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sabato 15 agosto 2009

Chiesa Confessante davanti al razzismo

Chiesa Confessante davanti al razzismo

«Disubbidiamo ad una legge ingiusta?», con l’interrogativo, è il titolo di un articolo di Gianluca Fiusco, su Riforma (settimanale delle chiese battiste, metodiste, valdesi), 31 luglio 2009, p. 6 (redazione.torino@riforma.it ).

«Possiamo fare finta di niente davanti ad una legge avversa alla vocazione a cui siamo chiamati? Che il Sinodo si esprima denunciando questa discriminazione “legale”».

L’articolo è una delle voci cristiane che, in numero crescente, esprimono sofferenza e contrarietà alla legislazione discriminatoria e restrittiva dei diritti umani, decisa e attuata dalla maggioranza governativa, con la tolleranza passiva dell’opinione popolare. Anche molti cattolici esprimono questa opposizione, ma stanno cercando i modi pratici, dimostrativi e civilmente resistenti di disobbedire alle leggi razziste ed egoiste. C’è ancora incertezza su come andare oltre le dichiarazioni di principio, con azioni incisive, personali e collettive. L’Autore dell’articolo scrive che dovremmo ora spostare l’attenzione dal piano politico «al piano dell’azione concreta che, come Chiesa di Cristo, siamo chiamati a intraprendere». È urgente che quanti credono nel vangelo diventino «Chiesa Confessante» (è il titolo che presero i cristiani evangelici tedeschi davanti all’idolatria nazista della razza e del sangue tedesco). Non si tratta di imporre un’etica al Parlamento, ma si tratta del dovere della Chiesa di difendere i deboli e le vittime di un “ordine” sociale che vuole la disuguaglianza. La Chiesa deve «non soltanto fasciare le vittime che sono finite in mezzo agli ingranaggi della ruota, ma arrestare gli ingranaggi stessi» (credo che sia una citazione di Bonhoeffer). Le comunità cristiane «hanno forse atteso troppo che si arrivasse a questo punto», anche se in tanti casi hanno aiutato effettivamente «i deboli tra i deboli», per coerenza evangelica. Ormai «persino l’obiezione di coscienza non è sufficiente (…) è necessario il clamore di gesti significativi e incisivi». «Siamo capaci, come Chiesa, di assumerci la responsabilità dell’Evangelo? (…) Siamo disposti ad autodenunciarci e disubbidire a una legge ingiusta, contraria alla chiamata cui noi rispondiamo?». Questo che Fiusco chiede alla sua chiesa metodista e valdese, ognuno di noi cristiani lo chieda alla propria chiesa, se crediamo che Dio ci chiama alla giustizia e fraternità universale. Costituiamo così, insieme, ecumenicamente, la Chiesa Confessante italiana, oggi.L’articolo, infine, fa appello al prossimo Sinodo metodista e valdese: «L’occasione è vicina, il Sinodo è vicino ed è lì che la Chiesa nel suo insieme può assumere una decisione di disobbedienza attiva, assumere la decisione di essere Chiesa Confessante in un tempo di rinnovate violenze e discriminazioni». Mandiamo al Sinodo il nostro fraterno appoggio e sostegno nella decisione.Nell’ambito nonviolento è circolata la proposta di denunciare alla magistratura la “notitia criminis” individuata in queste leggi. Ma pare, purtroppo, che ciò non abbia un reale effetto legale. Consideriamo allora la possibilità di dichiarazioni nostre personali e delle nostre comunità ecclesiali, rivolte ufficialmente al Prefetto, in cui ci si impegna e si promette di disobbedire alle disposizioni discriminatorie, violandole con lealtà, accettando le conseguenze. Cogliamo le occasioni di disobbedienza all’ingiustizia, perché «bisogna obbedire a Dio e alla coscienza prima che alle autorità umane », anche religiose (cfr Atti, 4,19). Le nostre chiese, spesso diplomatiche e compromissorie più che profetiche, devono qualificarsi evangelicamente. Ora Dio ci dà un’occasione di affrontare l’odio e la paura che inquinano la società con una testimonianza di amore e giustizia verso le vittime di discriminazione. Parliamone diffusamente in tutti i luoghi ecclesiali e sociali, per decidere da cristiani, anche insieme ad altre coscienze religiose e morali.
Enrico Peyretti, Torino, 12 agosto 2009
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