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giovedì 8 gennaio 2009

CONTRO TUTTE LE GUERRE: TESTIMONIANZA DA GAZA di padre Daniele Moschetti

GAZA
PRIMA DEL PROCESSO DI PACE….CHE TRIONFI LA VERITA’!!!


Mentre sto scrivendo ho molta rabbia, dolore, sofferenza, impotenza e delusione in me. Stiamo assistendo in questi giorni ad una delle più incredibili situazioni di indifferenza mondiale “in tempi di pace” mai vista in questi ultimi anni. Assai vicino a quella del Rwanda del 1994, quando un genocidio di tre mesi uccise quasi un milione di persone. E il mondo stava a guardare….nessuno si muoveva!! Come al solito tanti proclami, tanta diplomazia ma niente di più!! Come sta succedendo ora….!!!
C’è tanta confusione e una marea di notizie di cronaca e di immagini che ci fanno orrore e dolore. Una carneficina che sembra inarrestabile. Vedo la televisione Al Jazeera da amici qui vicino e dicono certe “verità-numeri-storie”. Vedo la televisione italiana o giornali locali israeliani e le “verità-numeri-storie” sembrano diverse!! Ma dove sta la Verità?? E noi europei e occidentali prendiamo posizione senza conoscere veramente….!! Politici europei che si mettono dalla parte di Israele perché comunque “è legittima difesa. Israele ha il diritto di difendersi dai razzi di Hamas!”. Quante volte ho e abbiamo sentito questa frase da tutti i politici europei e americani!! Tanta ipocrisia dai politici nostrani e internazionali e dai mass media che usano linguaggi anche loro molto di parte e ambigui. E mi chiedevo: “ma questa gente è mai stata più di una settimana in questo paese e girato senza guardie del corpo e diplomatici israeliani o palestinesi? Ha mai sentito le grida di dolore di tanta gente innocente che soffre in questa Terra chiamata Santa?”.
Questa riflessione non vuole essere di parte anche se è difficile non esserlo. Sono stato e lo sono ancora di parte per gli innocenti, i bambini, le donne e i poveri che da sempre in tutto il mondo e non solo a Gaza vengono massacrati da politiche miopi, povertà o da guerre d’interesse. Ma questa situazione non è solo di oggi!! Viene da lontano, nel tempo, nella storia e nello spazio di questi due popoli e dei loro protettori e alleati.
Una persona amica mi scrive: “Servirebbe più informazione chiara, libera, vera e soprattutto dalla parte degli ultimi, quelli che non difende nessuno, neanche colui che dice e crede di farlo ma solo a proprio interesse: Hamas . Io sento, quando mi capita di parlare con la gente comune, in paese, discorsi di cui si comprende bene la mancanza di una base minima d'informazione.... non so se dipende anche dal fatto che, dopotutto, pensare solo a sé stessi è meno faticoso”. Grazie di queste parole perché sono oneste e purtroppo sempre vere per tutti noi ma specialmente quando succedono fatti ed eventi storici come quello di Gaza in un tempo di festa come quello del Natale. La gente prova un senso di fastidio e di rigetto a vedere e sentire queste notizie e immagini quasi a volerle rigettare e rinnegare perché rovinano “le feste”!!! Eppure sono crudele realtà di tutti i giorni in tante parti del mondo. Sono proprio da guardare, interiorizzare perché vere e da non dimenticare perché presto saranno immagini che vedremo più spesso anche dalle nostre parti. Poniamoci delle domande di senso e cercare la verità del perché stanno succedendo queste barbarie in questo mondo malato di potere, idolatria, egoismo, finanza, ingiustizia e fondamentalismi vari e non solo religiosi.
Per me è stato come rivivere ciò che ho già vissuto nel Natale 2007. Il 27 Dicembre 2007 era il giorno più atteso delle elezioni generali in Kenya. Vivevo a Korogocho in Kenya, una delle più grandi baraccopoli di Nairobi, la capitale. Proprio lo stesso giorno in cui il governo israeliano ha deciso di attaccare la striscia di Gaza e Hamas nel 2008. Se ricordate in Kenya fu una guerra che mi e ci coinvolse pienamente e per due mesi la tensione, la divisione, la morte e il sangue fu pane quotidiano per il popolo Kenyano. Korogocho era uno degli epicentri di questa lotta e crudele storia. Alla fine si contarono più di 1500 morti e oltre 350.000 persone rifugiate nel loro stesso paese. Il rischio di un olocausto stile Rwanda era cosa molto possibile come “soluzione” da quel tribalismo strumentalizzato e misto a interessi di pochi politici e gruppi di potere. Soltanto un anno fa!
Tutti i potenti accorsero al capezzale di un paese alla deriva e insanguinato, senza soluzioni e futuro. L’Unione Europea, gli USA, l’ONU (che guarda caso ha due quartieri generali importanti proprio a Nairobi), la Unione Africana e tanti altri. Tanta diplomazia, tante parole e ancora una volta per lungo tempo senza toccare le verità delle questioni. Intanto mentre i diplomatici cercavano di mettere insieme le due fazioni, i poveri morivano senza che nessuno li difendesse davvero. In Kenya come a Gaza, come in Congo, come in Darfur ecc……!! Ma ciò che era importante per le superpotenze e interessi di gruppi vari era salvaguardare il Kenya per la sua posizione strategica geografica nell’Africa dell’Est e Oceano Indiano ma anche per un controllo militare, politico, economico e di risorse. Dalla sua capitale Nairobi “tutto è possibile” nella regione sia nel continente (basta guardare i suoi confini…). Ma anche controllare i paesi arabi, l’India e la Cina, nuove forze emergenti nel continente!! Abbiamo dovuto assistere a uccisioni e scontri tra poveri per circa due mesi prima di arrivare a un accordo fortemente voluto da Americani ed Europei forzando le parti tramite l’ex segretario ONU, Kofi Annan. Perchè il Kenya non era il Rwanda…..!! Ipocrisia della politica internazionale: due pesi, due misure!! Così come oggi ci troviamo di fronte a questo dramma palestinese. Gli USA avallano le scelte di Israele quindi via libera. Due pesi e due misure!! Potremmo anche ricordare altri interventi immediati nei quali i paesi occidentali sono stati tempestivi a chiedere e operare per il cessate il fuoco. Ma quando ci sono alleanze forti…..
Ma la storia si ripete……
Oggi vivo da tre mesi a Gerusalemme Est vicino al muro di divisione della città tra Palestina e Israele. Qui in questa parte della città c’è il più grande raggruppamento di palestinesi della città. In questi giorni mentre assistiamo tutti al massacro dei loro fratelli a Gaza pochissime reazioni di giovani frustrati da ciò che vedono. Un silenzio e un’inerzia molto strane che fanno pensare!! Forse ci dobbiamo preparare a qualcosa di grosso anche qui a Gerusalemme prima o poi? Una città divisa non solo dal muro ma anche da linee invisibili geografiche (infatti dalla Porta di Damasco incomincia un altro mondo). Ma queste linee di demarcazione sono anche culturali, religiose, storiche, sociali, politiche ed economiche. Ciò che sta succedendo a Gaza, soltanto a 90 km di distanza, ha dell’assurdo ed è davvero insensato e grave crimine di guerra. Centinaia e centinaia di civili stanno morendo nella completa impotenza e indifferenza di tanta gente. Bambini, donne, vecchi e malati la maggioranza di questa piccola striscia di Gaza. I bambini e gli adolescenti sono più della metà della popolazione. Strazianti immagini di piccoli bambini e ragazzi, donne e anziani che sono le vere vittime di questo conflitto. Addirittura medici e personale sanitario che vengono uccisi, feriti e respinti dal campo di battaglia così confuso pur indossando camici e segnalazioni mediche. Vengono ostacolati se cercano di raccogliere e portare aiuto alle vittime colpite da bombe d’aereo o dai carri armati e dalle granate sparate dai soldati ma anche dalle navi dal mare!!. Ambulanze con feriti a bordo vengono fatte saltare senza motivo asserendo che contengono militanti di Hamas e non personale medico!! E così anche scuole e case civili. Siamo alla pazzia totale!! Un assedio da tutti i fronti senza via di scampo. Una trappola mortale congegnata da