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sabato 15 marzo 2008

PER IL BENE COMUNE: UNA BELLA LISTA

Dall'amico Michele Boato ricevo e pubblico immediatamente...


Lo so, adesso alle elezioni, con la scusa di “turarsi il naso” purchè non vinca Berlusconi, ci vorrebbero far dimenticare della sera del 17 febbraio 2007: appena tornati dall’enorme manifestazione di Vicenza contro il raddoppio della base Usa nel sito Dal Molin, abbiamo acceso la Tv per vedere le immagini del fiume interminabile dei 200mila; invece abbiamo avuto l’amarissima sorpresa di sentire il commento, quasi sarcastico, di Prodi che, dall’estero, proclamava “Manifestare è un diritto, ma la base verrà raddoppiata”. Qualche mese dopo, alle elezioni provinciali di Vicenza la sinistra ebbe un crollo di circa diecimila voti rispetto all’anno precedente, dai Ds uscirono metà dei consiglieri comunali, assieme alla deputata vicentina Lalla Trupia e via auto-demolendo il già debolissimo centro-sinistra veneto.

Ci vorrebbero anche far dimenticare di quando, nel 2006, il governo Prodi ha calpestato le solenni promesse elettorali fatte a Venezia da Rutelli: “Sul Mose faremo esattamente quello che ci chiede Cacciari, quando sarà eletto sindaco”.
Quella volta, in molti, ingenui, ci abbiamo creduto. Personalmente, al ballottaggio, ho fatto una forte campagna a favore di Cacciari sindaco, anche perché, dall’altra parte (coperti dietro la faccia pulita di Casson), c’era quella cosiddetta “sinistra” e quei cosiddetti “verdi” che il Mose lo avevano approvato in Consiglio Comunale, con la furbizia di dire “No al Mose… a meno che il governo Berlusconi con accetti tutte le nostre durissime condizioni”. Le condizioni era così “dure”… che Berlusconi le ha accettate il giorno dopo. E ora ci ritroviamo il Mose, tra mille sconquassi e illegalità, tutte coperte dal governo Prodi e dal suo solerte scudiero-con-le-mani-pulite Di Pietro. Invano abbiamo detto e ridetto che “Arca” costava un decimo del Mose, non faceva danni all’ambiente e risolveva il problema delle acque alte eccezionali…


Ora vorrebbero farci perdere la memoria anche per:
la Tav, una bestemmia dal punto di vista economico, ambientale e dei trasporti (mentre i pendolari viaggiano su carri bestiame),
l’esercito italiano mandato in guerra in Irak e poi in Afghanistan, grazie a Berlusconi, Prodi e D’Alema
la vergogna dei rifiuti di Napoli, terra del pluri-inquisito Bassolino e del distratto Pecoraro,
l'aumento ulteriore delle spese militari e del 61% delle esportazioni di armi, grazie ai ministri Bonino e Parisi,
la chimica del cloro a Marghera, solennemente bocciata dall’85% del popolo veneziano, ma difesa a spada tratta da Cacciari e dai suoi, tradendo la fiducia degli elettori, in cambio, forse, di un pugno di chimici.

Contando sulla nostra smemoratezza, ora ci vengono a chiedere il voto per Veltroni ed il “falco” di Confindustria Calearo o per Bertinotti ed il “nonviolentissimo” dei centri sociali napoletani Caruso. Con che coraggio?

Con che coraggio ci spiegano che solo a loro si da un “voto utile”: a fare che cosa?

Ecco perchè, questa volta, è diffusissima la voglia di NON votare per nessuno.
Con due “avversari” che si copiano il programma, che si scambiano i candidati (industriali, ex prefetti, ex ministri), e invitano gli elettori a votare “per i partiti maggiori” (l'uno o l'altro, poco importa...).
Con TUTTI i partiti che:
- calpestano l'articolo 11 della Costituzione (“L'Italia ripudia la guerra”) votando e rivoltando la presenza e gli enormi finanziamenti per l'esercito italiano in Afghanistan
- contemporaneamente, si aumentano lo stipendio di parlamentari
- impediscono che gli elettori possano scegliere, con una preferenza, il candidato che preferiscono.

Per dare una risposta a questo squallore, per cercare di dare un segnale di speranza a chi non si rassegna, senza pensarci più di tanto, ho deciso di accettare la proposta, fatta dal sen.Rossi ai movimenti ecologisti, nonviolenti e femministi, di candidarci nella lista civica “Per il bene comune”.

