Nella notte di sabato 28 marzo alcune centinaia di migranti hanno perso la vita nelle acque di quello che ormai dovrebbe esser ribattezzato come il Canale della Morte.
Erano partiti dalle coste libiche in gran numero affrontando un mare spietato, spinti a raggiungere quanto prima le coste italiane, prima che il 15 maggio entri in vigore il Trattato Italia-Libia sul pattugliamento delle coste e dei confini terrestri libici.
Si tratta dell'ennesimo naufragio che ha nelle politiche rapaci del modello neoliberista, nei firmatari e sostenitori del trattato di Schengen, nelle politiche razziste e ciniche degli ultimi governi di destra e centro-sinistra i suoi massimi responsabili. Responsabili che, se le vittime fossero esseri umani, meriterebbero di esser condotti davanti al Tribunale Penale Internazionale per crimini contro l'umanità.
Ma niente paura, è solo una strage di migranti, esseri senza speranza, invisibili ai più e che già domani saranno gettati dal mare al dimenticatoio dell'insensibile indifferenza della società.
Perché mai considerare quei migranti come degli esseri umani che scappano da condizioni disumane alla ricerca di un futuro più dignitoso, invece di considerarli per quello che oggettivamente sono: incontrollabili macchine in esubero, invasori importuni di notti mondane di gente perbene.
Perché mai continuare a vedere in loro il riflesso della nostra umanità quando invece non sono altro che mammiferi, che per cause ancora sconosciute, si spiaggiano come delfini sulle coste di Lampedusa.
Perché mai indignarsi per quel che accade nel Canale di Sicilia quando in fin dei conti, questi migranti, se la sono cercata. Nessuno gli ha chiesto di venire!
Ma niente paura, sono solo migranti, esseri un po' barbari, che non avendo scelto dove nascere pretendono ora di scegliere dove vivere.
Niente paura, la nostra coscienza non continuerà a subire altri scossoni.
Niente paura, domani è tutto passato.
Vito Correddu
Dal sito www.helptochange.org
PS: da notare che i media continuano a parlare, pudicamente, di 'dispersi'...
martedì 31 marzo 2009
domenica 29 marzo 2009
PETIZIONE CONTRO LA MANIFESTAZIONE DELL'ESTREMA DESTRA
Milano rifiuta la manifestazione delle destre xenofobe d'Europa
Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee. Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, omofobiche, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti. Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001). Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo. Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione. Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo. Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.
Milano, 19 marzo 2009
Per sottoscrivere la petizione vai su:
http://www.petitiononline.com/nofn5apr/petition.html
oppure su
http://www.facebook.com/group.php?gid=63355986581
Da settimane in rete circola l’inquietante notizia che il 5 aprile prossimo, a Milano, si svolgerà un “evento politico internazionale” promosso da Forza Nuova, con la partecipazione di esponenti del BNP (British National Party), del FN (Front National) e dell'NPD (Nationaldemokratische Partei Deutschlands), che insieme a Forza Nuova rappresentano le destre estreme europee. Sono note e conclamate le posizioni razziste, xenofobe, omofobiche, negazioniste di queste organizzazioni, la simbologia, il linguaggio, le iniziative si richiamano molto spesso e senza ambiguità alla cultura, le idee e i valori neonazisti. Per quanto riguarda Forza Nuova fu lo stesso ex Presidente della Repubblica Francesco Cossiga a chiedere alcuni anni fa lo “…scioglimento di Forza nuova” sulla base “del divieto costituzionale di ricostituzione del partito fascista e in base alle leggi ordinarie” (Corriere della Sera 25/4/2001). Così mentre in Italia si preparano le iniziative per celebrare il 25 aprile, giorno della Liberazione dalla dittatura fascista e dal nazismo, Milano città medaglia d’oro della Resistenza Partigiana rischia di essere trasformata nella capitale del neo nazismo europeo. Noi antifascisti abbiamo profondamente a cuore i principi e i valori democratici e di libertà garantiti dalla nostra Costituzione. Il richiamo alla nostra Costituzione, alla libertà, democrazia, rispetto dei diritti umani, che sono fondamento del patto sociale e civile della nostra comunità, è la bussola che ci consente di cogliere la pericolosa sottovalutazione delle attività e delle organizzazioni che orgogliosamente negano la Costituzione, si richiamano all’odio e alla discriminazione tra esseri umani, esibiscono una concezione autoritaria del potere, si ispirano al nazismo e al fascismo. Per questi motivi facciamo appello alle donne e uomini di Milano, democratica e antifascista, alle istituzioni, alle associazioni, al volontariato, ai sindacati, ai partiti perché sottoscrivano questo appello affinchè nella nostra città non sia consentito di ospitare l’iniziativa promossa da Forza Nuova.
Milano, 19 marzo 2009
Per sottoscrivere la petizione vai su:
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sabato 28 marzo 2009
EDUCAZIONE E SOCIETA'. Dai totalitarismi alla critica ideologica della pedagogia
di Laura Tussi
La riforma Bottai costituisce la vera riorganizzazione scolastica del fascismo, negli anni dell'autarchia, tramite l'extrascuola organizzata con l'opera nazionale balilla del 1928 e la gioventù del littorio nel 1937, istituti finalizzati all'attuazione di un processo di conformazione e uniformazione dei giovani agli ideali del regime.
Hitler nel Mein Kampf del 1925 diffonde l'intento militare dell'educazione all'interno del nuovo Reich.
Stalin si allontana dall'attivismo pedagogico, condannando la pedologia, ossia l'attivismo pedagogico stesso, diffondendo metodi educativi ufficiali allineati, uniformati e conformati all'ideologia di stato.
Con la crescita scientifica della pedagogia, nel 1900 si sviluppano la pedagogia sperimentale, la psicopedagogia, la sociologia dell'educazione, nell'indagine scientifica sul bambino condotta da Freud, da Piaget, da Vygotskij, con la ricerca specializzata relativamente al nesso tra educazione e società, in rapporto alla politica e all'economia.
Freud individua il ruolo centrale dell’emotività e dell'affettività nell'infanzia, in cui prevale la funzione libidica e l'affermazione dell’eros e del narcisismo sottoposti ad un continuo controllo sociale.
Durante l'infanzia, la sessualità viene vissuta tramite le repressioni e le sublimazioni dell'opera educativa genitoriale.
Nel rapporto edipico con il padre, si sviluppa il super ego, ossia la dimensione sociale della coscienza che manifesta la repressione della libido, da cui si generano le nevrotizzazioni.
