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mercoledì 9 settembre 2009

LA FECONDA INQUIETUDINE DELLA RICERCA. IL SINODO VALDESE
A CONFRONTO CON L’ATTUALITÀ POLITICA ED ECCLESIALE


35173. TORRE PELLICE-ADISTA. Nessuna autorità, politica o ecclesiastica, può decidere del problema della verità e imporre una soluzione senza alternative. È questa “feconda inquietudine della ricerca” – come la chiamava Vittorio Subilia, pastore e teologo valdese scomparso nel 1988 – che ha accompagnato i lavori del Sinodo delle Chiese valdese e metodista, svoltosi nella consueta cornice di Torre Pellice dal 23 al 28 agosto scorsi.
Una ricerca che ha toccato i temi più caldi del panorama politico-sociale del nostro Paese, passando dal Pacchetto Sicurezza di recente approvazione alla sentenza del Tar del Lazio del luglio scorso sulla questione del credito per chi frequenta l’ora di religione cattolica (v. Adista n. 86/09), fino a lambire le sponde della complessa questione della ricerca sulle cellule staminali embrionali.
La prima lezione di laicità l’ha impartita nella sua predicazione, durante il culto di apertura, il pastore Daniele Garrone, decano della Facoltà valdese di teologia di Roma. Prendendo spunto dal testo biblico di Geremia, “Cercate il bene della città .... Voi mi cercherete e mi troverete ... e io mi lascerò trovare da voi”, Garrone ha ricordato che “il bene comune non coincide con le visioni particolari di questo o quel gruppo, ma è inteso come uno spazio di eguale libertà e diritti per ognuno, qualunque sia la sua visione religiosa, morale o ideologica”. “Cercare il bene della città significa dunque sentirsi solidali con gli altri in una ricerca che non ha ricette date in partenza, ma che richiede una faticosa ricerca”: “Il bene della città - ha aggiunto quindi Garrone - non può mai essere il Bene con la b maiuscola, realizzato in base alla Verità con la V maiuscola, ma solo il bene che può risultare da una umanissima ricerca di giustizia”.
Garrone ha affrontato anche quello che si è rivelato poi il nucleo centrale di questo Sinodo, la questione dei migranti: anziché negare con “irrealistici schemi ideologici” che questi nuovi esuli “vengono a cercare il loro bene e contribuiscono al nostro”, ha esortato il teologo, “dovremmo avere l’umiltà di andare ad interpellare queste persone e chiedere a loro di farci l’esegesi di ‘dal suo bene il vostro dipende’”.
La questione è stata posta con grande forza anche dalla Commissione d’esame incaricata di istruire il dibattito sinodale che, richiamando i fondamenti teologi dell’accoglienza allo straniero, ha invitato il Sinodo a condannare le politiche migratorie promosse dal governo, sottolineando al contempo la rilevante presenza di migranti all’interno delle Chiese valdesi e metodiste che da anni partecipano a un programma della Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia (Fcei) denominato “Essere Chiesa insieme” (Eci). “Non è uno slogan - ha spiegato Paolo Naso, coordinatore del progetto e docente di Scienza Politica all'Università di Roma La Sapienza - ma una rete di Chiese che hanno scelto la strada della condivisione, dell'incontro e dello scambio”. “La Chiesa di Cristo è una - ha proseguito - e non può accettare le divisioni determinate dalle diversità linguistiche, etniche o culturali: da qui l'impegno a costruire percorsi comunitari e formativi comuni. Ma oggi, nel particolare contesto politico italiano, Eci è anche un grande laboratorio di integrazione, un modello ed una scuola di intercultura”.
I partecipanti al Sinodo hanno deciso quindi di indire, il 27 agosto, una giornata di digiuno, esprimendo così la loro “indignazione per le conseguenze che la legge 15 luglio 2009, n. 94 (il cosiddetto Pacchetto Sicurezza, ndr) ha, non soltanto sugli immigrati, ma anche sui cittadini italiani, sulla qualità della nostra democrazia e sul grado di legittimità del nostro ordinamento”. Una forma di protesta che il Sinodo aveva adottato già nel 1972 per dichiarare la solidarietà agli obiettori di coscienza incarcerati a causa del rifiuto di svolgere il servizio di leva e che ha ricevuto molte adesioni: dal segretario di Rifondazione Comunista, il valdese Paolo Ferrero, al senatore del Pdl, Lucio Malan, unico valdese presente in Parlamento in questa legislatura.
Il 25 agosto invece la Commissione bioetica della Tavola Valdese - che dalla sua nascita, nel 2000, segue i problemi connessi con lo sviluppo delle scienze biologiche e le loro ricadute nell'ambito sociale - ha presentato al Sinodo il documento sulle cellule staminali elaborato all’inizio del luglio scorso allo scopo di fornire da base al dibattito sinodale. Persuasi della necessità di “rinunciare ad ogni atteggiamento pregiudizialmente difensivo”, ritenendo “preferibile guardare al progresso scientifico in una prospettiva laica”, i membri della Commissione si sono espressi a favore della “possibilità che la ricerca si avvalga di embrioni ‘sovrannumerari’, altrimenti destinati alla distruzione”. “La direzione di ricerca sulle cellule staminali embrionali - ha affermato nel corso del dibattito sinodale Luca Savarino, coordinatore della Commissione e docente di Filosofia Politica all'Università del Piemonte orientale -, solleva grandi speranze, in ragione delle possibilità terapeutiche che essa dischiude, per combattere patologie che affliggono l’umanità e che attualmente sono giudicate inguaribili o incurabili”. Tale ricerca tuttavia “si colloca all’incrocio di enormi quesiti teologici, antropologici, etici ed economico-sociali”, ha proseguito, sottolineando la complessità dei fattori in gioco: libertà di ricerca, tutela della salute, equità nell’allocazione delle risorse sanitarie, salvaguardia dell’embrione: “valori tutti egualmente difendibili che entrano, talora, in aperto conflitto”.
La laicità, storico cavallo di battaglia della Chiesa valdese (al punto da divenire lo slogan della campagna otto per mille di quest’anno) è stata tra i temi più sentiti del Sinodo. Viva soddisfazione è stata espressa per la sentenza del Tar del Lazio dello scorso luglio, che, accogliendo il ricorso presentato da una serie di associazioni e Chiese (tra le quali anche quella valdese), ha stabilito che gli insegnanti di religione non possono intervenire nell’attribuzione del credito scolastico (come invece prevedeva un’ordinanza del ministro Fioroni prima e della Gelmini poi). “Crediamo - ha affermato in merito Adriano Bertolini, membro della Tavola valdese - si debba cogliere l’occasione di questa sentenza per aprire un grande confronto culturale su come la religione debba essere presente nel percorso formativo degli studenti italiani. Al di là della dimensione confessionale, infatti, vi è una rilevanza culturale delle religioni che deve essere riconosciuta e valorizzata”.
I lavori del Sinodo si sono conclusi con l’elezione delle cariche che hanno visto la riconferma per il quinto anno consecutivo di Maria Bonafede a moderatora della Tavola valdese. Prendendo spunto dal sermone sulla montagna (Mt 6,26-29), nel suo discorso conclusivo la Bonafede ha sottolineato come “con Gesù il Regno di Dio si è fatto vicinissimo, riconoscibile come amore che ci incontra: il Regno e la giustizia di Dio fanno della nostra vita una vita veramente umana, una vita che ha un centro, una vita che sa che ogni giorno è il giorno della partecipazione, della condivisione, dell’amore che si può spendere senza riserve”. (ingrid colanicchia)

tratto da Adista :: Archivio anno 2009 :: Adista Notizie n. 88
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