«Un crimine terribile»
di Michelangelo Cocco
Richard Falk, il relatore dell'Onu: F-16, Apache e uranio impoverito contro la popolazione. Così muore Gaza. Impossibile qualsiasi azione «umanitaria» finché durano l'assedio e l'occupazione. Ridicola la tesi dell'autodifesa: utilizzo della forza sproporzionato e sopraggiunto prima che ci fossero vittime israeliane. Espulso da Tel Aviv, il rappresentante dell'Onu si scaglia contro la propaganda sull'attacco alla Striscia
Il 15 dicembre scorso Richard Falk è stato espulso dall'aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv dove, per conto delle Nazioni Unite, era sbarcato per indagare sulle violazioni dei diritti umani nei Territori occupati. Falk, di origine ebraica, è Relatore speciale dell'Onu per i diritti umani nei Territori occupati, nonché professore emerito di diritto internazionale alla Princeton University. Lo abbiamo raggiunto al telefono per chiedergli la sua opinione sulla situazione a Gaza.
Professor Falk, il ministro degli esteri israeliano, Tzipi Livni, ha dichiarato che «non c'è alcuna crisi umanitaria a Gaza».
Un'affermazione straordinaria, che prescinde completamente dalla realtà. Ma è ancora più sbalorditiva la prontezza dei media internazionali - quelli statunitensi in modo particolare - nel diffondere la propaganda israeliana. Anche prima dell'attacco iniziato il 27 dicembre la situazione di vecchi, donne e bambini residenti a Gaza rappresentava una grave crisi umanitaria, ben documentata da molti osservatori delle Nazioni Unite sul terreno e confermata da giornalisti israeliani indipendenti come Amira Hass. E bombardare quotidianamente una popolazione indifesa in un'area sovraffollata come quella della Striscia rappresenta un crimine.
Crede che il governo israeliano debba essere perseguito?
Certo, il diritto penale internazionale non dovrebbe perseguire solo gli sconfitti, come è avvenuto negli ultimi 15 anni. Ma Israele, come gli Stati Uniti, non è entrato a far parte della Corte penale internazionale. Le Nazioni Unite hanno il potere - che è stato utilizzato per creare i tribunali per i crimini nella Ex Jugoslavia e in Ruanda - per creare un tribunale ad hoc per giudicare presunti crimini di guerra israeliani, ma gli ostacoli politici che incontrerebbe un'iniziativa simile sono tali da farla ritenere impossibile.
Negli ultimi giorni si è parlato molto di «tregua umanitaria». Servirebbe?
Qualsiasi attenuazione dell'emergenza è benvenuta. Ma bisogna ricordare che, prima di questo attacco, gli effetti di 18 mesi di un assedio estremo che ha negato alla popolazione cibo, carburante e medicine hanno creato una situazione di sofferenze di massa e deterioramento della salute mentale e fisica dell'intera popolazione: circa il 46% dei bambini di Gaza soffre di anemia acuta. Si può considerare positivamente qualsiasi forma di cessazione dei bombardamenti, ma chiamarla «tregua umanitaria» vuol dire manipolare il significato delle parole: non c'è alcuna possibilità di un'azione «umanitaria» finché l'assedio non sarà tolto e la gente avrà accesso regolare a cibo, medicine e carburante.
Il governo israeliano però ripete: ci stiamo solo difendendo dal lancio di razzi palestinesi e ne abbiamo pieno diritto.
A livello teorico Israele ha diritto all'autodifesa, come ogni Stato sovrano. Se però esaminiamo concretamente ciò che sta accadendo in queste ore, non lo si può in alcun modo presentare come un'autodifesa, perché - in un anno - nessun israeliano è morto per i razzi lanciati dai palestinesi, prima che scattassero i bombardamenti israeliani. Le vittime israeliane (finora quattro, ndr) sono sopraggiunte dopo i raid scattati il 27 dicembre. Inoltre anche se accettassimo la tesi secondo la quale Israele sta agendo per proteggere i suoi cittadini, resta il fatto che questi bombardamenti massicci e continui su una popolazione indifesa costituiscono un uso talmente sproporzionato della forza, tale da configurarsi certamente come violazione del diritto internazionale. L'utilizzo di F-16 ed elicotteri Apache contro la popolazione priva di difese è incontestabile. Ci sono anche rapporti che parlano dell'utilizzo di uranio impoverito nelle bombe cosiddette «bunker buster», per distruggere i tunnel che collegano Gaza con l'Egitto. E bisogna ricordare che Hamas ha espresso più volte disponibilità a una tregua (che negli ultimi sei mesi aveva funzionato) di lungo termine, in cambio di un ritiro dell'assedio israeliano alla popolazione della Striscia. Una posizione assolutamente ragionevole, dal momento che l'embargo nei confronti di una popolazione sotto occupazione può essere considerato un atto di guerra.
Perché è stato respinto da Tel Aviv?
Non conosco i motivi esatti che hanno portato a questa decisione, che però va inquadrata in una serie d'iniziative che hanno costretto fuori da Gaza giornalisti, esperti di diritti umani, e che hanno impedito a intellettuali palestinesi di lasciare la striscia, in maniera particolare nelle ultime settimane. Una politica che mira a nascondere le condizioni a cui è sottoposta la popolazione palestinese.
La stampa israeliana ha ricondotto la decisione di espellerla al suo paragone della situazione dei palestinesi di Gaza con quella degli ebrei nell'Europa occupata dai nazisti.
Un mese prima di essere nominato dall'Onu Relatore speciale, ho scritto un articolo giornalistico in cui sostengo che le punizioni collettive subite dalla gente di Gaza ricordano quelle inflitte dai nazisti agli ebrei durante la Seconda guerra mondiale. Non ho detto che sono la stessa cosa. Ma ritengo che la mentalità che ha prodotto queste politiche a Gaza sia paragonabile a quella che ha generato le esperienze terribili sperimentate dagli ebrei. Ho inoltre affermato che se queste politiche persistono, c'è il rischio di un «olocausto» per la gente di Gaza, che non è ovviamente la stessa cosa della «soluzione finale» che Hitler aveva previsto per gli ebrei. Ciò non toglie che per il popolo palestinese quello di Gaza rappresenti un olocausto di proporzioni gigantesche. E proprio le notizie delle ultime ore, i tiri d'artiglieria contro la Striscia e la possibilità concreta di un'invasione di terra suggeriscono che il mio commento non fosse un'esagerazione.
La situazione di Gaza rappresenta solo un problema umanitario?
No, oltre che di una crisi umanitaria si tratta di un problema politico molto complicato. Ci sono le divisioni tra i partiti palestinesi: la presa del potere da parte di Hamas che - come suggerisce Amira Hass - gli israeliani stanno utilizzando come giustificazione per mantenere l'occupazione in Cisgiordania ed espandere gl'insediamenti. In un certo senso una delle questioni più grosse è che Israele sta cercando di «pacificare» la Cisgiordania spostando l'attenzione sulla Striscia di Gaza.
