Proprio non ci mancavano le liste di proscrizione...immagino che tutti i lettori abbiano saputo del blog che ha pubblicato la lista dei professori dal cognome ebraico, accusati di essere una lobby...
Il ventre che ha partorito i mostri è ancora fecondo, si diceva un tempo. E il nazismo, sia pure nella sua riedizione in sedicesimo, è sempre pronto a mostrare il suo orrido grugno. Nel varesotto ci sono consiglieri comunali neonazisti. Lo sapevate? Ma il problema è che le loro parole d'ordine, xenofobe e razziste, fanno presa sul popolino...E il nazismo si annida in ogni atto di intolleranza contro il diverso di turno, sia esso negro, ebreo, comunista, omossessuale e via dicendo.
Occorre vigilare e combattere con tutte le armi a disposizione, democratiche e nonviolente, culturali e intellettuali, con la diffusione di una cultura dell'accoglienza, per la creazione di una società aperta, di tutti e per ciascuno.
Giuliano
venerdì 8 febbraio 2008
lunedì 4 febbraio 2008
LETTERE FUORISACCO...
LETTERE FUORISACCO tratto da adista notizie n. 11 4 febbraio 2008 (www.adistaonline.it)
Ma non vi va mai bene niente!Una domanda ai fratelli e alle sorelle di Adista: c'è qualche esponente della gerarchia ecclesiastica, dal papa in giù, che vi vada a genio? Vi succede, caso mai, di condividere qualche intervento della medesima gerarchia, ad esempio del S. Padre?Lo so che in questo modo semplifico troppo; ma non vi pare di essere un tantino ‘ideologici', forse anche più ‘chiusi' di coloro verso i quali dirigete le vostre critiche?Ancora (ma sarebbero tante le cose su cui discutere): pensate davvero, con il vostro particolare tipo di ‘impegno', di aiutare la Chiesa? Non vi pare che non manchino coloro che si ‘impegnano' nel fare le bucce agli uomini di Chiesa e nemmeno senza tanti riguardi? Sinceramente il vostro impegno potrebbe essere speso per una causa migliore: ad esempio, la moratoria sull'aborto. Eh sì, proprio quella. Nemmeno quella vi va a genio, a quanto leggo; perché? Ma perché dietro, ovviamente, c'è lo zampino di Ruini e quant'altri furbetti come lui. Se l'avesse promossa Pannella, la moratoria, che cosa avreste detto?Nemmeno di fronte al dramma dell'aborto avete il coraggio di abbandonare le vostre posizioni, obbligatoriamente ‘anti-Chiesa', e riconoscere, una volta tanto, che proprio questa Chiesa, così messa male, ma che è anche vostra Madre, è praticamente l'unica voce in Italia e nel mondo a difendere i fondamentali diritti dell'uomo, primo fra tutti quello di venire al mondo. A me basta questo per essere orgoglioso di questa Chiesa, di questo papa e… anche del card. Ruini. Ben lieto di essere smentito, p. Stefano Baldini Orlandini Roma
Magistero cossighiano
Cara Adista, da quando il bizzaro Cossiga fa il teologo inquisitore e decide l'appartenenza a chiese diverse di gruppi di cristiani? E gli si risponde, addirittura in modo serio, oltre che soft! (v. Adista n. 5/08). Nella sua conformistica adesione al ratzingerismo,nella sua superficiale ermeneutica con cui parla di 'false' letture del Concilio (chi stabilisce che sono 'false'? Naturalmente... il teologo-inquisitore!!) confonde i grandi Congar e Chenu con i pentiti, impauriti che non citano più i suoi documenti. E qui il Cossiga afferma anche il falso, almeno, secondo le mie informazioni. O dovrebbe dimostrare che i due immensi teologi francesi, più ricchi di speranza di chi la proclama ufficialmente, hanno avuto paura del postconcilio e delle conseguenze delle loro teologie ed ecclesiologie. Cordiali saluti, Walter BrighiGrado (Go)
Cristiano disorientamento
Un gruppo di professori e studenti dell'università "La Sapienza" di Roma, contesta al papa l'inaugurazione dell'anno accademico. Noi cattolici ci siamo scandalizzati. Ma perché? Ci siamo offesi. Perché?Perché noi cattolici, particolarmente in Italia, siamo abituati ad una presenza trionfalistica, forte, potente; perché siamo tanti, perché siamo bravi, perché tutti devono riconoscerlo…La presenza umile, nascosta, di servizio, che offre l'amore piuttosto che imporlo, che cerca di testimoniare piuttosto che legiferare, che cerca di servire piuttosto che essere servita, che rifiuta gli applausi invece che cercarli è stata sostituita dalla ricerca di presenza forte, invadente, abituata alla "ola" come negli stadi per i campioni di calcio, piuttosto che al consenso sul vangelo.Il papa è stato contestato… che c'è di strano nella logica del cristianesimo? Cristo è stato ucciso! Anche gli applausi e le urla in piazza San Pietro a volte non mi sembrano intonate al Vangelo, laddove ad esempio si legge che quando le folle volevano farlo re, Cristo le piantò in asso e se ne andò solo da un'altra parte.Se la presenza della Chiesa ufficiale fosse un po' meno pesante, meno invadente, probabilmente saremmo contestati di meno.Se ci accostassimo a chi è diverso da noi con uno spirito diverso, probabil-mente saremmo guardati in un'altra maniera.Se io faccio il cristiano, se io faccio il prete, se io faccio il papa, se queste cose le faccio bene, devo essere contento, come erano contenti i primi cristiani e gli apostoli quando avevano qualcosa da soffrire a causa del Signore Gesù.Ancora più a disagio mi sento, come cattolico, quando Clemente Mastella, indagato perché sembra che la politica per lui, come per moltissimi altri suoi colleghi, è solo un colossale affare, la prima cosa che dice nella sua conferenza stampa è che intende essere il primo a piazza San Pietro per essere solidale col papa.Il mio disagio aumenta quando Totò Cuffaro, governatore della Sicilia, viene condannato per gli stessi motivi di Mastella con qualche aggravante in più. E i suoi sostenitori, la sera prima della sentenza, nella parrocchia Santa Lucia di Palermo, fanno una veglia di preghiera, perché lo Spirito Santo illumini i giudici. Li avrà illuminati?Sono un po' disorientato! Con il Vangelo in mano da un parte e i miei fratelli di fede dall'altra, non so da quale parte girarmi. Qualcuno mi aiuti! don Salvatore Resca
Catania
Ma non vi va mai bene niente!Una domanda ai fratelli e alle sorelle di Adista: c'è qualche esponente della gerarchia ecclesiastica, dal papa in giù, che vi vada a genio? Vi succede, caso mai, di condividere qualche intervento della medesima gerarchia, ad esempio del S. Padre?Lo so che in questo modo semplifico troppo; ma non vi pare di essere un tantino ‘ideologici', forse anche più ‘chiusi' di coloro verso i quali dirigete le vostre critiche?Ancora (ma sarebbero tante le cose su cui discutere): pensate davvero, con il vostro particolare tipo di ‘impegno', di aiutare la Chiesa? Non vi pare che non manchino coloro che si ‘impegnano' nel fare le bucce agli uomini di Chiesa e nemmeno senza tanti riguardi? Sinceramente il vostro impegno potrebbe essere speso per una causa migliore: ad esempio, la moratoria sull'aborto. Eh sì, proprio quella. Nemmeno quella vi va a genio, a quanto leggo; perché? Ma perché dietro, ovviamente, c'è lo zampino di Ruini e quant'altri furbetti come lui. Se l'avesse promossa Pannella, la moratoria, che cosa avreste detto?Nemmeno di fronte al dramma dell'aborto avete il coraggio di abbandonare le vostre posizioni, obbligatoriamente ‘anti-Chiesa', e riconoscere, una volta tanto, che proprio questa Chiesa, così messa male, ma che è anche vostra Madre, è praticamente l'unica voce in Italia e nel mondo a difendere i fondamentali diritti dell'uomo, primo fra tutti quello di venire al mondo. A me basta questo per essere orgoglioso di questa Chiesa, di questo papa e… anche del card. Ruini. Ben lieto di essere smentito, p. Stefano Baldini Orlandini Roma
Magistero cossighiano
Cara Adista, da quando il bizzaro Cossiga fa il teologo inquisitore e decide l'appartenenza a chiese diverse di gruppi di cristiani? E gli si risponde, addirittura in modo serio, oltre che soft! (v. Adista n. 5/08). Nella sua conformistica adesione al ratzingerismo,nella sua superficiale ermeneutica con cui parla di 'false' letture del Concilio (chi stabilisce che sono 'false'? Naturalmente... il teologo-inquisitore!!) confonde i grandi Congar e Chenu con i pentiti, impauriti che non citano più i suoi documenti. E qui il Cossiga afferma anche il falso, almeno, secondo le mie informazioni. O dovrebbe dimostrare che i due immensi teologi francesi, più ricchi di speranza di chi la proclama ufficialmente, hanno avuto paura del postconcilio e delle conseguenze delle loro teologie ed ecclesiologie. Cordiali saluti, Walter BrighiGrado (Go)
Cristiano disorientamento
Un gruppo di professori e studenti dell'università "La Sapienza" di Roma, contesta al papa l'inaugurazione dell'anno accademico. Noi cattolici ci siamo scandalizzati. Ma perché? Ci siamo offesi. Perché?Perché noi cattolici, particolarmente in Italia, siamo abituati ad una presenza trionfalistica, forte, potente; perché siamo tanti, perché siamo bravi, perché tutti devono riconoscerlo…La presenza umile, nascosta, di servizio, che offre l'amore piuttosto che imporlo, che cerca di testimoniare piuttosto che legiferare, che cerca di servire piuttosto che essere servita, che rifiuta gli applausi invece che cercarli è stata sostituita dalla ricerca di presenza forte, invadente, abituata alla "ola" come negli stadi per i campioni di calcio, piuttosto che al consenso sul vangelo.Il papa è stato contestato… che c'è di strano nella logica del cristianesimo? Cristo è stato ucciso! Anche gli applausi e le urla in piazza San Pietro a volte non mi sembrano intonate al Vangelo, laddove ad esempio si legge che quando le folle volevano farlo re, Cristo le piantò in asso e se ne andò solo da un'altra parte.Se la presenza della Chiesa ufficiale fosse un po' meno pesante, meno invadente, probabilmente saremmo contestati di meno.Se ci accostassimo a chi è diverso da noi con uno spirito diverso, probabil-mente saremmo guardati in un'altra maniera.Se io faccio il cristiano, se io faccio il prete, se io faccio il papa, se queste cose le faccio bene, devo essere contento, come erano contenti i primi cristiani e gli apostoli quando avevano qualcosa da soffrire a causa del Signore Gesù.Ancora più a disagio mi sento, come cattolico, quando Clemente Mastella, indagato perché sembra che la politica per lui, come per moltissimi altri suoi colleghi, è solo un colossale affare, la prima cosa che dice nella sua conferenza stampa è che intende essere il primo a piazza San Pietro per essere solidale col papa.Il mio disagio aumenta quando Totò Cuffaro, governatore della Sicilia, viene condannato per gli stessi motivi di Mastella con qualche aggravante in più. E i suoi sostenitori, la sera prima della sentenza, nella parrocchia Santa Lucia di Palermo, fanno una veglia di preghiera, perché lo Spirito Santo illumini i giudici. Li avrà illuminati?Sono un po' disorientato! Con il Vangelo in mano da un parte e i miei fratelli di fede dall'altra, non so da quale parte girarmi. Qualcuno mi aiuti! don Salvatore Resca
Catania
domenica 3 febbraio 2008
LETTERA 129 di Ettore Masina
gennaio 2008
Muore un po’ alla volta chi si arrende...
