La differenza c'è e si vede
di Mao Valpiana *
Nelle scorse settimana è scoppiato lo scandalo dei rimborsi elettorali ai partiti. I tesorieri di due formazioni politiche, Margherita e Lega, sono stati trovati con le mani nel sacco. La magistratura indaga, saranno i processi a dire se si tratta di due mele marce, o se marcio è tutto il sistema, se i dirigenti di quei partiti sono parte lesa o se erano al corrente e conniventi con gli utilizzi illeciti di quel denaro.
La pentola è stata finalmente scoperchiata, mostrando all'opinione pubblica una realtà che per troppi anni è stata tenuta nascosta (a chi preferiva non sapere).
La storia è lunga. Nel 1974 viene introdotta la Legge che interpreta il sostegno all’iniziativa politica come puro finanziamento riservato alle strutture dei partiti presenti in Parlamento (con l’effetto di penalizzare le formazioni politiche fuori dal Palazzo).
Nel 1978 i radicali tentano la strada del referendum abrogativo, che però non supera il quorum, anche se i “sì” raggiungono il 43,6% (nonostante la contrarietà di tutti i partiti).
Nel 1980 una nuova Legge raddoppia i finanziamenti pubblici ai partiti. Nel 1983 un nuovo Referendum, promosso ancora dai radicali, questa volta valido, ottiene il 90,3% dei consensi e quindi la legge viene abrogata.
Pochi mesi dopo, però, il Parlamento aggiorna la già esistente legge sui rimborsi elettorali, definiti “contributi per le spese elettorali”. Rientra dalla finestra ciò che era uscito dalla porta.
Nel 1999 una nuova legge stabilisce che il rimborso elettorale previsto non ha attinenza diretta con le spese effettivamente sostenute per le campagne elettorali. Sono previsti quattro fondi: per elezioni alla Camera, al Senato, al Parlamento Europeo, alle Regionali, erogati in rate annuali, per 193.713.000 euro in caso di legislatura politica completa (l’erogazione viene interrotta in caso di fine anticipata della legislatura).
Nel 2002 la Legge trasforma in annuale il fondo e abbassa dal 4 all’1% il quorum per ottenere il rimborso elettorale. L’ammontare da erogare, per Camera e Senato, nel caso di legislatura completa raddoppia, passando da 193.713.000 euro a 468.853.675 euro.
Nel 2006 una nuova norma dice che l’erogazione è dovuta per tutti e cinque gli anni di legislatura, anche in caso di conclusione anticipata. Con quest’ultima modifica l’aumento è esponenziale. Con la crisi politica italiana del 2008, i partiti iniziano a percepire il doppio dei fondi!
Le cifre diventano astronomiche: dal 1994 al 2008 i partiti nel loro complesso ricevono più di 2,25 miliardi di euro.
Queste sono le cifre.
Noi non abbiamo mai ceduto al facile populismo; abbiamo il massimo rispetto della politica che vive anche grazie al ruolo fondamentale dei partiti; sappiamo che la democrazia ha i suoi costi, e riconosciamo la funzione fondamentale dei rappresentanti del popolo eletti nelle assemblee legislative. Sappiamo e difendiamo tutto questo. Tuttavia non possiamo accettare l'abuso e lo sperpero di denaro pubblico a beneficio esclusivo dei partiti che legiferano a vantaggio di se stessi.
La democrazia è rappresentata anche da associazioni e movimenti, da chi lavora nel sociale, nella cultura, nelle arti. Anche questa realtà, comunemente chiamata società civile, ha bisogno del riconoscimento e del sostegno economico. Soldi non ce ne possono essere per tutti, è evidente, e allora lo Stato metta a disposizione di tutti coloro che ne hanno diritto i servizi essenziali, a tariffe agevolate: per la stampa, per le spedizioni, per le affissioni, per l'utilizzo di sale pubbliche; insomma, a tutti sia permesso di fare politica a pari condizioni.
Noi non abbiamo mai ricevuto una lira di finanziamento pubblico. Azione nonviolenta esce da 49 anni senza nessuna sovvenzione, mentre tutti i giornali di partito vivono esclusivamente con quelle prebende. Noi ne siamo orgogliosi, ma l'ingiustizia è palese.
Il finanziamento pubblico ai partiti va abolito e trasformato in servizi garantiti a tutte le associazioni che fanno attività politica sul territorio.
Ma c'è un'ultima considerazione che va fatta, per non cadere nel falso manicheismo per cui tutti i politici sarebbero farabutti (ladri) e tutti i cittadini sarebbero onesti (guardie).
Molti dicono: "Sono tutti uguali, tutti ladri". Dovrebbero dire: "Siamo tutti uguali, tutti ladri". La crisi, infatti, non è politica, è antropologica. Il livello di ladroneria che si registra oggi nel sistema dei partiti è lo specchio dell'evasione fiscale presente nel paese.
Noi preferiamo dare l'esempio piuttosto che emettere condanne. Facciamo parlare il nostro bilancio*.
Grazie a chi vuole sostenerci, anche con il 5 x 100 (codice fiscale 93100500235).
E’ un modo concreto per dissociarsi dal malcostume generale e premiare un politica pulita.