mesi da questo governo israeliano con precisi obiettivi e con un lavoro di spionaggio all’interno di Gaza per segnalare gli obiettivi di Hamas durato quasi un anno per preparare questo attacco criminale, crudele e spietato. E ciò che l’esercito e soprattutto il loro governo affermano un’azione clinica e precisa a debellare Hamas è e sta diventando una carneficina voluta e programmata! Ad oggi l’esercito israeliano dice di aver già compiuto con successo e portato a termine quindi eliminato più di 750 obiettivi militari di Hamas. E questi obiettivi non sono solo punti del movimento di Hamas ma moschee, ospedali e dispensari, scuole, case civili, campi profughi e tanti altri. Tutti sono armati?? Tutti sono militanti di Hamas? E tutti i Palestinesi sono terroristi? E i bambini? E i bambini sono terroristi anche loro così come i medici, le donne e i malati?? No…non ditemi che la guerra è così e che queste cose succedono!! Perché c’è molto di più!! La pazzia dei leaders politici accecati di potere, sia Hamas che il governo israeliano, che usano i loro due popoli per continuare a dividerli, a uccidersi e soprattutto a non creare un dialogo vero che possa portare a un vero processo di pace e di giustizia per il bene comune di entrambi.
Ma cos’è la striscia di Gaza?
La striscia di Gaza è una piccola zona lungo la costa del Mediterraneo tra l’Egitto ed Israele, lunga 40km e larga 10km, in cui vivono più di 1,5 milioni di Palestinesi. Un’ area di 365 Km², con una densità di 3. 227 ab. per Km². Una delle più alte densità di popolazione al mondo.
I confini furono stabiliti nel 1948 dopo la creazione dello stato d’Israele; da allora fu occupata dall’Egitto fino al 1967 e poi passò sotto il controllo israeliano. Nel 2005 l’esercito israeliano formalmente si ritira dalla Striscia, ma di fatto continua a detenere il controllo dei confini, dello spazio aereo e di mare così come in tante parti nei territori dell’Autonomia Palestinese in tutto lo stato di d’Israele.Gaza City è il centro urbano più esteso, con 500 mila abitanti, punto di riferimento commerciale ed amministrativo per la striscia, e anche i movimenti tra la Striscia ed il West Bank (Cisgiordania) sono stati nulli in questi tempi. In Cisgiordania il potere viene gestito dal movimento di Fatah del presidente Abou Mazen, con il loro centro di riferimento di Ramallah. Gli altri centri più importanti sono Khan Younis (200 mila abitanti) situata nella parte centrale della striscia, e Rafah (150 mila abitanti) situata a sud.La maggior parte della popolazione è composta da rifugiati fuggiti o espulsi dalle loro terre nel 1948, che vivono ancora oggi, in gran parte, negli otto campi profughi gestiti dall’ONU.
Qui come in altre parti della Cisgiordania e Gerusalemme Est, i palestinesi sono costretti a vivere come al confino, come in un grande campo di rifugiati, senza libertà di movimento. Ad aggravare questa situazione ci sono le intimidazioni che molti di loro subiscono da parte di Hamas perché si uniscano a questo movimento nella lotta armata; poi ci sono l’embargo da parte di Israele specialmente in questi ultimi mesi prima dell’attacco, la mancanza di luce elettrica, la carenza di cibo e di pane, di medicinali, di medici e personale sanitario.
Orrore, morte, lutti, distruzione, crudeltà, odio, divisioni e un vero inferno, di sangue e di bombe e fiamme lanciate dagli aerei, carri armati e navi israeliani che usano fosforo bianco e altri ritrovati chimici militari che sono stati usati dagli americani per la prima volta nella guerra in Irak. Ricordiamoci che Israele è la quarta potenza militare del mondo. Perché? Per chi?
Quando gli ebrei si sono ritirati da Gaza nel 2005, Hamas ha pensato solo a continuare a sparacchiare contro Israele dei Qassam (che sono missili molto miseri e considerati di “latta” da parte degli israeliani….ma oggi diventano giustificazione per la guerra), dimostrando al mondo che non è la pace che vuole ma la distruzione di Israele, anche a costo della miseria delle popolazioni. E infatti non tutti i palestinesi sono con Hamas anche se dobbiamo ricordare che Hamas ha vinto le elezioni politiche non accettate da Israele e dall’occidente. C’era ed è ancor più evidente in questi giorni la divisione tra loro: da una parte Fatah con Abu Mazen e dall’altra il movimento di Hamas. E mi rifiuto di accettare ciò che invece in Italia e nell’occidente viene passato quasi come se fosse assodato che tutti i palestinesi sono musulmani e terroristi. Ci sono milioni di palestinesi all’estero in tutto il mondo e molti di loro occupano posizioni di rilievo dove sono impiegati sia in università e istituti, compagnie commerciali, ospedali, turismo e tanto altro. Musulmani si ma anche molti cristiani costretti ad emigrare da questa situazione assurda tra Israele e Palestina.
Ma tutti i palestinesi che vivono in Israele (più di 1 milione di persone con passaporto israeliano) e anche nei territori occupati dall’Autonomia hanno visto che Israele ha approfittato e continua ad approfittarsi in tutti questi anni per occupare terre palestinesi in barba alla convenzione di Ginevra e usa due pesi e due misure nei territori occupati. I nuovi insediamenti e gli arbitrii questi sì sono un grave ostacolo alla pace.Non ci sarà mai pace senza rispetto e comprensione reciproca. L’occupazione dura ormai da 40 anni e negli ultimi anni la situazione è peggiorata da quando Israele per paura dei kamikaze sul loro territorio ha costruito 734 km di muro (7 mt. di altezza) in Gerusalemme est, delimitando tutto il territorio dell’autonomia palestinese di Cisgiordania e Striscia di Gaza con migliaia di check points dovunque piccoli e grandi dove il sopruso, l’umiliazione, mancanza di rispetto (ai palestinesi e a volte anche agli stranieri)e la dimostrazione di potere da parte di giovanissimi soldati israeliani alle prime armi. Vivevamo già in un paese in guerra e occupato da molto tempo!! D’altronde con tutti questi check-points, migliaia di soldati dovunque nel paese, armi visibili ovunque in Gerusalemme e in tutto il territorio Israeliano. Non ci sarà mai pace costruendo muri, usando la forza, umiliando, uccidendo. Rifiutarsi di dialogare e soprattutto educando i propri popoli ad una convivenza pacifica e duratura nel tempo è la sola via ad un processo duraturo di pace.
Ma anche Israele non è solo Olmert, Netanyau, Sharon, Lizni Tipni, Peres, Barak. Anche qui mi rifiuto di accettare che la voce del popolo ebraico sono i loro politici o i fondamentalisti religiosi ebrei che ci sono come anche nella Palestina e nel mondo islamico. Le voci di un popolo israeliano che non è tutto per la guerra. Altri concittadini di Olmert che operano nelle organizzazioni israeliane per la pace affermano senza paura: “Siamo responsabili della disperazione di un popolo sotto assedio. Hamas da settimane aveva dichiarato che sarebbe stato possibile ripristinare la tregua a condizione che Israele riaprisse le frontiere e permettesse agli aiuti umanitari di entrare. Il governo d’Israele ha scelto consapevolmente di ignorare le dichiarazioni di Hamas e ha cinicamente scelto, per fini elettorali, la strada della guerra”.
Anche una minoranza di Rabbini ebrei condanna l’aggressione a Gaza e riconosce che è contro ogni religione. Nei giorni scorsi a New York c’è stata anche una protesta degli Ebrei Ortodossi anti-sionisti, organizzata per chiedere la fine del massacro di Gaza. Il celebre rabbino Michael Lerner, in una lunga lettera, ha attaccato il governo israeliano, perché sta prendendo i razzi lanciati da Hamas come pretesto per giustificare una nuova guerra dopo quella fatta con gli Hezbollah due anni fa. E di altri israeliani ed ebrei che vogliono una vera pace ce ne sono e non solo in giro per il mondo. Da notare che chi si dichiara pacifista e cerca il dialogo e la pace con i palestinesi in questo mondo ebraico viene considerato un traditore. Michael Lerner condanna anche gli attacchi di Hamas, ma insiste nel dire che non per questo la guerra è una reazione appropriata, tanto meno se è scatenata dal governo anche per fini politici ed elettorali.