Non conoscevo personalmente Nando Rossi, uno dei due soli senatori che hanno votato contro la guerra in Afghanistan
; l'ho ascoltato all'assemblea (per discutere l’ipotesi di liste nonviolente, ecologiste e femministe, per superare l’abisso tra Palazzo e popolazione) che abbiamo organizzato a Bologna del 2 marzo scorso, e mi è sembrato una persona onesta: “Noi vi apriamo le liste; siete liberi di non accettare, ma forse non vi accadrà più di poter partecipare, come rappresentanti di movimenti di base, ad elezioni nazionali, senza l'enorme (insormontabile) fatica di raccogliere in tutta Italia, in pochi giorni, decine di migliaia di firme autenticate. Dobbiamo ringraziare anche Franca Rame che, garantendo la seconda firma di un(a) parlamentare, lo ha permesso”.

Mi fermo vi chiedo
invece di astenervi o annullare la scheda,
(se condividete le proposte del “manifesto di Bologna” riportate qui sotto)
di sostenere questa lista, che ha anche un bel nome:
“Per il bene comune”

Personalmente, qualora venissi eletto alla Camera dei deputati, prendo pubblicamente questi impegni:


- lavorare duro, in Parlamento e fuori, per portare avanti gli obiettivi (decrescita e benessere nella sobrietà, solare, smilitarizzazione del territorio, difesa e ampliamento della democrazia, società aperta e diritti delle donne) che nascono dalle lotte dei movimenti e che abbiamo sintetizzato nel “manifesto di Bologna”

- mantenere strettissimi legami con i comitati e le associazioni che nei vari territori danno l’anima per una società più pulita e solidale

- organizzare periodicamente assemblee, aperte a tutti, di verifica dell’operato in Parlamento

- versare a questi movimenti, per sostenere le loro attività, la metà dello stipendio da parlamentare (come ho già fatto, da consigliere regionale del Veneto, negli anni ’90) con un rendiconto pubblico trimestrale
Michele Boato
presidente Ecoistituto del Veneto e direttore riviste Gaia e Tera e Aqua

capolista “Per il bene comune” in Veneto,
e candidato di sostegno in Emilia R., Friuli V.G, Lombardia, Toscana, Lazio, Puglia, Sicilia e Sardegna.


Il secondo testo era già stato pubblicato, ma si sa, repetita juvant...
Giuliano

dall'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 nasce la
RETE DI DONNE E UOMINI PER L'ECOLOGIA ,
IL FEMMINISMO E LA NONVIOLENZA

Ci siamo incontrati in molti, da tutta Italia, per dare assieme una risposta all'abisso che divide il Palazzo dalla popolazione, per uscire dalla subalternità e dal fatalismo del “non si può fare nulla” contro le continue guerre, le devastazioni ambientali, il maschilismo e i fondamentalismi che negano la dignità di tutti gli esseri umani, le mafie e il razzismo, le sopraffazioni e le ingiustizie
Ci siamo detti che, sulle questioni più importanti, come
- la partecipazione anti-Costituzionale dell'Italia alla guerra in Afghanistan,

- lo scandalo della Tav, del Mose, dei rigassificatori e degli inceneritori, dell’incremento dissennato del trasporto aereo e delle autostrade
- la provocazione della nuova base militare Usa a Vicenza e di testate nucleari a Ghedi ed Aviano
- il razzismo, l’informazione negata, la corruzione e le complicità con i poteri criminali
i governi di destra e di centrosinistra non hanno mostrato grandi differenze

Perciò noi, che facciamo parte dell'arcipelago di comitati, associazioni, movimenti e persone che non si sono stancate di lottare contro le ingiustizie, le guerre e le violenze (anche contro gli amici animali), il razzismo e le mafie, il maschilismo e la devastazione delle relazioni umane e della biosfera, e ci sforziamo di realizzare una società e una vita più amichevole e più sana, fuori dall’ossessione consumistica e dall’invasione dei rifiuti, in armonia con la natura e nella difesa dei beni comuni, come nostra sorella acqua,
abbiamo deciso
di riprendere il cammino iniziato con la nonviolenza di Aldo Capitini e Maria Montessori, il socialismo libertario di Rosa Luxemburg e Lelio Basso, l'
anti-autoritarismo del '68, il femminismo che dagli anni 70 illumina le nostre vite , l'ecologismo di Laura Conti e Alex Langer e del primo Arcipelago verde.
per costruire,
con un metodo basato su comunicazione, concretezza, inclusione, democrazia dal basso e rispetto reciproco:

- una rete che colleghi e rafforzi le moltissime esperienze locali, e, partendo da esse, prepari anche una presenza diretta del movimento in politica, attraverso la costruzione di liste pulitissime, fatte da uomini e donne coraggiose, disinteressate, nonviolente e competenti