* Il nostro bilancio 2011 è stato di € 90.209,90 di uscite e di € 86.269,69 di entrate. Abbiamo avuto dunque un passivo di gestione di € 4.021,21 che abbiamo coperto con gli avanzi di gestione degli scorsi anni. Il passivo di gestione era in parte previsto in quanto nel 2011 abbiamo completato il pagamento dell’impianto fotovoltaico della Casa della Pace di Ghilarza e sostenuto eventi straordinari, in particolare la Marcia Perugia-Assisi.
mercoledì 11 aprile 2012
martedì 10 aprile 2012
LETTERA APERTA AGLI ELETTORI LEGHISTI
Cari amici (si fa per dire),
state tranquilli: vi siete bevuti il cervello il giorno che avete tracciato la fatica croce sul simbolo leghista. Ora nulla vi può spaventare! Avete creduto a tutte le fandonie che il vostro capo e i suoi amici vi hanno propinato. Avete sostenuto tutte le acrobazie (logiche, linguistiche e politiche degli stessi personaggi)...cosa vi può preoccupare ora?
Vi hanno fatto credere che la lega fosse il nuovo (questa categoria post moderna, per cui una cosa nuova e migliore...solo perchè nuova). Vi siete fatti commuovere, avete (ri)scoperto la militanza, avete dato volantini, tirato su gazebi per cosa? Per mantenere una gran bella banda! Complimenti!
In questo momento sto ascoltando Maroni, dal palco della lega pride a Bergamo. E' un furbone, un vecchio volpone democristiano: sta rovesciando tutta la m... a suo favore: e invoca pulizia pulizia pulizia. Mi ricorda quei vecchi socialisti 'onesti': quando il PSI di Craxi ne conbinava di tutti i colori, loro dov'erano? Dove guardavano? A cosa pensavano?
Mi è pure venuto il dubbio che sia tutta una sua manovra (di Maroni, non di Craxi) per prendere il potere e togliersi dai piedi nemici interni, soprattutto quei simpaticoni del 'Cerchio Magico'...
Peccato che Maroni sia stato uno dei fondatori della lega, un padre 'nobile' e che con la lega abbia condiviso tutto. Peccato che il Maroni sia responsabile delle leggi disumane e razziste tra cui quella sui respingimenti.
E' per questo, anche per questo, che ora non provo pena per nessuno di voi. Spero di cuore che la lega vada a fondo e che non si senta più parlare della fandonia-padania.
Ma temo che sia solo un sogno...
state tranquilli: vi siete bevuti il cervello il giorno che avete tracciato la fatica croce sul simbolo leghista. Ora nulla vi può spaventare! Avete creduto a tutte le fandonie che il vostro capo e i suoi amici vi hanno propinato. Avete sostenuto tutte le acrobazie (logiche, linguistiche e politiche degli stessi personaggi)...cosa vi può preoccupare ora?
Vi hanno fatto credere che la lega fosse il nuovo (questa categoria post moderna, per cui una cosa nuova e migliore...solo perchè nuova). Vi siete fatti commuovere, avete (ri)scoperto la militanza, avete dato volantini, tirato su gazebi per cosa? Per mantenere una gran bella banda! Complimenti!
In questo momento sto ascoltando Maroni, dal palco della lega pride a Bergamo. E' un furbone, un vecchio volpone democristiano: sta rovesciando tutta la m... a suo favore: e invoca pulizia pulizia pulizia. Mi ricorda quei vecchi socialisti 'onesti': quando il PSI di Craxi ne conbinava di tutti i colori, loro dov'erano? Dove guardavano? A cosa pensavano?
Mi è pure venuto il dubbio che sia tutta una sua manovra (di Maroni, non di Craxi) per prendere il potere e togliersi dai piedi nemici interni, soprattutto quei simpaticoni del 'Cerchio Magico'...
Peccato che Maroni sia stato uno dei fondatori della lega, un padre 'nobile' e che con la lega abbia condiviso tutto. Peccato che il Maroni sia responsabile delle leggi disumane e razziste tra cui quella sui respingimenti.
E' per questo, anche per questo, che ora non provo pena per nessuno di voi. Spero di cuore che la lega vada a fondo e che non si senta più parlare della fandonia-padania.
Ma temo che sia solo un sogno...
lunedì 9 aprile 2012
UNA PROPOSTA: ACCELERARE I TEMPI PER UN NUOVO INCONTRO A SINISTRA
Le note che seguiranno, assolutamente schematiche e
insufficienti, contengono la proposta di accelerare i tempi per un nuovo
incontro a sinistra e sono rivolte agli esponenti del Circolo Rosselli di
Milano, del Network per il Socialismo Europeo, della Lega dei Socialisti, del
Nuovo Partito d’Azione, di Democrazia e Legalità e a singoli, politici e
intellettuali, facenti riferimento a PD, SeL, FdS oppure non legati ad alcuna
soggettività politica presente.
Da diverso tempo si discute della necessità di porre in discussione la formazione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana, giudicando del tutto insufficienti le attuali formazioni presenti nell’arena dello scontro: non elenco qui le ragioni per le quali è stato formulato questo giudizio che appare, però, alla luce degli ultimi avvenimenti sempre più fondato.
Nel corso di questo dibattito si era assunto un obiettivo: quello di utilizzare la ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori, avvenuta a Genova nel 1892 (poi trasformato l’anno successivo, 1893, a Reggio Emilia in Partito Socialista) per lanciare l’idea del “ricominciamo da capo”.
E’ indispensabile oggi, almeno a mio giudizio, rilanciare quell’ipotesi e formulare un’ipotesi di tempi adeguata al precipitare degli eventi.
