sabato 17 settembre 2011
Quel sì ai lefebvriani che liquida il Concilio
Papa Benedetto XVI ha compiuto uno di quegli atti che lasceranno quasi certamente il segno sul futuro della chiesa universale. Il 14 settembre 2011, infatti, la Santa Sede ha consegnato ai lefebvriani un “preambolo dottrinale”: la firma in calce a questo documento è il passo richiesto ai lefebvriani per il rientro nella comunione con Roma della loro piccola ma influente comunità integrista.
Non si conoscono i dettagli del “preambolo” affidato alla Società San Pio X dei lefebvriani per un periodo di studio e di consultazioni che durerà prevedibilmente alcuni mesi.
Ma è chiaro che il perno del confronto ruota attorno al Concilio Vaticano II. Dalla fine del concilio in poi, nel 1965, Lefebvre e i suoi accoliti costruirono l’identità teologica e culturale del loro movimento integralista attorno al rifiuto del concilio, e in particolare attorno al rifiuto di fondamentali elementi di novità del magistero conciliare: ecumenismo, dialogo interreligioso, libertà religiosa anche per i non cattolici, dialogo tra chiesa e mondo.
Sarà lieto il professor Galli della Loggia, che solo pochi giorni fa lamentava il fatto che sarebbe di moda tra i cattolici essere di sinistra: la “master narrative” dei lefebvriani per la spiegazione della storia contemporanea è che tutte le eresie teologiche hanno trovato compimento nell’eresia politica per eccellenza, quella comunista, che a sua volta sarebbe stata l’ideologia ispiratrice dell’eretico cattolicesimo conciliare degli ultimi cinquant’anni.
Col Concilio Vaticano II la chiesa ha archiviato il matrimonio forzato col fascismo e l’autoritarismo, e ha iniziato ad accettare una moderna concezione di democrazia e di società aperta.
Con questa recente mossa di apertura del pontificato di Benedetto XVI verso i lefebvriani quel passaggio decisivo nella storia della chiesa rischia di diventare merce di scambio usata per trattare con prelati ultrareazionari, la cui nostalgia per il fascismo è pari solo all’improntitudine con cui la propagandano.
Dopo lo scandalo dell’inizio del 2009, il vescovo lefebvriano e negazionista Williamson usa maggiore cautela, ma altri prelati membri o vicini al movimento continuano a girare il mondo celebrando, per esempio, messe in onore del maresciallo Pétain, quello che fece della “Francia di Vichy” un volonteroso collaborazionista della Germania nazista.
Benedetto XVI ha compiuto questa mossa decisiva alla vigilia di due appuntamenti importanti, quali il viaggio in Germania della settimana prossima e, alla fine di ottobre, l’appuntamento interreligioso di Assisi, sui quali i lefebvriani hanno gettato, fin dalla prima edizione del 1986 in poi, fiumi di inchiostro e di odio denunciando come eresia quell’intuizione profetica di Giovanni Paolo II.
Ma la partita a poker tra Roma e i lefebvriani dura da oltre trent’anni, e molti sono i debiti teologici contratti durante il pontificato di Giovanni Paolo II e ancora non pagati. Se anche i lefebvriani dovessero accettare il “preambolo dottrinale”, è chiaro che non muterebbero il loro giudizio sul Concilio Vaticano II, da essi ritenuto la sentina di tutti gli errori e delle deviazioni dottrinali che hanno afflitto la chiesa negli ultimi cinquant’anni. Deve quindi essere chiaro che una riaccoglienza dei lefebvriani nella chiesa cattolica contemporanea implicherebbe una messa tra parentesi del valore del Concilio e della sua funzione come garanzia dell’impegno della chiesa cattolica al dialogo interreligioso e con l’ebraismo, al riconoscimento della libertà di coscienza, alla tutela della libertà religiosa e per l’ecumenismo e la pace tra i popoli. Al centro della cultura teologico-politica dei lefebvriani ci sono il rigetto della democrazia (all’interno della chiesa e non solo), di tutte le libertà moderne, della lezione dell’esperienza tragica della Seconda guerra mondiale, e in particolare il rigetto dell’antisemitismo razzista e della Shoah.
La concezione degli ebrei come “deicidi” è parte importante della “tradizione cattolica” difesa dai lefebvriani. La politica italiana ed europea sbaglierebbe a trattare questa questione come un affare interno della chiesa cattolica, o come un curioso episodio folkloristico messo in scena da una frangia estrema e colorita, senza capacità di influenzare la direzione di marcia del cattolicesimo contemporaneo: un cattolicesimo che al concilio aveva tratto un insegnamento importante dalla tragica storia del Novecento.