Queste teorie vengono riprese da Anna Freud, Melanie Klein, Bowlby e Winnicott.
Bowlby, nel saggio “Attaccamento e perdita” del 1969, delinea e declina la teoria dell'attaccamento con un orientamento di tipo psicanalitico, in cui viene spiegato che la relazione primaria tra bambino e madre (caregiver) costituisce la radice primaria dello sviluppo umano e della formazione del soggetto.
Nella seconda metà del 900 si assiste ad una radicale trasformazione della pedagogia, come sapere plurale aperto, ricondotto dal primato della filosofia alle scienze.
Il sapere pedagogico diviene un iter complesso e si apre a varie competenze settoriali.
Visalberghi nel saggio “Esperienza e valutazione” del 1958 individua l'opposizione pedagogica tra pragmatismo e neopositivismo e approfondisce le posizioni dell'ultimo Dewey in un quadro psicologico, assiologico e valoriale di una pedagogia laico progressista compresa in una complessa filosofia dell'esperienza.
Freire, nell'opera “La pedagogia degli oppressi” del 1967, individua il principale obiettivo dell'educazione, ossia emancipare gli uomini e formarli alla liberazione, tramite il metodo della socializzazione e del dialogo delle classi più povere per agevolarne l'ingresso nella cultura in modalità operative e costruttive, attraverso un'opera collettiva di coscentizzazione delle masse.
Bruner, nella prima metà degli anni 50, costituisce la psicologia cognitivistica.
Con il saggio “La ricerca del significato”, Bruner indica una nuova concezione della pedagogia, attenta ai problemi dell'apprendimento e dell'istruzione scientifica.
Gli interpreti del cognitivismo sono Piaget, Bruner, Vygotskij.
Piaget è il teorico dell'epistemologia genetica, un settore della psicologia che studia le strutture logiche della mente nei processi cognitivi.
Secondo Piaget, la mente infantile si fonda su concetti logici tramite i principi biologici dell'assimilazione e del mutamento, nell'interrelazione tra mente e ambiente.
Il pensiero infantile attraversa quattro fasi.
La fase sensomotoria sviluppa un pensiero egocentrico, con assenza di causalità.
Nella fase intuitiva, il bambino distingue se stesso dal mondo.
Nella fase operativo-concreta si attua il superamento dell'egocentrismo e il linguaggio assume delle regole.
Con la fase ipotetico-deduttiva si evolve una simbologia mentale, il linguaggio esprime concetti astratti e il pensiero comincia ad elaborare ipotesi.
Secondo questi approcci teorici, la mente attua procedure fisiologiche, strutture di base ed elementi costitutivi quali strutture biologiche ed ereditarie.
Vygotskij intuisce che la mente infantile è logica, ma soprattutto inventiva ed immaginativa e sussiste interrelazione tra pensiero e linguaggio, sulla base della psicologia genetica che individua le radici intrinseche e genetiche del pensiero e del linguaggio.
Bruner con lo strutturalismo psicopedagogico indica il ruolo del simbolo e la riformulazione didattica in termini strutturali.
Con il saggio “Verso una teoria dell'istruzione” del 1966, Bruner sostiene che cultura e tecnologia devono armonizzarsi e la scuola può rinnovarsi con una nuova teoria dell'istruzione, tramite unità didattiche, volte alla valorizzazione del pensiero e del linguaggio, attraverso lo stimolo, l'incentivo alla curiosità, all'interno della comunità di apprendimento.
Risulta necessaria la cultura dell'educazione nell'apprendimento reciproco e nella complessità degli obiettivi educativi dove subentra l'importanza della narrazione, quale interpretazione della realtà della mente plurale e complessa in cui l'uomo diviene costruttore di storia.
Gardner teorizza l'esistenza di intelligenze multiple che attivano diversi stili di pensiero e formae mentis, come spiega nel saggio del 1983 dal titolo appunto “Formae mentis”.
L'obiettivo polemico di questi studi consiste nel minare la nozione comune di intelligenza come capacità assoluta e monolitica, invece Gardner vuole far emergere una visione dell'intelligenza universale, in relazione con il potenziale umano, da un punto di vista psicobiologico, dove la scuola possa valorizzare individualmente ogni tipologia di capacità e di competenza intellettiva.
Il 68 muove una critica ideologica dell'educazione con i movimenti studenteschi e operai, politici e culturali che con la rivolta giovanile e la rivoluzione culturale hanno sconvolto le istituzioni, i saperi, le scuole, le università, ispirati ai principi del marxismo rivoluzionario.
La pedagogia costituisce un sapere che deve scegliere di schierarsi per l'emancipazione e la liberazione dell'uomo, in quanto soggetto, individuo e genere.
Si annoverano diverse esperienze pedagogiche di carattere rivoluzionario, come in Francia l'autogestione di Lapassade, in America e in Europa la descolarizzazione di Illich e Freire, in Italia la controscuola, con la scuola di Barbiana di Don Milani, come modelli di rottura e di rivoluzione rispetto a pratiche scolastiche ed educative tradizionali, conformistiche, formalistiche e deontologiche, introducendo invece cambiamenti sostanziali, con l’apporto rivoluzionario di approcci e modelli educativi e pedagogici, capaci di dare vita a soggetti più creativi indipendenti e orientati al dissenso.
Dunque descolarizzare la società per sottrarre l'apprendimento e la formazione dei giovani all'ideologia del potere e riportare questi processi all'interno di tutta la società, tramite una pedagogia alternativa che organizza l’apprendimento in ambiti sociali senza istituzionalizzare.
Illich con il saggio “Descolarizzare la società” del 1970, inaugura un modello di società educante dove si avverte la rinascita di un uomo epimeteico che comprende e apprende attraverso l’esperienza.
Con la carta costituzionale del 1948 è riconosciuto il diritto all'istruzione per tutti i cittadini nelle scuole di Stato, al fine di formarli come soggetti autonomi e responsabili.
Nel 1962 la riforma della scuola media aumenta il tasso di scolarizzazione in Italia.
Nel 1974 i Decreti Delegati inaugurano la gestione sociale della scuola.
La scuola italiana si evolve in modo disorganico fino all'autonomia scolastica di Berlinguer nel 2000 e la riforma Moratti nel 2003.