E di questo l’opinione pubblica mondiale sa molto poco. Fra non molto il 10 Febbraio questo paese andrà alle urne politiche dopo un’instabilità di governo dovuta a precise accuse di corruzione all’uomo che oggi sta conducendo questa guerra: il primo ministro uscente Olmert. Dopo l’entrata in guerra di questo governo Olmert, con la ministra agli esteri Tzipi Livni e il ministro alla difesa Barak, il presidente della repubblica Peres (i veri artefici di questo piano e assurda decisione) hanno già ottenuto secondo le statistiche di gradimento dei loro cittadini molti seggi in parlamento in più rispetto alla situazione attuale molto instabile. Probabilmente non avranno bisogno dei piccoli partiti di religiosi ortodossi che da sempre hanno fatto da alleato per formare ogni governo israeliano. Da notare che proprio il partito Likud dell’opposizione cioè il già conosciuto Netanyahu aveva già sbandierato ai quattro venti l’intenzione di spazzare via in poco tempo Hamas se i cittadini gli avessero ridato la fiducia nelle prossime elezioni. Tutte e due i partiti che queste persone rappresentano (specialmente Barak e la Livni) si sono già rafforzati proprio per questa decisione così crudele e fatta passare come legittima difesa del proprio territorio dai terroristi di Hamas che continuavano a lanciare razzi Qassam sui territori del sud (nel deserto del Negev), in risposta all’ostinazione di Israele, per ottenere l’apertura del confine con l’Egitto e specialmente permettesse agli aiuti umanitari di entrare in una striscia di Gaza che è praticamente solo un campo profughi . Ma l’ostinazione Israeliana è stata continua e massacrante per la popolazione di Gaza negli ultimi mesi.
La stessa identica cosa si ripete in questi 12 giorni dall’inizio della guerra. L’ostinazione di israele a non far entrare giornalisti internazionali e non mostrare al mondo cosa realmene sta succedendo dentro questa trappola mortale!! Non lascia entrare o ostacola medici e personale sanitario che servono disperatamente e che l’esercito ostacola nella loro azione di soccorso. Ostinatamente non concede a chi sta urlando da varie parti la tregua di 48 ore per ragioni umanitarie e nemmeno quella di riuscire a portare ad un tavolo congiunto i contendenti per tentare di trovare una vera soluzione a questa situazione di stallo che coinvolge i due popoli da oltre 40 anni. Non vuole riconoscere Hamas perché organizzazione terrorista e fin qui non possiamo dargli torto. Ma ostinatamente non si rende conto che continuando con le armi e la violenza sta pianificando decenni di sofferenza per il proprio popolo sul proprio territorio e in tutto il mondo soprattutto mobilitando indirettamente nel mondo arabo e islamico le forze fondamentaliste più radicali che non aspettavano altro che questa giustificazione per poter ritornare presto sulle cronache internazionali in nome della Jihad. E davvero siamo già in una discesa senza ritorno di una guerra che può andare oltre i confini di Israele per diventare mondiale: tra occidente e mondo arabo-islamico a tutto campo. E non solo circoscritta alla regione del Medio Oriente come molti occidentali potrebbero pensare ma che ci toccherà in prima persona. Non saremo più così tranquilli quando invece i mostri da noi creati (vedi tra gli altri Saddam Hussein e Osama Bin Laden) da una politica internazionale despota e miope dell’amministrazione Bush degli ultimi anni e avallata in modo succube dalla Comunità Europea, si rivolgeranno contro il mondo occidentale come è già successo e non potrà che risuccedere di nuovo se non si adotta una politica più saggia e attenta agli squilibri mondiali.
Quindi ci dovremmo rendere conto che non sarà l’annientamento di Hamas (che non avverrà proprio per la ferocia e senza una visione futura con cui sta operando l’esercito israeliano…creando nuovi nemici e militanti in altri giovani disperati dentro e fuori Israele) che porterà beneficio a Israele e al mondo.
La reazione di Israele ai missili Qassam di questi ultimi mesi era inevitabile seguendo la logica di questo governo. La miopia di Hamas si scontra contro l’ostinazione testarda del governo israeliano. Ma la reazione israeliana era ed è sproporzionata rispetto ai danni inflitti dai “petardi di Hamas” in quanto hanno pochissima forza distruttiva come invece le bombe e le armi più sofisticate in mano all’esercito israeliano di produzione americana ma anche italiana!! Dal 2002 sono morti circa 10 persone compresi gli ultimi 2 di questi giorni nonostante le migliaia tirati in diversi anni e negli ultimi mesi. Le vittime sono sacre da ambo le parti non ci sono divisioni nella morte: che siano ebrei israeliani o palestinesi. Ma l’opinione pubblica israeliana e internazionale deve sapere che la reazione di Israele in questi ultimi 6 anni ha ucciso più di 5000 palestinesi con raid aerei e in tanti altri controlli e azioni militari. Lo stesso è avvenuto anni fa a Betlemme quando è stata invasa la Basilica. Tre morti da parte israeliana, 40 o 50 come reazione israeliana. La denuncia di Israele per abuso di legittima difesa era partita dai presbiteriani americani a quel tempo. E ora l’escalation di abuso di potere e di violenza inaudita è alla sua massima forza.
Per molti popoli del mondo, i palestinesi rappresentano l’impegno della maggioranza. Essi sono i piccoli grani di sabbia che resistono; ciò che la maggior parte degli Americani ed i popoli privilegiati dell’Occidente non vedono. Essi sono un popolo cui è negato il diritto più fondamentale: il diritto a un suo Stato, anche se solo sul 22% della Palestina storica che Israele ha occupato fin dal 1967. Per la maggioranza dell’umanità che vive in condizioni economiche e politiche inimmaginabili in Occidente, quella sofferenza causata dall’occupazione di Israele (che significa impoverimento e negazione totale della libertà che può essere sostenuta solo grazie al supporto americano) è emblematico della loro stessa sofferenza. L’oppressione israeliana dei palestinesi, con l’appoggio diretto degli USA (vedi amministrazione Bush), evidenzia in modo dimostrabile l’esistenza di un sistema globale di dominazione occidentale, che impedisce agli altri di perseguire ed ottenere i loro sogni di benessere politico ed economico. Per restare all’esempio Israele – USA assomiglia molto alla storica alleanza tra l’Impero Romano e Erode il Grande. Anche Erode potè governare con tanta violenza e crudeltà sempre con l’avallo della “grande Roma”. Ed Erode è ricordato da tutti per la strage degli innocenti e tanto altro. Cosa sta succedendo in questi giorni di pazzia?? Forse è tempo che anche il popolo ebraico d’Israele faccia memoria di un’olocausto vissuto soltanto qualche decennio fa nel quale più di 6 milioni di ebrei vennero trucidati dalla pazzia nazi-fascista d’europa. E l’Europa e gli USA hanno ancora il senso di quella colpa e paura di far aprire gli occhi e il cuore al popolo Israeliano e alla sua politica interna e internazionale. Non è possibile che l’umanità non impari nulla dalla storia passata. La storia si ripete anche ora con il popolo palestinese in tempi e in modi diversi.
Qualunque sia alla fine la soluzione, se questo che è il più destabilizzante e delicato dei conflitti non è affrontato con la dovuta serietà e verità, gli USA con Obama rimarranno impantanati in conflitti con i popoli arabi e tutti i popoli che ricercano la vera libertà. Capirà il governo di Obama insieme ai paesi Europei e all’ONU che senza dare il giusto interesse per i bisogni dei palestinesi, non saranno mai in grado di districarsi dai problemi più generali del Medio Oriente, di dare più potere vero alla Comunità delle Nazioni Unite senza veti di sorta e salvare anche le proprie economie?

