Pagine

lunedì 18 agosto 2008

DIO NON HA RELIGIONI

Brasile - 30.8.2005
La Teologia della liberazione spiegata da uno dei padri fondatori

Due dei teologi tra i più prestigiosi al mondo, Frei Betto e Giulio Girardi, ci hanno spiegato la Teologia della liberazione, “nata negli anni Sessanta dalla base, prima in Perù poi in Brasile, da religiosi convinti che non si possa insegnare la parola di Gesù senza insegnare quali sono i diritti delle persone, quale coscienza si deve avere per essere cittadini, per avere diritti dei propri diritti”.
Li abbiamo incontrati a Piacenza, nell’ambito della manifestazione “Carovane, le città invisibili”, (
http://www.carovane.pc.it/)una settimana di incontri con la letteratura, la poesia e il cinema dei paesi del sud del mondo.
Data la complessità del tema, PeaceReporter ha scelto di dedicare due articoli distinti ai due grandi teologi, che con approcci diversi spiegano, approfondiscono, raccontano cos’è la Teologia della Liberazione e cosa significhi viverla oggi.

Fratel Betto, al secolo Carlos Alberto Libanio Christo, è un frei domenicano di 62 anni, che da anni scrive libri e trattati. Amico fraterno di Lula, è entrato anche in politica per sostenerlo nel progetto sociale Fame Zero, che adesso però non segue più direttamente. Da qualche mese è uscito dal governo “per due motivi”: “Perché volevo avere il tempo per scrivere e perché non condivido la politica economica del governo”. Ha un fare gentile e un aspetto sereno e deciso. Il suo volto disteso è segnato da guizzi di profonda ironia che testimoniano la sagace intelligenza.
Con semplicità ci ha spiegato la Teologia della Liberazione, cos’è, cosa ha dato alla gente più povera e miserabile, e perché ancora oggi, dopo quasi 40 anni, continui a sollevare tanti dubbi e preoccupazioni nella Chiesa di Roma.

Cos’è. “In America Latina la maggior parte della gente vive nella povertà e la maggioranza è di fede cristiana. Quindi la domanda principale di questa gente è: Dio vuole che noi rimaniamo in questa sofferenza? Oppure, come sta scritto nella prima pagina della Bibbia, ha creato il mondo in modo che fosse un giardino, un meraviglioso giardino con uccelli, fiori, acqua cristallina? La Teologia della liberazione, non è una teoria, non è un qualcosa nato nelle biblioteche, alle scrivanie, nelle accademie, nelle università religiose… No! E' la sistematizzazione dell’esperienza di fede dei poveri alla ricerca della loro liberazione”.
Perché stupirsi? Secondo frei Betto, in un mondo d’oppressione, in cui vogliamo credere nel Dio della vita – e la vita è il dono maggiore di Dio – la Teologia della liberazione significa coniugare la visione della fede con l'anelito alla liberazione. “Penso che ogni cristiano che viva il mistero della fede con gioia, con senso di liberazione, che vive l’amore, l’impegno per la lotta per la giustizia, pratichi la Teologia della liberazione”, precisa. “Una volta un vescovo mi chiese: “Ma perché cercare un’altra teologia quando c’è già la teologia della Chiesa di Roma?” E io gli risposi: “Nel Vangelo ci sono quattro teologie diverse, quella di Matteo, di Giovanni, di Luca e di Marco. E se ci sono già queste quattro visioni diverse di Gesù, queste quattro diverse visioni della chiesa, perché stupirsi proprio della Teologia della liberazione?”.

La speranza. “Vivere la fede in America Latina è avere la speranza di superare la miseria e la povertà”, continua il domenicano. “La gente incontra nella Bibbia, nella parola di Dio, il proprio alimento per capire meglio se stessi, per capire la lotta che sta vivendo e per trovare soluzioni. Faccio una metafora per spiegare meglio questo concetto. Per molta gente aprire la Bibbia è come aprire una finestra su interessanti fatti del passato. Nelle comunità ecclesiali di base, invece, la gente povera, quando apre la Bibbia, è come se guardasse se stessa in uno specchio, lo fa per riuscire a capirsi meglio, qui e ora”.
E per aiutare la gente a capire meglio le scritture, la vita di Gesù, nella prospettiva liberatrice, Betto ha scritto anche un libro “Uomo fra gli uomini”, una vera e propria lettura popolare del Vangelo.

