Fermiamo il ddl della vergogna, finché siamo in tempo
DIRITTO ALLA SICUREZZA PER TUTTINO AL DDL SICUREZZANO ALLE RONDENO AL RAZZISMOLIBERTÀ DI CURA PER I MEDICI E GLI IMMIGRATILOTTA TOTALE ALLE MAFIE
Nei giorni 21-22 aprile si è svolta l’audizione delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni da parte delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul DDL sicurezza.La gran parte delle nostre organizzazioni ha potuto esprimere il proprio dissenso sull’insieme del provvedimento.Nello stesso giorno il Senato ha approvato il DL antistupri.Il testo, che è stato convertito in legge, fortunatamente non contiene le due norme più contestate, la legalizzazione delle ronde e l’aumento a 6 mesi della detenzione degli immigrati non identificati dentro il CIE.La maggioranza di governo intende però recuperare la norma sulle ronde nel DDL sulla sicurezza e si è impegnata a presentare un altro DDL sull’aumento del periodo di trattenimento nei CIE.Per quanto riguarda il DDL sicurezza, la maggioranza avrebbe deciso di stralciare la norma più contestata che riguarda la segnalazione da parte dei medici e il personale sanitario degli immigrati irregolari che si rivolgono al sistema sanitario per curarsi, ma se rimane la norma che istituisce il reato penale di clandestinità i medici potranno essere ugualmente obbligati alla segnalazione, nonostante il divieto previsto dal Testo Unico sull’immigrazione. Si configurerebbe in questo modo un complicato contrasto normativo. Comunque tutto l’impianto del DDL sulla sicurezza (con le norme sulla tassa per il rinnovo dei permessi, sulla cittadinanza, sul divieto di registrazione allo stato civile, sul permesso a punti e sul reato di clandestinità), se approvato, configurerebbe una restrizione intollerabile dei diritti umani delle persone con un segno di forte discriminazione e vessazione razziale.Mentre il Parlamento discute di questi provvedimenti il clima e gli episodi di razzismo e di violenza si moltiplicano nel paese con un atteggiamento gravissimo e irresponsabile di certa stampa che istiga alla violenza razzista. Quindi noi dobbiamo manifestare tutto il nostro dissenso e fare il possibile per contrastare questa deriva. Il provvedimento sarà presto in aula alla Camera e quindi promuoviamo un presidio davanti a Montecitorio per la mattina di MERCOLEDÌ 29 aprile. Invitiamo le altre Organizzazioni Sindacali e le altre Associazioni ad aderire, per dare una risposta unitaria così come abbiamo fatto il 18 dicembre prima dell’approvazione del Senato. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a partecipare al presidio!
CGIL – ASGI – FCEI – UGL – EMMAUS ITALIA – ANTIGONE – UIL – CIR – LIBERA – TERRA DEL FUOCO – CNCA – ARCI – COORD. DONNE CONTRO IL RAZZISMO – DONNE PER LA SINISTRA – CANTIERI SOCIALI - ACLI
martedì 28 aprile 2009
IL DDL DELLA VERGOGNA...
Fermiamo il ddl della vergogna, finché siamo in tempo
DIRITTO ALLA SICUREZZA PER TUTTINO AL DDL SICUREZZANO ALLE RONDENO AL RAZZISMOLIBERTÀ DI CURA PER I MEDICI E GLI IMMIGRATILOTTA TOTALE ALLE MAFIE
Nei giorni 21-22 aprile si è svolta l’audizione delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni da parte delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul DDL sicurezza.La gran parte delle nostre organizzazioni ha potuto esprimere il proprio dissenso sull’insieme del provvedimento.Nello stesso giorno il Senato ha approvato il DL antistupri.Il testo, che è stato convertito in legge, fortunatamente non contiene le due norme più contestate, la legalizzazione delle ronde e l’aumento a 6 mesi della detenzione degli immigrati non identificati dentro il CIE.La maggioranza di governo intende però recuperare la norma sulle ronde nel DDL sulla sicurezza e si è impegnata a presentare un altro DDL sull’aumento del periodo di trattenimento nei CIE.Per quanto riguarda il DDL sicurezza, la maggioranza avrebbe deciso di stralciare la norma più contestata che riguarda la segnalazione da parte dei medici e il personale sanitario degli immigrati irregolari che si rivolgono al sistema sanitario per curarsi, ma se rimane la norma che istituisce il reato penale di clandestinità i medici potranno essere ugualmente obbligati alla segnalazione, nonostante il divieto previsto dal Testo Unico sull’immigrazione. Si configurerebbe in questo modo un complicato contrasto normativo. Comunque tutto l’impianto del DDL sulla sicurezza (con le norme sulla tassa per il rinnovo dei permessi, sulla cittadinanza, sul divieto di registrazione allo stato civile, sul permesso a punti e sul reato di clandestinità), se approvato, configurerebbe una restrizione intollerabile dei diritti umani delle persone con un segno di forte discriminazione e vessazione razziale.Mentre il Parlamento discute di questi provvedimenti il clima e gli episodi di razzismo e di violenza si moltiplicano nel paese con un atteggiamento gravissimo e irresponsabile di certa stampa che istiga alla violenza razzista. Quindi noi dobbiamo manifestare tutto il nostro dissenso e fare il possibile per contrastare questa deriva. Il provvedimento sarà presto in aula alla Camera e quindi promuoviamo un presidio davanti a Montecitorio per la mattina di MERCOLEDÌ 29 aprile. Invitiamo le altre Organizzazioni Sindacali e le altre Associazioni ad aderire, per dare una risposta unitaria così come abbiamo fatto il 18 dicembre prima dell’approvazione del Senato. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a partecipare al presidio!
CGIL – ASGI – FCEI – UGL – EMMAUS ITALIA – ANTIGONE – UIL – CIR – LIBERA – TERRA DEL FUOCO – CNCA – ARCI – COORD. DONNE CONTRO IL RAZZISMO – DONNE PER LA SINISTRA – CANTIERI SOCIALI - ACLI
DIRITTO ALLA SICUREZZA PER TUTTINO AL DDL SICUREZZANO ALLE RONDENO AL RAZZISMOLIBERTÀ DI CURA PER I MEDICI E GLI IMMIGRATILOTTA TOTALE ALLE MAFIE
Nei giorni 21-22 aprile si è svolta l’audizione delle Organizzazioni Sindacali e delle Associazioni da parte delle Commissioni Affari Costituzionali e Giustizia della Camera sul DDL sicurezza.La gran parte delle nostre organizzazioni ha potuto esprimere il proprio dissenso sull’insieme del provvedimento.Nello stesso giorno il Senato ha approvato il DL antistupri.Il testo, che è stato convertito in legge, fortunatamente non contiene le due norme più contestate, la legalizzazione delle ronde e l’aumento a 6 mesi della detenzione degli immigrati non identificati dentro il CIE.La maggioranza di governo intende però recuperare la norma sulle ronde nel DDL sulla sicurezza e si è impegnata a presentare un altro DDL sull’aumento del periodo di trattenimento nei CIE.Per quanto riguarda il DDL sicurezza, la maggioranza avrebbe deciso di stralciare la norma più contestata che riguarda la segnalazione da parte dei medici e il personale sanitario degli immigrati irregolari che si rivolgono al sistema sanitario per curarsi, ma se rimane la norma che istituisce il reato penale di clandestinità i medici potranno essere ugualmente obbligati alla segnalazione, nonostante il divieto previsto dal Testo Unico sull’immigrazione. Si configurerebbe in questo modo un complicato contrasto normativo. Comunque tutto l’impianto del DDL sulla sicurezza (con le norme sulla tassa per il rinnovo dei permessi, sulla cittadinanza, sul divieto di registrazione allo stato civile, sul permesso a punti e sul reato di clandestinità), se approvato, configurerebbe una restrizione intollerabile dei diritti umani delle persone con un segno di forte discriminazione e vessazione razziale.Mentre il Parlamento discute di questi provvedimenti il clima e gli episodi di razzismo e di violenza si moltiplicano nel paese con un atteggiamento gravissimo e irresponsabile di certa stampa che istiga alla violenza razzista. Quindi noi dobbiamo manifestare tutto il nostro dissenso e fare il possibile per contrastare questa deriva. Il provvedimento sarà presto in aula alla Camera e quindi promuoviamo un presidio davanti a Montecitorio per la mattina di MERCOLEDÌ 29 aprile. Invitiamo le altre Organizzazioni Sindacali e le altre Associazioni ad aderire, per dare una risposta unitaria così come abbiamo fatto il 18 dicembre prima dell’approvazione del Senato. Invitiamo tutte le cittadine e i cittadini a partecipare al presidio!
CGIL – ASGI – FCEI – UGL – EMMAUS ITALIA – ANTIGONE – UIL – CIR – LIBERA – TERRA DEL FUOCO – CNCA – ARCI – COORD. DONNE CONTRO IL RAZZISMO – DONNE PER LA SINISTRA – CANTIERI SOCIALI - ACLI
LA MEMORIA E IL DIALOGO. Tra scuola e differenze sociali
di Laura Tussi
In ambito scolastico risulta necessario attivare percorsi di dialogo intergenerazionale e di memoria individuale e collettiva rispetto ai temi della differenza sociale, partendo dall'insegnamento dell'Olocausto, quale paradigma assoluto di un disegno predeterminato e sistematico di sterminio e di annientamento delle diversità all'interno del tessuto sociocomunitario, nella terribile e agghiacciante prospettiva di omologazione e annullamento delle differenze sociali.
L'insegnamento dell'Olocausto deve aumentare la conoscenza di questo sterminio senza precedenti, conservare il ricordo delle vittime e incoraggiare gli insegnanti e gli studenti a riflettere sulle questioni morali poste dagli eventi dell'Olocausto e sul loro valore per il mondo contemporaneo. Oltre agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali, polacchi, prigionieri di guerra sovietici, sindacalisti, avversari politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in quanto tali.