- un programma che, uscendo dal “pensiero unico” di sviluppo e crescita, si basi su:
1. decrescita e ricerca del benessere nella sobrietà,
2. energia solare, risparmio e bioarchitettura per diventare indipendenti dai combustibili fossili, dal ricatto nucleare e dalle emissioni di gas serra e di polveri cancerogene
3. difesa della democrazia e suo ampliamento verso i referendum locali e il potere dal basso,
4. smilitarizzazione del territorio,
con riduzione delle spese militari, abbandono di armamenti offensivi e basi usa, nucleari e non, creazione di un corpo civile di pace europeo
5. società accogliente, solidale e aperta alle diversità, nel rispetto delle regole di convivenza e solidarietà, con un forte impegno per i diritti delle donne e contro la violenza su di esse; con un particolare impegno all'educazione al genere ed al rispetto tra i generi; un impegno alla lotta contro la violenza di genere e all'analisi di genere di ogni progetto; apertura alle varie culture, ma né tradizioni né ideologie possono essere usate per negare alle donne i loro diritti umani.

- regole di comportamento comuni che:
1. impediscano la politica come professione e come strumento di arricchimento,
2. instaurino un confronto diretto sistematico tra elettori ed eletti,
3. pratichino il principio del 50% di presenza femminile in ogni sede istituzionale
4. applichino la scelta della nonviolenza anche nel linguaggio

La precipitazione della crisi di governo impedisce materialmente la presentazione di queste liste alle prossime elezioni (con la conseguenza di diverse scelte, dal voto per “il meno peggio” di quello che i partiti di centro e di sinistra propongono, alla disponibilità di
candidarsi nella lista civica “Per il bene comune”, fino all'astensionismo attivo), ma
l'assemblea ha deciso di mettere le basi per la rete
- utilizzando anche a questo scopo il quotidiano telematico “La nonviolenza in cammino”
- aprendo la lista di discussione “Donne e uomini per ecologia e nonviolenza” con l'aiuto
tecnico della rete di Lilliput
- riconvocandosi subito dopo le elezioni, sabato 19 aprile dalle ore 10 alle 17, ancora a
Bologna, nella stessa Sala Sindacale della stazione ferroviaria, per decidere un programma,
iniziative e ulteriori strumenti di lavoro comuni.

venerdì 14 marzo 2008

IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO

PROPOSTE. IL 5 PER MILLE AL MOVIMENTO NONVIOLENTO

[Dal sito www.nonviolenti.org riprendiamo e diffondiamo]

Anche con la prossima dichiarazione dei redditi sara' possibile sottoscrivere un versamento al Movimento Nonviolento (associazione di promozione sociale). Non si tratta di versare soldi in piu', ma solo di utilizzare diversamente soldi gia' destinati allo Stato.

Destinare il 5 per mille delle proprie tasse al Movimento Nonviolento e' facile: basta apporre la propria firma nell'apposito spazio e scrivere il numero di codice fiscale dell'associazione.

Il codice fiscale del Movimento Nonviolento da trascrivere e': 93100500235.

Sono moltissime le associazioni cui e' possibile destinare il 5 mille. Per molti di questi soggetti qualche centinaio di euro in piu' o in meno non fara' nessuna differenza, mentre per il Movimento Nonviolento ogni piccola quota sara' determinante perche' ci basiamo esclusivamente sul volontariato, la gratuita', le donazioni. I contributi raccolti verranno utilizzati a sostegno della attivita' del Movimento Nonviolento ed in particolare per rendere operativa la "Casa perla pace" di Ghilarza (Sardegna), un immobile di cui abbiamo accettato la generosa donazione per farlo diventare un centro di iniziative per la promozione della cultura della nonviolenza (seminari, convegni, campiestivi, eccetera). Vi proponiamo di sostenere il Movimento Nonviolento che da oltre quarant'anni con coerenza lavora per la crescita e la diffusione della nonviolenza.
Grazie.
Il Movimento Nonviolento

*P. S.: se non fai la dichiarazione in proprio, ma ti avvali del commercialista o di un Caf, consegna il numero di codice fiscale e di' chiaramente che vuoi destinare il 5 per mille al Movimento Nonviolento.
Nel 2007 le opzioni a favore del Movimento Nonviolento sono state 261 (corrispondenti a circa 8.500 euro, non ancora versati dall'Agenzia delleEntrate) con un piccolo incremento rispetto all'anno precedente. Un grazie atutti quelli che hanno fatto questa scelta, e che la confermeranno.