I cambiamenti. “Molti qui in Italia mi chiedono cosa sarà della nostra Teologia adesso, con Papa Ratzinger – racconta fratel Betto - Beh, devo dire che questa cosa ogni volta che vengo in Italia mi sconcerta: voi siete molto vicini al Papa, mentre noi in America Latina siamo molto vicini a Dio. Dovete capire, che molto spesso quello che avviene a Roma non ha molto riflesso nella Chiesa dell’America Latina. Anche le nomine di vescovi conservatori molte volte non provocano reazioni, perché c’è così tanto sfruttamento, così tanta sofferenza – tanto per dirne una nel mio Paese c’è ancora il lavoro in schiavitù – che tutto il dolore della gente parla più alto, parla direttamente a Cristo. Per questo la Teologia della liberazione nasce proprio in America Latina. E comunque, io non credo che il rinnovamento della Chiesa venga dall’alto, spero arrivi dal basso. Credo che lo Spirito Santo lavori dal basso.
L’unica cosa che so – incalza - è che trent’anni fa era soltanto la Teologia della liberazione che parlava di debito estero, di colonialismo, di neoliberismo, che criticava l’imperialismo, la politica estera degli Stati Uniti. Adesso questi temi appaiono nei documenti finali di Giovanni Paolo II. Eppure era un papa che aveva tollerato la guerra di Bush in Iraq del 1991, e che poi è arrivato a condannare l’invasione dell’Iraq di Bush figlio. Sono solito dire, infatti, che la Teologia della liberazione è arrivata a Roma. Roma può pure non averne coscienza, ma è così. Se si pensa che il Papa ha mobilitato 150mila persone contro il G8 a Genova! E’ esattamente quello che noi della Teologia della liberazione avremmo voluto fare”. Poi conclude, accennando alle tante contraddizioni del Vaticano: “Giovanni Paolo II stesso aveva una contraddizione: era un uomo con la testa di destra e il cuore di sinistra, perché era molto ortodosso nella dottrina, ma molto sensibile ai temi sociali”. Ortodossia. “Gesù predicava il regno di Dio, ma purtroppo quello che è venuto dopo è la Chiesa”, riprende e, riferendosi all’incontro della Gioventù di Colonia, sottolinea: “Il Papa ha ricordato l’importanza per i giovani di leggere il catechismo della Chiesa, ma io avrei preferito che avesse sottolineato l’importanza di leggere il Vangelo. Dobbiamo ricordare che Dio non ha religione. Non è tanto importante avere fede in Gesù, quanto avere la fede di Gesù. Il messaggio centrale di Gesù è non tanto quello di avere fede quanto quello di mettere in pratica l’amore liberatorio”.
Secondo frei Betto se si analizzano i quattro Vangeli ci sono principalmente due domande che vengono rivolte a Gesù. La prima è: ‘Signore, che devo fare per guadagnare la vita eterna?’. “Ecco – spiega il frate - mai questa domanda esce dalla bocca di un povero. Esce sempre da coloro che si sono assicurati la vita terrena e che quindi pensano ad assicurarsi anche l’al di là. È la domanda tipica dell’uomo ricco, che vuol sapere come poter comprare anche il paradiso. E tutte le volte che Gesù ascolta questa domanda si sente a disagio, irritato. E ha anche reagito in modo un po’ aggressivo quando un ricco, nel porgli la domanda, lo adula apostrofandolo: ‘Buon maestro’. ‘Io non sono il maestro, il buon maestro è Dio’, gli risponde Gesù.
La seconda domanda che si incontra è invece: ‘Signore, come devo fare per avere una vita in questa vita?’. Ecco, questa viene solamente dalla bocca dei poveri. ‘Le mie mani sono inerti, hanno bisogno di lavorare. Sono cieco, ho bisogno di vedere. Sono paralitico, voglio camminare. Mio fratello è morto, vorrei vivesse. Mia figlia è malata, vorrei che guarisse’. I poveri chiedono a Gesù vita in questa vita. E a loro Gesù risponde sempre con misericordia e compassione. Perché lui stesso ha detto io sono venuto qui perché tutti abbiano vita, e una vita piena”.

