Telefonando stamattina alla Fondazione Langer, abbiamo appreso che, nonostante l'intervento del Presidente della Camera, ancora il regime iraniamo non ha concesso a Narges Mohammadi, stretta collaboratrice del Premio Nobel Shirin Ebadi, di venire in Italia a ritirare il premio Langer 2009.
Vedi articolo di stampa sotto riportato.
Il numero di questo mese di "Azione Nonviolenta" ha un articolo dedicato alla figura di Narges ed illustra l'attività dei due organismi di cui è vicepresidente: il «Centro dei difensori dei diritti umani» e il «Consiglio nazionale della pace». Ragion di più da parte nostra per sollecitare la sottoscrizione dell'appello "per non lasciare sola Tehran". Oggi - a quanto ne sappiamo, ci sono iniziative per sostenere la civile ribellione dell'Onda Verde a Roma e a Palermo. Domani si manifesta a Firenze. Diamoci una mossa!.
APPELLO - NON LASCIAMO SOLA TEHRAN!
Le notizie che giungono da Tehran sono drammatiche. Queste giovani e questi giovani, queste persone comuni che, rischiando la vita, sognano più libertà e chiedono il rispetto della volontà popolare (con un voto regolare), meritano tutta la nostra ammirazione ed il nostro sostegno. Non è questo il momento dei distinguo accademici sul tasso di democraticità e laicità dell'attuale opposizione politica.E' il momento, invece, di mobilitarsi subito, insieme!E' necessario che, anche in Italia, ci uniamo alle proteste davanti all'Ambasciata di Roma, ai vari consolati, nelle diverse piazze, per fare sentire che Tehran non è sola!La pressione dell'opinione pubblica internazionale potrà, forse, evitare all'umanità tutta la vergogna di una "Tehran-men" annunciatrice di nuovi lutti e nuove guerre. Primi firmatari individuali: Don Luigi Ciotti - Francesco Lo Cascio - Alberto L'Abate - Alfonso Navarra Associazioni, gruppi, movimenti: Gruppo Abele - LDU - Libera - Riconciliazione.it - Coordinamento Nord Sud del Mondo - Centro Internazionale Helder Camara - FIM-CISL nazionale (appena pervenuta)
Per informazioni e adesioni Coordinamento "Fermiamo che scherza col fuoco atomico"c/o Campagna OSM/DPN via M. Pichi, 120143 Milano
e mail: locosm@tin.ittel. 02-58101226 cell. 349 5211837
Premio Langer, si muovono le ambasciate. Ritirato il passaporto a Narges Mohammadi. Intervento diplomatico di Fini (Alexander Langer, politico e eurodeputato dei Verdi, tra i fondatori del movimento ambientalista, è morto a Firenze nel luglio del 1995 )
BOLZANO — Dall'8 maggio il suo passaporto è nelle mani della polizia iraniana. Narges Mohammadi, premio Langer 2009, rischia di non riaverlo in tempo per venire a Bolzano ai primi di luglio e quindi a Roma, dove è attesa nella sala del Cavaliere della Camera per un incontro con il presidente Fini. E nei giorni scorsi l'ex leader di An, in accordo con la Farnesina, ha deciso di muovere la diplomazia a Roma e Teheran con l'obiettivo di far riottenere alla leader «femminista» iraniana il documento necessario per l'espatrio.
«Quella di muoversi prima del voto - —conferma la bolzanina Grazia Barbiero, da molti anni nell'ufficio presidenza della Camera, dove sostiene le varie cause in favore delle donne e della nonviolenza — è una scelta precisa. Per l'Italia è indifferente chi vincerà (si vota oggi, ndr). La questione va risolta al più presto, perché sarebbe gravissimo se Narges non potesse venire in Italia. Siamo comunque fiduciosi».
La fiducia è in parte riposta nelle discrete relazioni diplomatiche fra i due Paesi. L'Italia è probabilmente lo Stato europeo che ha i rapporti migliori con la Repubblica islamica guidata dal tandem Ahmadinejad (presidente uscente) - Ali Khamenesi (guida suprema). Qualche settimana fa una missione diplomatica del ministro Frattini — guardata con moltissima attenzione dal segretario di Stato americano, Hillary Clinton, e con leggera apprensione da Israele — saltò all’ultimo momento perché lo stesso giorno il «dottore » diede l’ok al test di un nuovo missile in grado di raggiungere lo Stato ebraico (la motivazione ufficiale della Farnesina fu comunque la richiesta di prevedere l’incontro fuori Teheran).
L’Iran preelettorale — come racconta, nell’articolo sotto Sabri Najaf e come è possibile verificare pure dai videoreportage di Andrea Nicastro su www.corriere.it — è un Iran insolitamente libero: gente per strada di notte, sberleffi ad Ahmadinejad, la possibilità di raccogliere firme ... . L’autoritario presidente iraniano cerca voti in tutte le fasce della popolazione. Il problema è che un mese fa le briglie non erano ancora sciolte.
L’8 maggio Narges Mohammadi stava per salire su un aereo per raggiungere il Guatemala dove avrebbe parlato del ruolo delle donne nella democrazia in Iran. «Il portavoce della forza giudiziaria iraniana Alireza Jamshidi - si legge in un lancio del 22 maggio — ha detto alla agenzia di stampa iraniana Irna che la attivista dei diritti umani Narges Mohammadi, la stretta collaboratrice di Nobel per la pace Shirin Ebadi, è stata accusata di 'propaganda contro il regime iraniano'». Per questo le è stato ritirato il passaporto. Qualche settimana prima la Fondazione Langer di Bolzano aveva annunciato che avrebbe dato il premio intitolato all’ex eurodeputato verde proprio alla «femminista » iraniana.
Narges Mohammadi è vicepresidente e portavoce del «Centro dei difensori dei diritti umani» e presidente del comitato esecutivo del «Consiglio nazionale della pace». Quel giorno si trovava insieme a Soraya Izadpanah un'altra collaboratrice del consiglio della pace. Per entrambe è scattato il divieto di espatrio e dovranno presto presentarsi davanti ad un tribunale. Qualche giorno dopo la diffusione della notizia Mohammadi ha dichiarato: «Questo modo di dare la notizia è sorprendente. È contro i diritti civili di ogni cittadino. Il portavoce della forza giudiziaria, infatti, ha dato la notizia di un’accusa contro di me prima alla stampa. Non accetto questa accusa fino a quando non ne saranno chiari i motivi. Sono un attivista dei diritti umani e nient’altro ». «Ci auguriamo — afferma Grazia Barbiero — che la vicenda si sblocchi al più presto ». L’incontro alla Camera è fissato per il 7 luglio alle 16. Il premio le sarà consegnato a Bolzano il 2 luglio.
Fonte: Corriere dell'Alto Adige da 12/06/2009
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mercoledì 24 giugno 2009
martedì 23 giugno 2009
sit in per l'Iran
da un volantino della LOC Lega Obiettori di Coscienza
LOC locosm@tin.it
Si sta organizzando un sit in al politema di Palermo per giovedi prossimo (ore 16-19), quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle donne di Teheran.
Il MIR degli USA (http://www.forusa.org/ ) già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma nucleare iraniano.
In internet ( http://www.iniziativanonviolenta.wordpress.org/) abbiamo iniziato una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni parlamentari sia alla camera che al senato.
Si è in oltre riusciti a far si che anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/ ). Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in Tehran:http://bit.ly/WC3Fh; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Anche la LOC e gli obiettori fiscali propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico ).
Naturalmente ci si muove liberi dalla paranoia che "torni il Sig. Jones". La gente veramente libera, nell'intelligenza e nel cuore, sa "riconoscere dai frutti" i "buoni" dai "cattivi" (e dai "cattivissimi" pagati dalla CIA).
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
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Si sta organizzando un sit in al politema di Palermo per giovedi prossimo (ore 16-19), quale prima iniziativa cittadina a sostegno della lotta dei giovani e delle donne di Teheran.