Il 14 settembre 1936 Pio XI prendeva pubblicamente la parola sulla guerra civile spagnola e benediceva l’insurrezione armata di Francisco Franco, prendendo chiaramente una delle due parti e abbandonando la linea di cautela tenuta fino a quel momento.
Quel discorso del settembre 1936 fu (come si è appena scoperto grazie a ricerche nell’archivio segreto vaticano) uno dei punti di svolta nell’accettazione dell’opzione fascista da parte della cultura politica del Vaticano del primo Novecento: altri tempi, altre emergenze. C’è da chiedersi a quali emergenze risponda, nel settembre 2011, l’apertura vaticana nei confronti dei lefebvriani.
Massimo Faggioli
tratto da www.europaquotidiano.it
ABBIAMO PIU' BISOGNO DI CACCIABOMBARDIERI O DI ASILI?
Se non ricordo male, era Eisenhower -che certo non era nè un comunista nè un pacifista- ad affermare, subito la seconda guerra mondiale, che un bombardiere (di allora!!!) costava quanto un ospedale.
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. E anche il costo dei bombardieri è aumentato. Non mi sto lamentando del costo "della morte" (speculare a quello "della vita") è che mi è arrivata la mail di peacelink che qui riporto...
Al costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido per settanta bimbi, stipendi per insegnanti compresi. L'Italia ne ha appena comprati 131: di cacciabombardieri, non di asili. Per non parlare del piano Eurofighter e dei sommergibili. Una per una, le cifre di un Paese che taglia su tutto ma non sulla guerra.
Clicca su
http://espresso.repubblica.it/dettaglio/armamenti-la-super-casta/2160322
Alessandro Marescotti
http://www.peacelink.it
Sostieni la telematica per la pace, versa un contributo sul c.c.p.
13403746 intestato ad Associazione PeaceLink, C.P. 2009, 74100 Taranto
(TA)
Da allora molta acqua è passata sotto i ponti. E anche il costo dei bombardieri è aumentato. Non mi sto lamentando del costo "della morte" (speculare a quello "della vita") è che mi è arrivata la mail di peacelink che qui riporto...
Al costo di un cacciabombardiere F-35 si potrebbero realizzare 183 asili nido per settanta bimbi, stipendi per insegnanti compresi. L'Italia ne ha appena comprati 131: di cacciabombardieri, non di asili. Per non parlare del piano Eurofighter e dei sommergibili. Una per una, le cifre di un Paese che taglia su tutto ma non sulla guerra.
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venerdì 16 settembre 2011
COSA E' E A COSA SERVE LA MARCIA PERUGIA-ASSISI: OPPOSIZIONE ALLA GUERRA ASSASSINA, OPPOSIZIONE ALLA PERSECUZIONE RAZZISTA
Questo, e nient'altro che questo, e' il significato e il fine della marcia Perugia-Assisi "per la pace e la fratellanza dei popoli" del 25 settembre: opposizione alla guerra assassina, opposizione alla persecuzione razzista.
*
Poiche' lo stato italiano sta partecipando alla guerra in Afghanistan e in Libia, due guerre scellerate che come tutte le guerre consistono nella massiva uccisione di esseri umani.
E una marcia "per la pace e la fratellanza dei popoli" questo primo e principale scopo deve avere: far cessare le stragi, far cessare le guerre.
La marcia Perugia-Assisi e' l'insurrezione morale del popolo italiano contro la guerra, contro le uccisioni, per il diritto di ogni essere umano a non essere ucciso.
Cessi immediatamente la partecipazione italiana alla guerra in Afghanistan e in Libia.
*
Poiche' lo stato italiano sta perseguitando i migranti con anomiche norme, misure amministrative ed azioni istituzionali semplicemente criminali e criminogene, semplicemente razziste e golpiste, semplicemente naziste.
E una marcia "per la pace e la fratellanza dei popoli" questo primo e principale scopo deve avere: far cessare le persecuzioni razziste, difendere i diritti umani di tutti gli esseri umani.
La marcia Perugia-Assisi e' l'insurrezione morale del popolo italiano contro il razzismo, contro le persecuzioni, per il diritto di ogni essere umano alla dignita', al rispetto, alla solidarieta'.
