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domenica 20 dicembre 2009

donne afghane in piazza


da una mail di semprecontrolaguerra



Joe e Clare Glenton rifiutano di uccidere in Afghanistan



Ora il soldato britannico può prendere dieci anni


COME POTETE APPOGGIARE JOE GLENTON


· Scrivetegli a defendjoeglenton@gmail.com


· Dite all'esercito e ai politici di LASCIAR CADERE I CAPI D'ACCUSA. Modello di lettera su www.refusingtokill.net


· Fate un'azione il giorno del processo del Caporale Joe Glenton - provvisoriamente fissato per il gennaio 2010. Contattateci per i dettagli: payday@paydaynet.org


· Fate circolare le informazioni tra amici e parenti.


Il primo soldato britannico a parlare in pubblico contro la guerra in Afghanistan


Il Caporale Joe Glenton, di 27 anni, si arruolò nell'esercito nel 2004 e venne inviato a Kandahar in Afghanistan nel 2006. Mentre l'esercito e i politici dichiaravano che le truppe britanniche erano lì per aiutarli, Joe Genton fu scioccato nel vedere che gli Afghani combattevano contro di loro. Pieno di vergogna e disilluso, si assentò dall'esercito senza permesso nel 2007, costituendosi due anni dopo. Accusato di diserzione, se viene condannato può prendere dieci anni di prigione. L'esercito ha cercato di impedirgli di parlare, ma non c'è riuscito (video). Joe ha continuato a parlare dello scontento delle truppe. La notizia della sua presa di posizione si sta diffondendo a livello internazionale, compresa la stampa europea.


 


"Mentre il numero dei soldati britannici morti raggiunge i 204 in otto anni di guerra, mi chiedo: 'Quanti altri ancora, Primo Ministro?' Esorto il governo britannico a metter fine a tutto il dolore e alle sofferenze di questi uomini e donne coraggiose e delle loro famiglie... Mio marito ed io siamo uniti in questo. Tutto quello che chiedo è che tutti gli uomini e le donne esaminino la propria coscienza e arrivino alle proprie conclusioni."


Clare Glenton (Luglio 2009)


"Ci sono le forze di occupazione dal cielo, le bombe a grappolo e l'uranio impoverito, e sul terreno ci sono i signori della guerra fondamentalisti e i Talibani, con le loro armi... Con il ritiro di un nemico, le forze di occupazione, [sarà] più facile combattere i nemici interni fondamentalisti." Malalai Joya, Parlamentare Afghana, espulsa dal Parlamento


Il delitto è l'occupazione


Le truppe britanniche occupano il paese come parte della NATO per difendere gli interessi dell'Occidente e soprattutto delle grandi imprese USA. Anche se in Afghanistan non c'è petrolio, il controllo del paese è la chiave per dominare la regione con le maggiori risorse non sfruttate di petrolio e gas del mondo. Gli USA hanno in programma di costruire un oleodotto attraverso l'Afghanistan per contrare le ambizioni di Russia e Iran di rifornire di gas naturale l'Europa e altri paesi.


Afghanistan devastato dalla guerra


§ Otto anni di occupazione NATO hanno peggiorato la vita del popolo afghano. Nel 2009 l'Indice ONU per lo Sviluppo Umano (salute, istruzione, aspettiva e livello di vita, ecc.) lo ha classificato 181° su 182 paesi.


§ Solo il 14% delle donne sanno leggere e scrivere; le morti da parto sono 60 volte più frequenti che nei paesi industriali; il 50% dei bambini sotto i cinque anni soffrono di malnutrizione cronica.


§ Il Presidente Karzai (condannato a livello internazionale per i brogli elettorali) ha introdotto una legge che legalizza a tutti gli effetti lo stupro e minaccia le donne di morte per fame se negano sesso ai mariti.


§ La maggioranza delle vittime della guerra sono donne. Del milione e mezzo di persone uccise in due decenni di guerra, 300.000 sono bambini;


§ Dieci milioni di mine antiuomo hanno reso disabili centinaia di migliaia di Afghani.


Il governo britannico ha speso 4,6 miliardi di sterline l'anno nelle guerre in Afghanistan e in Iraq. Ma Conservatori e Laburisti dicono che non ci sono soldi per pagare i sussidi e i servizi pubblici.


 



Caro Gordon Brown, le sto scrivendo da soldato che presta servizio nell'esercito britannico. La mia preoccupazione fondamentale è che il coraggio e la tenacia dei miei commilitoni sono diventati uno strumento della politica estera USA. La guerra in Afghanistan non riduce il rischio del terrorismo, invece di migliorare la vita degli Afghani porta morte e distruzione nel loro paese. La Gran Bretagna non dovrebbe esser là.