La situazione politica non consente (se mai lo avesse permesso in passato) indugi e attese, anche di adesioni particolarmente illustri e significative.
Occorre partire adesso.
L’obiettivo da ribadire, nello sviluppo di questa iniziativa, è quello di arrivare a proporre – appunto – una nuova soggettività politica per la sinistra italiana, capace di affondare le radici nelle sue più importanti tradizioni storiche, superando divisioni ormai obsolete, recuperando il perduto respiro internazionale, intrecciando – nei contenuti e nelle forme – le diverse realtà venute avanti con l’evidenziarsi, accanto alla contraddizione principale capitale/lavoro (cui è necessario continuare a riferirsi: tanto più che questa ha assunto, nelle ultime vicende, un’evidente rinnovata centralità) di contraddizioni post-materialiste e nuove forma di comunicazione e di richiesta di partecipazione delle quali è assolutamente indispensabile tener pieno conto.
2) L’idea del monetarismo liberista anti-democratico si è, in questa fase, saldamente installato al potere in Italia, succedendo a un governo di destra populista e irresponsabile. L’attuale governo sta attuando una feroce politica anti-popolare, di chiara ispirazione classista, al riguardo della quale non esiste opposizione adeguata per via della crisi generale del sistema politico. Una crisi verticale che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria “caduta libera” che si situa all’origine della grande situazione di difficoltà del nostro Paese. Alla caduta del governo Berlusconi non si è proceduto, per diversi motivi compreso quello dell’esistenza di una legge elettorale del tutto esecrata dalla gran parte dei cittadini, alla conseguente, logica, apertura immediata delle urne. Questo fatto ha causato un vero e proprio corto circuito istituzionale: la “maggioranza” che regge il governo Monti è una “maggioranza” del tutto deleteria ai fini del procedimento democratico, ed è del tutto irresponsabile da parte del PD continuare a sostenerla, facendo finta di non accorgersi dei guasti che si provocano quotidianamente sul tessuto democratico;
3) Nel frattempo si è evidenziata, con grandissimo rilievo, una nuova fase dell’eterna “questione morale”. Questa volta, però, gli effetti di questa vicenda potranno essere ben più dirompenti di quella, analoga, verificatasi al tempo di “Tangentopoli”. Questo perché siamo di fronte ad un caso che riguarda direttamente il delicatissimo tema del finanziamento pubblico dei partiti. Dal fronte dell’intero “partito di cartello” (da sinistra a destra, lo scrivo senza alcun timore di essere tacciato di qualunquismo) si è compiuta una gravissima violazione delle regole: si è tentato, riuscendoci, di scambiare i rimborsi elettorali con il finanziamento pubblico dei partiti, abolito tramite referendum nel 1993 (non faccio qui la storia dell’altro referendum in materia, quello del 1978, che meriterebbe comunque un ritorno d’analisi). Su questo punto è necessario ammettere che gli elettori sono stati turlupinati .
4) Personalmente mi ha fatto impressione l’assoluta inadeguatezza delle argomentazioni contenute nell’intervista rilasciata dal segretario del PD, Bersani, apparsa ieri 8 Aprile sul “Corriere della Sera”, laddove vi si recitava la logora solfa del “altrimenti arriva il pifferaio con i miliardi”: il problema è che da Lusi a Belsito i pifferai con i miliardi hanno ritenuto opportuno alimentare le casse proprie e dei propri sodali. Altro che l’idea dell’austerità della politica che presiedeva alla proposta originaria di Ugo La Malfa che, nel 1974, pensava attraverso il finanziamento pubblico di fronteggiare la crisi morale derivante dallo scandalo dei petroli. Mi limito, in questo caso, a considerare le cifre a dimensione nazionale, senza conteggiare quelle incassate a livello locale. Sotto quest’aspetto l’attuale sistema dei partiti farà fatica, se ci riuscirà mai, a recuperare un minimo di credibilità. Renato Mannheimer è arrivato a calcolare, per la prima volta, un potenziale del 50% di astensioni. Eppure la riflessione appare del tutto vacua e un po’ irridente e si sbandierano sondaggi con percentuali, come se appunto l’evidente fenomeno della disaffezione non esistesse. Su questo punto, della “questione morale” che riguarda direttamente i partiti e non soltanto – come nel caso classico – l’intreccio “affari/politica” (la novità, se tale potrà essere considerata, è quella che sono i partiti adesso a promuovere affari), è indispensabile porre anche l’accento sulle cifre. Cifre al di fuori da ogni immaginazione, milioni di euro ammonticchiati senza alcun obbligo di resoconto e senza alcun riscontro pratico nella realtà. Anche in questo caso non temo il rischio dell’accusa di qualunquismo, ma un blocco immediato nell’erogazione dei fondi e la previsione di un “taglio “ del tutto drastico dovrebbero rappresentare proposte da portare immediatamente al tavolo del Presidente della Repubblica, tentando di farlo riflettere sulla clamorosa discrasia tra le cifre dei tagli imposti alle condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini attraverso le varie manovre da lui caldeggiate e le cifre – assurde, ripeto, del tutto fuori mercato – incassate dai partiti;
5) Ciò nonostante i partiti sono indispensabili al funzionamento della democrazia. Ed è proprio in base a quest’assunto che mi sono permesso di rivolgere quest’appello ad accelerare i tempi nella ricerca, a sinistra, di una nuova capacità di proposta politica. Sono apparsi, in questi giorni, nuovi tentativi: da quello che riassumo sbrigativamente del “benecomunismo" (incautamente adottato, a mio giudizio, dalla redazione del “Manifesto” ma sulle stesse colonne analizzato criticamente nella dimensione dovuta da un intervento della compagna Rossanda) e altre ipotesi del tipo di quella di un rinnovato “partito dei sindaci”, del resto già abbondantemente fallito in passato. Si tratta di ipotesi che hanno in sé, al di là della negativa matrice meramente “movimentista” in conseguenza della quale finisce con lo sparire la realtà del conflitto sociale, una richiesta urgente di partecipazione dal basso che deve essere raccolta e portata avanti positivamente, ma ponendo nuovamente il tema di cosa deve essere oggi una formazione politica di massa.