Tutto sbagliato. Per il teologo brasiliano, tutto il mondo in cui viviamo oggi è una grande offesa al progetto di Dio. Perché in nessun versetto della Bibbia sta scritto che la povertà è gradita agli occhi di Dio. La povertà è una maledizione. È frutto dell’ingiustizia. Per questo Gesù si pone dalla parte dei poveri e li chiama beati: li considera i protagonisti della conquista di una società in cui tutti veramente avranno una vita.
“Dobbiamo riconoscere la presenza di Dio in tutte le tradizioni religiose. Eppure noi cristiani soffriamo del complesso di superiorità che ci fa pensare di essere migliori rispetto a tutte le altre confessioni. Ed è un vero e proprio peccato. I migliori sono coloro che amano come Gesù amava. Migliore era Francesco di Assisi, che si spogliò delle sue ricchezze per andare con i poveri”. E per frei Betto era addirittura migliore Che Guevara, “uomo ricco che si è dedicato ai poveri. E non era un credente”, precisa il frate. Poi aggiunge: “Sicuramente, quando il Che è salito al cielo Gesù gli avrà detto: ‘Sei il benvenuto. Io avevo fame e tu mi hai dato da mangiare, hai lottato per questo’. E lui avrà risposto: ‘Guarda Signore, io non ero credente, e non ti ho mai incontrato perché non ho mai messo piede in una chiesa’. E Gesù gli avrà risposto: ‘Ogni volta che hai lottato per i poveri, hai lottato per me’. L’importante – asserisce – è dunque che ognuno di noi ami per la nostra capacità di amare, solo così ci salveremo. La fede serve solo per capire questa dimensione di amore. Nella prima lettera di Giovanni si dice che Dio era amore. Chi ama conosce Dio. C’è molta gente che va in chiesa e non ama. Mentre chiunque ami conosce Dio, fa esperienza di Dio, perché Dio è amore”.
L’ideale dell’evangelizzazione secondo il teologo della liberazione è quando un giovane di 16/17 anni, davanti alla prima esperienza di amore riconosce che questa è anche esperienza di Dio. Non c’è un amore di Dio e un amore umano, tutte le forme di amore sono divine. “E questo lo sanno ben spiegare i poeti – conclude - Una volta in Nicaragua conobbi il poeta, che è ormai morto, José Coronel Utrecho. Era già molto vecchio, ma era ancora molto innamorato della moglie, Julia, alla quale aveva dedicato tutti i suoi poemi. Ecco, c’è una poesia in cui descrive la loro luna di miele. La prima notte di nozze, in albergo, aveva dato ordine di non essere disturbato per nessun motivo. Una volta pronto per il letto nuziale, una persona ha bruscamente bussato alla porta. Che succede? Si è chiesto. Ci sarà un incendio nell’hotel, eppur sono io quello incendiato. Apre la porta e si trova davanti Dio, che gli chiede: ‘Josè il letto è molto grande?’, ‘Sì Signore venga pure, ci entriamo tutti e tre’. Ma il Dio gli risponde: ‘Josè, tre siamo già noi’ e il poeta ribatte: ‘Signore non c’è problema, venite pure tutti e tre. Qui c'è posto per tutti’. E il poema termina con: ‘E’ stata una notte di una grande orgia spirituale’.”

Stella Spinelli

dal sito www.peacereporter.net
http://www.peacereporter.net/dettaglio_articolo.php?idart=3567

scuola: al peggio c'è mai fine?

dal gazzettino di Venezia del 15 agosto

Il personale docente nelle scuole di primo e secondo grado? Va reclutato nella regione d'appartenenza. Perché i ragazzi del Nord subiscono una discriminazione "scolastica". Ad avanzare la proposta è il senatore friulano Mario Pittoni, capogruppo della Lega Nord in commissione Pubblica istruzione del Senato, che nei giorni scorsi ha depositato il disegno di legge 997 con l'obiettivo di «avere insegnanti della propria regione, e quindi con una conoscenza specifica di storia, cultura, valori ed economia del territorio, adeguatamente selezionati in base alle effettive capacità». Ma il progetto di regionalizzazione delle assunzioni degli insegnanti ha scatenato un fiume di polemiche da parte dell'opposizione, che ha criticato i principi contenuti all'interno del disegno di legge.
Il progetto si basa sulla creazione di Albi regionali per i docenti, a cui si potrà accedere solo con il requisito della residenza nella stessa regione, indicando il possesso dei titoli ai fini del curriculum professionale, ma iscrivendo i docenti in ordine progressivo in base al miglior punteggio ottenuto al test d'ingresso all'Albo. E nel caso in cui il numero dei candidati sia insufficiente, allora verrà autorizzato l'accesso ai concorsi di una quota di insegnanti iscritti negli Albi delle regioni limitrofe.