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lunedì 5 gennaio 2009
sabato 3 gennaio 2009
Pace e nonviolenza
La ricerca per la pace e la promozione della Difesa Popolare Nonviolenta costituiscono l’elemento più caratterizzante delle attività istituzionali del Centro Studi, in una prospettiva di continuità e sviluppo dell’opera pionieristica del suo fondatore, Domenico Sereno Regis, in favore dell’obiezione di coscienza e contro l’installazione di missili sul territorio nazionale. L’idea di pace che vi soggiace prevede non solo l’assenza di guerre e/o di conflitti armati, ma anche la giustizia sociale (poiché non vi è pace senza giustizia), il rispetto per l’ambiente e le generazioni future, l’attenzione e l’ascolto dell’altro - dal livello intrapersonale (gli aspetti difficilmente accettabili di sé), a quello interpersonale, sociale e macrosociale (le culture diverse). Il raggiungimento di questi propositi potrà certo avvenire solo nel lungo periodo e richiederà, per essere effettivo, sia una grande partecipazione politica (il “potere di tutti” di cui parlava il fondatore del Movimento Nonviolento, Aldo Capitini), sia un modo di procedere reversibile in caso di errore, il che – necessariamente – esclude l’uso della violenza. Più in particolare, il conflitto viene considerato come un aspetto ineludibile della vita, e viene stimolata la ricerca di una sua trasformazione creativa, nella quale tutte le parti interessate siano coinvolte nell’elaborazione di soluzioni da cui ciascuna tragga vantaggi tali da escludere un’escalation della violenza. Quest’ultima può essere tanto diretta, quanto strutturale, culturale e/o psicologica, e nei suoi singoli aspetti o nella loro combinazione va a colpire i bisogni umani fondamentali, tra cui la stessa possibilità di sopravvivenza di milioni di persone ogni anno. L’estrema complessità, globalità e urgenza di questi problemi rende indispensabile un’accurata impostazione della ricerca teoretica, della raccolta della documentazione, della divulgazione e della progettazione degli interventi diretti sul territorio. Sin dalla sua fondazione, il Centro Studi ha provveduto a sviluppare una fitta rete di contatti con enti nazionali ed internazionali operanti nel settore, quali l’International Peace Research Association, l’Italian Peace Research Institute (di cui gestisce la segreteria e cura la redazione della Newsletter), il Mouvement pour une Action Nonviolente (MAN), la Transnational Foundation for Peace and Future Research (TFF), il Movimento Nonviolento (MN), il Movimento Internazionale per la Riconciliazione, il coordinamento internazionale Nonviolent Peace Force, numerosi musei per la pace, la rete internazionale di peace-researchers TRANSCEND ed ha preso parte alla fondazione del Centro Interateneo di Studi per la Pace. Grazie a queste collaborazioni è stato possibile realizzare numerosi seminari e conferenze - rivolti ora ad un pubblico specialistico, ora ad un pubblico più vasto – tra cui si segnalano l’Osservatorio Internazionale su violenza e nonviolenza (con cadenza annuale), i cicli di incontri Come valutare le riforme costituzionali: potere, giustizia e nonviolenza e Politica e violenza, nonviolenza e politica (1997), Lotte nonviolente nel Kossovo, con mostra fotografica, e Conflitto, violenza e nonviolenza: il contributo della psicologia, della psicoanalisi e della psichiatria (1998), Attività delle Peace Brigades International, Il diritto e la guerra, Aspetti strutturali del rapporto tra stato e guerra e il corso di aggiornamento per docenti Il Novecento: un secolo tra violenza e nonviolenza (1999), Trasformazione nonviolenta dei conflitti: l’approccio Maggiore/minore (2001), Dalla “risoluzione” alla trasformazione nonviolenta dei conflitti: il metodo TRANSCEND e Obiezione di coscienza in Israele (2002), Iraq: una guerra annunciata (2003). Quanto alla raccolta di documentazione, si è provveduto a mantener viva la memoria storica grazie al recupero di importanti fondi archivistici di privati e di movimenti pacifisti e nonviolenti attivi in Italia, mentre la Biblioteca, la videoteca e l’emeroteca del Centro Studi vengono continuamente aggiornate, tenendo anche conto, nella scelta dei testi, dell’attività seminariale e convegnistica che viene svolta anno per anno. In particolare i convegni internazionali si propongono non solo di favorire l’aggiornamento di studiosi/e sui più recenti risultati della ricerca per la pace, ma anche di sensibilizzare un più vasto pubblico e le autorità locali sul successo di azioni di intermediazione nonviolenta organizzate dal basso, al fine di dimostrare la perseguibilità – con budget decisamente inferiori a quelli attualmente destinati alle spese militari - di politiche di difesa difensiva e di operazioni di peace-keeping, peace-building e peace-making. Tra i maggiori convegni recentemente organizzati, si segnalano Difesa Popolare Nonviolenta e Protezione Civile (1998), Il conflitto è politica, non guerra (1999), La nonviolenza nella ricerca, nell’educazione e nell’azione: temi e ambiti della ricerca per la pace in Italia e nel mondo (2001), Globalizzazioni, terrorismi e guerre: le alternative della nonviolenza (2002), Forze nonviolente di pace (2003), nonché Epistemologia, Ecologia, Estetica: il contributo di Gregory Bateson alla ricerca per la pace e all’educazione.
sito: http://www.serenoregis.org/
e-mail: nonviolenza@serenoregis.org
Centro Studi Sereno Regis - Via Garibaldi, 13 - 10122 Torino - Tel. +39 011532824 +39 011549005 - Fax +39 0115158000
CONTRO TUTTE LE GUERRE: LIBERATE GLI OSTAGGI DALLE MANI DEI POLITICI DI MORTE
Pubblico volentieri questa mail di Enrico Peyretti…
Liberate gli ostaggi dalle mani dei politici della morte
Gadi Algazi
Il seguente testo è stato pubblicato in ebraico su uno dei più popolari blog di Israele (www.haokets.org) il 29.12.2008; l’autore è un attivista sociale e militante per la pace da lunga data, è membro del movimento di sinistra arabo-ebraico Hit’chabrut-Tarabut
(www.tarabut.info) ed è uno degli organizzatori di Tel Aviv della campagna contro lo spargimento di sangue.
***
Ci risiamo: un altro round di uccisioni, senza pompa e fanfare, ma con una schiera di orgogliosi contabili di cadaveri (“il bilancio è ancora positivo, abbiamo più morti dalla loro parte”, ci assicurano i commentatori). La TV israeliana ci invita a non guardare le immagini orribili di Al-Jazeera. Non bisogna guardare al risultato, i feriti, i genitori e i bambini. Gli ebrei non devono condividere i sentimenti degli arabi, non si deve pensare alla sofferenza o al futuro. Il “colpo finale” porterà al prossimo contraccolpo.
Da Kadima a Labor, da Olmert a Barak, tutti raccomandano di non pensare al passato, a quel che fu fatto con i precedenti bombardamenti nella seconda guerra del Libano (luglio 2006, primo ministro Ehud Olmert, pubbliche relazioni: il partito laburista), in “Operation Accountability” in 1993 (capo dello staff: Ehud Barak), e nell’operazione “Grapes of Wrath” del 1996 (ministro degli esteri: Ehud Barak). Tutte erano “risposte adeguate” attuate con fuoco e fiamme “Una volta per tutte” che hanno portato, puntualmente, al round seguente.
La conflagrazione era prevedibile. I mesi di tregua, la Tahdi’a, non hanno tolto l’assedio da Gaza, non hanno impedito che i bambini fossero senza matite, senza cibo, senza libri e le famiglie senza
combustibile e senza elettricità. Coloro che hanno tormentato i residenti della striscia di Gaza affinché la loro sofferenza “mettesse sotto pressione i loro capi” si sono impegnati nel terrorismo di stato contro i civili. Mesi di terrorismo israeliano hanno solo sparso la disperazione a Gaza, imbaldanzito coloro che promettono liberazione attraverso la forza delle armi e rafforzato
la convinzione che l’unico modo di uscire dal terrore sia il contro-terrore, esasperando la sofferenza degli abitanti israeliani di Sderot e facendo entrare i residenti di Ashkelon, Netibot e dintorni
nel cerchio di quanti sono direttamente minacciati.
Anche ora, quando il grido di vendetta si ode dappertutto, si deve dire: gli aerei che bombardano Gaza non garantiscono pace e quiete a Sderot, Netivot e Askelon. Le bombe che spargono il terrore e la morte per tutta la striscia di Gaza mentre i bambini sono per strada per raggiungere le loro scuole il mattino presto, queste bombe non porteranno la quiete. Al contrario: i poveri e gli oppressi di questa terra, gli abitanti di Gaza affamata e della periferia di Israele che, contro la loro volontà, sono stati trasformati in una “cintura di sicurezza” per l’occupazione, tutti loro, arabi ed ebrei, sono
tenuti in ostaggio da politici senza scrupoli, che non ne risparmiano la vita, e che sfruttano la miseria dei civili per giustificare la miseria e la morte che portano ad altri. Alla fine di questo round di uccisioni si terranno colloqui “indiretti” e politici cinici raggiungeranno degli “ accordi” (understandings). Non intese, non soluzioni, solo accordi temporanei che renderanno possibile alle armi di correre verso il prossimo round. Vaghi accordi permetteranno a quanti hanno il dito sul grilletto di portare a un’altra conflagrazione in qualsiasi momento. Fino a quando rimarremo ostaggi di questi managers della sicurezza non potremo vivere in pace e non potremo aspettarci una vita diversa, libera da continue paure.
I due popoli di questo paese sono ostaggi dei politici della morte. Ma non sono tutti ostaggi negli stessi termini. Le vite degli arabi sono valutate molto poco a paragone delle vite degli ebrei. Ma ci
sono anche vite a poco prezzo di ebrei. Non a caso i poveri di entrambi i popoli, i non affrancati, coloro che sono “a minor prezzo” dal punto di vista dei governanti, solo coloro che di solito
sono mandati a servire come ostaggi e carne da cannone. Per i “politici” la guerra è la cinica guerra dei mercanti di morte, delle elite, dei privilegiati ben protetti, mentre il popolo, entrambi i popoli, fanno la guerra per conto loro.
Gadi Algazi
Liberate gli ostaggi dalle mani dei politici della morte
Gadi Algazi
Il seguente testo è stato pubblicato in ebraico su uno dei più popolari blog di Israele (www.haokets.org) il 29.12.2008; l’autore è un attivista sociale e militante per la pace da lunga data, è membro del movimento di sinistra arabo-ebraico Hit’chabrut-Tarabut
(www.tarabut.info) ed è uno degli organizzatori di Tel Aviv della campagna contro lo spargimento di sangue.