1
Non accade spesso, purtroppo, che la televisione mi tocchi “dentro”. L’ultima volta è capitato sabato scorso (26 gennaio) mentre seguivo “Che tempo che fa”, e Antonio Albanese, uno dei nostri migliori attori, stava dando voce e gesti a una sua creatura, l’onorevole Lacettola. Lacettola, lo dico per chi non lo ha mai incontrato sul video, è un parlamentare clientelista, maschilista, prepotente, mafioso, ignorante – e, da uomo di potere, orgoglioso della sua ignoranza. Improvvisamente Albanese si è fermato, è ammutolito, in silenzio si è tolto la parrucca, la giacca con le spalle “rinforzate”, la cravatta sgargiante, insomma la “divisa” di Lacettola. Ha guardato un attimo la telecamera, con uno sguardo triste e forse disperato. Poi, invano richiamato da Fazio, ha lasciato lo studio. Il messaggio mi è parso chiaro. In quelle ore Lacettola cessava di essere una caricatura, era diventato un personaggio del tutto reale: era quel senatore dell’ Udeur che poco prima, nell’aula di palazzo Madama, sputava in faccia al collega, era quell’altro, di AN, col golfino rosso sulle spalle, come se fosse in gita fuori porta, che masticava fette di mortadella a bocca aperta, era quell’altro ancora, di Forza Italia, che aveva stappato una bottiglia di spumante e la offriva ai colleghi. Con la sua faccia triste da inerme cittadino, Albanese sembrava chiedere a se stesso ma anche a noi: “Perchè continuare nella satira? Ormai i Lacettola hanno vinto”.
Siamo in molti, credo, a condividere quella desolazione. Ritornano (non “al potere”: quello, più o meno legalmente, non l’hanno mai perso davvero), ritornano alla direzione dello Stato, con una forte maggioranza in Parlamento, Berlusconi & Co.,: il capitalista brianzolo barzellettiere, irriso da tutti gli economisti del mondo, ma anche temuto per le sue improvvisazioni, la smodata ricchezza, l’astuzia predatoria; e i suoi manutengoli: quelli di stretta familiarità (come Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e in secondo grado per estorsione aggravata) e i mascalzoncelli ravveduti, tornati a brucare la mano del padrone, come Casini; gli eversori della giustizia piegata ad personam perchè poi il Capo possa vantarsi di essere stato, “prima”, perseguitato; i Fini che fanno sapere ai giornalisti di essere padri tenerissimi di figli neonati ma non dimenticano di essere stati autori di leggi spietate; le Moratti che, in base a quelle leggi, cacciano dagli asili comunali i figli degli emigrati non “in regola”; i Bossi che si vantano di poter trovare facilmente le armi per una rivoluzione padana; l’onorevole Storace che insulta la signora Levi Montalcini...
Sono già sicuri di stravincere le prossime elezioni ed io credo che non si sbaglino: il governo Prodi, i partiti che lo hanno sostenuto e travagliato, hanno, quantomeno, sottovalutato l’urgenza di una legge sul conflitto di interessi, di nuove norme per le elezioni. Abbiamo davanti una catena di giorni più che difficili: una campagna in cui la sproporzione dei poteri mediatici impiegati dall’una e dall’altra parte ci farà sputare sangue, se vorremo parteciparvi. Vinceranno le elezioni, alla grande. C’è un’Italia poveraccia e infuriata dalla precarietà che già preme idealmente alle porte dei seggi per votare contro tutto ciò che possa sembrare “disciplina”. Un’ Italia mucillaginosa, dice il Censis, un’Italia in cui, dice l’Eurispes, il 51 per 100 degli adulti non si fida più di alcuna istituzione e addirittura l’89,6 per 100 considera in blocco l’universo dei partiti come una casta di mascalzoni, tutti eguali fra loro..
2
Considero Albanese – l’ho già detto –un ottimo attore, apprezzo molto gli autori di “Che tempo che fa” (non per niente c’è fra loro Michele Serra) e penso che quello dell’altra sera sia stato un eccellente coup de théatre. E però lasciatemi dire che la psicosi del perdente perduto è il modo migliore per rendere trionfale la vittoria dei Lacettola. E questo non è soltanto un problema politico, già di per sé di fatale importanza.
Non basta, infatti, a mio avviso, elencare le difficoltà economiche del momento, con una crescente “proletarizzazione” di fasce sempre più ampie di ceto medio, né lo sgangherato ansimare dei processi costituzionali che dovrebbero generare governi saldi, politiche di giustizia , investimenti a lungo raggio e così via. Non basta la certezza che il nuovo governo di destra ripercorrerà la strada delle impunità, delle leggerezze, del travolgimento dei diritti dei cittadini. Si tratta, anche, di etica: di tornare a scegliere valori e prospettive. Si tratta di dare, o di negare, qualità alla nostra vita.
Berlusconi lavora sui circenses, a pagamento. Basta seguire per qualche ora la ottusa banalità dei programmi delle sue televisioni, i film più belli massacrati dalla pubblicità, i suoi tg bugiardi, i suoi “divertimenti” goliardici, le sue “striscie” vagamente ricattatorie. per comprendere quale devastazione culturale semini fra il gli utenti. Come sappiamo, attraverso i suoi dipendenti infiltrati nella RAI, non si limita a presenze istituzionali nella cosiddetta televisione pubblica, piegandone i dirigenti. Del suo amico Craxi si diceva che governasse un clan di nani e ballerine, Berlusconi non si interessa dei nani.
Temo fortemente che con il suo nuovo governo, l’onda (o dovrei dire: l’orda?) montante della malacultura diventerà regime; e a un regime non si può rispondere se non con un vasto e profondo impegno culturale e morale. Forte sarà la tentazione di rinchiuderci in noi stessi, mandando al diavolo la politica, anche quella dei partitii cui abbiamo creduto. Berlusconi & Co. faranno di tutto per convincerci che questa sarà saggezza. Forte sarà la tentazione di serrarci in casa, di evitare problemi che sembrano non toccarci personalmente, di cercare di difendere il futuro dei nostri figli e nipoti, pagando, se necessario, qualche prezzo. Faranno di tutto per convincerci che questa sarà realismo. Forte sarà la tentazione di rispondere a chi venisse a sollecitarci per qualche militanza politica. “Grazie, ho già dato”.