«Il test d'ingresso è reso necessario dalle differenze nella valutazione del grado di preparazione degli studenti a seconda dell'area del paese in cui ci si trova - spiega Pittoni - differenza territoriale certificata da una ricerca dell'Ocse, la Pisa 2006, secondo cui una media dell'8 conquistata in una scuola del Sud equivale a una media del 5 nella stessa scuola del Nord. Palese discriminazione a danno dei ragazzi settentrionali. Invece, l'autorizzazione a reclutare insegnanti nelle regioni vicine, nel caso di scarsità di candidati, è legata ai dubbi avanzati da qualcuno secondo cui al Nord non ci sarebbero abbastanza docenti. Sono convinto che da noi ci siano insegnanti in abbondanza. Ma a volte rinunciano a presentarsi ai concorsi per lo svantaggio rispetto ai punteggi dei colleghi del Sud». Nel frattempo, il disegno di legge è stato esposto anche al ministro ombra del Pd Maria Pia Garavaglia. «E non mi è sembrata affatto scandalizzata» annota Pittoni.

Da una mail di Libero Tassella

sabato 16 agosto 2008

DA NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO: tre testi

NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO

Numero 549 del 16 agosto 2008
Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza

Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100Viterbo,
tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it

Sommario di questo numero:
1. Peppe Sini: Piccole monarchie naziste
2. "Peacereporter": La guerra si intensifica
3. Opporsi alla guerra, opporsi al razzismo, difendere i beni comuni
4. Massimo Romano ricorda Elsa Morante
5. Riedizioni: Immanuel Kant, Critica della ragion pura, Critica della ragion pratica, Critica del giudizio
6. La "Carta" del Movimento Nonviolento
7. Per saperne di piu'

1. EDITORIALE. PEPPE SINI: PICCOLE MONARCHIE NAZISTE
"Sindaci sceriffi": espressione che dice piu' di quel che sembri. Evoca il far west, e il far west fasullo e sanguinolento degli spaghetti western pare essere sovente l'unica cultura di "primi cittadini" la cui principale caratteristiche e' una proterva ignoranza, una barbara crudelta', una ottusa irresponsabilita'.Un governo e un parlamento di banditi e di insensati, di maneggioni e di golpisti, danno ora in mano a sindaci sovente espressione di gruppi dichiaratamente, sfacciatamente razzisti, antidemocratici e criminali, poteri enormi ed abnormi, equivalenti a quelli dell'organo legislativo ed esecutivo messi insieme, e consentono a personaggi il cui squallore e' inenarrabile di creare di fatto piccole monarchie naziste.

*In attesa che i primi magistrati che nell'esercizio delle loro funzioni dovranno confrontarsi con la mostruosa normativa partorita in fretta e furia nei primi cento giorni del Berlusconi III chiedano l'intervento della Corte costituzionale per smantellare punto per punto le idiozie e le illegalita' piu' flagranti e venefiche, sara' pur necessario chiamare fin d'ora e senza esitazioni i cittadini tutti a difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani, a difendere la legalita' costituzionale, a difendere la civilta' giuridica, a respingere la barbarie oggi al potere, a far valere il diritto contro la violenza, la giuridicita' contro l'autocrazia, l'etica pubblica repubblicana contro il nazismo fatto in casa. Con la forza della verita', con la forza della nonviolenza. Con la vigenza della Costituzione della Repubblica Italiana. Contro i nazisti stracittadini e strapaesani.
*In ogni ente locale si ricorra al Tar avverso tutti - tutti - i provvedimenti che violano le guarentigie dei diritti personali sancite dall'ordinamento giuridico statuale.In ogni Comune si costituiscano comitati ed osservatorii in difesa della legalita' e dei diritti umani.In ogni citta' ed in ogni paese si promuova l'aggregazione della societa'civile, l'azione politica collettiva, l'iniziativa dal basso per la democrazia e contro i poteri criminali.
*Vi e' una sola umanita'.