È importante trasmettere la conoscenza di tali eventi alle giovani generazioni partendo dal dialogo intergenerazionale e da percorsi di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, dei pari, degli insegnanti nell'ambito della comunità educante.
La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e le complessità contro i rischi della pianificazione e dell'omologazione sociale. Attraverso il metodo dell’intervista, in ambito scolastico, si intende analizzare l'aspetto autobiografico, la personale storia di vita e di formazione in rapporto all'impegno culturale, sociale e politico.
L'analisi si sposta sulla comprensione delle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere di pensare, fino a giungere al concetto di annientamento totale delle diversità, attraverso l'analisi di processi concentrazionari, con le pratiche di sterminio nell'Olocausto.
Dal racconto della propria storia di vita, delle proprie esperienze esistenziali, si possono evincere temi sostanziali dell'individuale personalità con la finalità di riconoscersi in un'identità che possa diventare sempre fonte di confronto con l'alterità, l'altro da sé e quindi con l'implicita diversità che l'identità altrui presenta.
Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e disparate, dal dibattito sulle opinioni e la democrazia, a quello più complesso e inerente ai contesti, agli scenari economici e sociali e alle persone.
Viene spontaneo pensare alle diversità di genere e generazionali, di nazionalità, lingua e religione, di capacità e competenze, di intelligenza e progettualità, tra chi è sempre più debole e chi è sempre più forte.
Tramite la raccolta di esperienze di vita e di concetti narrati da docenti e studenti, si è potuto analizzare il processo di conoscenza autobiografica, quindi di definizione di differenze nelle reciproche identità, per poi elaborare conclusioni in merito al concetto di differenza individuale, soggettiva e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
La conoscenza di sé, attraverso il percorso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità, in rapporto all'alterità e all'altruità di colui che si pone in dialogo.
Di conseguenza le molteplicità e le complessità interetniche, multiculturali si incontrano, si incrociano e si declinano trasversalmente e in maniera unitaria con le diversità psicologiche, identitarie, soggettive, intergenerazionali, di genere, in un pluriverso di alterità sociali, all'interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all'accoglienza, al confronto, al dialogo, all'interscambio tra molteplici aspetti che permeano l'intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.
Ognuno di noi presenta una propria specificità e differisce da ogni altro soggetto nelle personali prerogative identitarie.
La considerazione ed il riconoscimento dell'altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l'intesa e l’accordo si presentano come una “bella utopia”.
Dal dialogo risulta possibile generare l'intesa, l'accordo, nel confronto tra identità che con l'analisi autobiografica possono assumere una maggiore consapevolezza valoriale, nel rispetto di sé e di conseguenza dell'altro.
L'analisi introspettiva e psicologica permette l'autoriconoscimento del soggetto che indaga sul proprio sé, rispetto alle proprie esperienze esistenziali, ai propri concetti fondamentali, alle visioni ideologiche della vita, dei contesti sociocomunitari e del mondo circostante.
La personale identità, l'interiorità individuale, si forma tramite le relazioni esterne, nel confronto reciproco tra persone, nell'interscambio dialogico, al fine di superare la solitudine e il disagio esistenziali.
La narrazione di sé all'altro implica accoglienza, accettazione, benevolenza, in un reciproco riconoscimento identitario, nella valorizzazione delle identità esterne e diverse rispetto alla propria personalità.
Attualmente risulta necessaria un'innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.
Sono sempre stata motivata alla ricerca, alla divulgazione culturale per l'importanza del valore educativo, per la trasmissione di contenuti significativi alle giovani generazioni, seguendo i miei maestri, gli intellettuali, come il mio caro amico MONI OVADIA, sempre attivo civilmente, moralmente, politicamente, in strenue battaglie sociali di verità, giustizia e libertà, sul fronte del confronto solidale, del dibattito politico, contro ogni discriminazione, e intellettualmente impegnato in aiuto degli altri, dei diversi, degli emarginati, degli oppressi di tutti gli ultimi e dei più deboli di cui tutti siamo parte nel tessuto sociocomunitario e nel mondo…
Noi riteniamo che lo studio e la crescita culturale abbiano una validità morale ed educativa quando siano posti al servizio degli altri, per i principi sociali, etici e civili, per i diritti universali imprescindibili della persona, sanciti dalla carta costituzionale democratica.
Nel Sistema formativo inteso come ideale comunità educante, l’impegno culturale della testimonianza, del ricordo, della narrazione e del racconto, nel recupero e nella trasmissione del valore di Memoria Storica, individuale, collettiva e condivisa, è il filo rosso del significato di MEMORIA, per il presente e per il futuro, per non dimenticare.
Memoria degli eventi che hanno formato e segnato la coscienza di chi li ha vissuti e, dopo, di chi li ha conosciuti, con il dovere di ricordare...di fronte alla storia, di padre in figlio, di generazione in generazione, dalla resistenza partigiana, ai movimenti operai e studenteschi di lotta e rivendicazione di pari dignità e opportunità, fino alla nuova globalizzazione.
MEMORIA E MEMORIE come modalità interculturale e pedagogica, in ambito sociocomunitario, quale supporto valoriale alla riappropriazione del sentimento etico e civile diun’appartenenza identitaria universale, composta di molteplici alterità, ibridazioni e commistioni umane nella pluriappartenenza etnica al territorio, ai territori nella loro rivalorizzazione ambientale ed ecologica, anche a livello educativo, didattico, socioculturale e lavorativo.
MEMORIA E MEMORIE della città, nelle sue forme, nei suoi monumenti, nelle sue case…contro l’alienante espropriazione del soggetto-persona nella perdita di punti di riferimento e di ideali classici, soppiantati dall’imperante massificazione consumistica e dal mito capitalistico dell’ efficientismo sfrenato e del primato dell’economico, imposti dal sistema.
MEMORIA E MEMORIE di noi donne e uomini, delle nostre idee che si sviluppano nel tempo dell’esperienza, come risorsa interiore, soggettiva, esistenziale di intima festa emozionale, di incontri, dialoghi, rapporti, progetti, da ripartecipare e sperimentare, nella dimensione comunitaria, negli ambiti di intervento socioeducativo ed associazionistico di partecipazione militante e attivismo culturale nei vari settori occupazionali e lavorativi a livello territoriale.
Lo studio e la cultura devono dunque motivare le giovani generazioni alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.
“La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.
Coniugare la memoria storica consiste nella necessità della costruzione di una coscienza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza e la riflessione nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia realizzabile, a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano e nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.
Laura Tussi
In ambito scolastico risulta necessario attivare percorsi di dialogo intergenerazionale e di memoria individuale e collettiva rispetto ai temi della differenza sociale, partendo dall'insegnamento dell'Olocausto, quale paradigma assoluto di un disegno predeterminato e sistematico di sterminio e di annientamento delle diversità all'interno del tessuto sociocomunitario, nella terribile e agghiacciante prospettiva di omologazione e annullamento delle differenze sociali.
L'insegnamento dell'Olocausto deve aumentare la conoscenza di questo sterminio senza precedenti, conservare il ricordo delle vittime e incoraggiare gli insegnanti e gli studenti a riflettere sulle questioni morali poste dagli eventi dell'Olocausto e sul loro valore per il mondo contemporaneo. Oltre agli ebrei, il sistema nazifascista ha schiavizzato e assassinato milioni di persone tra cui zingari, disabili fisici e mentali, polacchi, prigionieri di guerra sovietici, sindacalisti, avversari politici, obiettore di coscienza, omosessuali e ancora altre tipologie di persone diverse e colpevoli solo di esistere in quanto tali.
È importante trasmettere la conoscenza di tali eventi alle giovani generazioni partendo dal dialogo intergenerazionale e da percorsi di memoria individuale e collettiva a partire dalla conoscenza di sé e degli altri, dei propri compagni di classe, dei pari, degli insegnanti nell'ambito della comunità educante.
La differenza è uno dei principi della cultura postmoderna che insiste sulla diversificazione, sulla molteplicità e le complessità contro i rischi della pianificazione e dell'omologazione sociale. Attraverso il metodo dell’intervista, in ambito scolastico, si intende analizzare l'aspetto autobiografico, la personale storia di vita e di formazione in rapporto all'impegno culturale, sociale e politico.
L'analisi si sposta sulla comprensione delle nuove ed incombenti sfide dettate da una società e da un mondo sempre più globalizzanti, segnati da diversità multiculturali e dalla coesistenza di variegate culture e differenti modi di essere di pensare, fino a giungere al concetto di annientamento totale delle diversità, attraverso l'analisi di processi concentrazionari, con le pratiche di sterminio nell'Olocausto.
Dal racconto della propria storia di vita, delle proprie esperienze esistenziali, si possono evincere temi sostanziali dell'individuale personalità con la finalità di riconoscersi in un'identità che possa diventare sempre fonte di confronto con l'alterità, l'altro da sé e quindi con l'implicita diversità che l'identità altrui presenta.
Il concetto di diversità sollecita riflessioni e associazioni di idee varie e disparate, dal dibattito sulle opinioni e la democrazia, a quello più complesso e inerente ai contesti, agli scenari economici e sociali e alle persone.
Viene spontaneo pensare alle diversità di genere e generazionali, di nazionalità, lingua e religione, di capacità e competenze, di intelligenza e progettualità, tra chi è sempre più debole e chi è sempre più forte.
Tramite la raccolta di esperienze di vita e di concetti narrati da docenti e studenti, si è potuto analizzare il processo di conoscenza autobiografica, quindi di definizione di differenze nelle reciproche identità, per poi elaborare conclusioni in merito al concetto di differenza individuale, soggettiva e, per esteso, di varietà interetnica e multiculturale.
La conoscenza di sé, attraverso il percorso di autoriflessione, di autonarrazione, di racconto di sé, permette di identificare ed approfondire una propria personalità, in rapporto all'alterità e all'altruità di colui che si pone in dialogo.