ringrazio l'amico Stefano Ferrario per l'invio della testimonianza

mercoledì 7 gennaio 2009

CONTRO TUTTE LE GUERRE; NEL NOME DEL POPOLO PALESTINESE:

da diverse liste pacifiste riprendo questo scritto di Tariq Ramadam, con una sola osservaziuone: Hamas deve smettere l'attacco a Israele; Israele deve smettere il genocidio in atto verso il popolo palestinese...

Nel nome del popolo palestinese
di Tariq Ramadan



È davvero sorprendente e disgustoso osservare come, quando si tratta dei palestinesi, memoria e obiettività vengano improvvisamente a mancare. La coscienza ebraica stimola, a pieno diritto, in qualsiasi potere e cittadino del mondo, il ricordo delle atrocità, dei massacri e dei genocidi del passato.
Ma quando abbiamo a che fare con la politica dello Stato di Israele veniamo invece invitati a giungere a valutazioni immediate, al di fuori di qualsiasi prospettiva. Da questo punto di vista, le parti in causa sarebbero due fazioni belligeranti di ugual potenza e, dopo sei mesi di tregua, una delle due parti in conflitto (ossia i palestinesi) avrebbe infranto la tregua mediante il lancio di alcuni missili. La parte aggredita (Israele) non avrebbe pertanto avuto altra scelta che difendersi, o almeno questo è ciò che viene venduto al mondo dal potere israeliano, amplificato dalla maggior parte dei mezzi di comunicazione occidentali, sostenuti dall'amministrazione Bush e da molti governi europei. Solo i più coraggiosi osano a malapena rilevare, pur con riserva, la sproporzionalità della “reazione israeliana”. Che coraggio!
Ma soprattutto, quante menzogne! Sono ormai decenni, da ben prima della conquista del potere da parte di Hamas, che la dignità dei palestinesi viene calpestata ed i loro diritti legittimi negati. Dagli accordi di “pace” di Oslo alla moltitudine di negoziati (e, spesso, impegni), dalle tante promesse alle messe in scena di carattere “mediatico”, i rappresentanti palestinesi non hanno ottenuto nulla per il loro popolo. I governi israeliani, di destra e sinistra, prendono tempo, mentono, giustiziano sommariamente gli oppositori, non danno pressoché alcun peso alle morti di civili palestinesi (nient'altro che danni collaterali alla sicurezza di Israele) e continuano ad autorizzare gli insediamenti di coloni, spingendo sempre più in là la politica del “fatto compiuto”. Un gran numero di esperti, fra cui il relatore speciale delle Nazioni Unite per i Diritti Umani, Richard Falk, affermano che la politica israeliana non rispetta le convenzioni di Ginevra e che, di fatto, sta rendendo impossibile la soluzione dei due Stati.
Il governo israeliano ha deciso di costruire un muro che imprigiona la popolazione della Cisgiordania (facendosi beffa delle decisioni dell’Assemblea delle Nazioni Unite), obbligando inoltre gli abitanti di Gaza a dover sopportare un assedio e un embargo che hanno dato origine a una situazione di fame, mancanza di medicinali e cure mediche, disoccupazione di massa e condizioni di vita quotidiana miserabili e senza speranze. Alle associazioni umanitarie giunte da tutto il mondo è stato impedito di lavorare, provvedere alle prime necessità e far pervenire viveri e materiali. È altresì necessario ricordare che la tregua dal 19 giugno al 19 dicembre 2008 era stata accettata a determinate condizioni: la fine dell’assedio e dell’embargo a Gaza, nonché la parziale apertura della frontiera con l’Egitto. Israele (e l’Egitto) non hanno rispettato alcuna condizione, così che la popolazione palestinese è stata costretta a subire anni, mesi e settimane di trattamento disumano. Bisognerebbe forse dimenticare tali realtà e giustificare i massacri avvenuti in questi giorni? I palestinesi sarebbero quindi responsabili del loro destino poiché da Gaza sono stati sparati dei razzi?! Alla completa assenza di un sentimento di colpevole memoria, deve essere poi aggiunta la perdita del senso delle proporzioni: il numero di vittime israeliane va moltiplicato per cento, duecento o trecento per raggiungere quello dei civili palestinesi uccisi dalle decisioni prese dal governo israeliano.
Quest’ultimo, infatti, continua a prendersi gioco delle istituzioni e della cosiddetta “comunità” internazionale. Ormai, ciò che conta è assicurarsi il sostegno unilaterale degli Stati Uniti e il silenzio assenso dei governi europei. L’efficace lavoro di comunicazione e gli appoggi mediatici (con una buona dose di disinformazione mirata) del governo israeliano sono sufficienti per guadagnare tempo e sottomettere una popolazione di un milione e mezzo di anime a un assedio disumano, seguito da un intollerabile massacro. Siamo stati ridotti allo stato di spettatori che evitano di sentirsi colpevoli con la scusa della “neutralità”. Le proporzioni inimmaginabili ormai raggiunte dal cinismo sono ulteriormente dimostrate dalle affermazioni che collegano la morte di centinaia di civili palestinesi ai calcoli di matrice politica dei leader israeliani, desiderosi di mostrare la propria forza e determinazione in vista delle prossime elezioni. Era infatti necessario lavare l’onta della sconfitta libanese dell’Agosto 2006: a chi importerà mai della vita di innocenti, bambini e donne palestinesi? Ciò che conta è mobilitare i votanti e vincere le elezioni. Si tratta di un’operazione indubbiamente riuscita, giacché l’80% degli israeliani è a favore dei genocidi a Gaza. È spaventoso.
Possiamo forse aspettarci ancora qualcosa dalla “comunità internazionale” di Stati e governi, dopo essere stati testimoni della reazione di questa in Oriente e in Occidente? Il silenzio assenso, l’ipocrisia, l’attendismo, il disprezzo per la vita dei palestinesi, che qualcuno vorrebbe veder volatilizzarsi in Giordania, Libano o in qualsiasi campo profughi “temporaneamente definitivo”. È il momento di costruire un movimento internazionale globale di resistenza non violenta alla politica violenta ed estremista dello Stato di Israele. Bisogna mobilitare l’opinione pubblica, mediante la diffusione di un’informazione rigorosa e permanente circa la situazione della popolazione palestinese, moltiplicando articoli, conferenze e manifestazioni di sostegno al popolo palestinese, migliorando al contempo la sinergia fra sforzi e attività già portate avanti da numerose organizzazioni in tutto il mondo. I palestinesi, lo sappiamo bene, non cederanno e continueranno a difendere i loro diritti legittimi sul campo. Pertanto, è importante che, in tutto il mondo, la loro resistenza venga da noi sostenuta in modo determinato e pacifico. Contrariamente alle apparenze e alla sua incredibile potenza militare, Israele è ben lontano dall'aver vinto questo conflitto e la società israeliana è attraversata da crisi multiple e profonde. Lo Stato e la popolazione di Israele devono comprendere urgentemente che, senza il riconoscimento dei diritti e della dignità dei palestinesi, non vi sarà per loro alcun futuro di sicurezza e, semplicemente, di sopravvivenza. Prendere tempo, illudersi, impantanarsi in operazioni inverosimili e orribili massacri non serve a garantire la vittoria… al contrario.

lunedì 5 gennaio 2009

CONTRO TUTTE LE GUERRE: PRESIDIO A GENOVA

6 Gennaio 2009
Presidio per la Pace in Piazza Matteotti
alle ore 15.30

Un presidio silenzioso, non bruceremo nessuna bandiera, ma porteremo solo la nostra solidarietà alle migliaia di persone innocenti, donne uomini e bambini che stanno subendo una violenza di cui i tg non rendono assolutamente giustizia
pino
per il bene comune
http://www.perilbenecomuneliguria.blogspot.com/

CONTRO TUTTE LE GUERRE: LA GUERRA ELETTORALE

05/01/2009

Come siamo arrivati a questo punto?
L'opinione di Uri Avnery,
giornalista israeliano e fondatore di Gush Shalom

Tradotto da Maan News
http://it.peacereporter.net/articolo/13496/Guerra+elettorale