***
Ci risiamo: un altro round di uccisioni, senza pompa e fanfare, ma con una schiera di orgogliosi contabili di cadaveri (“il bilancio è ancora positivo, abbiamo più morti dalla loro parte”, ci assicurano i commentatori). La TV israeliana ci invita a non guardare le immagini orribili di Al-Jazeera. Non bisogna guardare al risultato, i feriti, i genitori e i bambini. Gli ebrei non devono condividere i sentimenti degli arabi, non si deve pensare alla sofferenza o al futuro. Il “colpo finale” porterà al prossimo contraccolpo.
Da Kadima a Labor, da Olmert a Barak, tutti raccomandano di non pensare al passato, a quel che fu fatto con i precedenti bombardamenti nella seconda guerra del Libano (luglio 2006, primo ministro Ehud Olmert, pubbliche relazioni: il partito laburista), in “Operation Accountability” in 1993 (capo dello staff: Ehud Barak), e nell’operazione “Grapes of Wrath” del 1996 (ministro degli esteri: Ehud Barak). Tutte erano “risposte adeguate” attuate con fuoco e fiamme “Una volta per tutte” che hanno portato, puntualmente, al round seguente.
La conflagrazione era prevedibile. I mesi di tregua, la Tahdi’a, non hanno tolto l’assedio da Gaza, non hanno impedito che i bambini fossero senza matite, senza cibo, senza libri e le famiglie senza
combustibile e senza elettricità. Coloro che hanno tormentato i residenti della striscia di Gaza affinché la loro sofferenza “mettesse sotto pressione i loro capi” si sono impegnati nel terrorismo di stato contro i civili. Mesi di terrorismo israeliano hanno solo sparso la disperazione a Gaza, imbaldanzito coloro che promettono liberazione attraverso la forza delle armi e rafforzato
la convinzione che l’unico modo di uscire dal terrore sia il contro-terrore, esasperando la sofferenza degli abitanti israeliani di Sderot e facendo entrare i residenti di Ashkelon, Netibot e dintorni
nel cerchio di quanti sono direttamente minacciati.
Anche ora, quando il grido di vendetta si ode dappertutto, si deve dire: gli aerei che bombardano Gaza non garantiscono pace e quiete a Sderot, Netivot e Askelon. Le bombe che spargono il terrore e la morte per tutta la striscia di Gaza mentre i bambini sono per strada per raggiungere le loro scuole il mattino presto, queste bombe non porteranno la quiete. Al contrario: i poveri e gli oppressi di questa terra, gli abitanti di Gaza affamata e della periferia di Israele che, contro la loro volontà, sono stati trasformati in una “cintura di sicurezza” per l’occupazione, tutti loro, arabi ed ebrei, sono
tenuti in ostaggio da politici senza scrupoli, che non ne risparmiano la vita, e che sfruttano la miseria dei civili per giustificare la miseria e la morte che portano ad altri. Alla fine di questo round di uccisioni si terranno colloqui “indiretti” e politici cinici raggiungeranno degli “ accordi” (understandings). Non intese, non soluzioni, solo accordi temporanei che renderanno possibile alle armi di correre verso il prossimo round. Vaghi accordi permetteranno a quanti hanno il dito sul grilletto di portare a un’altra conflagrazione in qualsiasi momento. Fino a quando rimarremo ostaggi di questi managers della sicurezza non potremo vivere in pace e non potremo aspettarci una vita diversa, libera da continue paure.
I due popoli di questo paese sono ostaggi dei politici della morte. Ma non sono tutti ostaggi negli stessi termini. Le vite degli arabi sono valutate molto poco a paragone delle vite degli ebrei. Ma ci
sono anche vite a poco prezzo di ebrei. Non a caso i poveri di entrambi i popoli, i non affrancati, coloro che sono “a minor prezzo” dal punto di vista dei governanti, solo coloro che di solito
sono mandati a servire come ostaggi e carne da cannone. Per i “politici” la guerra è la cinica guerra dei mercanti di morte, delle elite, dei privilegiati ben protetti, mentre il popolo, entrambi i popoli, fanno la guerra per conto loro.
Gadi Algazi
RIPRENDIAMO IL LAVORO...CONTRO TUTTE LE GUERRE!!!
Cari lettori,
mi sono beccato un virus, non informatico, ma umano, influenzale. Nulla di grave, però non sono riuscito a lavorare al blog per due giorni (cosa gravissima).
Riprendo con queste riflessioni sull’offensiva israeliana a Gaza e gli attacchi di Hamas. Com’é successo innumerevoli volte, presento il sommario e l’editoriale del numero odierno de La Nonviolenza é in cammino. Lo pubblico volentieri anche perché é difficile dire qualcosa di intelligente su questa situazione incancrenita, grazie anche alla miopia delle grandi potenze e agli interessi economici-strategici e militari.
Di una cosa sono certo: sono a favore di tutti quei pacifisti, siano essi palestinesi o israeliani, che manifestano contro la guerra, sia essa dichiarata o meno. Leggo sui quotidiani che anche in questi giorni, in Israele ci sono manifestanti nonviolenti e pacifisti che chiedono la cessazione delle ostilità. Sono con loro, contro i militaristi e guerrafondai di ogni colore, nazione, credo religioso …
NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 689 del 3 gennaio 2009
Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Sommario di questo numero:
1. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni
2. Enrico Berti presenta la "Metafisica" di Aristotele
3. Indice de "La nonviolenza é in cammino" dicembre 2008
4. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
5. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
6. L'Agenda dell'antimafia 2009
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di più
1. EDITORIALE. CONTRO TUTTE LE GUERRE, CONTRO TUTTE LE UCCISIONI
Ogni giorno in Afghanistan e Pakistan la guerra fa stragi e stragi e stragi.
La guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista, mafiosa e
totalitaria. La guerra cui l'Italia sta partecipando in violazione del
diritto internazionale e della legalità costituzionale.
E non c'é uno dei tanti nostrani pacifisti parastatali che manifesti la
minima opposizione; tutti allineati da anni a sostegno della guerra e quindi
delle stragi: la nostra guerra, le nostre stragi.
Per questo quando questi signori stragisti di complemento predicano ad altri
la sublime virtù della pace le loro parole suscitano solo sdegno e
disprezzo.
*
Così come bisogna essere davvero accecati dalla propria tracimante
tracotanza imperialista e razzista per stilare e bandire tronfi proclami in
cui si ingiunge di deporre le armi in nome della "pace di Cristo" a
combattenti che hanno conosciuto fin troppo bene lungo secoli e secoli di
persecuzioni e di colonialismo, di crociate e di roghi, di antisemitismo e
di islamofobia, di ghetti e di pogrom, fino alla Shoah, quale effettuale
politica sotto l'etichetta della "pace cristiana" e della "civiltà europea"
sia stata spacciata dai poteri e dalle ideologie dominanti del crucifero
occidente. Non potrebbero tante sorelle e tanti fratelli cristiani essere un
po' più consapevoli e rispettosi dell'esistenza degli altri, che alla loro
fede non aderiscono? Non potrebbero per una volta evitar di brandire le loro
insegne ed assumere un atteggiamento se non penitente almeno umile ed
egualitario, meno autoritario e più disposto all'ascolto, e quindi più
sinceramente fraterno e sororale? Gliene saremmo tutti assai grati.
*
Manifestare certo occorre per chiedere la cessazione dei raid dell'esercito
israeliano su Gaza e per chiedere la cessazione degli attacchi missilistici
di Hamas sulle città meridionali di Israele.
Per esprimere solidarietà al popolo palestinese e alla popolazione
israeliana. Per esprimere opposizione alla scellerata politica del governo
di Israele, e alla scellerata politica di Hamas e dei regimi e delle
organizzazioni che Hamas sostengono, finanziano ed armano.
Per esprimere opposizione ad ogni terrorismo: di stato, di gruppo,
individuale.
Per chiedere alla comunità internazionale un impegno finalmente concreto
affinché sorga subito lo stato di Palestina, sovrano e democratico, ed
affinché cessi ogni minaccia di distruzione rivolta allo stato e alla
popolazione di Israele.
Manifestare occorre: contro la guerra e per la pace, contro la violenza e
per la nonviolenza, contro tutti gli eserciti e le armi e per l'umanità che
é una.
E solo se sono nonviolente e per la nonviolenza queste manifestazioni sono
buone e giuste. Senza ambiguità, senza complicità.
*
Manifestare certo occorre, contro tutte le guerre e contro tutte le
uccisioni.
La guerra é nemica dell'umanità.