Joe Glenton (Agosto 2009)


Joe Glenton non è solo


Altri uomini e donne rifiutano di essere complici di guerra e occupazione. Nel 2005 più di 380 soldati britannici si sono assentati dall'esercito senza permesso e non si sono più presentati.



Nel 2006 Ehren Watada (nella foto) è stato il primo ufficiale USA a rifiutarsi di andare in Iraq e rischiava di prendere sette anni. Appoggiato da una campagna internazionale che comprendeva sua madre e suo padre e soldati in servizio, veterani e sostenitori, il Ten. Watada non è mai andato in prigione e il mese scorso ha vinto il congedo dall'esercito.


Vuoi arruolarti?


· Loro si prendono un sacco dei nostri soldi per uccidere un maggior numero di noi: L'anno scorso i governi del mondo hanno speso 1,46 trilioni di dollari (un record) per ammodernare le loro forze armate. Almeno 753,399 persone sono state uccise in Afghanistan e Iraq.


· Ma anche tu puoi finire ucciso: 179 soldati britannici e 4.351 soldati USA sono stati uccisi in Iraq, 236 soldati britannici, 930 soldati USA e 367 soldati della coalizione, compresi 22 italiani, sono stati uccisi in Afghanistan.


· O ferito: 2.864 soldati britannici e 4.139 soldati USA sono stati feriti in Afghanistan; 11.750 britannici e 31.514 USA in Iraq.


· O finire per ucciderti: 264 veterani delle Falklands si sono suicidati dopo la guerra, mentre 255 vennero uccisi in guerra.


· O ammalarti, magari mortalmente: 6,000 veterani britannici della prima Guerra del Golfo hanno la Sindrome del Golfo


· O finire malato di mente: A più di 1.500 veterani britannici dell'Iraq sono state diagnosticate malattie mentali


· O senza casa: 1.100 veterani britannici dormono ogni notte all'addiaccio a Londra


· O finire nei guai con la legge: 8.500 veterani britannici sono in prigione - il 10% del totale dei detenuti


· O uccidere o stuprare: Gli omicidi commessi da soldati britannici in servizio attivo sono aumentati dell'89% da prima della guerra. La violenza domestica è 5 volte superiore tra le famiglie di mililtari USA che tra le famiglie civili.


· O finire stuprato o vittima di violenza: Chi può dimenticare le molestie sessuali e il sadismo contro le giovani reclute nelle caserme britanniche di Deepcut? Negli USA, il 30% delle donne ex-soldato denunciano stupri o tentati stupri nelle forze armate.


Ne vale la pena?


 


 


Payday - una rete di uomini, che lavora con lo Sciopero Globale delle Donne


RIFIUTARSI DI UCCIDERE NON È REATO!


INVESTIRE NELLA CURA DELLA VITA, NON NELLA MORTE!


PO Box 287 London NW6 5QU +44 7803 789699 payday@paydaynet.org


Per leggere il modello di lettera cliccare qui

mercoledì 16 dicembre 2009

Esprit de finesse

Lo so che Cicchitto (o chi per lui) ha definito Travaglio 'un terrorista mediatico'. Però questa rassegna (sicuramente falsa e tratta da giornali 'comunisti') mi sembra interessante. Sicuramente non è vero...ma si sa...quando si fanno certe affermazioni e queste vengono filmate, registrate e udite da un po' di persone (tante), è difficile negarle, o dichiarare di essere stato frainteso o non capito (ecc. ecc.) nonostante Silvio lo faccia...

16 dicembre 2009

"Dal `94 ad oggi l'infinita serie di insulti del premier e dei suoi"

di Peter Gomez e Marco Travaglio


Il capogruppo dei deputati del Pdl, Fabrizio Cicchitto, ieri ha spiegato in Parlamento che dal 1994 è in corso in Italia "una campagna d'odio" contro Silvio Berlusconi. Fortunatamente il premier è intervenuto subito e dall'ospedale San Raffaele, dove è ricoverato dopo la vergognosa e ingiustificabile aggressione subita domenica sera, ha ricordato che "l'amore vince sull'odio". Lo dimostrano, tra l'altro, le centinaia di interventi suoi e di esponenti del centrodestra che negli ultimi 15 anni sono sempre stati improntati al buon senso e alla moderazione. Ecco dunque una necessariamente breve antologia delle migliori frasi di quello che potrebbe essere chiamato il Partito dell'Amore.