Di conseguenza le molteplicità e le complessità interetniche, multiculturali si incontrano, si incrociano e si declinano trasversalmente e in maniera unitaria con le diversità psicologiche, identitarie, soggettive, intergenerazionali, di genere, in un pluriverso di alterità sociali, all'interno di un tessuto sociocomunitario che dovrebbe sempre più aprirsi all'accoglienza, al confronto, al dialogo, all'interscambio tra molteplici aspetti che permeano l'intera umanità e che non si possono classificare e attribuire esclusivamente al concetto di razza ed etnia, perché la differenza è ubiquitaria e trasversale al concetto stesso di umanità.
Ognuno di noi presenta una propria specificità e differisce da ogni altro soggetto nelle personali prerogative identitarie.
La considerazione ed il riconoscimento dell'altro da sé permettono il reciproco confronto e la gestione educativa del conflitto dove spesso l'intesa e l’accordo si presentano come una “bella utopia”.
Dal dialogo risulta possibile generare l'intesa, l'accordo, nel confronto tra identità che con l'analisi autobiografica possono assumere una maggiore consapevolezza valoriale, nel rispetto di sé e di conseguenza dell'altro.
L'analisi introspettiva e psicologica permette l'autoriconoscimento del soggetto che indaga sul proprio sé, rispetto alle proprie esperienze esistenziali, ai propri concetti fondamentali, alle visioni ideologiche della vita, dei contesti sociocomunitari e del mondo circostante.
La personale identità, l'interiorità individuale, si forma tramite le relazioni esterne, nel confronto reciproco tra persone, nell'interscambio dialogico, al fine di superare la solitudine e il disagio esistenziali.
La narrazione di sé all'altro implica accoglienza, accettazione, benevolenza, in un reciproco riconoscimento identitario, nella valorizzazione delle identità esterne e diverse rispetto alla propria personalità.
Attualmente risulta necessaria un'innovativa grammatica mentale per costruire la convivenza planetaria in dimensione interculturale.
Sono sempre stata motivata alla ricerca, alla divulgazione culturale per l'importanza del valore educativo, per la trasmissione di contenuti significativi alle giovani generazioni, seguendo i miei maestri, gli intellettuali, come il mio caro amico MONI OVADIA, sempre attivo civilmente, moralmente, politicamente, in strenue battaglie sociali di verità, giustizia e libertà, sul fronte del confronto solidale, del dibattito politico, contro ogni discriminazione, e intellettualmente impegnato in aiuto degli altri, dei diversi, degli emarginati, degli oppressi di tutti gli ultimi e dei più deboli di cui tutti siamo parte nel tessuto sociocomunitario e nel mondo…
Noi riteniamo che lo studio e la crescita culturale abbiano una validità morale ed educativa quando siano posti al servizio degli altri, per i principi sociali, etici e civili, per i diritti universali imprescindibili della persona, sanciti dalla carta costituzionale democratica.
Nel Sistema formativo inteso come ideale comunità educante, l’impegno culturale della testimonianza, del ricordo, della narrazione e del racconto, nel recupero e nella trasmissione del valore di Memoria Storica, individuale, collettiva e condivisa, è il filo rosso del significato di MEMORIA, per il presente e per il futuro, per non dimenticare.
Memoria degli eventi che hanno formato e segnato la coscienza di chi li ha vissuti e, dopo, di chi li ha conosciuti, con il dovere di ricordare...di fronte alla storia, di padre in figlio, di generazione in generazione, dalla resistenza partigiana, ai movimenti operai e studenteschi di lotta e rivendicazione di pari dignità e opportunità, fino alla nuova globalizzazione.
MEMORIA E MEMORIE come modalità interculturale e pedagogica, in ambito sociocomunitario, quale supporto valoriale alla riappropriazione del sentimento etico e civile diun’appartenenza identitaria universale, composta di molteplici alterità, ibridazioni e commistioni umane nella pluriappartenenza etnica al territorio, ai territori nella loro rivalorizzazione ambientale ed ecologica, anche a livello educativo, didattico, socioculturale e lavorativo.
MEMORIA E MEMORIE della città, nelle sue forme, nei suoi monumenti, nelle sue case…contro l’alienante espropriazione del soggetto-persona nella perdita di punti di riferimento e di ideali classici, soppiantati dall’imperante massificazione consumistica e dal mito capitalistico dell’ efficientismo sfrenato e del primato dell’economico, imposti dal sistema.
MEMORIA E MEMORIE di noi donne e uomini, delle nostre idee che si sviluppano nel tempo dell’esperienza, come risorsa interiore, soggettiva, esistenziale di intima festa emozionale, di incontri, dialoghi, rapporti, progetti, da ripartecipare e sperimentare, nella dimensione comunitaria, negli ambiti di intervento socioeducativo ed associazionistico di partecipazione militante e attivismo culturale nei vari settori occupazionali e lavorativi a livello territoriale.
Lo studio e la cultura devono dunque motivare le giovani generazioni alla solidarietà, alla realizzazione di una società che abbia come valore fondante la pace e la convivenza civile tra popoli, genti e minoranze, nel rispetto dei diritti universali e sociali di cittadinanza multietnica, cosmopolita e internazionale.
“La bella utopia” è un mondo dove non esistano patrie e nazioni, frontiere e burocrazie, limiti e confini, ma comunità educanti aperte all’accoglienza, al dialogo, al cambiamento rivoluzionario, al progresso costruttivo, senza stereotipi e pregiudizi, nel rispetto delle culture altre, nella coesistenza pacifica, che agevola il confronto tra diversità interculturali e differenze di genere ed intergenerazionali.
Coniugare la memoria storica consiste nella necessità della costruzione di una coscienza civile che ponga come obiettivo prioritario la conoscenza e la riflessione nelle comunità, nelle città, nel mondo…per un’utopia realizzabile, a partire da ogni singola persona, nel contesto quotidiano e nella partecipazione collettiva, pluralista e democratica.
Laura Tussi
lunedì 27 aprile 2009
L'ASILO DI BETANIA
da padre Daniele Moschetti ricevo questo testo:
Guardo fuori dalla finestra e vedo Jamil. Lui è un piccolo bambino molto vispo, capelli e occhi nerissimi. Sempre vestito bene. Arriva quasi sempre per primo all’asilo delle sorelle comboniane qui a Betania. La finestra della mia stanza si affaccia proprio sull’area adibita ad asilo nido per i bambini del villaggio palestinese di Al Azaryia ai piedi di una delle tante colline che si estendono sulla strada da Gerusalemme a Gerico. Noi abitiamo proprio sulla cima di questa collina di questo villaggio, un tempo chiamato dai cristiani Betania. Ora è diventato da secoli un villaggio prevalentemente musulmano. Betania nei racconti dei Vangeli ci ricorda le due sorelle Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro molto amico di Gesù. Qui anche Gesù vide l’amore e le lacrime che versavano i tanti amici e parenti di Lazzaro e delle due sorelle. E pianse anche Lui (Gv 11,33-44). E così resuscitò Lazzaro…..un dolce preludio a ciò che sarebbe successo a Gesù stesso il giorno della Sua resurrezione. Pensate a come si sarà sentito Lazzaro ritornando in vita dopo quattro giorni dalla sua morte. E chissà come avrà vissuto la sua vita dopo essersi reso conto di ritornare a vita nuova, grazie al suo grande amico Gesù!
Betania è anche il villaggio di Simone il Lebbroso, che proprio per rendergli grazie per la sua guarigione dalla lebbra, aveva invitato Gesù insieme ai suoi discepoli a cena nella sua casa. E qui una donna entrò nella stanza e versò sul capo di Gesù un vaso di alabastro colmo di olio di nardo profumato e costoso. E tutti i discepoli rimasero scossi da questo “spreco” ma Gesù li rimproverò dicendo che i poveri li avrebbero sempre avuti con loro ma non Lui. E il gesto che questa donna anonima fece sarebbe rimasto per sempre in ricordo di lei. Non faceva altro che anticipare la tradizione dello spargere l’olio sul corpo per la sepoltura dei morti. E Lui si riferiva alla Sua morte…..(Mt 26, 6-13).
Insomma questo piccolo villaggio di Betania è stato luogo per molti di amicizia profonda con Gesù. Molti qui erano abituati a vedere Gesù passare tra le stradine del villaggio perché quando Gesù veniva a Gerusalemme passava dagli amici a salutarli. Betania è molto vicino a Gerusalemme quasi 3 km ed è vicinissimo all’orto del Getsemani sul Monte degli Ulivi dove Gesù visse gli ultimi momenti della sua agonia e solitudine, prima di essere arrestato (Mt 26, 36-46). Sono luoghi molto importanti per noi cristiani perché hanno scritto la storia di Gerusalemme, della Terra Santa, del Cristianesimo e del mondo intero.
Oggi Betania, il villaggio dell’amicizia un tempo, si chiama Al Azaryia e fa parte dell’Autonomia Palestinese cioè dei territori che sono sotto l’amministrazione di un governo palestinese che però non è riconosciuto come Stato sovrano all’interno dello Stato di Israele. La storia sarebbe lunga e magari ve la racconto un’altra volta ma ciò che più mi interessa è parlarvi del muro che divide questi due territori.
Jamil e gli altri 52 bambini che vengono all’asilo dalle sorelle Comboniane nella nostra casa, vivono, giocano e guardano al loro futuro all’ombra del muro che divide due popoli (ebrei e palestinesi), due lingue (arabo ed ebraico), due culture e religioni (ebraismo e islam), due storie diverse ma allo stesso molto intrecciate tra loro.
Il nostro cortile dove c’è l’asilo è circondato da un muro alto circa 7-8 metri e in alto c’è anche una rete che impedisce ad eventuali intrusi di entrare. E continua per molti kilometri. Qui proprio a 50 metri dalla casa delle sorelle comboniane c’è un check-point dove ci sono sempre almeno 4 soldati, giorno e notte a presidiare l’area. Dall’altra parte del muro è Israele e inizia la città di Gerusalemme. Questo è il famoso muro che divide per 736 km tutta la Palestina dallo Stato d’Israele in tante parti del suo territorio. Non solo qui.
