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lunedì 20 settembre 2010

libreria ubik - Corso Italia 116r - Savona

-venerdì 24 settembre Ore 18:

Incontro con

don NANDINO CAPOVILLA e MAJED ABUSALAMA

e presentazione del libro

"UN PARROCO ALL’INFERNO"

Abuna Manuel tra le macerie di Gaza.

Introduce l’incontro SUSANNA BERNOLDI,

Portavoce dell’Associazione AIFO.

In collaborazione con centro di documentazione "LIBROMONDO", Associazione "Donne in nero contro la guerra" ed Comitato "Stop Agrexcom"

La grande truffa dei Global Hawk di Sigonella

di Antonio Mazzeo

Il ministro La Russa non vede, non sente, non parla. Un Global Hawk, il micidiale aereo senza pilota di nuovissima generazione dell’US Air Force, fa bella mostra di sé nella base aereonavale di Sigonella, ma governo e forze armate italiane preferiscono trincerarsi dietro il "no comment", glissando gli interrogativi di piloti civili e associazioni No War preoccupati per le ripercussioni delle future operazioni del velivolo sulla sicurezza del traffico aereo nei cieli della Sicilia. Mentre nell’isola di Guam, Oceano Pacifico, l’atterraggio dell’imponente aereo-spia è stato ripreso da cameraman e giornalisti, per il contemporaneo battesimo di guerra a Sigonella si è scelto il basso profilo. Il Global Hawk è giunto segretamente la notte del 16 settembre, dopo la sospensione di tutte le operazioni aeree sulla base USA e sul vicino scalo civile di Catania-Fontanarossa.

Per saperne di più bisogna informarsi aldilà dell’Atlantico. Jim Stratford, portavoce della Northrop Grumman, società leader del complesso militare industriale statunitense e produttrice dei Global Hawk, annuncia che altri tre aerei giungeranno in Sicilia entro la fine di quest’anno. «I velivoli senza pilota UAV destinati a Sigonella sono tutti nella versione più recente RQ-4B "Block 30" Multi Sigint», dichiara Stratford. «Si tratta di un mezzo in grado di intercettare le comunicazioni terrestri. L’Aeronautica militare statunitense ha ordinato 42 unità di questo modello che ha a bordo un nuovo potentissimo sensore integrato della Raytheon. Gli UAV di Sigonella e Guam si aggiungono ai due velivoli "Block 10" dell’Air Combat Command che supportano le operazioni militari in Afghanistan ed Iraq e ad altri due nella versione "Block 20" che diverranno pienamente operativi molto presto nell’US Air Force».

La Northrop Grumman punta a trasformare lo scalo di Sigonella in una vera e propria centrale mondiale dei Global Hawk, concentrandovi buona parte delle unità di volo e i maggiori centri di manutenzione e riparazione. «Considerati gli UAV nella disponibilità dell’aeronautica USA, quelli che giungeranno con il nuovo programma NATO di sorveglianza terrestre AGS e quelli che l’US Navy sta pianificando di trasferire in Sicilia, è possibile stimare che più di 20 Global Hawk potranno essere installati nella Naval Air Station di Sigonella», ha rivelato il vice presidente di HALE-Northrop Grumman, George Guerra. «In quest’ottica, l’aeronautica militare italiana sta pianificando la creazione di un corridoio aereo per permettere agli UAV di volare da Sigonella». A chiarire quelle che saranno le rotte e le missioni prioritarie dei Global Hawk, il direttore della sezione business development della società, Ed Walby. «Da Sigonella – ha dichiarato - gli aerei saranno in grado di volare sino a Johannesburg e tornare indietro senza la necessità di rifornimenti supplementari di carburante». Global Hawk per le operazioni delle forze armate USA nel continente africano, dunque, pianificate dal nuovo comando, AFRICOM, che il Pentagono ha attivato in Germania ma che presto potrebbe essere trasferito in Sud Italia o in Spagna. Ed Walby preannuncia pure l’insediamento di un centro Northrop Grumman tra gli hangar della grande base militare siciliana: «La possibilità di aggiornare i sistemi a bordo dei Global Hawk potrà significare una forte presenza della nostra società a Sigonella. Ci sarà la necessità di trasferire nuove professionalità e ciò significa tecnici esperti nella base».