*Per ulteriori informazioni e contatti: via Spagna 8, 37123 Verona,
tel.0458009803, fax: 0458009212,
e-mail: an@nonviolenti.org, sito:www.nonviolenti.org

giovedì 13 marzo 2008

Maremma, Padania

Non so quanti lettori abbiano letto la grande notizia: domenica scosa c'è stata l'ennesima elezione di Miss Padania. Non starò qui ad annoiare chi mi legge con le motivazioni per cui detesto questo tipo di manifestazioni, leghiste o meno che siano. Il fatto che mi spinge a scrivere è questo: ha vinto una ragazza di Grosseto...Ora, se non ricordo male, questa città si trova in Maremma e la Maremma sta in Toscana, che con la Padania c'entra come i cavoli a merenda. Vorrà dire che i leghisti, dove aver pasticciato con la mitologia, disastrato la storia, giocato con il paganesimo, ora riscrivono anche la geografia. O, forse, sono leggermente confusi...o ignoranti...o tutt'e due le cose...
Del resto, una volta, ad Alassio, ho letto un manifesto leghista che proclamava la Liguria, lo sbocco al mare della Padania. A parte che mai la Padania è esistita, neanche come mera espressione geografica, pensavo che lo sbocco al mare della Pianura padana fosse dalle parti della riviera romagnola...

carta.org

Carta.org è un bel ‘luogo’ da visitare…
Dalla sua newsletter riprendo i seguenti testi:

La no-news-letter di Carta
Settimana dal 14 al 20 marzo 2008

Il quotidiano di Carta è on line ogni giorno dopo le 17.
http://www.carta.org

Le proposte della Bottega di Carta
http://bottega.carta.org/

***** Altre campagne *****

Questo fine settimana, in piena campagna elettorale, si affollano una
quantità di iniziative non elettorali, ma decisamente politiche. Un
sorprendente week end per chi è abituato a fare bilanci sulla crisi dei
movimenti sociali, cominciato questa mattina con l'occupazione a Roma della
sede di Acea e che prosegue domani con le iniziative del movimento per
l'acqua. Alcuni dei promotori di queste mobilitazioni saranno il 5 aprile
insieme a molti altri al «Cantiere dell'altra politica» promosso a Roma da
Carta [presso la sua sala Luigi Pintor]: una giornata per ragionare insieme
di democrazia, beni comuni e diritti sociali e civili [con Marco Revelli,
Riccardo Petrella, Alex Zanotelli, Luis Hernandez Navarro e molti altri e
altre]; chi vuole partecipare [la sala può contenere cento persone] può
comunicarlo entro il 29 marzo a elisabetta.fabi@libero.it [per altre
informazioni: Andrea Morniroli 338 1600757 e www.carta.org]. Sempre il 5
aprile [ma il pomeriggio, per non sovrapporsi al Cantiere], Rete Lilliput
promuove a Roma il seminario «Agire un'altra politica, costruire e praticare
la democrazia». Una campagna non elettorale c¹è anche a Crotone, dove sabato
15 marzo [ore 10], alla libreria Cerrelli di corso Vittorio Emanuele, si
tiene un'assemblea tra le reti sociali e i movimenti calabresi [promossa
anche da Carta e l¹associazione Cantieri sociali] per discutere della
situazione locale e della profonda crisi, politica, sociale e istituzionale
che la regione sta vivendo. Intanto, nel nuovo numero di Carta in edicola da
domani, trovate la lettera di Pierluigi Sullo a Fausto Bertinotti [a
proposito dello stato di salute dei movimenti e quello di Rifondazione] e un
reportage da Pisa, dove venticinque associazioni hanno trovato casa al
Laboratorio Rebeldìa e lanciano in questi giorni la loro «Altra campagna» per
mostrare la città invisibile [alla politica].


