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lunedì 22 novembre 2010

Ricevo e pubblico quest'articolo sulla scuola dall'amico Arturo Ghinelli, che ringrazio


UN’ALTRA SCUOLA E’ POSSIBILE?

Sembrerebbe proprio di no. Numerosi e accaniti tentativi di riformare la scuola degli ultimi decenni hanno dimostrato che non è possibile un’altra scuola. Perché?
Bisognerebbe essere in grado di spiegare per bene le cause di questa impotenza per provare almeno a superarla. Ma non ci sono esperti in grado di evidenziare le ragioni di questo fenomeno. I politici hanno già dato e i risultati sono sotto gli occhi di tutti. Ma loro dovrebbero venire dopo, al momento di indicare proposte per possibili soluzioni o vie d’uscita. Prima dovrebbero esserci i pedagogisti,toccherebbe a loro aiutarci a capire il senso della situazione e le sue cause ,ma in giro di pedagogisti non se ne vedono. Gli ultimi che hanno detto qualcosa di sensato e di nuovo lo hanno fatto alla fine degli anni ’60 (Lettera a una professoressa è del 1967, La ricerca come antipedagogia del ‘69)e agli inizi degli anni ‘70(Il paese sbagliato è del 1970, La scuola fuori del 1973)e poi è il deserto che vive. Anche la sociologia, dopo” Le vestali della classe media” e la bellissima raccolta di saggi “Scuola, potere e ideologia” curata da Barbagli o “La macchina del vuoto” (’74), non si è più tanto occupata di scuola. Eccezion fatta per la seconda indagine IARD (2000) che fece scalpore perché gli insegnanti intervistati, pur lamentandosi del loro lavoro, dichiaravano che sarebbero stati pronti a ricominciare, e per “Colletto bianco, grembiule nero”(’94) di Marcello Dei sugli insegnanti elementari italiani tra l’inizio del secolo e il secondo dopoguerra, eccellente indagine socio-storica che invece è stata lasciata cadere nel silenzio, perché delle maestre si sapeva già tutto.
Eppure lo spessore delle parole di quei pedagogisti e il senso delle analisi di quei sociologi hanno prodotto forse l’unica vera riforma della scuola italiana e i loro effetti si sono fatti sentire molto a lungo in modo molto positivo. Io sono convinto che dentro la scuola le cose migliori le abbiamo fatte quando abbiamo preso sul serio le dichiarazioni degli studiosi e ci siamo creati uno spazio di vero insegnamento come se la nostra scuola fosse davvero quello che aveva dichiarato di essere:la scuola della Costituzione che aveva l’obiettivo di far avere il successo formativo a tutti,garantendo anche la piena soddisfazione di noi professionisti perché ,alla fine,i risultati arrivano. L’unica certezza è sempre stato l’ottimismo pedagogico:fare questo mestiere vuol dire credere che gli uomini sono educabili,che anche i piccoli progressi quotidiani alla fine si sommano e il nostro intervento risulta efficace,che la volontà degli uomini non è mai separata dall’intelligenza.
Troppo tempo è passato, i sogni pedagogici sono come un vecchio film neorealista in bianco e nero e le analisi sociologiche descrivono un paese che non c’è più e soprattutto una scuola e degli insegnanti che non ci sono più. Che fare?
Resistere e opporsi agli attacchi alla scuola pubblica,andare in contro tendenza e sperimentare degli spazi autonomi di insegnamento riportandolo in cima ai nostri pensieri e se del caso”sedersi dalla parte del torto visto che tutti gli altri posti sono occupati”. Una preghiera ai politici in vista delle prossime elezioni”smettetela di mettere la scuola al primo posto del programma!”. Preferiamo raccontarcelo tra noi insegnanti e lavorare come se la scuola fosse davvero al primo posto nei pensieri di tutta la società, perché sappiamo che è importante come il nostro mestiere.   
 Rilancio una proposta, che mi risulta sia già stata praticata in qualche scuola:
chiedere ai genitori di dare il 5Xmille alla scuola dei propri figli. Mi piace perché oltre a finanziare le attività didattiche in presenza dei tagli ai bilanci, sarebbe un modo concreto di rilanciare il valore della scuola e i suoi valori.
 Tanto che si potrebbero copiare gli slogan della CEI per i sacerdoti:
“Sugli insegnanti puoi sempre contare. Ora sono loro a contare su di te.”
Se poi le regioni si decidessero ad assumersi la responsabilità degli organici ,come prevede da anni il Titolo V della Costituzione,le scuole avrebbero garantite le due condizioni minime indispensabili per poter concentrarsi sull’insegnamento: le spese di funzionamento e il personale(esattamente quello che il centrodestra ci ha tolto) .
Insegnanti stabili e di valore che sanno di poter contare sul 5Xmille dei genitori cos’altro possono fare se non dedicarsi con passione all’insegnamento?
E non dite che vi pare poco….

Arturo Ghinelli

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