Il bon ton con gli avversari

"Veltroni è un coglione" (Berlusconi, 3/9/95). "Veltroni è un miserabile" (Berlusconi, 4/4/2000). "Giuliano Amato, l'utile idiota che siede a Palazzo Chigi" (Berlusconi, 21/4/2000). "Prodi? Un leader d'accatto (Berlusconi, 22/2/95). "La Bindi e Prodi sono come i ladri di Pisa: litigano di giorno per rubare di notte" (Berlusconi, 29/9/96). "Prodi è la maschera dei comunisti" (Berlusconi, 22/5/2003). "Prodi è un gran bugiardo pericoloso per tutti noi" (Berlusconi, 21/10/2006). "Prima delle elezioni ho potuto incontrare due sole volte in tv il mio avversario, e con soli due minuti e mezzo per rispondere alle domande del giornalista e alle stronzate che diceva Prodi". (Berlusconi alla scuola di formazione politica di Forza Italia, 2 luglio 2007)."Con Prodi a Palazzo Chigi è giusto dire: piove governo ladro" (Berlusconi, 10/4/2008). "Il centrosinistra? Mentecatti, miserabili alla canna del gas" (Berlusconi, 4/4/2000)."Signor Schulz, so che in Italia c'è un produttore che sta montando un film sui campi di concentramento nazisti. La suggerirò per il ruolo di kapò" (inaugurando la presidenza italiana dell'Unione europea e rispondendo a una domanda del capogruppo socialdemocratico, il tedesco Martin Schulz, sul conflitto d'interessi, 2 luglio 2003). "Sono in politica perché il Bene prevalga sul Male. Se la sinistra andasse al governo l'esito sarebbe questo: miseria, terrore, morte. Così come avviene ovunque governi il comunismo (Berlusconi, 17/1/2005).


Il rispetto per gli elettori

"Lei ha una bella faccia da stronza!" (alla signora riminese Anna Galli, che lo contestava, 24/7/ 2003)."Non credo che gli elettori siano così stupidi da affidarsi a gente come D'Alema e Fassino, a chi ha una complicità morale con chi ha fatto i più gravi crimini come il compagno Pol Pot" (Berlusconi, 14 dicembre 2005). "Ho troppa stima dell'intelligenza degli italiani per pensare che ci siano in giro così tanti coglioni che possano votare facendo il proprio disinteresse" (discorso di Berlusconi davanti alla Confcommercio il 4/4/2006). "Le nostre tre "I": inglese, Internet, imprese. Quelle dell'Ulivo: insulto, insulto e insulto" (27/5/2004).


L'armonia con gli alleati Berlusconi

"Parliamo della par condicio: se non abbiamo vinto le elezioni, caro Follini, è colpa tua che non l'hai voluta abolire". Follini: "Io trasecolo. Credevo che dovessimo parlare dei problemi della maggioranza e del governo". Berlusconi: "Non far finta di non capire, la par condicio è fondamentale. Capisco che tu non te ne renda conto, visto che sei già molto presente sulle reti Rai e Mediaset". Follini: "Sulle reti Mediaset ho avuto 42 secondi in un mese". Berlusconi: "Non dire sciocchezze, la verità è che su Mediaset nessuno ti attacca mai". Follini: "Ci mancherebbe pure che mi attacchino". Berlusconi: "Se continui così, te ne accorgerai. Vedrai come ti tratteranno le mie tv". Follini: "Voglio che sia chiaro a tutti che sono stato minacciato" (Discussione con l'Udc Marco Follini, secondo i quotidiani dell'11 luglio 2004).


La sacralità delle toghe

"I giudici sono matti, antropologicamente diversi dal resto della razza umana... Se fai quel mestiere, devi essere affetto da turbe psichiche" (Berlusconi, The Spectator, 10/9 2003). "In tutti i settori ci possono essere corpi deviati. Io ho una grandissima stima per la magistratura, ma ci sono toghe che operano per fini politici. Sono come la banda della Uno bianca" (Berlusconi, dopo l'arresto del giudice Renato Squillante, 14/5/96. Ma il riferimento è per quelli che l'hanno arrestato). "I Ds sono i mandanti delle toghe rosse. Noi non attacchiamo la magistratura, ma pochi giudici che si sono fatti braccio armato della sinistra per spianare a questa la conquista del potere" (Berlusconi, 1/12/99). "I giudici di Mani Pulite vanno arrestati, sono un'associazione a delinquere con licenza di uccidere che mira al sovvertimento dell'ordine democratico" (Vittorio Sgarbi, "Sgarbi quotidiani", Canale5, 16/9/94)."Gian Carlo Caselli è una vergogna della magistratura italiana, siamo ormai in pieno fascismo: si comporta come un colonnello greco, in modo dittatoriale, arbitrario, intollerante. I suoi atti giudiziari hanno portato alla morte" (Vittorio Sgarbi, 8/12/94). "Nelle mie televisioni private non ci sono mai state trasmissioni con attacchi, perchè noi siamo liberali" (Berlusconi, 21/ 5/2006). "Silvio Berlusconi, durante l'ufficio di presidenza del Pdl ancora in corso, secondo quanto riferito da alcuni partecipanti, ha parlato di una vera e propria persecuzione giudiziaria nei suoi confronti , che porta il paese sull'orlo della guerra civile" (Ansa, 29/11/09)