2. AFGHANISTAN. "PEACEREPORTER": LA GUERRA SI INTENSIFICA
[Dal sito di "Peacereporter" (www.peacereporter.net) riprendiamo il seguente articolo del 14 agosto 2008 col titolo "Afghanistan, morti tre soldati Usa,a Lashkargah si intensifica l'offensiva talebana"]
Negli ultimi due giorni si sono intensificati gli scontri fra soldati dell'esercito afgano e combattenti talebani nella provincia meridionale diHelmand. Il conflitto e' particolarmente intenso nell'area di Marja, a pochi chilometri dalla capitale provinciale Lashkargah. Mercoledi' sono stati ricoverati nel centro chirurgico di Emergency a Lashkargah sedici feriti da colpi di arma da fuoco. Le vittime sono combattenti di entrambi gli schieramenti e civili. Nei pressi della citta' di Lashkargah e' ubicata la piu' grande base britannica di tutto il Paese, e incursioni dei militanti talebani nelle vicinanze della struttura si stanno facendo sempre piu'frequenti. Questa mattina altri sei soldati dell'esercito afgano feriti da arma da fuoco sono stati ricoverati nell'ospedale della Ong italiana. Due giorni fa un soldato britannico e' stato ucciso mentre era di pattugliaa Kabul (sono 115 le vittime militari britanniche dall'inizio del conflitto), mentre e' di pochi minuti fa la notizia che tre soldati della coalizione internazionale a guida Usa sono morti nel sud del Paese. Il totale dei militari Isaf ed Enduring Freedom uccisi in Afghanistan dall'inizio della guerra e' di 849.


3. LE ULTIME COSE. OPPORSI ALLA GUERRA, OPPORSI AL RAZZISMO, DIFENDERE I BENI COMUNI
Opporsi alla guerra, opporsi al razzismo, difendere i beni comuni. Difendere quel fondamentalissimo bene comune che e' la vita e la dignita' umana.Cosa si aspetta ancora a denunciare coralmente il crimine della guerra? Cosa si aspetta a mobilitarsi perche' l'Italia cessi di partecipare alla carneficina afgana e s'impegni invece per la pace, il disarmo, la smilitarizzazione dei conflitti, per salvare le vite? Cosa si aspetta a lottare perche' lo stato italiano rispetti qanto e' scritto nell'articolo 11 della sua legge fondamentale? E cosa si aspetta a difendere le vittime delle vessazioni, delle persecuzioni, dei pogrom, della riduzione in schiavitu'? Cosa si aspetta a contrastare i feroci ed anomici provvedimenti razzisti e classisti delgoverno e del parlamento e delle amministrazioni locali, complici dei poteri criminali, che violano i fondamentali diritti umani, che violano quel riconoscimento di umanita' e quel dovere di solidarieta' sanciti dagli articoli 2, 3, 4 e 10 della Costituzione della Repubblica Italiana? E cosa si aspetta a contrastare il saccheggio e la devastazione dell'unica casa comune che abbiamo? Cosa si aspetta a lottare per la legalita' e la democrazia?

*La nonviolenza chiama alla lotta per l'umanita' contro il crimine, per la civile convivenza contro la barbarie assassina, per la cura e la responsabilita' contro la rapina e la distruzione.Vi e' una sola umanita', vi e' un solo mondo. La nonviolenza e' lotta contro ogni violenza. Solo la nonviolenza puo' salvare l'umanita'.

venerdì 15 agosto 2008

MESSAGGIO PER ALAN

Ringraziando tutti coloro che hanno lasciato commenti ai vari post, vorrei dire ad Alan che, non avendo il suo indirizzo email, sono costretto a scrivergli sul blog.
L'indirizzo del Centro Ricerca per la Pace di Viterbo è il seguente:
nbawc@tin.it (quello che tu hai scritto era attivo in un momento in cui c'erano problemi tecnici);
tutti i fascicoli de "La nonviolenza e' in cammino" dal dicembre 2004possono essere consultati nella rete telematica alla pagina web:http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
A presto

Giuliano

giovedì 14 agosto 2008

perche' i non pacifisti (?) sono sempre attenti a quello che fanno i pacifisti?