Il MIR degli USA (http://www.forusa.org/ ) già da anni ha un programma di intervento e gemellaggi con la società civile iraniana, per scongiurare i rischi di una guerra col pretesto del programma nucleare iraniano.
In internet ( http://www.iniziativanonviolenta.wordpress.org/) abbiamo iniziato una mobilitazione che ha portato alla presentazione di 2 interrogazioni parlamentari sia alla camera che al senato.
Si è in oltre riusciti a far si che anche l'ambasciata italiana a teheran aprisse le porte ai feriti delle manifestazioni di questi giorni (http://www.marcellosaponaro.it/blog/2009/06/20/porte-aperte-subito/ ). Qui la lista delle ambasciate aperte (Embassies Accepting Injured People in Tehran:http://bit.ly/WC3Fh; http://www.huffingtonpost.com/2009/06/13/iran-demonstrations-viole_n_215189.html).
Anche la LOC e gli obiettori fiscali propongono nuovamente l'apertura di analoghe ambasciate di Pace in Iran" (http://groups.google.it/group/fermiamo-il-fuoco-atomico ).
Naturalmente ci si muove liberi dalla paranoia che "torni il Sig. Jones". La gente veramente libera, nell'intelligenza e nel cuore, sa "riconoscere dai frutti" i "buoni" dai "cattivi" (e dai "cattivissimi" pagati dalla CIA).
Alfonso Navarra - obiettore alle spese militari e nucleari
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venerdì 19 giugno 2009
un grande ritorno: iran e votare centrosinistra...
Con il pensiero e il cuore rivolto all'Iran, torno a scrivere qualcosa sul blog da cui, causa riparazione computer, mi sono distaccato per ben quattro giorni.
Faccio notare che nonostante le proteste, l'Iran è invitato al G8 che si terrò a Trieste...e che, se non ricordo male, l'Italia è uno dei maggiori partner economici del 'simpatico' leader iraniano...
notizia per i leghisti: sapete chi è il massimo produttore di zafferano al mondo? Non lo saprete di certo perchè, come dicevano in un film di cui non ricordo il titolo, certe notizie le nascondono nei libri...comunuqe ve lo dico lo stesso: l'Iran...per cui mi sa che nel vostro risotto ci sia qualcosa di iraniano...ah ah ah...mangiate cous cous che è meglio!
Giuliano
PS: visto che salto di palo in frasca: domenica e lunedì votate per il centrosinistra (tappatevi quel che volete)...non consegnamo a questa destra quello che ancora non ha. lo so il centrosinistra è un po'...così...ma la destra fa paura...
dimenticavo: i referendum vanno boicottati (senza ritirare la scheda...) sarei tentatodi votare solo al terzo -scheda verde- per impedire all'attivissimo presidente di presentarsi ovunque, come candidato, dico...
Faccio notare che nonostante le proteste, l'Iran è invitato al G8 che si terrò a Trieste...e che, se non ricordo male, l'Italia è uno dei maggiori partner economici del 'simpatico' leader iraniano...
notizia per i leghisti: sapete chi è il massimo produttore di zafferano al mondo? Non lo saprete di certo perchè, come dicevano in un film di cui non ricordo il titolo, certe notizie le nascondono nei libri...comunuqe ve lo dico lo stesso: l'Iran...per cui mi sa che nel vostro risotto ci sia qualcosa di iraniano...ah ah ah...mangiate cous cous che è meglio!
Giuliano
PS: visto che salto di palo in frasca: domenica e lunedì votate per il centrosinistra (tappatevi quel che volete)...non consegnamo a questa destra quello che ancora non ha. lo so il centrosinistra è un po'...così...ma la destra fa paura...
dimenticavo: i referendum vanno boicottati (senza ritirare la scheda...) sarei tentatodi votare solo al terzo -scheda verde- per impedire all'attivissimo presidente di presentarsi ovunque, come candidato, dico...
domenica 14 giugno 2009
AL PEGGIO NON C'E' MAI FINE...
nascono le ronde nere
Scritto da AlbaniaNews Sabato 13 Giugno 2009 15:34
Il Msi ( Movimento sociale Italiano ) ha presentato questa mattine le "ronde nere" che affiancheranno "le ronde padane" nella sorveglianza del territorio italiano. A detta di Gaetano Saia che sarà anche il presidente del nascente Partito Nazionalista Italiano, sono già in 2100 pronti a garantire la sicurezza di noi cittadini, specialmente nel Nord Italia. Oggi dovrebbe esserci anche la loro presentazione ufficiale. Le gloriose guardie dovranno garantire lo svolgersi del congresso "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale"
Singolare la scelta dell'uniforme. La divisa sarà una camicia grigia o kaki, pantaloni neri e avranno tutti una fascia nera al braccio, sarà impressa la "ruota solare" che sarà anche il simbolo del nuovo partito, nonche un simpatico basco con aquila imperiale romana.
Colpisce, prima di tutto, il fatto che ogni partito spinge per avere una sua ronda, in evidente contrasto con l'esistenza stessa delle Forze dell'Ordine, percepiti oramai come incapaci di mantenere l'ordine pubblico, probabilmente sovversivi e in combutta con le toghe rosse. Singolare anche la scelta dell'uniforme che ricorda un pò vuoi le milizie fasciste, vuoi le brigade comuniste o le formazione delle SS.
Non possiamo non ricordare quel bellissimo detto che recita "Quando un popolo rinuncia alla libertà in nome della sicurezza, allora le perderà entrambe." Sperando che sia sbagliata.
Saya avrà il ruolo di "ispiratore politico", qualsiasi cosa questo significhi. Il signor Gaetano Saya è stato rinviato a giudizio nel 2004 per aver diffuso 'idee fondate sulla superiorita' e l'odio razziale', e ha avuto il buongusto di mettere in guardia i fratelli ariani parlando degli immigrati come 'un pericolo per la nostra razza'.
Da una mail di Giovanni Falcetta
PS: se non ricordo male, già Cicerone, ai suoi tempi, si chiedeva 'chi ci difende dalla difesa?'
Scritto da AlbaniaNews Sabato 13 Giugno 2009 15:34
Il Msi ( Movimento sociale Italiano ) ha presentato questa mattine le "ronde nere" che affiancheranno "le ronde padane" nella sorveglianza del territorio italiano. A detta di Gaetano Saia che sarà anche il presidente del nascente Partito Nazionalista Italiano, sono già in 2100 pronti a garantire la sicurezza di noi cittadini, specialmente nel Nord Italia. Oggi dovrebbe esserci anche la loro presentazione ufficiale. Le gloriose guardie dovranno garantire lo svolgersi del congresso "Movimento Sociale Italiano - Destra Nazionale"
Singolare la scelta dell'uniforme. La divisa sarà una camicia grigia o kaki, pantaloni neri e avranno tutti una fascia nera al braccio, sarà impressa la "ruota solare" che sarà anche il simbolo del nuovo partito, nonche un simpatico basco con aquila imperiale romana.
Colpisce, prima di tutto, il fatto che ogni partito spinge per avere una sua ronda, in evidente contrasto con l'esistenza stessa delle Forze dell'Ordine, percepiti oramai come incapaci di mantenere l'ordine pubblico, probabilmente sovversivi e in combutta con le toghe rosse. Singolare anche la scelta dell'uniforme che ricorda un pò vuoi le milizie fasciste, vuoi le brigade comuniste o le formazione delle SS.
Non possiamo non ricordare quel bellissimo detto che recita "Quando un popolo rinuncia alla libertà in nome della sicurezza, allora le perderà entrambe." Sperando che sia sbagliata.
Saya avrà il ruolo di "ispiratore politico", qualsiasi cosa questo significhi. Il signor Gaetano Saya è stato rinviato a giudizio nel 2004 per aver diffuso 'idee fondate sulla superiorita' e l'odio razziale', e ha avuto il buongusto di mettere in guardia i fratelli ariani parlando degli immigrati come 'un pericolo per la nostra razza'.