Forse tocca proprio ai vecchi come me, che hanno qualche cicatrice da obiezione di coscienza, dire: “Badate, la vita è bella soltanto quando è piena, cioè amorosa e coraggiosa. Non si tratta di impugnare una clava e presidiare l’imboccatura della grotta di famiglia, ma di vivere in modo che la sera, ponendo la testa sul cuscino, si possa dire a noi stessi: “Beh, povero cane, anche quest’oggi non hai perso la tua dignità né minacciato quella degli altri”. Si tratta - e questo è il dono più bello che posiamo fare ai nostri figli e nipoti- di creare reti di consentaneità, di solidarietà, di amicizia militante, non soltanto proclamata. Di ricordare gli antichi maestri. Di ricordare le antiche resistenze. Di non cedere le speranze più care.
3
Amici che hanno vissuto questa sgradevolissima esperienza mi dicono che l’incursione di un ladro in una casa non provoca soltanto danni e perdita di oggetti che hanno un valore ben più alto di quello venale, viene vissuta come una profanazione di qualcosa di sacro; ed è umiliante, come l’incontro con un voyeur o un esibizionista.. Mi è capitato di vivere questi sentimenti quando l’onorevole Mastella, mentre sparava la sua lupara rosa contro il governo di cui faceva parte, ha citato una poesia che anche lui, come me, credeva di Pablo Neruda. Questa poesia, con l’amore e la gelosia del discepolo (di Neruda, non di Mastella) io l’avevo fatta mia, citandola agli amici che, il 14 febbraio 2003, circondavano me e Clotilde nella festa per il cinquantesimo anniversario del nostro primo incontro. Riconosco il mio arbitrio, e per di più adesso so che la poesia non è di Neruda ma della scrittrice brasiliana Marha Medeiros; ma non voglio che “Lentamente muore” rimanga soltanto sui resoconti stenografici della Camera, legata, oltre a tutto, a una brutta pagina della democrazia italiana:
Perché (ringraziando l’inconsapevole Martha) non farne un programma di resistenza alla subcultura berlusconiana?
Un abbraccio
Ettore Masina
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi;
Chi non cambia la marcia;
Chi non rischia e cambia il colore dei vestiti;
Chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
Chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che tramutano in sorriso uno sbadiglio
che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo.
Chi è infelice sul lavoro
Chi, per inseguire un sogno, non rischia la certezza per l’incertezza.
Chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia
Chi non legge,
Chi non ascolta musica,
Chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
Chi non si lascia aiutare,
Chi passa il giorno a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia che continua a cadere.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo.
Chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.
Chi non risponde quando gli chiedono cose che sa.
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto un’ardente pazienza
ci farà raggiungere una splendida felicità.
Pablo Neruda
PS. Dopo più di due mesi di “assenza” sono riuscito ad aggiornare il mio sito:
www.ettoremasina.it
PPS. A proposito del mio discorso, mi sembra importante farvi sapere che il 12 e il 13 aprile prossimi si svolgerà a Rimini il 22.mo Convegno nazionale della Rete Radiè Resch. Il tema generale è: “Tessere reti: restituire, ricostruire, resistere“. I lavori saranno aperti da Antonietta Potente, teologa della liberazione, che vive fra le popolazioni indigene della Bolivia; saranno chiusi da Mario Tronti, politico, filosofo e sociologo. Come sempre, avranno grande importanza le testimonianze dei gruppi del Sud della Terra ai quali la Rete è legata da reciproca solidarietà. Con mia delizia aggiungo che le amiche e gli amici dell'associazione hanno deciso di festeggiare gli ottant'anni del fondatore e lo faranno la sera del sabato 12. La cosa divertente è che io compirò gli anni (spero) soltanto il 4 settembre successivo: ma i convegni della Rete hanno cadenza biennale e si svolgono abitualmente all'inizio della primavera
PS: ricordavo che il personaggio di Albanese si chiamasse Cetto Laqualunque...comunque il risultato non cambia...
Muore un po’ alla volta chi si arrende...
1
Non accade spesso, purtroppo, che la televisione mi tocchi “dentro”. L’ultima volta è capitato sabato scorso (26 gennaio) mentre seguivo “Che tempo che fa”, e Antonio Albanese, uno dei nostri migliori attori, stava dando voce e gesti a una sua creatura, l’onorevole Lacettola. Lacettola, lo dico per chi non lo ha mai incontrato sul video, è un parlamentare clientelista, maschilista, prepotente, mafioso, ignorante – e, da uomo di potere, orgoglioso della sua ignoranza. Improvvisamente Albanese si è fermato, è ammutolito, in silenzio si è tolto la parrucca, la giacca con le spalle “rinforzate”, la cravatta sgargiante, insomma la “divisa” di Lacettola. Ha guardato un attimo la telecamera, con uno sguardo triste e forse disperato. Poi, invano richiamato da Fazio, ha lasciato lo studio. Il messaggio mi è parso chiaro. In quelle ore Lacettola cessava di essere una caricatura, era diventato un personaggio del tutto reale: era quel senatore dell’ Udeur che poco prima, nell’aula di palazzo Madama, sputava in faccia al collega, era quell’altro, di AN, col golfino rosso sulle spalle, come se fosse in gita fuori porta, che masticava fette di mortadella a bocca aperta, era quell’altro ancora, di Forza Italia, che aveva stappato una bottiglia di spumante e la offriva ai colleghi. Con la sua faccia triste da inerme cittadino, Albanese sembrava chiedere a se stesso ma anche a noi: “Perchè continuare nella satira? Ormai i Lacettola hanno vinto”.
Siamo in molti, credo, a condividere quella desolazione. Ritornano (non “al potere”: quello, più o meno legalmente, non l’hanno mai perso davvero), ritornano alla direzione dello Stato, con una forte maggioranza in Parlamento, Berlusconi & Co.,: il capitalista brianzolo barzellettiere, irriso da tutti gli economisti del mondo, ma anche temuto per le sue improvvisazioni, la smodata ricchezza, l’astuzia predatoria; e i suoi manutengoli: quelli di stretta familiarità (come Dell’Utri, condannato in primo grado a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa e in secondo grado per estorsione aggravata) e i mascalzoncelli ravveduti, tornati a brucare la mano del padrone, come Casini; gli eversori della giustizia piegata ad personam perchè poi il Capo possa vantarsi di essere stato, “prima”, perseguitato; i Fini che fanno sapere ai giornalisti di essere padri tenerissimi di figli neonati ma non dimenticano di essere stati autori di leggi spietate; le Moratti che, in base a quelle leggi, cacciano dagli asili comunali i figli degli emigrati non “in regola”; i Bossi che si vantano di poter trovare facilmente le armi per una rivoluzione padana; l’onorevole Storace che insulta la signora Levi Montalcini...
Sono già sicuri di stravincere le prossime elezioni ed io credo che non si sbaglino: il governo Prodi, i partiti che lo hanno sostenuto e travagliato, hanno, quantomeno, sottovalutato l’urgenza di una legge sul conflitto di interessi, di nuove norme per le elezioni. Abbiamo davanti una catena di giorni più che difficili: una campagna in cui la sproporzione dei poteri mediatici impiegati dall’una e dall’altra parte ci farà sputare sangue, se vorremo parteciparvi. Vinceranno le elezioni, alla grande. C’è un’Italia poveraccia e infuriata dalla precarietà che già preme idealmente alle porte dei seggi per votare contro tutto ciò che possa sembrare “disciplina”. Un’ Italia mucillaginosa, dice il Censis, un’Italia in cui, dice l’Eurispes, il 51 per 100 degli adulti non si fida più di alcuna istituzione e addirittura l’89,6 per 100 considera in blocco l’universo dei partiti come una casta di mascalzoni, tutti eguali fra loro..
2
Considero Albanese – l’ho già detto –un ottimo attore, apprezzo molto gli autori di “Che tempo che fa” (non per niente c’è fra loro Michele Serra) e penso che quello dell’altra sera sia stato un eccellente coup de théatre. E però lasciatemi dire che la psicosi del perdente perduto è il modo migliore per rendere trionfale la vittoria dei Lacettola. E questo non è soltanto un problema politico, già di per sé di fatale importanza.
Non basta, infatti, a mio avviso, elencare le difficoltà economiche del momento, con una crescente “proletarizzazione” di fasce sempre più ampie di ceto medio, né lo sgangherato ansimare dei processi costituzionali che dovrebbero generare governi saldi, politiche di giustizia , investimenti a lungo raggio e così via. Non basta la certezza che il nuovo governo di destra ripercorrerà la strada delle impunità, delle leggerezze, del travolgimento dei diritti dei cittadini. Si tratta, anche, di etica: di tornare a scegliere valori e prospettive. Si tratta di dare, o di negare, qualità alla nostra vita.
Berlusconi lavora sui circenses, a pagamento. Basta seguire per qualche ora la ottusa banalità dei programmi delle sue televisioni, i film più belli massacrati dalla pubblicità, i suoi tg bugiardi, i suoi “divertimenti” goliardici, le sue “striscie” vagamente ricattatorie. per comprendere quale devastazione culturale semini fra il gli utenti. Come sappiamo, attraverso i suoi dipendenti infiltrati nella RAI, non si limita a presenze istituzionali nella cosiddetta televisione pubblica, piegandone i dirigenti. Del suo amico Craxi si diceva che governasse un clan di nani e ballerine, Berlusconi non si interessa dei nani.