Siano abolite immediatamente nel nostro paese tutte le misure e le pratiche razziste e golpiste.
Peppe Sini
responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
Viterbo, 16 settembre 2011
Mittente: "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo
strada S. Barbara 9/E, 01100 Viterbo
e-mail: nbawac@tin.it
web: http://lists.peacelink.it/nonviolenza/
* * *
Peppe Sini, responsabile del "Centro di ricerca per la pace" di Viterbo, gia' consigliere comunale e provinciale, e' stato dagli anni '70 uno dei principali animatori del movimento che si oppone alle servitu' energetiche e militari nell'Alto Lazio; nel 1979 ha fondato il "Comitato democratico contro l'emarginazione" che ha condotto rilevanti campagne di solidarieta'; ha promosso e presieduto il primo convegno nazionale di studi sulla figura e l'opera di Primo Levi; nel 1987 ha coordinato per l'Italia la campagna di solidarieta' con Nelson Mandela allora detenuto nelle prigioni del regime razzista sudafricano; nel 1999 ha ideato, promosso e realizzato l'esperienza delle "mongolfiere della pace" con cui ostacolare i decolli dei bombardieri che dalla base di Aviano recavano strage in Jugoslavia; nel 2001 e' stato l'animatore dell'iniziativa che - dopo la tragedia di Genova - ha portato alla presentazione in parlamento di una proposta di legge per la formazione delle forze dell'ordine alla nonviolenza; e' stato dagli anni '80 il principale animatore dell'attivita' di denuncia e opposizione alla penetrazione dei poteri criminali nell'Alto Lazio - e negli anni '90 ha presieduto la Commissione d'inchiesta ad hoc istituita dal Consiglio Provinciale di Viterbo -; dal 2000 e' direttore del notiziario telematico quotidiano "La nonviolenza e' in cammino", che ogni giorno diffonde materiali di studio e di riflessione e sostiene e promuove iniziative nonviolente per la pace, l'ambiente, i diritti umani di tutti gli esseri umani.
giovedì 15 settembre 2011
L'ARCIVESCOVO DEVE MORIRE: OSCAR ROMERO E IL SUO POPOLO
L’Associazione EMMANUELE Invita alla presentazione del libro
“L’Arcivescovo deve morire ”
Oscar Romero e il suo popolo
di Ettore Masina
Presiede Ettore Salatto
Presidente “Emmanuele”
Presenta il Dott. Riccardo della Rocca
Presidente nazionale MASCI
Sarà presente l’autore
20 settembre 2011
ore 18.45
Parrocchia Sant’Andrea Apostolo
via Cassia 731
Roma
Ettore Masina è stato inviato de “Il Giorno” per il quale ha seguito il concilio Vaticano II. Ha diretto il settimanale TV “Gulliver”, ha fondato la Rete Radiè Resch di solidarietà internazionale, è stato deputato al Parlamento, rappresentando la sinistra indipendente nella Commissione Esteri. Ha pubblicato libri di viaggi, romanzi e racconti.
mercoledì 14 settembre 2011
Glorie d’Italia: F35 e bombe a grappolo
se non riuscite a leggerlo, per motivi tecnici, cliccate sul seguente link:
http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/09/14/glorie-ditalia-f35-e-bombe-a-grappolo/
http://danielebarbieri.wordpress.com/2011/09/14/glorie-ditalia-f35-e-bombe-a-grappolo/
lunedì 12 settembre 2011
Dall'amico Giovanni Falcetta ricevo la seguente mail ricordando ai lettori che l'11 settembre 1973 (ma non so quanti se ne siano ricordati) si compiva in Cile un'immane tragedia preparata con cura dagli USA, dalla CIA e dai fascisti cileni: il colpo di stato guidato dai militari di Pinochet. Una vera e propria sistematica carneficina.
Giovanni propone un video postato su YouTube relativo al discorso agli studenti di Salvador Allende. Discorso pieno di speranza, di forza, di vigore e di sostegno alla scuola e all'università statale come luogo dello sviluppo e della coesione sociale dei popoli. Era il dicembre del 1972. L'11 settembre del 1973 Allende moriva. Un colpo di stato rovesciava con la forza il suo governo.http://www.youtube.com/watch?v=D7lvzk3ZRbA&feature=shareDiscurso de Salvador Allende para los estudiantes.
www.youtube.com
sabato 10 settembre 2011
LE COOP FINANZIANO IL GIRO DELLA PADANIA: CHE BELLA SCHIFEZZA!