****Acqua****

I tre giorni del popolo dell'acqua
Gianluca Carmosino
[12 Marzo 2008]
A chi ancora si chiede perché quelli del movimento dell’acqua se la prendono tanto con Acea bisognerebbe far leggere il quotidiano honduregno La Prensa di questi giorni. Aguas de San Pedro, controllata locale delle multinazionale romana, ha comprato alcuni spazi pubblicitari su La Prensa, per annunciare che sarà «tagliato il servizio di acqua potabile a tutti coloro che non hanno pagato due fatture consecutive». Chi resta a secco [cioè i più poveri], suggerisce Acea, può sempre pensare di comprare bottiglie di acqua minerale Frasassi, imbottigliata nei pressi delle omonime grotte nelle Marche. Per promuovere l’acqua Frasassi–racconta Luca Martinelli del Forum dei movimenti per l’acqua–, sempre sulle pagine de La Prensa, Aguas de San Pedro ha scelto come testimonial il calciatore Leon, in forza al Genoa, nel campionato italiano di seria A e che in patria è una specie di eroe nazionale.
Se nel sud del mondo Acea è sempre più nota perché fa affari costringendo alla fame e alla sete migliaia di impoveriti, in Italia si distingue per la sua presenza nei processi di privatizzazione che Pdl e Pd sembrano voler ulteriormente estendere. Eppure, negli ultimi mesi il movimento per l’acqua che promuove da domani a domenica una tre giorni di iniziative nel Lazio è giù riuscito più volte a sorprendere multinazionali e governi [persino l’ultimo governo Prodi alla fine ha accettato l’approvazione con la Finanziaria 2007 di una moratoria su tutti i processi di privatizzazione dei servizi idrici in corso], ma soprattutto a moltiplicare adesioni e produrre grandi mobilitazioni locali. In Toscana, ad esempio, è riuscito prima nel consiglio comunale di Firenze e poi in quello della Regione, grazie alla collaborazione della Sinistra arcobaleno, a congelare almeno per il momento l’accorpamento [deciso dalla coppia Veltroni-Domenici] della gestione dei servizi di tre Ato nelle quali il socio privato è lo stesso è ha come capofila, guarda un po’, Acea e Suez.
«Questi tre giorni sono parte di un percorso ormai lungo che punta alla ripubblicizzazione dei servizi idrici», spiega Corrado Oddi, del Funzione pubblica Cgil e del Forum dei movimenti per l’acqua. Tre giorni per fare il punto sul percorso sin qui compiuto e sulle prossime tappe da intraprendere per consolidare ed estendere le battaglie condotte dal popolo dell’acqua, ma anche per dare forza alla vertenza in corso sul territorio della provincia di Latina [dove si svolgono le iniziative dal 14 al 16 marzo], «ma soprattutto per dimostrare–aggiunge Corrado Oddi–che la battaglia per la ripubblcizzazione dell’Acqua nell’Ato di Aprilia-Latina è una vertenza di tutto il movimento per l’acqua».
Si comincia venerdì 14 a Bassiano [Latina], alle ore 16, con il convegno all’auditorium dal titolo «Ripubblicizzare l’acqua, ricostruire la democrazia locale» destinato in particolare agli enti locali: saranno presenti gli amministratori di Arezzo, Latina e Viterbo dove, spiega Oddi, ci sono oggi tutte le ragioni e le possibilità per ripubblicizzare l’acqua, cioè istituire consorzi tra comuni o aziende speciali e non società per azioni. Sabato 15 [ore 13], c’è invece l’assemblea nazionale del Forum italiano dei movimenti per l’acqua al Rialtosantambrogio [via di Sant’Ambrogio 4, a Roma] che, tra le altre cose, deciderà data [autunno], luogo e temi del secondo forum nazionale dei movimenti per l’acqua e ricorderà dell’appuntamento già deciso di Sciacca, in Sicilia [dal 29 al 31 marzo]. Domenica 16, infine, conclusione della tre giorni con la manifestazione nazionale ad Aprilia [Latina], città ormai simbolo del popolo dell’acqua perché qui la privatizzazione è stata una delle prime e una delle peggiori, come hanno dimostrato i recenti arresti di alcuni dirigenti di Acqualatina [i due cortei partiranno da piazza dei Bersaglieri e da parco Friuli, per convergere in piazza Roma]. Altre notizie sono su www.acquabenecomune.org.