A raffreddare i sin troppo facili entusiasmi di supergenerali e manager industriali, da Washington giungono però timori e denunce sui pesanti ritardi e l’espansione dei costi del programma UAV. Nonostante dal 2001 sia uno dei principali mezzi di spionaggio e di conduzione delle operazioni di guerra USA, il Global Hawk non ha ancora formalmente superato i principali test di valutazione operativi (initial operational test and evaluation back - IOT&E). Secondo il vicepresidente dell’industria produttrice, George Guerra, i test generali saranno intensificati nei prossimi mesi, ma un rapporto finale IOT&E potrà giungere non prima del febbraio 2011. Pesanti critiche sui costi del sistema sono stati sollevati il 14 settembre scorso nel corso della conferenza annuale dell’Air Force. Il sottosegretario per le acquisizioni del Pentagono, Ashton Carter, ha denunciato che i Global Hawk stanno costando al contribuente statunitense «molto più» di quanto era stato previsto all’avvio del piano industriale. «I suoi costi sono cresciuti in modo inaccettabile e dobbiamo fare in tutti i modi per metterli sotto controllo», ha dichiarato Carter. «Noi non siamo assolutamente contenti con la produttività che è stato raggiunta. Stiamo rimettendo in discussione il programma in ogni suo dettaglio con il management di Northrop Grumman».

Per i soli UAV dell’US Air Force, il Pentagono ha previsto una spesa di 11,1 miliardi di dollari. Secondo una stima dell’aeronautica militare, i costi del Global Hawk sono però già cresciuti dell’11% circa dall’anno 2000, 100,8 milioni di dollari in più. Da qui la possibilità che si possa arrivare ad un sostanziale taglio agli ordini (77 le unità previste, 38 delle quali già realizzate o in avanzata fase di realizzazione). Nel giugno 2006, proprio l’aumento dei costi del Global Hawk aveva costretto il Pentagono a ridurre il primo lotto di produzione a soli 5 esemplari contro i 20 previsti inizialmente. Nell’aprile 2005, il Government Accountability Office (GAO), il ramo del congresso che svolge funzioni assimilabili alla Corte dei conti italiana, aveva segnalato al Congresso una serie di anomalie finanziarie del piano UAV. Oltre a denunciare il non giustificato aumento delle spese di 1,2 miliardi di dollari in soli 5 anni, il GAO aveva criticato l’US Air Force per aver occultato i rincari sostenuti per lo sviluppo del sistema per 400,6 milioni di dollari. «Diverse importanti tecnologie necessarie per le funzioni prioritarie non sono ancora pronte e saranno testate sul nuovo velivolo aereo in ritardo rispetto al programma, dopo che molti dei Global Hawk saranno stati già comprati», concludeva il rapporto del GOA.

Perplessità sulla sostenibilità finanziaria degli UAV giungono pure dall’Alleanza Atlantica che ha deciso l’acquisizione di otto Global Hawk nella versione "Block 40", nell’ambito del programma AGS che sarà operativo tra il 2013 e il 2014. Il generale dell’US Air Force, Steve Schmidt, comandante della forza AWACS NATO a cui sarà assegnata la direzione dell’AGS, ha spiegato che si tratta di una «commessa assai costosa, per più di un miliardo di euro», lamentando tuttavia che «per motivi di budget, non tutte le nazioni hanno deciso di contribuirvi finanziariamente». Alla firma del Programme Memorandum of Understanding (PMOU) che segna i confini legali, organizzativi e finanziari del sistema d’intelligence, si sono presentati infatti solo 15 dei paesi membri dell’organizzazione nord-atlantica. Oltre a Canada, Danimarca, Germania, Italia, Norvegia e Stati Uniti d’America, si tratta del piccolissimo Lussemburgo e di paesi dell’Est Europa (Bulgaria, Estonia, Lettonia, Lituania, Repubblica Ceca, Romania, Slovacchia e Slovenia), dalle limitatissime risorse economiche.

Il programma di sorveglianza terrestre AGS che sarà basato a Sigonella sotto il Comando alleato centrale di Mons (Belgio), prevede oltre ai Global Hawk "Block 40" su cui sarà montato il sistema radar MP-RTIP (Multi-Platform Radar Technology Insertion Program), quattro stazioni terrestri trasportabili e undici stazioni di terra mobili. La diserzione dei maggiori partner occidentali NATO, ha già comportato l’aumento dell’onere finanziario a carico dell’Italia, oggi stimato in circa 150 milioni di euro, il 10% dell’intero piano finanziario del programma AGS. Per il funzionamento degli aerei senza pilota e della nuova supercentrale di spionaggio, è stato inoltre annunciato l’arrivo in Sicilia di un «NATO Force Command di 800 uomini, con le rispettive famiglie», che richiederà risorse finanziarie aggiuntive per la realizzazione di alloggi ed infrastrutture di supporto.

