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mercoledì 9 gennaio 2008

LA VILLA DI ANTIGUA

Poche settimane fa, Barbara Spinelli, dalle colonne de La Stampa, con il parere dei migliori esperti del mondo, ci ricordava che la festa è finita.
Secondo loro, la distruzione in atto dell'ambiente e l'aumento tragico del distacco fra ricchi e poveri avevano dimostrato il fallimento del sistema costruito sul mercato liberista, che dietro le bandiere dell'aumento del PIL si era imposto nell'economia globalizzata.
Per salvare l'umanità dalla distruzione dell'ambiente in cui vive e distribuire con maggiore giustizia le ricchezze, occorre diminuire la produzione, eliminare gli sprechi, pagare più tasse, tornare a una gestione socialista della società e centralista del mercato.
La speculazione dei finanzieri americani, che per rifarsi delle perdite subite con i prestiti per le case, hanno indebolito il dollaro, aumentato il petrolio e invaso il mondo con titoli bancari fasulli, ha dimostrato tempestivamente la fragilità e l'iniquità del mercato confermando la diagnosi illustrata dalla Spinelli.
Alla quale né politici né giornalisti hanno risposto, imbarazzati forse dalle accuse di connivenza con il sistema rivolte loro dalla giornalista.
Non è detto che però che non l'abbiano meditate, primo fra tutti il furbo cavaliere Berlusconi, il quale posto davanti al dilemma di affrontare la guida dell'Italia in un momento di crisi e di ripensamento dei giochi o di lasciare ad altri la partita e di godersi gli ultimi cinquant'anni di vita al sole dei Caraibi, è partito per Antigua a completare la lussuosa villa dove potersi rifugiare in pace.
A noi cittadini dell'occidente ricco i rintocchi della campana a morte diffusi dalle analisi degli esperti hanno finora provocato soprattutto reazioni di difesa e di chiusura.
Anche se avvertiamo la nostra impotenza di fronte a terremoti globali come la crisi economica e quella dell'ambiente, prevale la prospettiva di tenersi più a lungo possibile il benessere raggiunto e di respingere anche con la forza ogni minaccia di cambiamento.
Le sinistre, più aperte alla riflessione, sono travolte da questo clima conservatore, che assume varie vesti nel mondo occidentale, e si veste di nero fascista in un'Italia che ha rifiutato sempre i conti con il suo passato e diffida di una democrazia gestita da corporazioni e mafie corrotte.
La scelta positiva di alcuni in favore della nonviolenza si è fermata alla enunciazione di principio e non ha promosso e organizzato la pratica della rivoluzione nonviolenta, che senza uccidere potrebbe cambiare radicalmente la vita della società e la percezione della realtà, sulle basi di quelle soluzioni ritenute necessarie dalla Spinelli e dai suoi esperti.
Le religioni, che potrebbero dare un notevole apporto alla comprensione dei problemi, oscillano tra le due scelte intraviste da Gramsci all'inizio del '900 e ricordate da Emma Fattorini nel suo intervento al convegno sul politico sardo tenutosi qualche tempo fa a Bari-Turi.
La prima scelta è quella di aprirsi alla società e aggiungere alle iniziative del mondo la ricchezza dei valori di amore, solidarietà, fraternità, comunione presenti nelle radici di tutte.
I cattolici ci hanno provato con don Milani e molti altri, con Giovanni XXIII e il suo Concilio, con i teologi della liberazione.
I protestanti con Martin Luther King, i diritti umani e la nonviolenza.
I musulmani con l'appoggio ai movimenti socialisti fioriti in molti dei paesi arabi.
Gli induisti con Gandhi e la nonviolenza.
La seconda scelta è l'arroccamento nelle posizioni particolari per difendere le istituzioni e i dogmi dalla necessità di confrontarsi con gli altri, di aprirsi, di unirsi per il bene di tutti.
La chiusura e il ritorno alla vicinanza con i potenti del mondo si sono manifestati nei cattolici con il pontificato del Papa tedesco, nei protestanti con l'ascesa dei gruppi conservatori delle chiese più diffuse, nei musulmani con l'avvento dei fondamentalisti e la guerra santa, negli induisti nel ritorno alla violenza e alla repressione verso gli altri culti.
Lo scontro fra le due posizioni continua e noi speriamo che l'apertura alla nonviolenza e alla pace faccia prevalere di nuovo la parte più sensibile alla necessaria costruzione, insieme a tutti, di una società aperta, giusta, amica dell'ambiente, pacifica e unita.

tratto dal blog http://cos.splinder.com/

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