Non avrei mai pensato di occuparmi così tanto di sport...se va avanti così dovrò colorare lo sfondo di rosa, tanto per far assomigliare il blog al quotidiano più letto d'Italia...
...e io che ho sempre pensato che lo sport fa male -e la lega ancor di più...- ma ora leggo sul sito de Il fatto quotidinao il seguente articolo:
Coop rosse finanziano il Giro della Padania
Mentre militanti del Prc ma anche del Pd contestano la gara inventata da Bossi e gli amministratori di centrosinistra negano il passaggio sui loro territori, Coopsette e Unieco sponsorizzano la kermesse delle due ruote targata Lega. Le due mega cooperative di costruzioni con sede a Reggio Emilia hanno fatturati importanti in Italia e all'estero. Coopsette: “Nessun problema, siamo un’impresa dalla mentalità aperta”
Continua a leggerlo su http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/09/09/coop-rosse-finanziano-il-giro-della-padania/156352/
Ogni commento mi sembra superfluo...
...e io che ho sempre pensato che lo sport fa male -e la lega ancor di più...- ma ora leggo sul sito de Il fatto quotidinao il seguente articolo:
Coop rosse finanziano il Giro della Padania
Mentre militanti del Prc ma anche del Pd contestano la gara inventata da Bossi e gli amministratori di centrosinistra negano il passaggio sui loro territori, Coopsette e Unieco sponsorizzano la kermesse delle due ruote targata Lega. Le due mega cooperative di costruzioni con sede a Reggio Emilia hanno fatturati importanti in Italia e all'estero. Coopsette: “Nessun problema, siamo un’impresa dalla mentalità aperta”
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Ogni commento mi sembra superfluo...
giovedì 8 settembre 2011
COMUNISTI, LEGHISTI E CICLISTI
Sembra che (l'ho sentito su Rainews24) il campione di ciclismo Francesco Moser abbia esclamato, stupefatto, davanti ai contestatori del giro della cosiddetta padania: "Ma cosa vogliono questi comunisti? La padania è un dato di fatto, esiste".
Oddio, uno può anche credere che esista la Befana, gli UFO, il sacro Graal e i Puffi, ma la padania, proprio non esiste. se la sono inventata una venti di anni fa (anno più o anno meno). Prima neanche Bossi ne parlava!
Il fatto che non esista, non la rende meno pericolosa. Vi ricordate quel branco di poveretti -che i padani definiscono 'eroi' che scalarono il Campanile di San Marco e 'invasero' la Piazza sottostante con un blindato artigianale? Bossi lo sa ch ela padania non esiste e che se la è inventata per fini personali e politici. Ma tutti gli altri, lo sanno?
La nazionale di calcio padana gioca anche nel campionato delle nazioni negate. Peccato che i kurdi o i baschi (o i palestinesi) abbiano una storia, una letteratura, una lingua, ecc. ecc. comune. La cosidetta padania tutte queste cose non le ha. Perchè semplicemente non esiste.
Eppoi, definire 'comunisti' i contestatori è un vecchio escamotage degno del miglior (?) Berlusconi...E se anche fossero stati comunisti, questo squalificherebbe i contestatori? Mi faccia il piacere, signor Moser, torni a pedalare...
Oddio, uno può anche credere che esista la Befana, gli UFO, il sacro Graal e i Puffi, ma la padania, proprio non esiste. se la sono inventata una venti di anni fa (anno più o anno meno). Prima neanche Bossi ne parlava!
Il fatto che non esista, non la rende meno pericolosa. Vi ricordate quel branco di poveretti -che i padani definiscono 'eroi' che scalarono il Campanile di San Marco e 'invasero' la Piazza sottostante con un blindato artigianale? Bossi lo sa ch ela padania non esiste e che se la è inventata per fini personali e politici. Ma tutti gli altri, lo sanno?
La nazionale di calcio padana gioca anche nel campionato delle nazioni negate. Peccato che i kurdi o i baschi (o i palestinesi) abbiano una storia, una letteratura, una lingua, ecc. ecc. comune. La cosidetta padania tutte queste cose non le ha. Perchè semplicemente non esiste.
Eppoi, definire 'comunisti' i contestatori è un vecchio escamotage degno del miglior (?) Berlusconi...E se anche fossero stati comunisti, questo squalificherebbe i contestatori? Mi faccia il piacere, signor Moser, torni a pedalare...
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