 

da una mail inviata a

semprecontrolaguerra@googlegroups.com

domenica 19 settembre 2010

«Un disordine narcisistico»

Luigi De Paoli e la sua "Psicanalisi del Cristianesimo" (Di Girolamo Editore)

Recensione di Simone Jacca

Frequentemente ci si domanda come mai dal "ceppo" cristiano sorgano correnti inneggianti sia alla libertà-uguaglianza-fraternità che al suo contrario, sia la dipendenza che la coercizione. Storici e sociologi hanno difficoltà a spiegare la presenza di movimenti violenti come le Crociate accanto a raggruppamenti nonviolenti come i seguaci di Francesco, i preti-martiri per la liberazione e i preti-pedofili. In questi casi non sono in gioco le diversità, proprie di ogni religione, ma vere e proprie contrapposizioni, come tra Riforma (protestante) e Controriforma (cattolica), che hanno dato luogo a guerre fratricide, o come quelle che si sono snodate tra Chiese orientali (ortodosse) e Chiese occidentali (cattoliche).

Questa inveterata e accanita lotta tra fazioni cristiane, che si contendono una superiorità etica e che gareggiano per il monopolio della verità, appare tanto più insensata se si pensa che tutte si rifanno allo stesso fondatore storico, il cui messaggio e la cui crocefissione escludono qualsiasi sentimento di inimicizia verso i "diversi", siano essi pagani, donne o stranieri. Per tentare di comprendere le radici delle perduranti inconciliabilità che segnano il Cristianesimo occorre imboccare una strada che scenda dal livello "razionale", tipico della cultura occidentale, a quello "non-razionale", che non obbedisce alle regole del tempo-spazio né al principio di non-contraddizione. Tale transizione è analoga a quella che la scienza ha dovuto compiere nel corso dei secoli riconoscendo che non c’è ordine senza caos e che, ad esempio, l’andamento della fisica quantistica non va di pari passo con quello della meccanica newtoniana. Similmente i processi coscienti della mente non sono omogenei a quelli "inconsci", per cui le regole che presiedono al sogno e alle fantasie non valgono per quelle che consentono di adattarci alla realtà quotidiana.


Nel libro Psicoanalisi del Cristianesimo (pp. 224, € 18,00, Di Girolamo Editore) Luigi De Paoli intende dimostrare che la divaricazione tra le correnti cristiane diventa sempre più macroscopica man mano che ci si allontana dalla vita di Gesù di Nazareth. Va tenuto presente che egli non fonda alcuna chiesa, non lascia alcun messaggio scritto, non istituisce gerarchie sacerdotali, non consacra liturgie né dogmi. Si limita a sottolineare che, a differenza dei capi religiosi, il buon Padre non predilige i devoti frequentatori del tempio, ma chi pratica le Beatitudini e un amore disinteressato verso affamati, assetati, prigionieri e malati. La sua breve predicazione è affidata non al libro ma alla semplice comunicazione personale, non alla lettera ma allo spirito. Le cose diventano problematiche quando discepoli ed evangelisti cominciano a mettere nero su bianco e a definire il Nazareno come "l’uomo che viene a togliere i peccati del mondo", "esaltato da Dio al di sopra di tutti gli esseri", "l’Alfa e l’Omega", "Figlio di Dio", "Redentore", e "Messia". Allo stesso tempo nelle prime comunità cristiane si fa largo una credenza opposta, incorporata nei Vangeli, che lo degrada a "figlio obbediente", "Agnello di Dio", "inviato del Padre", "che a lui si immola".


In sostanza, i discepoli dell’ebreo-falegname iniziano un doppio movimento che deforma la sua identità psico-storica, dato che per un verso lo idealizzano fino a divinizzarlo, mentre dall’altro lo degradano a "servo di Dio" e a vittima sacrificale, "il cui sangue purifica la nostra coscienza". Pur contrastando il culto dell’imperatore, fino a rischiare esclusioni e persecuzioni, i cristiani non riescono a evitare di catalogare Gesù secondo l’assetto ideologico dell’Impero romano, che prevede da un lato una realtà divina e dall’altra una sub-umana. A fronte di un Sommo Pontefice, Filius Dei (Figlio di Dio) c’è il popolo disumanizzato e privo di diritti.


Quando, tre secoli dopo Gesù, Costantino concede la libertà di culto ai cristiani con l’editto di Milano (313), la condizione di quest’ultimi muta progressivamente fino a capovolgersi: la religione cristiana, ad opera dell’imperatore Teodosio (380), diventa religione di Stato, la disobbedienza al dogma è considerata "delitto di Stato" e la Chiesa diventa imperiale, suddivisa in due settori. Uno è rappresentato dalla Sacra Gerarchia, che parla ed agisce come se fosse Dio, continuazione del Cristo trionfante, onnisciente e dotato del potere di giudicare e amministrare anche le realtà terrene. L’altro è costituito dal popolo, ignorante, obbediente e muto, in parole povere, vittima sacrificale.


