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domenica 7 febbraio 2010

L'articolo pubblicato nel precedente post mi permette di pubblicare alcune riflessioni 'a caldo' sull'integrazione.
Innanzittutto: cosa significa integrazione? Chi (e con chi) deve integrarsi? Dove deve integrarsi?
Alcuni esempi: sono i migranti che devono integrarsi? Almeno così dice il luogo comune. Allora anch'io devo integrarmi. Ma con chi? Con i migranti, con i leghisti? La mia preferenza, è noto, va ai primi...Mi sembra che il concetto di integrazione -per il quale mi sono battuto per anni- riveli un'intrinseca debolezza: ripropone la logica dei blocchi omogenei. Esiste una società (quella di arrivo, la 'nostra') ed esistono quelli che arrivano ('loro', gli 'altri'). 'Noi' comandiamo, 'loro' obbediscono': altrimenti raus! a casa loro. E' forse così? Cosa ho in comune con il senatore leghista che parla nell'articolo citato? Nulla, forse la lingua italiana.
Passiamo all'altro punto: dove devono integrarsi? Ci saranno spazi come un tempo per i fumatori nei ristoranti? Sul posto di lavoro? Lo sanno i leghisti -anche se inquadrare il discorso nell'ottica economica mi fa un po' schifo- che la nostra economia si basa sul lavoro nero di quei 'clandestini' che la lega tanto combatte? Sono ipocriti e menzogneri, questi signori leghisti...sempre a caccia di un nemico...
E iodovrei integrarmi con loro? Come diceva Totò: 'Ma mi facci il piacere!'
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