Temo fortemente che con il suo nuovo governo, l’onda (o dovrei dire: l’orda?) montante della malacultura diventerà regime; e a un regime non si può rispondere se non con un vasto e profondo impegno culturale e morale. Forte sarà la tentazione di rinchiuderci in noi stessi, mandando al diavolo la politica, anche quella dei partitii cui abbiamo creduto. Berlusconi & Co. faranno di tutto per convincerci che questa sarà saggezza. Forte sarà la tentazione di serrarci in casa, di evitare problemi che sembrano non toccarci personalmente, di cercare di difendere il futuro dei nostri figli e nipoti, pagando, se necessario, qualche prezzo. Faranno di tutto per convincerci che questa sarà realismo. Forte sarà la tentazione di rispondere a chi venisse a sollecitarci per qualche militanza politica. “Grazie, ho già dato”.
Forse tocca proprio ai vecchi come me, che hanno qualche cicatrice da obiezione di coscienza, dire: “Badate, la vita è bella soltanto quando è piena, cioè amorosa e coraggiosa. Non si tratta di impugnare una clava e presidiare l’imboccatura della grotta di famiglia, ma di vivere in modo che la sera, ponendo la testa sul cuscino, si possa dire a noi stessi: “Beh, povero cane, anche quest’oggi non hai perso la tua dignità né minacciato quella degli altri”. Si tratta - e questo è il dono più bello che posiamo fare ai nostri figli e nipoti- di creare reti di consentaneità, di solidarietà, di amicizia militante, non soltanto proclamata. Di ricordare gli antichi maestri. Di ricordare le antiche resistenze. Di non cedere le speranze più care.
3
Amici che hanno vissuto questa sgradevolissima esperienza mi dicono che l’incursione di un ladro in una casa non provoca soltanto danni e perdita di oggetti che hanno un valore ben più alto di quello venale, viene vissuta come una profanazione di qualcosa di sacro; ed è umiliante, come l’incontro con un voyeur o un esibizionista.. Mi è capitato di vivere questi sentimenti quando l’onorevole Mastella, mentre sparava la sua lupara rosa contro il governo di cui faceva parte, ha citato una poesia che anche lui, come me, credeva di Pablo Neruda. Questa poesia, con l’amore e la gelosia del discepolo (di Neruda, non di Mastella) io l’avevo fatta mia, citandola agli amici che, il 14 febbraio 2003, circondavano me e Clotilde nella festa per il cinquantesimo anniversario del nostro primo incontro. Riconosco il mio arbitrio, e per di più adesso so che la poesia non è di Neruda ma della scrittrice brasiliana Marha Medeiros; ma non voglio che “Lentamente muore” rimanga soltanto sui resoconti stenografici della Camera, legata, oltre a tutto, a una brutta pagina della democrazia italiana:
Perché (ringraziando l’inconsapevole Martha) non farne un programma di resistenza alla subcultura berlusconiana?
Un abbraccio
Ettore Masina
Lentamente muore chi diventa schiavo dell’abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi;
Chi non cambia la marcia;
Chi non rischia e cambia il colore dei vestiti;
Chi non parla a chi non conosce.
Lentamente muore chi evita una passione,
Chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle “i”
piuttosto che un insieme di emozioni,
quelle che fanno brillare gli occhi
quelle che tramutano in sorriso uno sbadiglio
che fanno battere il cuore davanti all’errore e ai sentimenti.
Lentamente muore chi non capovolge il tavolo.
Chi è infelice sul lavoro
Chi, per inseguire un sogno, non rischia la certezza per l’incertezza.
Chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia
Chi non legge,
Chi non ascolta musica,
Chi non trova grazia in se stesso.
Lentamente muore chi distrugge l’amor proprio,
Chi non si lascia aiutare,
Chi passa il giorno a lamentarsi della propria sfortuna
o della pioggia che continua a cadere.
Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo.
Chi non fa domande sugli argomenti che non conosce.
Chi non risponde quando gli chiedono cose che sa.
Evitiamo la morte a piccole dosi
ricordando sempre che essere vivi
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto un’ardente pazienza
ci farà raggiungere una splendida felicità.
Pablo Neruda
PS. Dopo più di due mesi di “assenza” sono riuscito ad aggiornare il mio sito:
www.ettoremasina.it
PPS. A proposito del mio discorso, mi sembra importante farvi sapere che il 12 e il 13 aprile prossimi si svolgerà a Rimini il 22.mo Convegno nazionale della Rete Radiè Resch. Il tema generale è: “Tessere reti: restituire, ricostruire, resistere“. I lavori saranno aperti da Antonietta Potente, teologa della liberazione, che vive fra le popolazioni indigene della Bolivia; saranno chiusi da Mario Tronti, politico, filosofo e sociologo. Come sempre, avranno grande importanza le testimonianze dei gruppi del Sud della Terra ai quali la Rete è legata da reciproca solidarietà. Con mia delizia aggiungo che le amiche e gli amici dell'associazione hanno deciso di festeggiare gli ottant'anni del fondatore e lo faranno la sera del sabato 12. La cosa divertente è che io compirò gli anni (spero) soltanto il 4 settembre successivo: ma i convegni della Rete hanno cadenza biennale e si svolgono abitualmente all'inizio della primavera
PS: ricordavo che il personaggio di Albanese si chiamasse Cetto Laqualunque...comunque il risultato non cambia...
venerdì 1 febbraio 2008
NOVITA' EMI
Ricevo dall'amico padre Raimondo e segnalo ai lettori:
EDITRICE
MISSIONARIA
ITALIANA
Via di Corticella 179/4
40128 Bologna
tel. 051326027 - fax 051327552
Ufficio Stampa: stampa@emi.it
Ordinazioni: ordini@emi.it
www.emi.it
settore: Cittadini del Mondo
collana: 4.4 - Strumenti
formato: 14X21
pagg.: 144
euro: 8,00
Isbn: 978-88-307-1728-2
Presentazione: Giovanni Bianchi
Migranti
come noi
Per una reciproca accoglienza
Autore:
Don Alessandro Vavassori (1963), è stato ordinato sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano nel 1988. Dopo i primi anni di esperienza nella pastorale giovanile a Santa Maria Beltrade (Milano), vive circa 4 anni come fidei donum a Huacho, Perù, dove oltre alla cura della parrocchia è cappellano del carcere. Dal 1999 al 2001 è a Manila (Filippine) dove consegue il Dottorato in Religious Education and Filipino values education. Dal 2001 è cappellano Vicario della cappellania dei Migranti a Milano.
Target:
Tutti – narrativa e saggistica
Contenuti:
Il tema degli immigrati è sempre più attuale, e Alessandro Vavassori consiglia un approccio cristiano in questo momento storico, rifacendosi alla Bibbia che offre spunti interpretativi. Ogni città con il suo incontro di culture è terreno fertile per il dialogo, la cordialità e la solidarietà; le differenze non si possono cancellare, ma le si può accettare e avviare rapporti di amicizia quando il pregiudizio è sostituito dalla fiducia. Dall’esempio di Milano, emerge come il “diverso” sia una fonte inesauribile di ricchezze umane e spirituali. Il lettore alla fine scopre il nuovo volto della società di oggi, un volto colorato dalle differenze etniche e culturali.
EDITRICE
MISSIONARIA
ITALIANA
Via di Corticella 179/4
40128 Bologna
tel. 051326027 - fax 051327552
Ufficio Stampa: stampa@emi.it
Ordinazioni: ordini@emi.it
www.emi.it
settore: Cittadini del Mondo
collana: 4.4 - Strumenti
formato: 14X21
pagg.: 144
euro: 8,00
Isbn: 978-88-307-1728-2
Presentazione: Giovanni Bianchi
Migranti
come noi
Per una reciproca accoglienza
Autore:
Don Alessandro Vavassori (1963), è stato ordinato sacerdote dell’Arcidiocesi di Milano nel 1988. Dopo i primi anni di esperienza nella pastorale giovanile a Santa Maria Beltrade (Milano), vive circa 4 anni come fidei donum a Huacho, Perù, dove oltre alla cura della parrocchia è cappellano del carcere. Dal 1999 al 2001 è a Manila (Filippine) dove consegue il Dottorato in Religious Education and Filipino values education. Dal 2001 è cappellano Vicario della cappellania dei Migranti a Milano.
Target:
Tutti – narrativa e saggistica
Contenuti:
Il tema degli immigrati è sempre più attuale, e Alessandro Vavassori consiglia un approccio cristiano in questo momento storico, rifacendosi alla Bibbia che offre spunti interpretativi. Ogni città con il suo incontro di culture è terreno fertile per il dialogo, la cordialità e la solidarietà; le differenze non si possono cancellare, ma le si può accettare e avviare rapporti di amicizia quando il pregiudizio è sostituito dalla fiducia. Dall’esempio di Milano, emerge come il “diverso” sia una fonte inesauribile di ricchezze umane e spirituali. Il lettore alla fine scopre il nuovo volto della società di oggi, un volto colorato dalle differenze etniche e culturali.
martedì 29 gennaio 2008
DUE TESTI
Di seguito pubblico due testi diversi, tratti dallo stesso sito, quello della rivista di filosofia Kainòs.