Con Agostino tale dissociazione è teologizzata, diventando ancora più profonda. A seguito del (presunto) "peccato originale", commesso dai progenitori e trasmesso sessualmente a tutte le generazioni, solo i battezzati hanno la fortuna di accedere ai piaceri del Paradiso, mente i miliardi di non battezzati sono condannati al fuoco eterno. Il solco agostiniano tra fedeli e infedeli divide anche l’uomo (padrone) dalla donna (serva), la verginità dal matrimonio, l’anima dal corpo, la Città di Dio da quella Terrena, la Religione vera da quelle false.


A partire da Costantino e da Agostino la scissione verticale tra il Gesù-Messia-Figlio-di-Dio e il Servo-Agnello-di-Dio si riproduce inconsciamente all’interno dell’organizzazione cristiana. Compare la spaccatura tra una Chiesa di serie A (cattolico-romana) e una di serie B (protestante-ortodossa), tra l’Unico vero redentore (Gesù Cristo) e quelli non affidabili, tra le persone rivestite di potere sacro e quelle (profane) che ne sono completamente prive. La separazione non è dovuta a ragioni teologiche, meno ancora a quelle dell’amore fraterno, ma a quella oscillazione psico-dinamica tra i due eccessi, l’idealizzazione e la denigrazione, che vengono clandestinamente attribuiti a Gesù dopo la sua morte.


Tale vertiginoso squilibrio genera due conseguenze. Avendo perso le proprie caratteristiche psichiche al Nazareno non viene riconosciuto il duro lavoro della propria evoluzione umana e spirituale, essendo dotato di una presunta natura magico-divina, che gli consente di conoscere eventi e di operare miracoli che vanno al là di ogni capacità umana. Al tempo stesso egli non può assurgere a modello significativo per quanti si battono per la giustizia e la riabilitazione dei poveri e degli oppressi, dal momento che gli viene attribuita una personalità degradata, completamente telecomandata dal Padre, di cui è un puro messaggero e servo.


La distorsione di Gesù, e qui siamo alla seconda conseguenza, non può far altro che generare cristiani affetti da un "disordine narcisistico", al cui interno l’idealizzazione coesiste con la denigrazione, tanto di se stessi che dell’altro. Il nucleo pericoloso del "disordine narcisistico" sta proprio in quel mix di auto-svalutazione e di auto-divinizzazione che sono i motori fondamentali della violenza, tanto più minacciosi in quanto sottraggono energie all’IO e a quell’esame di realtà che consente di accedere alla fase adulta, abbandonando entrambi i residui di una mente infantile.


Un esame delle dinamiche inconsce del Cristianesimo è indispensabile per capire perché anche l’Occidente si trovi diviso e incapace di avviare una conciliazione al proprio interno e con le altre civiltà. Si rifletta su due creature partorite in terre che si vantano di avere "radici cristiane": il capitalismo e la democrazia. Entrambi si pavoneggiano di essere i migliori sistemi del mondo e di avere un mandato pressoché divino ad imporre la loro Buona Novella. Si dà il caso che essi abbiano generato non solo guerre mondiali e rivalità fratricide sconosciute a qualsiasi altro sistema sociale, ma anche una spoliazione della terra e una perversione della biosfera che minacciano tutte le future generazioni. Non appare, quindi, fantomatica l’ipotesi che Cristianesimo e Occidente abbiano in comune il fatto di aver ereditato e trasmesso il peccato originale del "disordine narcisistico".

(LM MAGAZINE n. 13, 15 settembre 2010, supplemento a LucidaMente, anno V, n. 57, settembre 2010)

da una mail di Enrico Peyretti a sullasoglia@yahoogroups.com

sabato 18 settembre 2010

PRIMA DELLA PADANIA



Il Ministro Gelmini ha emanato una circolare che informa che i simboli leghisti posti un po' ovunque nella scuola elementare statale di Adro (Brescia) devono essere tolti. Bene. Però ho visto alla tv che il polo scolastico è intitolato a Gianfranco Miglio. Quando si parla di 'cattivi maestri'...


Vediamo un po' chi era Miglio (che, per onestà, devo ricordare che era tra i fondatori della rivista Limes -come dire, uno dei pochi, se non l'unico, intellettuale della Lega)...