Dal sito http://www.ucei.it/, riporto questa notizia ansa.

Georgia: Capezzone, pacifisti dove sono, in spiaggia? (ANSA) - 13:53 - Roma, 13 ago -"Sulla vicenda russo-georgiana, va riconosciuto alla presidenza francese dell'Ue, coadiuvata dal governo italiano in una delicatissima mediazione con la Russia, il merito di avere colto un risultato inatteso: dopo anni di impotenza e afasia, l'Europa ha saputo fare la sua parte": lo ha detto il portavoce di Forza Italia, Daniele Capezzone."Ma c'é un altro aspetto da sottolineare, dinanzi a una breve ma pur sempre cruenta guerra: dove sono i pacifisti? Che fine hanno fatto? Su quale spiaggia - chiede ironicamente Capezzone - sono comodamente sdraiati? Le cose sono chiare: se non c'é da prendersela con Usa e Israele, per loro non c'é motivo di mobilitarsi ...".

Commento mio:
quest'anno sono andato poco al mare: sarà il tempo, l'età (50 anni), le molteplici cose da fare. a dire il vero, mi manca un po'. il mare, non Capezzone con la sua bella faccia da bravo ragazzo...si preoccupi di cosa fanno i 'suoi': ah, dimenticavo! Silvio ha telefonato a Vladimir...ma il russo o non comprende nulla di italiano o considera il Nostro come un due di picche a briscola...peccato per il portavoce di Forza Italia (ma non era la Gandini? E' stata licenziata? Poveretta! Ma Forza Italia, non si era sciolta nel Partito delle Libertà? non ho capito nulla? che bischero sono!).
Comunque, come ha ricordato Frattini (Ministro degli Esteri del Governo Berlusconi) si può fare politica estera stando alle Maldive, alle Canarie, alla Barbados (non ricordo più dov'è andato), anche perchè (testuali parore), con i mezzi elettronici oggi a disposizione si può intervenire persino da un paradiso delle vacanze...lui sì che c'è andato al mare!!!

LA TAVOLA DELLA PACE CON FAMIGLIA CRISTIANA

La Tavola della pace con Famiglia Cristiana

Flavio Lotti scrive a don Sciortino: “Gravi atteggiamenti di intolleranza che indeboliscono la democrazia e violano il diritto alla libertà di opinione e informazione.” Perugia, 14 agosto 2008. All’indomani delle pesanti espressioni di intolleranza rivolte da alcuni esponenti del governo al direttore di Famiglia Cristiana, Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace ha inviato a Don Antonio Sciortino il seguente messaggio di solidarietà: Caro Direttore, voglio esprimere, a Lei e a tutta la redazione di Famiglia Cristiana, la mia sincera solidarietà per i pesanti insulti che Le sono stati rivolti. Essi rivelano preoccupanti atteggiamenti di intolleranza che indeboliscono la nostra democrazia e violano gli stessi diritti alla libertà di opinione e di informazione. Condivido pienamente le vostre preoccupazioni e riflessioni sulla grave condizione in cui versa il nostro paese e sulle altrettanto gravi responsabilità di chi ci sta governando. Nessuno può sottovalutare l’allarme lanciato anche dal Suo giornale. Un’ondata di politiche discriminatorie accompagnate da un linguaggio e da campagne mediatiche che spargono violenza, tensioni e insicurezza sta alimentando una preoccupante serie di violazioni dei fondamentali diritti umani sanciti innanzitutto nella nostra Costituzione. L’impegno contro la miseria, l’impoverimento e l’emarginazione di tante persone e famiglie, dentro e fuori il nostro paese, deve essere messo al primo posto dell’agenda politica italiana. Ringrazio il Suo giornale per averlo detto, ancora una volta, in modo chiaro e inequivocabile. Flavio Lotti, coordinatore nazionale della Tavola della pace





Per contatti stampa:Floriana Lenti cellulare: 338/4770151
Ufficio Stampa Tavola della pace
tel. +39 075 5734830 Fax +39 075 5739337
email: stampa@perlapace.it sito: www.perlapace.it