Il primo è il progetto editoriale della rivista stessa, il secondo un breve saggio di Levinas, uno dei filosofi amati dal sottoscritto, il pensatore dell’incontro…
Giuliano
Editoriale
Kainós è un progetto di rivista filosofica che si concretizza nel web, in quanto possibilità e modalità di esplorazione della stratificazione della scrittura e della ricerca filosofica, sia nella direzione del passato che in quella del futuro. Il termine kainós ha a che fare con la dimensione del tempo. Esso indica ciò che è inatteso, là da venire, inconsueto, ma anche ciò che si credeva passato una volta per tutte e che ritorna. Indica quindi un chiasmo, una zona di intersezione tra più dimensioni temporali. Per questo Kainós si sviluppa in ogni numero ritornando su frammenti della ricerca filosofica del Novecento, inediti o da tempo tralasciati, non al fine di una loro nuova collocazione storiografica, ma ripensandone la valenza teorica, sia in termini retrospettivi sia prospettici. Abbiamo, quindi, denominato la sezione che raccoglie tali segni della costruzione della ragione filosofica novecentesca "disvelamenti". Alla confluenza con il passato sedimentato ed il futuro a venire vi è l'attualità, quella di un pensiero che agisce e produce nuovi movimenti in molteplici direzioni. La scelta è stata, quindi, quella di inserire testi inediti che appartengono al dibattito attuale in una sezione intitolata "emergenze". La relazione tra le due sezioni permetterà la creazione di una circolarità che produrrà campi di significati ricchi di potenzialità. La sezione "ricerche" è il conseguente sviluppo delle tematiche e delle problematiche emerse nelle due sezioni precedenti. Ogni testo nasce come proseguimento, riapertura, nuova problematizzazione, con l'intento di produrre pratiche filosofiche tese ad indicare dei territori in cui lo scarto tra il presente ed il passato situa già la possibilità di nuovi concetti.La sezione "forum" è uno spazio aperto alle pratiche discorsive, in cui il confronto di più voci traccia le linee di una ricerca in fieri.Le sezioni "percorsi bibliografici" e "recensioni" offrono strumenti molteplici d'approfondimento delle tematiche di volta in volta affrontate, ora analizzando un singolo testo, ora mettendo a confronto o concatenando testi diversi. Il carattere di apertura della rivista non vuole produrre una proliferazione di discorsi privi di prospettiva e progettualità comune; significa solo che essa non intende sposare nessuna "scuola di pensiero" ma neanche escluderne pregiudizialmente alcuna. Quella di Kainós è una scelta "problematica", che consiste nel partire dall'attualità (e dall'urgenza) di "problemi" che siano innanzi tutto questioni e domande dell'esistere contemporaneo su cui esercitare il lavoro di chiarificazione filosofica. La filosofia, infatti, dipende sempre più dal numero delle questioni urgenti che tormentano questo nostro mondo e dal numero dei discorsi che pretendono di porsi come 'saperi'.Il collegamento tra l'urgenza "vitale" del dibattito teorico con le "tradizioni" filosofiche del Novecento è la cifra, il senso, la possibilità del progetto KainósLa filosofia del'900, nelle sue molteplici tradizioni, ha portato a compimento la pretesa fondatrice della ragione occidentale, spingendola da un lato sull'orlo della sua dissoluzione e, dall'altro, sporgendola sull'oltre (dal Soggetto, dal Fine, e dal Principio). Tuttavia la crisi del modello universale di ragione che, in questo passaggio di secolo sembra epocale ed irreversibile, non deve e non può significare la liquidazione della filosofia dopo la Filosofia.L'obiettivo di Kainós è rivolto alla pratica di un pensiero che esprima aperture storiche dense di innovazione e che, rifiutando l'idea di fine della storia, e allo stesso tempo ogni difesa a priori della "tradizione", assuma la plurivocità e la discontinuità in termini costruttivi, generativi e non semplicemente destrutturanti. Ogni numero della rivista prende le mosse da un tema, arricchendosi di volta in volta di nuovi contributi. La sua pubblicazione in rete, infatti, permette ad esso di "prendere corpo" gradualmente, di non essere immediatamente (e "tipograficamente") "chiuso".
.
…………………….
.
Il mondo è ciò che vediamo
(M. Merleau-Ponty)
Guardare il mondo con occhi spalancati
(Edith Stein)
La radice di ogni gioia e di ogni dolore puri è che il mondo sia così com’è
(G.Agamben)
.
Emmanuel Levinas
Heidegger, Gagarin e noi
Sarebbe urgente difendere l’uomo contro la tecnologia del nostro secolo. L’uomo vi avrebbe persa la sua identità per entrare come un ingranaggio in un’immensa macchina dove ruotano cose ed esseri. Ormai esistere equivarrebbe a sfruttare la natura. Ma nel turbine di questa impresa che divora se stessa non resterebbe alcun punto fisso. Il viandante solitario che passeggia per la campagna con la certezza di appartenersi, di fatto, non sarebbe altro che il cliente di un’industria alberghiera e turistica, consegnato a sua insaputa, ai calcoli, alle statistiche, alle pianificazioni. Nessuno esisterebbe per sé.
In questa declamazione c’è del vero. La tecnica è pericolosa. Essa non minaccia soltanto l’identità delle persone. Essa rischia di far saltare il pianeta. Ma i nemici della società industriale, per lo più, sono dei reazionari. Essi dimenticano o detestano le grandi speranze della nostra epoca. Infatti, mai è stata più forte negli animi la fede nella liberazione dell’uomo. Essa non dipende dalle agevolazioni che le macchine e le nuove fonti di energia offrono all’istinto infantile della velocità; essa non dipende dai bei giocattoli meccanici che tentano l’eterna puerilità degli adulti. Essa fa tutt’uno con lo scuotimento delle civiltà sedentarie, con lo sfaldamento delle gravose stratificazioni del passato, con lo scolorimento dei colori locali, con le incrinature che producono crepe in tutte queste cose ingombranti e ottuse a cui si appoggiano i particolarismi umani. Bisogna essere sottosviluppato per rivendicare tutte queste cose come ragioni d’essere e lottare in loro nome per un posto nel mondo moderno. Lo sviluppo della tecnica non è la causa – esso è già l’effetto di questo alleggerimento della sostanza umana che si svuota delle sue pesantezze notturne.
Penso a una prestigiosa corrente del pensiero moderno proveniente dalla Germania e che inonda i recessi pagani della nostra anima occidentale. Penso a Heidegger e agli heideggeriani. Si vorrebbe che l’uomo ritrovi il mondo. Gli uomini avrebbero perso il mondo. Essi non conoscerebbero più altro che la materia posta davanti a loro, opposta (objectée) in qualche modo alla loro libertà, essi non conoscerebbero altro che oggetti.
Ritrovare il mondo significa ritrovare un’infanzia misteriosamente rannicchiata nel Luogo, significa aprirsi alla luce dei grandi paesaggi, al fascino della natura, al maestoso accampamento delle montagne; significa correre per un sentiero che serpeggia nei campi; significa sentire l’unità che istituisce il ponte che collega le sponde del fiume e l’architettura degli edifici, la presenza dell’albero, il chiaroscuro delle foreste, il mistero delle cose, di una brocca, delle scarpe logore di una contadina, la lucentezza di una caraffa di vino posta su una tovaglia bianca. L’Essere stesso del reale si manifesterebbe dietro queste esperienze privilegiate, concedendosi e affidandosi alla guardia dell’uomo. E l’uomo, guardiano dell’Essere, trarrebbe da questa grazia la sua esistenza e la sua verità.
La dottrina è acuta e nuova. Tutto ciò che da secoli ci appariva come aggiunto dall’uomo alla natura, rilucerebbe già nello splendore del mondo. L’opera d’arte – luminosità dell’Essere e non invenzione umana – fa risplendere questo splendore pre-umano. Il mito si parla nella natura stessa. La natura è installata in questo linguaggio primo che, interpellandoci, fonda il linguaggio umano. Bisogna che l’uomo possa ascoltare e intendere e rispondere. Ma intendere questo linguaggio e rispondergli non consiste nell’abbandonarsi a pensieri logici eretti a sistema di conoscenze, bensì nell’abitare il luogo, nell’esserci. Radicamento. Si vorrebbe riprendere questo termine, ma la pianta non è abbastanza pianta per definire l’intimità con il mondo. Un po’ d’umanità ci allontanerebbe dalla natura, molta umanità ci ricondurrebbe là. L’uomo abiterebbe la terra in maniera più radicale della pianta che ne ricava soltanto i succhi nutritivi. La favola che dice il primo linguaggio del mondo suppone legami più sottili, più numerosi e più profondi.
Eccola quindi l’eterna seduzione del paganesimo, al di là dell’infantilismo dell’idolatria da molto tempo superato. Il sacro che filtra attraverso il mondo – il giudaismo forse non è altro che la negazione di tutto ciò. Distruggere i boschetti sacri – ora comprendiamo la purezza di questo preteso vandalismo. Il mistero delle cose è la sorgente di ogni crudeltà nei confronti degli uomini.