Ho prelevato questo scritto dal sito della lega nord (come si fa a disinfettare un computer?):


 


Gianfranco Miglio

Gianfranco Miglio è nato a Como nel 1918, da una famiglia presente sul Lario da più di settecento anni. Professore ordinario di Scienza della politica all’Università Cattolica di Milano, è stato per trent’anni Preside della facoltà di Scienze politiche. Dopo essersi dedicato alla Storia del diritto internazionale, e alla teoria dell’amministrazione pubblica, dal 1964 si è occupato dei problemi dello stato moderno in generale, e del sistema politica italiano in particolare, nonché delle questioni più rilevanti dell’ordinamento internazionale attuale. Dal 1980 al 1983 ha diretto i lavori del "Gruppo di Milano", che studiò e propose un organico progetto di riforma della Costituzione italiana. Eletto senatore nel 1992 e nel 1994 come indipendente nelle file della Lega Nord è poi stato riconfermato nel 1996. Il 10 agosto del 2001 il professore si è spento nella sua casa in provincia di Como.


 


Il pensiero di Miglio
Gli scritti del "Professore",qui sotto riportati come documenti, interventi, lettere e articoli, sono di una attualità straordinaria proprio per la lucidità e la forte aderenza alla realtà dei fatti politici ed istituzionali.

CONGRESSI




Il "Decalogo di Assago" redatto da Miglio al Congresso Lega Lombarda - Assago dicembre 1993


Intervento di Miglio al Congresso Lega Nord - Bologna, febbraio 1994


ARTICOLI




La Padania e le grandi regioni - dal "Il Corriere della Sera" - dicembre 1975


LETTERE




Lettera di Miglio a Massimo Cacciari - 1993


DAI SUOI LIBRI




Perchè servono tre macroregioni dal libro "Una Costituzione per i prossimi trent'anni"


Miglio e le tre macroregioni dal libro "L’asino di Buridano"


Le macroregioni proposte da Miglio

LE MACROREGIONI PROPOSTE DA MIGLIO (vedi cartina sopra)
Il progetto redatto dal professor Miglio nel "Decalogo di Assago" (dicembre 1993) prevede la creazione di tre macroregioni: Repubblica del Nord (3), Repubblica dell'Etruria (4), Repubblica del Sud (6) e la conservazione delle cinque regioni a statuto speciale esistenti Valle d'Aosta (1), Trentino Alto Adige SudTirolo (2), Friuli Venezia Giualia (5), Sicilia (7) e Sardegna (8). Il progetto riconosce le autonomie "storiche" più forti; per la prima volta, poi, si dà all'Italia centrale la denominazione (e la connotazione) di Etruria, ricominciando a formulare un distinguo storico e linguistico tra la Toscana e il resto della parte centrale della Penisola.


http://www.leganord.org/elezioni/2008/bossi_miglio/default2.asp


Nota mia:


PS: anche su questo sito campeggia l'anticostituzionale dicitura Lega nord per l'indipendenza della padania


PPS1: Gianfranco Miglio è colui che aveva dichiarato che già in Toscana si sentiva a disagio...

PPS2: la cartina pubblicata non parla di padania. si vede che bossi non l'aveva ancora pensata...ahi ahi ahi

Non so quanti abbiano letto il mio post sull'assessore romano (straniera sarà lei). due amici l'hanno fatto di sicuro, sui rispettivi blog Giorgio Amico su Vento Largo e Floriana su Traguardi.

Lo dicevo l'altro giorno a mia figlia: quello che manca, e se ne sente la mancanza, è l'indignazione. Chi scrive ha ormai una certa età (i prossimi sono 52...). Sono sceso in piazza per il Viet Nam, per il Cile, per la Bosnia, ecc. per manifestare solidarietà agli operai, ai palestinesi, per difendere il tempo pieno e via dicendo. Fossi Gaber, potrei dire che forse, un volta ce ne era fin troppo di impegno, di indignazione, di rabbia. Ora è tutto anestetizzato, sublimato. Mezza Italia protesta, l'altra mezza se ne strafrega. Lo sapete che ho la mania delle citazioni, ma ce ne è una bellissima di Nuto Revelli. Nell'introduzione a Il mondo dei vinti (Einaudi) riporta un quanto gli ha detto un sindaco della montagna piemontese: "Oggi le cose in Italia vannocome vanno perchè la razza dei rompicoglioni è in via d'estinzione". Ora, in linea coi genetisti progressisti (e di fama mondiale come i Cavalli Sforza) ritengo che le razze umane non esistono (ne esiste una sola). Però quella dei rompicoglioni (non è una parolaccia ma una citazione) deve esistere (e deve resistere).
Tornando all'indignazione, non possiamo nè dobbiamo rassegnarci. Certo, con i nostri piccoli blog non possiamo sfidare i titani dell'informazione, però ricordiamoci di Davide (contro Golia qualcosa ha combinato)...

venerdì 17 settembre 2010



CHE COS’E’ IL M.I.R.