La nonviolenza é la politica necessaria.
mi sono beccato un virus, non informatico, ma umano, influenzale. Nulla di grave, però non sono riuscito a lavorare al blog per due giorni (cosa gravissima).
Riprendo con queste riflessioni sull’offensiva israeliana a Gaza e gli attacchi di Hamas. Com’é successo innumerevoli volte, presento il sommario e l’editoriale del numero odierno de La Nonviolenza é in cammino. Lo pubblico volentieri anche perché é difficile dire qualcosa di intelligente su questa situazione incancrenita, grazie anche alla miopia delle grandi potenze e agli interessi economici-strategici e militari.
Di una cosa sono certo: sono a favore di tutti quei pacifisti, siano essi palestinesi o israeliani, che manifestano contro la guerra, sia essa dichiarata o meno. Leggo sui quotidiani che anche in questi giorni, in Israele ci sono manifestanti nonviolenti e pacifisti che chiedono la cessazione delle ostilità. Sono con loro, contro i militaristi e guerrafondai di ogni colore, nazione, credo religioso …
NOTIZIE MINIME DELLA NONVIOLENZA IN CAMMINO
Numero 689 del 3 gennaio 2009
Notizie minime della nonviolenza in cammino proposte dal Centro di ricerca
per la pace di Viterbo a tutte le persone amiche della nonviolenza
Direttore responsabile: Peppe Sini. Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100
Viterbo, tel. 0761353532, e-mail: nbawac@tin.it
Sommario di questo numero:
1. Contro tutte le guerre, contro tutte le uccisioni
2. Enrico Berti presenta la "Metafisica" di Aristotele
3. Indice de "La nonviolenza é in cammino" dicembre 2008
4. Per abbonarsi ad "Azione nonviolenta"
5. L'agenda "Giorni nonviolenti 2009"
6. L'Agenda dell'antimafia 2009
7. La "Carta" del Movimento Nonviolento
8. Per saperne di più
1. EDITORIALE. CONTRO TUTTE LE GUERRE, CONTRO TUTTE LE UCCISIONI
Ogni giorno in Afghanistan e Pakistan la guerra fa stragi e stragi e stragi.
La guerra terrorista e stragista, imperialista e razzista, mafiosa e
totalitaria. La guerra cui l'Italia sta partecipando in violazione del
diritto internazionale e della legalità costituzionale.
E non c'é uno dei tanti nostrani pacifisti parastatali che manifesti la
minima opposizione; tutti allineati da anni a sostegno della guerra e quindi
delle stragi: la nostra guerra, le nostre stragi.
Per questo quando questi signori stragisti di complemento predicano ad altri
la sublime virtù della pace le loro parole suscitano solo sdegno e
disprezzo.
*
Così come bisogna essere davvero accecati dalla propria tracimante
tracotanza imperialista e razzista per stilare e bandire tronfi proclami in
cui si ingiunge di deporre le armi in nome della "pace di Cristo" a
combattenti che hanno conosciuto fin troppo bene lungo secoli e secoli di
persecuzioni e di colonialismo, di crociate e di roghi, di antisemitismo e
di islamofobia, di ghetti e di pogrom, fino alla Shoah, quale effettuale
politica sotto l'etichetta della "pace cristiana" e della "civiltà europea"
sia stata spacciata dai poteri e dalle ideologie dominanti del crucifero
occidente. Non potrebbero tante sorelle e tanti fratelli cristiani essere un
po' più consapevoli e rispettosi dell'esistenza degli altri, che alla loro
fede non aderiscono? Non potrebbero per una volta evitar di brandire le loro
insegne ed assumere un atteggiamento se non penitente almeno umile ed
egualitario, meno autoritario e più disposto all'ascolto, e quindi più
sinceramente fraterno e sororale? Gliene saremmo tutti assai grati.
*
Manifestare certo occorre per chiedere la cessazione dei raid dell'esercito
israeliano su Gaza e per chiedere la cessazione degli attacchi missilistici
di Hamas sulle città meridionali di Israele.
Per esprimere solidarietà al popolo palestinese e alla popolazione
israeliana. Per esprimere opposizione alla scellerata politica del governo
di Israele, e alla scellerata politica di Hamas e dei regimi e delle
organizzazioni che Hamas sostengono, finanziano ed armano.
Per esprimere opposizione ad ogni terrorismo: di stato, di gruppo,
individuale.
Per chiedere alla comunità internazionale un impegno finalmente concreto
affinché sorga subito lo stato di Palestina, sovrano e democratico, ed
affinché cessi ogni minaccia di distruzione rivolta allo stato e alla
popolazione di Israele.
Manifestare occorre: contro la guerra e per la pace, contro la violenza e
per la nonviolenza, contro tutti gli eserciti e le armi e per l'umanità che
é una.
E solo se sono nonviolente e per la nonviolenza queste manifestazioni sono
buone e giuste. Senza ambiguità, senza complicità.
*
Manifestare certo occorre, contro tutte le guerre e contro tutte le
uccisioni.
La guerra é nemica dell'umanità.
La nonviolenza é la politica necessaria.
lunedì 29 dicembre 2008
auguri per il 2009
ricevo questa mail dall'amico padre Ottavio e la pubblico
AUGURI
FELICE 2009
Vi auguriamo un felice 2009 e lo facciamo con il racconto del barcaiolo.
Un barcaiolo trasportava nella sua barca un uomo che aveva studiato molto.
Vedendo alcuni gabbiani, quest’uomo chiede al barcaiolo: Lei ha studiato la vita degli uccelli?
No – rispose il barcaiolo.
- Allora ha perso parte della sua vita.
Passarono poi vicino ad alcune piante e quell’uomo chiede di nuovo: Ha studiato botanica?
No – rispose il barcaiolo.
- Ha perso metà della sua vita.
Conosce la composizione dell’acqua?
Nemmeno questo – disse ancora il barcaiolo.
- Allora ha perso quasi tutta la sua vita.
Improvvisamente la barca comincia a fare acqua e ad affondare.
Il barcaiolo allora chiede all’uomo dotto: Lei sa nuotare?
No – rispose quello.
- Allora temo che lei abbia perso tutta la sua vita.
Che il 2009 sia l’anno in cui impariamo tutti a navigare nel mare della solidarietà, della condivisione e dell’impegno e che lo facciamo lasciandoci guidare dal soffio dello Spirito Santo.
Non basta infatti sapere tante cose, è necessario navigare nell’oceano della vita amando e donando la vita perché "chi non vive per servire non serve per vivere".
E, se ce lo permetti ti lasciamo anche un’altra riflessione sul Dio di Gesù. È una riflessione articolata per ogni mese dell’anno.
Gennaio – Il Dio che ha preparato per noi con tenerezza ogni giorno del 2009 e dell’eternità.
Febbraio – Il Dio che è tenero e incandescente: è Padre.
Marzo – Il Dio che non mantiene le distanze: si lascia invocare.
Aprile – Il Dio che si sporca con la polvere della nostra terra.
Maggio - Il Dio che dice a una donna: mamma.
Giugno - Il Dio che crede nell’uomo e nella donna: li vuole protagonisti e non gregari.
Luglio - Il Dio che non soffre di daltonismo: ha occhi per il colore di tutte le pelli.
Agosto - Il Dio che fa sorgere il sole per riscaldare persone e cose senza escludere nessuno.
Settembre - Il Dio che è disarmato e discreto, che bussa e attende.
Ottobre - Il Dio che non cancella nessuno dalla sua memoria.
Novembre - Il Dio che vuole personalità d’alto fusto.
Dicembre - Il Dio che è contro il malumore e nasce nel mondo del suo amico l’uomo.
oraimondo@emi.it
AUGURI
FELICE 2009
Vi auguriamo un felice 2009 e lo facciamo con il racconto del barcaiolo.
Un barcaiolo trasportava nella sua barca un uomo che aveva studiato molto.
Vedendo alcuni gabbiani, quest’uomo chiede al barcaiolo: Lei ha studiato la vita degli uccelli?
No – rispose il barcaiolo.
- Allora ha perso parte della sua vita.
Passarono poi vicino ad alcune piante e quell’uomo chiede di nuovo: Ha studiato botanica?
No – rispose il barcaiolo.
- Ha perso metà della sua vita.
Conosce la composizione dell’acqua?
Nemmeno questo – disse ancora il barcaiolo.
- Allora ha perso quasi tutta la sua vita.
Improvvisamente la barca comincia a fare acqua e ad affondare.
Il barcaiolo allora chiede all’uomo dotto: Lei sa nuotare?
No – rispose quello.
- Allora temo che lei abbia perso tutta la sua vita.
Che il 2009 sia l’anno in cui impariamo tutti a navigare nel mare della solidarietà, della condivisione e dell’impegno e che lo facciamo lasciandoci guidare dal soffio dello Spirito Santo.