L’insediamento in un paesaggio, l’attaccamento al Luogo, senza il quale l’universo diverrebbe insignificante ed esisterebbe appena, significa la scissione in autoctoni e stranieri. E in questa prospettiva la tecnica è meno pericolosa dei geni del Luogo.
La tecnica sopprime il privilegio di questo radicamento e dell’esilio che vi si riferisce. Essa affranca da questa alternativa. Non si tratta di tornare al nomadismo, altrettanto incapace quanto l’esistenza sedentaria, di uscire da un paesaggio e da un clima. La tecnica ci strappa al mondo heideggeriano e alle superstizioni del Luogo. Appare quindi una chance: vedere gli uomini al di fuori della situazione in cui sono istallati, lasciar brillare il volto umano nella sua nudità. Socrate preferiva, alla campagna e agli alberi, la città dove si incontrano gli uomini. Il giudaismo è fratello del messaggio socratico.
Ciò che è ammirevole nell’impresa di Gagarin, non è certamente il suo magnifico numero da luna-park che impressiona le folle; non è l’impresa sportiva realizzata andando più lontano degli altri, battendo tutti i record di altezza e di velocità. Ciò che conta di più è la probabile apertura su nuove conoscenze e nuove possibilità tecniche, è il coraggio e le virtù personali di Gagarin, è la scienza che ha reso possibile l’impresa e tutto ciò che, a sua volta, ciò suppone di spirito di abnegazione e di sacrificio. Ma forse, ciò che conta sopra tutto, è aver abbandonato il Luogo. Per un’ora un uomo è esistito al di fuori di ogni orizzonte – intorno a lui tutto era cielo, o, più esattamente, tutto era spazio geometrico. Un uomo esisteva nell’assoluto dello spazio omogeneo.
Il giudaismo è sempre stato libero nei confronti dei luoghi. Così esso è rimasto fedele al valore più alto. La Bibbia conosce soltanto una Terra Santa. Terra fantastica che vomita gli ingiusti, terra dove non ci si radica senza condizioni. Quanto è misurato il Libro dei Libri nelle sue descrizioni della natura! - "Paese in cui scorrono il miele e il latte". - Il paesaggio si dice in termini alimentari. In una frase incidentale: "Era allora la stagione della prima uva" (Num. 13,20) brilla per un istante un grappolo che matura alla calura di un sole generoso.
Oh tamerice che piantò Abraham a Bersabea! Uno dei rari alberi ‘individuali’ della Bibbia e che sorge nella sua freschezza e nel suo colore per sedurre l’immaginazione in mezzo a tante peregrinazioni, attraverso tanti deserti. Ma attenzione! Il Talmud forse teme che noi ci lasciamo prendere dal suo canto sotto il vento del sud e che vi cerchiamo il senso dell’Essere. Esso ci strappa ai nostri sogni: Tamerice è un (una) sigla; le tre lettere che sono necessarie per scrivere il suo nome in ebraico sono le iniziali di Nutrimento, Bevanda e Casa, tre cose necessarie all’uomo e che l’uomo offre all’uomo. La terra è per questo. L’uomo è il suo padrone per servire gli uomini. Restiamo padroni del mistero che essa respira. Forse è su questo punto che il giudaismo si allontana maggiormente dal cristianesimo. La cattolicità del cristianesimo integra i piccoli e toccanti dèi familiari nel culto dei santi, nei culti locali. Sublimandola, il cristianesimo conserva la pietà radicata che si nutre dei paesaggi e dei ricordi familiari, tribali, nazionali. Per questo conquista l’umanità. Il giudaismo non ha sublimato gli idoli, ha richiesto la loro distruzione. Come la tecnica, esso ha demistificato l’universo. Esso ha sfatato la Natura. Attraverso la sua universalità astratta esso urta immaginazioni e passioni. Ma esso ha scoperto l’uomo nella nudità del suo volto.
Tratto dal sito http://www.kainos.it/numero3/disvelamenti/levinas-it.html
Il primo è il progetto editoriale della rivista stessa, il secondo un breve saggio di Levinas, uno dei filosofi amati dal sottoscritto, il pensatore dell’incontro…
Giuliano
Editoriale
Kainós è un progetto di rivista filosofica che si concretizza nel web, in quanto possibilità e modalità di esplorazione della stratificazione della scrittura e della ricerca filosofica, sia nella direzione del passato che in quella del futuro. Il termine kainós ha a che fare con la dimensione del tempo. Esso indica ciò che è inatteso, là da venire, inconsueto, ma anche ciò che si credeva passato una volta per tutte e che ritorna. Indica quindi un chiasmo, una zona di intersezione tra più dimensioni temporali. Per questo Kainós si sviluppa in ogni numero ritornando su frammenti della ricerca filosofica del Novecento, inediti o da tempo tralasciati, non al fine di una loro nuova collocazione storiografica, ma ripensandone la valenza teorica, sia in termini retrospettivi sia prospettici. Abbiamo, quindi, denominato la sezione che raccoglie tali segni della costruzione della ragione filosofica novecentesca "disvelamenti". Alla confluenza con il passato sedimentato ed il futuro a venire vi è l'attualità, quella di un pensiero che agisce e produce nuovi movimenti in molteplici direzioni. La scelta è stata, quindi, quella di inserire testi inediti che appartengono al dibattito attuale in una sezione intitolata "emergenze". La relazione tra le due sezioni permetterà la creazione di una circolarità che produrrà campi di significati ricchi di potenzialità. La sezione "ricerche" è il conseguente sviluppo delle tematiche e delle problematiche emerse nelle due sezioni precedenti. Ogni testo nasce come proseguimento, riapertura, nuova problematizzazione, con l'intento di produrre pratiche filosofiche tese ad indicare dei territori in cui lo scarto tra il presente ed il passato situa già la possibilità di nuovi concetti.La sezione "forum" è uno spazio aperto alle pratiche discorsive, in cui il confronto di più voci traccia le linee di una ricerca in fieri.Le sezioni "percorsi bibliografici" e "recensioni" offrono strumenti molteplici d'approfondimento delle tematiche di volta in volta affrontate, ora analizzando un singolo testo, ora mettendo a confronto o concatenando testi diversi. Il carattere di apertura della rivista non vuole produrre una proliferazione di discorsi privi di prospettiva e progettualità comune; significa solo che essa non intende sposare nessuna "scuola di pensiero" ma neanche escluderne pregiudizialmente alcuna. Quella di Kainós è una scelta "problematica", che consiste nel partire dall'attualità (e dall'urgenza) di "problemi" che siano innanzi tutto questioni e domande dell'esistere contemporaneo su cui esercitare il lavoro di chiarificazione filosofica. La filosofia, infatti, dipende sempre più dal numero delle questioni urgenti che tormentano questo nostro mondo e dal numero dei discorsi che pretendono di porsi come 'saperi'.Il collegamento tra l'urgenza "vitale" del dibattito teorico con le "tradizioni" filosofiche del Novecento è la cifra, il senso, la possibilità del progetto KainósLa filosofia del'900, nelle sue molteplici tradizioni, ha portato a compimento la pretesa fondatrice della ragione occidentale, spingendola da un lato sull'orlo della sua dissoluzione e, dall'altro, sporgendola sull'oltre (dal Soggetto, dal Fine, e dal Principio). Tuttavia la crisi del modello universale di ragione che, in questo passaggio di secolo sembra epocale ed irreversibile, non deve e non può significare la liquidazione della filosofia dopo la Filosofia.L'obiettivo di Kainós è rivolto alla pratica di un pensiero che esprima aperture storiche dense di innovazione e che, rifiutando l'idea di fine della storia, e allo stesso tempo ogni difesa a priori della "tradizione", assuma la plurivocità e la discontinuità in termini costruttivi, generativi e non semplicemente destrutturanti. Ogni numero della rivista prende le mosse da un tema, arricchendosi di volta in volta di nuovi contributi. La sua pubblicazione in rete, infatti, permette ad esso di "prendere corpo" gradualmente, di non essere immediatamente (e "tipograficamente") "chiuso".
.
…………………….
.
Il mondo è ciò che vediamo
(M. Merleau-Ponty)
Guardare il mondo con occhi spalancati
(Edith Stein)
La radice di ogni gioia e di ogni dolore puri è che il mondo sia così com’è
(G.Agamben)
.
Emmanuel Levinas
Heidegger, Gagarin e noi
Sarebbe urgente difendere l’uomo contro la tecnologia del nostro secolo. L’uomo vi avrebbe persa la sua identità per entrare come un ingranaggio in un’immensa macchina dove ruotano cose ed esseri. Ormai esistere equivarrebbe a sfruttare la natura. Ma nel turbine di questa impresa che divora se stessa non resterebbe alcun punto fisso. Il viandante solitario che passeggia per la campagna con la certezza di appartenersi, di fatto, non sarebbe altro che il cliente di un’industria alberghiera e turistica, consegnato a sua insaputa, ai calcoli, alle statistiche, alle pianificazioni. Nessuno esisterebbe per sé.