Con l'industria culturale dei massmedia, la rivoluzione pedagogica agisce sull'immaginario della personalità infantile e adolescenziale con condizionamenti e omologazioni planetarie, transcontinentali e transculturali, nel villaggio globale, ma il linguaggio iconico massmediale depaupera l'intelligenza verbale, concettuale e logica.
Morin, con “L'industria culturale” del 1962, deduce che la seconda industrializzazione del XX secolo si rivolge a immagini e saperi, producendo nuovi miti massmediali, legati al loisir, come la felicità, l'amore, quali archetipi di massa e segnali di evasione, ma anche di integrazione della cultura dominante.
Postman, nel saggio “Ecologia dei media” del 1979, sostiene che fra televisione e scuola deve crearsi un circuito omeostatico ed equilibrante di integrazione critica, perché la televisione non cancelli le capacità di pensiero astratte e formali.
La scuola prevede regole, principi, norme e processi, quali aspetti cognitivi alti, ponendosi dialetticamente in correlazione con la televisione che non dovrebbe cancellare il carattere critico della mente.
La scuola deve operare una resistenza attiva all’ottundimento delle potenzialità intellettive.
Popper, con “Cattiva maestra televisione” del 1994, sostiene che la televisione presuppone soggetti passivi e ricettori poco autonomi, inquinando lo sviluppo etico e psicologico del fanciullo.
La filosofia dell'educazione è un ambito specifico del sapere pedagogico, quale arcipelago e incrocio di saperi plurali, tensionali, policentrici.
La pedagogia attraverso i saperi psicologici, sociologici, antropologici, filosofici e storici costituisce una base cognitiva, secondo cui il sapere pedagogico orienta le diverse scienze in senso educativo e formativo.
L'educazione presenta un carattere sociale ed istituzionale con una direttiva autoritaria e conformatrice.
Invece, la formazione è un processo soggettivo, in cui la persona prende forma secondo la propria natura e individualità.
I processi di educazione e formazione sono affrontati dalla pedagogia generale nelle situazioni storiche, sociali, istituzionali, attivando una serie di pedagogie famigliari e scolastiche, rispetto a problemi emergenti quali la multicultura e la differenza sessuale che animano i percorsi sempre coordinati dall'educazione e dalla formazione.
Nell'attuale questione del soggetto si delinea il problema del rapporto tra mente e affetti, mente e corpo che attualmente ha un ruolo decisamente radicale nel dibattito pedagogico.
La società complessa, disciplinata, autoritaria del dopoguerra, appena uscita con il boom economico da sacrificate condizioni di vita, fu investita da uno sconvolgimento socioculturale, un impeto libertario, un anelito al cambiamento, nell'attesa di nuovi orizzonti, di fraternità nuova, di rapporti autentici, di una società aperta all’uomo e alla donna, dove gli schiavi si liberano, la pace sostituisce la guerra, il lavoro si umanizza e perde il suo carattere servile, la scuola, impostata su una vecchia cultura, diventa vitale appassionante, con studenti e docenti che dialogano e collaborano, considerando le inclinazioni e gli interessi dei giovani.
Attraverso la svolta rivoluzionaria militante del 68, la società capitalistica, che schiavizza e sottomette l'uomo, viene posta sotto una serrata critica culturale e ideologica, dove uomini e donne possono aprirsi al dialogo e al cambiamento, in una continua, incalzante ed epimeteica dialettica tra credenti e non credenti, fra studenti e operai, tra mondo della Cultura e popolo, nella pluralistica prospettiva educativa ed emancipativa del soggetto e della persona.
Negli anni del 68 la liberazione della donna da ogni soggezione è un'altra conquista rispetto all'inaccettabile struttura maschilista della società, dove anche l'amore viene liberato dal moralismo repressivo nella spontaneità contro la rigida disciplina, la libertà contro l'autorità, il diritto alla gioiosa vitalità contro il sacrificio.
La società capitalistica schiavizza e sottomette l'uomo con i consumi non necessari ed il culto del profitto, imponendo tramite la morale della Chiesa cattolica, che imprigiona gli istinti liberatori delle energie naturali dell'individuo e della persona nella repressione della sessualità, dove la famiglia diventava una prigione fonte di nevrosi.
Tramite il movimento rivoluzionario del 68, gli uomini e le donne possono cambiare perché la persona è finalmente libera, capace di scelte autonome, inserita in un dialogo di idee tra uomini e donne, tra credenti e non credenti, fra studenti e operai, fra la Cultura e il popolo, nella prospettiva di educabilità delle persone.
Il mondo può essere cambiato, la società degli egoismi può essere rivoluzionata e riformata dall'iniziativa collettiva e partecipativa di persone e di gruppi, nella scelta di non rimanere esclusi, ma di svolgere, all'interno degli avvenimenti socio politici, un ruolo di presenza critica, educativa, facendo emergere la validità delle proposte culturali in ambito sociale, politico, collettivo, tramite una dimensione militante e partecipativa del concetto di cultura.
Laura Tussi
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www.politicamentecorretto.com
www.ildialogo.org
www.corrieredelweb.it
www.ideabiografica.com
www.agoravox.it
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La riforma Bottai costituisce la vera riorganizzazione scolastica del fascismo, negli anni dell'autarchia, tramite l'extrascuola organizzata con l'opera nazionale balilla del 1928 e la gioventù del littorio nel 1937, istituti finalizzati all'attuazione di un processo di conformazione e uniformazione dei giovani agli ideali del regime.
Hitler nel Mein Kampf del 1925 diffonde l'intento militare dell'educazione all'interno del nuovo Reich.
Stalin si allontana dall'attivismo pedagogico, condannando la pedologia, ossia l'attivismo pedagogico stesso, diffondendo metodi educativi ufficiali allineati, uniformati e conformati all'ideologia di stato.
Con la crescita scientifica della pedagogia, nel 1900 si sviluppano la pedagogia sperimentale, la psicopedagogia, la sociologia dell'educazione, nell'indagine scientifica sul bambino condotta da Freud, da Piaget, da Vygotskij, con la ricerca specializzata relativamente al nesso tra educazione e società, in rapporto alla politica e all'economia.
Freud individua il ruolo centrale dell’emotività e dell'affettività nell'infanzia, in cui prevale la funzione libidica e l'affermazione dell’eros e del narcisismo sottoposti ad un continuo controllo sociale.
Durante l'infanzia, la sessualità viene vissuta tramite le repressioni e le sublimazioni dell'opera educativa genitoriale.
Nel rapporto edipico con il padre, si sviluppa il super ego, ossia la dimensione sociale della coscienza che manifesta la repressione della libido, da cui si generano le nevrotizzazioni.