Noi siamo nel territorio Palestinese e ogni giorno chiunque vuole passare deve avere un permesso speciale e mostrare passaporto o cartà d’identità. Molta gente e tanti bambini palestinesi non possono passare al di là di quel muro. C’è una grande ingiustizia e oppressione che soprattutto i giovani e i bambini subiscono durante tutta la loro crescita ed educazione. E questo dura da oltre 60 anni.
Jamil è palestinese, arabo e musulmano. Come lui nella scuola ci sono tante bambine e bambine molto vivaci, attenti, desiderosi di imparare e voglia di giocare. Su 53 bambini presenti all’asilo, 50 sono musulmani e 3 sono cristiani. Le insegnanti sono suor Germaine, egiziana e Karima (che in arabo vuol dire “generosa”), musulmana Palestinese del villaggio di Al Azaryia. Un’incontro di culture, religioni, storie, lingue che vivono insieme e in comunione per educare e costruire insieme nel dialogo un futuro e un mondo migliore per questi bambini tra i 3 e 5 anni. Sul muro interno che circonda l’asilo sono stati dipinti vari personaggi, paesaggi e tanto colore. È un modo per far vivere a questi bambini una normalità che non esiste ma che vuole simbolizzare invece la Speranza e il Colore di un futuro diverso. Tanti giochi, la loro fantasia e innocenza, le grida e le loro canzoni riempiono il cortile e l’ambiente di un’atmosfera diversa. È un’invito alla vita! A credere che proprio qui dove Gesù viveva la sua umanità di Dio-Uomo nell’ amicizia profonda con Lazzaro, Maria e Marta si può ancora sognare un mondo dove la giustizia, la pace, la solidarietà e la saggezza degli uomini prevalgano sulla voglia di potere e di oppressione di politici e potenti. Come al tempo di Erode che voleva uccidere Gesù sin dalla sua nascita e infanzia. Quante stragi di bambini e donne innocenti abbiamo assistito impotenti e impassibili nella nostra storia?
Non tanto lontano da qui, a Gerico, seguendo la strada ora tagliata dal muro di divisione, che scende da Gerusalemme a Gerico (ricordate la parabola del buon samaritano?) e che passa da Betania, la Bibbia ci ricorda nell’Antico Testamento (Gs 6, 1-26) che un “certo Giosuè”, conducendo il popolo d’Israele, accerchiarono il muro della “città nemica” e cantando e al suono della tromba le mura della città crollarono. Un giorno anche questi e tante altre migliaia di bambini palestinesi ed ebrei che oggi vivono all’ombra di qua e di là di questo muro di odio e di discordia, vivranno nella concordia e nella pace, senza muri e fili spinati. Anche loro vedranno crollare le mura……
E’ un sogno? Forse…..
p. Daniele Moschetti
comboniano
Guardo fuori dalla finestra e vedo Jamil. Lui è un piccolo bambino molto vispo, capelli e occhi nerissimi. Sempre vestito bene. Arriva quasi sempre per primo all’asilo delle sorelle comboniane qui a Betania. La finestra della mia stanza si affaccia proprio sull’area adibita ad asilo nido per i bambini del villaggio palestinese di Al Azaryia ai piedi di una delle tante colline che si estendono sulla strada da Gerusalemme a Gerico. Noi abitiamo proprio sulla cima di questa collina di questo villaggio, un tempo chiamato dai cristiani Betania. Ora è diventato da secoli un villaggio prevalentemente musulmano. Betania nei racconti dei Vangeli ci ricorda le due sorelle Marta e Maria e il loro fratello Lazzaro molto amico di Gesù. Qui anche Gesù vide l’amore e le lacrime che versavano i tanti amici e parenti di Lazzaro e delle due sorelle. E pianse anche Lui (Gv 11,33-44). E così resuscitò Lazzaro…..un dolce preludio a ciò che sarebbe successo a Gesù stesso il giorno della Sua resurrezione. Pensate a come si sarà sentito Lazzaro ritornando in vita dopo quattro giorni dalla sua morte. E chissà come avrà vissuto la sua vita dopo essersi reso conto di ritornare a vita nuova, grazie al suo grande amico Gesù!
Betania è anche il villaggio di Simone il Lebbroso, che proprio per rendergli grazie per la sua guarigione dalla lebbra, aveva invitato Gesù insieme ai suoi discepoli a cena nella sua casa. E qui una donna entrò nella stanza e versò sul capo di Gesù un vaso di alabastro colmo di olio di nardo profumato e costoso. E tutti i discepoli rimasero scossi da questo “spreco” ma Gesù li rimproverò dicendo che i poveri li avrebbero sempre avuti con loro ma non Lui. E il gesto che questa donna anonima fece sarebbe rimasto per sempre in ricordo di lei. Non faceva altro che anticipare la tradizione dello spargere l’olio sul corpo per la sepoltura dei morti. E Lui si riferiva alla Sua morte…..(Mt 26, 6-13).
Insomma questo piccolo villaggio di Betania è stato luogo per molti di amicizia profonda con Gesù. Molti qui erano abituati a vedere Gesù passare tra le stradine del villaggio perché quando Gesù veniva a Gerusalemme passava dagli amici a salutarli. Betania è molto vicino a Gerusalemme quasi 3 km ed è vicinissimo all’orto del Getsemani sul Monte degli Ulivi dove Gesù visse gli ultimi momenti della sua agonia e solitudine, prima di essere arrestato (Mt 26, 36-46). Sono luoghi molto importanti per noi cristiani perché hanno scritto la storia di Gerusalemme, della Terra Santa, del Cristianesimo e del mondo intero.
Oggi Betania, il villaggio dell’amicizia un tempo, si chiama Al Azaryia e fa parte dell’Autonomia Palestinese cioè dei territori che sono sotto l’amministrazione di un governo palestinese che però non è riconosciuto come Stato sovrano all’interno dello Stato di Israele. La storia sarebbe lunga e magari ve la racconto un’altra volta ma ciò che più mi interessa è parlarvi del muro che divide questi due territori.
Jamil e gli altri 52 bambini che vengono all’asilo dalle sorelle Comboniane nella nostra casa, vivono, giocano e guardano al loro futuro all’ombra del muro che divide due popoli (ebrei e palestinesi), due lingue (arabo ed ebraico), due culture e religioni (ebraismo e islam), due storie diverse ma allo stesso molto intrecciate tra loro.
Il nostro cortile dove c’è l’asilo è circondato da un muro alto circa 7-8 metri e in alto c’è anche una rete che impedisce ad eventuali intrusi di entrare. E continua per molti kilometri. Qui proprio a 50 metri dalla casa delle sorelle comboniane c’è un check-point dove ci sono sempre almeno 4 soldati, giorno e notte a presidiare l’area. Dall’altra parte del muro è Israele e inizia la città di Gerusalemme. Questo è il famoso muro che divide per 736 km tutta la Palestina dallo Stato d’Israele in tante parti del suo territorio. Non solo qui.
Noi siamo nel territorio Palestinese e ogni giorno chiunque vuole passare deve avere un permesso speciale e mostrare passaporto o cartà d’identità. Molta gente e tanti bambini palestinesi non possono passare al di là di quel muro. C’è una grande ingiustizia e oppressione che soprattutto i giovani e i bambini subiscono durante tutta la loro crescita ed educazione. E questo dura da oltre 60 anni.
Jamil è palestinese, arabo e musulmano. Come lui nella scuola ci sono tante bambine e bambine molto vivaci, attenti, desiderosi di imparare e voglia di giocare. Su 53 bambini presenti all’asilo, 50 sono musulmani e 3 sono cristiani. Le insegnanti sono suor Germaine, egiziana e Karima (che in arabo vuol dire “generosa”), musulmana Palestinese del villaggio di Al Azaryia. Un’incontro di culture, religioni, storie, lingue che vivono insieme e in comunione per educare e costruire insieme nel dialogo un futuro e un mondo migliore per questi bambini tra i 3 e 5 anni. Sul muro interno che circonda l’asilo sono stati dipinti vari personaggi, paesaggi e tanto colore. È un modo per far vivere a questi bambini una normalità che non esiste ma che vuole simbolizzare invece la Speranza e il Colore di un futuro diverso. Tanti giochi, la loro fantasia e innocenza, le grida e le loro canzoni riempiono il cortile e l’ambiente di un’atmosfera diversa. È un’invito alla vita! A credere che proprio qui dove Gesù viveva la sua umanità di Dio-Uomo nell’ amicizia profonda con Lazzaro, Maria e Marta si può ancora sognare un mondo dove la giustizia, la pace, la solidarietà e la saggezza degli uomini prevalgano sulla voglia di potere e di oppressione di politici e potenti. Come al tempo di Erode che voleva uccidere Gesù sin dalla sua nascita e infanzia. Quante stragi di bambini e donne innocenti abbiamo assistito impotenti e impassibili nella nostra storia?
Non tanto lontano da qui, a Gerico, seguendo la strada ora tagliata dal muro di divisione, che scende da Gerusalemme a Gerico (ricordate la parabola del buon samaritano?) e che passa da Betania, la Bibbia ci ricorda nell’Antico Testamento (Gs 6, 1-26) che un “certo Giosuè”, conducendo il popolo d’Israele, accerchiarono il muro della “città nemica” e cantando e al suono della tromba le mura della città crollarono. Un giorno anche questi e tante altre migliaia di bambini palestinesi ed ebrei che oggi vivono all’ombra di qua e di là di questo muro di odio e di discordia, vivranno nella concordia e nella pace, senza muri e fili spinati. Anche loro vedranno crollare le mura……
E’ un sogno? Forse…..
p. Daniele Moschetti
comboniano
sabato 25 aprile 2009
Libertà
Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome
Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome
Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome
Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull'eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome
Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome
Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome
Sui campi sull'orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome
Su ogni soffio d'aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome
Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell'uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome
Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome
Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome
Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome
Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome
Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull'onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome
Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome
Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome
Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome
Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome
E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti Libertà.