In questa declamazione c’è del vero. La tecnica è pericolosa. Essa non minaccia soltanto l’identità delle persone. Essa rischia di far saltare il pianeta. Ma i nemici della società industriale, per lo più, sono dei reazionari. Essi dimenticano o detestano le grandi speranze della nostra epoca. Infatti, mai è stata più forte negli animi la fede nella liberazione dell’uomo. Essa non dipende dalle agevolazioni che le macchine e le nuove fonti di energia offrono all’istinto infantile della velocità; essa non dipende dai bei giocattoli meccanici che tentano l’eterna puerilità degli adulti. Essa fa tutt’uno con lo scuotimento delle civiltà sedentarie, con lo sfaldamento delle gravose stratificazioni del passato, con lo scolorimento dei colori locali, con le incrinature che producono crepe in tutte queste cose ingombranti e ottuse a cui si appoggiano i particolarismi umani. Bisogna essere sottosviluppato per rivendicare tutte queste cose come ragioni d’essere e lottare in loro nome per un posto nel mondo moderno. Lo sviluppo della tecnica non è la causa – esso è già l’effetto di questo alleggerimento della sostanza umana che si svuota delle sue pesantezze notturne.
Penso a una prestigiosa corrente del pensiero moderno proveniente dalla Germania e che inonda i recessi pagani della nostra anima occidentale. Penso a Heidegger e agli heideggeriani. Si vorrebbe che l’uomo ritrovi il mondo. Gli uomini avrebbero perso il mondo. Essi non conoscerebbero più altro che la materia posta davanti a loro, opposta (objectée) in qualche modo alla loro libertà, essi non conoscerebbero altro che oggetti.
Ritrovare il mondo significa ritrovare un’infanzia misteriosamente rannicchiata nel Luogo, significa aprirsi alla luce dei grandi paesaggi, al fascino della natura, al maestoso accampamento delle montagne; significa correre per un sentiero che serpeggia nei campi; significa sentire l’unità che istituisce il ponte che collega le sponde del fiume e l’architettura degli edifici, la presenza dell’albero, il chiaroscuro delle foreste, il mistero delle cose, di una brocca, delle scarpe logore di una contadina, la lucentezza di una caraffa di vino posta su una tovaglia bianca. L’Essere stesso del reale si manifesterebbe dietro queste esperienze privilegiate, concedendosi e affidandosi alla guardia dell’uomo. E l’uomo, guardiano dell’Essere, trarrebbe da questa grazia la sua esistenza e la sua verità.
La dottrina è acuta e nuova. Tutto ciò che da secoli ci appariva come aggiunto dall’uomo alla natura, rilucerebbe già nello splendore del mondo. L’opera d’arte – luminosità dell’Essere e non invenzione umana – fa risplendere questo splendore pre-umano. Il mito si parla nella natura stessa. La natura è installata in questo linguaggio primo che, interpellandoci, fonda il linguaggio umano. Bisogna che l’uomo possa ascoltare e intendere e rispondere. Ma intendere questo linguaggio e rispondergli non consiste nell’abbandonarsi a pensieri logici eretti a sistema di conoscenze, bensì nell’abitare il luogo, nell’esserci. Radicamento. Si vorrebbe riprendere questo termine, ma la pianta non è abbastanza pianta per definire l’intimità con il mondo. Un po’ d’umanità ci allontanerebbe dalla natura, molta umanità ci ricondurrebbe là. L’uomo abiterebbe la terra in maniera più radicale della pianta che ne ricava soltanto i succhi nutritivi. La favola che dice il primo linguaggio del mondo suppone legami più sottili, più numerosi e più profondi.
Eccola quindi l’eterna seduzione del paganesimo, al di là dell’infantilismo dell’idolatria da molto tempo superato. Il sacro che filtra attraverso il mondo – il giudaismo forse non è altro che la negazione di tutto ciò. Distruggere i boschetti sacri – ora comprendiamo la purezza di questo preteso vandalismo. Il mistero delle cose è la sorgente di ogni crudeltà nei confronti degli uomini.
L’insediamento in un paesaggio, l’attaccamento al Luogo, senza il quale l’universo diverrebbe insignificante ed esisterebbe appena, significa la scissione in autoctoni e stranieri. E in questa prospettiva la tecnica è meno pericolosa dei geni del Luogo.
La tecnica sopprime il privilegio di questo radicamento e dell’esilio che vi si riferisce. Essa affranca da questa alternativa. Non si tratta di tornare al nomadismo, altrettanto incapace quanto l’esistenza sedentaria, di uscire da un paesaggio e da un clima. La tecnica ci strappa al mondo heideggeriano e alle superstizioni del Luogo. Appare quindi una chance: vedere gli uomini al di fuori della situazione in cui sono istallati, lasciar brillare il volto umano nella sua nudità. Socrate preferiva, alla campagna e agli alberi, la città dove si incontrano gli uomini. Il giudaismo è fratello del messaggio socratico.
Ciò che è ammirevole nell’impresa di Gagarin, non è certamente il suo magnifico numero da luna-park che impressiona le folle; non è l’impresa sportiva realizzata andando più lontano degli altri, battendo tutti i record di altezza e di velocità. Ciò che conta di più è la probabile apertura su nuove conoscenze e nuove possibilità tecniche, è il coraggio e le virtù personali di Gagarin, è la scienza che ha reso possibile l’impresa e tutto ciò che, a sua volta, ciò suppone di spirito di abnegazione e di sacrificio. Ma forse, ciò che conta sopra tutto, è aver abbandonato il Luogo. Per un’ora un uomo è esistito al di fuori di ogni orizzonte – intorno a lui tutto era cielo, o, più esattamente, tutto era spazio geometrico. Un uomo esisteva nell’assoluto dello spazio omogeneo.
Il giudaismo è sempre stato libero nei confronti dei luoghi. Così esso è rimasto fedele al valore più alto. La Bibbia conosce soltanto una Terra Santa. Terra fantastica che vomita gli ingiusti, terra dove non ci si radica senza condizioni. Quanto è misurato il Libro dei Libri nelle sue descrizioni della natura! - "Paese in cui scorrono il miele e il latte". - Il paesaggio si dice in termini alimentari. In una frase incidentale: "Era allora la stagione della prima uva" (Num. 13,20) brilla per un istante un grappolo che matura alla calura di un sole generoso.
Oh tamerice che piantò Abraham a Bersabea! Uno dei rari alberi ‘individuali’ della Bibbia e che sorge nella sua freschezza e nel suo colore per sedurre l’immaginazione in mezzo a tante peregrinazioni, attraverso tanti deserti. Ma attenzione! Il Talmud forse teme che noi ci lasciamo prendere dal suo canto sotto il vento del sud e che vi cerchiamo il senso dell’Essere. Esso ci strappa ai nostri sogni: Tamerice è un (una) sigla; le tre lettere che sono necessarie per scrivere il suo nome in ebraico sono le iniziali di Nutrimento, Bevanda e Casa, tre cose necessarie all’uomo e che l’uomo offre all’uomo. La terra è per questo. L’uomo è il suo padrone per servire gli uomini. Restiamo padroni del mistero che essa respira. Forse è su questo punto che il giudaismo si allontana maggiormente dal cristianesimo. La cattolicità del cristianesimo integra i piccoli e toccanti dèi familiari nel culto dei santi, nei culti locali. Sublimandola, il cristianesimo conserva la pietà radicata che si nutre dei paesaggi e dei ricordi familiari, tribali, nazionali. Per questo conquista l’umanità. Il giudaismo non ha sublimato gli idoli, ha richiesto la loro distruzione. Come la tecnica, esso ha demistificato l’universo. Esso ha sfatato la Natura. Attraverso la sua universalità astratta esso urta immaginazioni e passioni. Ma esso ha scoperto l’uomo nella nudità del suo volto.
Tratto dal sito http://www.kainos.it/numero3/disvelamenti/levinas-it.html
lunedì 28 gennaio 2008
COMUNICAZIONE DI SERVIZIO
CARI LETTORI,
QUESTO BLOG NON E' STATO AGGIORNATO PERCHE' GRAZIE A DISSERVIZI DELLA TELECOM SONO STATO ISOLATO TELEFONICAMENTE PER DIVERSI GIORNI.
CONSIDERANDO CHE DALL'INIZIO DELL'ANNO E' LA TERZA VOLTA CHE ACCADE, SONO UN PO' ARRABBIATO CON LA TELECOM...ANCHE PERCHE' LE FATTURE SONO ESTREMAMENTE PUNTUALI...
SCUSATE LO SFOGO...
GIULIANO
ALLE RADICI DELL'EUROPA: MORI, GIUDEI E ZINGARI NEI PAESI DEL MEDITERRANEO OCCIDENTALE
Università degli Studi di Verona - Oficina Cultural de la Embajada de España en Roma
Dipartimento di Romanistica
Dipartimento di Psicologia e Antropologia culturale
Fundación Tres Culturas
Convegno internazionale
Alle radici dell'Europa. Mori, giudei e zingari nei paesi del Mediterraneo occidentale(II Incontro: secoli XVII-XIX)
Verona, 14, 15 e 16 febbraio 2008
programma:
Il Convegno, il secondo di una serie di tre incontri previsti con cadenza annuale (2007, 2008, 2009), ha come oggetto di studio i rapporti che si sono costruiti in Europa occidentale, a partire dal Basso Medioevo, tra le comunità locali maggioritarie e tre importanti minoranze culturali:
gli ebrei, i mori e gli zingari.