La fiducia nella democrazia

"Si è messo mano all'arma dei processi politici per eliminare l'opposizione democratica. Non siamo più una democrazia, ma un regime. Da oggi la nostra opposizione cessa di essere opposizione a un governo e diventa opposizione a un regime" (Berlusconi, dopo una condanna in primo grado tangenti, 8/8/98). "La libertà non si può più conquistare in Parlamento, ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione, da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà" (Umberto Bossi al "parlamento padano", presente Berlusconi, Ansa, 29/9/2007). "Boicotteremo il Parlamento, abbandoneremo l'aula, se necessario daremo vita a una resistenza per riconquistare la libertà e la democrazia" (Berlusconi, 3/3/95). "In Italia c'è uno Stato manifesto, costituito dal governo e dalla sua maggioranza in Parlamento, e c'è uno Stato parallelo: quello organizzato in forma di potere dalla sinistra nelle scuole e nelle università, nel giornalismo e nelle tv, nei sindacati e nella magistratura, nel Csm e nei Tar, fino alla Consulta. Se si consentirà a questo Stato occulto di unirsi allo Stato palese, avremo in Italia un regime vendicativo e giustizialista, mascherato di legalità e ostile a tutto ciò che è privato" (Berlusconi, 5/4/2005). "Adesso diranno che offendo il Parlamento ma questa é la pura realtà: le assemblee pletoriche sono assolutamente inutili e addirittura controproducenti".(Berlusconi, 21/5/2009)


Il galateo istituzionale

"Il presidente Scalfaro è un serpente, un traditore, un golpista" (Berlusconi, La Stampa, 16/1/95). "Altro che impeachment! Scalfaro andrebbe processato davanti all'Alta Corte per attentato alla Costituzione. E di noi due chi ha maneggiato fondi neri non sono certo io. D'altra parte, Scalfaro da magistrato ha fatto fucilare una persona invocandone contemporaneamente il perdono cristiano. Bè, l'uomo è questo! Ha instaurato un regime misto di monarchia e aristocrazia" (Berlusconi 18/1/95). "Io non sono in contrasto con il capo dello Stato, non ne ho nessun motivo, anzi sono un suo sostenitore convinto. Ho con lui un rapporto molto cordiale" (Berlusconi, 28/2/95). "Ma vaffanculo!" (Berlusconi, accompagnando l'insulto con un gesto della mano, mentre il presidente emerito Scalfaro denuncia in Senato il «servilismo» della politica estera del suo governo nei confronti degli Usa sull'Iraq, 27/9/2002). "Italia vaffanculo" (Tre eurodeputati leghisti, commentando in aula a Strasburgo l'intevento del presidente Carlo Azeglio Ciampi, 5/7/05). "Questi signori, che hanno vinto delle elezioni taroccate, hanno arrogantemente messo le mani sulle istituzioni: il presidente della Repubblica è uno di loro" (Berlusconi, riferendosi al presidente, Giorgio Napolitano, 21/10/06).




DUE PESI E DUE MISURE, COME SEMPRE, DEL RESTO

L'amico Marino ha così commentato la mia lettera aperta a La Russa:

Caro Giuliano, il problema diventerebbe chi giudica quali sono i siti violenti e qual'è il livello di violenza accettabile (sic!) in una società. Non si rischia di considerare violenti anche chi e solo non d'accordo col "capo" di turno? Esiste già il reato di istigazione alla violenza, commesso con qualsiasi mezzo. anche informatico. Lasciamo le cose come stanno. Anche la censura è una forma di violenza, tra le peggiori, perchè colpisce la libertà.

Come spesso accade, caro Marino hai ragione. Quello che volevo ricordare è che, come al solito, non si facciano le cose contro una parte e le altre non si vedano. Tanto per fare un esempio, se certe affermazioni l'avessimo fatte io o te, saremmo in galera. L'ha fatte Bossi: è nel suo diritto...Per tacere di quel che dice, e come lo dice, San Silvio o Cicchitto...due pesi e due misure. Il figlio di Bossi crea un gioco razzista e fascista su Facebook (chiuso dopo le molteplici proteste): ragazzate!