Da una mail di Giovanni Falcetta
PS: se non ricordo male, già Cicerone, ai suoi tempi, si chiedeva 'chi ci difende dalla difesa?'
CHI CI HA DERUBATO?
D'intesa con la redazione di Rocca (rocca@cittadella.org ; www.rocca.cittadella.org ) diffondo in anticipo (come già faccio con gli articoli di La Valle) il mio prossimo articolo per la rubrica "Fatti e segni" (che tengo dal 1989), come invito a conoscere questa rivista quindicinale, chiedendone numeri in saggio.
Rocca è eccellente per la larghezza di interessi, per l'attenzione approfondita a problemi e fatti, ed è ben leggibile per il linguaggio serio, libero, non riservato a specialisti.
Enrico Peyretti, Torino
Chi ci ha derubato?
Enrico Peyretti
Angelo - Da bimbi lo sapevamo e l’abbiamo dimenticato: un angelo accanto ad ognuno, che ha cura di lui. Che altro sapevamo che non sappiamo più? Che cos’abbiamo imparato che i bimbi non sanno? Che cosa potremmo imparare se continuassimo a nascere?Bimbi - Ero lì senza sorriso, quando piccoli passerotti umani compaiono correndo, giocando ad inseguirsi sulla via, due bimbetti appena sgambettanti, spettacolo di vita risorgente, e io senza volerlo mi trovo che sorrido. Dolore - Ricordo una riflessione di don Michele Do sul “buon ladrone”. Tento di riassumerla. È un uomo condannato ad atroce sofferenza che sa guardare al dolore del vicino, non solo al proprio; è un colpevole che riconosce il proprio male e chiede a Gesù che si ricordi di lui, nel suo regno. Gli altri (anche l’altro condannato) sfidano Gesù a salvare se stesso se vuol salvare altri. Forse in quel momento Gesù è tentato di ritenere fallita tutta la sua opera, abbandonato dal Padre. Il buon ladrone lo riporta alla missione per cui è nato, per cui muore: annunciare la salvezza. Il ladrone aiuta Gesù, quasi lo salva come messia, e Gesù gli promette salvezza per questa sua fiducia nella vita mentre è preda di una vendetta di morte, per la rara santità di saper guardare l’altro, crocifisso come lui, accanto a lui. Noi siamo salvati sulla croce di Gesù, ma anche su quella del ladrone buono.Dono - Ognuno restituisce ai figli ciò che ha avuto dai genitori. Non è al datore che si rende il dono. Continua solamente ciò che si perde. Giustizia - Enormi parti dell’umanità hanno creduto e sperato nella giustizia, amato e lottato per l’uguaglianza di tutte le persone nella dignità effettiva, hanno pagato anche con la vita per la liberazione dalla fame e dalla soggezione ai bisogni che abbrutisce. Tutto questo non è stato solo nel movimento operaio e socialista nei due secoli precedenti all’attuale, ma era già nelle sapienze e nelle morali antiche, che sono radice e anima, spesso non riconosciuta, di quel movimento contemporaneo. Oggi quella fede sembra perduta. Chi ci ha tanto derubato? Chi ci ha tolto la fede nella giustizia? Chi ha distrutto quest’anima, senza la quale l’umanità non è viva? Se riusciamo a vedere chi e che cosa, anche in noi stessi, ci ha avvelenato la speranza, chi ci ha falsificato l’ideale in illusione, per potere spararci addosso il colpo mortale della delusione e della rassegnazione, allora potremo tornare a fare analisi della realtà alla luce della intelligenza disincantata e con la forza dell’anima (satyagraha), e potremo vedere dove sta l’inganno e come si può cercare di diventare veramente umani, soci o fratelli, più giusti. Mare - La nave taglia il mare: una gran pelle ferita sanguina schiuma bianca. Il mare è mobile, grande, uguale, rotondo, superficie del profondo. Qui il mondo liquido prende forma dal vento, che si rivela in onde dalle creste bianche, che subito scompaiono. Immagino che siano queste le figure antiche di sirene nascenti dall’acqua. Il mare è più antico di tutta la storia, solo le stelle più antiche di lui. Si affacciano i delfini, a ridere di noi superficiali e metallici.Pena - La coppia che litiga per strada è molto penoso spettacolo, fa vacillare il senso delle cose. Pensare - Integra la realtà con la fantasia e puoi incontrare nuova realtà. Limita la fantasia alla realtà e puoi perdere nuova realtà.Regalo - Non puoi regalare un giocattolo a un bambino, che ce l’ha già… Ne hanno troppi. Una buona idea: cercare i giocattoli di una volta, originalissimi. Ma ci sono ancora?Scusa – Vorrei potere scusare un uomo potente e vuoto, miserabile. Anche lui, affamato di donne prelibate, cerca Dio, purché non le consideri sacrifici umani dovuti alla propria divinità, ma spenda se stesso, deluso dal potere, come estrema invocazione, nel seno di ogni povera immagine dell’infinita bellezza.Silenzio - I morti sono in Dio. Se parlo con Dio parlo con loro. Rispondono, per la stessa via, come risponde Dio: con silenziosi suggerimenti interiori.Tempo - Con l’invecchiare, sempre meno sono i nomi che ti risultano nuovi, e tutte le facce che vedi somigliano ad una già vista. Ti scopri a pensare come Qohelet, sempre più spesso. I tipi umani sono limitati. Sì, ogni persona è unica, ma l’umanità si ripete terribilmente simile, nei suoi aspetti, e nei comportamenti.
Rocca è eccellente per la larghezza di interessi, per l'attenzione approfondita a problemi e fatti, ed è ben leggibile per il linguaggio serio, libero, non riservato a specialisti.
Enrico Peyretti, Torino
Chi ci ha derubato?
