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domenica 27 aprile 2014

RONCALLI E WOJTILA SANTI?



di don Paolo Farinella
Per la proclamazione della santità ufficiale, Giovanni XXIII, il papa del concilio Vaticano II, si trova accomunato con papa Giovanni Paolo II, il grande oscurantista che scientemente e scientificamente quel concilio l’ha abolito. Wojtyla è stato il peggior pontefice del secondo millennio. Papa Francesco avrebbe dovuto impedirne la santificazione.
di Giovanni Franzoni
Giovanni Franzoni, già abate di San Paolo fuori le Mura (nella cui veste – equiparata a quella di vescovo – ha partecipato al Concilio Vaticano II), è stato convocato agli inizi del 2007 dalla Postulazione per la causa dei santi per portare la sua testimonianza nel processo di beatificazione di Karol Wojtyła. Il ritratto del pontefice che emerge dalla sua deposizione giurata, che qui riproduciamo fedelmente, è assai distante dall’iconografia ufficiale.
di Hans Küng
La titubanza nell’intervenire sugli abusi sessuali, il pieno sostegno ai Legionari di Cristo del ‘discusso’ Maciel, la crociata sul celibato ecclesiastico, la carenza di miracoli e l’inflazione di santificazioni dal grande valore mediatico. Uno dei teologi messi all’indice da Wojtyła ricorda i motivi per cui Giovanni Paolo II non è un santo.


Newsletter | 27 aprile 2014 | micromega.net

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venerdì 25 aprile 2014

IL NOSTRO 25 APRILE




Il 25 aprile non e' solo il giorno in cui festeggiamo la Liberazione d'Italia nel 1945 e del Portogallo nel 1974, e' anche il giorno in cui nel 1992 ci ha lasciato Ernesto Balducci, indimenticabile maestro e compagno, una delle figure piu' vive del pensiero e dell'azione per la pace, la solidarieta' universale, la liberazione comune, la nonviolenza.
E quindi il nostro 25 aprile e' un giorno insieme di festa e di lutto; festa per la Liberazione dal fascismo, e lutto per le innumerevoli vittime del fascismo e delle guerre fasciste; ed anche lutto per le innumerevoli vittime di tutte le dittature e di tutte le guerre; e infine lutto per tutti coloro che hanno lottato contro il fascismo, per la pace e la dignita' umana, e che non sono piu' vivi: e padre Balducci tutti li rappresenta.
Ma il nostro 25 aprile e' un giorno di memoria che convoca all'agire, un giorno di impegno nel presente, un giorno di lotta; il nostro 25 aprile e' un giorno di lotta nonviolenta contro tutte le uccisioni e le persecuzioni, e' un giorno di lotta nonviolenta per la liberazione dell'umanita'.
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Ed in Italia oggi due sono le lotte principali e decisive da condurre con la forza della verita', con la scelta della nonviolenza: la lotta contro la guerra e per il disarmo; la lotta contro il razzismo e per la vita, la dignita' e i diritti di tutti gli esseri umani.
Infatti tragicamente l'Italia ancora partecipa a guerre scellerate come quella afgana in flagrante violazione della Costituzione repubblicana posta a fondamento del nostro ordinamento giuridico; e ancora in flagrante violazione della Costituzione l'Italia tuttora attua una mostruosa persecuzione razzista nei confronti dei migranti con tanto di campi di concentramento, deportazioni, schiavitu', morti.
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Non festeggi il 25 aprile chi e' complice delle politiche di guerra e di riarmo; non festeggi il 25 aprile chi e' complice delle politiche razziste. Chi impone o favoreggia la guerra e il riarmo, chi impone o favoreggia il razzismo, costui e' complice del fascismo, costui tradisce la Costituzione della Repubblica italiana, costui non e' degno di commemorare la Resistenza e la Liberazione.
Festeggia degnamente il 25 aprile, onora degnamente le vittime del fascismo e della guerra, ricorda degnamente i martiri antifascisti e tutte le donne e gli uomini costruttori di pace, di giustizia e di liberta', solo chi si impegna, oggi ed ogni giorno, contro la guerra e contro le armi, contro il razzismo e contro tutte le discriminazioni, le persecuzioni, le violenze; solo chi si impegna, oggi ed ogni giorno, in difesa dei diritti di tutti gli esseri umani, e in difesa della biosfera casa comune dell'umanita'.
Festeggia degnamente il 25 aprile solo chi rispetta e difende la Costituzione della Repubblica Italiana, la Costituzione antifascista, la Costituzione democratica, la Costituzione che ripudia la guerra, che difende i diritti di tutti gli esseri umani, che accoglie e protegge tutte le persone che cercano pace, giustizia e liberta'.
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Ma non solo il 25 aprile la memoria della Resistenza e della Liberazione deve tradursi in pensiero coerente ed azione costruttiva: tutti i giorni occorre lottare contro la guerra assassina, contro le armi assassine, contro le strutture armate assassine; tutti i giorni occorre lottare contro il razzismo, l'imperialismo, il totalitarismo, il maschilismo, lo sfruttamento; tutti i giorni occorre lottare per la pace e la solidarieta'.
E per inverare il senso e i fini, i valori e il progetto della Resistenza, della Liberazione, della Costituzione repubblicana, occorre la scelta della nonviolenza.
La nonviolenza deve divenire non solo scelta personale e collettiva quotidiana, regola e metodo condivisi, ma anche politica comune, principio organizzatore della civile convivenza, delle relazioni e delle istituzioni, fondamento delle leggi e dei costumi, realizzazione della democrazia nella sua estensione piu' ampia: omnicrazia, ovvero potere di tutti.
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Per tutto cio' questo 25 aprile 2014 trova in Italia il suo luogo di chiarificazione e la sua traduzione in proposta d'azione adeguata nell'iniziativa nonviolenta nazionale che si svolge a Verona, l'"Arena di pace e disarmo" che giustamente afferma che "La Resistenza oggi si chiama nonviolenza. La Liberazione oggi si chiama disarmo" e quindi propone un'autentica e adeguata politica di pace fondata sul disarmo immediato, sul passaggio immediato alla nonviolenza.
Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 25 aprile 2014

Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ 
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"IL CONTRIBUTO ANARCHICO ALLA LOTTA ANTIFASCISTA"

UN INCONTRO DI STUDIO A VITERBO

Si e' svolto nel pomeriggio di giovedi' 24 aprile 2014 a Viterbo presso il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" un incontro di commemorazione, di studio e di riflessione sul tema: "Il contributo anarchico alla lotta antifascista".
Nel corso dell'incontro sono stati illustrati e commentati gli utilissimi materiali di studio con preziosa bibliografia pubblicati nel fascicolo di aprile del mensile "A. Rivista anarchica" (una delle migliori riviste italiane di politica e cultura) ma anche in precedenti dossier monografici apparsi sullo stesso prestigioso periodico.
Il responsabile della struttura nonviolenta viterbese, Peppe Sini, ha anche ricordato con viva commozione rievocando personali memorie alcune luminose figure di anarchici che diedero un rilevante contributo alla lotta antifascista, come Sauro Sorbini e come Tomaso Serra, maestri e compagni alla cui testimonianza, al cui insegnamento morale e politico il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo si sente fortemente legato.
Le persone partecipanti all'incontro hanno espresso una volta di piu' un persuaso corale sostegno all'iniziativa nonviolenta "Arena di pace e disarmo" che si svolgera' il 25 aprile all'arena di Verona: "La Resistenza oggi si chiama nonviolenza. La Liberazione oggi si chiama disarmo".

Il "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo

Viterbo, 24 aprile 2014

Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani" di Viterbo, strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/ 
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Nonviolenti mailing list
Nonviolenti@lists.nonviolenti.org
http://lists.nonviolenti.org/cgi-bin/mailman/listinfo/nonviolenti

domenica 20 aprile 2014

richiesta di immediata abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari


Al Ministro della Giustizia

Oggetto: richiesta di immediata abolizione degli ospedali psichiatrici giudiziari