lunedì 10 marzo 2008

LA PACE, MA ANCHE ... LE GUERRE UMANITARIE. LA POLITICA ESTERA NEL PROGRAMMA DEL PD

ROMA-ADISTA. Centralità dello "strumento militare" e un generale di Corpo d’Armata candidato al Senato: due elementi che indicano con chiarezza quali sono le idee e le prospettive del Partito Democratico sui temi della difesa, degli armamenti, della politica estera e della pace.
Nel contesto di una globalizzazione che migliora "le condizioni di vita e di reddito di milioni di uomini" ma accentua le "disuguaglianze", si legge nel primo paragrafo del Programma di governo del Partito Democratico, presentato dal segretario Walter Veltroni e dall’economista liberal Enrico Morando lo scorso 25 febbraio, "l’Italia deve poter disporre di uno strumento militare che le consenta, in coerenza con il mandato fissato nell’articolo 11 della Costituzione, di assicurare un’adeguata difesa del territorio nazionale; di svolgere da protagonista il ruolo che le compete nelle alleanze internazionali; di condividere le responsabilità nel governo delle crisi e per la difesa della pace e della stabilità internazionale", a cominciare dall’Afghanistan dove bisogna restare "per vincere la guerra al terrorismo jihadista". Una strategia pienamente rivendicata da Arturo Parisi, ministro della Difesa uscente e ricandidato dal Pd alla Camera come capolista in Sardegna: "Finalmente il programma di una forza politica, il programma del Partito Democratico – scrive Parisi in una lettera pubblicata dal quotidiano la Repubblica lo scorso 3 marzo – riconosce con una nitidezza che non ha precedenti che ‘in un contesto in rapida evoluzione, contraddistinto da elevata instabilità’ con ‘accresciute minacce alla sicurezza internazionale’, ‘l’Italia deve poter predisporre di uno strumento militare’" adeguato. "Pur nella loro essenzialità – prosegue – queste proposizioni da sole danno la prova del cammino fatto nella maturazione di una cultura e di una responsabilità di governo. Né nel programma del 1996, né in quello del 2001, e neppure in quello del 2006, è infatti riscontrabile il riconoscimento delle esigenze della difesa del Paese e dei doveri che derivano all’Italia dalla solidarietà internazionale in modo così chiaro".


La seconda mossa è stata resa pubblica il primo marzo: la candidatura al Senato (al quarto posto nel Lazio, quindi in una posizione ‘sicura’) del generale di Corpo d’Armata Mauro Del Vecchio, già capo delle missioni militari multinazionali nei Balcani fra il 1997 e il 1999 – dove oltre 500 militari italiani si ammalarono, e circa 50 sono già deceduti, di linfoma in seguito all’utilizzo di proiettili all’uranio impoverito nel silenzio assoluto degli stati maggiori – e della missione Isaf della Nato in Afghanistan dall’agosto 2005 al maggio 2006, che proprio sotto il suo comando si allargò al sud del Paese, affiancandosi alla missione statunitense Enduring freedom. "Questa volta Maurizio Crozza resterà molto deluso da Walter Veltroni – commenta Massimo Paolicelli, presidente dell’Associazione Obiettori Nonviolenti –: con la candidatura del generale Mauro Del Vecchio ha mancato del classico ‘ma anche’, non abbiamo visto infatti candidare anche un obiettore o una ragazza del servizio civile o un rappresentante del variegato mondo pacifista. Non è un caso: perché la Difesa è uno dei pochi temi sui quali il Partito Democratico ha le idee molto chiare, come ha dimostrato in questi ultimi due anni scarsi di governo", a cominciare dall’aumento esponenziale delle spese militari (v. Adista nn. 83/06, 2 e 77/07), che peraltro hanno registrato un ulteriore incremento poiché la commissione Difesa della Camera, riconvocata d’urgenza il 5 marzo, ha deliberato l’acquisto di due nuovi sommergibili del costo di 915 milioni di euro. "Questa volta il veltronismo lo facciamo nostro – prosegue –, dal momento che la Corte Costituzionale ha più volte ricordato che la difesa della patria si adempie con il servizio militare, ‘ma anche’ con il servizio civile, senza armi. Allora è possibile istituire corpi civili di pace, riconvertire l'industria bellica e ridurre le spese militari. Ma di tutto questo – conclude Paolicelli – Veltroni ed il suo Pd non parlano: preferiscono candidare un generale".