LA LEGA RISCRIVE LA STORIA

La Lega ricicla 1.300 copie con i "padan cocks".
Era stata bloccata dal ministro Fioroni perché infarcita di refusi storici e politici di Franco Vanni
La Lega rispolvera la storia della Lombardia a fumetti in salsa padana. Il volume, al centro di una violenta polemica la scorsa estate, a settembre sarà di nuovo sui banchi delle scuole elementari e medie. A tirare fuori dagli scatoloni le 1.300 di copie avanzate, "congelate" dalla presidenza del consiglio regionale che le aveva fatte stampare, una trentina di sindaci del Bergamasco, che non hanno digerito l´invito a non fare circolare il volume fatto nel luglio 2007 dall´allora ministro all´Istruzione Giuseppe Fioroni.
Daniele Belotti, presidente leghista della commissione Cultura in consiglio regionale, racconta: «Dopo l´assurda bufera che si era abbattuta sul fumetto la distribuzione si era interrotta, ma abbiamo avuto richieste per poterlo utilizzare come strumento didattico. Io stesso ho portato in auto alcuni scatoloni nelle valli bergamasche». E rilancia: «Chiedo al consiglio di ristampare il volume, magari correggendo i refusi che hanno scatenato la polemica». "Refusi" non da poco: le incisioni rupestri dei Camuni datate al 3000 dopo Cristo, una frase poco chiara che sembra attribuire le stragi di piazza Fontana e piazza della Loggia ai sessantottini. E ancora: i galli che cantano "we are the padan cocks", slogan che richiama al celodurismo della Lega anni Novanta, e Garibaldi scomparso dalla narrazione dell´unità d´Italia.
Sull´opportunità di ripubblicare il volume, il presidente del consiglio regionale Giulio De Capitani (Lega) è possibilista: «Ne discuteremo a settembre». E l´opposizione va all´attacco. Per Giuseppe Civati, consigliere Pd, «tirare fuori di nuovo quel fumetto è stato un gesto di pessimo gusto. A giugno in consiglio si notava un grottesco movimento da parte dei leghisti, che si davano da fare a spostare libri qua e là». E annuncia la contromossa: «Ricostruiremo la mappa delle scuole in cui è stato distribuito il fumetto e daremo ai ragazzini un depliant per metterli in guardia sulle menzogne che propina come verità storiche». Quanto all´ipotesi della ristampa, Civati è più che scettico: «Bisognerebbe rifarlo da cima a fondo».
Chi invece è già pronto a riaccendere le rotative è Pietro Macchione, l´editore varesotto a cui il consiglio regionale diede incarico di stampare le 10mila copie, per una spesa di 105mila euro. Per l´editore, «è stato giusto distribuire le copie avanzate, era assurdo lasciarle lì a marcire». E alla polemica del Pd risponde: «Io, come anche l´autore del testo, appartengo al mondo della sinistra, mi stupisce che le critiche arrivino proprio da quella parte». Ma non solo da quella: per il leghista Belotti, infatti, «se bisogna trovare un difetto al fumetto è che dà poco spazio alle vicende della Lega Lombarda nel Dodicesimo secolo». Tre pagine, la metà di quanto dedica all´intero Dopoguerra. (13 agosto 2008)
http://milano.repubblica.it/dettaglio/La-Lega-ricicla-nelle-scuole-la-storia-lombarda-a-fumetti/1501313

commento mio:
non ci sono parole, purtroppo. davvero viviamo in tempi bui, come scriveva Brecht. solo un tarlo mi rode: ma che sinistra è quella che produce autori e editori di libri come quello citato nel testo?