Non basta infatti sapere tante cose, è necessario navigare nell’oceano della vita amando e donando la vita perché "chi non vive per servire non serve per vivere".
E, se ce lo permetti ti lasciamo anche un’altra riflessione sul Dio di Gesù. È una riflessione articolata per ogni mese dell’anno.
Gennaio – Il Dio che ha preparato per noi con tenerezza ogni giorno del 2009 e dell’eternità.
Febbraio – Il Dio che è tenero e incandescente: è Padre.
Marzo – Il Dio che non mantiene le distanze: si lascia invocare.
Aprile – Il Dio che si sporca con la polvere della nostra terra.
Maggio - Il Dio che dice a una donna: mamma.
Giugno - Il Dio che crede nell’uomo e nella donna: li vuole protagonisti e non gregari.
Luglio - Il Dio che non soffre di daltonismo: ha occhi per il colore di tutte le pelli.
Agosto - Il Dio che fa sorgere il sole per riscaldare persone e cose senza escludere nessuno.
Settembre - Il Dio che è disarmato e discreto, che bussa e attende.
Ottobre - Il Dio che non cancella nessuno dalla sua memoria.
Novembre - Il Dio che vuole personalità d’alto fusto.
Dicembre - Il Dio che è contro il malumore e nasce nel mondo del suo amico l’uomo.
oraimondo@emi.it
venerdì 26 dicembre 2008
L'OMELIA DI NATALE DI DON GALLO
Grazie all'amico Stefano Ferrario, che ha lavorato alacremente, pubblico di seguito l'omelia tenuta da don Gallo la notte di Natale alla Comunità di San Benedetto al Porto (Genova)
Ecco qui che penso che possiamo dire stasera…che siamo anche molto numerosi è proprio che Dio che ama…questo amore cosmico che inonda tutti…
Per me il compito come tanti anni e dopo tanti anni di riflettere con voi sui testi che abbiamo qui. Quest’anno i politici lasciamoli un po’ perdere…proprio non meritano granché insomma!
Fermiamoci un po’ prima di tutto al Vangelo. Il primo nome che viene, guardate voi, in questo racconto così semplice, è niente meno che il nome dell’imperatore. Viene anche citato. Questa storia assomiglia poi alla storia che si è distesa lungo i secoli a noi e che è messa in correlazione con l’episodio che è proprio all’inizio, all’opposto….: cosa potete pensare di più lontano dal palazzo dell’imperatore, dal palazzo del potere, che è una mangiatoia in una stalla fuori città! dove una coppia di pellegrini, Maria e Giuseppe, per i quali non c’è posto in città, si rifugia….e dove avviene il parto? L’atto più semplice con cui la specie umana pensava a se stessa, provvede alla propria continuazione…dove avviene questo parto? In una mangiatoia! Abbandonata, tra l’altro… Quindi il bambino neonato Gesù in una mangiatoia. E’ la storia a quota zero…è l’anti-storia… a mio avviso è quello che succede ancora all’inizio del terzo millennio nel caso di milioni di casupole e baracche disseminate nel mondo. C’era qui padre Zanotelli. E fino, mi ricordo, ai tempi del G8, diceva: il 20%, per farsi comprendere lui dopo tanti anni in Africa, adesso sta da quattro anni al quartiere della Sanità di Napoli. Fino a qualche anno fa diceva: il 20% si pappa l’80% delle risorse… l’ho sentito a Firenze, due domeniche fa, e diceva che adesso è l’11% di abitanti di questa terra si pappa….fate voi la percentuale….siamo addirittura ad oltre l’80% delle risorse mondiali. Ancora stasera ho visto un pezzo di Rai2: ho sentito parlare autorità, vescovi….tutti dicono la crisi, la crisi quindi a solidarietà, la solidarietà….una solidarietà che continua a rimanere assistenziale… i nomi e i cognomi dei responsabili della crisi sono noti con indirizzo, non li sento….E allora, vi rendete conto che la nascita è l’emblema di quella condizione umana a cui non giunge nemmeno un occhio di giornalista, di cui nessun cronista tiene nel giusto conto…è il simbolo di una immensa moltitudine di persone oggi…si, è vero, fanno tante statistiche, mostre fotografiche, filmati… Allora? il senso del Natale è che Dio entra nella storia. Ma come ci entra? Non nel punto più alto, ma nel punto basso. Cosa vuol dire? Allora, nei palazzi Dio non c’è ! lì non c’è posto per l’uomo povero… per la donna, per i bambini, per i trans, per i rom, per i gay, per tutti coloro che non seguono la legge del branco…e per quelli che vivono e sopravvivono allo sbaraglio… Pensate solo alla situazioni delle carceri italiane, alle torture, senza protezione alcuna… Quindi a questo punto qualcuno stasera pensa che don Andrea dia la spiegazione dell’esistenza di Dio….No! io non lo so…come faccio? C’è in S.Pietro il Santo Padre… A noi importa dire: hai speranza? in un cambiamento strutturale, cioè in un nuovo mondo possibile? E allora, secondo me Dio esiste! Il nostro tempo, è vero, è un tempo di iniquità! Ma quante esperienze ci sono…? Guardate queste, anche minuscole, ci fanno sentire il futuro…Ma pensa alla resistenza indioafro-popolare, alla selva lacandona, ai sem terra, alle migliaia di cooperative indigene che ci sono…e via via fino alle nostre parti….quante, quante strette di mano con la gente africana, sudamericana e asiatica…o dell’Est, che parlano con confidenza della fraternità… si aspettano da noi! E noi che dovremmo essere la civiltà occidentale cristiana?! Io ho fatto più di 60000 km quest’anno…e ne ho viste… il 31 sera sarò in Trentino per una marcia della pace…. Quelli del Dal Molin mi hanno detto di scrivere ad Obama perché la base non si faccia…. Il microcredito a Firenze… Quindi migliaia e migliaia ovunque!
La paura è un sentimento che non si può rimuovere…. Forse noi siamo qui stasera per la paura…è un sentimento reale… e Gesù bambino ci stimola proprio con la sua mitezza e umiltà al dialogo, con chiunque… E soprattutto vorrei che rimanesse impresso nell’orecchio quel grido di Papa Giovanni…non ascoltate i profeti di sventura! Ma siamo cristiani? Ma siete pazienti ricercatori di spazi di incontri? Il cristiano deve essere un sognatore…c’è bisogno di sognatori! È chiaro che se si sogna da soli il sogno non si avvera mai…sognando insieme, il sogno si realizza… Chi vuole seguire Gesù, dalla sua culla fino alla croce e resurrezione, deve avere molta disponibilità ad ascoltare e comprendere, ad accogliere, questo altro che è e che ha tante risorse….Una fermezza nei principi, unita alla compassione…ecco il cristiano. Al sapere condividere con l’altro…e a volte in questi tempi, a fare silenzio insieme… Il cristianesimo è un’offerta… il cristiano non pretende di avere il monopolio della verità e della felicità!! Ai cristiani tocca il compito di vivere e testimoniare l’annuncio del Vangelo. E qui aggiungo: in direzione ostinata e contraria! L’annuncio cristiano non deve avere forme arroganti, né un’ostentazione di privilegi…trovare il tempo opportuno per il dialogo e non giudicare mai…!! Non giudicate se non volete essere giudicati… è un’opera di grande costanza e testimonianza…anche di persecuzione, così dicono le beatitudini, non di persuasione forzata… il cristiano non è fatto per vincere! È fatto per convincere ! equità, gratuità, libertà, giustizia, condivisione, pace…. A un certo momento Isaia nella prima lettura dice che Gesù verrà con diritto e giustizia ed è principe della pace!! E quindi questa pace con quattro colonne. Ecco è fuori dai palazzi, da tutti i poteri, dall’informazione menzognera…prima colonna. Seconda colonna che sostiene la pace, le cause dell’ingiustizia. Allora la terza colonna è l’amore, come sentirsi parte dell’intera famiglia umana, come Gesù ne è stato parte ed è stato il salvatore… e fatica sostenuta dalla speranza di un cambiamento strutturale, di una rivoluzione… con speranza e tenerezza.
Vi dicevo prima: basterebbe vedere le beatitudini. Il discorso della montagna… all’aperto, non in un palazzo! Dove va a fare questo grande discorso questo re dei re? Su una montagna… non ce l’ha il palazzo! Beati gli operatori di pace, beati i puri di cuore, beati i perseguitati a causa della giustizia… beati coloro che sono perseguitati nel mio nome…
Ed ecco che Gesù nella sua crescita, ci dice continuamente che è venuto per servire, non per essere servito. Voglio ripetere che non serve a nulla la paura! Dell’altro, del diverso, dello straniero o anche del vicino di casa…cessa di essere estraneo quando lo ascoltiamo… ascoltare non è semplicemente un atteggiamento d’orecchio, ma è soprattutto un atteggiamento interiore. Ciò richiede vigilanza, attenta riflessione, disponibilità a cambiare, una saldezza di convinzioni, a ricominciare da capo ogni giorno…
Vogliamo finalmente fondare la quinta internazionale?! Internazionale della speranza, del cambiamento…!