Enrico Peyretti
Angelo - Da bimbi lo sapevamo e l’abbiamo dimenticato: un angelo accanto ad ognuno, che ha cura di lui. Che altro sapevamo che non sappiamo più? Che cos’abbiamo imparato che i bimbi non sanno? Che cosa potremmo imparare se continuassimo a nascere?Bimbi - Ero lì senza sorriso, quando piccoli passerotti umani compaiono correndo, giocando ad inseguirsi sulla via, due bimbetti appena sgambettanti, spettacolo di vita risorgente, e io senza volerlo mi trovo che sorrido. Dolore - Ricordo una riflessione di don Michele Do sul “buon ladrone”. Tento di riassumerla. È un uomo condannato ad atroce sofferenza che sa guardare al dolore del vicino, non solo al proprio; è un colpevole che riconosce il proprio male e chiede a Gesù che si ricordi di lui, nel suo regno. Gli altri (anche l’altro condannato) sfidano Gesù a salvare se stesso se vuol salvare altri. Forse in quel momento Gesù è tentato di ritenere fallita tutta la sua opera, abbandonato dal Padre. Il buon ladrone lo riporta alla missione per cui è nato, per cui muore: annunciare la salvezza. Il ladrone aiuta Gesù, quasi lo salva come messia, e Gesù gli promette salvezza per questa sua fiducia nella vita mentre è preda di una vendetta di morte, per la rara santità di saper guardare l’altro, crocifisso come lui, accanto a lui. Noi siamo salvati sulla croce di Gesù, ma anche su quella del ladrone buono.Dono - Ognuno restituisce ai figli ciò che ha avuto dai genitori. Non è al datore che si rende il dono. Continua solamente ciò che si perde. Giustizia - Enormi parti dell’umanità hanno creduto e sperato nella giustizia, amato e lottato per l’uguaglianza di tutte le persone nella dignità effettiva, hanno pagato anche con la vita per la liberazione dalla fame e dalla soggezione ai bisogni che abbrutisce. Tutto questo non è stato solo nel movimento operaio e socialista nei due secoli precedenti all’attuale, ma era già nelle sapienze e nelle morali antiche, che sono radice e anima, spesso non riconosciuta, di quel movimento contemporaneo. Oggi quella fede sembra perduta. Chi ci ha tanto derubato? Chi ci ha tolto la fede nella giustizia? Chi ha distrutto quest’anima, senza la quale l’umanità non è viva? Se riusciamo a vedere chi e che cosa, anche in noi stessi, ci ha avvelenato la speranza, chi ci ha falsificato l’ideale in illusione, per potere spararci addosso il colpo mortale della delusione e della rassegnazione, allora potremo tornare a fare analisi della realtà alla luce della intelligenza disincantata e con la forza dell’anima (satyagraha), e potremo vedere dove sta l’inganno e come si può cercare di diventare veramente umani, soci o fratelli, più giusti. Mare - La nave taglia il mare: una gran pelle ferita sanguina schiuma bianca. Il mare è mobile, grande, uguale, rotondo, superficie del profondo. Qui il mondo liquido prende forma dal vento, che si rivela in onde dalle creste bianche, che subito scompaiono. Immagino che siano queste le figure antiche di sirene nascenti dall’acqua. Il mare è più antico di tutta la storia, solo le stelle più antiche di lui. Si affacciano i delfini, a ridere di noi superficiali e metallici.Pena - La coppia che litiga per strada è molto penoso spettacolo, fa vacillare il senso delle cose. Pensare - Integra la realtà con la fantasia e puoi incontrare nuova realtà. Limita la fantasia alla realtà e puoi perdere nuova realtà.Regalo - Non puoi regalare un giocattolo a un bambino, che ce l’ha già… Ne hanno troppi. Una buona idea: cercare i giocattoli di una volta, originalissimi. Ma ci sono ancora?Scusa – Vorrei potere scusare un uomo potente e vuoto, miserabile. Anche lui, affamato di donne prelibate, cerca Dio, purché non le consideri sacrifici umani dovuti alla propria divinità, ma spenda se stesso, deluso dal potere, come estrema invocazione, nel seno di ogni povera immagine dell’infinita bellezza.Silenzio - I morti sono in Dio. Se parlo con Dio parlo con loro. Rispondono, per la stessa via, come risponde Dio: con silenziosi suggerimenti interiori.Tempo - Con l’invecchiare, sempre meno sono i nomi che ti risultano nuovi, e tutte le facce che vedi somigliano ad una già vista. Ti scopri a pensare come Qohelet, sempre più spesso. I tipi umani sono limitati. Sì, ogni persona è unica, ma l’umanità si ripete terribilmente simile, nei suoi aspetti, e nei comportamenti.
sabato 13 giugno 2009
DA IERI OGNUNO DI NOI E' MENO LIBERO......
È passato l'emendamento D'Alia.
L 'attacco finale alla democrazia è iniziato!
Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto
controllo.
Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l 'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il n. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più
possibile. È ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani.
È in gioco davvero la democrazia!!!
da una mail di Rolando A. Borzetti a diverse ml
L 'attacco finale alla democrazia è iniziato!
Berlusconi e i suoi sferrano il colpo definitivo alla libertà della rete internet per metterla sotto
controllo.
Ieri nel voto finale al Senato che ha approvato il cosiddetto pacchetto sicurezza (disegno di legge 733), tra gli altri provvedimenti scellerati come l 'obbligo di denuncia per i medici dei pazienti che sono immigrati clandestini e la schedatura dei senza tetto, con un emendamento del senatore Gianpiero D'Alia (UDC), è stato introdotto l'articolo 50-bis, "Repressione di attività di apologia o istigazione a delinquere compiuta a mezzo internet". Il testo la prossima settimana approderà alla Camera. E nel testo approdato alla Camera l'articolo è diventato il n. 60. Anche se il senatore Gianpiero D'Alia (UDC) non fa parte della maggioranza al Governo, questo la dice lunga sulla trasversalità del disegno liberticida della "Casta" che non vuole scollarsi dal potere.
In pratica se un qualunque cittadino che magari scrive un blog dovesse invitare a disobbedire a una legge che ritiene ingiusta, i provider dovranno bloccarlo. Questo provvedimento può obbligare i provider a oscurare un sito ovunque si trovi, anche se all'estero. Il Ministro dell'interno, in seguito a comunicazione dell'autorità giudiziaria, può disporre con proprio decreto l'interruzione della attività del blogger, ordinando ai fornitori di connettività alla rete internet di utilizzare gli appositi strumenti di filtraggio necessari a tal fine. L'attività di filtraggio imposta dovrebbe avvenire entro il termine di 24 ore. La violazione di tale obbligo comporta una sanzione amministrativa pecuniaria da euro 50.000 a euro 250.000 per i provider e il carcere per i blogger da 1 a 5 anni per l'istigazione a delinquere e per l'apologia di reato, da 6 mesi a 5 anni per l'istigazione alla disobbedienza delle leggi di ordine pubblico o all'odio fra le classi sociali. Immaginate come potrebbero essere ripuliti i motori di ricerca da tutti i link scomodi per la Casta con questa legge? Si stanno dotando delle armi per bloccare in Italia Facebook, Youtube, il blog di Beppe Grillo e tutta l'informazione libera che viaggia in rete e che nel nostro Paese è ormai l'unica fonte informativa non censurata. Vi ricordo che il nostro è l'unico Paese al mondo, dove una media company, Mediaset, ha chiesto 500 milioni di risarcimento a YouTube. Vi rendete conto? Quindi il Governo interviene per l'ennesima volta, in una materia che vede un'impresa del presidente del Consiglio in conflitto giudiziario e d'interessi. Dopo la proposta di legge Cassinelli e l'istituzione di una commissione contro la pirateria digitale e multimediale che tra poco meno di 60 giorni dovrà presentare al Parlamento un testo di legge su questa materia, questo emendamento al "pacchetto sicurezza" di fatto rende esplicito il progetto del Governo di "normalizzare" il fenomeno che intorno ad internet sta facendo crescere un sistema di relazioni e informazioni sempre più capillari che non si riesce a dominare.
Obama ha vinto le elezioni grazie ad internet? Chi non può farlo pensa bene di censurarlo e di far diventare l'Italia come la Cina e la Birmania. Oggi gli unici media che hanno fatto rimbalzare questa notizia sono stati Beppe Grillo dalle colonne del suo blog e la rivista specializzata Punto Informatico.
Fate girare questa notizia il più
possibile. È ora di svegliare le coscienze addormentate degli italiani.
È in gioco davvero la democrazia!!!
da una mail di Rolando A. Borzetti a diverse ml
LETTERA APERTA AL PRESIDENTE DELLA REPUBBLICA E AL PREMIER....
Oggetto: Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Premier: aderisce anche Ecumenici
Postato su Facebook il 14 -06 alle ore 19.50; sono operativi due nuovi comoderatori: Beppe (cattolico) e Gianluca (battista e fiduciario di Ecumenici)
Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio sui rinvii di migranti e richiedenti asilo verso la Libia
Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.
Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo.
A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno).
Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.
La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro.
La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura, persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.
L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme.
Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione di tali stati.
Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra Italia e Libia negli ultimi anni.
Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.
Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.
Roma, 10 giugno 2009
Amnesty International Italia
Associazione ARCI
ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione)
Associazione Progetto Diritti
Associazione Senza Confine
Casa dei Diritti Sociali
Centro Astalli – JRS Italia
FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)
CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)
Centro Ex Canapificio - Castevolturno
SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)
Postato su Facebook il 14 -06 alle ore 19.50; sono operativi due nuovi comoderatori: Beppe (cattolico) e Gianluca (battista e fiduciario di Ecumenici)
Lettera aperta al Presidente della Repubblica e al Presidente del Consiglio sui rinvii di migranti e richiedenti asilo verso la Libia
Le organizzazioni firmatarie, appartenenti al Tavolo Asilo, si appellano oggi pubblicamente al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi per chiedere attenzione verso i diritti umani e il diritto d’asilo, il quale risulta profondamente a rischio a seguito della politica perseguita dall’Italia nel Mediterraneo.