mercoledì 13 agosto 2008

Le Chiese Evangeliche e la Moschea di Milano

Islam

La moschea di Milano: una questione di libertà civili e religiose


editoriale di Lidia Maggi, pastora battista e direttora della rivista "La scuola domenicale"
L’ennesimo attacco all’islam, manifestato con la volontà di chiudere la moschea di viale Jenner a Milano, rappresenta l’ultimo degli ormai numerosi episodi di violazione delle libertà civili e religiose.Preoccupa il caso contingente: credenti che si vedono negare il diritto di riunirsi a pregare. E, più a monte, allarma il clima culturale che, di fatto, le scelte politiche veicolano. E’ in atto una vera e propria criminalizzazione di alcuni soggetti, gli ultimi in ordine cronologico i rom e i musulmani di Milano. Vi è una pericolosa sottovalutazione degli effetti a lungo termine di una politica miope, che getta benzina sul fuoco anziché spegnerlo, che cavalca e solletica le emozioni viscerali invece di orientarle per il bene comune e la convivenza pacifica. Quello che sta avvenendo a Milano è anche causato da un vuoto legislativo che lascia pericolosamente in mano agli amministratori locali una materia così delicata. Infatti, anche l’ultima proposta di legge sulla libertà religiosa, che doveva rendere applicative le indicazioni contenute nella Costituzione Italiana, non ha avuto esito positivo per il veto di precisi schieramenti politici e per il giudizio negativo espresso dalla CEI. Come protestanti siamo particolarmente sensibili al problema della libertà di culto, avendo sperimentato sulla nostra pelle gli effetti negativi di una politica discriminante. E ora che non siamo direttamente parte in causa e possiamo parlare senza il sospetto di rivendicare per noi dei privilegi, il riconoscimento di tale libertà ci appare rivelatrice di quale sia l’idea di democrazia, di società civile, di progetto di convivenza portata avanti. La moschea di Milano non solleva solo un problema di ordine pubblico, di viabilità. Si sta mettendo in atto un’ingerenza da parte dello Stato del tutto inammissibile. Si pretende, infatti, di visionare preventivamente i testi dei sermoni nonché l’utilizzo della lingua italiana (si chiederà lo stesso anche alla comunità ebraica, a quei preti cattolici che celebrano in latino o alle molte comunità etniche delle diverse confessioni cristiane?). Quanto alla sbandierata questione dell’ordine pubblico, che spinge Comune e Governo a varare provvedimenti urgenti, in realtà essa esiste da tempo ed è conseguenza di una politica locale che non ha voluto concedere i permessi per la costruzione di moschee, di spazi idonei in cui la preghiera e l’incontro dei credenti possano avvenire in condizioni accettabili. Il problema lo creerebbero anche i cristiani di qualsiasi confessione se non avessero spazi idonei per i loro incontri e fossero costretti a riunirsi nei garage. Risulta paradossale che le stesse forze politiche che si lamentano per i disagi creati, sono responsabili di aver cavalcato la protesta contro la costruzione delle moschee (e questo, se non si vuole chiamarlo populismo, è sicuramente miopia politica!). Non è questione di schieramenti politici, come le reazioni stizzite degli interessati vorrebbero far intendere. La posta in gioco è ben più alta: per i cristiani è la fedeltà all’evangelo accompagnata dalla denuncia di un uso strumentale dell’aggettivo "cristiano" a cui ricorrono disinvoltamente i politici di turno proprio mentre mettono in atto comportamenti antievangelici. Il periodo storico che stiamo vivendo ci chiede di discernere quanto la Parola di Dio chiede per il bene comune della città. La fede ci domanda di custodire il lievito della differenza evangelica; la cittadinanza responsabile ci rimanda a quel dettato costituzionale che dovrebbe orientare l’agire civile. In una democrazia costituzionale non è che chi vince le elezioni fa quello che vuole. Le costituzioni sono sorte proprio per delimitare un preciso quadro giuridico a cui attenersi, pur nella dialettica delle diverse scelte operate dagli schieramenti politici. E tra i paletti fissati nella nostra Costituzione, vi è anche quello della libertà di culto. Il richiamo a criteri oggettivi, le Scritture per i cristiani e la Costituzione per tutti i cittadini, ci sembra decisivo per far fronte a quella deriva soggettivistica per cui ci si sente cristiani pur rimuovendo l’esigente parola dell’evangelo e ci si proclama leali cittadini promuovendo soltanto gli interessi personali o di parte e disinteressandosi di quel bene comune che riguarda anche chi è differente per cultura e religione.

Per informazioni:
Agenzia NEV - Notizie EvangelicheFederazione delle chiese evangeliche in Italiatel. 06/48.25.120fax 06/48.28.728e-mail: Agenzia Stampa NEV

sito:www.fcei.it (Federazione Chiese Evangeliche Italiane)