6) In conseguenza sono tre i temi che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione: Europa politica, opposizione e alternativa al liberismo, nuova forma politica in grado di fronteggiare l’evidente e clamorosa crisi del sistema dei partiti in Italia. Temi da affrontare con un grande dibattito unitario, prefiggendosi l’obiettivo di costruire un soggetto politico adeguato al livello dello scontro, con una forte livello di partecipazione e di interscambio culturale tra soggetti diversi posti nella condizione di riconoscersi e di lavorare assieme.
Grazie per l’attenzione
Savona, li 9 aprile 2012 Franco Astengo
P.S. Se qualcuno dei destinatari, giudicando interessanti gli argomenti qui sostenuti, volesse allargare la cerchia degli interlocutori avrà il mio sentito ringraziamento.
Da diverso tempo si discute della necessità di porre in discussione la formazione di un nuovo soggetto politico unitario della sinistra italiana, giudicando del tutto insufficienti le attuali formazioni presenti nell’arena dello scontro: non elenco qui le ragioni per le quali è stato formulato questo giudizio che appare, però, alla luce degli ultimi avvenimenti sempre più fondato.
Nel corso di questo dibattito si era assunto un obiettivo: quello di utilizzare la ricorrenza dei 120 anni dalla fondazione del Partito dei Lavoratori, avvenuta a Genova nel 1892 (poi trasformato l’anno successivo, 1893, a Reggio Emilia in Partito Socialista) per lanciare l’idea del “ricominciamo da capo”.
E’ indispensabile oggi, almeno a mio giudizio, rilanciare quell’ipotesi e formulare un’ipotesi di tempi adeguata al precipitare degli eventi.
La situazione politica non consente (se mai lo avesse permesso in passato) indugi e attese, anche di adesioni particolarmente illustri e significative.
Occorre partire adesso.
L’obiettivo da ribadire, nello sviluppo di questa iniziativa, è quello di arrivare a proporre – appunto – una nuova soggettività politica per la sinistra italiana, capace di affondare le radici nelle sue più importanti tradizioni storiche, superando divisioni ormai obsolete, recuperando il perduto respiro internazionale, intrecciando – nei contenuti e nelle forme – le diverse realtà venute avanti con l’evidenziarsi, accanto alla contraddizione principale capitale/lavoro (cui è necessario continuare a riferirsi: tanto più che questa ha assunto, nelle ultime vicende, un’evidente rinnovata centralità) di contraddizioni post-materialiste e nuove forma di comunicazione e di richiesta di partecipazione delle quali è assolutamente indispensabile tener pieno conto.
Su questi argomenti sono state prodotte, comunque, negli
ultimi tempi fior di riflessioni analitiche, da diverse parti, alle quali – per
assolute esigenze di economia del discorso – mi permetto di fare riferimento,
limitandovi, a questo punto, a ritornare all’elenco degli interlocutori , molti
dei quali sono stati, appunto, capaci di elaborazioni importanti e pregevoli
che possono rappresentare la base teorica e di contenuto programmatico di
questa proposta che sto cercando di avanzare.
Le ragioni per le quali appare assolutamente urgente
accelerare risultano le seguenti:
1) Sul
piano europeo, appare diventare sempre più forte e pesante quello che abbiamo
definito “deficit democratico”. Un “deficit democratico” che consente, alle
istituzioni monetario-finanziarie dell’Unione, di scaricare completamente i
costi della crisi da esse provocata e accompagnata, sui lavoratori. Ciò che sta
accadendo in Grecia, in Spagna, in Portogallo, in Italia è la dimostrazione
concreta di questo dato di fatto. In Italia è necessario essere pronti ad
accogliere la possibilità di un collegamento tra tutte le forze che intendono
battersi per l’obiettivo dell’Europa Politica: un obiettivo che, certamente,
non è dietro l’angolo ma che, in questa fase, può rappresentare il collante per
un’opposizione e un’idea alternativa al monetarismo liberista e
anti-democratico che sta dominando la scena del nostro Continente (è evidente,
in questo, l’attenzione e l’impegno da porre nelle elezioni francesi e
tedesche, con l’auspicio di un esito favorevole che potrebbe imprimere una
svolta in positivo):2) L’idea del monetarismo liberista anti-democratico si è, in questa fase, saldamente installato al potere in Italia, succedendo a un governo di destra populista e irresponsabile. L’attuale governo sta attuando una feroce politica anti-popolare, di chiara ispirazione classista, al riguardo della quale non esiste opposizione adeguata per via della crisi generale del sistema politico. Una crisi verticale che sta assumendo le dimensioni di una vera e propria “caduta libera” che si situa all’origine della grande situazione di difficoltà del nostro Paese. Alla caduta del governo Berlusconi non si è proceduto, per diversi motivi compreso quello dell’esistenza di una legge elettorale del tutto esecrata dalla gran parte dei cittadini, alla conseguente, logica, apertura immediata delle urne. Questo fatto ha causato un vero e proprio corto circuito istituzionale: la “maggioranza” che regge il governo Monti è una “maggioranza” del tutto deleteria ai fini del procedimento democratico, ed è del tutto irresponsabile da parte del PD continuare a sostenerla, facendo finta di non accorgersi dei guasti che si provocano quotidianamente sul tessuto democratico;
3) Nel frattempo si è evidenziata, con grandissimo rilievo, una nuova fase dell’eterna “questione morale”. Questa volta, però, gli effetti di questa vicenda potranno essere ben più dirompenti di quella, analoga, verificatasi al tempo di “Tangentopoli”. Questo perché siamo di fronte ad un caso che riguarda direttamente il delicatissimo tema del finanziamento pubblico dei partiti. Dal fronte dell’intero “partito di cartello” (da sinistra a destra, lo scrivo senza alcun timore di essere tacciato di qualunquismo) si è compiuta una gravissima violazione delle regole: si è tentato, riuscendoci, di scambiare i rimborsi elettorali con il finanziamento pubblico dei partiti, abolito tramite referendum nel 1993 (non faccio qui la storia dell’altro referendum in materia, quello del 1978, che meriterebbe comunque un ritorno d’analisi). Su questo punto è necessario ammettere che gli elettori sono stati turlupinati .