Queste teorie vengono riprese da Anna Freud, Melanie Klein, Bowlby e Winnicott.
Bowlby, nel saggio “Attaccamento e perdita” del 1969, delinea e declina la teoria dell'attaccamento con un orientamento di tipo psicanalitico, in cui viene spiegato che la relazione primaria tra bambino e madre (caregiver) costituisce la radice primaria dello sviluppo umano e della formazione del soggetto.
Nella seconda metà del 900 si assiste ad una radicale trasformazione della pedagogia, come sapere plurale aperto, ricondotto dal primato della filosofia alle scienze.
Il sapere pedagogico diviene un iter complesso e si apre a varie competenze settoriali.
Visalberghi nel saggio “Esperienza e valutazione” del 1958 individua l'opposizione pedagogica tra pragmatismo e neopositivismo e approfondisce le posizioni dell'ultimo Dewey in un quadro psicologico, assiologico e valoriale di una pedagogia laico progressista compresa in una complessa filosofia dell'esperienza.
Freire, nell'opera “La pedagogia degli oppressi” del 1967, individua il principale obiettivo dell'educazione, ossia emancipare gli uomini e formarli alla liberazione, tramite il metodo della socializzazione e del dialogo delle classi più povere per agevolarne l'ingresso nella cultura in modalità operative e costruttive, attraverso un'opera collettiva di coscentizzazione delle masse.
Bruner, nella prima metà degli anni 50, costituisce la psicologia cognitivistica.
Con il saggio “La ricerca del significato”, Bruner indica una nuova concezione della pedagogia, attenta ai problemi dell'apprendimento e dell'istruzione scientifica.
Gli interpreti del cognitivismo sono Piaget, Bruner, Vygotskij.
Piaget è il teorico dell'epistemologia genetica, un settore della psicologia che studia le strutture logiche della mente nei processi cognitivi.
Secondo Piaget, la mente infantile si fonda su concetti logici tramite i principi biologici dell'assimilazione e del mutamento, nell'interrelazione tra mente e ambiente.
Il pensiero infantile attraversa quattro fasi.
La fase sensomotoria sviluppa un pensiero egocentrico, con assenza di causalità.
Nella fase intuitiva, il bambino distingue se stesso dal mondo.
Nella fase operativo-concreta si attua il superamento dell'egocentrismo e il linguaggio assume delle regole.
Con la fase ipotetico-deduttiva si evolve una simbologia mentale, il linguaggio esprime concetti astratti e il pensiero comincia ad elaborare ipotesi.
Secondo questi approcci teorici, la mente attua procedure fisiologiche, strutture di base ed elementi costitutivi quali strutture biologiche ed ereditarie.
Vygotskij intuisce che la mente infantile è logica, ma soprattutto inventiva ed immaginativa e sussiste interrelazione tra pensiero e linguaggio, sulla base della psicologia genetica che individua le radici intrinseche e genetiche del pensiero e del linguaggio.
Bruner con lo strutturalismo psicopedagogico indica il ruolo del simbolo e la riformulazione didattica in termini strutturali.
Con il saggio “Verso una teoria dell'istruzione” del 1966, Bruner sostiene che cultura e tecnologia devono armonizzarsi e la scuola può rinnovarsi con una nuova teoria dell'istruzione, tramite unità didattiche, volte alla valorizzazione del pensiero e del linguaggio, attraverso lo stimolo, l'incentivo alla curiosità, all'interno della comunità di apprendimento.
Risulta necessaria la cultura dell'educazione nell'apprendimento reciproco e nella complessità degli obiettivi educativi dove subentra l'importanza della narrazione, quale interpretazione della realtà della mente plurale e complessa in cui l'uomo diviene costruttore di storia.
Gardner teorizza l'esistenza di intelligenze multiple che attivano diversi stili di pensiero e formae mentis, come spiega nel saggio del 1983 dal titolo appunto “Formae mentis”.
L'obiettivo polemico di questi studi consiste nel minare la nozione comune di intelligenza come capacità assoluta e monolitica, invece Gardner vuole far emergere una visione dell'intelligenza universale, in relazione con il potenziale umano, da un punto di vista psicobiologico, dove la scuola possa valorizzare individualmente ogni tipologia di capacità e di competenza intellettiva.
Il 68 muove una critica ideologica dell'educazione con i movimenti studenteschi e operai, politici e culturali che con la rivolta giovanile e la rivoluzione culturale hanno sconvolto le istituzioni, i saperi, le scuole, le università, ispirati ai principi del marxismo rivoluzionario.
La pedagogia costituisce un sapere che deve scegliere di schierarsi per l'emancipazione e la liberazione dell'uomo, in quanto soggetto, individuo e genere.
Si annoverano diverse esperienze pedagogiche di carattere rivoluzionario, come in Francia l'autogestione di Lapassade, in America e in Europa la descolarizzazione di Illich e Freire, in Italia la controscuola, con la scuola di Barbiana di Don Milani, come modelli di rottura e di rivoluzione rispetto a pratiche scolastiche ed educative tradizionali, conformistiche, formalistiche e deontologiche, introducendo invece cambiamenti sostanziali, con l’apporto rivoluzionario di approcci e modelli educativi e pedagogici, capaci di dare vita a soggetti più creativi indipendenti e orientati al dissenso.
Dunque descolarizzare la società per sottrarre l'apprendimento e la formazione dei giovani all'ideologia del potere e riportare questi processi all'interno di tutta la società, tramite una pedagogia alternativa che organizza l’apprendimento in ambiti sociali senza istituzionalizzare.
Illich con il saggio “Descolarizzare la società” del 1970, inaugura un modello di società educante dove si avverte la rinascita di un uomo epimeteico che comprende e apprende attraverso l’esperienza.
Con la carta costituzionale del 1948 è riconosciuto il diritto all'istruzione per tutti i cittadini nelle scuole di Stato, al fine di formarli come soggetti autonomi e responsabili.
Nel 1962 la riforma della scuola media aumenta il tasso di scolarizzazione in Italia.
Nel 1974 i Decreti Delegati inaugurano la gestione sociale della scuola.
La scuola italiana si evolve in modo disorganico fino all'autonomia scolastica di Berlinguer nel 2000 e la riforma Moratti nel 2003.