Tra il 6 e l’11 maggio, unità navali Italiane hanno rinviato forzatamente in Libia alcune centinaia di persone – 471 secondo quanto dichiarato dal Ministro dell’Interno al Senato il 25 maggio – dopo averle intercettate nelle acque del Mediterraneo.
A riguardo, intendiamo innanzitutto esprimere la nostra profonda preoccupazione e il nostro rammarico per la mancanza di trasparenza che ha caratterizzato tali operazioni. Non si ha notizia che riguardo alle persone trasportate in Libia sia stata rilevata la nazionalità, l’eventuale minore età, l’eventuale stato di gravidanza delle donne, o la possibile richiesta di protezione internazionale, così come non risulta che siano state accertate le condizioni di salute.
L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr) ha dichiarato che tra le persone riportate in Libia vi erano cittadini somali ed eritrei in cerca di protezione internazionale. In proposito è utile ricordare che, nel 2008, circa il 75% dei 35.000 migranti giunti in Italia via mare ha fatto richiesta di asilo e al 50% di questi è stata concessa una forma di protezione (fonte: Ministero dell’Interno).
Inoltre, secondo fonti di organizzazioni non governative, da maggio 2008 a febbraio 2009 sono stati circa 2000 i minori stranieri non accompagnati arrivati via mare a Lampedusa e negli ultimi anni sono aumentate le donne in gravidanza e i migranti con patologie legate alle condizioni di viaggio via mare come traumi, ustioni, ferite. Di conseguenza riteniamo che, assieme a persone bisognose di protezione internazionale, tra i migranti rinviati in Libia potessero esservi minori non accompagnati e persone bisognose di cure mediche.
La Libia è un paese che non aderisce alla Convenzione di Ginevra sui Rifugiati del 1951, non ha una procedura di asilo e non ha offerto sinora alcuna protezione a migranti e rifugiati, quindi non può essere considerata un posto sicuro.
La Convenzione di Ginevra relativa allo status dei rifugiati, la Convenzione Europea per la salvaguardia dei Diritti Umani e delle Libertà Fondamentali, la Convenzione ONU contro la tortura e altre pene o trattamenti inumani o degradanti, la Carta dei Diritti fondamentali dell’Unione europea e il Testo Unico sull’immigrazione della normativa italiana vietano le espulsioni, i respingimenti e ogni forma di rinvio, diretto o indiretto, verso luoghi nei quali esista un serio rischio che le persone rinviate possano essere vittime di tortura, persecuzione, altre gravi violazioni dei diritti umani e conflitti armati o condizioni di violenza generalizzata. Gli obblighi sanciti in questi strumenti internazionali e richiamati dalla normativa nazionale sono inderogabili e debbono essere sempre rispettati dalle autorità che svolgono attività di controllo alle frontiere e contrasto all’immigrazione irregolare, anche quando operano in zone extraterritoriali.
L’allontanamento di persone dalle coste europee, direttamente dal mare, senza aver dato loro accoglienza e assistenza medica a terra, rappresenta inoltre una violazione di principi umanitari, tenendo conto che queste persone hanno effettuato un viaggio lungo e pericoloso, in condizioni estreme.
Riteniamo sia da accogliere con favore la possibilità che, anche con il contributo dell’Italia e dell’Unione Europa, si possa costruire un sistema di asilo in paesi esterni all’UE fortemente investiti da flussi migratori, come la Libia. Tuttavia, ciò non può condurre all’ipotesi di demandare a paesi terzi l’esame delle domande di asilo presentata da rifugiati che intendono chiedere protezione all’Italia e ad altri paesi europei. Il presupposto ineludibile del rispetto del diritto d’asilo nel diritto internazionale è infatti rappresentato, in primo luogo, dal diritto di accesso dei rifugiati al territorio dei paesi ove essi intendono chiedere protezione e l’esame delle domande di protezione internazionale deve sempre avvenire sotto la piena giurisdizione di tali stati.
Vorremmo infine segnalare che a oggi, nonostante le ripetute richieste di trasparenza, non sono stati resi pubblici gli accordi tecnici in materia d’immigrazione stipulati tra Italia e Libia negli ultimi anni.
Le associazioni firmatarie si rivolgono al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e al Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi affinché venga ripristinato il rispetto del diritto internazionale.
Chiediamo che sia assicurata una prassi basata sul soccorso, la prima accoglienza e l’identificazione dei gruppi vulnerabili tra cui i richiedenti asilo, le vittime di tratta e i minori e che i migranti intercettati vengano portati a terra in Italia dove possano essere identificati, presentare richiesta di protezione internazionale e ricevere adeguate cure mediche, con un’analisi dei casi individuali svolta in conformità con le norme vigenti.
Roma, 10 giugno 2009
Amnesty International Italia
Associazione ARCI
ASGI (Associazione per gli Studi Giuridici sull'Immigrazione)
Associazione Progetto Diritti
Associazione Senza Confine
Casa dei Diritti Sociali
Centro Astalli – JRS Italia
FCEI (Federazione delle Chiese Evangeliche in Italia)
CIR (Consiglio Italiano per i Rifugiati)
Centro Ex Canapificio - Castevolturno
SIMM (Società Italiana Medicina delle Migrazioni)
venerdì 12 giugno 2009
sempre contro la guerra...
Cari amici e elettori,
vi allego due mail della ml semprecontrolaguerra
buona lettura
giuliano
Invio il messaggio sotto da attac, scritto penso da Bersani.
Spero di far cosa utile per colmare il vuoto di informazione che spesso caratterizza anche la base dei movimenti.
Come sapete lo spostamento all'Aquila del G8 ha fatto pensare subito ad una manifestazione conseguente. I movimenti abruzzesi pare non gradiscano per motivi che non ho ben chiari. C'è tutta un'area invece che preme per per muoversi in Abruzzo. Questa proposta si trova un po' in concorrenza con la manifestazione che i nodalmolin vicentini hanno indetto per il 4 luglio. Penso ci siano anche conflitti di egemonia politica tra "disobbedienti" veneti (che sono molto presenti nel presidio a Vicenza) e altri gruppi.
Al di là di questi problemi, che non sarebbe male sfuggissero finalmente dalle stanze riservate dei soliti leader, l'analisi di Bersani mi pare molto buona e condivisibile. Resta da chiedersi che fare. Temo che, come sempre, non saremo noi a decidere.
Se Nella avesse notizie più precise credo ci farebbe un piacere a socializzarle.
Un saluto
TC
***********************
PERCHE’ PENSIAMO CHE IL G8 ALL’AQUILA POSSA DIVENTARE UN’OCCASIONE PER I MOVIMENTI
La scelta del Governo Berlusconi di spostare il G8 dalla Sardegna alla città de L’Aquila colpita dal terremoto non è solo una boutade propagandistica ad uso e consumo dell’immagine del leader.
Sul terremoto e sulla ricostruzione in Abruzzo si sperimenta un modello che consideriamo paradigmatico della crisi globale e dei tentativi di uscita a destra dalla stessa.
Il terremoto è un fenomeno naturale.
Le devastazioni che ha prodotto in Abruzzo sono il risultato di una politica del territorio, abitativa e sociale costruita in spregio dei più elementari diritti alla vita, alla salute, all’ambiente e alla sicurezza sociale delle popolazioni.
Ciò che non produce redditività è per il modello liberista un costo da eliminare : ecco perché non c’è stata alcuna politica di prevenzione, di messa in sicurezza, di coinvolgimento attivo delle popolazioni perché potessero rispondere con consapevolezza collettiva all’evento sismico.
E una volta che questo si è verificato, con la scia colpevole di morte e distruzione, l’Abruzzo e le sue popolazioni colpite sono diventate le cavie di un esperimento sociale paradigmatico.