Ma lasciatemi infine fare gli auguri. Mi sono ispirato al grande vescovo don Tonino Bello, vescovo durante la tragedia della Bosnia Erzegovina. Andò a Sarajevo, con 500 persone…in piena battaglia…raccolse musulmani, raccolse cristiani, ortodossi, cattolici ma non una riga sui giornali…ed era già molto ammalato.
Partiamo da Gesù, che nasce per amore. Che dia a tutti noi la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali, senza saper perdere… Ci conceda di inventarci una vita carica di donazioni, di preghiera, di silenzio, di coraggio, di gioia, di bellezza…!
E allora che questo bambino ci tolga qualche volta il sonno e ci faccia sentire il guanciale del letto duro come un macigno! Finché non avremo dato quella che è l’accoglienza…
Questo bambino che diventa uomo ci faccia sentire dei vermi…! Ogni volta che la nostra superbia e indifferenza diventa titolo della nostra vita… lei non sa chi sono io…io pago le tasse… superbia, insolenza, arroganza…
Passiamo a Maria. Che trova solo nella paglia degli animali la culla dove porre con tenerezza il frutto del suo grembo. E allora che ci costringa a svegliarci per la partecipazione alla costruzione di una vita umana!
Giuseppe. E Giuseppe che andrà incontro a mille porte chiuse… chissà quante porte ha bussato…?! Nelle porte chiuse c’è il simbolo di tutte le emarginazioni. E allora che anche Giuseppe disturbi le nostre sbornie ideologiche, partitiche….che ci possano mettere in crisi dalla sofferenza i tanti genitori che versano lacrime… quanti ne vedo qui in ufficio, da tanti anni, tanti genitori che versano lacrime in segreto per i loro figli… senza fortuna, senza salute, senza lavoro…uccisi da trenta anni di proibizionismo sugli stupefacenti…una strage mafiosa!
Gli angeli. Gli angeli annunciano la pace. E allora anche loro che ci disturbino….ci facciano vedere che a un palmo dal nostro naso, spesso con l’aggravante del nostro silenzio complice, del nostro mutismo, indifferenza, si compiono ingiustizie, si sfratta la gente…
Quindi pensate, si fabbricano armi…sapete l’Italia ha più di cento bombe atomiche… si militarizza la terra degli umili!! Non crediamo alle “missioni di pace”! Anche Papa Giovanni nella sua enciclica “pacem in terris” ci dice esplicitamente che è impensabile portare la democrazia con le armi, che ciò è “alienum a ratione”…vuol dire che chi fa quelle missioni è un pazzo!!
Quindi la terra è degli umili e si condannano i popoli allo sterminio della fame.
E veniamo ai pastori. Che sono i più poveri. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità, nel loro disfacimento del sistema finanziario. E allora questa città sonnolenta, dell’indifferenza….pensate: ci stanno privatizzando l’acqua! Dio ha dato l’acqua per tutti!! E allora ci facciano capire questi pastori, che se anche noi vogliamo vedere una gran luce dobbiamo ripartire dagli ultimi, dalla stalla, da Gesù….bisogna uscire! Andare e rendere protagonisti i poveri! Una solidarietà assistenziale si deve trasformare in una solidarietà liberatrice. L’elemosina di chi gioca sulla pelle della gente è grave!!
Vorrei ancora dire con i pastori che i ricatti dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio… se provocati da speculazioni corporative. E i pastori vegliano nella notte e fanno la guardia al gregge. E allora noi diventiamo guardiani della nostra comunità, dei nostri gruppi…
Buon Natale, su questo vecchio mondo che muore… è nata la speranza.
La quarta colonna della pace è di una profonda inquietudine ed una grande aspirazione alla libertà…!! Sia lodato Gesù bambino.
Ecco qui che penso che possiamo dire stasera…che siamo anche molto numerosi è proprio che Dio che ama…questo amore cosmico che inonda tutti…
Per me il compito come tanti anni e dopo tanti anni di riflettere con voi sui testi che abbiamo qui. Quest’anno i politici lasciamoli un po’ perdere…proprio non meritano granché insomma!
Fermiamoci un po’ prima di tutto al Vangelo. Il primo nome che viene, guardate voi, in questo racconto così semplice, è niente meno che il nome dell’imperatore. Viene anche citato. Questa storia assomiglia poi alla storia che si è distesa lungo i secoli a noi e che è messa in correlazione con l’episodio che è proprio all’inizio, all’opposto….: cosa potete pensare di più lontano dal palazzo dell’imperatore, dal palazzo del potere, che è una mangiatoia in una stalla fuori città! dove una coppia di pellegrini, Maria e Giuseppe, per i quali non c’è posto in città, si rifugia….e dove avviene il parto? L’atto più semplice con cui la specie umana pensava a se stessa, provvede alla propria continuazione…dove avviene questo parto? In una mangiatoia! Abbandonata, tra l’altro… Quindi il bambino neonato Gesù in una mangiatoia. E’ la storia a quota zero…è l’anti-storia… a mio avviso è quello che succede ancora all’inizio del terzo millennio nel caso di milioni di casupole e baracche disseminate nel mondo. C’era qui padre Zanotelli. E fino, mi ricordo, ai tempi del G8, diceva: il 20%, per farsi comprendere lui dopo tanti anni in Africa, adesso sta da quattro anni al quartiere della Sanità di Napoli. Fino a qualche anno fa diceva: il 20% si pappa l’80% delle risorse… l’ho sentito a Firenze, due domeniche fa, e diceva che adesso è l’11% di abitanti di questa terra si pappa….fate voi la percentuale….siamo addirittura ad oltre l’80% delle risorse mondiali. Ancora stasera ho visto un pezzo di Rai2: ho sentito parlare autorità, vescovi….tutti dicono la crisi, la crisi quindi a solidarietà, la solidarietà….una solidarietà che continua a rimanere assistenziale… i nomi e i cognomi dei responsabili della crisi sono noti con indirizzo, non li sento….E allora, vi rendete conto che la nascita è l’emblema di quella condizione umana a cui non giunge nemmeno un occhio di giornalista, di cui nessun cronista tiene nel giusto conto…è il simbolo di una immensa moltitudine di persone oggi…si, è vero, fanno tante statistiche, mostre fotografiche, filmati… Allora? il senso del Natale è che Dio entra nella storia. Ma come ci entra? Non nel punto più alto, ma nel punto basso. Cosa vuol dire? Allora, nei palazzi Dio non c’è ! lì non c’è posto per l’uomo povero… per la donna, per i bambini, per i trans, per i rom, per i gay, per tutti coloro che non seguono la legge del branco…e per quelli che vivono e sopravvivono allo sbaraglio… Pensate solo alla situazioni delle carceri italiane, alle torture, senza protezione alcuna… Quindi a questo punto qualcuno stasera pensa che don Andrea dia la spiegazione dell’esistenza di Dio….No! io non lo so…come faccio? C’è in S.Pietro il Santo Padre… A noi importa dire: hai speranza? in un cambiamento strutturale, cioè in un nuovo mondo possibile? E allora, secondo me Dio esiste! Il nostro tempo, è vero, è un tempo di iniquità! Ma quante esperienze ci sono…? Guardate queste, anche minuscole, ci fanno sentire il futuro…Ma pensa alla resistenza indioafro-popolare, alla selva lacandona, ai sem terra, alle migliaia di cooperative indigene che ci sono…e via via fino alle nostre parti….quante, quante strette di mano con la gente africana, sudamericana e asiatica…o dell’Est, che parlano con confidenza della fraternità… si aspettano da noi! E noi che dovremmo essere la civiltà occidentale cristiana?! Io ho fatto più di 60000 km quest’anno…e ne ho viste… il 31 sera sarò in Trentino per una marcia della pace…. Quelli del Dal Molin mi hanno detto di scrivere ad Obama perché la base non si faccia…. Il microcredito a Firenze… Quindi migliaia e migliaia ovunque!