Con l'industria culturale dei massmedia, la rivoluzione pedagogica agisce sull'immaginario della personalità infantile e adolescenziale con condizionamenti e omologazioni planetarie, transcontinentali e transculturali, nel villaggio globale, ma il linguaggio iconico massmediale depaupera l'intelligenza verbale, concettuale e logica.
Morin, con “L'industria culturale” del 1962, deduce che la seconda industrializzazione del XX secolo si rivolge a immagini e saperi, producendo nuovi miti massmediali, legati al loisir, come la felicità, l'amore, quali archetipi di massa e segnali di evasione, ma anche di integrazione della cultura dominante.
Postman, nel saggio “Ecologia dei media” del 1979, sostiene che fra televisione e scuola deve crearsi un circuito omeostatico ed equilibrante di integrazione critica, perché la televisione non cancelli le capacità di pensiero astratte e formali.
La scuola prevede regole, principi, norme e processi, quali aspetti cognitivi alti, ponendosi dialetticamente in correlazione con la televisione che non dovrebbe cancellare il carattere critico della mente.
La scuola deve operare una resistenza attiva all’ottundimento delle potenzialità intellettive.
Popper, con “Cattiva maestra televisione” del 1994, sostiene che la televisione presuppone soggetti passivi e ricettori poco autonomi, inquinando lo sviluppo etico e psicologico del fanciullo.
La filosofia dell'educazione è un ambito specifico del sapere pedagogico, quale arcipelago e incrocio di saperi plurali, tensionali, policentrici.
La pedagogia attraverso i saperi psicologici, sociologici, antropologici, filosofici e storici costituisce una base cognitiva, secondo cui il sapere pedagogico orienta le diverse scienze in senso educativo e formativo.
L'educazione presenta un carattere sociale ed istituzionale con una direttiva autoritaria e conformatrice.
Invece, la formazione è un processo soggettivo, in cui la persona prende forma secondo la propria natura e individualità.
I processi di educazione e formazione sono affrontati dalla pedagogia generale nelle situazioni storiche, sociali, istituzionali, attivando una serie di pedagogie famigliari e scolastiche, rispetto a problemi emergenti quali la multicultura e la differenza sessuale che animano i percorsi sempre coordinati dall'educazione e dalla formazione.
Nell'attuale questione del soggetto si delinea il problema del rapporto tra mente e affetti, mente e corpo che attualmente ha un ruolo decisamente radicale nel dibattito pedagogico.
La società complessa, disciplinata, autoritaria del dopoguerra, appena uscita con il boom economico da sacrificate condizioni di vita, fu investita da uno sconvolgimento socioculturale, un impeto libertario, un anelito al cambiamento, nell'attesa di nuovi orizzonti, di fraternità nuova, di rapporti autentici, di una società aperta all’uomo e alla donna, dove gli schiavi si liberano, la pace sostituisce la guerra, il lavoro si umanizza e perde il suo carattere servile, la scuola, impostata su una vecchia cultura, diventa vitale appassionante, con studenti e docenti che dialogano e collaborano, considerando le inclinazioni e gli interessi dei giovani.
Attraverso la svolta rivoluzionaria militante del 68, la società capitalistica, che schiavizza e sottomette l'uomo, viene posta sotto una serrata critica culturale e ideologica, dove uomini e donne possono aprirsi al dialogo e al cambiamento, in una continua, incalzante ed epimeteica dialettica tra credenti e non credenti, fra studenti e operai, tra mondo della Cultura e popolo, nella pluralistica prospettiva educativa ed emancipativa del soggetto e della persona.
Negli anni del 68 la liberazione della donna da ogni soggezione è un'altra conquista rispetto all'inaccettabile struttura maschilista della società, dove anche l'amore viene liberato dal moralismo repressivo nella spontaneità contro la rigida disciplina, la libertà contro l'autorità, il diritto alla gioiosa vitalità contro il sacrificio.
La società capitalistica schiavizza e sottomette l'uomo con i consumi non necessari ed il culto del profitto, imponendo tramite la morale della Chiesa cattolica, che imprigiona gli istinti liberatori delle energie naturali dell'individuo e della persona nella repressione della sessualità, dove la famiglia diventava una prigione fonte di nevrosi.
Tramite il movimento rivoluzionario del 68, gli uomini e le donne possono cambiare perché la persona è finalmente libera, capace di scelte autonome, inserita in un dialogo di idee tra uomini e donne, tra credenti e non credenti, fra studenti e operai, fra la Cultura e il popolo, nella prospettiva di educabilità delle persone.
Il mondo può essere cambiato, la società degli egoismi può essere rivoluzionata e riformata dall'iniziativa collettiva e partecipativa di persone e di gruppi, nella scelta di non rimanere esclusi, ma di svolgere, all'interno degli avvenimenti socio politici, un ruolo di presenza critica, educativa, facendo emergere la validità delle proposte culturali in ambito sociale, politico, collettivo, tramite una dimensione militante e partecipativa del concetto di cultura.
Laura Tussi
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martedì 24 marzo 2009
L'ITALIA RIPUDIA LA GUERRA...MA COSTRUISCE E VENDE ARMI....

E' l'NH90, nuovo elicottero militare "medio-pesante" di coproduzione europea, fornito a numerosi Paesi appartenenti alla Nato e all'Oman
Scritto per noi daStefano Ferrario
Boom di contratti per l'NH90, nuovo elicottero militare "medio-pesante" di coproduzione europea che sarà fornito a numerosi Paesi appartenenti alla NATO e all'Oman.
Gli elicotteri NH90, nelle intenzioni dei costruttori, dovranno rammodernare anche i vecchi arsenali aeronautici dei Paesi dell'Est europeo entrati a gravitare nell'orbita della NATO.
L'NH90 (NH significa NATO Helicopter) è prodotto dalle "NH Industries", un consorzio europeo che comprende: Eurocopter (Francia/Germania, un marchio comprendente EADS ed Aerospatiale) che copre il 62,5% del progetto, AgustaWestland (gruppo Finmeccanica) il 32% e l'olandese Stork Fokker il 5,5%.
L'NH90 è un elicottero da "trasporto tattico" che, secondo le configurazioni, può portare 20 soldati seduti con equipaggiamento, veicoli leggeri e, nella versione cargo, un carico di 2500 kg. Può essere anche armato con siluri e missili antinave a lungo raggio.
Sono previsti contratti per 545 NH90 (445 già stipulati più 100 opzioni), che equipaggeranno 18 forze armate di 14 paesi. I Governi che hanno partecipato al progetto sono: Italia, Francia, Germania, Spagna, Olanda, Belgio, Svezia, Norvegia, Finlandia, Grecia, Portogallo, Australia e Nuova Zelanda. Un ordine per 20 elicotteri è stato fatto anche dall'Oman.