4) Personalmente mi ha fatto impressione l’assoluta inadeguatezza delle argomentazioni contenute nell’intervista rilasciata dal segretario del PD, Bersani, apparsa ieri 8 Aprile sul “Corriere della Sera”, laddove vi si recitava la logora solfa del “altrimenti arriva il pifferaio con i miliardi”: il problema è che da Lusi a Belsito i pifferai con i miliardi hanno ritenuto opportuno alimentare le casse proprie e dei propri sodali. Altro che l’idea dell’austerità della politica che presiedeva alla proposta originaria di Ugo La Malfa che, nel 1974, pensava attraverso il finanziamento pubblico di fronteggiare la crisi morale derivante dallo scandalo dei petroli. Mi limito, in questo caso, a considerare le cifre a dimensione nazionale, senza conteggiare quelle incassate a livello locale. Sotto quest’aspetto l’attuale sistema dei partiti farà fatica, se ci riuscirà mai, a recuperare un minimo di credibilità. Renato Mannheimer è arrivato a calcolare, per la prima volta, un potenziale del 50% di astensioni. Eppure la riflessione appare del tutto vacua e un po’ irridente e si sbandierano sondaggi con percentuali, come se appunto l’evidente fenomeno della disaffezione non esistesse. Su questo punto, della “questione morale” che riguarda direttamente i partiti e non soltanto – come nel caso classico – l’intreccio “affari/politica” (la novità, se tale potrà essere considerata, è quella che sono i partiti adesso a promuovere affari), è indispensabile porre anche l’accento sulle cifre. Cifre al di fuori da ogni immaginazione, milioni di euro ammonticchiati senza alcun obbligo di resoconto e senza alcun riscontro pratico nella realtà. Anche in questo caso non temo il rischio dell’accusa di qualunquismo, ma un blocco immediato nell’erogazione dei fondi e la previsione di un “taglio “ del tutto drastico dovrebbero rappresentare proposte da portare immediatamente al tavolo del Presidente della Repubblica, tentando di farlo riflettere sulla clamorosa discrasia tra le cifre dei tagli imposti alle condizioni di vita delle cittadine e dei cittadini attraverso le varie manovre da lui caldeggiate e le cifre – assurde, ripeto, del tutto fuori mercato – incassate dai partiti;
5) Ciò nonostante i partiti sono indispensabili al funzionamento della democrazia. Ed è proprio in base a quest’assunto che mi sono permesso di rivolgere quest’appello ad accelerare i tempi nella ricerca, a sinistra, di una nuova capacità di proposta politica. Sono apparsi, in questi giorni, nuovi tentativi: da quello che riassumo sbrigativamente del “benecomunismo" (incautamente adottato, a mio giudizio, dalla redazione del “Manifesto” ma sulle stesse colonne analizzato criticamente nella dimensione dovuta da un intervento della compagna Rossanda) e altre ipotesi del tipo di quella di un rinnovato “partito dei sindaci”, del resto già abbondantemente fallito in passato. Si tratta di ipotesi che hanno in sé, al di là della negativa matrice meramente “movimentista” in conseguenza della quale finisce con lo sparire la realtà del conflitto sociale, una richiesta urgente di partecipazione dal basso che deve essere raccolta e portata avanti positivamente, ma ponendo nuovamente il tema di cosa deve essere oggi una formazione politica di massa.
6) In conseguenza sono tre i temi che mi permetto di sottoporre alla vostra attenzione: Europa politica, opposizione e alternativa al liberismo, nuova forma politica in grado di fronteggiare l’evidente e clamorosa crisi del sistema dei partiti in Italia. Temi da affrontare con un grande dibattito unitario, prefiggendosi l’obiettivo di costruire un soggetto politico adeguato al livello dello scontro, con una forte livello di partecipazione e di interscambio culturale tra soggetti diversi posti nella condizione di riconoscersi e di lavorare assieme.