Per questo che ricordavo a Ignazio di guardarsi un po' intorno... e non solo dall'altra parte.

martedì 15 dicembre 2009

Lettera aperta all'on. La Russa

SITI VIOLENTI: LI CHIUDA TUTTI, PERO'

Caro onorevole La Russa,

l'ho sentita dire, in tv, che vuole chiudere tutti i siti internet che diffondono la violenza. Questo blog ha tra le sue tematiche la nonviolenza, quindi è d'accordo.
Ma a un patto, però: che vengano chiusi tutti, ma proprio tutti. Quelli della lega che ospitano giochi vcriminali (tipo affonda il barcone) fino a quelli razzisti e xenofobi che inneggiano a un'Italia agli italiani e via dicendo.
Come al solito, per favore, non fate figli e figliastri...magari ne oscurate uno o due, ma poi lasciate tutti gli altri. Non mi risulta che finora abbiate fatto gran che. E sì che di siti violenti ce ne sono e, mi creda, non è difficile trovarli: basta andare su un motore di ricerca o entrare in un social network. Ne trova, ne trova...ahimè.
Se mi permette, le dedico una canzone. Abbia pazienza: è di Francesco Guccini.
Buona notte
Giuliano

E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
e voglio in questo modo dire "sono"
o forse perchè è un modo pure questo per non andare a letto
o forse perchè ancora c'è da bere
e mi riempio il bicchiere..

E l' eco si è smorzato appena
delle risate fatte con gli amici, dei brindisi felici
in cui ciascuno chiude la sua pena,
in cui ciascuno non è come adesso da solo con sé stesso
a dir "Dove ho mancato, dov'è stato?",
a dir "Dove ho sbagliato?"

Eppure fa piacere a sera
andarsene per strade ed osterie, vino e malinconie,
e due canzoni fatte alla leggera
in cui gridando celi il desiderio che sian presi sul serio
il fatto che sei triste o che t'annoi
e tutti i dubbi tuoi...

Ma i moralisti han chiuso i bar
e le morali han chiuso i vostri cuori e spento i vostri ardori:
è bello ritornar "normalità",
è facile tornare con le tante stanche pecore bianche!
Scusate, non mi lego a questa schiera:
morrò pecora nera!

Saranno cose già sentite
o scritte sopra un metro un po' stantìo, ma intanto questo è mio
e poi, voi queste cose non le dite,
poi certo per chi non è abituato pensare è sconsigliato,
poi è bene essere un poco diffidente
per chi è un po' differente...

Ma adesso avete voi il potere,
adesso avete voi supremazia, diritto e Polizia,
gli dei, i comandamenti ed il dovere,
purtroppo, non so come, siete in tanti e molti qui davanti
ignorano quel tarlo mai sincero
che chiamano "Pensiero"...

Però non siate preoccupati,
noi siamo gente che finisce male: galera od ospedale!
Gli anarchici li han sempre bastonati
e il libertario è sempre controllato dal clero, dallo Stato:
non scampa, fra chi veste da parata,
chi veste una risata...

O forse non è qui il problema
e ognuno vive dentro ai suoi egoismi vestiti di sofismi
e ognuno costruisce il suo sistema
di piccoli rancori irrazionali, di cosmi personali,
scordando che poi infine tutti avremo
due metri di terreno...

E un' altra volta è notte e suono,
non so nemmeno io per che motivo, forse perchè son vivo
o forse per sentirmi meno solo
o forse perchè a notte vivon strani fantasmi e sogni vani
che danno quell' ipocondria ben nota,
poi... la bottiglia è vuota...





Riporto tre mail sull' "attentato" (?) di Milano, pubblicate su una ml di peacelink.

Berlusconi e' stato colpito fisicamante con molta violenza. Questo non e' giusto,ne' bello,ne' giustificabile.Anche dire " Se l' e' cercata ! " non e' giusto, bello o giustificabile. Sicuramente Berlusconi e' curato nella maniera migliore e non ha bisogno del nostro aiuto materiale. Spero che si riprenda completamente nel fisico e superi eventuali conseguenze psicologiche. Quello che e' avvenuto domenica sera non cambia niente pero' delle questioni cruciali che sono aperte. Forse il clima che si respirava fino a ieri sera e' stato gia' dimenticato da qualcuno, ma bastera' rileggersi i giornali dell' ultima settimana per ricordare. C'era un violentissimo scontro tra il capo del governo e altri poteri dello stato, oggetto di questo scontro la volonta' di Berlusconi di non essere giudicato in alcuni processi in corso che lo vedono coinvolto. Questo scontro si intreccia con il momento difficilissimo dal punto di vista economico e con altre questioni vitali (tra le quali guerre,immigrazione,scuola), che il governo affronta in maniera "distruttiva".

Il conflitto e' diffuso, nonostante propaganda mediatica, manganellate e assenza di un qualche coordinamento. E rappresenta l' unica via di uscita per molti da una condizione di difficolta' destinata a crescere in futuro. Quanto cambiera' questo episodio nella vita del paese e' impossibile dirlo, sicuramente non cambiera' il corso dei processi di fondo economici e sociali.La propaganda per sfruttare politicamente l'aggressione violenta e ingiustificabile del presidente del Consiglio e' iniziata gia' immediatamente dopo il fatto e sono programmate centinaia di manifestazioni.Migliaia di comunicati sono stati fatti in tutta Italia per dire "l' aggressione e' colpa del clima di odio verso Berlusconi", sottinteso ma non troppo "Chi protesta e' responsabile di questo gesto". Quindi e' necessario che ciascuno di noi trovi la maniera di impegnarsi nel "conflitto",nel contrastare cioe' le politiche che non solo non risolvono i problemi esistenti ma stanno accrescendo le difficolta' di strati sempre piu' grandi della popolazione.