AgustaWestland ne produrrà 142: 50 per l'esercito italiano e 46 per la marina italiana, 20 per le forze armate olandesi, 12 per quelle portoghesi e 14 per la marina norvegese; ma con l'intenzione di ampliare il mercato come ci confermano i 10 elicotteri in versione navale per cui AgustaWestland è in trattativa con il Governo dell'Arabia Saudita.
Ognuna delle aziende sopraccitate ha una tecnologia specifica che si traduce in parti di elicottero da produrre. Per esempio Eurocopter costruirà la maggior parte della fusoliera, AgustaWestland l'impianto di trasmissione e le pale e Stork Fokker i carrelli. Ogni azienda produrrà le parti in cui si è specializzata per tutti gli NH90 già venduti e l'assemblaggio finale avverrà in Germania, Francia, Italia, e Finlandia. "Ogni Paese con grossi ordini costruirà nel proprio territorio una linea d'assemblaggio per gli elicotteri, ma nessun Paese ha convenienza a produrre in proprio se le quantità sono piccole (intorno ai 20 elicotteri), ma delega l'assemblaggio ad una delle aziende del consorzio", come ci spiega AgustaWestland.
Con la strategia industriale descritta le commesse si amplificano e di conseguenza si accresce anche la produzione per AgustaWestland, Eurocopter e Stork Fokker.
sicuramente il genio italico lo userà per 'missioni umanitarie' o, magari, nell'epica lotta contro l'immigrazione irregolare...già ce lo vedo il Ministro Maroni addobbato come Snoopy....
lunedì 23 marzo 2009
IL NUCLEARE? UNA SCELTA ASSURDA...
dalla lista semprecontrolaguerra pubblico la seguente mail:
ecco un altro dei "Nucleare? ma dai!" - Anche quando ha costruito le sue 4 centrali l'Italia non aveva l'uranio...
Nucleare/ Rifkin: 'l'Italia non ha l'uranio, quindi non avrà l'indipendenza energetica'
Secondo il professor Jeremy Rifkin, consigliere per l'Energia del presidente americano Barak Obama, la questione del nucleare in Italia è solo propaganda: 'E' soltanto propaganda, non ci sarà mai perché non ci sono i soldi'. Secondo Rifkin, che è intervenuto a Palermo nei giorni scorsi tenendo una lectio magistralis in occasione della presentazione del Pears (Piano energetico e ambientale della regione siciliana), l'idea del nucleare 'è folle' in Italia che è il Paese del sole e delle fonti rinnovabili. Secondo l'economista l'indipendenza energetica non verrà data dal nucleare ma bensi dalla fonte, ossia l'uranio. 'L'Italia ha l'uranio? No. E allora dove sta questa indipendenza energetica?' si chiede Rifkin.
'Il sole, invece, c'è ed è per questo che bisogna investire in queste infrastrutture che permettono di sfruttare le fonti che ci sono. In Sicilia, per esempio c'è il sole: bisogna sfruttarlo'. 'La tecnologia oggi - continua Rifkin - permette di sfruttare il sole con una efficienza molto più alta di ieri e queste vanno portate rapidamente in Sicilia piuttosto che pensare al nucleare. Il nucleare ha risolto qualche problema alla Francia, in Italia non ci sono i soldi e non c'è l'uranio: non è una questione ideologica sulle scorie, se è sicuro o meno'.
Restando sempre in Sicilia e sull'argomento nucleare, il Governatore Lombardo ha fatto sapere, a margine della lectio magistralis tenuta all'Universita' di Palermo da Jeremy Rifkin, che il nucleare in Sicilia si fara' solo a tre precise condizioni: sicurezza, convenienza e partecipazione dei cittadini.
(F. Baglivi)
ecco un altro dei "Nucleare? ma dai!" - Anche quando ha costruito le sue 4 centrali l'Italia non aveva l'uranio...
Nucleare/ Rifkin: 'l'Italia non ha l'uranio, quindi non avrà l'indipendenza energetica'
Secondo il professor Jeremy Rifkin, consigliere per l'Energia del presidente americano Barak Obama, la questione del nucleare in Italia è solo propaganda: 'E' soltanto propaganda, non ci sarà mai perché non ci sono i soldi'. Secondo Rifkin, che è intervenuto a Palermo nei giorni scorsi tenendo una lectio magistralis in occasione della presentazione del Pears (Piano energetico e ambientale della regione siciliana), l'idea del nucleare 'è folle' in Italia che è il Paese del sole e delle fonti rinnovabili. Secondo l'economista l'indipendenza energetica non verrà data dal nucleare ma bensi dalla fonte, ossia l'uranio. 'L'Italia ha l'uranio? No. E allora dove sta questa indipendenza energetica?' si chiede Rifkin.
'Il sole, invece, c'è ed è per questo che bisogna investire in queste infrastrutture che permettono di sfruttare le fonti che ci sono. In Sicilia, per esempio c'è il sole: bisogna sfruttarlo'. 'La tecnologia oggi - continua Rifkin - permette di sfruttare il sole con una efficienza molto più alta di ieri e queste vanno portate rapidamente in Sicilia piuttosto che pensare al nucleare. Il nucleare ha risolto qualche problema alla Francia, in Italia non ci sono i soldi e non c'è l'uranio: non è una questione ideologica sulle scorie, se è sicuro o meno'.
Restando sempre in Sicilia e sull'argomento nucleare, il Governatore Lombardo ha fatto sapere, a margine della lectio magistralis tenuta all'Universita' di Palermo da Jeremy Rifkin, che il nucleare in Sicilia si fara' solo a tre precise condizioni: sicurezza, convenienza e partecipazione dei cittadini.
(F. Baglivi)
venerdì 20 marzo 2009
MA LA LEGA, NON SI VERGOGNA NEANCHE UN PO'?
E' vero che al peggio non c'è mai fine, ma questo è veramente troppo! Fino a quando continueremo a non reagire? Sia pure con mezzi nonviolenti ecc. ecc. ma anche l apazienza dei nonviolenti richia di avere un limite!!! Mi denuncino pure i razzisti, ma io mi rifiuto di denunciare un irregolare: non l'ho mai fatto e non lo farò mai...
Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana
Dal Centro di Documentazione Laboratorio per una EducazioneInterculturale, Bologna
Cari colleghi e colleghe,
siamo di fronte all'ennesimo attacco alla scuoladell'accoglienza e dell'inclusione.
Abbiamo appreso che nel cosiddetto "Pacchetto Sicurezza" gliinsegnanti, così come i medici e in quanto pubblici ufficiali, sonotenuti (nel "non debbono ma possono" si cela unamistificazione) a denunciare i propri allievi/e irregolari.
Tutto il mondo della scuola sa che dal 1994 una CircolareMinisteriale prevedeva l'obbligo scolastico per tutti i minoripresenti sul territorio italiano, ribadendo il concetto che ildiritto all'istruzione e il benessere psicofisico del minore (inquanto minore) è sempre anteposto a qualsivoglia considerazionedi carattere giuridico (status della famiglia). Siamo convinti che larichiesta rivolta agli insegnanti lede non solo il dirittoprimario di ogni bambino/a, ragazzo/a, all'istruzione ma è fortementelesiva della dignità dei docenti, della loro professionalità e delloro ruolo educativo.
Da ultimo, possiamo ricordare che, se è la sicurezza che sta acuore ai nostri concittadini prima dell'uguaglianza sostanziale deidiritti umani, famiglie allontanate dai servizi sociali esanitari e bambini esclusi dalle scuole, nell'inevitabiledegrado che ne consegue, costituiscono per la società un potenzialerischio, una sorta di bomba ad orologeria della cuideflagrazione tutti pagheremo le conseguenze.
L'invito è quello di cercare una via d'uscita comune e nonescludente. Sulla scia anche di quanto hanno già risposto i medici,il CD/LEI- Centro di Documentazione Laboratorio per un'EducazioneInterculturale del Comune di Bologna- propone agli insegnanti dirispondere a questa ingerenza indebita attraverso tutte lemodalità possibili, iniziando da cartelli plurilingue (che faremotradurre in pochi giorni e che vi invieremo) da affiggere suiportoni e negli atri delle scuole e da far arrivare alle famiglie dovesi ribadisce che:
· la scuola non denuncia
· che gli insegnanti rispondono alla loro coscienza di educatori ·che l'obbedienza non è più una virtù (Don Milani)
Vi segnaliamo anche come modello di "cartello plurilingue"quello predisposto da:
Medici senza frontiere, dalla Società italiana di medicina delle migrazioni, dall'Associazione Studi giuridicisull’immigrazione, dall'Osservatorio italiano sulla salute globale disponibile al seguente indirizzo http://www.occhioclinico.it/cms/node/1230
Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana,
sede di Bolognahttp://www.icareancora.it/
Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana
Dal Centro di Documentazione Laboratorio per una EducazioneInterculturale, Bologna
Cari colleghi e colleghe,
siamo di fronte all'ennesimo attacco alla scuoladell'accoglienza e dell'inclusione.
Abbiamo appreso che nel cosiddetto "Pacchetto Sicurezza" gliinsegnanti, così come i medici e in quanto pubblici ufficiali, sonotenuti (nel "non debbono ma possono" si cela unamistificazione) a denunciare i propri allievi/e irregolari.
Tutto il mondo della scuola sa che dal 1994 una CircolareMinisteriale prevedeva l'obbligo scolastico per tutti i minoripresenti sul territorio italiano, ribadendo il concetto che ildiritto all'istruzione e il benessere psicofisico del minore (inquanto minore) è sempre anteposto a qualsivoglia considerazionedi carattere giuridico (status della famiglia). Siamo convinti che larichiesta rivolta agli insegnanti lede non solo il dirittoprimario di ogni bambino/a, ragazzo/a, all'istruzione ma è fortementelesiva della dignità dei docenti, della loro professionalità e delloro ruolo educativo.
Da ultimo, possiamo ricordare che, se è la sicurezza che sta acuore ai nostri concittadini prima dell'uguaglianza sostanziale deidiritti umani, famiglie allontanate dai servizi sociali esanitari e bambini esclusi dalle scuole, nell'inevitabiledegrado che ne consegue, costituiscono per la società un potenzialerischio, una sorta di bomba ad orologeria della cuideflagrazione tutti pagheremo le conseguenze.
L'invito è quello di cercare una via d'uscita comune e nonescludente. Sulla scia anche di quanto hanno già risposto i medici,il CD/LEI- Centro di Documentazione Laboratorio per un'EducazioneInterculturale del Comune di Bologna- propone agli insegnanti dirispondere a questa ingerenza indebita attraverso tutte lemodalità possibili, iniziando da cartelli plurilingue (che faremotradurre in pochi giorni e che vi invieremo) da affiggere suiportoni e negli atri delle scuole e da far arrivare alle famiglie dovesi ribadisce che:
· la scuola non denuncia
· che gli insegnanti rispondono alla loro coscienza di educatori ·che l'obbedienza non è più una virtù (Don Milani)
Vi segnaliamo anche come modello di "cartello plurilingue"quello predisposto da:
Medici senza frontiere, dalla Società italiana di medicina delle migrazioni, dall'Associazione Studi giuridicisull’immigrazione, dall'Osservatorio italiano sulla salute globale disponibile al seguente indirizzo http://www.occhioclinico.it/cms/node/1230
Centro Formazione e Ricerca Don Lorenzo Milani e Scuola di Barbiana,
sede di Bolognahttp://www.icareancora.it/
venerdì 13 marzo 2009
razzismo di stato
Annamaria Rivera
Razzismo di Stato
“il manifesto”, 13 marzo 2009, p. 1
La “preferenza nazionale” era uno slogan del Front National francese in voga negli anni ’80. Ma il Front National è un partito di estrema destra che mai è stato accolto in un governo. Che oggi siano due ministri della Repubblica italiana –prima Bossi, oggi il più compassato Sacconi- a proporre la preferenza nazionale, rispettivamente sulla casa e sui lavori stagionali, è cosa che fa rabbrividire. Non solo ci conferma ciò che temiamo: l’uscita a destra dalla crisi. Ma ci prospetta che la torsione reazionaria sarà perseguita attivamente e incoraggiata. Il disegno è chiaro e riecheggia le fasi più cupe della storia del Novecento. Già oggi ne è in atto un dispositivo fondamentale, quello che mira a dirottare l’incertezza del futuro e il disagio popolari verso i più deboli fra i deboli: i rom e i migranti più precari. La costruzione dell’”emergenza-stupri”, con il corollario forcaiolo di innocenti mostrificati e additati tramite i media al pubblico ludibrio, a questo serve: ad aizzare il “razzismo dei piccoli bianchi”, così che coloro che vedono minacciati i propri scarsi privilegi possano sfogare frustrazione e rabbia su coloro che sono socialmente più vicini ma un po’ più in basso.