P.S. Se qualcuno dei destinatari, giudicando interessanti gli argomenti qui sostenuti, volesse allargare la cerchia degli interlocutori avrà il mio sentito ringraziamento.
domenica 8 aprile 2012
sabato 7 aprile 2012
Ernesto Balducci
Se noi lasciamo che il futuro venga da sé, come sempre è venuto, e non ci riconosciamo altri doveri che quelli che avevano i nostri padri, nessun futuro ci sarà concesso.
Il nostro segreto patto con la morte, a dispetto delle nostre
liturgie civili e religiose, avrà il suo svolgimento definitivo.
Se invece noi decidiamo, spogliandoci di ogni costume di
violenza, anche di quello divenuto struttura della mente, di morire al nostro passato e di andarci incontro l’un l’altro con le mani colme delle diverse eredità, per stringere tra noi un patto che bandisca ogni arma e stabilisca i modi della
comunione creaturale, allora capiremo il senso del frammento che ora ci chiude nei suoi confini.
È questa la mia professione di fede, sotto le forme della speranza.
Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo.
Il nostro segreto patto con la morte, a dispetto delle nostre
liturgie civili e religiose, avrà il suo svolgimento definitivo.
Se invece noi decidiamo, spogliandoci di ogni costume di
violenza, anche di quello divenuto struttura della mente, di morire al nostro passato e di andarci incontro l’un l’altro con le mani colme delle diverse eredità, per stringere tra noi un patto che bandisca ogni arma e stabilisca i modi della
comunione creaturale, allora capiremo il senso del frammento che ora ci chiude nei suoi confini.
È questa la mia professione di fede, sotto le forme della speranza.
Chi ancora si professa ateo, o marxista, o laico e ha bisogno di un cristiano per completare la serie delle rappresentanze sul proscenio della cultura, non mi cerchi. Io non sono che un uomo.
Ernesto Balducci
venerdì 6 aprile 2012
Scandalo Lega, 130mila euro per diplomare compagno di Rosy Mauro
La saga della lega continua. Più che uno scandalo, è scoppiata una fogna...
(nota mia)
A riferirlo la segretaria di Bossi ai pm di Milano e
Napoli. Il senatur va in chiesa prima dell'incontro con Maroni
Milano 6
apr. (TMNews) - Una parte del denaro sottratto dalle casse della Lega sarebbe
stato utilizzato anche per il diploma e la laurea di Moscagiuro Pier, compagno
e segretario particolare di Rosy Mauro. A parlarne il 4 aprile scorso davanti
ai pm di Napoli eMilano è
stata Nadia Da Grada, segretaria di Bossi. E intanto oggi pomeriggio, prima del
previsto incontro con Maroni, l'ex leader del Carroccio si è recato nella
chiesa di Santa Giustina a Milano. Per quanto riguarda l'elenco dei soldi
spesi nominati da Da Grada ci sarebbe inoltre: "Il diploma e laurea per
Rosy Mauro per complessivi 130.000; spese per acquisto e noleggio di
autovetture; spese di soggiorno per vacanze; spese per la telefonia; comodato
d'uso a titolo gratuito dell'associazione umanitaria Padana". Inoltre
Daniela Cantamessa, un'altra delle segretarie
di Bossi, ha dichiarato davanti ai pm di aver avvisato il senatur sulle
irregolarità di Belsito l'ex tesoriere del Carroccio. "Quando nel corso
della conversazione dico che 'il capo continua imperterrito con quello che gli
ho detto' mi riferivo al fatto che io stessa avevo avvisato Bossi delle
irregolarità del Belsito o meglio della sua superficialità ed incompetenza e del
fatto che la Rosy Mauro era un pericolo sia politicamente e sia per i suoi
rapporti con la famiglia Bossi. Non nominai a Bossi la moglie perchè mi
sembrava indelicato", ha detto. Dopo aver rassegnato le sue dimissioni, Umberto
Bossi ha accusato il Pdl e ha detto che, secondo lui, l'inchiesta suBelsitoè
organizzata "nel timore che noi (Lega) sequestrassimo i voti del Nord e
a Roma l'unica cosa che pensano è sopravvivere con i soldi del Nord, è tutto
organizzato". "La Lega - ha proseguito - è sotto l'occhio non solo
di Roma farabutta, che ci ha mandato questo tipo di magistrati, ma è sotto
l'attenzione anche della militanza, quindi bisogna fare le cose giuste".
L'Italia, ha aggiunto Bossi, "è uno Stato che non riuscirà mai a essere democraticoRomaè
padrona e ladrona e quindi il Nord deve prendere in seria considerazione di
mandarli tutti a quel Paese".
LEGA NORD: VIZI E VIRTU’ DI UNA BRUTTISSIMA VICENDA
Diciamolo subito con grande chiarezza: la gran parte delle
reazioni politiche e delle analisi giornalistiche riguardanti le davvero
bruttissime vicende in cui si è incagliata la Lega Nord, risultano ben al di
sotto di quanto sarebbe richiesto in un frangente di questo genere.
Le reazioni politiche poi risentono davvero di quell’idea del “partito di cartello” che, in realtà (vedi legge elettorale) agisce da tempo nel sistema politico italiano e, di conseguenza, usando incongruenti formule tipo “onore delle armi” o “comprensione per il dolore dei militanti” si cerca di nascondere il timore che il crollo della Lega coincida con il crollo dell’intera impalcatura: con effetti ancora più traumatici rispetto a quelli verificatisi all’epoca di Tangentopoli.