(Paul Eluard, da Poesia e Libertà, 1942)
Sui miei quaderni di scolaro
Sui miei banchi e sugli alberi
Sulla sabbia e sulla neve
Io scrivo il tuo nome
Su tutte le pagine lette
Su tutte le pagine bianche
Pietra sangue carta cenere
Io scrivo il tuo nome
Sulle dorate immagini
Sulle armi dei guerrieri
Sulla corona dei re
Io scrivo il tuo nome
Sulla giungla e sul deserto
Sui nidi sulle ginestre
Sull'eco della mia infanzia
Io scrivo il tuo nome
Sui prodigi della notte
Sul pane bianco dei giorni
Sulle stagioni promesse
Io scrivo il tuo nome
Su tutti i miei squarci d'azzurro
Sullo stagno sole disfatto
Sul lago luna viva
Io scrivo il tuo nome
Sui campi sull'orizzonte
Sulle ali degli uccelli
Sul mulino delle ombre
Io scrivo il tuo nome
Su ogni soffio d'aurora
Sul mare sulle barche
Sulla montagna demente
Io scrivo il tuo nome
Sulla schiuma delle nuvole
Sui sudori dell'uragano
Sulla pioggia fitta e smorta
Io scrivo il tuo nome
Sulle forme scintillanti
Sulle campane dei colori
Sulla verità fisica
Io scrivo il tuo nome
Sui sentieri ridestati
Sulle strade aperte
Sulle piazze dilaganti
Io scrivo il tuo nome
Sul lume che s'accende
Sul lume che si spegne
Sulle mie case raccolte
Io scrivo il tuo nome
Sul frutto spaccato in due
Dello specchio e della mia stanza
Sul mio letto conchiglia vuota
Io scrivo il tuo nome
Sul mio cane goloso e tenero
Sulle sue orecchie ritte
Sulla sua zampa maldestra
Io scrivo il tuo nome
Sul trampolino della mia porta
Sugli oggetti di famiglia
Sull'onda del fuoco benedetto
Io scrivo il tuo nome
Su ogni carne consentita
Sulla fronte dei miei amici
Su ogni mano che si tende
Io scrivo il tuo nome
Sui vetri degli stupori
Sulle labbra intente
Al di sopra del silenzio
Io scrivo il tuo nome
Su ogni mio infranto rifugio
Su ogni mio crollato faro
Sui muri della mia noia
Io scrivo il tuo nome
Sull'assenza che non desidera
Sulla nuda solitudine
Sui sentieri della morte
Io scrivo il tuo nome
Sul rinnovato vigore
Sullo scomparso pericolo
Sulla speranza senza ricordo
Io scrivo il tuo nome
E per la forza di una parola
Io ricomincio la mia vita
Sono nato per conoscerti
Per nominarti Libertà.
(Paul Eluard, da Poesia e Libertà, 1942)
giovedì 23 aprile 2009
CELESTINO
di Raniero La Valle
Articolo della rubrica “Resistenza e pace” in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@cittadella.org)
L’Aquila, il centro del terremoto, è stata per un momento, alla fine del Duecento, il centro della cristianità e il luogo da cui sarebbe potuto partire un tutt’altro corso della Chiesa e un ben diverso edificio del mondo. Chissà se il terremoto che ha travolto anche la basilica di Collemaggio, salvando però la teca con i resti di Celestino V, allude a quei lontani eventi.
Fu nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, da poco costruita come abbazia dei monaci morroniani, che il 29 agosto 1294 Pietro da Morrone, tratto dalle spelonche dei monti d’Abruzzo, fu fatto papa, un “papa di transizione”, in attesa che si quietassero le feroci lotte tra i cardinali. Nella grande piazza gremita per l’incoronazione, fra i pellegrini toscani c’era anche un giovane poeta ventinovenne che si chiamava Dante Alighieri. Non che quella presenza gli abbia giovato perché, come risultò poi, Dante non capì nulla di Celestino, tanto da metterlo nel suo inferno, accusandolo di aver fatto “per viltà”, cinque mesi dopo l’elezione, il “gran rifiuto” del pontificato. Né Dante poteva capire Celestino, che una sola cosa veramente grande aveva fatto nel suo breve pontificato: e stando al potere, una sola cosa veramente grande si può fare, e quasi di sorpresa, perché quando l’hai fatta, ti scoprono, e il potere ti viene tolto o se ne scappa lontano da te.
Celestino aveva istituito il perdono, anzi “la perdonanza”, per “tutti i veramente pentiti”, ricchi e poveri, che, visitando quella chiesa aquilana il 29 agosto, festa di San Giovanni Battista, sarebbero stati liberati (assolti, sciolti) “dalla colpa e dalla pena”, a culpa et poena, “fin dal battesimo”; ciò voleva dire che chi aveva peccato – cioè tutti – in virtù del perdono erano non solo graziati della pena, ma fatti innocenti della colpa, resi liberi come se non avessero peccato; che era poi null’altro che prendere sul serio l’economia della redenzione, col suo rivoluzionario passaggio dalla giustificazione mediante la legge, alla giustificazione donata per grazia. E certo Dante questo non lo poteva capire, lui che della teologia della retribuzione aveva fatto un sistema totale, dentro il quale aveva imprigionato Dio, inquisitore, giudice ed esecutore penale, e aveva imprigionato l’uomo, tutti distribuendo in tre carceri diverse, l’inferno, il purgatorio e il paradiso.
La scelta di Celestino, che ben presto il suo successore Bonifacio VIII avrebbe istituzionalizzato, rarefatto e svuotato nella pia pratica dell’ anno santo, era di “rottura” rispetto al modello di Chiesa che si stava affermando in Occidente a partire dalla “riforma papale” di inizio millennio. Da un lato essa intercettava lo scandalo della compravendita delle indulgenze, messe sul mercato da chi poteva concederle, ed elargite in cambio di denaro o lasciti, sicché solo i ricchi potevano goderne; e questo mordeva su una patologia della Chiesa; ma dall’altro lato incideva sulla fisiologia della Chiesa, per la quale sembrava normale che essa facesse del peccato il criterio assoluto del suo giudizio sul mondo – perciò considerato tutto malnato e perduto se fuori della Chiesa – e nello stesso tempo il fondamento del suo potere. Solo poco più di un secolo prima un altro monaco, Bernardo di Chiaravalle, con una intuizione geniale quanto perversa, aveva spiegato al papa Eugenio III, che era suo discepolo, che il vero potere della Chiesa non poggiava su terre e proprietà, ma si ergeva sul peccato: “in criminibus, non in possessionibus potestas vestra”. E perfino il potere temporale della Chiesa esteso oltre gli Stati pontifici, era legittimato “ratione peccati”, in ragione del peccato; e tanto più universale era il peccato, tanto più universale era il potere; cosa che doveva durare fino al ‘900, se Dietrich Bonhoeffer, dal carcere di Tegel, rivendicherà un Dio che “non approfitta dei nostri peccati, ma sta al centro della nostra vita”, contro “l’atteggiamento che chiamiamo clericale, quel fiutare-la-pista-dei-peccati-umani, per poter prendere in castagna l’umanità”.
È stato poi il Concilio Vaticano II che ha raccolto l’eredità di Celestino, promuovendo una Chiesa capace di accogliere l’umano, tutto l’umano; e che dunque non consideri l’umanità una massa dannata, preda di un illuminismo e di un nichilismo gaio e trionfante; che non attribuisca all’uomo moderno l’idea di essere solo uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia; che non consideri l’attuale come una generazione di omicidi, da Obama a Peppino Englaro alla Corte Costituzionale, perché nella moderna disputa sull’inizio e sulla fine della vita “umana” essi non sarebbero “pro life”; che non percepisca la storia come un mare di morte, sul quale a galleggiare sia solo la Chiesa., come pur si è sentito nelle veglie dell’ultima Pasqua.
Raniero La Valle
Articolo della rubrica “Resistenza e pace” in uscita sul prossimo numero del quindicinale di Assisi, Rocca (rocca@cittadella.org)
L’Aquila, il centro del terremoto, è stata per un momento, alla fine del Duecento, il centro della cristianità e il luogo da cui sarebbe potuto partire un tutt’altro corso della Chiesa e un ben diverso edificio del mondo. Chissà se il terremoto che ha travolto anche la basilica di Collemaggio, salvando però la teca con i resti di Celestino V, allude a quei lontani eventi.
Fu nella chiesa di Santa Maria di Collemaggio, da poco costruita come abbazia dei monaci morroniani, che il 29 agosto 1294 Pietro da Morrone, tratto dalle spelonche dei monti d’Abruzzo, fu fatto papa, un “papa di transizione”, in attesa che si quietassero le feroci lotte tra i cardinali. Nella grande piazza gremita per l’incoronazione, fra i pellegrini toscani c’era anche un giovane poeta ventinovenne che si chiamava Dante Alighieri. Non che quella presenza gli abbia giovato perché, come risultò poi, Dante non capì nulla di Celestino, tanto da metterlo nel suo inferno, accusandolo di aver fatto “per viltà”, cinque mesi dopo l’elezione, il “gran rifiuto” del pontificato. Né Dante poteva capire Celestino, che una sola cosa veramente grande aveva fatto nel suo breve pontificato: e stando al potere, una sola cosa veramente grande si può fare, e quasi di sorpresa, perché quando l’hai fatta, ti scoprono, e il potere ti viene tolto o se ne scappa lontano da te.