Il carattere interdisciplinare degli incontri intende approfondire alcune delle modalità di costruzione delle identità minoritarie, nazionali ed europea, attraverso l'analisi e la riflessione su alcune produzioni letterarie e storico-culturali di diversa tipologia.
L'incontro-scontro tra ebrei, mori, zingari e società maggioritarie sembra, infatti, aver prodotto contemporaneamente fenomeni di resistenza culturale dall'interno e fenomeni di costruzione identitaria dall'esterno: essi hanno favorito sia la costruzione
delle identità minoritarie che di quelle maggioritarie.
La serie di tre convegni vuole contribuire a specificare le caratteristiche peculiari dei singoli incontri-scontri verificatisi nell'Europa sud-occidentale e mostrare come anche tali minoranze abbiano contribuito all'edificazione dell'Europa contemporanea.
lunedì 21 gennaio 2008
APPELLO CONTRO IL RAZZISMO E PER LA VISIBILITA' DELLE BUONE PRATICHE
Appello contro il razzismo e per la visibilità delle buone pratiche.
Io e gli amici del sito http://www.ildialogo.org/ abbiamo lanciato l' appello che potete leggere di seguito. Spero che abbia una buona adesione...
...e che i lettori del blog divulghino l'informazione a tutti i loro conoscenti.
Grazie dell'aiuto
Giuliano
NESSUNO ESCLUSO.
RENDIAMO VISIBILE L’INVISIBILE
Appello contro il razzismo e la discriminazione
Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto...di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
Don Lorenzo Milani
Chiunque legga i giornali o ascolti un telegiornale può rendersi conto della virulenza e della pervasività dei nuovi attacchi portati ai diritti di tutti da parte di una destra sempre più becera e violenta. Ovviamente le prime vittime sono i migranti, le fasce deboli, i bambini: da una parte il prosindaco di Treviso definisce gli immigrati un cancro, dall’altra la Moratti vieta l’iscrizione alle scuole materne dei figli degli irregolari (violando circolari, leggi nazionali e Convenzioni internazionali). Ma se la destra attacca, la sinistra istituzionale non solo tace ma si perde in liti e provvedimenti non compresi dalla maggioranza della popolazione. Non solo: anch’essa viola la Costituzione, varando finanziarie di guerra, votando la partecipazione a missioni militari che di umanitario non hanno mai avuto nulla e finanziando il Ministero della Difesa.
Ma anche le religioni sono molto “timide” sull’argomento razzismo, soprattutto quando il razzismo si tinge di odio antireligioso come succede quando viene attaccata in particolare la religione islamica. E’ molto timida, per non dire reticente, la religione di maggioranza nel nostro paese, quella cattolica, che non ha preso alcuna distanza netta dai razzisti che fanno dell’odio contro l’islam la loro bandiera. Ma quando una qualsiasi religione finisce nel mirino dei razzisti, tutte le religioni sono in pericolo. E’ un’esperienza che è già stata fatta in Germania ai tempi del nazismo: dopo gli ebrei sono finiti poi nei campi di sterminio anche moltissimi esponenti di altre religioni, nessuna esclusa, oltre a tutti coloro che i nazisti consideravano “diversi” o “inferiori”. Contro il razzismo tutte le religioni hanno il dovere di essere unite. Occorre ricostruire un movimento popolare d’opposizione che parta dal basso, che faccia suoi gli strumenti della nonviolenza.
Esiste un sommerso sociale che lavora nella direzione contraria di come vanno le cose: persone, comitati e gruppi che si battono per una società giusta, aperta e solidale. Occorre dare visibilità alle buone pratiche che ogni giorno vengono attuate nel nostro paese a favore dei più deboli, a tutte le iniziative che prendono vita nelle città, nei paesi, sui posti di lavoro; a tutte quelle situazioni, ignorate per malafede o per superficialità dai media, in cui c’è dialogo, incontro, partecipazione e condivisione.
Occorre impegnarsi decisamente contro il razzismo dilagante, l’odio xenofobo, le violenze contro gli immigrati e quelli che la cultura “nazista” considera i “diversi”. Il razzismo sta soffocando la nostra cultura, sta avvelenando la nostra società ed occorre che tutti si impegnino nei propri ambiti di vita (famiglia, lavoro, scuola, associazioni, religioni, partiti…) ad opporre un netto rifiuto alle pratiche razziste che si stanno configurando oramai sempre più come aperto nazismo.
Segnaliamo ogni iniziativa di questo genere a blog e siti internet, televisioni, radio, giornali, agenzie di stampa e istituzioni. Che ognuno si renda promotore di un’opera di controinformazione dal basso che riesca a sconfiggere l’intolleranza e l’odio razziale comunque esso si manifesti.
Promotori
Giuliano Falco (http://www.giulianofalco.blogspot.com/)
Giovanni Sarubbi (http://www.ildialogo.org/)
per aderire
APPELLO CONTRO IL RAZZISMO E LA DISCRIMINAZIONE
http://www.ildialogo.org/forum/norazzismo21012008.htm
Io e gli amici del sito http://www.ildialogo.org/ abbiamo lanciato l' appello che potete leggere di seguito. Spero che abbia una buona adesione...
...e che i lettori del blog divulghino l'informazione a tutti i loro conoscenti.
Grazie dell'aiuto
Giuliano
NESSUNO ESCLUSO.
RENDIAMO VISIBILE L’INVISIBILE
Appello contro il razzismo e la discriminazione
Se voi avete il diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dirò che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall’altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto...di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto.
Don Lorenzo Milani
Chiunque legga i giornali o ascolti un telegiornale può rendersi conto della virulenza e della pervasività dei nuovi attacchi portati ai diritti di tutti da parte di una destra sempre più becera e violenta. Ovviamente le prime vittime sono i migranti, le fasce deboli, i bambini: da una parte il prosindaco di Treviso definisce gli immigrati un cancro, dall’altra la Moratti vieta l’iscrizione alle scuole materne dei figli degli irregolari (violando circolari, leggi nazionali e Convenzioni internazionali). Ma se la destra attacca, la sinistra istituzionale non solo tace ma si perde in liti e provvedimenti non compresi dalla maggioranza della popolazione. Non solo: anch’essa viola la Costituzione, varando finanziarie di guerra, votando la partecipazione a missioni militari che di umanitario non hanno mai avuto nulla e finanziando il Ministero della Difesa.
Ma anche le religioni sono molto “timide” sull’argomento razzismo, soprattutto quando il razzismo si tinge di odio antireligioso come succede quando viene attaccata in particolare la religione islamica. E’ molto timida, per non dire reticente, la religione di maggioranza nel nostro paese, quella cattolica, che non ha preso alcuna distanza netta dai razzisti che fanno dell’odio contro l’islam la loro bandiera. Ma quando una qualsiasi religione finisce nel mirino dei razzisti, tutte le religioni sono in pericolo. E’ un’esperienza che è già stata fatta in Germania ai tempi del nazismo: dopo gli ebrei sono finiti poi nei campi di sterminio anche moltissimi esponenti di altre religioni, nessuna esclusa, oltre a tutti coloro che i nazisti consideravano “diversi” o “inferiori”. Contro il razzismo tutte le religioni hanno il dovere di essere unite. Occorre ricostruire un movimento popolare d’opposizione che parta dal basso, che faccia suoi gli strumenti della nonviolenza.
Esiste un sommerso sociale che lavora nella direzione contraria di come vanno le cose: persone, comitati e gruppi che si battono per una società giusta, aperta e solidale. Occorre dare visibilità alle buone pratiche che ogni giorno vengono attuate nel nostro paese a favore dei più deboli, a tutte le iniziative che prendono vita nelle città, nei paesi, sui posti di lavoro; a tutte quelle situazioni, ignorate per malafede o per superficialità dai media, in cui c’è dialogo, incontro, partecipazione e condivisione.
Occorre impegnarsi decisamente contro il razzismo dilagante, l’odio xenofobo, le violenze contro gli immigrati e quelli che la cultura “nazista” considera i “diversi”. Il razzismo sta soffocando la nostra cultura, sta avvelenando la nostra società ed occorre che tutti si impegnino nei propri ambiti di vita (famiglia, lavoro, scuola, associazioni, religioni, partiti…) ad opporre un netto rifiuto alle pratiche razziste che si stanno configurando oramai sempre più come aperto nazismo.
Segnaliamo ogni iniziativa di questo genere a blog e siti internet, televisioni, radio, giornali, agenzie di stampa e istituzioni. Che ognuno si renda promotore di un’opera di controinformazione dal basso che riesca a sconfiggere l’intolleranza e l’odio razziale comunque esso si manifesti.
Promotori
Giuliano Falco (http://www.giulianofalco.blogspot.com/)
Giovanni Sarubbi (http://www.ildialogo.org/)
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http://www.ildialogo.org/forum/norazzismo21012008.htm
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