L’esito della storia della Lega Nord non potrà essere ridotto a una faida familiare imperniata sulla sottrazione di denaro pubblico (come emerge dagli atti della magistratura): la Lega Nord è chiamata a rispondere, tutta quanta, dei guasti gravissimi instillati nel corpo sociale del nostro Paese.
Questo perché il dato più grave emerso in questi giorni è, non solo e non tanto quello dei soldi, ma quello relativo alle dichiarazioni del “rifondatore leghista” Maroni, quando ha ammesso tranquillamente che siccome “l’ondata razzista” tirava elettoralmente è stato utile, da parte dei “lumbard” cavalcarla.
La Lega Nord è stata coccolata, a destra come a sinistra (ricordate la dichiarazione sulla “costola della sinistra”) perché sostanzialmente funzionale al sistema, anche quando i suoi slogan violavano apertamente la Costituzione Repubblicana; è stata incautamente inseguita sul suo terreno attraverso incongrue azioni legislative e amministrative di tipo “federalista” che, nel migliore dei casi, non hanno fornito esito alcuno, ma, nella gran parte, hanno addirittura danneggiato il sistema delle Autonomie Locali.
Soprattutto, però, la Lega Nord ha seminato il vento dell’odio e del razzismo, raschiando il barile degli umori peggiori di una società nella quale agiva progressivamente il terribile spettro della crisi, esaltando egoismi e chiusure.
L’ auspicabile uscita di scena della Lega Nord, così come di altri soggetti politici che saranno costretti, dall’esplodere dei fatti di corruzione interna e dall’irrompere sulla scena del soggetto politico rappresentato dal nuovo Governo, a riallinearsi seccamente, lascerà sul campo un altro cumulo di macerie, dal punto di vista del qualunquismo, della disaffezione, dell’allontanamento di una qualche seria idea dell’ “agire politico”.
Nello stesso tempo, però, la natura delle questioni che stanno occupando la Lega Nord ha consentito, assieme all’altra brutta vicenda relativa al tesoriere dell’ex-Margherita apparentemente appropriatosi della cassa, di svelare fino in fondo un tema che sta, davvero, avvelenando completamente il rapporto tra la società civile, gli elettori, i partiti.
Ancora una volta l’odore è quello dei soldi.
Il nocciolo della vicenda sta in due punti che possono essere spiegati con grande sinteticità: il primo riguarda l’inganno di “rimborsi elettorali” che invece hanno funzionato da finanziamento ai partiti, in modo da aggirare l’esito referendario del 1993. Fin qui penso che tutti siamo d’accordo. Il secondo dato è quello delle modalità con le quali sono state stabilite le cifre (del tutto sproporzionate, dal punto di vista delle esigenze dello stesso mercato politico). Difatti, stando alle tabelle pubblicate dal “Corriere della Sera”, si tratta di cifre molto superiori a quelle spese effettivamente per le competizioni elettorali. Cifre incomprensibili nella loro entità di vero e proprio “schiaffo alla miseria” verso cittadini cui si propongono sacrifici, tagliando servizi e innalzando le tasse. Cifre accordate attraverso modalità ignote, decisioni prese non si sa dove e quando, privilegi assurdi (somme elargite a partiti che non esistono, oppure a soggetti che non hanno avuto accesso al Parlamento, come nel caso dell’Arcobaleno i cui dirigenti sono stati premiati con qualche milione di euro, invece di rispondere politicamente delle scelte sciagurate che hanno portato la sinistra fuori dal Parlamento, privando il movimento operaio di uno degli strumenti decisivi, sul piano istituzionale, per portare avanti le proprie lotte. E di lotte dure, in corso, ce ne sono abbastanza, mi pare.) In questo senso non vale, ovviamente, la scappatoia dei bilanci certificati: è la natura stessa del tipo di finanziamento che va rivista alla radice, proprio partendo da quell’esito referendario e dall’esito nefasto della trovata relativa ai “rimborsi elettorali”.
Se non si risolve in fretta questo problema, il timore (o la speranza?) è quello di un corto circuito generale che potrebbe travolgere le stesse istituzioni democratiche.
Alla causa di tutto ciò accennavo all’inizio e vi ritorno in chiusura: la genesi di tutto questo è l’assenza di una competizione aperta sul piano della dinamica politica e della formazione – appunto – di un vero e proprio “partito di cartello” simile a quello delle società petrolifere; un “partito di cartello” costruito dalle diverse formazioni allo scopo di impedire ad altri soggetti di entrare nell’arena e dividere prebende e privilegi, del tutto staccati dalla realtà quotidiana di vita e di lavoro delle persone comune.
La legge elettorale del 2005 aveva questo preciso scopo, se andiamo a rileggerla per intero e accuratamente: alle liste bloccate si accompagna un sapiente dosaggio delle soglie di sbarramento (addirittura con il recupero del primo escluso, se presente in coalizione); mentre la scelta della base regionale per il Senato è stata inserita per favorire, al Nord come al Sud, i rappresentanti d’interessi localistici.
Che, alla fine, come abbiamo visto nel caso della Lega Nord, erano davvero “localistici”, molto ristretti anche dal punto di vista della dimensione geografica, compresi tra il salotto e la cucina.
Le reazioni politiche poi risentono davvero di quell’idea del “partito di cartello” che, in realtà (vedi legge elettorale) agisce da tempo nel sistema politico italiano e, di conseguenza, usando incongruenti formule tipo “onore delle armi” o “comprensione per il dolore dei militanti” si cerca di nascondere il timore che il crollo della Lega coincida con il crollo dell’intera impalcatura: con effetti ancora più traumatici rispetto a quelli verificatisi all’epoca di Tangentopoli.