Da una parte si è messo in campo ancora una volta il capitalismo delle catastrofi, ovvero l’idea di un modello economico, urbanistico e sociale costruito a tavolino, con il tentativo di azzerare la storia e la cultura di interi territori e popolazioni e di finanziare sulla spalle delle stesse la ripresa delle grandi lobbies mafiose dell’edilizia, delle infrastrutture,dei poteri forti finanziari; dall’altra si è messa in campo, insieme all’azzeramento di fatto del coinvolgimento degli enti locali, il disciplinamento di massa delle popolazioni, perseguendo, attraverso la cosiddetta efficienza della Protezione Civile, la passivizzazione della popolazioni, la militarizzazione delle relazioni sociali nelle e fra le tendopoli, la frammentazione sociale delle comunità.
L’obiettivo è chiaro : la solitudine competitiva, dentro la quale il messaggio diventa ciascuno pensi per sé e superi la paura dell’insicurezza attraverso l’identificazione diretta con chi detiene il potere e può decidere se il futuro di ogni singola persona sarà di vita o di precarietà disperata.
Comunità frammentate e persone disciplinate che dovranno sorridere speranzose all’Obama di turno che, girando fra le tende con telecamere al seguito, stringerà loro le mani, facendo capire al mondo come “siamo tutti sulla stessa barca…avvengono crisi economiche, avvengono terremoti, stringiamoci intorno all’umanità dolente, che ha.. che deve avere... fiducia in noi”.
Ripresa dell’economia (la loro..), new town per tutti e applaudite il Commissario (e il premier).
Questo è il paradigma costituente dell’Abruzzo : quello che vuole nascondere la crisi e gli effetti delle politiche liberiste, quello che vuole far diventare sistema gli esperimenti autoritari già messi in opera sulla vicenda rifiuti in Campania, quello che ha bisogno di diventare modello accettato, in attesa di poterne affondare tutta la potenza contro altri conflitti territoriali già in atto (Val di Susa, Vicenza) o futuri (le centrali nucleari).
Ma se l’Abruzzo è un paradigma, significa che lì la battaglia sarà di lungo corso.
Ma se l’Abruzzo è un paradigma, significa che quella battaglia deve divenire un patrimonio di tutti i movimenti in lotta per un altro mondo possibile.
Il G8 a L’Aquila non è stato scelto a caso : è stato voluto per tentare di usare le drammatiche condizioni delle popolazioni nelle tendopoli contro i movimenti di contestazione dei potenti della terra, primi responsabili della crisi globale.
Chi oserà mai protestare di fronte a queste popolazioni ferite?
Chi oserà mai rompere questa aurea di solidarietà verso coloro che hanno perso tutto?
Chi vorrà parlare di crisi globale di fronte alle tendopoli?
Le popolazioni stesse hanno cominciato a farlo.
Superato il panico da shock, compreso che solo sulla memoria e sulle relazioni con il proprio territorio e le persone che lo abitano poteva essere pensato un possibile futuro, hanno cominciato a manifestare per una ricostruzione totale, delle case e delle relazioni sociali.
Sono primi segnali che c’è chi si oppone alla passivizzazione di massa, chi non vuole consegnare il proprio territorio alle consorterie mafiose, di chi non vuole che si giochi la partita del consenso ad una certa uscita dalla crisi sulle loro spalle.
Segnali che sono anche il frutto del lavoro di diverse realtà di movimento che da subito si sono messe in azione a L’Aquila per portare solidarietà concreta e per stare dal basso con le popolazioni colpite.
Nel frattempo, i G8 territoriali avvenuti e in corso in ogni angolo del Paese, sono accompagnati da altrettante esperienze di contro-forum e di contestazione (da Siracusa a Torino, da Roma a Lecce etc.). Sono tutte esperienze che pongono da ciascun livello territoriale istanze e bisogni di una radicale fuoriuscita dalle politiche liberiste, che dicono chiaramente come la crisi la debba pagare chi l’ha provocata e che dev’essere un’altra la società da costruire, più giusta e uguale per tutte e tutti.
Noi pensiamo che il G8 a L’Aquila possa diventare un’occasione.
Con tutte le difficoltà del caso e le delicatezze necessarie, riteniamo che le esperienze dei contro-G8 territoriali, le esperienze di conflitto territoriale (da Vicenza alla Val di Susa, ai movimenti per l’acqua e per i beni comuni) debbano provare ad incontrarsi proprio a L’Aquila con le importanti esperienze che anche lì sono state messe in atto dai movimenti aquilani e abruzzesi.
Un luogo di incontro e di confronto tra territori e movimenti, per capire assieme gli intrecci della crisi globale e gli intrecci del paradigma Abruzzo; un luogo di discussione e solidarietà che rafforzi le lotte territoriali e inneschi l’assunzione della realtà abruzzese come fulcro delle iniziative future. E un luogo di protesta e mobilitazione contro la crisi globale e le politiche liberiste, contro il governo e le politiche di ricostruzione. Da costruire insieme alle popolazioni. Naturalmente, non pensiamo ad una manifestazione classica anti G8, che attacchi zone rosse e che abbia come scopo lo scontro, né tanto meno ad iniziative autoreferenziali e semplicemente simboliche calate dall'alto su quel territorio. Pensiamo ad un momento di lotta costruito sulle rivendicazione dei movimenti territoriali che operano sul territorio, per sostenerle e connetterle con le altre rivendicazioni che i movimenti esprimono.
Immaginiamo le difficoltà, comprendiamo le prudenze, non inseguiamo feticismi.
Ma crediamo anche che tutte le strade debbano essere tentate per fare dell’ennesimo affronto alle popolazioni (il ballo dei potenti davanti alle tende della tragedia) un’occasione di lotta e di solidarietà.
A questo cercheremo di dare il nostro modesto contributo.
Per questo saremo a L’Aquila nei giorni del G8, dentro le iniziative che tutte/i assieme sapremo costruire.
ATTAC ITALIA
AntiG8 a L'Aquila - la parola alle popolazioni ferite
I movimenti abruzzesi cosa potrebbero non gradire da un antiG8 all'Aquila? Provo ad imaginarlo mettendomi nei panni di un terremotato "cosciente", abituato al movimentismo ed alla politica. Sicuramente sarei infastidito dal solito circo no-global - o alter-global - che mi passa sulla testa per esercitarsi al lancio delle pietre (in questo caso detriti) ed all'"invasione delle zone rosse". Mentre sto, con fatica, cercando di organizzare una popolazione shockata e passivizzata, non vedrei affatto di buon occhio il "mordi e fuggi" di gente pittoresca e strampalata, che dice di essere venuta in mia solidarietà, ma che in realtà non è interessata a propormi nulla e non ha nulla da fare e a che fare con me.
Le manifestazioni con il codazzo di scontri - cercati e voluti - con la polizia le vedrei come il fumo negli occhi: so bene che mi marchierebbero addosso lo stigma dell'"estremista casinaro" ed alla fine rafforzerebbero, nella credibilità pubblica, proprio chi vuole consegnare il territorio alle consorterie della ricostruzione mafiosa...
I santissimi (non so come li chiamano i "Maroni" in dialetto abruzzese) mi mulinerebbero alla vista degli pseudo guerriglieri in posa con plastici gesti davanti alle troupes televisive di tutto il mondo (un lanciatore di pietre, issato su un'auto rovesciata, con il passamontagna di prammatica, è più telegenico della vecchietta che suda, soffre e si arrabatta nelle tende).
Sarei invece interessato ad un forum di confronto tra movimenti di base che ci aiuti nel nostro tentativo di "altra ricostruzione dal basso". Le esperienze dei punti alti di resistenza popolare (la Val di Susa, Vicenza...) potrebbero risultarci utili. Soprattutto se si riflettesse seriamente su limiti ed errori già commessi...