Egregio Ministro della Giustizia,
con il decreto-legge 31 marzo 2014, n. 52, "Disposizioni urgenti in materia di superamento degli ospedali psichiatrici giudiziari", e' stata nuovamente rinviata la chiusura dei manicomi criminali dal primo aprile 2014 al 31 marzo 2015.
Lo stesso Presidente della Repubblica ha espresso "estremo rammarico" per il rinvio di una disposizione, l'abolizione dei manicomi criminali, "ispirata a elementari criteri di civilta' e di rispetto della dignita' di persone deboli".
Da anni il Parlamento si e' espresso per l'abolizione dei manicomi criminali: i manicomi criminali sono infatti una istituzione totale la cui intrinseca disumanita' ripugna alla coscienza civile, una istituzione totale in flagrante conflitto con il rispetto dei diritti umani e con lo spirito e la lettera della Costituzione della Repubblica Italiana e della legislazione democratica vigente.
Gia' troppo a lungo si e' atteso, attendere oltre e' vieppiu' inammissibile.
Rinviare l'applicazione di una norma - l'abolizione dei manicomi criminali - "ispirata a elementari criteri di civilta' e di rispetto della dignita' di persone deboli" (ripetiamo le parole del Presidente della Repubblica) significa mantenere una struttura contraria agli elementari criteri di civilta', ovvero una struttura incivile, barbara, disumana; significa mantenere una struttura contraria al rispetto della dignita' di persone deboli, ovvero una struttura violenta, illegittima, inumana.
Nessun rinvio e' ammissibile: il governo rispetti la volonta' del parlamento, rispetti la legalita' costituzionale, rispetti i diritti umani; sia revocato quell'inammissibile rinvio, e si proceda pertanto all'immediata chiusura degli ospedali psichiatrici giudiziari.
Distinti saluti,

Peppe Sini, responsabile del Centro di ricerca per la pace e i diritti umani

Viterbo, 17 aprile 2014

Mittente: "Centro di ricerca per la pace e i diritti umani", strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it, centropacevt@gmail.com, centropaceviterbo@outlook.it, web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/

UNA DELLE PEGGIORI COLPE DI MATTEO SALVINI




Io non mi sono mai considerato 'italiano'. Ho sempre pensato, anche da ragazzino, che "nostra patria è il mondo intero!". Con Lorenzo Milani, ho imparato a ridere dei sacri confini delle patrie. E il concetto stesso di patria per me è cosa indigesta.
Però, ogni volta che sento un leghista parlare, e soprattutto Matteo Salvini, rischio di diventare iper nazionalista: mi vien voglia di fasciarmi in un tricolore e andare in giro a cantare l'Inno di Mameli.
E' grave?

venerdì 18 aprile 2014

IL CONCERTO DI PACE E DISARMO: VERONA, 25 APRILE




È stata affidata al Club Tenco, nella persona di Enrico de Angelis, la direzione artistica del grande raduno nazionale “Arena di Pace e Disarmo” che si terrà il 25 aprile all’Arena di Verona, dalle 14 alle 20, con ingresso libero. Si tratta di una fitta giornata promossa dal Movimento Nonviolento e da circa 200 altri organismi nazionali e locali: reti, organismi, fondazioni, media, centri studi. Vi parteciperanno importanti esponenti della società civile e una dozzina di protagonisti della canzone d’autore italiana. Alla manifestazione sono attese circa diecimila persone da tutta Italia.

Il Club Tenco sarà presente operativamente anche con la regia di Michelangelo Ricci e la presentazione di Antonio Silva, affiancato dalla conduttrice Valeria Benatti. A intervallare gli interventi dei relatori si esibiranno numerosi artisti e musicisti amici del Club Tenco, convocati in base alla loro generosa disponibilità (nessun artista è retribuito) e alla loro sensibilità sui temi del pacifismo e dell’impegno civile. Sono Simone Cristicchi, Vittorio De Scalzi, Eugenio Finardi, Alessio Lega, Alberto Patrucco, Pippo Pollina e David Riondino. Non potrà partecipare l’annunciato Alessandro Mannarino per un infortunio alla spalla. Sono stati invitati anche alcuni artisti gravitanti sulla città di Verona ma di valore artistico nazionale e dal repertorio vicino agli ideali della manifestazione: la cantante Grazia De Marchi, la cantautrice newyorkese ma naturalizzata italiana Deborah Kooperman, il gruppo dei Farabrutto, l’ensemble di 11 voci femminili “Le Bocche di rosa”, e il Nardo Trio, il quale intratterrà l’ingresso del pubblico dalle 13 (ora d’apertura dei cancelli) fino alle 14 con musiche popolari da tutto il mondo.
Anticipata da un appello che ha raccolto migliaia di firme e adesioni, “Arena di Pace e Disarmo” riunisce in un denso programma l’intero movimento pacifista e nonviolento, laico e religioso, della solidarietà e del volontariato, con lo slogan “La resistenza oggi si chiama nonviolenza, la liberazione oggi si chiama disarmo”. Sarà una giornata di impegno e di festa, con tante testimonianze di pace e molta musica di qualità. Sarà anche l’occasione per il lancio della campagna “Disarmo e difesa civile” per la richiesta dell’opzione fiscale affinché i fondi attualmente destinati alle spese militari siano piuttosto devoluti alla costituzione di corpi civili di pace.
Ridurre le spese militari, investire nella prevenzione dei conflitti armati, rilanciare il servizio civile, smilitarizzare i territori: questi alcuni dei temi forti dell’evento, che alternerà testimonianze, musica, letture, video. Parleranno, tra gli altri, padre Alex Zanotelli (missionario comboniano), Lidia Menapace (partigiana e femminista), don Luigi Ciotti (sacerdote antimafia), Alice Mabota (leader pacifista del Mozambico), Gad Lerner (giornalista e scrittore), e molti altri  testimoni diretti delle iniziative nonviolente e delle campagne antimilitariste promosse dal variegato movimento per la pace in Italia e all’estero.