Celestino aveva istituito il perdono, anzi “la perdonanza”, per “tutti i veramente pentiti”, ricchi e poveri, che, visitando quella chiesa aquilana il 29 agosto, festa di San Giovanni Battista, sarebbero stati liberati (assolti, sciolti) “dalla colpa e dalla pena”, a culpa et poena, “fin dal battesimo”; ciò voleva dire che chi aveva peccato – cioè tutti – in virtù del perdono erano non solo graziati della pena, ma fatti innocenti della colpa, resi liberi come se non avessero peccato; che era poi null’altro che prendere sul serio l’economia della redenzione, col suo rivoluzionario passaggio dalla giustificazione mediante la legge, alla giustificazione donata per grazia. E certo Dante questo non lo poteva capire, lui che della teologia della retribuzione aveva fatto un sistema totale, dentro il quale aveva imprigionato Dio, inquisitore, giudice ed esecutore penale, e aveva imprigionato l’uomo, tutti distribuendo in tre carceri diverse, l’inferno, il purgatorio e il paradiso.
La scelta di Celestino, che ben presto il suo successore Bonifacio VIII avrebbe istituzionalizzato, rarefatto e svuotato nella pia pratica dell’ anno santo, era di “rottura” rispetto al modello di Chiesa che si stava affermando in Occidente a partire dalla “riforma papale” di inizio millennio. Da un lato essa intercettava lo scandalo della compravendita delle indulgenze, messe sul mercato da chi poteva concederle, ed elargite in cambio di denaro o lasciti, sicché solo i ricchi potevano goderne; e questo mordeva su una patologia della Chiesa; ma dall’altro lato incideva sulla fisiologia della Chiesa, per la quale sembrava normale che essa facesse del peccato il criterio assoluto del suo giudizio sul mondo – perciò considerato tutto malnato e perduto se fuori della Chiesa – e nello stesso tempo il fondamento del suo potere. Solo poco più di un secolo prima un altro monaco, Bernardo di Chiaravalle, con una intuizione geniale quanto perversa, aveva spiegato al papa Eugenio III, che era suo discepolo, che il vero potere della Chiesa non poggiava su terre e proprietà, ma si ergeva sul peccato: “in criminibus, non in possessionibus potestas vestra”. E perfino il potere temporale della Chiesa esteso oltre gli Stati pontifici, era legittimato “ratione peccati”, in ragione del peccato; e tanto più universale era il peccato, tanto più universale era il potere; cosa che doveva durare fino al ‘900, se Dietrich Bonhoeffer, dal carcere di Tegel, rivendicherà un Dio che “non approfitta dei nostri peccati, ma sta al centro della nostra vita”, contro “l’atteggiamento che chiamiamo clericale, quel fiutare-la-pista-dei-peccati-umani, per poter prendere in castagna l’umanità”.
È stato poi il Concilio Vaticano II che ha raccolto l’eredità di Celestino, promuovendo una Chiesa capace di accogliere l’umano, tutto l’umano; e che dunque non consideri l’umanità una massa dannata, preda di un illuminismo e di un nichilismo gaio e trionfante; che non attribuisca all’uomo moderno l’idea di essere solo uno sghiribizzo culturale fluttuante nella storia; che non consideri l’attuale come una generazione di omicidi, da Obama a Peppino Englaro alla Corte Costituzionale, perché nella moderna disputa sull’inizio e sulla fine della vita “umana” essi non sarebbero “pro life”; che non percepisca la storia come un mare di morte, sul quale a galleggiare sia solo la Chiesa., come pur si è sentito nelle veglie dell’ultima Pasqua.
Raniero La Valle
PROGRAMMA ELETTORALE DELLA LISTA PER IL BENE COMUNE per la Provincia di Savona
PROGRAMMA ELETTORALE per la PROVINCIA
Di SAVONA Candidato Presidente: Renzo Briano
Ambiente, Natura e Territorio
Obbligo di depotenziamento e completa metanizzazione dell’intera centrale Tirreno Power di Vado Ligure attraverso l’ eliminazione dei due inquinanti gruppi 3 e 4 a carbone attualmente in funzione, lasciando il gruppo a metano da 760 Mw, meno inquinante del carbone e che da solo produce già il doppio dell’energia consumata in Provincia di Savona (Fonte Terna nazionale),. La Liguria produce già il 56% in più del fabbisogno Regionale e l’ARPAL nel 2001, accertava e documentava sia un deserto di licheni che la più alta concentrazione di radioattività delle quattro province prodotta dalla combustione del carbone. Studi di biomonitoraggio del Prof. Luigi Nimis e Prof. Massimiliano Lupieri hanno dimostrato nel savonese complessivamente livelli di inquinamento tra i più alti d’Italia e maggiori di quelli della pianura Padano Veneta, nonché un litorale marino davanti a Vado Ligure saturo di metalli pesanti, in particolare arsenico – (Biomonitoraggio del SO2 (anidride solforosa) e l’inquinamento da metalli pesanti nei licheni e nelle cortecce degli alberi del Savonese);
Avvio urgente ricorso al TAR e/o ogni atto opportuno finalizzato all’impugnazione di ogni provvedimento amministrativo che consente l’ampliamento della centrale a carbone Tirreno Power, ovvero dell’ulteriore gruppo da 460 Mw;
Realizzazione di studi corretti sulla qualità ambientale attraverso un adeguamento dell’ ARPAL provinciale alle normative di legge, (con particolare riferimento alla misurazione degli inquinanti PM10 e PM 2,5 su tutto il territorio Provinciale),con riferimento alle linee guida dell’ OMS e della UE , anche attraverso la collaborazione con strutture universitarie;
Attuazione di uno studio epidemiologico correlato allo studio della qualità dell’ aria condotti in maniera coordinata, al fine di individuare le aree della provincia maggiormente inquinate in rapporto alle attività umane, ed eventuali correlazioni fra maggiori inquinamento e incidenza di malattie da espletarsi, possibilmente, da una Università fuori della Regione Liguria, in collaborazione con l’Ordine dei Medici;
REVISIONE DELLE PIANIFICAZIONI PROVINCIALI IN MATERIA DI RIFIUTI
per attivare la promozione, con il coinvolgimento delle di tutte le amministrazioni comunali coordinate nell’ATO, di una raccolta differenziata porta a porta di qualità controllata e conseguente tariffa puntuale finalizzata al riciclo-riuso-recupero dei materiali e alla produzione di compost di qualità, attraverso filiere certe ed incentivate in ambito locale, secondo i principi di Rifiuti Zero che prevedono la minimizzazione delle frazioni da smaltire attraverso investimenti mirati nella fase di raccolta e riimmissione nel circuito produttivo e di utilizzo di beni e materiali. A tal fine si prevede l’analisi della frazione residua e l’avvio di fasi di studio dei materiali e prodotti critici. Tale prospettiva permetterà il raggiungimento di alte percentuali di raccolta differenziata (verosimilmente intorno al 90%) , la creazione di imprese alternative e finalizzate alla salvaguardia ambientale, il rispetto della salute dei cittadini, l’innovazione tecnologica; ciò evitando il ricorso all’ incenerimento e a nuove discariche attraverso un ciclo responsabile di gestione che dice NO alle combustioni, ai liquami tossici, alla produzione di CDR (combustibile da rifiuti);
SAVONA RIFIUTI ZERO E’ OPPORTUNITA’ PER LA SALUTE E PER LE NUOVE POSSIBILITA’ DI MERCATO CHE L’INNOVAZIONE PUO’ OFFRIRE
Precisi impegni di piano volti al superamento della produzione di CDR e l’attivazione di precise direttive affinché lo stesso CDR (anche se proveniente da altre aree geografiche) non venga utilizzato in impianti situati ed attivi nell’ambito provinciale (es: centrali elettriche, cementifici, inceneritori ecc.). Tale tipo di combustibile (CDR), come è noto, sarebbe più dannoso e pericoloso di un inceneritore di (RSU) rifiuti. Non a caso l’Amministrazione precedente è caduta proprio in tema di rifiuti e discarica Passeggi, quest’ultima contenente centinai di t. di rifiuti speciali accatastati da anni e prodotti da un vecchio inceneritore chiuso nel 1986 a seguito di esposto all’Autorità Giudiziaria;
Controllo costante in merito della bonifica della discarica Passeggi con accertamenti dal punto di vista chimico con campionamenti delle acque a monte ed a valle della discarica per valutarne il rilascio di metalli pesanti e il rischio di inquinamento ambientale, visto e considerato che precedenti accertamenti rilevarono valori di metalli pesanti superiore a quelli indicati nel D.M. 471, nonché di verificare la possibile contaminazione delle acque che infiltrandosi scorrono nel rio Madonna del Monte che, a sua volta, confluisce nel fiume Quiliano, fiume nel quale letto vi sono ubicati più pozzi per l’acqua potabile. Analoghi controlli anche in per tutte le discariche della Provincia ed in particolare la Ramognina;
Controlli seriati al fine di garantire un buon funzionamento dei depuratori ed incentivarne la realizzazione laddove non ci sono;
Obbligo di installazione impianti per solare termico e fotovoltaici, su edifici di competenza provinciale. Congrui investimenti in favore delle energie rinnovabili, eolico, solare termico e fotovoltaico, in particolare la realizzazione del progetto eolico ad alta quota,
ovvero KITE WIND GENERATOR
Obbligo di adottare i più moderni sistemi antisismici e di isolamento termico per i nuovi edifici in tutta la Provincia di Savona;
Obbligo di tutela ambientale del territorio provinciale nel rispetto dei beni paesaggistici- storico- ambientali e della rete natura 2000, comprensiva degli habitat naturali, nonché delle relative specie animali e vegeta
Obbligo di adottare i più moderni sistemi antisismici e di isolamento termico per i nuovi edifici in tutta la Provincia di Savona;
Obbligo di tutela ambientale del territorio provinciale nel rispetto dei beni paesaggistici- storico- ambientali e della rete natura 2000, comprensiva degli habitat naturali, nonché delle relative specie animali e vegeta
Cultura, Formazione ed Istruzione
Promozione di una campagna informativa capillare, a partire dalle scuole di ogni ordine e grado sul risparmio energetico, raccolta differenziata, salute, ambiente e territorio, anche con la collaborazione di Associazioni di volontariato attive sul territorio
(Scout, Gruppi Parrocchiali, Associazioni Sportive, Culturali e SMS, ecc..