Accoglierei con gratitudine chi mi spiegasse che esiste un "paradigma Abruzzo" (già visto in Campania, ma non solo) di gestione autoritaria e militarizzata del conflitto. Ma anche chi contestasse ai vecchi teorici dell'antiliberismo l'abbaglio sulla "redditività" che muoverebbe le Grandi Opere. Qui - mi direbbe l'analisi innovativa - non abbiamo di fronte un "capitalismo" che cerca i "profitti" nella logica del mercato, ma un intreccio "neo-feudale" di poteri economico-politici (o politico-economici, fa lo stesso), che sfrutta ogni occasione per pompare dalle Casse Pubbliche: ecco perchè, miei carissimi illusi, le centrali nucleari - opposizione popolare permettendo - le faranno davvero, al di là di ogni considerazione sull'"economicità" del kilowattore!
Infine riserverei un'ovazione a chi mi proponesse un sogno: non la semplice solidarietà sulle mie esigenze e rivendicazioni, ma una lotta comune contro le politiche di ricostruzione affaristica in quanto elemento di una gestione antipopolare della "crisi" da contestare e ribaltare globalmente. Ecco perchè, ad esempio, sarei disposto ad inserire i seguenti obiettivi unitari trans-movimento nella mia "Campagna per il 100%": 1- i soldi della ricostruzione bisogna prenderli: a- dalle spese di guerra e dagli investimenti militari offensivi, che violano la Costituzione, creano morti e "terremotati" in altri Paesi, aggravano l'ingiustizia globale (6 miliardi di euro, quest'anno); b- dai salvataggi a gratis di banchieri e speculatori finanziari, per puntellare un modello economico che oggi ci nega dignità, anche a chi riesce a consumare un po', e sta mettendo a rischio la sopravvivenza di tutti (almeno 20 miliardi di euro "italiani", quest'anno. Nel mondo, 1700 miliardi almeno).
A partire anche dal forum aquilano potremmo quindi costruire insieme un nuovo movimento sociale di resistenza.
Abbiamo da dimostrarci capaci di mettere in rete "operativa" il sindacalismo di base, le lotte territoriali, ma anche i gruppi che si battono per l'orizzonte della pace disarmata, della economia non distruttiva, della fraternità globale verso cui tendiamo...
Da ultimo e non come ultima cosa, nel Forum darei un ruolo protagonista e decisivo alla voce diretta delle popolazioni ferite, alla gente comune (la citata vecchietta, ad esempio) che ha perso tutto: ad essa, e non alle "avanguardie" più o meno illuminate e/o incazzate, spetta trovare la strada e le forme per una disobbedienza civile di massa al disciplinamento autoritario, vale a dire la risposta vincente alla gestione militarizzata del conflitto sociale...
Alfonso Navarra - obiettore alla guerra (ed alle spese militari e nucleari)
vi allego due mail della ml semprecontrolaguerra
buona lettura
giuliano
Invio il messaggio sotto da attac, scritto penso da Bersani.
Spero di far cosa utile per colmare il vuoto di informazione che spesso caratterizza anche la base dei movimenti.
Come sapete lo spostamento all'Aquila del G8 ha fatto pensare subito ad una manifestazione conseguente. I movimenti abruzzesi pare non gradiscano per motivi che non ho ben chiari. C'è tutta un'area invece che preme per per muoversi in Abruzzo. Questa proposta si trova un po' in concorrenza con la manifestazione che i nodalmolin vicentini hanno indetto per il 4 luglio. Penso ci siano anche conflitti di egemonia politica tra "disobbedienti" veneti (che sono molto presenti nel presidio a Vicenza) e altri gruppi.
Al di là di questi problemi, che non sarebbe male sfuggissero finalmente dalle stanze riservate dei soliti leader, l'analisi di Bersani mi pare molto buona e condivisibile. Resta da chiedersi che fare. Temo che, come sempre, non saremo noi a decidere.
Se Nella avesse notizie più precise credo ci farebbe un piacere a socializzarle.
Un saluto
TC
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PERCHE’ PENSIAMO CHE IL G8 ALL’AQUILA POSSA DIVENTARE UN’OCCASIONE PER I MOVIMENTI
La scelta del Governo Berlusconi di spostare il G8 dalla Sardegna alla città de L’Aquila colpita dal terremoto non è solo una boutade propagandistica ad uso e consumo dell’immagine del leader.
Sul terremoto e sulla ricostruzione in Abruzzo si sperimenta un modello che consideriamo paradigmatico della crisi globale e dei tentativi di uscita a destra dalla stessa.
Il terremoto è un fenomeno naturale.
Le devastazioni che ha prodotto in Abruzzo sono il risultato di una politica del territorio, abitativa e sociale costruita in spregio dei più elementari diritti alla vita, alla salute, all’ambiente e alla sicurezza sociale delle popolazioni.
Ciò che non produce redditività è per il modello liberista un costo da eliminare : ecco perché non c’è stata alcuna politica di prevenzione, di messa in sicurezza, di coinvolgimento attivo delle popolazioni perché potessero rispondere con consapevolezza collettiva all’evento sismico.
E una volta che questo si è verificato, con la scia colpevole di morte e distruzione, l’Abruzzo e le sue popolazioni colpite sono diventate le cavie di un esperimento sociale paradigmatico.
Da una parte si è messo in campo ancora una volta il capitalismo delle catastrofi, ovvero l’idea di un modello economico, urbanistico e sociale costruito a tavolino, con il tentativo di azzerare la storia e la cultura di interi territori e popolazioni e di finanziare sulla spalle delle stesse la ripresa delle grandi lobbies mafiose dell’edilizia, delle infrastrutture,dei poteri forti finanziari; dall’altra si è messa in campo, insieme all’azzeramento di fatto del coinvolgimento degli enti locali, il disciplinamento di massa delle popolazioni, perseguendo, attraverso la cosiddetta efficienza della Protezione Civile, la passivizzazione della popolazioni, la militarizzazione delle relazioni sociali nelle e fra le tendopoli, la frammentazione sociale delle comunità.
L’obiettivo è chiaro : la solitudine competitiva, dentro la quale il messaggio diventa ciascuno pensi per sé e superi la paura dell’insicurezza attraverso l’identificazione diretta con chi detiene il potere e può decidere se il futuro di ogni singola persona sarà di vita o di precarietà disperata.
Comunità frammentate e persone disciplinate che dovranno sorridere speranzose all’Obama di turno che, girando fra le tende con telecamere al seguito, stringerà loro le mani, facendo capire al mondo come “siamo tutti sulla stessa barca…avvengono crisi economiche, avvengono terremoti, stringiamoci intorno all’umanità dolente, che ha.. che deve avere... fiducia in noi”.
Ripresa dell’economia (la loro..), new town per tutti e applaudite il Commissario (e il premier).
Questo è il paradigma costituente dell’Abruzzo : quello che vuole nascondere la crisi e gli effetti delle politiche liberiste, quello che vuole far diventare sistema gli esperimenti autoritari già messi in opera sulla vicenda rifiuti in Campania, quello che ha bisogno di diventare modello accettato, in attesa di poterne affondare tutta la potenza contro altri conflitti territoriali già in atto (Val di Susa, Vicenza) o futuri (le centrali nucleari).
Ma se l’Abruzzo è un paradigma, significa che lì la battaglia sarà di lungo corso.
Ma se l’Abruzzo è un paradigma, significa che quella battaglia deve divenire un patrimonio di tutti i movimenti in lotta per un altro mondo possibile.
Il G8 a L’Aquila non è stato scelto a caso : è stato voluto per tentare di usare le drammatiche condizioni delle popolazioni nelle tendopoli contro i movimenti di contestazione dei potenti della terra, primi responsabili della crisi globale.
Chi oserà mai protestare di fronte a queste popolazioni ferite?
Chi oserà mai rompere questa aurea di solidarietà verso coloro che hanno perso tutto?
Chi vorrà parlare di crisi globale di fronte alle tendopoli?
