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mercoledì 6 maggio 2009

SULLA CONDANNATA A MORTE DI DELARA, GIOVANE PITTRICE IRANIANA

Tratto dal sito http://www.sbngs.it/italia/arte--dal-portale--interviste--intervistepittura


Intervista di Luca Ferrari a Giovanna Lacedra
La condanna a morte di una giovane pittrice in Iran. La denuncia di Amnesty International. La delicata riflessione di una sua collega italiana.

Prigionieri d’opinione…il cielo appeso a una corda non ha la stessa luce di una candela sopravvissuta al filo spinato…La strada ripulita da flussi umani assetati ha fatto sì che le suole di ciascuno s’incollassero alle mani usate come bandiere di asili mutilati…I profughi nelle celle senza nome sono l’anacronismo del sangue che abbiamo fatto versare con la nostra omertà giustificata…Delara Darabi, condannata a morte per l’omicidio di un parente nel 2003, quando aveva 17 anni (si era inizialmente addossata la responsabilità, con l’intento di salvare dall’impiccagione il suo fidanzato maggiorenne, per poi ritrattare la confessione) è stata impiccata lo scorso 1 maggio nella prigione di Rasht. L’impiccagione è avvenuta senza che l’avvocato di Delara Darabi ne fosse stato messo a conoscenza, nonostante la legge preveda che i legali dei condannati a morte debbano essere informati 48 ore prima dell’esecuzione. Secondo l’organizzazione per i diritti umani, si è trattato di una mossa cinica delle autorità iraniane per aggirare le pressioni nazionali e internazionali che avrebbero potuto salvare la vita dell’artista. Amnesty International scende in campo. La sezione Italiana dell’ONG umanitaria (Premio Nobel per la pace nel 1977, e Premio delle Nazioni Unite per i diritti umani nel 1978), ha organizzato oggi una manifestazione di fronte all’Ambasciata iraniana a Roma, per protestare contro l’esecuzione di Delara.L’iniziativa si svolgerà in contemporanea in diverse capitali. A Roma, il corteo marcerà dalle h. 16 alle 19 di fronte all’Ambasciata della Repubblica Islamica dell’Iran, in via Nomentana 361. La Sezione Italiana di Amnesty International invita tutti i partecipanti, senza simboli, bandiere o striscioni, a portare un fiore bianco. Quella di Delara Darabi è stata almeno la 140esima esecuzione in Iran dall’inizio dell’anno, la seconda nei confronti di una donna e la seconda nei confronti di un minorenne al momento del reato. Dal 1980, l’Iran ha messo a morte almeno 42 minorenni al momento del reato, in totale disprezzo degli obblighi internazionali che stabiliscono il divieto assoluto di applicare la pena capitale per reati commessi da minori di 18 anni.Giovanna Lacedra, laureata presso l’Accademia di Belle Arti di Firenze, nonché specializzatasi come docente di sostegno per alunni disabili presso l'Università Cattolica di Milano, insegna disegno e storia dell'arte in una scuola media statale del capoluogo lombardo. In parallelo all’attività didattica, Giovanna, originaria di Venosa (), porta anche avanti la carriera di artista. Nel solo 2008 ha esposto, fra le varie, a Caserta, Genova, Firenze e Lido di Jesolo (VE), dove ha vinto del primo premio per la sezione “pittura figurativa” Mostra-Concorso Internazionale “18x24”.Giovanna Lacedra, che cosa significa per lei, che è pittrice, un simile gesto (l’impiccagione della pittrice Delara Delari)? - Questa donna, questa pittrice, all'età di 17 anni aveva ucciso un'altra donna. Nessuno ha il potere di togliere la vita a qualcuno, dunque nessuno deve farlo. Ma se anche lei ha commesso un omicidio, questo non giustifica la sua uccisione. La giustizia non deve essere crudeltà. Mai. Un artista è una persona che ha trovato in sé una luce, uno strumento rifulgente, per dire qualcosa agli altri uomini, per gridare la vita: la creatività. Immagino che questa donna non abbia smesso neppure per un istante, di creare, mentre era prigioniera. Ogni segno era un grido. La sua vita chiedeva di restare. La sua vita invece è stata troncata. Una corda. Un cappio al collo. Il respiro reciso. L’addio improvviso e doloroso ad un mondo che lei non avrebbe voluto lasciare-. Crede che l’arte, in certi regimi, possa essere una minaccia per la destabilizzazione dello status quo? - Credo che l'arte, in certi regimi, diventi una minaccia se già non esiste una libertà di pensiero. Perché l'arte, prima di essere qualcosa di tangibile, fruibile, apprezzabile, prima di essere l'opera stessa prodotta dall'artista, è null'altro che un pensiero. Pensiero di qualcosa. Di intimo o collettivo, idea che nasce dalla sensibilità dell'artista ma che può appartenere a tutti e che quindi potrebbe essere condivisa da ogni spettatore (in caso di arti visive). E allora la libertà di creare è in primis libertà di pensare, dunque di essere-. Come le è nata la voglia di dipingere? - La mia non è voglia di dipingere. La mia è urgenza di comunicare. Il mio strumento luminoso è da subito stata la pittura. Ad ogni modo questo "talento", se così lo si può chiamare, questa risorsa inaspettata e mai scelta, non è affatto dipesa da me. Me la sono trovata dentro, ed è venuta fuori immediatamente. Semplicemente credo sia venuta al mondo con me. I primi ricordi che mi riguardano mi vedono all'opera, con pastelli pennarelli e fogli da riempire. Ero una bambina timidissima e timorosissima. Non parlavo, disegnavo-.Che miscuglio di sensazioni riversa quando la mano esegue i sentieri della mente? - Le sensazioni sono frecce. Qualcosa di violento. Che sferro. Ma che lentamente rallenta e fluisce. Le emozioni sono mie e non più mie mentre creo, perché sguinzagliandole, partorendole, sento che piano si scollano dalla mia anima e diventano poi immediatamente condivisibili dall'intera umanità. Semplicemente io trovo un canale per lasciarle uscire e riesco a dar loro una forma leggibile, decodificabile. Particolare. A me interessa indagare la solitudine dell'uomo. Nel tentativo di dipingerla, tento di rivelarne le questioni più propriamente intrinseche. Basterebbe osservare di più i volti delle persone. I volti che incontro e che osservo, quelli che poi entrano nei mie quadri, sono la mia materia di lavoro. C'è tutto, nell'espressione di un volto umano. Ci sono tutte le distanze e le mancanze che potrebbero abitare in me. Quando creo io dono, ascolto e condivido -.Se le chiedessi d’istinto, di rappresentare la fine di Delara Delari, in che modo la rappresenterebbe? - Un taglio profondo nella carne di un ventre materno. Turgido perché gravido. Un taglio di un rosso talmente acceso, da sembrar pieno di lava. Una ferita in alcun modo rimarginabile -.non le hanno lasciato il tempo di dipingere il suo ultimo pensiero…che cosa resta da immaginare adesso? Come potrei mai sostituire l’anima variopinta di una giovane donna?…Delara Derabi….ti stavano per uccidere, e poi l’hanno fatto... le tolsero i colori, e lei continuò con il carbone nascosto fra le sue speranze…lei continuerà con la forza della sua immortalità in tutti noi…

Pubblicato il: 6-5-2009 (Luca Ferrari)
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