota espressione di Croce – non può non dirsi cristiana: basti pensare alla nostra storia, alle opere d’arte sacra disseminate nel Paese, alle tradizioni locali, ai nomi che portiamo o alle feste che celebriamo. Qui si radica la nostra identità. E senza questo 'alfabeto' non si legge nel profondo l’Italia e non si intendono appieno neanche le sue bellezze artistiche. Allora, come si va a sostenere che sarebbe inutile ai nostri studenti si facciano conoscere le radici da cui vengono?, si rappresentino i caratteri di una istituzione molto presente nel
Paese?, si dia ragione delle ragioni che spingono porzioni consistenti della società alla solidarietà?, si presenti ciò che costituisce il nucleo della religione che ha costruito le basi della nostra unità culturale? In una società etnicamente pluralista, come insegnano, una consapevole identità è assolutamente necessaria. E per i piccoli venuti anche da lontano a vivere da noi e con noi, e che domani potranno e dovranno essere cittadini italiani, è proprio indifferente
avere proposta una conoscenza di questi elementi identitari? Non li si rende più estranei, marginalizzati, dunque poveri, facendo ignorare loro elementi essenziali della realtà sociale e culturale in cui si trovano? Nonostante siano passati ventotto anni dalla revisione concordataria e nonostante le modificazioni profonde verificatesi in tale arco di tempo nella società, le opzioni per l’insegnamento di religione cattolica appaiono ancora altissime; esse comprendono, quindi, anche scelte di non cattolici o non cristiani. Qui è la riprova che l’ora di religione ha una ragione e che la multietnicità sembra aver inciso assai marginalmente.
Giuseppe Dalla Torre


per contatti: info@fabionews.info
per iscriversi a FabioNews, visita www.fabionews.info
Posta un commento