Le modalita' del conflitto nonviolento sono pero' le uniche che potrebbero cambiare veramente il corso delle cose.

Distinguere il ruolo dalla persona. Non offendere i sentimenti dei familiari. Non essere contenti dei guai anche fisici dell' avversario. Ma essere fermissimi nel contrastare le scelte governative e della politica tutta che causano o accrescono difficolta' di tante persone. Sinceramente in occasione del bocciatura del Lodo Alfano sono stato contento, ma infastidito da chi lo ha ribattezzato "Godo Alfano" (sul Manifesto). Sicuramente molti sono stati contenti della rabbia causata a Berlusconi ma sono completamente indifferenti alla gente che soffre in guerra, nei Cie, per difficolta' economiche o altro. Sarcasmo verso Berlusconi o altri (D' Alema ha fatto molta scuola), l' eroe e' chi fa satira, ma insensibilita' verso le sofferenze vere e chi aiuta gli altri in silenzio "e' un tipo un po' strano".

Non so se avete avuto la pazienza di leggere fino a qui e se sono riuscito a spiegare qualcosa di quello che volevo dire, ma sono veramente convinto che se fosse piu' conosciuta la "nonviolenza attiva" e "il conflitto nonviolento" molte cose potrebbero cambiare in meglio.

Marco Palombo

Caro Enrico e cari tutti,

la mia sarà anche una riflessione elementare, ma credo che dovremmo ricordarci, in questo frangente, il

pensiero gandhiano secondo il quale la Nonviolenza deve distinguere tra la persona e la "funzione" (carica

istituzionale = Potere) che riveste. Ammetto: mi è impossibile provare compassione nei confronti del personaggio

in questione, semmai un moto di astratta solidarietà per quel residuo di umanità che riaffiora nel dolore fisico...

Ma, al di là di questo momento di fragilità - e, naturalmente, ci saranno le migliori cure disponibili sul mercato, inaccessibili ai disgraziati - Berlusconi, interamente identificato con il Potere e aggrappato alla conservazione di questo Potere, a scapito di un Paese sempre più disperato e moralmente inquinato, va combattuto su tutti i

fronti, possibilmente con mezzi nonviolenti, in primis il risveglio della coscienza collettiva. Il gesto di uno psicolabile

o mitomane non va applaudito: rimane un atto di violenza, per di più inutile in quanto finirà per fare il gioco del

Potere. Ma commuoversi per il falso martire fa sempre e ancora il gioco del Potere...

Isabella Horn, Firenze

Concordo molto. Ho scritto e manderò riflessioni simili. Il crimine non è critica, la critica non è crimine. La com-passione umana (sentire il dolore altrui) è sacrosanta, eppure non contraddice né impedisce la critica politica corretta e veritiera, in difesa delle istituzioni che devono garantire i deboli ancora più dei forti. Il dolore che dobbiamo compartecipare anzitutto è quello dei poveri, quello dei senza voce, quello delle vittime delle violenze sistematiche, quello degli ingannati. Berlusconi ferito, umiliato e offeso si avvicina ai poveri: condannando la violenza che lo ha colpito, lo sentiamo umanamente più vicino a noi. Nessuno offenda il potente nella sua fragilità. Chi di noi crede in Cristo, uomo di tutta l'umanità, persino dei ricchi (Matteo 19, 23-26 e passi paralleli in Marco e Luca), prega per lui.

Enrico Peyretti

lunedì 14 dicembre 2009

Brunetto Salvarani,

Renzo Fabris. Una vita per il dialogo cristiano-ebraico

Edizioni EMI

Recensione di Laura Tussi

Renzo Fabris era uno studioso laico, impegnato sul fronte del dialogo cristiano-ebraico.

Attualmente si parla in modo comune di ebraismo e di dialogo cristiano-ebraico, anche se risulta difficile misurare la reale incidenza di tale fenomeno.

I primi passi del dialogo fra le chiese cristiane e la realtà di Israele risultano scarsamente esplorate dal punto di vista teologico, ma anche sociale, politico e civile. Tra i pionieri che hanno intuito la centralità strategica di tali argomenti è, su scala nazionale, il nome di Renzo Fabris (1929-1991), primo presidente degli amici di Nevé Shalom-Waahat as-Salaam e a lungo presidente del SIDIC (Servizio Internazionale di Documentazione Ebraico-Cristiana), la cui ricerca è tanto poco ricordata, quanto di fondamentale rilevanza.