Poco dopo la mezzanotte, il canale arabo di al-Jazeera stava riferendo gli eventi da Gaza. Improvvisante la telecamera puntò in alto, verso il cielo buio. Lo schermo era un campo nero. Non si poteva vedere nulla, ma si poteva sentire l'audio: il rumore dei caccia, uno spaventoso, terrificante ronzio di droni.
Era impossibile non pensare alle decine di migliaia di bambini di Gaza che ascoltavano quel rumore in quel momento, rannicchiati, paralizzati dalla paura, aspettando che le bombe cadessero. "Israele deve difendersi dai razzi che terrorizzano le nostre città meridionali", hanno spiegato i portavoce israeliani. "I palestinesi devono rispondere all'uccisione dei loro combattenti nella Striscia di Gaza", hanno dichiarato i portavoce di Hamas.
Per la verità, il cessate il fuoco non è stato interrotto, poiché non vi è stato nessun vero cessate il fuoco. Il principale requisito di qualsiasi cessate il fuoco nella Striscia di Gaza deve essere l'apertura dei valichi di confine. Non può esserci vita a Gaza senza un flusso costante di rifornimenti. Ma i valichi non sono mai stati aperti, eccetto che per poche ore di quando in quando.
L'embargo aereo, marittimo e terrestre imposto a un milione e mezzo di esseri umani è un atto di guerra, così come qualsiasi bombardamento o lancio di razzi. Paralizza la vita nella Striscia di Gaza: eliminando le principali fonti di impiego, spingendo centinaia di migliaia di persone sull'orlo della fame, impedendo alla maggior parte degli ospedali di funzionare, interrompendo la fornitura di elettricità e di acqua.
Coloro che hanno deciso di chiudere i valichi - con qualsiasi pretesto - sapevano che non ci poteva essere un reale cessate il fuoco in quelle condizioni.
Questo è il punto principale. Poi sono giunte le piccole provocazioni volte a spingere Hamas a reagire. Dopo diversi mesi, durante i quali non era stato lanciato quasi nessun razzo Qassam, un'unità militare israeliana è stata inviata nella Striscia "al fine di distruggere un tunnel giunto in prossimità della recinzione di confine".
Da un punto di vista puramente militare, sarebbe stato più sensato tendere un'imboscata dal nostro lato del confine. Ma l'obiettivo era trovare un pretesto per porre fine al cessate il fuoco, in una maniera che rendesse plausibile dare la colpa ai palestinesi. E infatti, dopo molte di queste piccole azioni, in cui sono stati uccisi combattenti di Hamas, il gurppo islamico ha risposto con un massiccio lancio di razzi, e - guardate un po' - il cessate il fuoco è terminato. Tutti hanno accusato Hamas.
Ma qual era l'obiettivo? Tzipi Livni lo ha annunciato apertamente: liquidare il governo Hamas a Gaza. I razzi Qassam servivano solo come pretesto.
Liquidare il governo Hamas? Sembra un capitolo tratto da "La marcia della follia". Dopotutto, non è un segreto che fu proprio il governo israeliano che contribuì alla nascita ed al rafforzamento di Hamas all'inizio. Quando una volta chiesi a un ex capo dello Shin-Bet, Yaakov Peri, a questo riguardo, mi rispose enigmaticamente: "Non lo abbiamo creato, ma non abbiamo ostacolato la sua creazione".
Per anni le autorità israeliane hanno favorito il movimento islamico nei territori occupati. Tutte le altre attività politiche furono rigorosamente soppresse, ma le attività del movimento nelle moschee erano permesse. Il calcolo era semplice e ingenuo: a quell'epoca, l'Olp era considerato il principale nemico, e Yasser Arafat era il Satana del momento. Il movimento islamico predicava contro l'Olp e contro Arafat, e perciò era visto come un alleato.
Con lo scoppio della prima Intifada nel 1987, il movimento islamico si attribuì ufficialmente il nome di Hamas (le iniziali arabe di "Movimento di Resistenza Islamica") e prese parte alla battaglia. Ma anche allora, lo Shin-Bet non prese alcun provvedimento contro di loro per quasi un anno, mentre molti membri di Fatah venivano uccisi o imprigionati. Solo un anno dopo, lo Sheikh Ahmed Yassin e i suoi compagni furono arrestati.
Da allora è girato il vento. Hamas è ora diventato l'attuale Satana, mentere l'Olp viene considerato da molti in Israele come una succursale dell'organizzazione sionista. La logica conclusione, per un governo israeliano che avesse cercato la pace, sarebbe dovuta essere quella di fare ampie concessioni alla leadership di Fatah: porre fine all'occupazione, firmare un trattato di pace, permettere la fondazione di uno stato palestinese, ritirarsi entro i confini del 1967, dare una soluzione ragionevole al problema dei profughi, rilasciare tutti i prigionieri palestinesi. Tutto questo avrebbe sicuramente arrestato l'ascesa di Hamas.
Ma la logica ha poca influenza in politica. Nulla del genere è accaduto. Al contrario, dopo la morte di Arafat, Ariel Sharon dichiarò che Mahmoud Abbas, che aveva preso il suo posto, era un "pollo spennato". Ad Abbas non è stato concesso il più minimo guadagno politico. I negoziati, sotto gli auspici americani, sono diventati una burla. Il più autentico leader di Fatah, Marwan Barghouti, fu messo in carcere a vita. Invece di un rilascio di prigionieri su vasta scala, vi furono "gesti" insignificanti e offensivi.
Abbas fu sistematicamente umiliato, Fatah apparve come un guscio vuoto, e Hamas ottenne una clamorosa vittoria alle elezioni palestinesi - le elezioni più democratiche mai tenutesi nel mondo arabo. Israele boicottò il governo eletto. Nella lotta intestina che ne seguì, Hamas assunse il controllo diretto della Striscia di Gaza.
E ora, dopo tutto questo, il governo di Israele ha deciso di "liquidare il governo Hamas a Gaza" - con spargimenti di sangue, fuoco e colonne di fumo.
Il nome ufficiale della guerra è "piombo fuso", due parole tratte da una canzone per bambini riguardo a un gioco della festa di Hanukkah.
Ma sarebbe più corretto chiamarla "Guerra Elettorale".
Anche in passato alcune operazioni militari furono compiute nel corso di campagne elettorali. Menachem Begin bombardò il reattore nucleare iracheno durante la campagna elettorale del 1981. Quando Shimon Peres sostenne che si trattava di un espediente elettorale, Begin gridò al suo successivo raduno: "Ebrei, credete che io manderei i nostri coraggiosi ragazzi a morire, o - peggio - a essere fatti prigionieri da animali umani, allo scopo di vincere delle elezioni?". Begin vinse.
Peres non è Begin. Quando, durante la campagna elettorale del 1996, ordinò l'invasione del Libano (l'operazione "Grappoli di Collera"), tutti erano convinti che lo avesse fatto per scopi elettorali. La guerra fu un fallimento, Peres perse le elezioni e Benjamin Netanyahu giunse al potere.
Ehud Barak e Tzipi Livni stanno ora ricorrendo allo stesso vecchio trucco. Secondo i sondaggi, Barak avrebbe guadagnato cinque seggi alla Knesset in appena 48 ore. Circa 80 morti palestinesi per ogni seggio. Ma è difficile camminare su un cumulo di cadaveri. Il successo potrebbe svanire in un minuto, se l'opinione pubblica israeliana iniziasse a considerae la guerra come un fallimento. Ad esempio, se i razzi continueranno a colpire Beersheva, o se l'attacco di terra determinerà pesanti perdite da parte israeliana.
Il momento per colpire è stato scelto meticolosamente anche da un'altra angolazione. É iniziato due giorni dopo Natale, quando i leader americani ed europei sono in vacanza fino a dopo capodanno. Il calcolo: anche se qualcuno volesse cercare di fermare la guerra, nessuno rinuncerebbe alle sue vacanze. Ciò ha garantito diversi giorni liberi da pressioni esterne.
Un'altra ragione per questa scelta di tempo: questi sono gli ultimi giorni di George Bush alla Casa Bianca. Ci si poteva tranquillamente aspettare che questo villano sanguinario avrebbe appoggiato conentusiasmo la guerra, come in effetti ha fatto. Barack Obama non si è ancora insediato, ed aveva un pretesto bell'e pronto per mantenere il silenzio: "C'è solo un presidente per volta". Il silenzio non lascia ben sperare per il mandato del presidente Obama.
La parola d'ordine era: non ripetere gli errori della seconda guerra del Libano. Un ritornello che è stato ripetuto all'infinito in tutti i programmi di informazione e nei talk show.
Ma questo non cambia le cose: la guerra di Gaza è una copia quasi esatta della seconda guerra del Libano.
La concezione strategica è la stessa: terrorizzare la popolazione civile con incessanti attacchi dal cielo, seminando morte e distruzione. Ciò non mette in pericolo i piloti, dato che i palestinesi non hanno armi antiaeree. Il calcolo: se l'intera infrastruttura di supporto alla vita nella Striscia venisse completamente distrutta e ne risultasse totale anarchia, la popolazione si solleverà e rovescerà il regime di Hamas. A quel punto Mahmoud Abbas tornerebbe a Gaza sulla scia dei carri armati israeliani.
In Libano questi calcoli non hanno funzionato. La popolazione bombardata, compresi i cristiani, si è schierata con Hezbollah, e Hassan Nasrallah è diventato l'eroe del mondo arabo. Qualcosa di simile probabilmente accadrà anche adesso. I generali sono esperti nell'uso delle armi e nel muovere le truppe, ma non nella psicologia delle masse.
Qualche tempo addietro, scrissi che il blocco di Gaza era un esperimento scientifico inteso a scoprire quanto si possa affamare una popolazione e trasformare la sua vita in un inferno prima che essa crolli. Questo esperimento fu condotto con il generoso aiuto dell'Europa e degli Stati Uniti. Finora, esso non ha avuto successo. Hamas si è rinforzato e la gittata dei razzi Qassam è aumentata. La guerra attuale è una continuazione dell'esperimento con altri mezzi.
É possibile che l'esercito "non avesse alternativa" a quella di riconquistare la Striscia di Gaza, perché non ci sarebbe altro modo per fermare i razzi Qassam - eccetto quello di trovare un accordo con Hamas, cosa che è contraria alla politica del governo. Quando l'invasione di terra partirà, tutto dipenderà dalla motivazione e dalle capacità dei combattenti di Hamas di fronte ai soldati israeliani. Nessuno può sapere cosa accadrà.
Giorno dopo giorno, notte dopo notte, il canale arabo di al-Jazeera trasmette immagini atroci: mucchi di corpi mutilati, parenti in lacrime che cercano i loro cari fra le decine di cadaveri sparsi al suolo, una donna che tira fuori la sua giovane figlia da sotto le macerie, medici privi di farmaci che cercano di salvare le vite dei feriti. (Il canale in lingua inglese di al-Jazeera, a differenza del canale in arabo, ha compiuto uno stupefacente voltafaccia, trasmettendo solo immagini asettiche e distribuendo senza riserve la propaganda israeliana di governo. Sarebbe interessante sapere cosa si nasconde dietro questo cambiamento).
Milioni di persone stanno vedendo queste immagini terribili, una dopo l'altra, giorno dopo giorno. Queste immagini resteranno impresse per sempre nelle loro menti: orribile Israele, abominevole Israele, disumano Israele. Un'intera generazione nutrita di odio. Questo è un prezzo terribile, che saremo costretti a pagare molto tempo dopo che i risultati stessi della guerra saranno stati dimenticati in Israele.
Ma c'è un'altra cosa che rimarrà impressa nelle menti di questi milioni di persone: l'immagine dei miserabili, corrotti e passivi regimi arabi.
Alla vista degli arabi, una cosa spicca su tutte le altre: il muro della vergogna.
Per il milione e mezzo di arabi di Gaza, che stanno soffrendo così terribilmente, l'unica apertura verso il mondo che non è dominata da Israele è il confine con l'Egitto. Solo da lì può arrivare il cibo a sostenere la vita e i medicinali a salvare i feriti. Questo confine rimane chiuso al culmine dell'orrore. L'esercito egiziano ha bloccato l'unica via attraverso la quale il cibo ed i medicinali possono entrare, mentre i chirurghi operano i feriti senza anestesia.
In tutto il mondo arabo, da un capo all'altro, sono echeggiate le parole di Hassan Nasrallah: i leader dell'Egitto sono complici di questo crimine, stanno collaborando con il "nemico sionista" nel cercare di spezzare il popolo palestinese. Si può ritenere che egli non si riferisse solo a Mubarak, ma anche a tutti gli altri leader arabi, dal re dell'Arabia Saudita al presidente palestinese. Vedendo le manifestazioni in tutto il mondo arabo ed ascoltando gli slogan, si ha l'impressione che a molti arabi i loro leader appaiano patetici nel migliore dei casi, e miserabili collaboratori nel peggiore.
Tutto questo avrà conseguenze di portata storica. Un'intera generazione di leader arabi, una generazione imbevuta dell'ideologia del nazionalismo arabo laico, i successori di Gamal Abdel Nasser, Hafez al-Assad e Yasser Arafat, potrebbe essere spazzata via dalla scena. Nella regione araba, l'unica possibile alternativa che si profila è l'ideologia del fondamentalismo islamico.
Questa guerra è un segnale d'allarme: Israele sta perdendo la storica possibilità di fare la pace con il nazionalismo arabo laico. Domani, lo stato ebraico potrebbe trovarsi di fronte ad un mondo arabo uniformemente fondamentalista - Hamas moltiplicato per mille.
L'altro giorno il mio tassista a Tel Aviv stava riflettendo ad alta voce: perché non chiamare alle armi i figli dei ministri e dei membri della Knesset, includerli in un'unità da combattimento e mandarli a guidare il prossimo attacco di terra a Gaza?