Si inizierà già alle ore 12 in piazza Bra, antistante all’Arena: l’inaugurazione vedrà come testimonial Cecilia Strada, mentre la piazza si animerà di flashmob realizzati dagli studenti e dai giovani in servizio civile.
“L’iniziativa – ha spiegato Mao Valpiana, presidente del Movimento Nonviolento – è il momento centrale e più significativo delle azioni che già sono state messe in atto per chiedere al Governo di rompere la spirale perversa che prevede una spesa di oltre 15 miliardi di euro per l’acquisto di 90 nuovi F35, e di stornare invece quei fondi su investimenti di utilità sociale, aprendo così la strada ad una politica di disarmo nel nostro Paese”.
Molti i media partner. La diretta streaming sarà curata da LanuovaecologiaTV; la diffusione radiofonica dal Popolare Network e Radio Articolo 1.



GABRIEL GARCIA MARQUEZ

Ricordo solo che era un pomeriggio festivo, precedente il Natale, inizi anni '70. Vagavo solitario per Savona quando, in via Giovanni Bosco, dalla vetrina di una libreria che ora non c'è più, sono stato 'chiamato' non dai biscotti al cioccolato, come Snoopy ma da uno strano libro di cui non avevo mai sentito parlare; anche l'autore mi era sconosciuto. Il libro aveva in copertina un galeone, arenato sul greto sassoso di un fiume, nel bel mezzo di una lussureggiante giungla. Il titolo, in bianco, era Cent'anni di solitudine
Allora, come oggi del resto, uno dei piaceri della vita era comprare libri (di lì a poco, avrei scoperto una di quelle "librerie di movimento", a metà strada tra centro sociale e libreria vera e propria, quella di Giovanni Rosasco, in via Torino, non lontano dalla prima). 
Ora non ci sono più: né la libreria di cui non ricordo il nome -e Cent'anni è stato forse l'unico libro che vi ho acquistato- né Rosasco (e Dio solo sa quanto mi manchi, non tanto lui, che da bordighista era divenuto berlusconiano... ma l'atmosfera che si respirava nella sua libreria). Non c'è neanche più Gabriel Garcia Marquez. 
Borges ha scritto: "Menino vanto altri delle pagine scritte, io mi vanto di quelle lette" (Elogio dell'Ombra). D'accordo, Marquez non era certo Dostoevskij, però Cent'anni di solitudine l'ho letto sette volte, scoprendo ogni volta qualcosa che mi era sfuggito, qualcosa che mi emoziona, qualcosa...
Gli altri libri -non li ho letti tutti- non mi sono piaciuti. Ma Cent'anni ha qualcosa che ti resta dentro. Grazie a questo libro ho iniziato a bere il caffè amaro (abitudine che ho coltivato per anni, poi sono rinsavito....) ma soprattutto, è grazie anche a questo libro che ho cominciato a vedere le cose in un altro modo. Vorrei ricordare Marquez con l'incipit del suo Romanzo e ringraziarlo per averlo scritto...
«Molti anni dopo, di fronte al plotone di esecuzione, il colonnello Aureliano Buendía si sarebbe ricordato di quel remoto pomeriggio in cui suo padre lo aveva condotto a conoscere il ghiaccio. Macondo era allora un villaggio di venti case di argilla e di canna selvatica costruito sulla riva di un fiume dalle acque diafane che rovinavano per un letto di pietre levigate, bianche ed enormi come uova preistoriche. Il mondo era così recente, che molte cose erano prive di nome, e per citarle bisognava indicarle col dito».