Questo importante volume di Brunetto Salvarani, a sua volta studioso di ebraismo e teologo del dialogo interreligioso, presenta il percorso culturale di Fabris, i suoi temi, gli interrogativi sempre aperti e il lascito al dialogo cristiano-ebraico, nella funzione quasi profetica di Renzo: profetica non nel senso di annunciare il futuro, ma di prepararlo.

Da molti anni assistiamo, in Italia, ad un autentico interesse per l'ebraismo e la cultura ebraica nei suoi poliedrici caratteri e nelle sue variopinte sfaccettature, dalla passione per l'epopea Yddish del premio Nobel per la letteratura Singer, alle performance teatrali di Moni Ovadia.

Da questi contributi si spazia dagli affollati festival su folklore, musica, cucina e tradizioni culturali dell'ebraismo, all'impegno a favore del tanto auspicato processo di pace in medio oriente e alla celebrazione di un giorno della memoria, appunto, il 27 gennaio di ogni anno, a partire dal 2001.

In tale cornice risulta evidente quanto si tratta attualmente spesso tramite i massmedia di ebraismo e di dialogo cristiano-ebraico.

Obiettivo del volume del teologo Brunetto Salvarani è di presentare gli snodi cruciali del percorso culturale di Fabris, i principali temi affrontati, i quesiti aperti e l'eredità conoscitiva inerente il dialogo cristiano-ebraico, scegliendo di collocare queste tematiche nell'orizzonte di un'esistenza, quella di Fabris, pienamente nel mondo, da laico, padre di famiglia, molto impegnato anche in ambito lavorativo e professionale. La ricerca di Brunetto Salvarani si sofferma sul tema delle relazioni cristiano-ebraiche, contestualizzate nel complesso percorso di rinnovamento del pensiero delle chiese cristiane in merito all'ebraismo, soprattutto nel secondo dopoguerra, in seguito al concilio Vaticano II.

Il mutamento dell'attitudine delle chiese occidentali in rapporto ad Israele è uno dei grandi eventi del Novecento, connesso profondamente ad altri avvenimenti che segnano la presenza ebraica nel mondo contemporaneo, come la Shoah, il Sionismo, lo Stato di Israele, con il complesso nodo mediorientale, con la conseguente collocazione esclusiva di Israele nel mondo occidentale.

La nuova attitudine della Chiesa cristiana nei confronti di Israele, la fine dichiarata dell'antigiudaismo cristiano, dopo il punto di non ritorno dato dalla Shoah, sono fattori che meritano un'attenzione teologica capace di grande acume.

Proprio per questa esigenza di conoscenza, per questo bisogno di andare oltre, il libro di Brunetto Salvarani non conclude con l'addio a Fabris, ma diviene sorgente di riflessioni inesauribili che coinvolgono l'identità stessa del cristianesimo e della Chiesa e proprio la Chiesa ha molto da imparare dai laici come Fabris e Salvarani e attinge a piene mani dagli insegnamenti del laicismo, e i laici hanno molto da insegnare e offrono ben volentieri la loro conoscenza a quella stessa Chiesa, ricettiva di contenuti culturali. Si potrebbe proseguire su questo tema, ma è tempo di soffermarsi e di lasciare a chi può e a chi deve il compito ereditato dalla ricerca di Renzo Fabris, notando come non sia un caso che questo notevole studio veda la luce proprio presso una casa editrice missionaria, come la EMI.

Laura Tussi


domenica 13 dicembre 2009


SPRINT FINALE DELLA CAMPAGNA


«NO AI CACCIABOMBARDIERI F-35»




La campagna di mobilitazione per fermare l'acquisto (e la produzione) da parte dell'Italia dei cacciabombardieri JSF-F35, che ci costeranno oltre 14 miliardi di euro, entra nella sua fase finale. La raccolta di firme online e cartacea, le delibere di appoggio degli Enti Locali, la mozione parlamentare proposta a deputati e senatori sono gli strumenti che la campagna - lanciata da «Rete Italiana per il Disarmo», «Sbilanciamoci!» e GRILLOnews.it - mette in campo per chiedere al Governo di non procedere al previsto acquisto di 131 aerei da guerra con capacità di proiezione offensiva. Dal 10 al 15 dicembre 2009 previste manifestazioni di supporto in molte città italiane con consegna finale delle petizioni al Governo il 21 dicembre 2009.




