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sabato 26 giugno 2010

Care sorelle cari fratelli di La Soglia e di Pax Christi,

siamo rimasti del tutto isolati nel sostenere la sentenza di primo grado
della sentenza della Corte europea di Strasburgo. Anche Napolitano, col
governo e tutti i partiti, appoggia la linea del governo perché l'udienza
d'appello del prossimo 30 giugno modifichi il divieto di usare il crocifisso
nelle scuole di Stato.

Anche tutte le associazioni cattoliche condividono questa linea o tacciono.

Vi incollo il comunicato che ho diffuso, si conclude ricordando quello che
ha detto in Senato, isolatissimo, il nostro amico sen. Pietro Ichino
ricordando il comandamento sul non nominare il nome di Dio invano

Shalom Vittorio

COMUNICATO
STAMPA

Il crocifisso deve essere solo un simbolo della fede. "Noi Siamo Chiesa",
come tanti cattolici che si richiamano al Concilio, è contro la campagna del
governo e del Vaticano per riformare la sentenza della Corte Europea dei
diritti dell’uomo del 3 novembre

Oggi si terrà a Roma una conferenza stampa di presentazione
di un convegno di area governativa che si terrà domani per polemizzare
contro la sentenza della Corte Europea dei Diritti dell’Uomo del 3 novembre
scorso, che ha giudicato che l’esposizione del crocifisso nelle scuole di
Stato è in contraddizione con l’art.9 della Convenzione europea per la
tutela dei diritti dell’uomo (in connessione con l’art.2 del Protocollo
n.1). L’ultimo editoriale di Cilviltà Cattolica e un documento della
Presidenza della CEI del 18 giugno vanno nella stessa direzione mentre il
Vaticano si è attivato da mesi presso gli Stati membri del Consiglio
d’Europa e presso altri movimenti cristiani perché contrastino la sentenza
di novembre. Ugualmente il Prof. Carlo Cardia ha pubblicato un testo
"Identità culturale e religiosa europea. La questione del crocifisso" che è
stato esplicitamente sponsorizzato dal governo. Si sta quindi intensificando
la campagna politica e mediatica perché la Corte, nel giudizio d’appello che
si terrà a Strasburgo il 30 giugno, modifichi la sentenza di primo grado.

Non hanno molti strumenti per fare sentire la loro opinione
quanti dissentono da questa mobilitazione, non condividendo la posizione dei
vertici delle istituzioni e dei maggiori partiti. "Noi Siamo Chiesa" fa
parte di questa area di opinione, in particolare presente tra tanti
cattolici, che si augura la conferma della sentenza. "Noi Siamo Chiesa"
ritiene infatti che il crocifisso sia un simbolo religioso sul quale tutti i
cristiani debbano meditare nel raccoglimento delle loro coscienze, sia nella
preghiera individuale che in quella comunitaria. Si pretende invece di
considerare il crocifisso come un simbolo stesso dell’identità e della
cultura nazionale ma ciò è in contraddizione con lo spirito e il dettato
della Costituzione e dello stesso Concordato tra Stato italiano e Chiesa
cattolica del 1984. La strumentalizzazione di questo simbolo nel nostro
paese è fatta non solo da cattolici fondamentalisti (nostalgici di una
"cristianità" finito da molto tempo) ma anche da forze politiche e culturali
estranee a ogni riflessione evangelicamente ispirata.

"Noi Siamo Chiesa", anche interloquendo con la Corte con un
intervento diretto ad essa inviato il 23 maggio, ha fatto presente le
caratteristiche di paese multireligioso e multiculturale che il nostro paese
ha acquisito negli ultimi anni e che rendono ancora più opportuni e utili,
per la coesione sociale, i principi riconosciuti dalla Corte. Anche le
chiese protestanti presenti in Italia (mozione votata dalla XIII assemblea
della FCEI – Federazione delle Chiese Evangeliche Italiane- nel novembre
2003) hanno preso una posizione contraria all’esposizione del crocifisso
nelle scuole. La posizione di "Noi Siamo Chiesa" è esplicitamente appoggiata
da movimenti ed organizzazioni cattoliche, che si ispirano al Concilio
Vaticano II, presenti in Europa, tra cui le Comunità Cristiane di base,
l’European Network Cheurch on the Move, la rete spagnola Redes Cristianas,
la rete francese Parvis, L’Observatoire Chrétienne sur la Laicité, Nous
Sommes aussi l’Eglise ecc….

Credenti e non credenti dovrebbero meditare le parole del
senatore Pietro Ichino, che così concludeva nell’aula del Senato il suo
intervento il 4 novembre 2009 all’indomani della sentenza di primo grado :
"Questo uso del crocefisso mi disturba come credente: perché Cristo non è
morto in croce soltanto per il nostro Paese, né soltanto per i Paesi
europei; e il suo Vangelo non si identifica affatto con la nostra cultura,
ma è stato dato a tutta l’umanità. Questo uso del crocefisso come bandiera,
o come simbolo di una cultura per distinguerla dalle altre, se compiuto dai
credenti, costituirebbe una violazione del primo comandamento biblico: "Non
usare il nome di Dio invano". Se è compiuto dallo Stato laico, vedo in esso
un’appropriazione indebita. E chiedo che esso cessi al più presto: per
rispetto dei cristiani prima ancora che dei non cristiani".

Roma, 22 giugno 2010 "NOI
SIAMO CHIESA"

pubblico questa mail degli amici di 'noi siamo chiesa', allegando la seguente mail di Enrico Peyretti:

Concordo molto e sostengo. Ho scritto nell'occasione di quella sentenza che dovrebbero essere le chiese credenti, tutte, a condannare l'uso politico del segno della morte di Gesù. Su quel patibolo furono proprio i poteri religioso e politico ad inchiodarlo. Più che ucciderlo, invano, i poteri del mondo si sono appropriati di Cristo, usandolo, dopo Costantino, come "fondamento dei troni". Questo uso della croce col Crocifisso è solo l'ultimo abuso. Mi unisco a chi lo avversa, ma non mi stupisco di quell'abuso. Enrico Peyretti, Torino

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