Il M.I.R. (Movimento Internazionale della Riconciliazione) è un movimento internazionale, a base spirituale, composto da persone che, sulla base della convinzione profonda che il potere dell’amore e della verità possa creare giustizia e restaurare comunità, si impegnano a praticare la nonviolenza attiva come stile di vita e mezzo di trasformazione personale, sociale, economica e politica. Dal 1919 è stato attivo nel promuovere programmi e attività per la riconciliazione, la costruzione della pace, la nonviolenza attiva e la soluzione dei conflitti.


In Italia il M.I.R. nasce nel 1952 per iniziativa di Tullio Vinay e Carlo Lupo (valdesi), Ruth e Mario Tassoni (quaccheri). Si impegna sin dall’inizio per la diffusione della teoria e della prassi della nonviolenza e presto raccoglie adesioni anche tra i cattolici. Dagli anni '60 a oggi è stato attivo a livello nazionale per un ecumenismo di base e per approfondire i fondamenti religiosi della nonviolenza. Ha svolto azione di sensibilizzazione per la Prima Assemblea Ecumenica Europea ("Giustizia, Pace e Salvaguardia del Creato", Basilea 1989), per l'incontro preliminare Assisi 1988, per le altre due assemblee ecumeniche europee (Graz 1997 e Sibiu 2007).


OBIEZIONE DI COSCIENZA E SERVIZIO CIVILE


Il M.I.R. ha sostenuto Giuseppe Gozzini e Fabrizio Fabbrini, primi obiettori cattolici al servizio militare, e si è impegnato per il riconoscimento giuridico dell'obiezione di coscienza. Dall'approvazione della legge è convenzionato con il Ministero della Difesa per far espletare agli obiettori il servizio civile nell'attuazione di programmi di formazione alla pace e alla nonviolenza attiva. È stato il Movimento che ha avviato per primo in Italia la Campagna di Obiezione di coscienza alle spese Militari (OSM), nata negli anni '80 e tuttora in atto, e si adopera per far conoscere la Difesa Popolate Nonviolenta (DPN) come alternativa alla difesa armata.


Dopo la fine del servizio militare obbligatorio il M.I.R. ha sostenuto il Servizio Civile Volontario la sede di Torino, ha elaborato progetti sui quali possono impegnarsi dei giovani interessati all'educazione alla pace che scelgono di fare questo tipo di servizio.


ANTINUCLEARE


Già contrario alle armi nucleari, all’inizio degli anni '70 il M.I.R. è stato il primo movimento in Italia a schierarsi contro il nucleare civile. Grazie a numerose iniziative e lotte nonviolente contro le centrali nucleari e a favore dell'uso delle energie alternative, si è giunti al referendum del 1987 nel quale l’Italia ha deciso la definitiva uscita dal nucleare.


Il M.I.R. sostiene la campagna "Fermiamo chi scherza col fuoco atomico".


EDUCAZIONE ALLA PACE E ALLA LEGALITÀ


Dagli anni '70 il M.I.R. ha organizzato in varie città scuole popolari, scuole di pace e manifestazioni in favore dei baraccati e dei terremotati. Oggi le sedi sono impegnate, in collaborazione con le istituzioni locali e regionali, nella realizzazione di incontri e convegni di formazione e di informazione sulla pace, la nonviolenza, un diverso modello di sviluppo. Agli inizi degli anni '90 ha promosso nel Sud, in collaborazione con la Commissione Francescana Giustizia e Pace, seminari sul tema "nonviolenza e criminalità organizzata" guidati da Jean e Hildegard Goss-Mayr, presidenti onorari internazionali del MIR/IFOR. È tra i movimenti che aderiscono all'associazione nazionale antimafia LIBERA.


IL DECENNIO PER L'EDUCAZIONE ALLA PACE ED ALLA NONVIOLENZA


La branca italiana del M.I.R. ha contribuito a fondare il Comitato Italiano per il Decennio che si propone di dare attuazione alle deliberazioni dell'Assemblea Generale delle Nazioni Unite che ha proclamato il periodo 2001-2010 Decennio internazionale per l'educazione alla nonviolenza ed alla pace per i bambini del mondo. Per maggiori informazioni vedi il sito del Comitato Italiano www.decennio.org


CAMPI ESTIVI


E’ dal 1987 che il M.I.R., in collaborazione con altri gruppi e comunità, organizza campi estivi rivolti a giovani e adulti con lo scopo di condividere una esperienza comunitaria di approfondimento della nonviolenza. Il programma completo dei campi 2009 è disponibile on line


INIZIATIVE INTERNAZIONALI


Il M.I.R. ha coordinato a livello nazionale la Campagna per una soluzione nonviolenta in Kossovo e rappresenta l’IFOR presso l’UNESCO. Sostiene il procedo di difesa non violenta ed autodeterminazione delle Comunità di Pace Colombiane all’intermo della Rete di solidarietà "Colombia vive!", della quale è membro fondatore. Sostiene anche le campagne nonviolente per la soluzione pacifica del conflitto israelo/palestinese.