Incentivazione di ogni iniziativa finalizzata alla cultura del mare, della vela e dello sport in genere, per giovani, meno giovani e, principalmente, per diversamente abili.
Messa in sicurezza tutti gli edifici scolastici per quanto di competenza.
Promozione di incontri con residenti appartenenti ad altre culture, paesi e religioni, soprattutto nelle Scuole al fine di una fruttuosa ed auspicata integrazione
Incentivazione di ogni iniziativa finalizzata alla cultura del mare, della vela e dello sport in genere, per giovani, meno giovani e, principalmente, per diversamente abili.
Messa in sicurezza tutti gli edifici scolastici per quanto di competenza.
Promozione di incontri con residenti appartenenti ad altre culture, paesi e religioni, soprattutto nelle Scuole al fine di una fruttuosa ed auspicata integrazione
nel rispetto delle regole vigenti del paese ospitante.
Collaborazione con il CESAVO e le Associazioni presenti sul territorio per la creazione di una Provincia solidale, dando vita a iniziative che promuovano la cultura e l’opera del Volontariato;
Promozione dell’integrazione degli immigranti , lavorando a una Consulta Provinciale delle varie associazioni ed a un tavolo intereligioso;
Promozione progetti di Cooperazione Internazionale Decentrata;
Promozione delle dinamiche di integrazione delle persone diversamente abili e mette in atto quanto possibile per il superamento delle barriere architettoniche e mentali;
Promozione di iniziative finalizzate ad aiutare le famiglie con persone diversamente abili, in stato di disagio o sofferenza per motivi sociali,
Collaborazione con Associazioni e le Agenzie formative (Università, Agenzie per il Supporto delle Autonomie Scolastiche, ecc.) al fine di creare, soprattutto nei giovani, ma non solo, una mentalità accogliente ed aperta a tutte le problematiche sociali, culturali e politiche.
Promozione iniziative formative/culturali per la scuola in collegamento con altre città europee, favorendo scambi culturali e progetti didattici europei,
Promozione ed incentivare di iniziative culturali favorendo associazioni e artisti già presenti sul territorio come gruppi teatrali, gruppi musicali (musica classica, musica antica e di folklore locale) allo scopo di valorizzare turisticamente i luoghi di pregio artistico della nostra provincia e ottenere così un salto di qualità culturale tanto auspicato.
Collaborazione con il CESAVO e le Associazioni presenti sul territorio per la creazione di una Provincia solidale, dando vita a iniziative che promuovano la cultura e l’opera del Volontariato;
Promozione dell’integrazione degli immigranti , lavorando a una Consulta Provinciale delle varie associazioni ed a un tavolo intereligioso;
Promozione progetti di Cooperazione Internazionale Decentrata;
Promozione delle dinamiche di integrazione delle persone diversamente abili e mette in atto quanto possibile per il superamento delle barriere architettoniche e mentali;
Promozione di iniziative finalizzate ad aiutare le famiglie con persone diversamente abili, in stato di disagio o sofferenza per motivi sociali,
Collaborazione con Associazioni e le Agenzie formative (Università, Agenzie per il Supporto delle Autonomie Scolastiche, ecc.) al fine di creare, soprattutto nei giovani, ma non solo, una mentalità accogliente ed aperta a tutte le problematiche sociali, culturali e politiche.
Promozione iniziative formative/culturali per la scuola in collegamento con altre città europee, favorendo scambi culturali e progetti didattici europei,
Promozione ed incentivare di iniziative culturali favorendo associazioni e artisti già presenti sul territorio come gruppi teatrali, gruppi musicali (musica classica, musica antica e di folklore locale) allo scopo di valorizzare turisticamente i luoghi di pregio artistico della nostra provincia e ottenere così un salto di qualità culturale tanto auspicato.
Lavoro
Controlli seriati circa l’obbligo di inserimento in organico nella P.A. concernente la Provincia di personale appartenente alle categorie protette, ovvero con handicap (uno ogni 15), nonché le verifiche finalizzate al controllo delle mansioni effettivamente compatibili con la diminuzione dell’attitudine al lavoro dell’invalido assunto e/o da assumere;
Incentivo alle opportunità di lavoro, con una intermediazione seria tra domanda e offerta, favorire l’inclusione sociale e le pari opportunità, e offrire servizi specifici di orientamento e di consulenza alle Aziende in tema di lavoro;
Promuovere tutte quelle iniziative che consentono un turismo intelligente, che non sia “ mordi e fuggi” ma che contribuisca allo sviluppo ed alla crescita sia del territorio che del fruitore;
Promuove ogni iniziativa in favore dell’agricoltura biologica ed una sana e corretta alimentazione (soprattutto nelle scuole);
Controlli seriati circa l’obbligo di inserimento in organico nella P.A. concernente la Provincia di personale appartenente alle categorie protette, ovvero con handicap (uno ogni 15), nonché le verifiche finalizzate al controllo delle mansioni effettivamente compatibili con la diminuzione dell’attitudine al lavoro dell’invalido assunto e/o da assumere;
Incentivo alle opportunità di lavoro, con una intermediazione seria tra domanda e offerta, favorire l’inclusione sociale e le pari opportunità, e offrire servizi specifici di orientamento e di consulenza alle Aziende in tema di lavoro;
Promuovere tutte quelle iniziative che consentono un turismo intelligente, che non sia “ mordi e fuggi” ma che contribuisca allo sviluppo ed alla crescita sia del territorio che del fruitore;
Promuove ogni iniziativa in favore dell’agricoltura biologica ed una sana e corretta alimentazione (soprattutto nelle scuole);
Organizzazione uffici provinciali
Ridimensionamento del compenso mensile del Presidente ed Assessori,
Ridimensionamento del compenso mensile del Presidente ed Assessori,
in linea con gli standard Europei.
Razionalizzazione ed ottimizzazione degli uffici provinciali e delle risorse umane. Evitare in poche parole l’esistenza di uffici inutili e gravosi per il contribuente. E’ garantito in ogni caso il lavoro al personale esistente con inserimento in Enti locali territoriali
Razionalizzazione ed ottimizzazione degli uffici provinciali e delle risorse umane. Evitare in poche parole l’esistenza di uffici inutili e gravosi per il contribuente. E’ garantito in ogni caso il lavoro al personale esistente con inserimento in Enti locali territoriali
(Regione, Provincia, ASL, Tribunale, con mansioni di pubblica utilità)
Turismo, Viabilità e Trasporti
Promozione di una viabilità snella e intelligente, con infrastrutture compatibili con il rispetto ambientale: mezzi pubblici a basso impatto ambientale, elettrici e misti. Non è più accettabile nel 2009 che l’unica via di accesso tra Savona i Finale Ligure rimanga chiusa per svariati mesi all’anno a causa di cedimenti, creando ai cittadini notevolissimi disagi di ogni genere, specialmente economici
Realizzazione di un approdo alla francese a Zinola, (ovvero un piccolo porto), senza speculazione edilizia, con posti barca dai 4 ai 12 m., non oltre, con apposito sollevatore per i diversamente abili. Ciò significherebbe incentivare la nautica, il turismo, la riqualificazione della zona, lasciando intatte le spiagge, anzi ampliandole dai ritorni di maree, si aumenterebbero posti di lavoro, verrebbe creata una barriera che impedirebbe l’allagamento della parte storica di Zinola.
Proporre il tratto autostradale tra Savona ed Albisola a libera circolazione, facendola divenire Aurelia bis, con la costruzione del nuovo tragitto all’interno, ovvero a monte.
Attuazione, per quanto concerne la piattaforma container di Vado Ligure, tutte le possibili iniziative che dipendono dalla Provincia per concretizzare ciò che i Cittadini di Vado Ligure hanno, palesemente, espresso con il Loro voto, durante il referendum promosso dall’Amministrazione Comunale di Vado Ligure, diritto dei medesimi Cittadini palesemente negato e calpestato.
martedì 21 aprile 2009
NON CI SONO SOLDI PER NULLA...MA PER ACQUISTARE AEREI DA GUERRA SI'...
Il caccia F-35 di cui si doterà l'Italia è funzionale all'attuale scenario di guerra permanente
Scritto per noi da Stefano Ferrario
Il nuovo 'caccia da attacco combinato' (Joint Strike Fighter) F-35 'Fulmine', di cui l'Italia acquisterà 131 esemplari, è un aereo militare che, per la sua configurazione, è predisposto non per giacere in un hangar o per il controllo dei cieli di un paese, bensì per compiere azioni di aggressione - anche con armi nucleari - tipiche dell'attuale scenario di guerra permanente.
Alenia costruirà 700 esemplari. La costruzione dell'F-35 avverrà negli Usa (negli stabilimenti della Lockheed Martin in Texas) per le forze armate nordamericane e britanniche (2.581 aerei), e in Italia (nello stabilimento Alenia Aeronautica all'aeroporto militare di Cameri, a Novara) per la nostra aeronautica militare (131 aerei) e per quelle degli altri sei partner internazionali del progetto: Olanda, Danimarca, Norvegia, Turchia, Canada e Australia (570 aerei). A questi potrebbero aggiungersi in futuro altri clienti internazionali: già certi Singapore e Israele (con 25 aerei già ordinati più 50 in opzione).
13 miliardi solo per cominciare. Il costo dei 131 F-35 per i cittadini italiani sarà elevatissimo: la cifra di 13 miliardi di euro, che è solo il prezzo per l'acquisto dei velivoli, è destinata ad aumentare poiché gli aggiornamenti tecnici che questi aerei necessiteranno nel corso degli anni sono molto costosi.
Questa è la più imponente commessa per Alenia Aeronautica (appartenente al Gruppo Finmeccanica), che fa già affari d'oro con le forniture all'aeronautica militare italiana dei caccia Eurofighter e con quelle degli aerei militari da trasporto C-27J 'Spartan' alle forze aeree degli ex satelliti sovietici recentemente entrati a far parte della Nato.