1) Leggi tutto l'ARTICOLO:


http://www.grillonews.it/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=3149






2) Se non l'hai ancora fatto, FIRMA LA PETIZIONE UFFICIALE:


http://www.peacelink.it/campagne/index.php?id=82&id_topic=37




venerdì 11 dicembre 2009

Pubblico questa mail che l'amico Peyretti ha diffuso a diverse ml



11 dicembre 2009

Il discorso di Obama a Oslo è una sfida alta alla cultura nonviolenta, che vuole costruire pace giusta ripudiando il mezzo della guerra.

Obama ha detto che a volte la guerra è strumento per la pace; che esiste una guerra "giusta" come questa in Afghanistan; che un movimento nonviolento non avrebbe mai sconfitto Hitler; che c'è differenza tra una guerra scelta e una guerra imposta dalla necessità.

Sono arcinoti luoghi comuni del "realismo" non volgarmente guerrafondaio, ma neppure determinato a "salvare le future generazioni dal flagello della guerra" (prime parole del Preambolo dello Statuto dell'Onu), dopo il terribile Novecento.

In sintesi telegrafica, possiamo dire (cioè ripetere):

- La guerra può eliminare un potere violento, ma affida sempre la decisione alla forza delle armi, non alle ragioni del diritto. Armi e diritto possono coincidere per caso, non per loro natura. "La guerra è l'antitesi del diritto: non fa vincere chi ha ragione, ma dà ragione a chi vince" (Norberto Bobbio). "La guerra è un male perché fa più malvagi di quanti ne toglie di mezzo" (Immanuel Kant). La guerra consacra le ragioni stesse della violenza che vuole combattere, perché la imita e la riproduce.

- Chi arriva tardi perde il treno. La cultura politica democratica e nonviolenta avrebbe potuto evitare Hitler e poi sbalzarlo democraticamente dal potere se fosse stata difesa e diffusa molto per tempo nell'animo popolare e nelle istituzioni. E' in anticipo che si deve combattere la tirannia. La guerra arriva sempre in ritardo. La vittoria in guerra è sempre pregna di nuova violenza. La vittoria su Hitler ci ha dato l'incombente universale morte atomica.

- Questa condanna storica vale anche per la risposta bellica degli Usa al clamoroso attacco dell'11 settembre, contraccolpo ingiustificabile di una secolare ingiustificabile violenza dell'occidente verso il mondo esterno, di cui la rinascita islamica sente l'offesa e in qualche sua componente reagisce con ingiustificabile violenza.

- Va riconosciuto, tuttavia, il caso estremo e tragico in cui si ha il "dovere di uccidere" (parole di Gandhi) chi sta sistematicamente uccidendo altri, se davvero non c'è nessun altro modo di fermarlo. Ma il tirannicidio per necessità estrema non è la guerra, che è violenza estesa, sistematica, indiscriminata, che sempre colpisce i popoli assai più dei tiranni, con immensa ingiustizia, anche ora in Afghanistan. Anche la corretta azione di polizia (statale o internazionale) non è guerra: la polizia tende a ridurre la violenza, la guerra tende ad accrescerla per imporsi sul più debole. Per vincere in guerra bisogna diventare più violenti del nemico (avverte Gandhi).

- La guerra è assai più utile ai criminali fabbricanti e trafficanti delle armi omicide, che non ai popoli che essa vorrebbe liberare e difendere. Inoltre, tutti i popoli potrebbero difendersi da soli con l'arma nonviolenta della estesa disobbedienza civile ai poteri violenti, perché ogni potere consiste in definitiva soltanto nell'essere obbedito (Etienne de la Boétie; Gene Sharp). Ciò sarebbe possibile se la cultura della pace e della giustizia avesse voci e mezzi per diffondere (più di quanto già faccia con pochissimi mezzi) la conoscenza di questo diritto e possibilità dei popoli. In generale, i governi impediscono la conoscenza di questi mezzi di difesa popolare nonviolenta, perché, anche se eletti democraticamente, non vogliono che i popoli abbiano reale possibilità di controllo sulla loro azione e potere.

- La democrazia, come reale potere popolare, non è affatto facile. E' più facile obbedire a un capo. I popoli non sono fatti interamente di santi e onesti. I vizi dei potenti sono latenti nell'umanità comune. Se cala la vigilanza etico-civile, le democrazie degnerano in autoritarismi, come accade ora drammaticamente e orribilmente in Italia. Kant dice: non occorre che i cittadini siano angeli, basta che siano "diavoli intelligenti"; cioè, nonostante i vizi umani, la conoscenza e l'intelligenza possono portare a ridurre o eliminare le maggiori cause di sofferenza e ingiustizia, come è la guerra, presunta e falsa soluzione dei più gravi conflitti. L'umanità procede in civiltà se sa immaginare e istituire metodi più umani nelle relazioni difficili. Questo è il compito della cultura politica popolare, democratica. I governanti valgono e meritano riconoscimenti nella precisa misura in cui non impediscono, ma rispettano e promuovono questa umanizzazione.

e. p.



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