PeaceLink a Veltroni: si può fare, ma cosa?
Che il Partito Democratico auspichi un sempre maggiore protagonismo dell’Italia nei teatri delle cosiddette "missioni di pace" lo ammette lo stesso Veltroni, sebbene con un linguaggio piuttosto ‘coperto’, rispondendo ad una lettera che gli era stata inviata dalla Tavola della Pace: "Per dimostrare di essere forte – scrive il candidato premier del Pd – la politica deve ritrovare la propria credibilità. E sono convinto che per essere credibile la politica deve farsi carico di responsabilità che non restino eluse". "Abbiamo dimostrato di credere che l’impegno per la pace si dimostra con il coraggio delle proprie scelte, incontrando accordi e disaccordi – prosegue –. Ma nuovi fronti si aprono ogni giorno, dal Darfur al Kenya, dalla Somalia ai Balcani, e la politica non può e non deve restare cieca e sorda", "deve ascoltare e poi deve saper offrire risposte ma anche partecipazione. Non possiamo sottrarci".
Cosa Veltroni e il Partito Democratico intendano fare sul tema della pace lo chiede direttamente al candidato premier l’associazione PeaceLink, con una lettera del giornalista Carlo Gubitosa, attivista dell’associazione: "Allora, caro Walter, quali sono le politiche di pace che hai in mente? Che cosa ‘si può fare’ per far valere il diritto internazionale in un mondo che cerca giustizia con le armi?". Nelle precedenti esperienze di governo del centro-sinistra, la pace non ha mai trovato posto in una effettiva proposta politica, "mi auguro che tu possa fare di meglio", scrive Gubitosa, che elenca alcune delle poposte "che i pacifisti e gli amici della nonviolenza gridano al vento da più di un decennio": destinare lo 0,7% del Pil ad iniziative di cooperazione internazionale per favorire lo sviluppo dei Paesi impoveriti; legalizzare e tutelare il diritto di obiezione di coscienza alle spese militari, con forme di opzione fiscale che consentano ai cittadini di scegliere se finanziare attraverso le imposte la difesa armata o la difesa non armata; monitorare e controllare capillarmente il commercio, la produzione e l'esportazione delle armi prodotte in Italia; e attuare la sperimentazione di forme di difesa popolare nonviolenta e civile (tipo Caschi bianchi da mettere a disposizione dell’Onu), come peraltro previsto dalla legge sul servizio civile. I pacifisti, Gubitosa in testa, attendono risposta. (luca kocci)

Da Adista notizie, 10 marzo 2008 n. 21
Di mio aggiungo solo questi due post scriptum

PS: uno spot governativo diceva che il miglior modo per celebrare la Costituzione è quello di leggerla. Appunto, magari all'articolo 11
PPS: una ragione in più per presentare le liste nonviolente...

sabato 8 marzo 2008

LE LISTE NONVIOLENTE DOPO L'ASSEMBLEA DI BOLOGNA

DALL'ASSEMBLEA DI BOLOGNA DEL 2 MARZO 2008 NASCE UNA RETE DI DONNE E UOMINI PER L'ECOLOGIA, IL FEMMINISMO E LA NONVIOLENZA

[Riproponiamo il documento conclusivo dell'assemblea di Bologna del 2 marzo2008 (per contatti coi promotori: Michele Boato: micheleboato@tin.it, Maria G. Di Rienzo: sheela59@libero.it, Mao Valpiana: mao@nonviolenti.org), già apparso nelle "Notizie minime della nonviolenza in cammino"]

Dall'assemblea di Bologna del 2 marzo 2008 nasce una rete di donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza.
*Ci siamo incontrati in molti, da tutta Italia, per dare assieme una risposta all'abisso che divide il Palazzo dalla popolazione, per uscire dalla subalternità e dal fatalismo del "non si può fare nulla" contro le continue guerre, le devastazioni ambientali, il maschilismo e i fondamentalismi che negano la dignità di tutti gli esseri umani, le mafie e il razzismo, le sopraffazioni e le ingiustizie. Ci siamo detti che, sulle questioni più importanti, come la partecipazione anticostituzionale dell'Italia alla guerra in Afghanistan, lo scandalo della Tav, del Mose, dei rigassificatori e degli inceneritori, dell'incremento dissennato del trasporto aereo e delle autostrade, la provocazione della nuova base militare Usa a Vicenza e delle testate nucleari a Ghedi ed Aviano, il razzismo, l'informazione negata, la corruzione e le complicità con i poteri criminali, i governi di destra e di centrosinistra non hanno mostrato grandi differenze.

*Perciò noi, che facciamo parte dell'arcipelago di comitati, associazioni, movimenti e persone che non si sono stancate di lottare contro le ingiustizie, le guerre e le violenze (anche contro gli amici animali), il razzismo e le mafie, il maschilismo e la devastazione delle relazioni umane e della biosfera, e ci sforziamo di realizzare una società e una vita più amichevole e più sana, fuori dall'ossessione consumistica e dall'invasione dei rifiuti, in armonia con la natura e nella difesa dei beni comuni, come nostra sorella acqua, abbiamo deciso di riprendere il cammino iniziato con la nonviolenza di Aldo Capitini e Maria Montessori, il socialismo libertario di Rosa Luxemburg e Lelio Basso, l'anti-autoritarismo del '68, il femminismo che dagli anni '70 illumina le nostre vite, l'ecologismo di Laura Conti e Alex Langer e del primo arcipelago verde.