La gestione autoritaria e razzista della crisi economica esige uno stato di eccezione
permanente. E questo colpisce non solo stranieri e minoranze, ma gli stessi cittadini italiani maggioritari. Il pacchetto-sicurezza contiene misure persecutorie contro gli “estranei” ed anche norme miranti a reprimere il dissenso, il conflitto sociale, la libertà di espressione. Fino a conferire al ministro dell’Interno la facoltà di sciogliere gruppi “eversivi” e di oscurare siti telematici che invitino “a disobbedire alle leggi”. In questa strategia, il circolo vizioso del razzismo di Stato- razzismo mediatico-xenofobia popolare occupa un posto centrale: si reprime il dissenso e il conflitto sociale e nel contempo, con l’aiuto decisivo dei media, si additano capri espiatori verso i quali è possibile indirizzare la protesta di ceti popolari colpiti dalla crisi economica. I capri espiatori a loro volta sono resi più vulnerabili ed attaccabili dagli effetti della crisi, dalla privazione della casa e del lavoro, ma soprattutto da norme persecutorie che mirano ad umiliarli, emarginarli, de-
umanizzarli, negando loro diritti umani elementari: il diritto alla salute e alla famiglia, il diritto di mandare del denaro a casa e perfino di riconoscere i propri figli…
Ci sono modi e modi per uscire da una crisi che, certo, è globale ma si riflette in modo
particolarmente pesante su paesi, come l’Italia, devastati da politiche neoliberiste e dalla
debolezza e incoerenza dei sistemi di protezione sociale. Obama cerca d’indicare l’uscita della solidarietà e della coesione sociale, dell’incremento dei diritti dei più deboli, della difesa delle minoranze.
La destra che ci governa e i poteri che rappresenta additano la strada della “cattiveria” e del razzismo, sperando così che rancori e conflitti orizzontali permettano loro di restare in sella. E’ accaduto più volte nel corso della storia. Ma il fatto che sia uno schema classico non ci rassicura affatto.
martedì 10 marzo 2009
ALCUNE PORCHERIE INSERITE NEL DECRETO SICUREZZA...
da una mail di sergio briguglio a diverse liste…
Cari amici,
e' previsto per martedì prossimo l'inizio dell'esame del ddl
sicurezza (A.C. 2180, approvato dal Senato come A.S. 733) da parte
delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della
Camera.
Ricordo solo alcune delle porcherie inserite in questo disegno di legge:
- la soppressione del divieto di segnalazione dell'immigrato
irregolare che ricorra a prestazioni sanitarie;
- l'imposizione del requisito di regolarità del soggiorno per poter
contrarre matrimonio in Italia;
- l'esibizione del titolo di soggiorno per il perfezionamento degli
atti di stato civile (es.: la registrazione della nascita o il
riconoscimento del figlio naturale);
- l'imposizione del requisito di idoneità abitativa certificata dal
Comune ai fini del ricongiungimento familiare;
- la verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell'alloggio ai
fini dell'iscrizione anagrafica;
- l'istituzione di un accordo di integrazione ai fini del rilascio e
rinnovo dei permessi (permesso a punti);
- l'istituzione di un test di conoscenza della lingua italiana ai
fini del rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo
(carta di soggiorno);
- l'imposizione di un contributo da 80 a 200 euro per ogni
rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno;
- il prolungamento del periodo di convivenza in Italia necessario per
l'acquisto della cittadinanza per matrimonio (nonche' - se leggo bene
la disposizione - il degrado di tale acquisto dal rango di diritto
soggettivo a quello di interesse legittimo).
Spero (contra spem in spem credidit...) che gli organismi della
Chiesa cattolica, con un mutamento di stile epocale, ricorrano
pubblicamente al turpiloquio di fronte alla prospettiva che al
clandestino possa essere precluso l'accesso alle cure, la
celebrazione del matrimonio, la registrazione della nascita di un
figlio e il suo riconoscimento.
Questo e' un attentato ai diritti delle persone, dei minori e della
famiglia. Altro che PACS...
Cordiali saluti
sergio briguglio
Cari amici,
e' previsto per martedì prossimo l'inizio dell'esame del ddl
sicurezza (A.C. 2180, approvato dal Senato come A.S. 733) da parte
delle Commissioni riunite Affari costituzionali e Giustizia della
Camera.
Ricordo solo alcune delle porcherie inserite in questo disegno di legge:
- la soppressione del divieto di segnalazione dell'immigrato
irregolare che ricorra a prestazioni sanitarie;
- l'imposizione del requisito di regolarità del soggiorno per poter
contrarre matrimonio in Italia;
- l'esibizione del titolo di soggiorno per il perfezionamento degli
atti di stato civile (es.: la registrazione della nascita o il
riconoscimento del figlio naturale);
- l'imposizione del requisito di idoneità abitativa certificata dal
Comune ai fini del ricongiungimento familiare;
- la verifica delle condizioni igienico-sanitarie dell'alloggio ai
fini dell'iscrizione anagrafica;
- l'istituzione di un accordo di integrazione ai fini del rilascio e
rinnovo dei permessi (permesso a punti);
- l'istituzione di un test di conoscenza della lingua italiana ai
fini del rilascio del permesso CE per soggiornanti di lungo periodo
(carta di soggiorno);
- l'imposizione di un contributo da 80 a 200 euro per ogni
rilascio/rinnovo del permesso di soggiorno;
- il prolungamento del periodo di convivenza in Italia necessario per
l'acquisto della cittadinanza per matrimonio (nonche' - se leggo bene
la disposizione - il degrado di tale acquisto dal rango di diritto
soggettivo a quello di interesse legittimo).
Spero (contra spem in spem credidit...) che gli organismi della
Chiesa cattolica, con un mutamento di stile epocale, ricorrano
pubblicamente al turpiloquio di fronte alla prospettiva che al
clandestino possa essere precluso l'accesso alle cure, la
celebrazione del matrimonio, la registrazione della nascita di un
figlio e il suo riconoscimento.
Questo e' un attentato ai diritti delle persone, dei minori e della
famiglia. Altro che PACS...
Cordiali saluti
sergio briguglio
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