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CONTRO TUTTE LE GUERRE

«Un crimine terribile»

di Michelangelo Cocco

Richard Falk, il relatore dell'Onu: F-16, Apache e uranio impoverito contro la popolazione. Così muore Gaza. Impossibile qualsiasi azione «umanitaria» finché durano l'assedio e l'occupazione. Ridicola la tesi dell'autodifesa: utilizzo della forza sproporzionato e sopraggiunto prima che ci fossero vittime israeliane. Espulso da Tel Aviv, il rappresentante dell'Onu si scaglia contro la propaganda sull'attacco alla Striscia

Il 15 dicembre scorso Richard Falk è stato espulso dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dove, per conto delle Nazioni Unite, era sbarcato per indagare sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. Falk, di origine ebraica, è Relatore speciale dell'Onu per i diritti umani nei Territori occupati, nonché professore emerito di diritto internazionale alla Princeton University. Lo abbiamo raggiunto al telefono per chiedergli la sua opinione sulla situazione a Gaza.

Professor Falk, il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, ha dichiarato che «non c'è alcuna crisi umanitaria a Gaza».
Un'affermazione straordinaria, che prescinde completamente dalla realtà. Ma è ancora più sbalorditiva la prontezza dei media internazionali - quelli statunitensi in modo particolare - nel diffondere la propaganda israeliana. Anche prima dell'attacco iniziato il 27 dicembre la situazione di vecchi, donne e bambini residenti a Gaza rappresentava una grave crisi umanitaria, ben documentata da molti osservatori delle Nazioni Unite sul terreno e confermata da giornalisti israeliani indipendenti come Amira Hass. E bombardare quotidianamente una popolazione indifesa in un'area sovraffollata come quella della Striscia rappresenta un crimine.

Crede che il governo israeliano debba essere perseguito?
Certo, il diritto penale internazionale non dovrebbe perseguire solo gli sconfitti, come è avvenuto negli ultimi 15 anni. Ma Israele, come gli Stati Uniti, non è entrato a far parte della Corte penale internazionale. Le Nazioni Unite hanno il potere - che è stato utilizzato per creare i tribunali per i crimini nella Ex Jugoslavia e in Ruanda - per creare un tribunale ad hoc per giudicare presunti crimini di guerra israeliani, ma gli ostacoli politici che incontrerebbe un'iniziativa simile sono tali da farla ritenere impossibile.
Negli ultimi giorni si è parlato molto di «tregua umanitaria». Servirebbe?
Qualsiasi attenuazione dell'emergenza è benvenuta. Ma bisogna ricordare che, prima di questo attacco, gli effetti di 18 mesi di un assedio estremo che ha negato alla popolazione cibo, carburante e medicine hanno creato una situazione di sofferenze di massa e deterioramento della salute mentale e fisica dell'intera popolazione: circa il 46% dei bambini di Gaza soffre di anemia acuta. Si può considerare positivamente qualsiasi forma di cessazione dei bombardamenti, ma chiamarla «tregua umanitaria» vuol dire manipolare il significato delle parole: non c'è alcuna possibilità di un'azione «umanitaria» finché l'assedio non sarà tolto e la gente avrà accesso regolare a cibo, medicine e carburante.
Il governo israeliano però ripete: ci stiamo solo difendendo dal lancio di razzi palestinesi e ne abbiamo pieno diritto.
A livello teorico Israele ha diritto all'autodifesa, come ogni Stato sovrano. Se però esaminiamo concretamente ciò che sta accadendo in queste ore, non lo si può in alcun modo presentare come un'autodifesa, perché - in un anno - nessun israeliano è morto per i razzi lanciati dai palestinesi, prima che scattassero i bombardamenti israeliani. Le vittime israeliane (finora quattro, ndr) sono sopraggiunte dopo i raid scattati il 27 dicembre. Inoltre anche se accettassimo la tesi secondo la quale Israele sta agendo per proteggere i suoi cittadini, resta il fatto che questi bombardamenti massicci e continui su una popolazione indifesa costituiscono un uso talmente sproporzionato della forza, tale da configurarsi certamente come violazione del diritto internazionale. L'utilizzo di F-16 ed elicotteri Apache contro la popolazione priva di difese è incontestabile. Ci sono anche rapporti che parlano dell'utilizzo di uranio impoverito nelle bombe cosiddette «bunker buster», per distruggere i tunnel che collegano Gaza con l'Egitto. E bisogna ricordare che Hamas ha espresso più volte disponibilità a una tregua (che negli ultimi sei mesi aveva funzionato) di lungo termine, in cambio di un ritiro dell'assedio israeliano alla popolazione della Striscia. Una posizione assolutamente ragionevole, dal momento che l'embargo nei confronti di una popolazione sotto occupazione può essere considerato un atto di guerra.