*Per costruire, con un metodo basato su comunicazione, concretezza, inclusione, democrazia dal basso e rispetto reciproco:

una rete che colleghi e rafforzi le moltissime esperienze locali, e, partendo da esse, prepari anche una presenza diretta del movimento nella politica anche istituzionale, attraverso la costruzione di liste pulitissime, fatte da uomini e donne coraggiose, disinteressate, nonviolente e competenti; un programma che, uscendo dal "pensiero unico" di sviluppo e crescita, si basi su:

1. decrescita e ricerca del benessere nella sobrietà;
2. energia solare, risparmio e bioarchitettura per diventare indipendenti dai combustibili fossili, dal ricatto nucleare e dalle emissioni di gas serra e di polveri cancerogene;
3. difesa della democrazia e suo ampliamento verso i referendum locali e il potere dal basso;
4. smilitarizzazione del territorio, con riduzione delle spese militari, abbandono di armamenti offensivi e basi Usa - nucleari e non -, creazione di un corpo civile di pace europeo;
5. società accogliente, solidale e aperta alle diversità, nel rispetto delle regole di convivenza e solidarietà, con un forte impegno per i diritti delle donne e contro la violenza su di esse; con un particolare impegno all'educazione al genere ed al rispetto tra i generi; un impegno alla lotta contro la violenza di genere e all'analisi di genere di ogni progetto; apertura alle varie culture, ma ne' tradizioni ne' ideologie possono essere usate per negare alle donne i loro diritti umani.

*Con regole di comportamento comuni che:
1. impediscano la politica come professione e come strumento di arricchimento;
2. instaurino un confronto diretto sistematico tra elettori ed eletti;
3. pratichino il principio del 50% di presenza femminile in ogni sede istituzionale;
4. applichino la scelta della nonviolenza anche nel linguaggio.

*Constatando che la precipitazione della crisi di governo impedisce materialmente la presentazione di queste liste alle prossime elezioni (con la conseguenza di diverse scelte, dal voto per il "meno peggio" di quello che i partiti di centro e di sinistra propongono, alla disponibilità di candidarsi nella lista civica "Per il bene comune", fino all'astensionismo attivo) l'assemblea ha deciso di mettere le basi per la rete utilizzando anche a questo scopo il quotidiano telematico "La nonviolenza e' in cammino"; aprendo la lista di discussione "Donne e uomini per l'ecologia, il femminismo e la nonviolenza" con l'aiuto tecnico della rete di Lilliput; riconvocandosi subito dopo le elezioni, sabato 19 aprile dalle ore 10 alle 17, ancora a Bologna, nella stessa sala sindacale della stazione ferroviaria, per decidere un programma, iniziative e ulteriori strumenti di lavoro comuni.

*Per informazioni, adesioni, contatti: Michele Boato: micheleboato@tin.it,Maria G. Di Rienzo: sheela59@libero.it, Mao Valpiana: mao@nonviolenti.org

tratto da
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COI PIEDI PER TERRA
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Supplemento de "La nonviolenza e' in cammino"
Direttore responsabile: Peppe Sini.
Redazione: strada S. Barbara 9/E, 01100Viterbo, tel. 0761353532,
e-mail: nbawac@tin.it
Numero 78 dell'8 marzo 2008
Per ricevere questo foglio e' sufficiente cliccare su:
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mercoledì 5 marzo 2008

FIRMIAMO LA PETIZIONE L.A.V.

Le galline allevate in batteria sono vittime di un trattamento crudele e contro natura. Il Governo italiano si è schierato a favore dell'allevamento in gabbia. Aiuta la LAV a chiedere la fine degli allevamenti in batteria. Io l'ho fatto. Fallo anche tu. Collegati al sito della LAV

www.lav.it/lenostrecampagne/allevamenti/latuaprotesta/index.htm

Arch. Mario Castellucci via Vannicola Defendente n. 17 FIRMIAMO LA PETIZIONE L.A.A63035 Offida (AP)

Diritto islamico e diritto occidentale: un a tavola rotonda a Perugia

venerdì 7 marzo 2008 (h 10.00) nella sala goldoniana di Palazzo Gallenga, sede dell'Università per Stranieri di Perugia, è in programma una Tavola Rotonda dedicata a:
"Il rapporto tra il diritto islamico e
il diritto dell'Europa occidentale: Prospettive"
organizzato dall'Area Master dell'Ateneo.
Tra i relatori il prof. Sami A. Aldeeb Abu-Sahlieh, Responsabile Scientifico di Diritto Arabo e Musulmano all'Istituto Svizzero di Diritto Comparato di Losanna.
Ufficio Stampa, Comunicazione e Relazioni Esterne
Università per Stranieri di Perugia
Tel: 075 5849 892 - 495 - 497