L’esito della storia della Lega Nord non potrà essere ridotto a una faida familiare imperniata sulla sottrazione di denaro pubblico (come emerge dagli atti della magistratura): la Lega Nord è chiamata a rispondere, tutta quanta, dei guasti gravissimi instillati nel corpo sociale del nostro Paese.
Questo perché il dato più grave emerso in questi giorni è, non solo e non tanto quello dei soldi, ma quello relativo alle dichiarazioni del “rifondatore leghista” Maroni, quando ha ammesso tranquillamente che siccome “l’ondata razzista” tirava elettoralmente è stato utile, da parte dei “lumbard” cavalcarla.
La Lega Nord è stata coccolata, a destra come a sinistra (ricordate la dichiarazione sulla “costola della sinistra”) perché sostanzialmente funzionale al sistema, anche quando i suoi slogan violavano apertamente la Costituzione Repubblicana; è stata incautamente inseguita sul suo terreno attraverso incongrue azioni legislative e amministrative di tipo “federalista” che, nel migliore dei casi, non hanno fornito esito alcuno, ma, nella gran parte, hanno addirittura danneggiato il sistema delle Autonomie Locali.
Soprattutto, però, la Lega Nord ha seminato il vento dell’odio e del razzismo, raschiando il barile degli umori peggiori di una società nella quale agiva progressivamente il terribile spettro della crisi, esaltando egoismi e chiusure.
L’ auspicabile uscita di scena della Lega Nord, così come di altri soggetti politici che saranno costretti, dall’esplodere dei fatti di corruzione interna e dall’irrompere sulla scena del soggetto politico rappresentato dal nuovo Governo, a riallinearsi seccamente, lascerà sul campo un altro cumulo di macerie, dal punto di vista del qualunquismo, della disaffezione, dell’allontanamento di una qualche seria idea dell’ “agire politico”.
Nello stesso tempo, però, la natura delle questioni che stanno occupando la Lega Nord ha consentito, assieme all’altra brutta vicenda relativa al tesoriere dell’ex-Margherita apparentemente appropriatosi della cassa, di svelare fino in fondo un tema che sta, davvero, avvelenando completamente il rapporto tra la società civile, gli elettori, i partiti.
Ancora una volta l’odore è quello dei soldi.
Il nocciolo della vicenda sta in due punti che possono essere spiegati con grande sinteticità: il primo riguarda l’inganno di “rimborsi elettorali” che invece hanno funzionato da finanziamento ai partiti, in modo da aggirare l’esito referendario del 1993. Fin qui penso che tutti siamo d’accordo. Il secondo dato è quello delle modalità con le quali sono state stabilite le cifre (del tutto sproporzionate, dal punto di vista delle esigenze dello stesso mercato politico). Difatti, stando alle tabelle pubblicate dal “Corriere della Sera”, si tratta di cifre molto superiori a quelle spese effettivamente per le competizioni elettorali. Cifre incomprensibili nella loro entità di vero e proprio “schiaffo alla miseria” verso cittadini cui si propongono sacrifici, tagliando servizi e innalzando le tasse. Cifre accordate attraverso modalità ignote, decisioni prese non si sa dove e quando, privilegi assurdi (somme elargite a partiti che non esistono, oppure a soggetti che non hanno avuto accesso al Parlamento, come nel caso dell’Arcobaleno i cui dirigenti sono stati premiati con qualche milione di euro, invece di rispondere politicamente delle scelte sciagurate che hanno portato la sinistra fuori dal Parlamento, privando il movimento operaio di uno degli strumenti decisivi, sul piano istituzionale, per portare avanti le proprie lotte. E di lotte dure, in corso, ce ne sono abbastanza, mi pare.) In questo senso non vale, ovviamente, la scappatoia dei bilanci certificati: è la natura stessa del tipo di finanziamento che va rivista alla radice, proprio partendo da quell’esito referendario e dall’esito nefasto della trovata relativa ai “rimborsi elettorali”.
Se non si risolve in fretta questo problema, il timore (o la speranza?) è quello di un corto circuito generale che potrebbe travolgere le stesse istituzioni democratiche.
Alla causa di tutto ciò accennavo all’inizio e vi ritorno in chiusura: la genesi di tutto questo è l’assenza di una competizione aperta sul piano della dinamica politica e della formazione – appunto – di un vero e proprio “partito di cartello” simile a quello delle società petrolifere; un “partito di cartello” costruito dalle diverse formazioni allo scopo di impedire ad altri soggetti di entrare nell’arena e dividere prebende e privilegi, del tutto staccati dalla realtà quotidiana di vita e di lavoro delle persone comune.
La legge elettorale del 2005 aveva questo preciso scopo, se andiamo a rileggerla per intero e accuratamente: alle liste bloccate si accompagna un sapiente dosaggio delle soglie di sbarramento (addirittura con il recupero del primo escluso, se presente in coalizione); mentre la scelta della base regionale per il Senato è stata inserita per favorire, al Nord come al Sud, i rappresentanti d’interessi localistici.
Che, alla fine, come abbiamo visto nel caso della Lega Nord, erano davvero “localistici”, molto ristretti anche dal punto di vista della dimensione geografica, compresi tra il salotto e la cucina.
Savona, li 6 aprile 2012 Franco Astengo
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