La paura è un sentimento che non si può rimuovere…. Forse noi siamo qui stasera per la paura…è un sentimento reale… e Gesù bambino ci stimola proprio con la sua mitezza e umiltà al dialogo, con chiunque… E soprattutto vorrei che rimanesse impresso nell’orecchio quel grido di Papa Giovanni…non ascoltate i profeti di sventura! Ma siamo cristiani? Ma siete pazienti ricercatori di spazi di incontri? Il cristiano deve essere un sognatore…c’è bisogno di sognatori! È chiaro che se si sogna da soli il sogno non si avvera mai…sognando insieme, il sogno si realizza… Chi vuole seguire Gesù, dalla sua culla fino alla croce e resurrezione, deve avere molta disponibilità ad ascoltare e comprendere, ad accogliere, questo altro che è e che ha tante risorse….Una fermezza nei principi, unita alla compassione…ecco il cristiano. Al sapere condividere con l’altro…e a volte in questi tempi, a fare silenzio insieme… Il cristianesimo è un’offerta… il cristiano non pretende di avere il monopolio della verità e della felicità!! Ai cristiani tocca il compito di vivere e testimoniare l’annuncio del Vangelo. E qui aggiungo: in direzione ostinata e contraria! L’annuncio cristiano non deve avere forme arroganti, né un’ostentazione di privilegi…trovare il tempo opportuno per il dialogo e non giudicare mai…!! Non giudicate se non volete essere giudicati… è un’opera di grande costanza e testimonianza…anche di persecuzione, così dicono le beatitudini, non di persuasione forzata… il cristiano non è fatto per vincere! È fatto per convincere ! equità, gratuità, libertà, giustizia, condivisione, pace…. A un certo momento Isaia nella prima lettura dice che Gesù verrà con diritto e giustizia ed è principe della pace!! E quindi questa pace con quattro colonne. Ecco è fuori dai palazzi, da tutti i poteri, dall’informazione menzognera…prima colonna. Seconda colonna che sostiene la pace, le cause dell’ingiustizia. Allora la terza colonna è l’amore, come sentirsi parte dell’intera famiglia umana, come Gesù ne è stato parte ed è stato il salvatore… e fatica sostenuta dalla speranza di un cambiamento strutturale, di una rivoluzione… con speranza e tenerezza.
Vi dicevo prima: basterebbe vedere le beatitudini. Il discorso della montagna… all’aperto, non in un palazzo! Dove va a fare questo grande discorso questo re dei re? Su una montagna… non ce l’ha il palazzo! Beati gli operatori di pace, beati i puri di cuore, beati i perseguitati a causa della giustizia… beati coloro che sono perseguitati nel mio nome…
Ed ecco che Gesù nella sua crescita, ci dice continuamente che è venuto per servire, non per essere servito. Voglio ripetere che non serve a nulla la paura! Dell’altro, del diverso, dello straniero o anche del vicino di casa…cessa di essere estraneo quando lo ascoltiamo… ascoltare non è semplicemente un atteggiamento d’orecchio, ma è soprattutto un atteggiamento interiore. Ciò richiede vigilanza, attenta riflessione, disponibilità a cambiare, una saldezza di convinzioni, a ricominciare da capo ogni giorno…
Vogliamo finalmente fondare la quinta internazionale?! Internazionale della speranza, del cambiamento…!
Ma lasciatemi infine fare gli auguri. Mi sono ispirato al grande vescovo don Tonino Bello, vescovo durante la tragedia della Bosnia Erzegovina. Andò a Sarajevo, con 500 persone…in piena battaglia…raccolse musulmani, raccolse cristiani, ortodossi, cattolici ma non una riga sui giornali…ed era già molto ammalato.
Partiamo da Gesù, che nasce per amore. Che dia a tutti noi la nausea di una vita egoista, assurda, senza spinte verticali, senza saper perdere… Ci conceda di inventarci una vita carica di donazioni, di preghiera, di silenzio, di coraggio, di gioia, di bellezza…!
E allora che questo bambino ci tolga qualche volta il sonno e ci faccia sentire il guanciale del letto duro come un macigno! Finché non avremo dato quella che è l’accoglienza…
Questo bambino che diventa uomo ci faccia sentire dei vermi…! Ogni volta che la nostra superbia e indifferenza diventa titolo della nostra vita… lei non sa chi sono io…io pago le tasse… superbia, insolenza, arroganza…
Passiamo a Maria. Che trova solo nella paglia degli animali la culla dove porre con tenerezza il frutto del suo grembo. E allora che ci costringa a svegliarci per la partecipazione alla costruzione di una vita umana!
Giuseppe. E Giuseppe che andrà incontro a mille porte chiuse… chissà quante porte ha bussato…?! Nelle porte chiuse c’è il simbolo di tutte le emarginazioni. E allora che anche Giuseppe disturbi le nostre sbornie ideologiche, partitiche….che ci possano mettere in crisi dalla sofferenza i tanti genitori che versano lacrime… quanti ne vedo qui in ufficio, da tanti anni, tanti genitori che versano lacrime in segreto per i loro figli… senza fortuna, senza salute, senza lavoro…uccisi da trenta anni di proibizionismo sugli stupefacenti…una strage mafiosa!
Gli angeli. Gli angeli annunciano la pace. E allora anche loro che ci disturbino….ci facciano vedere che a un palmo dal nostro naso, spesso con l’aggravante del nostro silenzio complice, del nostro mutismo, indifferenza, si compiono ingiustizie, si sfratta la gente…
Quindi pensate, si fabbricano armi…sapete l’Italia ha più di cento bombe atomiche… si militarizza la terra degli umili!! Non crediamo alle “missioni di pace”! Anche Papa Giovanni nella sua enciclica “pacem in terris” ci dice esplicitamente che è impensabile portare la democrazia con le armi, che ciò è “alienum a ratione”…vuol dire che chi fa quelle missioni è un pazzo!!
Quindi la terra è degli umili e si condannano i popoli allo sterminio della fame.
E veniamo ai pastori. Che sono i più poveri. I poveri che accorrono alla grotta, mentre i potenti tramano nell’oscurità, nel loro disfacimento del sistema finanziario. E allora questa città sonnolenta, dell’indifferenza….pensate: ci stanno privatizzando l’acqua! Dio ha dato l’acqua per tutti!! E allora ci facciano capire questi pastori, che se anche noi vogliamo vedere una gran luce dobbiamo ripartire dagli ultimi, dalla stalla, da Gesù….bisogna uscire! Andare e rendere protagonisti i poveri! Una solidarietà assistenziale si deve trasformare in una solidarietà liberatrice. L’elemosina di chi gioca sulla pelle della gente è grave!!
Vorrei ancora dire con i pastori che i ricatti dell’edilizia popolare sono atti di sacrilegio… se provocati da speculazioni corporative. E i pastori vegliano nella notte e fanno la guardia al gregge. E allora noi diventiamo guardiani della nostra comunità, dei nostri gruppi…
Buon Natale, su questo vecchio mondo che muore… è nata la speranza.
La quarta colonna della pace è di una profonda inquietudine ed una grande aspirazione alla libertà…!! Sia lodato Gesù bambino.
giovedì 25 dicembre 2008
SEGNALAZIONE VOLUME
Augurando buone feste ai pochi lettori di questi giorni, segnalo un volume che sto leggendo.
E' lo scritto di Enzo Bianchi, il pane di ieri, edito da Einaudi. Mi piacerebbe che chi lo avesse letto, scrivesse per questo blog cosa ne pensa...
Giuliano
E' lo scritto di Enzo Bianchi, il pane di ieri, edito da Einaudi. Mi piacerebbe che chi lo avesse letto, scrivesse per questo blog cosa ne pensa...
Giuliano
mercoledì 24 dicembre 2008
CONTRO L'ISTITUZIONE DELLE CLASSI DIFFERENZIALI PER STRANIERI
Dal ricchissimo e prezioso sito www.pavonerisorse.it, traggo la notiazia di questo appello, contro le cosiddette classi ponte, misura razzista e offensiva, discriminatoria e propagandistica del ministro Gelmini
APPELLO
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n.137 del 1° settembre 2008, i Firmatari dell’Appello esprimono una categorica contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica italiana su base etnica, sia che questa separazione avvenga in "classi di inserimento", sia che si espliciti sotto qualsiasi altra forma di discriminazione, anche se definita "positiva e transitoria".
Tale mozione è, infatti, in assoluta controtendenza con la cultura d’integrazione della scuola italiana, la quale ha nel tempo maturato metodi, strategie e supporti che la rendono unica nel panorama europeo e mondiale nel campo della formazione e della istruzione.
Nelle "classi di inserimento", o comunque le si voglia definire, l’aggregazione di alunni di diversa provenienza culturale e di diversa età anagrafica rischia di fatto di "segregare" gruppi di bambini ed adolescenti, tra l’altro per periodi di tempo indefiniti. Come sarà possibile integrare in contesto di apprendimento alunni che, pur avendo imparato tecnicamente la lingua italiana, nulla hanno vissuto dell’aspetto relazionale-affettivo che è sempre implicito in un percorso di apprendimento/insegnamento? Di fatto, l’acquisizione della lingua avviene nel contesto della relazione interpersonale e di gruppo che caratterizza una classe scolastica.