Perché è stato respinto da Tel Aviv?
Non conosco i motivi esatti che hanno portato a questa decisione, che però va inquadrata in una serie d'iniziative che hanno costretto fuori da Gaza giornalisti, esperti di diritti umani, e che hanno impedito a intellettuali palestinesi di lasciare la striscia, in maniera particolare nelle ultime settimane. Una politica che mira a nascondere le condizioni a cui è sottoposta la popolazione palestinese.
La stampa israeliana ha ricondotto la decisione di espellerla al suo paragone della situazione dei palestinesi di Gaza con quella degli ebrei nell'Europa occupata dai nazisti.
Un mese prima di essere nominato dall'Onu Relatore speciale, ho scritto un articolo giornalistico in cui sostengo che le punizioni collettive subite dalla gente di Gaza ricordano quelle inflitte dai nazisti agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Non ho detto che sono la stessa cosa. Ma ritengo che la mentalità che ha prodotto queste politiche a Gaza sia paragonabile a quella che ha generato le esperienze terribili sperimentate dagli ebrei. Ho inoltre affermato che se queste politiche persistono, c'è il rischio di un «olocausto» per la gente di Gaza, che non è ovviamente la stessa cosa della «soluzione finale» che Hitler aveva previsto per gli ebrei. Ciò non toglie che per il popolo palestinese quello di Gaza rappresenti un olocausto di proporzioni gigantesche. E proprio le notizie delle ultime ore, i tiri d'artiglieria contro la Striscia e la possibilità concreta di un'invasione di terra suggeriscono che il mio commento non fosse un'esagerazione.

La situazione di Gaza rappresenta solo un problema umanitario?
No, oltre che di una crisi umanitaria si tratta di un problema politico molto complicato. Ci sono le divisioni tra i partiti palestinesi: la presa del potere da parte di Hamas che - come suggerisce Amira Hass - gli israeliani stanno utilizzando come giustificazione per mantenere l'occupazione in Cisgiordania ed espandere gl'insediamenti. In un certo senso una delle questioni più grosse è che Israele sta cercando di «pacificare» la Cisgiordania spostando l'attenzione sulla Striscia di Gaza.

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sabato 3 gennaio 2009

Pace e nonviolenza



La ricerca per la pace e la promozione della Difesa Popolare Nonviolenta costituiscono l’elemento più caratterizzante delle attività istituzionali del Centro Studi, in una prospettiva di continuità e sviluppo dell’opera pionieristica del suo fondatore, Domenico Sereno Regis, in favore dell’obiezione di coscienza e contro l’installazione di missili sul territorio nazionale. L’idea di pace che vi soggiace prevede non solo l’assenza di guerre e/o di conflitti armati, ma anche la giustizia sociale (poiché non vi è pace senza giustizia), il rispetto per l’ambiente e le generazioni future, l’attenzione e l’ascolto dell’altro - dal livello intrapersonale (gli aspetti difficilmente accettabili di sé), a quello interpersonale, sociale e macrosociale (le culture diverse). Il raggiungimento di questi propositi potrà certo avvenire solo nel lungo periodo e richiederà, per essere effettivo, sia una grande partecipazione politica (il “potere di tutti” di cui parlava il fondatore del Movimento Nonviolento, Aldo Capitini), sia un modo di procedere reversibile in caso di errore, il che – necessariamente – esclude l’uso della violenza. Più in particolare, il conflitto viene considerato come un aspetto ineludibile della vita, e viene stimolata la ricerca di una sua trasformazione creativa, nella quale tutte le parti interessate siano coinvolte nell’elaborazione di soluzioni da cui ciascuna tragga vantaggi tali da escludere un’escalation della violenza. Quest’ultima può essere tanto diretta, quanto strutturale, culturale e/o psicologica, e nei suoi singoli aspetti o nella loro combinazione va a colpire i bisogni umani fondamentali, tra cui la stessa possibilità di sopravvivenza di milioni di persone ogni anno. L’estrema complessità, globalità e urgenza di questi problemi rende indispensabile un’accurata impostazione della ricerca teoretica, della raccolta della documentazione, della divulgazione e della progettazione degli interventi diretti sul territorio. Sin dalla sua fondazione, il Centro Studi ha provveduto a sviluppare una fitta rete di contatti con enti nazionali ed internazionali operanti nel settore, quali l’International Peace Research Association, l’Italian Peace Research Institute (di cui gestisce la segreteria e cura la redazione della Newsletter), il Mouvement pour une Action Nonviolente (MAN), la Transnational Foundation for Peace and Future Research (TFF), il Movimento Nonviolento (MN), il Movimento Internazionale per la Riconciliazione, il coordinamento internazionale Nonviolent Peace Force, numerosi musei per la pace, la rete internazionale di peace-researchers TRANSCEND ed ha preso parte alla fondazione del Centro Interateneo di Studi per la Pace. Grazie a queste collaborazioni è stato possibile realizzare numerosi seminari e conferenze - rivolti ora ad un pubblico specialistico, ora ad un pubblico più vasto – tra cui si segnalano l’Osservatorio Internazionale su violenza e nonviolenza (con cadenza annuale), i cicli di incontri Come valutare le riforme costituzionali: potere, giustizia e nonviolenza e Politica e violenza, nonviolenza e politica (1997), Lotte nonviolente nel Kossovo, con mostra fotografica, e Conflitto, violenza e nonviolenza: il contributo della psicologia, della psicoanalisi e della psichiatria (1998), Attività delle Peace Brigades International, Il diritto e la guerra, Aspetti strutturali del rapporto tra stato e guerra e il corso di aggiornamento per docenti Il Novecento: un secolo tra violenza e nonviolenza (1999), Trasformazione nonviolenta dei conflitti: l’approccio Maggiore/minore (2001), Dalla “risoluzione” alla trasformazione nonviolenta dei conflitti: il metodo TRANSCEND e Obiezione di coscienza in Israele (2002), Iraq: una guerra annunciata (2003). Quanto alla raccolta di documentazione, si è provveduto a mantener viva la memoria storica grazie al recupero di importanti fondi archivistici di privati e di movimenti pacifisti e nonviolenti attivi in Italia, mentre la Biblioteca, la videoteca e l’emeroteca del Centro Studi vengono continuamente aggiornate, tenendo anche conto, nella scelta dei testi, dell’attività seminariale e convegnistica che viene svolta anno per anno. In particolare i convegni internazionali si propongono non solo di favorire l’aggiornamento di studiosi/e sui più recenti risultati della ricerca per la pace, ma anche di sensibilizzare un più vasto pubblico e le autorità locali sul successo di azioni di intermediazione nonviolenta organizzate dal basso, al fine di dimostrare la perseguibilità – con budget decisamente inferiori a quelli attualmente destinati alle spese militari - di politiche di difesa difensiva e di operazioni di peace-keeping, peace-building e peace-making. Tra i maggiori convegni recentemente organizzati, si segnalano Difesa Popolare Nonviolenta e Protezione Civile (1998), Il conflitto è politica, non guerra (1999), La nonviolenza nella ricerca, nell’educazione e nell’azione: temi e ambiti della ricerca per la pace in Italia e nel mondo (2001), Globalizzazioni, terrorismi e guerre: le alternative della nonviolenza (2002), Forze nonviolente di pace (2003), nonché Epistemologia, Ecologia, Estetica: il contributo di Gregory Bateson alla ricerca per la pace e all’educazione.

sito: http://www.serenoregis.org/
e-mail: nonviolenza@serenoregis.org
Centro Studi Sereno Regis - Via Garibaldi, 13 - 10122 Torino - Tel. +39 011532824 +39 011549005 - Fax +39 0115158000

CONTRO TUTTE LE GUERRE: LIBERATE GLI OSTAGGI DALLE MANI DEI POLITICI DI MORTE

Pubblico volentieri questa mail di Enrico Peyretti…
Liberate gli ostaggi dalle mani dei politici della morte

Gadi Algazi

Il seguente testo è stato pubblicato in ebraico su uno dei più popolari blog di Israele (www.haokets.org) il 29.12.2008; l’autore è un attivista sociale e militante per la pace da lunga data, è membro del movimento di sinistra arabo-ebraico Hit’chabrut-Tarabut
(www.tarabut.info) ed è uno degli organizzatori di Tel Aviv della campagna contro lo spargimento di sangue.