COLLABORAZIONE CON ALTRI MOVIMENTI


Il M.I.R. ritiene indispensabile la collaborazione e la convergenza con altre associazioni nonviolente. Per questo aderisce alla rete Lilliput, una delle più significative esperienze nonviolente degli ultimi anni e all’associazione IPRI – Rete CCP, che si propone di avviare ed istituzionalizzare esperienze di Corpi Civili di Pace. Mantiene sempre viva la collaborazione con i Beati i Costruttori di Pace, Movimento Nonviolento, Pax Christi e aderisce ad organismi internazionali quali Church and Peace.


ISCRIZIONE


Tessera comprensiva di abbonamento a QUALEVITA € 40 (autoriducibili)


Tessera senza abbonamento a QUALEVITA € 20


Tessera Socio Sostenitore € 60


Tessera Socio simpatizzante € 20


Versare la quota di adesione sul c/c n. 118458 intestato al MIR presso la Banca Etica


IBAN IT47 Y050 1801 0000 0000 0118 458


e compilare la scheda di iscrizione


INFORMAZIONE


Bimestrale QUALEVITA, via Buon Consiglio 2 - 67030 TORRE DEI NOLFI (AQ)


Abbonamento annuo € 10.000 su ccp n. 10750677- e-mail: qualevita3@tele2.it


PRESIDENTE NAZIONALE


Ilaria Ciriaci


e-mail: paoloeilaria@aliceposta.it


SEGRETERIA NAZIONALE


via Garibaldi 13 – 10122 TORINO


tel.: +39.011.532824 – fax: +39.011.5158000


e-mail: segreteria@miritalia.org


sito web: http://www.miritalia.org

STRANIERO SARA' LEI!
Un assessore comunale romano ha ricordato a tutti che i bambini nati da famiglie straniere non possono essere considerati italiani. Premesso che spesso neanch'io mi sento italiano (e tanto meno rappresentato da chi in questo governo racconta barzelette imbeccilli su Hitler o loda i respingimenti -ricordo che l'Italia spende 5.000.000.000 di euro l'anno per condannare a morte -pardon, respingere- dei poveracci che cercano la salvezza nel nostro paese e poi mancano soldi per le scuole -l'80% degli edifici scolastici è fuori norma, tanto per fare un piccolo esempio).
Dicevo che i bimbi nati da famiglie non italiane sono da considerarsi stranieri. Perchè? Porto un dato concreto: metà dei bimbi stranieri del Circolo Didattico dove lavoro è nata in Italia, frequenta e ha frequentato scuole italiane, guardano ahimè la tv italiana; non parla una solo parola della lingua di origine mentre parla bene la lingua italiana. Se va bene non è mai stata nel paese da cui proviene la sua famiglia. Eppure per la normativa italiana, sono stranieri. Perchè? Se qualche lettore ha capito il motivo, per favore, mi scriva!

giovedì 16 settembre 2010

IL COMUNE DI ROMA VUOL CHIUDERE IL PROGETTO CITTA' DELL'ALTRA ECONOMIA. IMPEDIAMOLO!

Carissimi/e, l’Amministrazione comunale di Roma vuole chiudere
l’esperienza della Città dell’Altreconomia, ogni strada tentata in passato
non ha avuto esito. Per questo abbiamo deciso di lanciare in queste ultime
due settimane una forte mobilitazione , e vedremo cosa succederà . Vi
chiediamo di diffondere ovunque possiate questo appello (mail list facebook
e siti vari ) e di seguire questa vicenda come se fosse un impegno di
tutti/e, per provare a fermare questa scelta che mira ad interrompere un
esperienza che con grande fatica ha provato a costruire una proposta per la
nostra città che mettesse al centro nuovi stili di vita, per un economia
di giustizia orientata la” bene comune” . Saluti ric

La Città dell’Altra Economia, è un laboratorio, non un semplice incubatore
di progetti e di imprese di "green economy". Questo laboratorio sta per
essere chiuso. Se sei un'organizzazione, un gruppo o semplicemente un
cittadino/a che ha apprezzato gli oltre 500 eventi tra convegni, conferenze
stampa, spettacoli, mostre, incontri, dibattiti, presentazioni, seminari,
laboratori, corsi che l'hanno resa uno "luogo" pubblico, economicamente
sostenibile, importante per Roma e unico in Italia, sottoscrivi questo
appello, fallo circolare e mobilitati insieme a noi!