E i risvolti occupazionali? Anche per il programma F-35 si conferma la scarsissima ricaduta occupazionale per la costruzione di sistemi d'arma in campo aeronautico rispetto ad analoghi progetti in campo civile. La differenza di base sta nell'enorme fatturato che garantisce il militare rispetto al civile. Infatti, sono 2.000 le persone, più l'indotto, che già vivono a Cameri sull'industria dei caccia. Potrebbero diventare 2.200, cui si aggiungerebbero 800 dipendenti dell'indotto, con la partenza del progetto.
Intervista a Walter Bovolenta, dell'Assemblea Permanente 'NO F-35'
Perché siete contrari al programma di riarmo F-35 Joint Strike Fighter?
I caccia-bombardieri F-35 rappresentano il primo sistema d'arma concepito per rispondere alle esigenze della nuova 'gendarmeria mondiale' rappresentata dalla Nato. L'Italia produrrà e si doterà di un aereo militare ideato non per difendere il nostro spazio aereo nazionale, ma per partecipate a future missioni di guerra all'estero, per andare a bombardare in giro per il mondo, seminando morte, distruzione e sofferenza.
Oltre a queste ragioni di principio, siamo contrari agli F-35 anche per ragioni di ordine economico: questa impresa costerà ai cittadini italiani almeno 13 miliardi di euro. Una cifra impressionante, soprattutto in tempi di crisi economica, che potrebbe essere investita per migliorare le condizioni di vita di tutti, per redistribuire il reddito, per sviluppare fonti di energia rinnovabili o per tutelare il nostro territorio.
A proposito di territorio, perché giudicate negativo l'impatto dello stabilimento di Cameri dove verranno prodotti gli F-35?
L'aeroporto militare di Cameri, a due passi da Novara e Varese, diventerà il centro di collaudo di tutti i velivoli che verranno prodotti e in futuro aggiornati nello stabilimento di Finmeccanica all'interno della base. Questo significa che per i prossimi decenni i nostri cieli saranno continuamente solcati da questi caccia, che producono un enorme inquinamento ambientale e acustico, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona. Non dimentichiamo che Cameri si trova ai confini del Parco del Ticino.
Inoltre, la nascita di uno stabilimento militare di importanza internazionale produrrà un'ulteriore militarizzazione del nostro territorio, su cui già gravano le grandi basi militari di Solbiate Olona e di Bellinzago.
Quando e come è nata la vostra associazione contro gli F-35?
L'adesione iniziale dell'Italia al progetto Joint Strike Fighter risale al 1996 ed è stata successivamente confermata da tutti i governi, sia di centrodestra che di centrosinistra. Ma la firma definitiva dell'accordo è avvenuta solo nel febbraio 2007, quando il sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, Lorenzo Forcieri, ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England. E' stato allora che diversi gruppi e associazioni locali presenti sul territorio novarese si erano unite in un Coordinamento contro gli F-35'. Nel 2008, con l'adesione di alcuni gruppi lombardi contrari al progetto Joint Strike Fighter, il Coordinamento si è trasformato in L'Assemblea Permanente 'NO F-35'.
Come mai l'opposizione a questo progetto, vecchio di tredici anni, si fa sentire solo adesso?
Il consenso 'bipartisan' di tutto il mondo politico italiano su questo programma di riarmo e il conseguente assoluto silenzio mediatico verso questa faccenda hanno fatto sì che il movimento pacifista non si sia mai mobilitato in merito. Finora abbiamo fatto tutto da soli.
Quali azioni di protesta avete organizzato finora?
Abbiamo informato e sensibilizzato la popolazione locale, interessata dal futuro stabilimento di Cameri, organizzando incontri, manifestazioni, presidi e mettendo in piedi un sito Internet con documenti e notizie, abbiamo scritto lettere e appelli alle autorità locali, nazionali e perfino al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ora stiamo organizzando una grande manifestazione di protesta a Novara per sabato 30 maggio: l'appuntamento è alle 15, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione a questa ennesima impresa di morte.
Enrico Piovesana
Scritto per noi da Stefano Ferrario
Il nuovo 'caccia da attacco combinato' (Joint Strike Fighter) F-35 'Fulmine', di cui l'Italia acquisterà 131 esemplari, è un aereo militare che, per la sua configurazione, è predisposto non per giacere in un hangar o per il controllo dei cieli di un paese, bensì per compiere azioni di aggressione - anche con armi nucleari - tipiche dell'attuale scenario di guerra permanente.
Alenia costruirà 700 esemplari. La costruzione dell'F-35 avverrà negli Usa (negli stabilimenti della Lockheed Martin in Texas) per le forze armate nordamericane e britanniche (2.581 aerei), e in Italia (nello stabilimento Alenia Aeronautica all'aeroporto militare di Cameri, a Novara) per la nostra aeronautica militare (131 aerei) e per quelle degli altri sei partner internazionali del progetto: Olanda, Danimarca, Norvegia, Turchia, Canada e Australia (570 aerei). A questi potrebbero aggiungersi in futuro altri clienti internazionali: già certi Singapore e Israele (con 25 aerei già ordinati più 50 in opzione).
13 miliardi solo per cominciare. Il costo dei 131 F-35 per i cittadini italiani sarà elevatissimo: la cifra di 13 miliardi di euro, che è solo il prezzo per l'acquisto dei velivoli, è destinata ad aumentare poiché gli aggiornamenti tecnici che questi aerei necessiteranno nel corso degli anni sono molto costosi.
Questa è la più imponente commessa per Alenia Aeronautica (appartenente al Gruppo Finmeccanica), che fa già affari d'oro con le forniture all'aeronautica militare italiana dei caccia Eurofighter e con quelle degli aerei militari da trasporto C-27J 'Spartan' alle forze aeree degli ex satelliti sovietici recentemente entrati a far parte della Nato.
E i risvolti occupazionali? Anche per il programma F-35 si conferma la scarsissima ricaduta occupazionale per la costruzione di sistemi d'arma in campo aeronautico rispetto ad analoghi progetti in campo civile. La differenza di base sta nell'enorme fatturato che garantisce il militare rispetto al civile. Infatti, sono 2.000 le persone, più l'indotto, che già vivono a Cameri sull'industria dei caccia. Potrebbero diventare 2.200, cui si aggiungerebbero 800 dipendenti dell'indotto, con la partenza del progetto.
Intervista a Walter Bovolenta, dell'Assemblea Permanente 'NO F-35'
Perché siete contrari al programma di riarmo F-35 Joint Strike Fighter?
I caccia-bombardieri F-35 rappresentano il primo sistema d'arma concepito per rispondere alle esigenze della nuova 'gendarmeria mondiale' rappresentata dalla Nato. L'Italia produrrà e si doterà di un aereo militare ideato non per difendere il nostro spazio aereo nazionale, ma per partecipate a future missioni di guerra all'estero, per andare a bombardare in giro per il mondo, seminando morte, distruzione e sofferenza.
Oltre a queste ragioni di principio, siamo contrari agli F-35 anche per ragioni di ordine economico: questa impresa costerà ai cittadini italiani almeno 13 miliardi di euro. Una cifra impressionante, soprattutto in tempi di crisi economica, che potrebbe essere investita per migliorare le condizioni di vita di tutti, per redistribuire il reddito, per sviluppare fonti di energia rinnovabili o per tutelare il nostro territorio.
A proposito di territorio, perché giudicate negativo l'impatto dello stabilimento di Cameri dove verranno prodotti gli F-35?
L'aeroporto militare di Cameri, a due passi da Novara e Varese, diventerà il centro di collaudo di tutti i velivoli che verranno prodotti e in futuro aggiornati nello stabilimento di Finmeccanica all'interno della base. Questo significa che per i prossimi decenni i nostri cieli saranno continuamente solcati da questi caccia, che producono un enorme inquinamento ambientale e acustico, con le relative gravi conseguenze per la salute e la qualità della vita degli abitanti della zona. Non dimentichiamo che Cameri si trova ai confini del Parco del Ticino.
Inoltre, la nascita di uno stabilimento militare di importanza internazionale produrrà un'ulteriore militarizzazione del nostro territorio, su cui già gravano le grandi basi militari di Solbiate Olona e di Bellinzago.
Quando e come è nata la vostra associazione contro gli F-35?
L'adesione iniziale dell'Italia al progetto Joint Strike Fighter risale al 1996 ed è stata successivamente confermata da tutti i governi, sia di centrodestra che di centrosinistra. Ma la firma definitiva dell'accordo è avvenuta solo nel febbraio 2007, quando il sottosegretario alla Difesa del governo Prodi, Lorenzo Forcieri, ha incontrato a Washington il suo collega statunitense Gordon England. E' stato allora che diversi gruppi e associazioni locali presenti sul territorio novarese si erano unite in un Coordinamento contro gli F-35'. Nel 2008, con l'adesione di alcuni gruppi lombardi contrari al progetto Joint Strike Fighter, il Coordinamento si è trasformato in L'Assemblea Permanente 'NO F-35'.
Come mai l'opposizione a questo progetto, vecchio di tredici anni, si fa sentire solo adesso?
Il consenso 'bipartisan' di tutto il mondo politico italiano su questo programma di riarmo e il conseguente assoluto silenzio mediatico verso questa faccenda hanno fatto sì che il movimento pacifista non si sia mai mobilitato in merito. Finora abbiamo fatto tutto da soli.
Quali azioni di protesta avete organizzato finora?
Abbiamo informato e sensibilizzato la popolazione locale, interessata dal futuro stabilimento di Cameri, organizzando incontri, manifestazioni, presidi e mettendo in piedi un sito Internet con documenti e notizie, abbiamo scritto lettere e appelli alle autorità locali, nazionali e perfino al presidente degli Stati Uniti Barack Obama. Ora stiamo organizzando una grande manifestazione di protesta a Novara per sabato 30 maggio: l'appuntamento è alle 15, davanti alla stazione ferroviaria in piazza Garibaldi. Da lì partiremo per percorrere le strade della città e per gridare forte la nostra opposizione a questa ennesima impresa di morte.
Enrico Piovesana
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