***

Ci risiamo: un altro round di uccisioni, senza pompa e fanfare, ma con una schiera di orgogliosi contabili di cadaveri (“il bilancio è ancora positivo, abbiamo più morti dalla loro parte”, ci assicurano i commentatori). La TV israeliana ci invita a non guardare le immagini orribili di Al-Jazeera. Non bisogna guardare al risultato, i feriti, i genitori e i bambini. Gli ebrei non devono condividere i sentimenti degli arabi, non si deve pensare alla sofferenza o al futuro. Il “colpo finale” porterà al prossimo contraccolpo.

Da Kadima a Labor, da Olmert a Barak, tutti raccomandano di non pensare al passato, a quel che fu fatto con i precedenti bombardamenti nella seconda guerra del Libano (luglio 2006, primo ministro Ehud Olmert, pubbliche relazioni: il partito laburista), in “Operation Accountability” in 1993 (capo dello staff: Ehud Barak), e nell’operazione “Grapes of Wrath” del 1996 (ministro degli esteri: Ehud Barak). Tutte erano “risposte adeguate” attuate con fuoco e fiamme “Una volta per tutte” che hanno portato, puntualmente, al round seguente.

La conflagrazione era prevedibile. I mesi di tregua, la Tahdi’a, non hanno tolto l’assedio da Gaza, non hanno impedito che i bambini fossero senza matite, senza cibo, senza libri e le famiglie senza
combustibile e senza elettricità. Coloro che hanno tormentato i residenti della striscia di Gaza affinché la loro sofferenza “mettesse sotto pressione i loro capi” si sono impegnati nel terrorismo di stato contro i civili. Mesi di terrorismo israeliano hanno solo sparso la disperazione a Gaza, imbaldanzito coloro che promettono liberazione attraverso la forza delle armi e rafforzato
la convinzione che l’unico modo di uscire dal terrore sia il contro-terrore, esasperando la sofferenza degli abitanti israeliani di Sderot e facendo entrare i residenti di Ashkelon, Netibot e dintorni
nel cerchio di quanti sono direttamente minacciati.

Anche ora, quando il grido di vendetta si ode dappertutto, si deve dire: gli aerei che bombardano Gaza non garantiscono pace e quiete a Sderot, Netivot e Askelon. Le bombe che spargono il terrore e la morte per tutta la striscia di Gaza mentre i bambini sono per strada per raggiungere le loro scuole il mattino presto, queste bombe non porteranno la quiete. Al contrario: i poveri e gli oppressi di questa terra, gli abitanti di Gaza affamata e della periferia di Israele che, contro la loro volontà, sono stati trasformati in una “cintura di sicurezza” per l’occupazione, tutti loro, arabi ed ebrei, sono
tenuti in ostaggio da politici senza scrupoli, che non ne risparmiano la vita, e che sfruttano la miseria dei civili per giustificare la miseria e la morte che portano ad altri. Alla fine di questo round di uccisioni si terranno colloqui “indiretti” e politici cinici raggiungeranno degli “ accordi” (understandings). Non intese, non soluzioni, solo accordi temporanei che renderanno possibile alle armi di correre verso il prossimo round. Vaghi accordi permetteranno a quanti hanno il dito sul grilletto di portare a un’altra conflagrazione in qualsiasi momento. Fino a quando rimarremo ostaggi di questi managers della sicurezza non potremo vivere in pace e non potremo aspettarci una vita diversa, libera da continue paure.

I due popoli di questo paese sono ostaggi dei politici della morte. Ma non sono tutti ostaggi negli stessi termini. Le vite degli arabi sono valutate molto poco a paragone delle vite degli ebrei. Ma ci
sono anche vite a poco prezzo di ebrei. Non a caso i poveri di entrambi i popoli, i non affrancati, coloro che sono “a minor prezzo” dal punto di vista dei governanti, solo coloro che di solito
sono mandati a servire come ostaggi e carne da cannone. Per i “politici” la guerra è la cinica guerra dei mercanti di morte, delle elite, dei privilegiati ben protetti, mentre il popolo, entrambi i popoli, fanno la guerra per conto loro.

Gadi Algazi

RIPRENDIAMO IL LAVORO...CONTRO TUTTE LE GUERRE!!!

Cari lettori,
mi sono beccato un virus, non informatico, ma umano, influenzale. Nulla di grave, però non sono riuscito a lavorare al blog per due giorni (cosa gravissima).
Riprendo con queste riflessioni sull’offensiva israeliana a Gaza e gli attacchi di Hamas. Com’é successo innumerevoli volte, presento il sommario e l’editoriale del numero odierno de La Nonviolenza é in cammino. Lo pubblico volentieri anche perché é difficile dire qualcosa di intelligente su questa situazione incancrenita, grazie anche alla miopia delle grandi potenze e agli interessi economici-strategici e militari.
Di una cosa sono certo: sono a favore di tutti quei pacifisti, siano essi palestinesi o israeliani, che manifestano contro la guerra, sia essa dichiarata o meno. Leggo sui quotidiani che anche in questi giorni, in Israele ci sono manifestanti nonviolenti e pacifisti che chiedono la cessazione delle ostilità. Sono con loro, contro i militaristi e guerrafondai di ogni colore, nazione, credo religioso …

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 689 del 3 gennaio 2009

Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Sommario di questo numero:
1. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni
2. Enrico Berti presenta la "Metafisica" di Aristotele
3. Indice de "La nonviolenza é in cammino" dicembre 2008
4. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
5. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
6. L'Agenda dell'antimafia 2009
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di più

1. EDITORIALE. CONTRO TUTTE LE GUERRE, CONTRO TUTTE LE UCCISIONI

Ogni giorno in Afghanistan e Pakistan la guerra fa stragi e stragi e stragi.
La guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista, mafiosa e
totalitaria. La guerra cui l'Italia sta partecipando in violazione del
diritto internazionale e della legalità costituzionale.
E non c'é uno dei tanti nostrani pacifisti parastatali che manifesti la
minima opposizione; tutti allineati da anni a sostegno della guerra e quindi
delle stragi: la nostra guerra, le nostre stragi.
Per questo quando questi signori stragisti di complemento predicano ad altri
la sublime virtù della pace le loro parole suscitano solo sdegno e
disprezzo.
*
Così come bisogna essere davvero accecati dalla propria tracimante
tracotanza imperialista e razzista per stilare e bandire tronfi proclami in
cui si ingiunge di deporre le armi in nome della "pace di Cristo" a
combattenti che hanno conosciuto fin troppo bene lungo secoli e secoli di
persecuzioni e di colonialismo, di crociate e di roghi, di antisemitismo e
di islamofobia, di ghetti e di pogrom, fino alla Shoah, quale effettuale
politica sotto l'etichetta della "pace cristiana" e della "civiltà europea"
sia stata spacciata dai poteri e dalle ideologie dominanti del crucifero
occidente. Non potrebbero tante sorelle e tanti fratelli cristiani essere un
po' più consapevoli e rispettosi dell'esistenza degli altri, che alla loro
fede non aderiscono? Non potrebbero per una volta evitar di brandire le loro
insegne ed assumere un atteggiamento se non penitente almeno umile ed
egualitario, meno autoritario e più disposto all'ascolto, e quindi più
sinceramente fraterno e sororale? Gliene saremmo tutti assai grati.
*
Manifestare certo occorre per chiedere la cessazione dei raid dell'esercito
israeliano su Gaza e per chiedere la cessazione degli attacchi missilistici
di Hamas sulle città meridionali di Israele.
Per esprimere solidarietà al popolo palestinese e alla popolazione
israeliana. Per esprimere opposizione alla scellerata politica del governo
di Israele, e alla scellerata politica di Hamas e dei regimi e delle
organizzazioni che Hamas sostengono, finanziano ed armano.
Per esprimere opposizione ad ogni terrorismo: di stato, di gruppo,
individuale.
Per chiedere alla comunità internazionale un impegno finalmente concreto
affinché sorga subito lo stato di Palestina, sovrano e democratico, ed
affinché cessi ogni minaccia di distruzione rivolta allo stato e alla
popolazione di Israele.
Manifestare occorre: contro la guerra e per la pace, contro la violenza e
per la nonviolenza, contro tutti gli eserciti e le armi e per l'umanità che
é una.
E solo se sono nonviolente e per la nonviolenza queste manifestazioni sono
buone e giuste. Senza ambiguità, senza complicità.
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Manifestare certo occorre, contro tutte le guerre e contro tutte le
uccisioni.
La guerra é nemica dell'umanità.
La nonviolenza é la politica necessaria
.