Le popolazioni stesse hanno cominciato a farlo.
Superato il panico da shock, compreso che solo sulla memoria e sulle relazioni con il proprio territorio e le persone che lo abitano poteva essere pensato un possibile futuro, hanno cominciato a manifestare per una ricostruzione totale, delle case e delle relazioni sociali.
Sono primi segnali che c’è chi si oppone alla passivizzazione di massa, chi non vuole consegnare il proprio territorio alle consorterie mafiose, di chi non vuole che si giochi la partita del consenso ad una certa uscita dalla crisi sulle loro spalle.
Segnali che sono anche il frutto del lavoro di diverse realtà di movimento che da subito si sono messe in azione a L’Aquila per portare solidarietà concreta e per stare dal basso con le popolazioni colpite.
Nel frattempo, i G8 territoriali avvenuti e in corso in ogni angolo del Paese, sono accompagnati da altrettante esperienze di contro-forum e di contestazione (da Siracusa a Torino, da Roma a Lecce etc.). Sono tutte esperienze che pongono da ciascun livello territoriale istanze e bisogni di una radicale fuoriuscita dalle politiche liberiste, che dicono chiaramente come la crisi la debba pagare chi l’ha provocata e che dev’essere un’altra la società da costruire, più giusta e uguale per tutte e tutti.
Noi pensiamo che il G8 a L’Aquila possa diventare un’occasione.
Con tutte le difficoltà del caso e le delicatezze necessarie, riteniamo che le esperienze dei contro-G8 territoriali, le esperienze di conflitto territoriale (da Vicenza alla Val di Susa, ai movimenti per l’acqua e per i beni comuni) debbano provare ad incontrarsi proprio a L’Aquila con le importanti esperienze che anche lì sono state messe in atto dai movimenti aquilani e abruzzesi.
Un luogo di incontro e di confronto tra territori e movimenti, per capire assieme gli intrecci della crisi globale e gli intrecci del paradigma Abruzzo; un luogo di discussione e solidarietà che rafforzi le lotte territoriali e inneschi l’assunzione della realtà abruzzese come fulcro delle iniziative future. E un luogo di protesta e mobilitazione contro la crisi globale e le politiche liberiste, contro il governo e le politiche di ricostruzione. Da costruire insieme alle popolazioni. Naturalmente, non pensiamo ad una manifestazione classica anti G8, che attacchi zone rosse e che abbia come scopo lo scontro, né tanto meno ad iniziative autoreferenziali e semplicemente simboliche calate dall'alto su quel territorio. Pensiamo ad un momento di lotta costruito sulle rivendicazione dei movimenti territoriali che operano sul territorio, per sostenerle e connetterle con le altre rivendicazioni che i movimenti esprimono.
Immaginiamo le difficoltà, comprendiamo le prudenze, non inseguiamo feticismi.
Ma crediamo anche che tutte le strade debbano essere tentate per fare dell’ennesimo affronto alle popolazioni (il ballo dei potenti davanti alle tende della tragedia) un’occasione di lotta e di solidarietà.
A questo cercheremo di dare il nostro modesto contributo.
Per questo saremo a L’Aquila nei giorni del G8, dentro le iniziative che tutte/i assieme sapremo costruire.
ATTAC ITALIA
AntiG8 a L'Aquila - la parola alle popolazioni ferite
I movimenti abruzzesi cosa potrebbero non gradire da un antiG8 all'Aquila? Provo ad imaginarlo mettendomi nei panni di un terremotato "cosciente", abituato al movimentismo ed alla politica. Sicuramente sarei infastidito dal solito circo no-global - o alter-global - che mi passa sulla testa per esercitarsi al lancio delle pietre (in questo caso detriti) ed all'"invasione delle zone rosse". Mentre sto, con fatica, cercando di organizzare una popolazione shockata e passivizzata, non vedrei affatto di buon occhio il "mordi e fuggi" di gente pittoresca e strampalata, che dice di essere venuta in mia solidarietà, ma che in realtà non è interessata a propormi nulla e non ha nulla da fare e a che fare con me.
Le manifestazioni con il codazzo di scontri - cercati e voluti - con la polizia le vedrei come il fumo negli occhi: so bene che mi marchierebbero addosso lo stigma dell'"estremista casinaro" ed alla fine rafforzerebbero, nella credibilità pubblica, proprio chi vuole consegnare il territorio alle consorterie della ricostruzione mafiosa...
I santissimi (non so come li chiamano i "Maroni" in dialetto abruzzese) mi mulinerebbero alla vista degli pseudo guerriglieri in posa con plastici gesti davanti alle troupes televisive di tutto il mondo (un lanciatore di pietre, issato su un'auto rovesciata, con il passamontagna di prammatica, è più telegenico della vecchietta che suda, soffre e si arrabatta nelle tende).
Sarei invece interessato ad un forum di confronto tra movimenti di base che ci aiuti nel nostro tentativo di "altra ricostruzione dal basso". Le esperienze dei punti alti di resistenza popolare (la Val di Susa, Vicenza...) potrebbero risultarci utili. Soprattutto se si riflettesse seriamente su limiti ed errori già commessi...
Accoglierei con gratitudine chi mi spiegasse che esiste un "paradigma Abruzzo" (già visto in Campania, ma non solo) di gestione autoritaria e militarizzata del conflitto. Ma anche chi contestasse ai vecchi teorici dell'antiliberismo l'abbaglio sulla "redditività" che muoverebbe le Grandi Opere. Qui - mi direbbe l'analisi innovativa - non abbiamo di fronte un "capitalismo" che cerca i "profitti" nella logica del mercato, ma un intreccio "neo-feudale" di poteri economico-politici (o politico-economici, fa lo stesso), che sfrutta ogni occasione per pompare dalle Casse Pubbliche: ecco perchè, miei carissimi illusi, le centrali nucleari - opposizione popolare permettendo - le faranno davvero, al di là di ogni considerazione sull'"economicità" del kilowattore!
Infine riserverei un'ovazione a chi mi proponesse un sogno: non la semplice solidarietà sulle mie esigenze e rivendicazioni, ma una lotta comune contro le politiche di ricostruzione affaristica in quanto elemento di una gestione antipopolare della "crisi" da contestare e ribaltare globalmente. Ecco perchè, ad esempio, sarei disposto ad inserire i seguenti obiettivi unitari trans-movimento nella mia "Campagna per il 100%": 1- i soldi della ricostruzione bisogna prenderli: a- dalle spese di guerra e dagli investimenti militari offensivi, che violano la Costituzione, creano morti e "terremotati" in altri Paesi, aggravano l'ingiustizia globale (6 miliardi di euro, quest'anno); b- dai salvataggi a gratis di banchieri e speculatori finanziari, per puntellare un modello economico che oggi ci nega dignità, anche a chi riesce a consumare un po', e sta mettendo a rischio la sopravvivenza di tutti (almeno 20 miliardi di euro "italiani", quest'anno. Nel mondo, 1700 miliardi almeno).
A partire anche dal forum aquilano potremmo quindi costruire insieme un nuovo movimento sociale di resistenza.
Abbiamo da dimostrarci capaci di mettere in rete "operativa" il sindacalismo di base, le lotte territoriali, ma anche i gruppi che si battono per l'orizzonte della pace disarmata, della economia non distruttiva, della fraternità globale verso cui tendiamo...
Da ultimo e non come ultima cosa, nel Forum darei un ruolo protagonista e decisivo alla voce diretta delle popolazioni ferite, alla gente comune (la citata vecchietta, ad esempio) che ha perso tutto: ad essa, e non alle "avanguardie" più o meno illuminate e/o incazzate, spetta trovare la strada e le forme per una disobbedienza civile di massa al disciplinamento autoritario, vale a dire la risposta vincente alla gestione militarizzata del conflitto sociale...
Alfonso Navarra - obiettore alla guerra (ed alle spese militari e nucleari)
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