La ferma contrarietà dei Firmatari si estende anche alla possibilità, anch’essa prevista dalla suddetta mozione, di non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ogni anno. Si tratta di una scelta che va contro la Convenzione dei diritti dell’infanzia e la Costituzione Italiana, che sanciscono il diritto soggettivo dei minori presenti sul territorio nazionale a frequentare la scuola pubblica.
Un fermo no è espresso anche riguardo alla previsione di insegnamenti speciali per gli alunni stranieri, i corsi di "educazione alla legalità e alla cittadinanza", considerato che non vi è motivo di pensare che i bambini stranieri ne abbiano
maggiore necessità rispetto a quelli italiani, poiché non si può presupporre che i primi siano "naturalmente" più propensi alla devianza rispetto ai secondi.
Nel ribadire la ferma disapprovazione sui contenuti della mozione i Firmatari propongono alcuni elementi utili ad avviare o consolidare nella scuola una piena integrazione; si tratta infatti di:
- distinguere e semmai differenziare gli interventi nella Scuola Primaria e Media Inferiore da quelli delle Scuole Superiori e Licei;
- considerare le sperimentazioni già in atto (sostenute tra l’altro da Amministrazioni Comunali e Regionali) nell’ambito delle quali il problema della lingua viene affrontato e risolto, senza privare gli alunni di un processo di apprendimento significativo;
- monitorare tali esperienze per diffonderle più estesamente, facendo attenzione a rispettare i diversi contesti ambientali;
- distribuire le presenze straniere nelle classi, rispettando la territorialità in modo da non creare gruppi in cui la presenza di italiani sia minoritaria;
- recuperare e valorizzare il percorso scolastico pregresso dell’allievo straniero (anche se non parla italiano, non vuol dire che non capisce niente e non sa niente);
- usare le discipline scolastiche come strumento per un’educazione alla conoscenza che tenga conto dell’ampiezza e dell’estensione dei saperi, nonché delle interconnessioni che esistono in tutti i campi delle attività umane;
- attivare concretamente l’inserimento e il successo scolastico di tutti gli allievi creando allo stesso tempo spazi di coesistenza educativa, mettendo in grado tutto il personale della scuola, in particolare i docenti, di far ricorso a nuovi strumenti professionali e di apprendere, attraverso un’adeguata formazione, modalità metodologiche/comunicative che tengano conto di tutte le diversità presenti nelle classi;
- attivare laboratori di sostegno linguistico anche fuori orario di scuola, ma ad essa organicamente agganciabili, in collaborazione con organismi e strutture dell’extrascuola specializzati;
- mettere a disposizione delle scuole le risorse finanziarie necessarie per attuare tali percorsi.
Per aderire al presente Appello inviare una e-mail a: roma@cidisonlus.org
specificando nome, cognome e organismo di appartenenza.
Primi firmatari: Cidis Onlus
Glob Act
Alisei Coop
Ci.Sei.
Credito Senza Confini
Girasole
Adesioni:
ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
ARCI Ragazzi
CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati
Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini per la sanità e la cooperazione internazionale
Associazione Equoconsumo Roma
CIES
AUCI associazione universitaria per la cooperazione internazionale
Celio Azzurro
OPPI Milano
CISS ONG Cooperazione Internazionale Sud-Sud
La Risposta Onlus
Milano Film Festival
Associazione Lend- Lingua e nuova didattica
Agorà Onlus
Opera Nomadi - Padova
Associazione Per La Scuola della Repubblica
Sinnos Onlus
Donne in Nero - Padova
CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Rete per la Partecipazione
Griot
APPELLO
Alla Presidenza del Consiglio dei Ministri
Al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca
Al Presidente della Camera dei Deputati
Al Presidente del Senato della Repubblica
In relazione alla mozione approvata il 14 ottobre 2008 dalla Camera dei Deputati nell’ambito del Decreto di Legge n.137 del 1° settembre 2008, i Firmatari dell’Appello esprimono una categorica contrarietà a qualsiasi forma di separazione fra gli alunni della scuola pubblica italiana su base etnica, sia che questa separazione avvenga in "classi di inserimento", sia che si espliciti sotto qualsiasi altra forma di discriminazione, anche se definita "positiva e transitoria".
Tale mozione è, infatti, in assoluta controtendenza con la cultura d’integrazione della scuola italiana, la quale ha nel tempo maturato metodi, strategie e supporti che la rendono unica nel panorama europeo e mondiale nel campo della formazione e della istruzione.
Nelle "classi di inserimento", o comunque le si voglia definire, l’aggregazione di alunni di diversa provenienza culturale e di diversa età anagrafica rischia di fatto di "segregare" gruppi di bambini ed adolescenti, tra l’altro per periodi di tempo indefiniti. Come sarà possibile integrare in contesto di apprendimento alunni che, pur avendo imparato tecnicamente la lingua italiana, nulla hanno vissuto dell’aspetto relazionale-affettivo che è sempre implicito in un percorso di apprendimento/insegnamento? Di fatto, l’acquisizione della lingua avviene nel contesto della relazione interpersonale e di gruppo che caratterizza una classe scolastica.
La ferma contrarietà dei Firmatari si estende anche alla possibilità, anch’essa prevista dalla suddetta mozione, di non consentire in ogni caso ingressi nelle classi ordinarie oltre il 31 dicembre di ogni anno. Si tratta di una scelta che va contro la Convenzione dei diritti dell’infanzia e la Costituzione Italiana, che sanciscono il diritto soggettivo dei minori presenti sul territorio nazionale a frequentare la scuola pubblica.
Un fermo no è espresso anche riguardo alla previsione di insegnamenti speciali per gli alunni stranieri, i corsi di "educazione alla legalità e alla cittadinanza", considerato che non vi è motivo di pensare che i bambini stranieri ne abbiano
maggiore necessità rispetto a quelli italiani, poiché non si può presupporre che i primi siano "naturalmente" più propensi alla devianza rispetto ai secondi.
Nel ribadire la ferma disapprovazione sui contenuti della mozione i Firmatari propongono alcuni elementi utili ad avviare o consolidare nella scuola una piena integrazione; si tratta infatti di:
- distinguere e semmai differenziare gli interventi nella Scuola Primaria e Media Inferiore da quelli delle Scuole Superiori e Licei;
- considerare le sperimentazioni già in atto (sostenute tra l’altro da Amministrazioni Comunali e Regionali) nell’ambito delle quali il problema della lingua viene affrontato e risolto, senza privare gli alunni di un processo di apprendimento significativo;
- monitorare tali esperienze per diffonderle più estesamente, facendo attenzione a rispettare i diversi contesti ambientali;
- distribuire le presenze straniere nelle classi, rispettando la territorialità in modo da non creare gruppi in cui la presenza di italiani sia minoritaria;
- recuperare e valorizzare il percorso scolastico pregresso dell’allievo straniero (anche se non parla italiano, non vuol dire che non capisce niente e non sa niente);
- usare le discipline scolastiche come strumento per un’educazione alla conoscenza che tenga conto dell’ampiezza e dell’estensione dei saperi, nonché delle interconnessioni che esistono in tutti i campi delle attività umane;
- attivare concretamente l’inserimento e il successo scolastico di tutti gli allievi creando allo stesso tempo spazi di coesistenza educativa, mettendo in grado tutto il personale della scuola, in particolare i docenti, di far ricorso a nuovi strumenti professionali e di apprendere, attraverso un’adeguata formazione, modalità metodologiche/comunicative che tengano conto di tutte le diversità presenti nelle classi;
- attivare laboratori di sostegno linguistico anche fuori orario di scuola, ma ad essa organicamente agganciabili, in collaborazione con organismi e strutture dell’extrascuola specializzati;
- mettere a disposizione delle scuole le risorse finanziarie necessarie per attuare tali percorsi.
Per aderire al presente Appello inviare una e-mail a: roma@cidisonlus.org
specificando nome, cognome e organismo di appartenenza.
Primi firmatari: Cidis Onlus
Glob Act
Alisei Coop
Ci.Sei.
Credito Senza Confini
Girasole
Adesioni:
ASGI Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione
ARCI Ragazzi
CIR Consiglio Italiano per i Rifugiati
Azienda ospedaliera San Camillo Forlanini per la sanità e la cooperazione internazionale
Associazione Equoconsumo Roma
CIES
AUCI associazione universitaria per la cooperazione internazionale
Celio Azzurro
OPPI Milano
CISS ONG Cooperazione Internazionale Sud-Sud
La Risposta Onlus
Milano Film Festival
Associazione Lend- Lingua e nuova didattica
Agorà Onlus
Opera Nomadi - Padova
Associazione Per La Scuola della Repubblica
Sinnos Onlus
Donne in Nero - Padova
CNCA Coordinamento Nazionale Comunità di Accoglienza
Rete per la Partecipazione
Griot
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