Appello : Non Fermate il Progetto Città dell'Altreconomia

Car* amic*,

ci rivolgiamo a tutti voi perché come persone, gruppi, organizzazioni
piccole e grandi cittadine, nazionali e non solo, ci avete incontrato,
conosciuto, sostenuto perché ci siamo impegnati nella sperimentazione di
attività, progetti, reti e realtà di economia alternativa e solidale nella
“CITTA' DELL'ALTRA ECONOMIA” di Roma, all’interno del Foro Boario di
Testaccio.

Questo spazio non è stato un semplice “centro commerciale sostenibile”, un
aggregato di uffici e luoghi di lavoro e di consumo responsabile. E’ stato,
secondo un preciso progetto avviato dalle oltre 60 realtà che hanno animato
il Tavolo dell’Altra Economia cittadino e condiviso con il Comune, uno
“luogo” pubblico importante per Roma. Sale, piazzale, spazi di mostra e di
vendita sono stati frequentati con regolarità da centinaia di migliaia di
persone nel corso dello scorso anno, hanno ospitato oltre 500 eventi tra
convegni, conferenze stampa, eventi, spettacoli, mostre, incontri,
dibattiti, presentazioni, seminari, laboratori, corsi. Centinaia di bambini
e ragazzi delle scuole romane ma non solo hanno imparato in queste occasioni
come crescere, studiare, vivere in modo più consapevole e sostenibile.

La Città dell’Altra Economia, dunque, è un processo, non un semplice
incubatore di progetti e di imprese di “green economy”, come invece pensa il
Comune. Alle richieste di chiarimenti rivolte all’amministrazione, infatti,
l’amministrazione attuale ha risposto che intende procedere con i nuovi
bandi all’insediamento “aperti ad imprese della filiera agricola e biologica
e alle nuove tecnologie per l’ambiente e l’energia”. Mentre per la gestione
degli spazi comuni ad uso pubblico (sala conferenza , spazi espositivi sale
riunioni e piazzale antistante) l’amministrazione non intende più assumersi
la responsabilità della cogestione , ma vuole affidare a terzi la loro
gestione , privatizzando di fatto questi spazi.

La realtà è che così facendo questo progetto verrebbe chiuso perché i nuovi
bandi limiterebbero a sole due aree tra quelle elencate nella Legge
regionale sull'Altra Economia la possibilità di fare attività; quindi nella
città di Roma verrebbe meno quella vetrina che fino ad oggi ha avuto il
compito di mostrare ai visitatori in un sol colpo d'occhio tutto
l'articolato sistema di attività sulle quali poggia l'Altraeconomia.

I nuovi bandi ad oggi non sono ancora usciti. Questo ha creato e continua a
creare un crescente livello di precarietà per le realtà che animano la CAE,
nonché' per i loro lavoratori e lavoratrici. Non è chiaro fino ad oggi, poi,
come il comune intenda gestire la transizione dalla vecchia alla nuova
gestione, che potrebbe facilmente durare lunghi mesi, durante i quali,
evidentemente, la CAE potrebbe rimanere chiusa o priva della maggior parte
delle attività economiche che operano al suo interno.

E ‘evidente quindi che il progetto della Città dell’Altra Economia per la
sua storia ad oggi non è riducibile a questa semplificazione. Chi ha varcato
le sue porte ha avuto la possibilità di partecipare alle oltre 30 linee di
attività - tra cui l’agricoltura biologica, il commercio equo e solidale, il
riuso e riciclo, le energie alternative, il consumo critico, la finanza
etica, il teatro, l’arte, la formazione, la comunicazione e il software
libero, il turismo responsabile - che si sono ispirate ai principi e ai
criteri di lavoro della Carta approvata nel 2004 dal Tavolo dell’Altra
economia e che hanno caratterizzato la vita della Città da quando ha aperto
i battenti il 29 settembre del 2007.

Vi chiediamo di sottoscrivere questo appello per chiedere insieme a noi che
questo laboratorio vada avanti, e che il Sindaco Alemanno chiarisca
pubblicamente le motivazioni che lo portano, nei fatti, a chiuderlo.

Per firmare l’appello vai al sito :
http://www.cittadellaltraeconomia.org

Informazioni stampa: Cesare Budoni 349 6040937